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“E’ dal 2005 che a 16 mila agrigentini, tra imprese e famiglie, è stata imposta la più alta tariffa nazionale per il servizio di raccolta dei rifiuti urbani, ed è da allora che la città contesta la tolleranza del Comune prima e dell’Ato poi, sull’enorme area di evasione, i cui riflessi costi con la TARSU facevano carico al bilancio municipale e con l’avvento della TIA furono scaricati sui cittadini paganti”. Intervengono così, Piero Mangione e Rosanna Piscopo, della Cgil agrigentina, sull’evasione recentemente annunciata e scovata dall’amministratore di Gesa, Teresa Restivo, volgendo uno sguardo anche alle gestioni precedenti.
“Questi ulteriori 8 mila evasori totali, costretti al pagamento del dovuto, dovrebbero determinare una entrata aggiuntiva di 2 milioni e mezzo di euro l’anno e, messi a recupero le bollette evase negli anni precedenti si dovrebbe determinare un saldo di 12 milioni di euro che potrebbe rappresentare una alta fonte di risanamento di un bilancio economico disastrato e pesantemente indebitato”, auspicano i rappresenatnti sindacali, che si fanno portavoci di buona parte della cittadinanza.”Se sarà così sarà un miracolo”, commentano nella nota, continuando “Oggi, dalla signora Teresa Restivo, la città si aspetta di sapere quali effetti benefici sulla bollettazione produrrà la sua fertile azione di lotta alla evasione, perché se questi effetti positivi non ci saranno la sua azione, sempre meritoria risulterebbe sterile dal punto di vista sociale”.
“Altra cosa che la città vorrebbe sapere, continuano, è di quali costi si è caricato il Comune, rispetto alle fasce deboli della comunità, tra pensionati al minimo e di vecchiaia e di invalidità civile, e famiglie con componenti non autosufficienti e non assistiti, che non possono sostenere l’alto costo delle bollette”. Ed infine, puntano l’accento anche sul mancato decoro cittadino, attribuendo colpe anche alla comunità, nei cui confronti parlano di
evasione dai comportamenti urbani e civili e mancanza di una campagna repressiva da parte del Comune,