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Movimenti e partiti esultano per il risultato ottenuto.

La provincia di Agrigento ha dato infatti un grande contributo al raggiungimento del quorum.

“E’ questa una risposta del popolo della martoriata provincia agrigentina, che ha dimostrato una grande maturità democratica di partecipazione” afferma il coordinatore provinciale si Sinistra ecologia e Libertà Lillo Miccichè.

Per Legambiente è stata la vittoria del popolo e della “rete”.

Per il Il Circolo Berlinguer del PD di Agrigento, il risultato ha uno straordinario significato politico e come sottolinea il deputato regionale Giacomo Di Benedetto “ciò si traduce in una pesante sconfitta, per il premier Berlusconi e per il suo principale alleato, il leghista Umberto Bossi”.

Commenti o meno il dato indiscusso è uno: l’ottimo risultato degli agrigentini in termini di affluenza. Con i si che vanno dal 98,8% del quesito sui profitti dell’acqua al 96,8 % per il legittimo impedimento.

Assieme alla provincia di Ragusa, infatti, Agrigento ha registrato il maggior numero di votanti in Sicilia, quasi il 60%; più della media nazionale e oltre 7 punti superiore all’affluenza regionale.

Nel capoluogo ha votato il 55% degli aventi diritto e oltre a Canicattì e Favara (dove però si votava anche per il ballottaggio) spiccano i risultati di Menfi con un’affluenza del 72,6% seguita da Raffadali con il 64,6 e Aragona con un’affluenza del 64,3%.

Tra i centri più piccoli Sambuca di Sicilia raggiunge il 72,7% di affluenza subito dopo Bivona e Santo Stefano di Quisquina.

Licata e Palma di Montechiaro si fermano invece rispettivamente al 45,8% e al 49,7: sono le affluenze più basse tra i grandi centri dell’agrigentino. Una notizia particolare, che dovrebbe forse fare riflette, se si pensa che proprio a Palma di Montechiaro era prevista la possibile realizzazione di una centrale nucleare, proprio l’argomento del terzo quesito del referendum.