11 chilogrammi di hashish nelle acque antistanti il porto empedoclino

Personale della squadra mobile di Agrigento, diretta da Giovanni Minardi,  e del Commissariato di Porto Empedocle, diretto da Chiara Sciarabba, con la collaborazione del personale della Squadra Nautica, della Guardia Costiera e del Nucleo Sommozzatori di Messina, hanno rinvenuto e sequestrato un totale di oltre 11 chilogrammi di hashish nelle acque antistanti l’ingresso del porto di Porto Empedocle.

Per il sequestro sono stati indagati, in stato di libertà, cinque soggetti di Porto Empedocle. Nei giorni scorsi, come già reso noto, furono sequestrati, in due distinte operazioni, rispettivamente 400 grammi e 1.5 chilogrammi di hashish che hanno permesso l’arresto di una donna e la denuncia, in stato di libertà, di un uomo, entrambi di Porto Empedocle. In precedenza, sempre a Porto Empedocle, gli uomini del Commissariato avevano tratto in arresto un uomo trovato in possesso di oltre quattro chili di hashish.

Lavoratori dell’est con visto turistico ma sfruttati nelle campagne: sette arresti dei Carabinieri

I Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento e del Nucleo Ispettorato del Lavoro hanno eseguito nella notte sette fermi emessi dalla locale Procura della Repubblica nei confronti dei componenti di una organizzazione criminale che faceva giungere in provincia lavoratori dell’est con visto turistico, per poi sfruttarli nelle campagne per pochi euro all’ora.L’operazione, convenzionalmente denominata Ponos è partita il maggio scorso ed è stata svolta mediante intercettazioni, reiterati pedinamenti ed attraverso le riprese di sofisticate telecamere montate all’insaputa degli indagati. I Carabinieri hanno filmato, tra l’altro, come le vittime venissero stipate, anche in quaranta, all’interno di furgoni adibiti al trasporto, per poi essere costrette a lavorare nei campi, sotto il costante controllo dei caporali, anche per 10-12 ore senza sosta, sia sotto il caldo torrido, sia con la pioggia battente.L’indagine è stata coordinata dal Signor Procuratore della Repubblica di Agrigento, Dr. Luigi Patronaggio e dal Sostituto Procuratore della Repubblica, D.ssa Gloria Andreoli. Le investigazioni hanno svelato l’esistenza di una complessa organizzazione che sfruttava senza scrupoli manodopera extracomunitaria per lavori agricoli di vario tipo su tutto il territorio agrigentino e anche oltre. Un fenomeno di caporalato, insomma, articolato e con una solida struttura verticistica, che vedeva, come capi promotori ed organizzatori, due donne di origine slovacca, madre e figlia. In qualità di complici nella gestione delle attività, sono stati anche arrestati due romeni e quattro italiani.Tutto cominciava con l’ingresso dei lavoratori, nella maggior parte dei casi ucraini e moldavi, all’interno delle frontiere europee. Le due donne e gli altri membri dell’organizzazione, facendo ottenere ai futuri braccianti visti turistici che consentissero l’ingresso negli Stati ai confini orientali dell’Unione Europea, facevano transitare la forza lavoro dalla Polonia e, approfittando della libera circolazione prevista dal Trattato di Schengen, aggiravaano i limiti del c.d. decreto flussi, organizzando il viaggio verso l’Italia attraverso autobus vecchi ed angusti. Una volta arrivati nell’agrigentino, i circa 100 braccianti ucraini sono stati “ospitati”, pagando un affitto da 100 euro a posto letto al mese presso diverse abitazioni messe a disposizione dai membri dell’organizzazione (in abitazioni anche con 5 ospiti), divenendo pronti per essere sfruttati nei campi. Le due promotrici e gli altri intermediari contrattavano a questo punto le prestazioni con i proprietari dei fondi e delle aziende agricole e, una volta raggiunto l’accordo, gli operai venivano trasportati, in condizioni di estremo disagio, su una vera e propria flotta di minivan e furgoni condotti dagli stessi caporali. Le indagini hanno accertato che in alcuni casi sono state caricate anche 40 persone su un unico furgone. I Carabinieri hanno inoltre accertato che ogni lavoratore “costava” circa 42 euro al giorno, ma riceveva una paga corrispondente a meno di 3 euro all’ora, molto al di sotto del limite minimo retributivo previsto dal contratto provinciale del lavoro.

Nei campi, le condizioni di lavoro erano strazianti: braccianti costretti a stare in piedi per ore, a sgrappolare l’uva o a raccogliere le pesche, senza poter fare pause o riposarsi, non potendosi sedere nemmeno su una cassetta di frutta. Non avevano a disposizione alcun dispositivo di protezione ed erano esposti al forte caldo e all’umidità delle serre e alla pioggia battente senza poter trovare riparo, lavorando fra le 10 e le 12 ore al giorno, 7 giorni su 7, festivi compresi, costantemente intimoriti e controllati dai caporali.

Il giro d’affari, in termini di guadagno dell’organizzazione e di risparmi illecitamente ottenuti dai committenti in relazione ai mancati versamenti previdenziali ed altro, è stato stimato in circa un milione di euro a stagione.

Tutti gli indagati dovranno ora rispondere, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla illecita intermediazione ed allo sfruttamento del lavoro, nonché di violazione delle disposizioni contro l’immigrazione clandestina.

Naro, disabile segregato e incatenato al letto: inchiesta al Riesame

Finisce al Tribunale del Riesame l’inchiesta a carico di due tutori tratti in arresto lo scorso 26 ottobre con l’accusa di avere segregato il nipote legandolo con una catena al letto.

Dopo la convalida dell’arresto e l’ordinanza in carcere del gip di Agrigento Luisa Turco, l’avvocato difensore ha impugnato il provvedimento dinnanzi il Tribunale delle Libertà di Palermo.

L’accusa per i due zii è di maltrattamenti e sequestro di persona. Le indagini, svolte dai militari dell’Arma dei Carabinieri con pedinamenti e intercettazioni, avrebbero rivelato vere e proprie giornate di “orrore” vissute dal disabile.

L’udienza al Riesame si svolgerà martedì prossimo.

Bilanci al Comune di Porto Empedocle, chiesto rinvio a giudizio per Firetto e altri sei indagati

Chiesto il rinvio a giudizio per l’attuale Sindaco di Agrigento e già primo cittadino di Porto Empedocle, Lillo Firetto e per altri sei indagati. La vicenda riguarda i presunti bilanci “gonfiati” al Comune empedoclino. Fra gli indagati, per i quali è stato chiesto il rinvio a giudizio, risultano anche il già responsabile dei Servizi finanziari del Comune marinaro Salvatore Alesci, nonché cinque revisori dei conti che si sono succeduti dal 2011 al 2014. Si tratta di Francesco Maria Coppa, Rosetta Prato, Carmelo Presti, Enrico Fiannaca ed Ezio Veneziano. Le ipotesi di reato contestate vanno dal falso in atto pubblico, riferite ad alcune attestazioni nei bilanci che – secondo l’accusa – sarebbero stati “gonfiati” al fine di occultare un “buco” di circa 3 milioni di euro evitando così le previste sanzioni per i Comuni che non rispettavano il cosiddetto “Patto di Stabilità”. Come si ricorderà, il Sindaco Firetto e l’ex responsabile dei Servizi finanziari Salvatore Alesci, erano stati chiamati a rispondere, per tali fatti, di danno erariale dalla Corte dei Conti ottenendo due proscioglimenti in primo e secondo grado.

L’udienza sarà il prossimo 29 gennaio, davanti il Gup del Tribunale di Agrigento Alessandra Vella.