Operazione Kerkent, parla Massimino

“Antonio Massimino ha cambiato con altissima frequenza i luoghi di dimora”. Lo scrive il giudice per le indagini preliminari di Palermo nella relazione dell’inchiesta Kerkent avviata nel maggio del 2015 e coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Palermo che ha permesso di disarticolare un’associazione per delinquere con base operativa ad Agrigento e ramificazioni nel Palermitano e in Calabria, capeggiata da Antonio Massimino che è considerato – da investigatori e inquirenti – il reggente della famiglia mafiosa di Agrigento-Villaseta. Non soltanto l’autolavaggio di Villaseta, ritenuto dalla Dia di Agrigento e dai magistrati della Dda di Palermo, la centrale operativa della presunta organizzazione. Antonio Massimino avrebbe potuto contare su una serie di immobili che – secondo quanto emerge dalle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare, firmata dal Gip del tribunale di Palermo, – “sono stati utilizzati come vere e proprie basi logistiche, e da dove ha diramato ordini e tessuto trame criminali, incontrando sodali ed altri soggetti di interesse investigativo”. Massimino , per la prima volta , rope il silenzio e lo fa per respingere le accuse di violenza sessuale ai danni di una donna, fidanzata di un trentasettenne, coinvolto in diverse vicende di mafia, droga e furti, che lo accusa di averlo sequestrato e di avere abusato della compagna. Questo perchè lui aveva truffato il commerciante di auto Salvatore Ganci acquistando una vettura con un assegno scoperto. Al gip Alessandra Vella, che lo ha interrogato per rogatoria al carcere di contrada Petrusa, ha aggiunto: “Non ho mai parlato, neppure nei maxi processi ma questo non lo posso accettare. E’ un truffatore, lo denuncio. Mi ha proposto cose indicibili e ho rifiutato, deve darmi un mare di soldi. Sono pronto a prendermi le mie responsabilità ma non ho mai abusato di quella donna, potrei ammazzare chi schiaffeggia una donna”.

“Marijuana in macchina e mini serra di cannabis a casa”: arrestato un 21enne

Un ventunenne disoccupato – Giulio Aquilino – di Licata è stato arrestato, ieri sera, dai poliziotti del commissariato cittadino, per detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Nel corso di una mirata perquisizione, a bordo di un’autovettura Bmw con tre persone a bordo – auto che viaggiava lungo corso Italia – è stato rinvenuto un involucro di plastica contenente marijuana per un peso complessivo di 67 grammi. La perquisizione è stata poi estesa all’abitazione del giorvane dove i poliziotti hanno rinvenuto, all’interno di una stanza già adibita a camera da letto, una tenda termica utilizzata come serra, dotata di impianto di riscaldamento, illuminazione e di sistema di aereazione. Una mini serra dove risultavano collocati 9 vasi nei quali venivano coltivate piante di cannabis. Rinvenuta anche una bilancia digitale – prosegue la ricostruzione ufficiale della Questura – per la pesatura dello stupefacente. Il giovane è stato posto agli arresti domiciliari. 

Licata, colpi di pistola contro portone

Alcuni colpi di pistola sarebbero stati esplosi all’alba di oggi contro il portone di una abitazione di via Gela a Licata. Il quartiere è quello Oltreponte. A lavorare sul posto, ma anche ad avviare le attività di indagine, sono i poliziotti del commissariato di Licata e quelli della Squadra Mobile di Agrigento.

Si sta cercando di fare chiarezza su quanto avvenuto; già alcune persone sarebbero state sentite.

Hanno rubato un paio di occhiali, arrestati

Due empedoclini sono stati arrestati , ai domiciliari, dalla polizia ieri sera colti nella flagranza del reato di furto in concorso. Si tratta di un uomo e una donna di 40 anni e di un uomo di 49 accusati di aver rubato un paio di occhiali all’interno di un’ottica del centro marinaro. I due soggetti, a seguito della descrizione fornita dal titolare del negozio, sono stati intercettati nelle vicenze dell’esercizio commerciale.