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Il Tar Sicilia ha accolto il ricorso di due studenti universitari agrigentini che superando tredici esami al corso di Medicina e Chirurgia all’Università di Timisoara in Romania, si erano visti rigettare il trasferimento alla stessa facoltà dell’Università di Messina. I due giovani, R.C., 22 anni, di Raffadali e S.P., 22 anni, di Agrigento, spinti da esigenze familiari avevano proposto il ricorso con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino, Giuseppe Impiduglia e Gabriella Larganà, chiedendo e ottenendo l’annullamento del rigetto delle istanze di trasferimento. Pertanto se il periodo di studi fosse ritenuto equivalente con quello previsto per il primo anno di corso di Medicina e Chirurgia di Messina, i due ragazzi potranno essere iscritti al secondo anno senza ricorrere ai test per l’immatricolazione.

5 pensiero su “Agrigento, il Tar dà ragione a due studenti agrigentini”
  1. “GOD SAVE THE QUEEN” = “Dio Salvi La Regina” dicevano (e continuano a dire) gli inglesi. “Dio Salvi l’Italia” invece dicono gli italiani, ma lo dicono in diverse occasioni e per svariate circostanze. Ed io mi associo agli italiani che invocano DIO per salvare l’Italia da ogni sorta di attacco, persino…….culturale! Come al solito, non si intende criticare la sentenza del TAR che, personalmente, non conosco. Chi legge la notizia di cronaca e commenta, lo fa emotivamente, non certo col codice alla mano. E, personalmente, emotivamente dico ancora una volta “Dio salvi l’Italia”! Perchè? Perchè il fatto costituisce un modo come un altro per “aggirare” l’ostacolo dei TEST di AMMISSIONE. Con la differenza che mentre i nostri TEST sono tarati in un certo modo e garantiscono, alla meno peggio, l’uguaglianza tra gli studenti partecipanti, quale garanzia, invece, danno i TEST di ammissione presso Università NON ITALIANE? Per esempio, si è saputo che il figlio del Senatùr ha preso una Laurea a Tirana, con un sistema (sembra senza mai frequentare) che ha lasciato molto perplessi gli italiani. Inoltre, pare (sempre secondo notizie giornalistiche) che abbia sborsato un bel pò di denaro per ottenere il pezzo di carta.Conclusione: laurea = zero! A noi italiani (onesti), chi ci garantisce che uno studente italiano, pur di entrare nella Facoltà di MEDICINA in Romania, non sia disposto a versare (che sò, a titolo di contribuzione culturale “volontaria”) la somma di 5.000 euros (che in Romania valgono più di 50.000!!! euros) per poter essere ammesso e, dopo 1 anno, chiedere il trasferimento in ITALIA? NO! Non ci siamo proprio. Chi desidera entrare nelle nostre Facoltà Universitarie, deve sottoporsi, al pari degli altri, ai TEST di AMMISSIONE, senza turlupinare coloro che si sono sacrificati nello studio e che, magari, hanno tentato per diverse volte pur di ottenere l’ammissione.Questo è il modo più balordo per aggirare la nostra normativa. Mi auguro che l’Ufficio Legale dell’Università impugni la sentenza del TAR, fino ai più alti gradi, diversamente si dovrà continuare a dire:”GOD SAVE THE ITALIAN PEOPLE”!!!!!!

  2. Leggendo la notizia di cronaca in un altro sito locale, in modo più approfondito, credo di aver trovato la soluzione giuridica al caso o, perlomeno, di poter dare una soluzione possibile e praticabile, nella considerazione che (probabilmente) gli Atenei italiani non sono preparati a raccogliere eventuali altri 1.000 (mille) richieste di TRASFERIMENTO da Università Rumene o Albanesi che siano. La soluzione è la seguente e (mi auguro) si armonizzi con la nostra legislazione. Premesso di aver letto (è facile trovare in INTERNET materiale) che affinchè sia valevole in Italia una Laurea in Medicina e Chirurgia presa in ROMANIA, ci vuole un DECRETO MINISTERIALE, similmente ed in armonia con ipotesi di TRASFERIMENTI all’interno del territorio italiano (cioè tra diverse Facoltà) debba essere applicato il seguente criterio: PRIMO – condizione necessaria e indispensabile affinchè uno studente sia ammesso a MEDICINA (o altri CorsI di Laurea) è il superamento dei TEST di AMMISSIONE secondo le regole dell’ordinamento giuridico italiano. Una volta superato il TEST presso una Università Italiana, il medesimo studente presenterà una domanda per il “RICONOSCIMENTO” delle materie superate presso Atenei Rumeni (o Albenesi che siano). A questo punto, entra in ballo la c.d. “VALUTAZIONE di EQUIVALENZA” degli studi superati. Tanto per stare al caso di cronaca, la VALUTAZIONE (una volta superati i TEST) potrebbe essere riconosciuta, ad esempio, per 7 delle 13 materie superate. Al contrario, sostenere (come fa il T.A.R.) che l’Università debba valutare “l’equivalenza dei periodi di studio” eludendo il sostenimento dei TEST di AMMISSIONE è, a mio parere, un errore giuridico, che può essere fatto valere con apposito gravame. Ciò, tuttavia, non toglie che il MINISTRO, venuto a conoscenza di questo fatto di cronaca, emani apposito DECRETO per regolamentare il caso in maniera generale ed astratta, nella considerazione che, diversamente, gli ATENEI ITALIANI si vedranno presentare (ben presto) migliaia e migliaia di domande di TRASFERIMENTO. Questo è il mio parere giuridico, da semplice appassionato di cose sociali. Con i tempi che corrono, è meglio invocare lo Spirito di Dio, prima che venga emanato qualsiasi DECRETO che abbia valenza “sociale”! Ovvero……”GOD SAVE THE ITALIAN PEOPLE”!!!

  3. Ed a proposito di invocare lo “Spirito di Dio” penso che, ormai, anche la preghiera del buon cristiano, debba adeguarsi ai tempi che corrono. Un tempo si pregava per salvare la propria anima e quella dei propri cari. Al massimo si pregava per qualche stretto conoscente ed amico intimo di famiglia. Adesso, invece, è tutto diverso: si prega per tutto e per qualsivoglia motivo, in quanto anche un battito d’ali di farfalla può sconvolgerti la vita. I pensionati, per esempio, si trovavano alla fine del 2011 speranzosi di ricevere quel tanto sospirato ed amaro “adeguamento” parziale della loro pensione al costo “totale” della vita, ed invece…….arriva Super Mario che, con i suoi poteri magici, toglie dalla loro bocca quel poco che avrebbe loro permesso di fare un pò di spesa. E così è nata l’invocazione a Dio da parte dei pensionati non adeguati al costo della vita. Accendi la TV e senti che lo SPREAD è salito. Ma che me ne frega, pensa uno! Niente affatto, te ne frega eccome, in quanto immediatamente Comuni e Regioni hanno aumentato le addizionali IRPEF, portando le aliquote al massimo. E giù l’invocazione a Dio per far abbassare le addizionali fiscali. Incontri per la strada l’idraulico, gli dici che hai bisogno di alcuni lavori indifferibili per una spesa presunta di 1.000 (mille) euro e, di colpo, arriva la micidiale IMU che ti toglie dal portafogli 1.200 (milleduecento) euro, E così, addio, lavori indifferibili. Ed ancora giù un’altra invocazione a Dio per proteggere la tua casa (ed i tuoi magri risparmi). Insomma, la CHIESA C.A.R. ci ha insegnato a pregare ma, avrebbe mai pensato, che la stragrande maggioranza delle preghiere sono rivolte per salvare il proprio culo, anzichè la propria anima?

  4. Ritornando al problema dei TEST di AMMISSIONE, è necessario far un balzo all’indietro, per sapere (a monte) lo scopo giuridico dell’origine di detti TEST. Essi sono nati quando il governo ha deciso (mi sembra una quindicina di anni addietro) di LIMITARE il numero di iscrizione a certe Facoltà Universitarie, inserendo il NUMERO CHIUSO. La Facoltà di Medicina, credo, sia stata la prima ad inserire il “numero chiuso” e ciò all’evidente scopo di regolare una marea di iscrizioni, onde evitare alla fine, di sfornare dei MEDICI disoccupati. Come garantire il NUMERO CHIUSO? Dicendo, ad esempio, chi ha un parente stretto medico, viene ammesso, a differenza di chi non ha nella parentela neanche un paramedico? E’ naturale che un simile criterio avrebbe suscitato molte polemiche. Ed allora, sono stati inventati i TEST di AMMISSIONE per selezionare i “migliori” ma, sopratutto, per stabilire inequivocabilmente, il NUMERO DEI VINCITORI in modo “chiuso” e “programmato”. Che succede se, tale programmazione, con criteri giuridici valevoli su tutto il territorio nazionale (italiano, ovviamente) venisse sconvolto da inserimenti “oltre” il numero chiuso e programmato, provenienti da altre Facoltà di Medicina, situati oltre il territorio nazionale italiano e dove la legge italiana non può entrare nel merito, nella tipologia di scelte operate, per addivenire alla selezione dei partecipanti? La conseguenza, in caso di accoglimento delle domande di TRASFERIMENTO sarebbe, a dir poco, CATASTROFICA in quanto metterebbe a repentaglio tutta la programmazione e tutto l’iter giuridico per la piena validità dei TEST di AMMISSIONE. Allora, concludo, questo mio ulteriore commento, incitando gli Uffici Legali Universitari ad opporre gravame giuridico fino ai più alti gradi per far annullare la sentenza del TAR augurandomi, nel contempo, un intervento legislativo ministeriale che ponga fine alla questione dettando, con apposito DECRETO, le opportune regole. Si ringrazia per l’attenzione, senza tuttavia escludere l’invocazione dello Spirito Divino per evitare che il Popolo Italiano (quello vero, di millenaria tradizione) cada definitivamente nel baratro! Qualcuno (stoltamente) dice che si intravede la “luce” alla fine del tunnel. Sì, trattasi di quella lucina che i pesciolini degli abissi marini intravedono da lontano, si avvicinano e quando capiscono che, altro non è, che la lucina emanata dal temibile pesce predatore degli abissi, è troppo tardi: sono già dentro la sua pancia!

  5. Per capire bene il problema dei TEST di ammissione a Facoltà di Medicina, è necessario avere un quadro della situazione dei “neo-laureati” prima della istituzione del NUMERO CHIUSO. Si era agli inizi degli anni ’80 e le Facoltà di Medicina avevano sfornato tanti di quei neo-laureati che si è reso necessario perfino ABOLIRE il TIROCINIO biennale, onde evitare il sovraffollamento nelle Corsie degli Ospedali. Cosa è rimasto da fare per i medici? Innanzi tutto, partecipare ad una marea di “Corsi di Aggiornamento” (aggiornamento, di che cosa?), trasformando i partecipanti (neo medici) in una valanga di maestrine in cerca di qualche giorno di supplenza. E poi, tirocinio non ufficiale, presso i Laboratori di Analisi per effettuare i “prelievi di sangue”. Per dare uno sfogo all’esercito dei medici neo laureati, vengono istituite le GUARDIE MEDICHE, in locali improvvisati che tutto avevano, meno che l’aspetto di “ambiente” medico, per la carenza di igiene e pulizia che contraddistingueva la maggior parte dei locali. Poco dopo viene istituita la MEDICINA dei SERVIZI, tra cui primeggiava la MEDICINA FISCALE, riorganizzando questo servizio che, prima, era organizzato direttamente dalle singole Amministrazioni Pubbliche, con un semplice “contratto ad personam” tra l’Ente ed il medico. Nel giro di un decennio, la MEDICINA dei SERVIZI diventa il fiore all’occhiello della Struttura Sanitaria Pubblica che, come tutti sanno, ha cambiato nome (SAUB -USL-ASL-ASP) nel corso degli anni. Allo scopo di offrire una possibilità di lavoro ai medici neo laureati, è stato perfino concesso di poter esercitare l’attività professionale di ODONTOIATRA senza la necessità di possedere apposita SPECIALIZZAZIONE. Attualmente anche l’attività professionale di Odontoiatra, ha subito una modifica, abolendo la Scuola di Specializzazione ed istituendo apposita LAUREA magistrale (cioè quinquennale) con apposite ulteriori Specializzazioni triennali. Ma si è commesso un grave errore, vale a dire non si è provveduto a VIETARE severamente questa professione (con titolo specifico) effettuata a suo tempo, per necessità di mercato. In questo ambiente in continua evoluzione, i vecchi medici, che avevano le MUTUE accumulavano clienti sopra clienti, sforando i massimali, portati oltre i 1.500 previsti per legge. Tutto ciò, purtroppo, allo scopo di NON APRIRE la graduatoria che avrebbe permesso a centinaia di medici di lavorare degnamente. Se qualcuno ricorda, un MEDICO della MUTUA si è presentato in TV, vantandosi di avere ben…….7.000 assistiti! Una vera pazzia……tanto che, questo andamento, è stato brillantemente portato sul grande schermo da ALBERTO SORDI con il celebre film: IL MEDICO DELLA MUTUA. In questa situazione paradossale dove, accanto al medico super impegnato, esisteva il medico disoccupato, sottoccupato, precario e con le tasche…..semi vuote, è sorta la necessità di regolare l’afflusso nella Facoltà di Medicina istituendo, finalmente, il NUMERO CHIUSO. E fu così che nacquero i famigerati TEST di AMMISSIONE. Pensare di sconvolgere tale realtà che ha sconvolto i sonni di migliaia di studenti aspiranti medici, iscrivendosi presso le Facoltà di Medicina in ROMANIA, in ALBANIA ovvero in qualsiasi altro posto, per poi, dopo 1 anno chiedere il TRASFERIMENTO, è un vero attentato alla giurisdizione italiana, per cui si ribadisce, per l’ennesima volta, la necessità di porre nel nulla la SENTENZA del TAR con appositi gravami, non escludendo che si può raggiungere il medesimo risultato con apposito DECRETO MINISTERIALE. Si ringrazia per l’attenzione rammentando, tuttavia, le parole dell’ex Presidente dell’Ordine Nazionale dei Medici il quale, amareggiato dai continui attacchi della Magistratura verso la categoria, esclamò: NON ISCRIVETEVI ALLA FACOLTà DI MEDICINA!!!

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