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Agrigento. Processo “la carica delle 104”: nove condanne, quarantotto rinvii a giudizio e una assoluzione.

Agrigento. Processo “la carica delle 104”: nove condanne, quarantotto rinvii a giudizio e una assoluzione.
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Nove condanne, un’assoluzione, 48 rinvii a giudizio 10 patteggiamenti e una sentenza di non luogo a procedere:queste le decisioni del gup Stefano Zammuto che  ha emesso i verdetti dei tre tronconi processuali scaturiti dalla maxi inchiesta sui falsi invalidi, chiamata”la carcica delle 104” che  il 22 settembre del 2014, aveva portato a  quattordici arresti, fra carcere e domiciliari, e altre misure cautelari minori. 

L’inchiesta ipotizzava un collaudato sistema associativo che mediante false certificazioni sanitarie puntano al rilascio delle attestazioni relative alla Legge 104, che per i disabili o per i loro familiari, prevede diversi benefici tra i quali, il più ambito, il trasferimento dei dipendenti pubblici in sedi limitrofe alle località di residenza.

I condannati: Tre anni e dieci mesi di reclusione sono stati inflitti ad Antonia Matina, 59 anni, di Favara, ortopedico (4 anni e 6 mesi era la richiesta del pm); un anno e quattro mesi a Giuseppe Cuffaro, 35 anni, di Raffadali, paziente accusato di avere corrotto i medici per ottenere un falso certificato (3 anni era la proposta del pm); quattro anni e due mesi per Patrizia Ibba, 39 anni, di Raffadali (3 anni); quattro anni per il fratello Roberto di 42 anni; accusati pure di avere ottenuto un falso certificato (3 anni e 4 mesi); 3 anni e 6 mesi a Domenico Giglione, 48 anni, di Raffadali (2 anni e 6 mesi); tre anni e dieci mesi alla madre Eleonora Moscato, 82 anni (2 anni e 6 mesi); tre anni e dieci mesi a Giuseppa Barragato, 42 anni, di Palma (2 anni e 6 mesi); tre anni e sei mesi a Vincenzo Gaziano, 64 anni, di Agrigento (2 anni e 6 mesi), e tre anni e sei mesi a Giuseppe Aquilino, 57 anni, di Palma (2 anni e 6 mesi). Gli ultimi imputati sono tutti pazienti che avrebbero corrotto dei medici per avere un falso certificato.

Per un solo imputato – il medico di Campobello, Francesco Incardona – il gup ha respinto la richiesta di rinvio a giudizio emettendo una sentenza di non doversi procedere “per non avere commesso il fatto”. L’ortopedico era accusato di associazione a delinquere e, in particolare, di essersi messo al servizio della “banda” rilasciando falsi certificati che attestavano patologie inesistenti. 

Nello stralcio abbreviato è stato assolto anche il medico otorino Antonino Cinà al quale si contestava di essere stato il mediatore  tra uno dei principali associati, il raffadalese Daniele Rampello, e l’ambiente medico agrigentino. Il pm Andrea Maggioni aveva chiesto la condanna a due anni. 

L’inchiesta ha retto al primo banco di prova processuale. In passato un’altra ventina di imputati avevano scelto di patteggiare nella fase delle indagini preliminari.