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Agrigento. Morte di un neonato nel 2011, chieste le condanne di due medici e un infermiere del San Giovanni Di Dio

Agrigento. Morte di un neonato nel 2011, chieste le condanne di due medici e un infermiere del San Giovanni Di Dio
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Omicidio colposo è la pesante accusa che pende su due medici e un infermiere dell’ospedale San Giovanni Di Dio di Agrigento nel processo sulla morte del piccolo Salvatore Aron, il neonato figlio di una giovane coppia di Licata deceduto il 17 giugno del 2011. IL PM, Manola Cellura, al termine della requisitoria ha chiesto la condanna dei tre imputati.

Alla sbarra la ginecologa Maria Concetta Rotolo, 60 anni; Antonino Cutaia, 61 anni, pediatra in servizio al reparto di neonatologia, e dell’infermiere Giovanni Moscato di 50 anni. Alla ginecologa, nei cui confronti è stata chiesta la condanna a 2 anni e 8 mesi, si contesta di non avere diagnosticato la patologia cardiaca di cui soffriva il piccolo.

Cutaia e Moscato sono accusati di non avere provveduto a controllarne che fosse regolarmente operativa e funzionante: 3 anni è la richiesta di pena per Cutaia, un anno per Moscato.

In Aula, la Pm ha ricostruito i fatti di quel tragico 17 giugno di 7 anni fa’.

Il piccolo, nato con una grave disfunzione cardiaca non diagnosticata, doveva essere trasferito a Taormina dove doveva essere operato d’urgenza. Durante il trasporto in ambulanza però i due sanitari, Cutaia e Moscato, si sarebbero accorti che la presa di corrente per ricaricare la culla termica non funzionava e quindi, hanno deciso di fare una sosta tecnica all’Ospedale di Caltanissetta, dove però non c’erano ambulanze disponibili a proseguire il viaggio verso Taormina. L’odissea per il piccolo Salvatore Aron, continuò poi, alcune ore dopo con l’elisoccorso che dal nosocomio nisseno portò il piccolo a Catania da dove, dopo sette ore, arrivò in ambulanza a Taormina, ma per lo sfortunato neonato, il tempo è stato tiranno.

Secondo il PM “La patologia se diagnosticata tempestivamente avrebbe consentito di sottoporre il neonato a immediate cure mediche che ne avrebbero evitato il decesso”. Sempre secondo l’accusa la corretta diagnosi, avrebbe permesso di “programmare il parto cesareo in un ospedale munito di reparto di cardiologia pediatrica”. Per quanto riguarda invece i problemi della culla termica la pubblica accusa è stata lapidaria. “È stata una grave leggerezza che è costata la vita al piccolo. La durata media della batteria era di sei ore – ha detto il PM nella requisitoria – sarebbe bastata un po’ di attenzione per evitare che tutto ciò accadesse.

Sarebbe stato sufficiente essere più attenti e seguire il protocollo – ha aggiunto il Pm Cellura – per salvare la vita del neonato”.

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Categorie: Agrigento, Cronaca, Giudiziaria, Giustizia, malasanità, Ospedale

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