Sei colpi di pistola contro il balcone, indagini: sentite più persone

Ancora nessun fermo a Licata per i colpi esplosi all’indirizzo di un ventenne.

I poliziotti di Licata e a quelli della Squadra Mobile della Questura di Agrigento sarebbero a lavoro per cercare di dare un volto all’autore di quello che sembrerebbe un vero e proprio avvertimento. Come si ricorderà, nei giorni scorsi, mentre un giovane era affacciato sul balcone della propria abitazione, sarebbe stato raggiunto da ben sei colpi di pistola.

L’autore, quasi sicuramente, non era intenzionato a colpirlo o ucciderlo, ma il suo “messaggio” il 20enne lo avrebbe sentito forte e chiaro. Vige il massimo riserbo circa le indagini, ciò che si sa è che sarebbero state sentite diverse persone e probabilmente sarebbero anche state fatte delle perquisizioni per trovare la pistola che ha sparato quei colpi.

Canicattì, travestiti da Carnevale tentano una rapina: malviventi messi in fuga

Tentata rapina a Canicattì in una cartolibreria di via Vittorio Emanuele. Due malviventi travestiti con costumi da carnevale, sarebbero entrati in azione armati di un cutter chiedendo l’incasso della giornata.

I due, travestiti da meccanico e da cane dalmata, sono però stati messi in fuga dal pronto intervento del titolare della cartolibreria che, senza perdersi d’animo, avrebbe lanciato qualcosa verso i malviventi.

Lanciato l’allarme, indagini sono state avviate dai poliziotti del locale commissariato di Polizia.

Blitz della Dia. In manette due presunti fiancheggiatori del boss di Agrigento Antonio Massimino.

Alle prime luci dell’alba, i Carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Agrigento, contestualmente all’operazione “Kerkent” della DIA, hanno sottoposto agli arresti domiciliari due fiancheggiatori del noto Antonio Massimino, considerato l’attuale reggente della “famiglia” mafiosa di Agrigento. Il blitz, ordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, è stato eseguito da una ventina di carabinieri, supportati da unità cinofile. Le accuse, a vario titolo, sono quelle di “Sequestro di persona e violenza sessuale, aggravati dal metodo mafioso”. Le manette, dunque, sono scattate ai polsi di Miccichè Gabriele, 28 enne di Agrigento, ritenuto braccio operativo del boss Massimino e nei confronti di Ganci Salvatore, 45 enne del luogo, commerciante di autovetture. Per il 50 enne Antonio Massimino è scattata invece, presso la Casa Circondariale ove è attualmente detenuto, la notifica dell’Ordinanza di custodia cautelare in carcere, con l’accusa di aver ordinato un sequestro di persona e di aver commesso una violenza sessuale.