ARS. La casta non taglia i vitalizi, 590 mila euro al mese per i compianti onorevoli

Razionalizzare, tagli, lotta agli sprechi, spending review, sono questi alcuni dei termini che da qualche anno, caratterizzano la grave crisi economica che attanaglia la nostra nazione e che comunemente sono utilizzati dagli esponenti politici di tutte le compagini.

Concretamente però, i tagli vengono sempre attuati a discapito dei contribuenti, con la riduzione dei servizi essenziali, quali Sanità ed Istruzione. Ma la classe politica, che chiede i sacrifici ai cittadini, è disposta a stringere la cinghia anche lei? A giudicare da quello che accade all’Assemblea Regionale Siciliana, possiamo tranquillamente affermare che la “casta” continua ad usufruire dei benefici. Ci spieghiamo meglio, ogni anno, i contribuenti siciliani pagano circa sette milioni di euro per assegni di reversibilità ai familiari di ex deputati regionali. E nel mentre in Sicilia non si trovano i soldi necessari alla stabilizzazione dei precari, i fondi destinati ai vitalizi, sono invece inseriti in una voce fissa del bilancio dell’ARS.

Sarebbero circa diciotto milioni di euro annui che, negli ultimi cinque anni, sono stati impiegati per pagare vitalizi agli ex deputati e pensioni di reversibilità a parenti di onorevoli scomparsi.

Una somma addirittura superiore a quella prevista per gli indennizzi dei parlamentari in carica.

Un sistema consolidato che premia gli eredi di esponenti politici, a volte semisconosciuti, che hanno militato fra i banchi di Sala d’Ercole persino nell’immediato Dopoguerra.

Ne è un esempio, l’assegno di circa 3 mila euro al mese, per i familiari del marsalese Ignazio Adamo, eletto letto per il Blocco del popolo e all’Ars sino al 1955.

Ma sono tanti i casi, che riportano addirittura ad esponenti del partito monarchico.

La lista degli assegni di reversibilità comprende 130 nomi di beneficiari, per un costo mensile di 590mila euro, circa sette milioni l’anno. Sono invece 180 gli ex onorevoli ancora in vita che sono titolari di vitalizi “diretti”, per una spesa complessiva di quasi 882mila euro al mese, oltre dieci milioni di euro l’anno. Fra questi, anche parlamentari che sono passati dalle parti di Palazzo dei Normanni per poche settimane.

Altro che stringere tutti la cinghia, quando si tratta dei vitalizi, gli onorevoli siciliani non solo non sono disposti a tagliargli ma li lasciano anche in eredità, il tutto, ovviamente sulle spalle delle migliaia di famiglie siciliane che non arrivano a fine mese.

 

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