Mare Jonio, proseguono gli interrogatori.

E’ durato dieci lunghe ore l’interrogatorio al comandante della nave Ong Meditarranea “Mare Jonio” Pietro Marrone, indagato per le ipotesi di reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e mancato rispetto dell’ordine imposto dalle autorità di arrestare l’imbarcazione. La nave ha soccorso a largo delle coste libiche 50 migranti per poi dirigersi verso il territorio nazionale. L’obiettivo degli inquirenti è quello di ricostruire esattamente cosa sia accaduto mettendo insieme tutti gli elementi fra documenti, video, tracciati radar. Ad interrogare il comandante sono stati il procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella ed il pubblico ministro Cecilia Bavarelli. Gli inquirenti hanno chiesto al comandante di ricostruire e chiarire il salvataggio dei migranti avvenuto 5 giorni fa e perchè abbia disatteso l’ordine della guardia di finanza. Secondo la versione del comandante Marrone la nave non si poteva fermare, nonostante l’ordine imposto, poichè c’era il rischio di naufragio. Nelle prossime ore , l’interrogaorio a Luca Casarini, ex attivista “no global” e a capo della missione Ong Mediterranea. I poliziotti della squadra mobile di Agrigento stanno ascoltando, invece, i migranti a bordo della Jonio, 35 maggiorenni e 15 minori, tutti accolti nell’hotspot ndi Lampedusa. I primi saranno trasportati in una struttura di accoglienza di Modica, i miniori invece in una struttura protetta di Trapani.

Operazione antimafia “Kerkent”: quattro arresti confermati

Continuano al Tribunale del Riesame le udienze dopo i ricorsi presentati dai legali difensori di alcuni dei soggetti coinvolti nell’operazione antimafia denominata “Kerkent” condotta dalla Dda di Palermo e dalla Dia di Agrigento.

Nelle ultime ore sono stati confermati quattro provvedimenti restrittivi. Si tratta di Vincenzo Sanzo, 37 anni, di Agrigento e di Antonio Messina, 61 anni, di Agrigento che restano in carcere; mentre Francesco Luparello, 44 anni, di Realmonte e Valentino Messina, 45 anni, di Porto Empedocle sono finiti ai domiciliari.

Altre posizioni sono al vaglio dei giudici del Riesame che decideranno nelle prossime ore.

E’ Maria Rosa Iraci il nuovo Questore di Agrigento

E’ la 58enne Maria Rosa Iraci di Barcellona Pozzo di Gotto il nuovo Questore di Agrigento.

La funzionaria della Polizia di Stato proveniene dal dipartimento della Polfer del Lazio. Sarà la prima donna Questore nella storia di Agrigento. Iraci si è contraddistinta nella lotta alla criminalità organizzata e durante la sua lunga carriera ha avuto numerosi incarichi di prestigio: è stata alla Questura di Reggio Calabria dove ha diretto l’ufficio Misure di Prevenzione; alla “Volanti” della Questura di Messina e nei commissariati di Milazzo, Patti, Barcellona Pozzo di Gotto ed esperienze in quelli di Capo d’Orlando, Sant’Angata di Militello e di Taormina.

Il neo Questore di Agrigento, il cui insediamento è previsto per martedì prossimo, ha inoltre diretto la “Pasi” della Questura di Vibo Valentia e la Digos di Reggio Calabria. Prima di diventare dirigente della Polfer del Lazio è stata vicario del Questore di Enna nel 2014.

Carcere contrada Petrusa, la Uil: ” bisogna intervenire”

Il carcere di Lorenzo di contrada Petrusa fa discuetere. Parla di criticità la uil provinciale, con in testa i sindacalisti, Acquisto, Bellia e Speziale. Criticità che interesserebbero l’attività di polizia e l’attuale sovraffollamento nella struttura carceraria.I tre sindacalisti affermano: “La situazione purtroppo rimane invariata  per ciò che concerne la vivibilità, i servizi e la considerevole carenza di Personale della polizia penitenziaria. E’ necessario  un ammodernamento della struttura con sistemi di sicurezza più adeguati ed una più specifica videosorveglianza con sistemi di protezione della Struttura. Sarebbe così consentito un recupero di risorse umane  da impiegare in   attività di controllo e prevenzione e nella  movimentazione giornaliera  dell’utenza detentiva. In una struttura vecchia di 30 anni la mancanza di risorse umane e  finanziarie rende quasi impossibile  l’esecuzione e lo svolgimento di un servizio capillare da parte degli stessi operatori di polizia”. La Uil chiede al Ministero della Giustizia, alla direzione dle carecere e alle istituzioni provinciale, di adeguare la struttura Penitenziaria di Agrigento e di dotare di mezzi e strumenti il personale. “Urge far uscire da questa crisi- conclude la Uil- l’intero sistema carcerario agrigentino, così come rilevato mesi addietro dalla Corte d’Appello di Palermo. Tra l’altro, come è noto, il problema del sovraffollamento Carcerario nel nostro Paese ed il mancato rispetto delle direttive Comunitarie,  hanno comportato negli anni condanne pecuniarie al Governo Nazionale e  gravi danni al sistema tutto”.