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L’ex esattore di Cosa nostra, pentitosi dal 2007, Angelo Siino, ha catalizzato l’udienza davanti al Tribunale di Agrigento, che vede come imputato, Diego Lo Giudice, 65 anni, canicattinese, catturato per mafia nel contesto dell’operazione “Apocalisse” compiuta per stanare tutti i fiancheggiatori dell’allora boss e latitante di Campobello, Giuseppe Falsone. Siino è stato, come sempre, al centro dell’attenzione affermando: “Gli imprenditori Salamone e Miccichè si mettevano d’accordo fra loro per spartirsi i lavori. Il pizzo lo pagavano direttamente a Carmelo Milioti che era una persona gentile che sapeva come comportarsi. Antonio De Caro Fu ucciso perchè voleva accaparrarsi tutti gli affari legati al pizzo, in particolare quelli di Salamone e Miccichè che versavano alla mafia 200 milioni di vecchie lire al mese. Nel ‘95 ero ai domiciliari ma mantenevo lo stesso i rapporti con le alte sfere di Cosa Nostra. Venivano a trovarmi a casa anche se ci doveva essere la sorveglianza. Quando ero al 41 bis continuavo ad avere rapporti in carcere con il capomafia Giuseppe Capizzi e uno dei fratelli Ribisi. Gestivamo gli affari di Cosa Nostra regolarmente grazie alla complicità di agenti carcerari corrotti. Facevano anche le telefonate per noi”. Poi Siino ha parlato di Lo Giudice: “Non ricordo se si chiamasse Lo Giudice ma posso tentare di riconoscerlo. Una volta lo incontrai nei pressi di contrada “Grottarossa”. Voleva un lavoro a Campobello di Licata. Anche Giuseppe Falsone era interessato alla vicenda ma i politici di erano messi d’accordo per darlo alla ditta Sorriso di Licata”. Dopo Siino hanno testimoniato pure due pentiti nisseni, Agesilao Mirisola e Pietro Riggio, quest’ultimo ex poliziotto penitenziario.