Cammarata (AG). I NAS chiudono i locali del 118 risultati non idonei

Locali non idonei a proseguire le attività sanitarie, questa in sintesi è stata la motivazione che ha indotto i Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità ha diposorre la chiusura della postazione 118 di Cammarata.

Il sopralluogo dei militari dunque ha fatto emergere le criticità che la segreteria aziendale della Confederazione Italiana Medici Ospedalieri aveva già segnalato sia all’ASP di Agrigento sia all’assessorato regionale alla Sanità.

Si è arrivati alla chiusura e allo sgombero della postazione del 118 di Cammarata con gli operatori, addetti al servizio, che hanno trascorso la notte in auto – dichiara in una nota la CIMO- senza che l’azienda si sia premurata di trovare una soluzione alternativa . A nessuno, né in azienda né in assessorato – aggiunge la Confederazione dei Medici Ospedalieri – sembrano interessare i problemi legati alla sicurezza sui luoghi di lavoro, ma la scomoda e battagliera segreteria aziendale Cimo ha continuato a denunciare queste situazioni ai limiti della decenza e del decoro dei lavoratori. Si è preferito – scrivono ancora dalla stessa segreteria – aspettare l’intervento dei Nas e la chiusura dei locali assegnati al 118, con conseguente multa da pagare e correlato procedimento penale. Speriamo – si legge ancora nella nota – almeno che adesso qualcosa di concreto venga fatto, senza dover attendere le calende greche e senza che gli operatori del 118 continuino a trascorre le notti di guardia per strada in perfetto stile terremotati”.

Sull’argoimento interviene anche la segreteria provinciale dell’Unionio Sindacale di Base che, nel rimarcare i disagi evidenziati dalla CIMO si complimenta anche con NAS e Magistratura per l’operazione eseguita.

Giuseppe Carini (TdG) “Ripristinate protezione famiglia Cutró prima che sia troppo tardi”.

 Il Testimone di Giustizia Giuseppe Carini, interviene contro la revoca della scorta ai familiari dell’ex imprenditore di Bivona Ignazio Cutrò. Giuseppe Carini è colui il quale, con la sua testimonianza, ha contribuito a fare luce sugli esecutori materiali dell’omicidio del beato padre Pino Puglisi. Carini che da Testimone di Giustizia ha vissuto esperienze simili a quelle di Cutrò interviene dopo aver appreso che il presunto boss mafioso di San Biagio Platani è stato applicato il regime carcerario del 41 bis.

“Ho appena appreso la notizia – dichiara Giuseppe Carini – che Pietro Nugara, capomafia di San Biagio Platani, è ritenuto un boss pericolosissimo tanto che è stato applicato il regime di carcere duro Questa persona – aggiunge il TdG – è la stessa che intercettata dai carabinieri nel corso dell’operazione antimafia montagna diceva di volere uccidere Ignazio Cutrò non appena lo Stato si sarebbe stancato di lui e gli avesse tolto la scorta. Il Ministero degli interni, la Prefettura di Agrigento, la DDA di Palermo e la Direzione Nazionale Antimafia – dice ancora Carini – continuano a fare finta di nulla. Ignazio Cutrò è solo, la famiglia Cutrò è senza alcun dispositivo di protezione. Non possiamo stare zitti. Il nostro silenzio è complice. Voglio dire con estrema chiarezza – dichiara ancora il Testimone di Giustizia – che la revoca delle speciali misure di protezione a Ignazio Cutrò e la revoca totale della scorta alla sua famiglia è una vera porcata. La gravità della situazione è sotto gli occhi di tutti e l’impressione che si ha è che il Ministero dell’Interno – precisa l’ex collaboratore di don Pino Puglisi – non sappia come uscirne da questa situazione vergognosa. Sanno di avere fatto un errore e ora sono in totale imbarazzo. Come cittadino e testimone di giustizia – conclude Giuseppe Carini – lancio un appello alla società civile, alla magistratura e alle forze politiche oneste per ripristinare le misure speciali di protezione alla famiglia Cutrò prima che sia troppo tardi, prima di essere costretti ad aggiungere il nome di Ignazio Cutrò fra le vittime innocenti di mafia”.

Seminario formativo dei tributaristi agrigentini.

Processo Tributario, criticità e rapporti con le altre giurisdizioni è stato il tema del seminario forativo che in mattinata, nell’ex aula del consiglio provinciale di Agrigento ha chiamato a raccolta gli avvocati tributaristi della provincia di Agrigento. Tra i relatori presenti anche il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini e il vice presidente della Regione, Gaetano Armao. Nel tg le interviste.

Il M5S si schiera a fianco della famiglia Cutrò. Presentata una petizione sul ripristino della scorta alla famiglia di Bivona.


IL Movimento Cinque Stelle ha presentato in mattinata una petizione sottoscritta dai  parlamentari siciliani  all’ARS, alla Camera e dai senatori per chiedere all’Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale del Ministero dell’Interno e al Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza di rivedere la scelta di revoca della scorta ai familiari del testimone di giustizia Ignazio Cutrò. Il documento, sottoscritto anche dai sindaci agrigentini di Favara, Anna Alba e di  Porto Empeodcle, Ida Carmina è stato consegnato brevi manu, al prefetto di Agrigento Dario Caputo da una delegazione di parlamentari  guidati dal senatore Mario Giarrusso, membro della commissione parlamentare antimafia.

Tra gli onorevoli presenti, anche la testimone di giustizia Piera Aiello, che per esperienza diretta, si fa’ portavoce dei disagi che vive chi ha deciso di denunciare la criminalità organizzata. La neo parlamentare, giustifica lo sfogo dell’ex imprenditore di Bivona e lancia un appello alle persone oneste che non si piegano alla prepotenza della malavita.

Neo eletto è anche il bivonese Filippo Perconti che conosce bene la storia di Ignazio Cutrò.

Secondo quanto riferito dal senatore Giarrusso, il prefetto di Agrigento si sarebbe reso disponibile a fare da tramite per chiedere, agli organi preposti, una rimodulazione del programma di protezione di Ignazio Cutrò e della sua Famiglia.

Subito dopo l’incontro in Prefettura, parte dei menbri della delegazione pentastellata, si sono spostati a Bivona per incontrare la famiglia Cutrò nella loro abitazione di contrada San Leonardo.

La paradossale vicenda del testimone di giustizia  abbandonato dallo Stato forse in uno dei momento più critici, ovvero con gli aguzzini dello stesso tornati in libertà e alla luce della recente pubblicazione delle intercettazioni con nuove minacce di morte, giunge quindi nei palazzi del potere. Agli organi istituzionalmente competenti adesso, spetta il compito di scegliere se tutelare l’onesta e coraggiosa famiglia bivonese.

Zingarello. La discarica di viale del Sole cresce in “bellezza”.


In un territorio, quello agrigentino, fortemente penalizzato dalla crisi c’è un settore che in controtendenza registra inflazione, stiamo parlando dell’abbandono indiscriminato dei rifiuti in strada. A Zingarello, la discarica ecologica di viale del Sole, questa settimana non è stata bonificata e nella strada della frazione balneare i cumuli di rifiuti aumentano. Doveva essere il giovedì il giorno della rimozione dei rifiuti, ma nel sito voluto dall’amministrazione comunale e colpevolmente trasformato in discarica dagli incivili, nessun operatore ecologico si è ancora visto. Nei giorni scorsi, in viale del Sole, delle auto civetta della Polizia Locale, hanno immortalato alcuni furbetti del sacchetto, ma neanche le pesanti sanzioni sono riuscite a scoraggiare questi caparbi incivili. Per gli abitanti del quartiere, non ci sono alternative, quella discarica va subito eliminata, ma alla richiesta dei contribuenti al momento nessuna risposta da Palazzo dei Giganti. 

Porto Empedocle. La Polizia scova droga e armi nel magazzino di un insospettabile.


Vincenzo Filippazzo, 22enne empedoclino incensurato custodiva nel proprio magazzino oltre 3.6 Kg di hashish e due micidiali fucili. L’operazione che ha portato all’arresto del giovane è nata quasi casualmente, anche se gli agenti del commissariato Frontiera, lo stavano  monitorando da tempo.  A tradire il giovane era stata la sua guida incerta mentre a bordo di uno scooter si accingeva ad oltrepassare un posto di blocco della Polizia. I poliziotti, agli ordini del vice questore aggiunto Cesare Castelli, insospettiti, oltre al controllo personale del centauro, hanno voluto approfondire, disponendo anche una perquisizione domiciliare  nel magazzino in uso alla propria famiglia, nella zona dei Grandi Lavori ed ecco la sorpresa. 32 panetti interi più altra hashish per il peso complessivo di 3 chili e 666 grammi che piazzata sul mercato, avrebbe potuto fruttare ben 20 mila euro e del denaro contante ritenuto provento delle attività di spaccio e ciò che più inquieta gli investigatori, imballati nel cellophane, un fucile a pompa e uno a canne mozze, entrambi calibro 12 più 32 cartucce dello stesso calibro. Da un primo esame, gli inquirenti assicurano che i fucili, nonostante la ruggine, fossero efficienti e pronti all’uso. Adesso sarà cura degli uomini della scientifica stabilire se quelle armi sono state utilizzate recentemente. Ovviamente la presenza delle armi, apre tanti scenari investigativi, non ultimo, quella della faida sull’asse Favara – Porto Empedocle – Liegi. 

La Polizia di Stato celebra i suoi 166 anni di fondazione.


Esserci sempre, il motto della Polizia di Stato oggi più che mai riecheggia nel giorno del 166° anniversario di fondazione. In Provincia di Agrigento le celebrazioni si sono svolte a villa Bonfiglio, ai piedi del monumento ai caduti della grande guerra. Dinanzi alle autorità civili, militari e religiose, è stata occasione anche per il Questore, Maurizio Auriemma di tracciare un bilancio delle attività svolte dalla Polizia di Stato, prima della chiusura della cerimonia poi, i riconoscimenti ai poliziotti che si sono particolarmente distinti in attività di servizio.

Emergenza rifiuti a Canicattì, è attesa l’autorizzazione a conferire a Catania.


Emergenza rifiuti a Canicattì, è attesa in giornata l’autorizzazione della Regione Sicilia a conferire a Catania  parte dei rifiuti che invadono le strade del centro agrigentino. In merito abbimo incontrato il sindaco di Canicattì Ettore Di Ventura che seguiamo in questa intervista.

Polizia. Ecco la “Carta dei Servizi” della Questura di Agrigento.

La Questura di Agrigento si dota della “Carta dei Servizi” si tratta di una vera e propria guida che offre ai cittadini informazioni utili per i tanti servizi svolti dalla Polizia di Stato.  Il volume di 145 pagine che praticamente disegna una mappa completa degli uffici della Questura agrigentina è stato presentato al pubblico in mattinata dal dirigente Carlo Mossuto che seguiamo in questa intervista.

Raccolta differenziata. I dati di alcuni comuni agrigentini nel 2017.

L’ufficio speciale della Ragione Sicilia che monitora  l’andamento della raccolta differenziata nei 390  Comuni dell’isola ha stilato l’annuale classifica. I dati raccolti dalla Ragione sono quelli relativi all’anno scorso. A guidare la graduatoria è Giardinello, piccolo centro della Provincia di Palermo che nel 2017 ha differenziato il 77,77% dei rifiuti prodotti. Medaglia d’argento per il centro etneo di San Cono che ha totalizzato il 77,14%. A chiudere il podio dei comuni ricicloni è un altra località della Provincia di Catania ovvero Zafferana Etnea con il 77,12%. 

Il Comune della Provincia di Agrigento più virtuoso è quello di Sant’Angelo Muxaro che l’anno scorso ha raggiunto la quota del 75,75% e che nella speciale graduatoria occupa la quinta posizione. 

Tre lunghezze più sotto, 8^ con il 74,61% di differenziata troviamo Sambuca di Sicilia, 12^ Joppolo Gancaxio con il 73,66%. 

Scorrendo la classifica, al 185 posto, il primo grande centro agrigentino è Sciacca con il 32,55%. Canicattì, località che in questi giorni sta vivendo una preoccupante emergenza rifiuti, è 213^ con il 26,66% di differenziata.

Favara, 288^ in classifica, si ferma al 14,77%. La città di  Agrigento che però nel periodo considerato aveva attiva la differenziata solo nel quartiere di Fontanelle, ha registrato il 4,99% occupando il 348° posto in classifica. Chiude la graduatoria delle agrigentine, Licata che si posiziona al 357 posto con il 3,71%. 

62% di rifiuti differenziati ad Agrigento, il plauso del sindaco Firetto.


E dopo l’assessore ai rifiuti al Comune di Agrigento, Nello Hamel anche il sindaco Lillo Firetto esprime soddisfazioni per il tasso del 62% sulla raccolta differenziata dei rifiuti conferiti in discarica, un risultato che secondo il primo cittadino è destinato a crescere e che porterà dei benefici in bolletta. Ma per i dettagli seguiamo l’intervista al sindaco della città dei Templi.

Cosa non si fa per la tanto amata 104. Sedicenti figli adottivi di anziani disabili smascherati dalla Regione Sicilia.


Si sono fatti adottare da anziani disabili per beneficiare della legge 104, che prevede permessi retribuiti a chi assiste familiari con una disabilità certificata. Ad arrivare a tanto, sarebbero stati  diversi  dipendenti della Regione Siciliana. A smascherare i furbetti della 104, è stato lo stesso   governatore della Regione Nello Musumeci che avrebbe avviato i controlli dopo aver constato come su 13 mila dipendenti regionali ben 2350 erano beneficiari della 104. Musumeci però si è soffermato anche sugli effetti prodotti dai sedicenti figi adottivi e dell’elevato numero di 104 in genere e in una conferenza a Palazzo d’Orleans  ha spiegato  “Duemilaseicento dipendenti –   sono dirigenti sindacali e non possono essere distaccati”.È per questo motivo che la Regione ha difficoltà a “trovare tecnici e altre professionalità” nonostante possa contare su ben 13mila dipendenti. “Si pensi che non possiamo trasferire personale da un ufficio all’altro oltre i 50 chilometri – ha spiegato il governatore – e che tra due anni andranno in pensione altri tremila dipendenti. Siamo in difficoltà, sono convinto che troveremo le organizzazioni sindacali dalla nostra parte. Ognuno si assumerà le proprie responsabilità. Basta, il tempo dei giochetti e dei ricatti reciproci è scaduto”. In Sicilia, gli abusi dei benefici previsti della normativa entrata in vigore nel 1992, hanno portato a diverse inchieste e il caso Agrigento è stato quello più eclatante. Ma i casi smascherati dallo stesso governatore dell’Isola, fanno ulteriormente discutere in quanto sono venuti a galla, grazie a dei controlli interni, senza scomodare quindi Procure e INPS, istituto quest’ultimo che invece avrebbe il compito di vigilare sui metodi di rilascio delle certificazioni.

Agrigento. Alla festa di San Calogero una parte degli introiti della tassa di soggiorno.


In un Comune, come quello di Agrigento, che ha circa 43 milioni di euro di debiti non è sicuramente facile per l’Ente, rispettare la tradizionale pioggia di contributi che negli anni sono stati elargiti per diverse occasioni, come ad esempio quelli per le feste. Ed ecco quindi che da Palazzo dei Giganti, in periodi di magra, pur non potendo contribuire in modo incisivo, hanno scelto comunque di destinare una parte della tassa di soggiorno, alla festa di San Calogero, appuntamento quest’ultimo che rientra tra le principali attività culturali e devozionali della tradizione della città. Saranno 13 mila euro quelli che il comune, devolverà per lo svolgimento della festa, certo niente a che vedere con i fondi elargiti in passato dal Comune, ma è pur sempre un sostegno. Del resto, per accumulare una situazione debitoria così passiva, qualche spreco di troppo sarà stato fatto.