Cammarata (AG). I NAS chiudono i locali del 118 risultati non idonei

Locali non idonei a proseguire le attività sanitarie, questa in sintesi è stata la motivazione che ha indotto i Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità ha diposorre la chiusura della postazione 118 di Cammarata.

Il sopralluogo dei militari dunque ha fatto emergere le criticità che la segreteria aziendale della Confederazione Italiana Medici Ospedalieri aveva già segnalato sia all’ASP di Agrigento sia all’assessorato regionale alla Sanità.

Si è arrivati alla chiusura e allo sgombero della postazione del 118 di Cammarata con gli operatori, addetti al servizio, che hanno trascorso la notte in auto – dichiara in una nota la CIMO- senza che l’azienda si sia premurata di trovare una soluzione alternativa . A nessuno, né in azienda né in assessorato – aggiunge la Confederazione dei Medici Ospedalieri – sembrano interessare i problemi legati alla sicurezza sui luoghi di lavoro, ma la scomoda e battagliera segreteria aziendale Cimo ha continuato a denunciare queste situazioni ai limiti della decenza e del decoro dei lavoratori. Si è preferito – scrivono ancora dalla stessa segreteria – aspettare l’intervento dei Nas e la chiusura dei locali assegnati al 118, con conseguente multa da pagare e correlato procedimento penale. Speriamo – si legge ancora nella nota – almeno che adesso qualcosa di concreto venga fatto, senza dover attendere le calende greche e senza che gli operatori del 118 continuino a trascorre le notti di guardia per strada in perfetto stile terremotati”.

Sull’argoimento interviene anche la segreteria provinciale dell’Unionio Sindacale di Base che, nel rimarcare i disagi evidenziati dalla CIMO si complimenta anche con NAS e Magistratura per l’operazione eseguita.

Giuseppe Carini (TdG) “Ripristinate protezione famiglia Cutró prima che sia troppo tardi”.

 Il Testimone di Giustizia Giuseppe Carini, interviene contro la revoca della scorta ai familiari dell’ex imprenditore di Bivona Ignazio Cutrò. Giuseppe Carini è colui il quale, con la sua testimonianza, ha contribuito a fare luce sugli esecutori materiali dell’omicidio del beato padre Pino Puglisi. Carini che da Testimone di Giustizia ha vissuto esperienze simili a quelle di Cutrò interviene dopo aver appreso che il presunto boss mafioso di San Biagio Platani è stato applicato il regime carcerario del 41 bis.

“Ho appena appreso la notizia – dichiara Giuseppe Carini – che Pietro Nugara, capomafia di San Biagio Platani, è ritenuto un boss pericolosissimo tanto che è stato applicato il regime di carcere duro Questa persona – aggiunge il TdG – è la stessa che intercettata dai carabinieri nel corso dell’operazione antimafia montagna diceva di volere uccidere Ignazio Cutrò non appena lo Stato si sarebbe stancato di lui e gli avesse tolto la scorta. Il Ministero degli interni, la Prefettura di Agrigento, la DDA di Palermo e la Direzione Nazionale Antimafia – dice ancora Carini – continuano a fare finta di nulla. Ignazio Cutrò è solo, la famiglia Cutrò è senza alcun dispositivo di protezione. Non possiamo stare zitti. Il nostro silenzio è complice. Voglio dire con estrema chiarezza – dichiara ancora il Testimone di Giustizia – che la revoca delle speciali misure di protezione a Ignazio Cutrò e la revoca totale della scorta alla sua famiglia è una vera porcata. La gravità della situazione è sotto gli occhi di tutti e l’impressione che si ha è che il Ministero dell’Interno – precisa l’ex collaboratore di don Pino Puglisi – non sappia come uscirne da questa situazione vergognosa. Sanno di avere fatto un errore e ora sono in totale imbarazzo. Come cittadino e testimone di giustizia – conclude Giuseppe Carini – lancio un appello alla società civile, alla magistratura e alle forze politiche oneste per ripristinare le misure speciali di protezione alla famiglia Cutrò prima che sia troppo tardi, prima di essere costretti ad aggiungere il nome di Ignazio Cutrò fra le vittime innocenti di mafia”.

Seminario formativo dei tributaristi agrigentini.

Processo Tributario, criticità e rapporti con le altre giurisdizioni è stato il tema del seminario forativo che in mattinata, nell’ex aula del consiglio provinciale di Agrigento ha chiamato a raccolta gli avvocati tributaristi della provincia di Agrigento. Tra i relatori presenti anche il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini e il vice presidente della Regione, Gaetano Armao. Nel tg le interviste.

Il M5S si schiera a fianco della famiglia Cutrò. Presentata una petizione sul ripristino della scorta alla famiglia di Bivona.

IL Movimento Cinque Stelle ha presentato in mattinata una petizione sottoscritta dai  parlamentari siciliani  all’ARS, alla Camera e dai senatori per chiedere all’Ufficio Centrale Interforze per la Sicurezza Personale del Ministero dell’Interno e al Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza di rivedere la scelta di revoca della scorta ai familiari del testimone di giustizia Ignazio Cutrò. Il documento, sottoscritto anche dai sindaci agrigentini di Favara, Anna Alba e di  Porto Empeodcle, Ida Carmina è stato consegnato brevi manu, al prefetto di Agrigento Dario Caputo da una delegazione di parlamentari  guidati dal senatore Mario Giarrusso, membro della commissione parlamentare antimafia.

Tra gli onorevoli presenti, anche la testimone di giustizia Piera Aiello, che per esperienza diretta, si fa’ portavoce dei disagi che vive chi ha deciso di denunciare la criminalità organizzata. La neo parlamentare, giustifica lo sfogo dell’ex imprenditore di Bivona e lancia un appello alle persone oneste che non si piegano alla prepotenza della malavita.

Neo eletto è anche il bivonese Filippo Perconti che conosce bene la storia di Ignazio Cutrò.

Secondo quanto riferito dal senatore Giarrusso, il prefetto di Agrigento si sarebbe reso disponibile a fare da tramite per chiedere, agli organi preposti, una rimodulazione del programma di protezione di Ignazio Cutrò e della sua Famiglia.

Subito dopo l’incontro in Prefettura, parte dei menbri della delegazione pentastellata, si sono spostati a Bivona per incontrare la famiglia Cutrò nella loro abitazione di contrada San Leonardo.

La paradossale vicenda del testimone di giustizia  abbandonato dallo Stato forse in uno dei momento più critici, ovvero con gli aguzzini dello stesso tornati in libertà e alla luce della recente pubblicazione delle intercettazioni con nuove minacce di morte, giunge quindi nei palazzi del potere. Agli organi istituzionalmente competenti adesso, spetta il compito di scegliere se tutelare l’onesta e coraggiosa famiglia bivonese.

Zingarello. La discarica di viale del Sole cresce in “bellezza”.

In un territorio, quello agrigentino, fortemente penalizzato dalla crisi c’è un settore che in controtendenza registra inflazione, stiamo parlando dell’abbandono indiscriminato dei rifiuti in strada. A Zingarello, la discarica ecologica di viale del Sole, questa settimana non è stata bonificata e nella strada della frazione balneare i cumuli di rifiuti aumentano. Doveva essere il giovedì il giorno della rimozione dei rifiuti, ma nel sito voluto dall’amministrazione comunale e colpevolmente trasformato in discarica dagli incivili, nessun operatore ecologico si è ancora visto. Nei giorni scorsi, in viale del Sole, delle auto civetta della Polizia Locale, hanno immortalato alcuni furbetti del sacchetto, ma neanche le pesanti sanzioni sono riuscite a scoraggiare questi caparbi incivili. Per gli abitanti del quartiere, non ci sono alternative, quella discarica va subito eliminata, ma alla richiesta dei contribuenti al momento nessuna risposta da Palazzo dei Giganti. 

Porto Empedocle. La Polizia scova droga e armi nel magazzino di un insospettabile.

Vincenzo Filippazzo, 22enne empedoclino incensurato custodiva nel proprio magazzino oltre 3.6 Kg di hashish e due micidiali fucili. L’operazione che ha portato all’arresto del giovane è nata quasi casualmente, anche se gli agenti del commissariato Frontiera, lo stavano  monitorando da tempo.  A tradire il giovane era stata la sua guida incerta mentre a bordo di uno scooter si accingeva ad oltrepassare un posto di blocco della Polizia. I poliziotti, agli ordini del vice questore aggiunto Cesare Castelli, insospettiti, oltre al controllo personale del centauro, hanno voluto approfondire, disponendo anche una perquisizione domiciliare  nel magazzino in uso alla propria famiglia, nella zona dei Grandi Lavori ed ecco la sorpresa. 32 panetti interi più altra hashish per il peso complessivo di 3 chili e 666 grammi che piazzata sul mercato, avrebbe potuto fruttare ben 20 mila euro e del denaro contante ritenuto provento delle attività di spaccio e ciò che più inquieta gli investigatori, imballati nel cellophane, un fucile a pompa e uno a canne mozze, entrambi calibro 12 più 32 cartucce dello stesso calibro. Da un primo esame, gli inquirenti assicurano che i fucili, nonostante la ruggine, fossero efficienti e pronti all’uso. Adesso sarà cura degli uomini della scientifica stabilire se quelle armi sono state utilizzate recentemente. Ovviamente la presenza delle armi, apre tanti scenari investigativi, non ultimo, quella della faida sull’asse Favara – Porto Empedocle – Liegi. 

La Polizia di Stato celebra i suoi 166 anni di fondazione.

Esserci sempre, il motto della Polizia di Stato oggi più che mai riecheggia nel giorno del 166° anniversario di fondazione. In Provincia di Agrigento le celebrazioni si sono svolte a villa Bonfiglio, ai piedi del monumento ai caduti della grande guerra. Dinanzi alle autorità civili, militari e religiose, è stata occasione anche per il Questore, Maurizio Auriemma di tracciare un bilancio delle attività svolte dalla Polizia di Stato, prima della chiusura della cerimonia poi, i riconoscimenti ai poliziotti che si sono particolarmente distinti in attività di servizio.

Polizia. Ecco la “Carta dei Servizi” della Questura di Agrigento.

La Questura di Agrigento si dota della “Carta dei Servizi” si tratta di una vera e propria guida che offre ai cittadini informazioni utili per i tanti servizi svolti dalla Polizia di Stato.  Il volume di 145 pagine che praticamente disegna una mappa completa degli uffici della Questura agrigentina è stato presentato al pubblico in mattinata dal dirigente Carlo Mossuto che seguiamo in questa intervista.

Raccolta differenziata. I dati di alcuni comuni agrigentini nel 2017.

L’ufficio speciale della Ragione Sicilia che monitora  l’andamento della raccolta differenziata nei 390  Comuni dell’isola ha stilato l’annuale classifica. I dati raccolti dalla Ragione sono quelli relativi all’anno scorso. A guidare la graduatoria è Giardinello, piccolo centro della Provincia di Palermo che nel 2017 ha differenziato il 77,77% dei rifiuti prodotti. Medaglia d’argento per il centro etneo di San Cono che ha totalizzato il 77,14%. A chiudere il podio dei comuni ricicloni è un altra località della Provincia di Catania ovvero Zafferana Etnea con il 77,12%. 

Il Comune della Provincia di Agrigento più virtuoso è quello di Sant’Angelo Muxaro che l’anno scorso ha raggiunto la quota del 75,75% e che nella speciale graduatoria occupa la quinta posizione. 

Tre lunghezze più sotto, 8^ con il 74,61% di differenziata troviamo Sambuca di Sicilia, 12^ Joppolo Gancaxio con il 73,66%. 

Scorrendo la classifica, al 185 posto, il primo grande centro agrigentino è Sciacca con il 32,55%. Canicattì, località che in questi giorni sta vivendo una preoccupante emergenza rifiuti, è 213^ con il 26,66% di differenziata.

Favara, 288^ in classifica, si ferma al 14,77%. La città di  Agrigento che però nel periodo considerato aveva attiva la differenziata solo nel quartiere di Fontanelle, ha registrato il 4,99% occupando il 348° posto in classifica. Chiude la graduatoria delle agrigentine, Licata che si posiziona al 357 posto con il 3,71%. 

62% di rifiuti differenziati ad Agrigento, il plauso del sindaco Firetto.

E dopo l’assessore ai rifiuti al Comune di Agrigento, Nello Hamel anche il sindaco Lillo Firetto esprime soddisfazioni per il tasso del 62% sulla raccolta differenziata dei rifiuti conferiti in discarica, un risultato che secondo il primo cittadino è destinato a crescere e che porterà dei benefici in bolletta. Ma per i dettagli seguiamo l’intervista al sindaco della città dei Templi.

Cosa non si fa per la tanto amata 104. Sedicenti figli adottivi di anziani disabili smascherati dalla Regione Sicilia.

Si sono fatti adottare da anziani disabili per beneficiare della legge 104, che prevede permessi retribuiti a chi assiste familiari con una disabilità certificata. Ad arrivare a tanto, sarebbero stati  diversi  dipendenti della Regione Siciliana. A smascherare i furbetti della 104, è stato lo stesso   governatore della Regione Nello Musumeci che avrebbe avviato i controlli dopo aver constato come su 13 mila dipendenti regionali ben 2350 erano beneficiari della 104. Musumeci però si è soffermato anche sugli effetti prodotti dai sedicenti figi adottivi e dell’elevato numero di 104 in genere e in una conferenza a Palazzo d’Orleans  ha spiegato  “Duemilaseicento dipendenti –   sono dirigenti sindacali e non possono essere distaccati”.È per questo motivo che la Regione ha difficoltà a “trovare tecnici e altre professionalità” nonostante possa contare su ben 13mila dipendenti. “Si pensi che non possiamo trasferire personale da un ufficio all’altro oltre i 50 chilometri – ha spiegato il governatore – e che tra due anni andranno in pensione altri tremila dipendenti. Siamo in difficoltà, sono convinto che troveremo le organizzazioni sindacali dalla nostra parte. Ognuno si assumerà le proprie responsabilità. Basta, il tempo dei giochetti e dei ricatti reciproci è scaduto”. In Sicilia, gli abusi dei benefici previsti della normativa entrata in vigore nel 1992, hanno portato a diverse inchieste e il caso Agrigento è stato quello più eclatante. Ma i casi smascherati dallo stesso governatore dell’Isola, fanno ulteriormente discutere in quanto sono venuti a galla, grazie a dei controlli interni, senza scomodare quindi Procure e INPS, istituto quest’ultimo che invece avrebbe il compito di vigilare sui metodi di rilascio delle certificazioni.

Agrigento. Alla festa di San Calogero una parte degli introiti della tassa di soggiorno.

In un Comune, come quello di Agrigento, che ha circa 43 milioni di euro di debiti non è sicuramente facile per l’Ente, rispettare la tradizionale pioggia di contributi che negli anni sono stati elargiti per diverse occasioni, come ad esempio quelli per le feste. Ed ecco quindi che da Palazzo dei Giganti, in periodi di magra, pur non potendo contribuire in modo incisivo, hanno scelto comunque di destinare una parte della tassa di soggiorno, alla festa di San Calogero, appuntamento quest’ultimo che rientra tra le principali attività culturali e devozionali della tradizione della città. Saranno 13 mila euro quelli che il comune, devolverà per lo svolgimento della festa, certo niente a che vedere con i fondi elargiti in passato dal Comune, ma è pur sempre un sostegno. Del resto, per accumulare una situazione debitoria così passiva, qualche spreco di troppo sarà stato fatto.

Agrigento ricorda il maresciallo Guazzelli a 26 anni dell’assassinino.

Oggi ricorre il 26° anniversario dell’omicidio del maresciallo Giuliano Guazzelli, il sotto ufficiale calabrese, originario di Gallico, che venne barbaramente assassinato il 4 aprile del 1992 sullo svincolo per Porto Empedocle del viadotto Morandi di Agrigento. 

Il “mastino” così era soprannominato negli ambienti investigativi per la sua capacità di fare presa sulle attività di cosa nostra. Durante il suo servizio svolto a Palermo e Agriegnto, aveva maturato una notevole esperienza nella lotta alla mafia. Lavoro che poi gli è costato la vita. In mattinata, la città di Agrigento e l’Arma dei Carabinieri, hanno celebrato la memoria del sacrificio del martire della giustizia Giuliano Guazzelli che alla presenza delle autorità e della figlia, è stato ricordato con una santa messa svoltasi presso il santuario di San Calogero e con la deposizione di una corona di alloro sul luogo del delitto.

Agrigento ecco il reality “incivili” della Polizia Locale contro i furbetti del sacchetto

C’è chi con disinvoltura abbandona il proprio sacchetto di spazzatura in strada e continua la sua passeggiata, altri invece lasciano lo scooter in strada e con nonchalance scendono tranquillamente dalla sella e abbandonano il rifiuto nello stesso punto dove poco prima una elegante signora aveva depositato il suo sacchetto. Poi c’è chi, neanche scende dal mezzo e con non poca difficoltà, dovuta al timore di essere avvistato, lancia direttamente dall’abitacolo della sua auto, la spazzatura.

Questi sono solo alcuni dei casi documentati nei giorni scorsi dagli uomini della Polizia Locale di Agrigento, immagini che immortalano quei cittadini indisciplinati che in barba alle regole della differenziata e del vivere civile,  abbandonano in strada i propri rifiuti. Un comportamento quest’ultimo che sta fortemente penalizzando l’intera collettività. Da qualche giorno, le autorità hanno intensificando i controlli ed ecco quindi che ai trasgressori è stata applicata una sanzione da 600 euro. Inoltre, per chi è stato immortalato ed è risultato essere un evasore della tassa sui rifiuti, dal Comune è stata avviata anche la richiesta del pagamento del tributo evaso negli ultimi 5 anni. 

Pasquetta funesta a Licata. Assassinato l’imprenditore Angelo Carità.

Nel giorno di Pasquetta, si è tornati a sparare in Provincia di Agrigento e più precisamente a Licata, dove alle porte del grosso centro, nei pressi di via Palma, è stato assassinato l’imprenditore Angelo Carità di 61 anni. L’uomo, condannato nel febbraio del 2017,  all’ergastolo per l’omicidio del suo compaesano Giovanni Brunetto. Carità però nonostante il carcere a vita disposto in primo grado, era a piede libero per un ritardo nella deposizione entro i termini, della stessa sentenza che lo condannava. 

Carità, stava trascorrendo la Pasquetta con i suoi familiari, quando uscito all’esterno e messosi alla guida della sua vecchia Fiat Uno, è stato raggiunto da uno o più sicari che gli hanno esploso quattro colpi di pistola,  uno solo sarebbe stato il proiettile che avrebbe ferito mortalmente il 61enne. A scoprire il cadavere dell’uomo è stata la moglie, forse attratta dal rumore degli spari. 

Sull’omicidio indagano i Carabinieri della compagnia di Licata, al momento nessuna pista è esclusa, ma quell’omicidio commesso dalla vittima, porta alla pista privilegiata della vendetta.

Tra degrado e rifiuti la Pasquetta degli agrigentini e non solo.

Una pasquetta serena quella trascorsa dalle migliaia di visitatori che per la gita fuori porta del lunedì dell’Angelo hanno scelto la città di Agrigento. La valle dei Templi ovviamente è stato il sito più fotografato, oltre agli imponenti monumenti dorici però, negli scatti fotografici dei turisti, anche il palco posto dinanzi al Tempio della Concordia che lo scorso 11 marzo ha accolto lo spettacolo conclusivo del mandorlo in Fiore. Inspiegabilmente, nonostante 22 giorni trascorsi, la struttura,  è ancora li in bella vista, rappresentando un potenziale pericolo per gli stessi visitatori. La pasquetta ad Agrigento ha fatto registrare anche il sold out anche in molti ristoranti. Il bel tempo poi, per moti è stato occasione di smaltire il  pranzo, con una lunga passeggiata in spiaggia. C’è chi il mare poi, lo ha visto dall’alto, come dimostrano queste suggestive immagini girate da Nicolino Soccio sul suo parapendio a motore. Nonostante qualche imbarazzo di immagine dovuto alle tante discariche di rifiuti sparse sul territorio e alla folta vegetazione spontanea che tinge di verde la città, la pasquetta ad Agrigento è trascorsa senza particolari problemi. Adesso, per molti, dopo le abbuffate pasquali e con la prova costume che incombe è forse  arrivato il tempo di mettersi a dieta.

A Zingarello l’esperimento dell’isola ecologica è tragicamente fallito.

Appello al sindaco di Agrigento Lillo Firetto e all’assessore ai rifiuti Nello Hamel  degli abitanti della zona:”a Zingarello l’esperimento dell’isola ecologica è tragicamente fallito. Chiunque vorrebbe fare la raccolta differenziata è scoraggiato. L’isola ecologica, vista l’inciviltà diffusa, si è trasformata in discarica abusiva PERTANTO – dicono –  VA IMMEDIATAMENTE ELIMINATA!

Pasqua sicura sulle strade agrigentine. Ecco dove saranno i controlli della Polizia Stradale.

Pasqua sicura grazie ai controlli della Polizia Stradale. Per il lungo ponte si intensificheranno le pattuglie in servizio presso le maggiori arterie stradali. Abbiamo incontrato il dirigente capo della Polstrada di Agrigento che puntualmente lancia dei consigli utili per chi si deve mettere in viaggio.

Largo agli incivili, discariche abusive deturpano la città di Agrigento.

E’ proprio vero che l’inciviltà di alcuni penalizza l’intera collettività, così avviene nella città di Agrigento dove dall’avvio della raccolta differenziata dei rifiuti, i tanti presunti evasori della  TARI, trovandosi alle strette dovendo scegliere tra la strada dell’autodenuncia per mettersi in regola con il tributo oppure quella di continuare ad eludere la tassa liberandosi in qualche modo della propria spazzatura, hanno scelto la strada probabilmente più vantaggiosa, ovvero quella di non pagare e arrangiarsi, il tutto ovviamente a discapito degli onesti cittadini che in alcune zone urbane, devono convivere con i cumuli di immondizia depositata dagli evasori nelle aree un tempo occupate dai vecchi cassonetti. Questo è ad esempio il caso di via Toniolo, l’arteria limitrofa allo stadio Esseneto, dove nei luoghi che un tempo erano serviti dai cassonetti, oggi figurano delle vere e proprie mini discariche, Cumuli di spazzatura che ogni tanto vengono rimossi ma che subito dopo si alimentano nuovamente. Per scoprire i furbetti del sacchetto, oltre alle telecamere, forse basterebbe anche che i responsabili del servizio si facessero un giro per i condomini, un riscontro oggettivo potrebbe essere ad esempio la comparazione tra il numero dei condomini e il numero delle pattumiere domestiche che dovrebbe coincidere.  Poco più sotto della via Toniolo, in via Petrarca, gli incivili si sono spinti anche fin dentro l’area demaniale, abbandonando i rifiuti in quel boschetto che tutto dovrebbe essere tranne una discarica.  La situazione igienico sanitaria della città di Agrigento, fermi restando così le cose, con l’arrivo della bella stagione potrebbe essere seriamente compromessa da questi gesti che probabilmente qualificano gli stessi autori ma non certamente  tutta la città.

Comune di Agrigento. Rischio di un eventuale crack finanziario dell’Ente.

Che le  casse del Comune di Agrigento siano magre non è una novità, nel recente passato infatti si era paventato anche il rischio di un eventuale crack finanziario dell’Ente. L’ombra del dissesto finanziario su Palazzo dei Giganti non è ancora scomparsa e a confermare le condizioni di precarietà  è lo stesso assessore comunale al bilancio Giovanni Amico che seguiamo in questa intervista.

Agrigento. L’assessore Hamel non mantiene la promessa e via delle Mura resta sommersa dai rifiuti.

Una promessa formale quella dell’assessore comunale ai rifiuti di Agrigento Nello Hamel che martedì scorso aveva assunto un impegno con gli abitanti di via delle Mura, “giovedì riusciamo ad eliminarla” aveva detto l’amministratore.

Oggi, sabato, ovvero due giorni dopo la data promessa dall’assessore Hamel, i rifiuti da via delle Mura, saranno stati rimossi?
La risposta è negativa, non solo le discariche di via delle Mura sono ancora presenti, ma nel frattempo, si sono anche “arricchite”di ulteriori cumuli di rifiuti.

Abbiamo sentito un abitante della zona che, dopo aver descritto la situazione di disagio in cui versano le aree trasformate in discarica ha lanciato un appello ali amministratori.

Via delle Mura, arteria urbana immersa nel cuore antico di Agrigento è una delle strade cittadine che, durante i riti della settimana Santa, è particolarmente frequentata dai fedeli che partecipano agli appuntamenti liturgici. La permanenza delle nauseabonde discariche, specie nel giorno del Venerdì Santo, certamente non renderanno giustizia all’immagine di una città del terzo millennio e che ancora si vanta di essere stata tra le dieci finaliste del titolo “capitale della cultura 2020”.

Alle promesse non mantenute della classe politica, oramai gli italiani sono abitai, l’auspicio ovviamente è duplice, da un lato che i cittadini dal poco senso civico, rispettino le regole evitando quindi di abbandonare in strada i rifiuti, dall’altro lato però chi ha il dovere di controllare, deve contrastare questi gesti di inciviltà, applicando le Leggi e laddove necessario, perseguendo anche penalmente gli autori di questi scempi.

Agrigento. Processo “la carica delle 104”: nove condanne, quarantotto rinvii a giudizio e una assoluzione.

Nove condanne, un’assoluzione, 48 rinvii a giudizio 10 patteggiamenti e una sentenza di non luogo a procedere:queste le decisioni del gup Stefano Zammuto che  ha emesso i verdetti dei tre tronconi processuali scaturiti dalla maxi inchiesta sui falsi invalidi, chiamata”la carcica delle 104” che  il 22 settembre del 2014, aveva portato a  quattordici arresti, fra carcere e domiciliari, e altre misure cautelari minori. 

L’inchiesta ipotizzava un collaudato sistema associativo che mediante false certificazioni sanitarie puntano al rilascio delle attestazioni relative alla Legge 104, che per i disabili o per i loro familiari, prevede diversi benefici tra i quali, il più ambito, il trasferimento dei dipendenti pubblici in sedi limitrofe alle località di residenza.

I condannati: Tre anni e dieci mesi di reclusione sono stati inflitti ad Antonia Matina, 59 anni, di Favara, ortopedico (4 anni e 6 mesi era la richiesta del pm); un anno e quattro mesi a Giuseppe Cuffaro, 35 anni, di Raffadali, paziente accusato di avere corrotto i medici per ottenere un falso certificato (3 anni era la proposta del pm); quattro anni e due mesi per Patrizia Ibba, 39 anni, di Raffadali (3 anni); quattro anni per il fratello Roberto di 42 anni; accusati pure di avere ottenuto un falso certificato (3 anni e 4 mesi); 3 anni e 6 mesi a Domenico Giglione, 48 anni, di Raffadali (2 anni e 6 mesi); tre anni e dieci mesi alla madre Eleonora Moscato, 82 anni (2 anni e 6 mesi); tre anni e dieci mesi a Giuseppa Barragato, 42 anni, di Palma (2 anni e 6 mesi); tre anni e sei mesi a Vincenzo Gaziano, 64 anni, di Agrigento (2 anni e 6 mesi), e tre anni e sei mesi a Giuseppe Aquilino, 57 anni, di Palma (2 anni e 6 mesi). Gli ultimi imputati sono tutti pazienti che avrebbero corrotto dei medici per avere un falso certificato.

Per un solo imputato – il medico di Campobello, Francesco Incardona – il gup ha respinto la richiesta di rinvio a giudizio emettendo una sentenza di non doversi procedere “per non avere commesso il fatto”. L’ortopedico era accusato di associazione a delinquere e, in particolare, di essersi messo al servizio della “banda” rilasciando falsi certificati che attestavano patologie inesistenti. 

Nello stralcio abbreviato è stato assolto anche il medico otorino Antonino Cinà al quale si contestava di essere stato il mediatore  tra uno dei principali associati, il raffadalese Daniele Rampello, e l’ambiente medico agrigentino. Il pm Andrea Maggioni aveva chiesto la condanna a due anni. 

L’inchiesta ha retto al primo banco di prova processuale. In passato un’altra ventina di imputati avevano scelto di patteggiare nella fase delle indagini preliminari. 

Agrigento. Permessi scaduti, scatta il sequestro del posto di ristoro.

Dopo il parcheggio di Via Ugo La Malfa ad Agrigento un altro presunto abuso ha portato al sequestro di una struttura in piena Valle dei Templi. Su disposizione della Procura della Repubblica di Agrigento, gli uomini della Digos hanno posto i sigilli al “posto di ristoro” di via Passeggiata Archeologica, si tratta della nota attività commerciale che si affaccia sul tempio di Ercole. In mattinata, uomini e mezzi di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno proceduto allo sgombero del locale, gli agenti della Digos invece  hanno materialmente eseguito la misura disposta lo scorso 16 marzo dalla Procura della Repubblica  che preventivamente ha ordinato il sequestro  dell’intera struttura 

L’operazione odierna, ha molte analogie con il blitz  dello scorso 15 marzo, che aveva portato all’arresto dell’agrigentino Vincenzo Sinatra titolare dell’albergo che avrebbe sfruttato un’area demaniale per la realizzazione del parcheggio. Anche il posto di ristoro sorge su un terreno del demanio, attività commerciale che al suo tempo sarebbe stata autorizzata per un determinato numero di anni. Attualmente però  i permessi  sarebbero scaduti, ed ecco spiegato dunque il provvedimento di sequestro e  l’iscrizione nel registro degli indagati anche  della titolare dell’esercizio commerciale. L’indagine del caso è coordinata dal PM Salvatore Vella.

Operazione Caronte, scoperta una banda specializzata nel traffico di essere umani e contrabbando di sigarette.

Così come il traghettatore Caronte, La Procura di Marsala ha fatto luce su una banda criminale dedita al traffico di essere umani che organizzava trasferimeti di uomini dalla Tunisia alle coste occidentali della Sicilia. Al blitz che alle prime luci dell’alba ha portato all’arresto di quattro persone e all’obbligo di dimora per un quinto indagato , è stato dato il nome proprio della divinità classica. Al dare l’imput alle indagini paradossalmente è stato uno degli indagati, che ai Carabinieri di Menfi aveva denunciato il furto di un gommone di sua proprietà, natante che invece secondo gli inquirenti è stato utilizzato  per alcune traversate.

In carcere sono finiti Salvatore Calcara, 49 anni di Sambuca di Sicilia, Marco Bucalo 31 anni di Menfi e Montasar Bouaicha 27 anni tunisino. Detenzione domiciliare invece per Giuseppe Morreale 48 anni di Santa Margherita di Belice. Obbligo di dimora per Salvatore Occhipinti 53 anni di Marsala. 

Nello specifico, i trasferimenti in mare dei migranti dalla Tunisia erano coordinati dall’Italia, con la mente dell’organizzazione che per curare al meglio i traghettamenti, si recava spesso nel paese nordafricano. Ogni viaggio, consentiva il trasporto di 12 – 15 persone che mediamente pagavano dai 4 ai 5 mila euro ciascuno, fruttando quindi fino a 75 mila euro per ogni singolo trasporto.  Inoltre sulle imbarcazioni, venivano comunemente stivati carichi di sigarette estere, che gli inquirenti hanno stimato in circa 1600 stecche, un contrabbando che avrebbe portato nelle tasche degli organizzatori ulteriori 50mila euro. Nel corso dell’operazione, i Carabinieri hanno anche sequestrato due fuoristrada utilizzati dall’organizzazione  per il trasporto dei tabacchi stessi.

Emergenza rifiuti a Licata, la città è sommersa da tonnellate di spazzatura.

A Licata la  città è  letteralmente sommersa dai rifiuti, a causare l’emergenza è stata  la momentanea chiusura della discarica di Siculiana. Stop che ha portato all’accumulo di centinaia di tonnellate di spazzatura che, dopo la riapertura dell’impianto della ditta Caranzaro si stanno lentamente rimuovendo dalle strade, ma che i limiti imposti dalla normativa vigente, non consentirebbero di stoccare tutti i rifiuti nel sito agrigentino. Un’emergenza anche dal punto di vista igienico sanitario e per ovviare a questo problema, il commissario straordinario del comune, Maria Grazia Brandara, ha chiesto ala Regione il permesso di conferire nelle discariche di Lentini e in quella più vicina di contrada Timpazzo a Gela. 

“Secondo le stime fatte dai tecnici e responsabili del servizio raccolta e smaltimento rifiuti – si legge nella richiesta inviata dal Comune alla Regione –  della nostra città, a parte i rifiuti che si accumulano quotidianamente, c’è una presenza stimata di circa 400 tonnellate sparse su tutto quanto il territorio comunale, che non si riescono a raccogliere e smaltire a Siculiana, per i limiti imposti dalla normativa vigente. Da ciò – hanno aggiunto da Palazzo di Città –  l’iniziativa di chiedere un’autorizzazione straordinaria e temporanea per poter conferire queste circa 400 tonnellate di rifiuti nelle discariche di Gela e Lentini, che hanno già data una certa disponibilità”. 

Per molti contribuenti licatesi, l’emergenza rifiuti è un paradosso, disagi che secondo molti non si sarebbero mai verificati  quando nella città del Faro il servizio di nettezza urbana era comunale e gratuito. 

L’emergenza rifiuti, crea forti disagi anche all’immagine di una città che punta molto sul turismo e 

in attesa di un pronunciamento dei competenti dipartimenti regionali, su iniziativa delle locali associazioni dei titolari dei bed and brakfast, degli esercenti, di Confcommercio e CNA,giovedì prossimo la città scenderà in piazza per un sit in di protesta.

Viadotto Akragas. Per la riapertura se tutto andrà bene se ne parlerà nel 2022.

Dopo circa un anno di chiusura del viadotto Akragas I, era il 16 marzo 2017 quando ANAS ne dispose la sua chiusura, la società ha chiesto alla Soprintendenza ai Beni Culturali di Agrigento l’autorizzazione all’avvio delle verifiche strutturali sui piloni che poggiano sulla necropoli “Pezzino”. Come ricorderete, le immagini delle strutture ammalorate del ponte progettato dal noto ingegnere Riccardo Morandi nel 1970, e che erano state diffuse dall’associazione ambientalista Mareamico, riprese poi dagli organi di informazione, avevano suscitato scalpore in un periodo dove ancora aperta era la ferita del tracico crollo di un cavalcavia in provincia di Lecco che aveva provocato 1 morto e 4 feriti.  La gara d’appalto per i dovuti lavori di manutenzione straordinaria è già stata pubblicata da ANAS la scorsa estate, l’importo complessivo delle opere che prevedono anche altri interventi lungo le Strada Statale 115, è di circa 30 milioni di euro.  Al momento, ovviamente non si può prevedere quando e come il viadotto potrà essere riaperto, l’unica stima nota attualmente  è quella comunicata da ANAS per la  durata dei lavori che è di 3 anni. 

Tra tempi burocratici e tecnici, senza considerare intoppi di varia natura, non è difficile azzardare  una riapertura del ponte non prima della fine del 2022. 

Una condizione di disagio che penalizza non poco i fruitori dell’importante arteria che collega i centri di Agrigento e Porto Empedocle e che in questi 12 mesi di chiusura, registra l’immobilismo delle istituzioni locali, per questo motivo , la segreteria provinciale della UIL di Agrigento, chiede  alla classe politica tutta di farsi portavoce con ANAS  della problematica al fine di avviare al più presto i dovuti lavori di manutenzione straordinaria.

A Favara un ristorante è stato momentaneamente chiuso dall’ASP.

A Favara un ristorante è stato momentaneamente chiuso dall’ASP dopo che nel corso di un’ispezione dei NAS si erano rilevate gravi carenze igieniche non solo dei locali  ma anche degli alimenti trovati in un pessimo stato di conservazione.

Prodotti ittici e caseari mal conservati, alimenti carenti della necessaria tracciabilità e persino un topo morto in cucina. E’ stata questa la sgradevole scena che è apparsa agli occhi dei Carabinieri della Tenenza di Favara e dei militari del NAS di Palermo durante un’ispezione  in un ristorante della città dell’Agnello Pasquale.  

Nel locale anche personale dell’Azienda Sanitaria Provinciale che, dopo aver costatato le pessime condizioni igienico sanitarie, ha disposto la sospensione dell’attività ed elevato sanzioni per circa 10 mila euro.

Dalle immagini, fornite dal Comando Provinciale dei Carabinieri, è visibile lo stato di degrado in cui versavano i locali di conservazione degli alimenti. Ed in molti si interrogano sulla scelta delle forze dell’ordine di non fornire il nome del ristorante che chissà per quanto tempo, ha messo a rischio la salute stessa dei propri clienti.

Presunto sistema corruttivo intorno a Girgenti Acque, l’elenco degli indagati sale a 77.

Proseguono le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Agrigento che sugli affari legati alla  Girgenti Acque spa  ipotizza i reati di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, alla truffa, alla ricettazione, ai reati ambientali e che tra i 77 indagati, vede tra gli altri anche amministratori comunali e l’ex Prefetto di Agrigento Nicola Diomede rimosso dal Viminale  subito dopo la notifica dell’avviso di Garanzia. 

Gli uomini del nucleo di polizia economico finanziaria delle Fiamme Galle  e i Carabinieri del nucleo investigativo di Agrigento, guidati dal sostituto procuratore Salvatore Vella, si sono recati nella sede di Bari della società contabile che certifica i bilanci di Girgenti Acque, società quest’ultima che gestisce il servizio idrico integrato in 29 comuni dell’agrigentino. Dalla Puglia, gli inquirenti si portano dietro i faldoni che sono stati sequestrati proprio negli uffici della società contabile, tra questi ci sarebbero anche  fatture per più di due milioni di euro, che gli inquirenti ritengono false. Il bilancio della Girgenti Acque potrebbe essere stato dunque alterato ad hoc. A Bari, la spedizione investigativa della Procura agrigentina si è arricchita anche con gli interrogatori di diversi responsabili della società contabile. Colloqui che avrebbero portato anche all’iscrizione nel registro degli indagati di un socio e di un manager della società barese.

Agrigento. Chiusa la seconda campagna di scavi per il proseguo dei lavori nel sito archeologico.

Chiusa la seconda campagna di scavi per il proseguo dei lavori nel sito archeologico del teatro ellenistico di Akragas adesso si attendono i 2 milioni di euro previsti dal Patto per il Sud.Quella del teatro ellenistico di Agrigento è sicuramente tra le più rilevanti scoperte archeologiche degli ultimi decenni in Italia, ovviamente senza le necessarie risorse economiche, i lavori per riportare alla luce l’imponente monumento classico rischiano di prolungarsi. Intanto a chiusura della seconda campagna di scavi e in attesa dei due milioni di euro previsti dal Patto per il Sud, il direttore dell’Ente Parco Archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, Giuseppe Parello  e il docente di Archeologia Classica al Politecnico di Bari, Luigi Maria Caliò, in una conferenza, hanno fatto il punto della situazione.

Lampedusa.Dopo la denuncia del USB il Viminale chiude temporaneamente l’hotspot.

Condizioni igieniche pessime e carenze strutturali influenzate anche dai recenti incendi appiccati dai migranti, sono queste in sintesi le motivazioni che hanno indotto il ministero dell’Interno a chiudere temporaneamente l’hotspot di Lampedusa. “Progressivo e veloce svuotamento – dicono dal Viminale – per consentire i lavori di ristrutturazione. La decisione è giunta nel corso di un incontro al ministero tra il Capo Dipartimento per le Libertà civili e l’immigrazione, il Direttore Centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere del Dipartimento di Pubblica Sicurezza ed il Sindaco di Lampedusa.
 Nel corso del colloquio è stata analizzata la situazione del Centro di Lampedusa, anche alla luce del recente incendio doloso che ha reso inagibile una ulteriore sezione della struttura, il padiglione A2, già compromessa da analoghi precedenti episodi. A conclusione dell’incontro, si è convenuto di procedere al progressivo e veloce svuotamento della struttura con chiusura temporanea della stessa, per consentire l’esecuzione dei lavori di ristrutturazione, a partire da quelli già programmati, riguardanti la recinzione, i locali mensa e la videosorveglianza. 

A documentare lo stato di degrado in cui versa la struttura di accoglienza erano stati  tre vigili del fuoco in servizio nel centro di identificazione di Lampedusa che è stato isolato perché danneggiato dalle fiamme.  Costantino Saporito, rappresentante Usb dei Vigili del Fuoco, ha potuto constatare personalmente la situazione di forte degrado in cui versano i locali. (int. Su degrado)

Saporito denuncia anche le condizioni di disagio lavorativo dei tre membri della squadra dei Vigili del Fuoco in servizio presso l’hotspot, personale che oltre a fronteggiare le emergenze strutturali del proprio presidio devono anche subire pesanti ritardi nelle retribuzioni derivanti dagli estenuanti turni di servizio.

Cianciana. Operazione “Fuori dal Comune” denunciati sette furbetti del cartellino

Sette furbetti del cartellino sono stati scoperti e denunciati dai Carabinieri a Cianciana, si tratta di dipendenti comunali che nelle ore lavorative, anziché starsene in ufficio, si assentavano per svariati motivi. L’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Sciacca è stata denominata “Fuori dal Comune”. Nel febbraio dell’anno scorso ai Carabinieri erano stati segnalalati i movimenti sospetti dei dipendenti infedeli. Da allora, i militari hanno monitorato la condotta dei dipendenti comunali. Video e fotografie degli investigatori hanno documentato numerosi episodi di assenteismo da parte dei sette impiegati pubblici. Durante l’orario di lavoro, secondo i Carabinieri, i sette dipendenti adesso indagati, erano soliti  uscire senza “badgiare”, in alcune occasioni anche dalla porta sul retro, per adempiere alle più disparate incombenze personali: fare la spesa, tornare a casa per stendere il bucato e dare da mangiare alle galline. Dai controlli dei documenti presenti in Comune  sono risultate anche numerose  ore retribuite ma  mai realmente effettuate dagli impiegati, i quali, alle volte, per accumulare ore di servizio da tramutare in “riposi compensativi”,badgiavano l’inizio del servizio e, solo dopo un giorno, timbravano, condotta che consentiva ai dipendenti di attestare falsamente sui registri delle uscite per motivi di servizio,  per adempiere alle più improbabili mansioni lavorative, quando invece si recavano in pescheria o al panificio.

L’accusa, per tutti, è quella, di truffa ai danni dello Stato e falsa attestazione di presenza in servizio. I sette furbetti adesso rischiano il licenziamento.

Si sono spenti i riflettori sulla 73^edizone del Mandorlo in Fiore.

È calato il sipario sulla 73^ edizione del mandorlo in fiore di Agrigento. Il tempio d’oro è stato assegnato al gruppo della Georgia, le spettacolari danze rituali caucasiche hanno entusiasmato la giura popolare che da quest’anno decreta il gruppo vincitore del festival internazionale del folclore.
In una Valle dei Templi gremita, nonostante le limitazioni delle presenze imposte dai dispositivi di sicurezza, uno splendido sole ha accompagnato il tradizionale spettacolo tenutosi ai piedi del maestoso tempio della concordia. La 73^ edizione, è stata dedicata al marciatore belga Jean Marc Bodart morto giovedì scorso durante la fiaccolata dell’amicizia e commossi nel ricordo del collega scomparso si sono esibiti i marciatori a cui il pubblico ha tributato un lungo applauso. Il sindaco di Agrigento ha annunciato che uno spazio della città sarà dedicato proprio a Jean Marc. Una tragedia che ha scosso l’intera città, nel 1992 un altro lutto aveva colpito il mandorlo in fiore, 26 anni fa’ un malore aveva colpito in albergo il direttore del gruppo della Turchia, anche in quel caso, nel giorno della fiaccolata.
Ma ritornando all’edizione chiusa, dicevamo che il tempio d’oro è stato assegnato dalla giuria popolare, una novità che è stata introdotta dall’organizzazione. Il podio della kermesse si è completato con L’Argentina, secondi classificati e che si sono aggiudicati anche il premio speciale “Ugo Re Capriata” assegnato dalla sezione agrigentina di Assostampa. Terzo posto invece per il gruppo dell’Armenia.

L’edizione 73 sarà ricordata anche per la presenza delle torri umane catalane, patrimonio immateriale UNESCO che ha entusiasmato il pubblico.

Da Agrigento, dunque anche quest’anno, nel segno del folclore, è stato lanciato un messaggio di pace e concordia tra i popoli. I suoni e i colori dei popoli hanno dimostrato ancora una volta che le barriere linguistiche, religiose, e culturali possono essere abbattute.

Mandorlo in Fiore, non poteva mancare il treno storico di Fondazione FS.

Anche quest’anno, in occasione del Mandorlo in Fiore non poteva mancare il treno storico di Fondazione FS. Mandorlo In Fiore Express il convoglio d’epoca che, sabato scorso, dalla stazione di Palermo Centrale ha portato i turisti fin dentro la Valle dei Templi. Tra i viaggiatori anche il presidente e il direttore di Fondazione FS, rispettivamente Mauro Moretti e Luigi Cantamenssa.

Mandorlo in Fiore, pro e contro, organizzazione e regia della kermesse sicuramente migliorabili. Il successo di pubblico si deve supportare anche con i relativi servizi.

Ci sono molti aspetti positivi che emergono dalla 73^ edizione del mandorlo in fiore di Agrigento, in primis la commozione espressa dalla città in occasione del tragico lutto che ha colpito il gruppo belga, poi l’attrazione turistica della manifestazione che ogni anno richiama migliaia di visitatori da ogni parte dello stivale. L’edizione archiviata ha sancito anche la riapertura del Palacongressi del Villaggio Mosè che adesso probabilmente dovrà fermarsi per il completamento dei lavori di ristrutturazione. Ma come per ogni cosa, ai lati positivi si contrappongono alcune ombre organizzative. Ed ecco quindi che in molti hanno lamentato la poca spettacolarità delle sfilate che probabilmente è stata causata anche dall’assenza di barriere tra i gruppi e il pubblico. Circostanza quest’ultima che si è particolarmente evidenziata nella sfilata domenicale dei gruppi. Altro problema evidenziato è stato quello della pulizia della città e dei carenti servizi messi a disposizione degli stessi visitatori. Una città che secondo molti, non è ancora pronta ad accogliere i grandi flussi di gente e che di conseguenza, si vede penalizzata nella propria immagine che non deve e non può rigenerarsi solo grazie al patrimonio monumentale tramandato nei 2600 anni di storia. Per il Parco Archeologico della Valle dei Templi è stato il secondo mandato di organizzazione, l’auspicio è che per la prossima edizione, si curino maggiormente gli aspetti organizzativi, soprattutto per quanto riguarda la parte dedicata ai servizi destinati ai visitatori. Una migliore promozione degli eventi collaterali poi avrebbe evitato, ad esempio, che gruppi musicali, più o meno noti, si esibissero in piazza Cavour praticamente senza un pubblico.

Elezioni politiche 2018 Istruzioni al voto News AgrigentotvTutte le modifiche sono state salvate.

Domenica prossima urne aperte in Italia dalle ore 7:00 alle ore 23:00 il rinnovo del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati.
Si tratta del battesimo ufficiale della nuova legge che prevede un sistema elettorale misto sia alla Camera che al Senato: un terzo dei seggi è assegnato con il sistema maggioritario e due terzi con il sistema proporzionale.
Con il sistema maggioritario in ciascun collegio viene eletto un solo candidato: quello che ottiene più voti. Con il sistema proporzionale a ciascuna lista o coalizione di liste sono assegnati i seggi in proporzione ai voti ottenuti, calcolati a livello nazionale e poi redistribuiti nelle singole circoscrizioni territoriali.
Ogni candidato che concorre con sistema maggioritario è identificato sulla scheda elettorale perché il suo nome è scritto dentro un rettangolo che non presenta simboli ed è collocato in alto rispetto alla lista o alle liste collegate. Ogni lista o coalizione di liste è collegata a un solo candidato.
Con il sistema maggioritario sono assegnati 232 seggi alla Camera e 116 seggi al Senato.
L’assegnazione dei restanti seggi del territorio nazionale (386 alla Camera e 193 al Senato) avviene con il metodo proporzionale in collegi plurinominali.
Per l’elezione della Camera possono votare i cittadini che alla data di domenica 4 marzo hanno compiuto diciotto anni; per l’elezione del Senato possono votare i cittadini che alla data di domenica 4 marzo hanno compiuto il venticinquesimo anno di età.
Per l’elezione della Camera dei deputati la scheda è rosa. Per l’elezione del Senato della Repubblica la scheda è gialla.
Ogni scheda è dotata di un apposito tagliando rimovibile, “tagliando antifrode”, dotato di un codice progressivo alfanumerico, che sarà annotato al momento dell’identificazione dell’elettore. Espresso il voto l’elettore consegna la scheda al presidente del seggio. E’ il presidente che stacca il “tagliando antifrode” e, solo dopo aver verificato la corrispondenza del numero del codice con quello annotato al momento della consegna della scheda, la inserisce nell’urna.
Ciascuna scheda – in un rettangolo – ha il nome e il cognome del candidato nel collegio uninominale. Nel rettangolo o nei rettangoli sottostanti, sono riportati il simbolo della lista o delle liste, collegate al candidato uninominale, con a fianco i nomi e i cognomi dei candidati (da un minimo di 2 a un massimo di 4) nel collegio plurinominale, secondo il rispettivo ordine di presentazione.
L’elettore potrà votare apponendo un segno sulla lista prescelta e il voto si estenderà anche al candidato uninominale collegato; oppure potrà apporre un segno su un candidato uninominale e il voto si estenderà alla lista o alle liste collegate in misura proporzionale ai voti ottenuti nel collegio da ogni singola lista. Il voto è valido anche se si appone il segno sia sul candidato uninominale che sulla lista o su una delle liste collegate; non è possibile il voto disgiunto, cioè votare un candidato uninominale e una lista collegata a un altro candidato uninominale.
E’ vietato scrivere sulla scheda il nominativo dei candidati e qualsiasi altra indicazione.

Danno Erariale. Firetto non si presenta in aula alla Corte dei Conti, il verdetto è atteso entro il mese di Marzo.

Colpevole o innocente ? Calogero Firetto, attuale sindaco di Agrigento, accusato di danno erariale ai danni del Comune di Porto Empedcole, non si è recato a Palermo dove ieri, dinanzi al giudice della Procura regionale della Corte dei Conti si è tenuta l’udienza a suo carico per fatti avvenuti durante il suo mandato di sindaco di Porto Empedocle. Il verdetto dovrebbe giungere entro un mese.
La Procura della Corte dei Conti, guidata da Gianluca Albo, ha citato in giudizio l’attuale sindaco di Agrigento e l’allora dirigente finanziario del Comune di Porto Empedocle, Salvatore Alesci, per aver utilizzato – secondo l’accusa – una parte cospicua dei fondi arrivati dalla Cassa Depositi e Prestiti (arrivarono a Porto Empedocle complessivamente 3 milioni e 900 mila euro) per sostenere la spesa corrente e non per pagare – come richiesto – i sospesi del 2012 e 2013.
La Corte dei Conti ha chiesto poco più 3.037.000 euro di cui 2.904.00 in pregiudizio del ministero delle Finanze e circa 133.000 euro in pregiudizio del Comune di Porto Empedocle. “In considerazione del diverso apporto casuale” – aveva scritto la Procura della Corte dei Conti – al sindaco Firetto si chiede “la quota di responsabilità parziale corrispondente al 30 per cento del danno, pari a poco più di 911.000 euro e ad Alesci la quota di responsabilità parziale corrispondente al 70 per cento del danno, pari a circa 2.126.000 euro”.
Se Lillo Firetto, ex sindaco di Porto Empedocle e attuale primo cittadino di Agrigento, dovesse essere condannato scatterà anche la cosiddetta “sanzione interdittiva”che tradotta in soldoni signifca che lo stesso non potrà più candidarsi per i prossimi 10 anni, chiudendo il suo mandato di sindaco di Agrigento con due annidi anticpo rispetto alla scadenza naturale del 2020,

Agrigento. 22 sfollati per la frana di via Favignana a Monserrato. Dal Comune non possono garantire aiuti concreti.

Ci sono 22 sfollati ad Agrigento per la frana che interessa il versante sottostante gli alloggi poolari di via Favignana nel quartiere di Monserrato. L’ordinanza di sgombero è stata emessa nella serata di ieri dal sindaco della città dei Templi, intorno alle ore 22:30 i vigili urbani hanno eseguito il provvedimento. 7 nuclei familiari da ieri sera dunque sono senza un tetto, o meglio, dal Comune avrebbero proposto un alloggio provvisorio per due o tre giorni, presso una struttura alberghiera e solo per 18 dei 22 sfollati. La frana del costone di via Favignana a Monserrato è un problema noto alle istituzioni che adesso non sono in grado di dare risposte concrete alle famiglie rimaste senza una casa. E’il fallimento della politica grida il consigliere comunale Marco Vullo che in passato si è interessato di questo problema. Hanno paura gli abitanti del civico 5 di via Favignana, perché nessuna garanzia sui tempi e i sui modi di ritorno nelle proprie abitazioni è stata fornita. In mattinata, in Prefettura si è svolto un vertice tra le istituzioni responsabili, incontro che si è svolto a porte chiuse. In attesa di conoscere gli interventi in itinere, resta una sola certezza che è quella di 22 cittadini sfollati che si sentono abbandonati da chi invece dovrebbe tutelarli.

A giudizio per stalking sessuale il soprintendente ai Beni Culturali di Caltanissetta Vincenzo Caruso.

Stalking sessuale è l’accusa contestata all’ex direttore della biblioteca museo “Luigi Pirandello” di Agrigento ed attuale soprintendente ai Beni Culturali di Caltanissetta Vincenzo Caruso, per il quale è stato disposto il rinvio a giudizio. 

Il 62enne dunque  sarà processato per le pesanti pressioni e avance che lo stesso, da direttore, avrebbe fatto su una  dipendente della biblioteca che denunciò di essere stata spesso fatta oggetto, nel luogo di lavoro, di  molestie e minacce a sfondo sessuale.  La donna tramite il proprio avvocato ha presentato istanza di costituzione di parte civile, oltre a una richiesta di risarcimento del danno quantificata in 15 mila euro. A essere ammesse come parte civile anche  il marito della donna, assistito dall’avvocato Giuseppe Arnone, il sindacato Confael e l’associazione Focus Group – Telefono Aiuto, assistita dall’avvocato Davide Santamaria

 Il Gup di Agrigento, Alfonso Malato, quindi ha rinviato a giudizio Vincenzo Caruso secondo la Procura, Caruso, avrebbe fatto apprezzamenti a sfondo erotico e avuto atteggiamenti provocatori sul posto di lavoro «finalizzati ad avere rapporti sessuali» con la dipendente.

Ad aggravare la posizione di Caruso il fatto che il soprintendete avrebbe pedinato la donna nel nuovo posto di lavoro fino al 2017, periodo in cui l’uomo era già formalmente indagato. 

Ad avvalorare l’ipotesi tesi dello stalking ci sarebbero anche diversi messaggi  che Caruso avrebbe inviato al cellulare della donna e che sono stati  forniti agli inquirenti. 

Agrigento celebra San Gerlando.

Nel 50esimo anniversario del tragico sisma che ha colpito la Valle del Belice, i sindaci dei Comuni di Menfi, Montevago, Santa Margherita Belice e Sambuca di Sicilia hanno offerto l’olio della lampada votiva che arde ai piedi dell’urna che custodisce le spoglie di San Gerlando, vescovo e patrono di Agrigento. L’omaggio dei quattro sindaci belicini, nel corso della solenne celebrazione eucaristica svoltasi nella chiesa di Sant’Alfonso. 

“L’offerta dell’olio oggi – ha detto l’arcivescovo di Agrigento card.  Franco Montenegro– è l’occasione per pregare ancora per le tante famiglie che hanno dovuto fare i conti con quella tragedia e con quanti ne sono rimasti penalizzati per la morte di persone care”. 

A presiedere la celebrazione eucaristica, quest’anno è stato mons. Luigi Renzo, che guida la diocesi di Mileto.  

Prima della funzione religiosa, posticipata di un giorno a causa della coincidenza della festa liturgica con la domenica di Quaresima, come da tradizione, il reliquiario del santo è stato portato in processione lungo le vie del centro storico. 

Agrigento. Sono terminati i kit per la raccolta differenziata.

Sono terminati i kit per la raccolta differenziata e gli agrigentini ritardatari sono rimasti senza mastelli. E al momento – tranne decisioni dell’ultim’ora da parte del Comune di Agrigento – non sembra che ci siano soluzioni alla porta di mano. Sono tanti gli agrigentini che in questi giorni si recano nell’ufficio  ecologia di palazzo dei Giganti per chiedere spiegazioni  e qualcuno è andato in escandescenze . A riportare la calma sono stati gli uomini della polizia locale. 

C’è stato un errore di calcolo nel numero di kit da distribuire. Sono stati conteggiati i contribuenti e non gli immobili. Così chi, residente nel centro urbano o storico della città dei Templi, con largo anticipo, si è recato al front office del viale Della Vittoria o in quello del Palacongressi al Villaggio Mosè, ha ritirato i kit per l’abitazione principale e per la casa al mare o in campagna. Chi invece, residente nel centro, ci ha pensato  all’ultimo,  è rimasto senza mastelli.

E’ definitiva la condanna dell’autore del tentato omicidio di Camastra, il palmese Salvatore Gesù Amato dovrà scontare 8 anni di carcere.

Ricorso inammissibile e condanna definitiva  a otto anni di reclusione per Salvatore Gesù Amato il trentenne di Palma di Montechiaro accusato del tentato omicidio del vicino di casa, il quarantenne Domenico Mancuso. Amato, è stato già arrestato e trasferito in carcere.  Era la sera del 5 dicembre di quattro anni fa’ quando nel corso principale di Camastra, la vittima si trovava a bordo della sua Fiat 500 quando sarebbe stato affiancato da una Fiat Punto. Dall’utilitaria sarebbe sceso Amato con una pistola in mano e avrebbe esploso sei colpi che hanno colpito Mancuso all’emicostato, al ginocchio, alla spalla, alla testa e a un braccio. Una tempesta di fuoco che, comunque, per buona parte è andata a vuoto. I proiettili hanno perforato il parabrezza e colpito solo di striscio la vittima che ha riportato lievi ferite. Mancuso ha innestato la retromarcia ed è fuggito evitando che Amato potesse correggere il tiro e completare la missione omicida.  Amato, poi sentendosi braccato dalle forze dell’ordine, si costituì due giorni dopo il tentato omicidio.  Nonostante la condanna resa ormai definitiva, non è mai stato chiarito il movente del gesto. Entrambi gli uomini erano comunque noti alle forze dell’ordine e nelle ore immediatamente successive all’agguato, si era ipotizzata la tesi del contrasto legato allo spaccio di stupefacenti.

Dietrofront del Corriere della Sera sulla Valle dei Templi. Le scuse agli agrigentini e ai siciliani.

Dietrofront del Corriere della Sera sulla foto del Tempio di Ercole di Agrigento la cui prospettiva. Ottenuta grazie all’ausilio di un teleobiettivo, mostrava il monumento dorico a ridosso dei palazzi del viale della Vittoria. Dal quotidiano milanese di via Solferino, dopo la tensione che lo scatto aveva provocato e le probabili azioni legali proposte dal Comune, ha rettificato la didascalia della foto che era stata pubblicata  nella sezione Cultura del Corriere.it a corredo di un articolo di Corrado Stajano sull’arringa di Tommaso Montanari in difesa dell’articolo 9 della Costituzione italiana. 

“Prendiamo atto dell’inesattezza della nostra didascalia e ci scusiamo se la precedente versione ha urtato la sensibilità dei lettori e della città di Agrigento”. Scrivono dal principale quotidiano nazionale e  attraverso il caporedattore “Cultura”, Antonio Troiano, dopo aver sentito il direttore Luciano Fontana, rassicurano gli agrigentini promettendo  che la foto in questione, in futuro non sarà più resa accessibile dagli archivi.

Inoltre, da Milano  avrebbero promesso al sindaco della città dei Templi la massima attenzione alle iniziative culturali che potranno offrire un’opportunità per riparare in qualche modo al danno che gli agrigentini e i siciliani tutti sentono di aver subito. Il Corriere poi  tiene a precisare: “Confermiamo l’autenticità della foto, realizzata con teleobiettivo, circa vent’anni fa, da Fabrizio Villa”. Ma aggiunge che, vent’anni fa, tale scatto era stato realizzato “nel tentativo di tutelare e non di screditare il patrimonio artistico della Valle dei Templi”. 

Su questa precisazione, sarebbe il caso di stendere un velo pietoso, essendo in quegli anni, notorio come l’immagine della Valle dei Templi di Agrigento sia stata erroneamente legata all’abusivismo edilizio. 

Lo scorso 17 febbraio, il sindaco Firetto aveva scritto  al direttore del Corriere: “L’indignazione è unanime e, come sindaco – si legge nella missiva inoltrara da Palazzo dei Giganti –  non posso che accogliere come giusti questi sentimenti.
 Negli anni Ottanta o nei primi anni Novanta – ha aggiunto il sindaco – quell’immagine aveva l’intento di provocare una reazione, sostenere una tesi che esaltasse il bisogno di ripristinare la legalità in un territorio. Ma che senso può mai avere oggi, se non quello di dileggiare una città che ha invece intrapreso un cammino virtuoso fin quasi a raggiungere il titolo di Capitale Italiana della Cultura per il 2020”?

Completati i lavori di via Passeggiata Archeologica.

Sono stati completati i lavori della nuova pavimentazione, color tufo, lungo il tratto di strada statale 118 “Corleonese Agrigentina” che nel circuito urbano assume la denominazione di via Passeggiata Archeologica.
Per Anas che ha finanziato l’opera, si tratta di un esperimento, l’impiego della particolare resina colorata infatti, costituisce un’opera di riqualificazione urbana che si integra nello storico contesto del sito archeologico della Valle dei Templi dove è proprio il giallo calcarenitico il colore predominante.

Per la riapertura al traffico manca adesso il completamento della realizzazione della segnaletica orizzontale che interessa i circa 500 metri di statale riqualificata.
Questi lavori, tra gli agrigentini, hanno innescato diverse polemiche ma anche molti apprezzamenti e l’immancabile ironia dei social network dai quali, il colore “tufo” è stato ribattezzato “biondo” con ovvio riferimento alla capigliatura del sindaco di Agrigento. Ironia a parte, a prescindere dalla individuale concezione del bello, che ogni cittadino può avere, la nuova colorazione della via Passeggiata Archeologica a noi è piaciuta, per quanto riguarda invece la corrente di pensiero che vede, il colore chiaro della strada in contrasto con i segni lasciati dai mezzi in transito, vedremo come la stessa si comporterà nel tempo.
Per la via Passeggiata Archeologica, il Piano Urbano dei Trasporti della città dei Templi, prevede la sua pedonalizzazione, ovviamente questa soluzione garantirebbe la salvaguardia del fondo stradale, ma con il viadotto Akragas ancora chiuso, significherebbe congestionare ad oltranza il traffico veicolare, come sta avvenendo in questi giorni di lavori. Disagi che però, almeno per quanto riguarda la via passeggiata archeologica, dovrebbero cessare venerdì prossimo, 23 febbraio con la riapertura della suggestiva arteria.

L’Istituto Comprensivo Salvatore Quasimodo di Agrigento, celebra i settantanni della Costituzione Italiana.

L’Istituto Comprensivo Salvatore Quasimodo di Agrigento, celebra i settantanni della Costituzione Italiana, promuovendo un ciclo di cinque incontri nel corso del quale, gli alunni di terza media incontrano gli esperti e dibattono sui principali temi legati appunto alla Legge fondamentale dello Stato. In mattinata, gli alunni diretti dalla dirigente scolastico Nellina Librici, hanno discusso di sanità e diritto alla salute. In Aula, il medico Antonio Liotta.

Nuccia Palermo: Firetto dimentica il degrado degli uffici comunali.

“Vetri rotti, riscaldamento inesistente, carenza igienica, poche sedie e pure rotte, faldoni sparsi qui e li per carenza di armadi ed impiegati diventati tutto fare nel tentativo di alleviare i disagi agli utenti. Quello che sto descrivendo non è una scena di qualche film fantozziano bensì la cruda realtà che giornalmente vivono i nostri uffici siti a Villaseta”.Ad alzare il polverone,  è il consigliere comunale indipendente Nuccia Palermo che ha  protocollato una richiesta ufficiale all’amministrazione. “Tante le sollecitazioni di questi giorni sul risveglio di coscienza della città da parte di questa amministrazione firmata Firetto che del bello ha sempre fatto il proprio biglietto da visita. “Grave anzi gravissimo che un consigliere comunale debba sostituirsi all’assessore di riferimento o al Sindaco portando una mozione in consiglio al fine di poter ripristinare l’igiene, la privacy e la serenità lavorativa all’interno degli uffici comunali, conclude il consigliere Palermo “.

A Licata un uomo fa arrestare i suoi fornitori di cocaina perché per compensare i debiti di droga volevano impossessarsi di un suo terreno agricolo.

Compra delle dosi di cocaina, per un valore complessivo di circa 2000 euro ma non ha i soldi per pagarla, gli spacciatori per azzerare il debito, pretendono dall’uomo la cessione di un suo terreno agricolo il cui valore stimato è di circa 12 mila euro.  Preoccupato delle minacce subite, si reca dai Carabinieri e denuncia il fatto. Questo è quanto successo a Licata, dalle successive indagini dei militari, sono scattati gli arresti per due uomini di Canicattì si tratta di Michele Amato e Antonino Chiazza rispettivamente di 43 e  48 anni. 

Nelle idagini condotte dai carabinieri della compagnia di Licata e  coordinate dal sostituto procuratore Gloria Andreoli,  grazie alle tradizionale tecniche di investigazione, ovvero, intercettazioni e pedinamenti, sarebbero stati documentati anche gli incontri e le presunte richieste estorsive avanzate dai due soggetti. I due canicattinesi avrebbero dunque preteso la cessione di un terreno agricolo di proprietà della vittima del valore di circa 12.000 euro, a fronte del debito da 2.000 euro.

I due arrestati, accusati di tentata estorsione aggravata, sono stati trasferiti al carcere Petrusa di Agrigento.

Via Passeggiata Archeologica tra disagi e pericoli.

L’intuizione avuta dal sindaco di Agrigento Lillo Firetto, è stata accolta positivamente dall’amministratore delegato di ANAS Vittorio Armani, ovvero, quella di dare un nuovo look alla via Passeggiata Archeologica rendendo il suo fondo stradale color tufo, richiamando quindi i colori prevalenti della Valle dei Templi. Da una settimana, i lavori di rifacimento del fondo stradale, la cui colorazione sarà data da una speciale resina posata a caldo, inevitabilmente stanno creando disagi al traffico veicolare. Ma come è  giusto che sia, ogni intervento in materia di lavori pubblici, richiede un periodo, più o meno lungo,  di pazienza. Dalla ditta che sta curando i lavori, ci assicurano che la strada sarà riaperta alle ore 08:00 di venerdì prossimo 23 febbraio. Intanto, dei saggi di colore sono già stati effettuati nei pressi dell’ingresso nella Valle dal Tempio di Ercole. L’annuncio dei lavori  dato nei giorni scorsi dal sindaco di Agrigento, come è altrettanto ovvio che sia, ha innescato diverse polemiche formando da un lato il partito dei favorevoli all’opera e  dall’altro lato invece la fazione degli oppositori che, tra le altre cose, denunciano, prima ancora che i lavori siano completati, la non durabilità del colore. Effettivamente, da un nostro sopralluogo, sui saggi presenti, sono già visibili i segni di pneumatici, ma solo il tempo potrà dire quanto e come durerà la strada color tufo. Recandoci sul posto invece, abbiamo constato come la chiusura al traffico, non solo sta provocando disagi agli automobilisti, ma anche al posto di ristoro, che in assenza di clientela, ha deciso, nelle more della fine dei lavori, di abbassare le saracinesche. Nonostante la strada sia ufficialmente interdetta, è visibile il passaggio degli incivili del cassonetto, con i rifiuti in bella vista a poche decine di metri da un sito Unesco. Nella strada, ci sono poi altri vecchi problemi da segnalare, stiamo parlando dei grossi alberi  contrassegnati dall’ormai noto bollino rosso, si tratta della segnalazione di pericolosità delle piante che dovrebbero essere abbattute. Censimento che era stato effettuato dal Comune di Agrigento ma che, inspiegabilmente non è stato seguito da un piano di abbattimenti. Tra gli alberi pericolosi, c’è anche il grosso pino dal quale, il 23 gennaio dell’anno scorso, si era staccato un ramo. In quella occasione i Vigili del Fuoco avevano rimosso il pericolo, lasciando però in loco, il fusto dell’arbusto che nel frattempo è morto e che adesso, rischia di abbattersi sulle teste dei passanti. Secondo molti, in questa fase di lavori, anche il Comune avrebbe dovuto fare la sua parte, restituendo dignità ai marciapiedi ed abbattendo gli alberi pericolosi. Alla vigilia della festa del Mandorlo in Fiore, manifestazione che richiama migliaia di visitatori, sarebbe stato sicuramente un gesto apprezzabile.

Sono iniziati i lavori di consolidamento della Cattedrale di Agrigento.

Sono stati avviati ad Agrigento i lavori di messa in sicurezza della Cattedrale di San Gerlando. Per mettere in atto le opere progettate dal prof. Teotista Panzeca, ordinario di Scienze delle Costruzioni della Facoltà di Architettura di Palermo, ci vorranno circa 10 mesi. L’idea progettuale, si rifà ad un’antica tecnica, che consiste nell’ingabbiare con catene in acciaio, le strutture in modo da consolidare le stesse fabbriche. L’intervento in itinere, interessa la zona quattrocentesca della cattedrale, quella che per intenderci è più esposta al dissesto. L’idea progettuale applicata, prevede l’introduzione di  coppie  di catene, esterne ed interne, in modo da restituire alla struttura muraria un comportamento scatolare, che a quote diverse,  interesserà capillarmente la struttura. A seguito della loro collocazione si opera una pretrazione dei cavi , che si traduce in precompressione auotoequilibrata nella fondazione, limitando così l’effetto frattura tra le due masse calcarenitiche. Tutti i cavi devono scorrere entro guaine al fine di potere controllare il loro grado di sofferenza ed eventualmente sostituirle con cavi con prestazioni più elevate. Ed è appunto questo sistema di controllo delle catene, che rappresenta la sostanziale novità  nel sistema di incatenamento che le tradizionali tecnologie invece vedevano a perdere perchè immerse nelle fabbriche, praticamente dopo la loro posa in opera, non si poteva più intervenire su di loro. In attesa dunque di avere certezze sulla più consistente opera di consolidamento dell’intero versante ballerino dominato dalla Cattedrale, si avviano queste opere volte alla riapertura al pubblico della cattedra di Agrigento.

Il Riesame scarcera circa la metà di 58 indagati nell’operazione antimafia “Montagna”.

Raffica di scarcerazioni nell’ambito dell’operazione antimafia “montagna” che lo scorso 23 gennaio, su ordine della Dda di Palermo aveva portato all’arresto di 58 persone considerate a vario titolo, esponenti di spicco del maxi mandamento mafioso denominato appunto “montagna” che racchiude le famiglie malavitose di San Biagio Platani, Cammarata, San Giovani Gemini, Sant’Angelo Muxaro, Casteltermini, Favara, Raffadali, Santo Stefano di Quisquina, Bivona, Alessandria della Rocca.

Dei 58 indagati, circa la metà avrebbero già lasciato il carcere. IL Tribunale del riesame infatti ha accolto le istanze dei legali difensori e si è preso 45 giorni di tempo per il deposito delle motivazioni delle ordinanze di scarcerazione emesse. 

Al momento dunque, non si conoscono i motivi per i quali si sono aperte le celle  dopo una lunga indagine, supportata da numerose intercettazioni che proverebbero il coinvolgimento diretto di diversi degli indagati in attività illecite.

Al lavoro degli inquirenti si devono aggiungere anche le deposizioni del neo collaboratore di giustizia Giuseppe Quaranta, il cinquantenne di Favara che pochi giorni dopo il suo arresto, ha deciso di collaborare con i magistrati. 

Quaranta, che gli inquirenti danno vicino al boss di Santa Elisabeta Fragapane e che al momento resta in carcere, per sua ammissione, sarebbe stato al vertice della famiglia malavitosa di Favara nel periodo compreso tra il 2013 e 2014, avrebbe praticamente confermato molti dei capi di accusa contenuti nelle ordinanze di misure cautelari emesse nell’indagine “montagna”.

Le scarcerazioni disposte dal Riesame turbano non poco gli inquirenti dal momento che – circostanza del tutto nuova – decine di vittime del racket stavolta hanno confermato di aver subito le estorsioni e potrebbero trovarsi faccia a faccia con i loro presunti carnefici. 

Scala dei Turchi chiusa per frana, il Comune di Realmonte propone una scaletta in legno per aggirare il problema.

Appello alle istituzioni dall’associazione ambientalista Mareamico Agrigento  per non autorizzare la realizzazione di una passerella in legno nella scala dei Turchi di Realmonte. Progetto quest’ultimo che sarebbe stato proposto dalla locale amministrazione comunale per tornare ad usufruire della splendida scogliera di marna bianca, interdetta al pubblico da circa due mesi a causa di alcune micro frane.  In una nota dell’associazione ambientalista si legge:” Da 2 mesi la Scala dei Turchi è off limits, per colpa di alcuni crolli dalla zona sommitale. Da quel giorno, se si esclude un sopralluogo effettuato lo scorso 5 gennaio, nulla è stato fatto per la sua riapertura ai visitatori. Quello che è successo – aggiunge Mareamico –  è un fenomeno assolutamente naturale causato dal ruscellamento dell’acqua piovana, che nel tentativo di farsi strada lungo la parete di marna, ha causato questo crollo. Per riaprire ai visitatori la Scala dei Turchi è necessario metterla in sicurezza.

Invece – si legge ancora nella nota –  dopo 2 mesi di inutile attesa, oggi il sindaco di Realmonte propone per un monumento che sta per diventare patrimonio dell’umanità, la costruzione di una passerella in legno. Questa è una follia – esclama Claudio Lombardo di Mareamico –  perché un bene paesaggistico come la Scala dei Turchi, che tutto il mondo ci invidia, verrebbe trattato come una trazzera di periferia, senza alcun rispetto e senza alcuna programmazione”. Mareamico dunque  fa un appello a tutti gli Enti che dovrebbero autorizzare il progetto “di – dicono ancora dall’associazione – non assecondare questa follia: la Capitaneria di Porto, il Demanio marittimo, la Soprintendenza e la Regione Sicilia – conclude Lombardo –  non si possono rendere complici di tale nefandezza”

Sono state giornate di intenso lavoro per la Polizia di Stato nell’agrigentino, droga e furti sono stati i reati maggiormente perseguiti.

Una banda specializzata in furti, rapine e ricettazione sarebbe stata sgominata dagli agenti della squadra Mobile di Agrigento, sarebbero almeno cinque le persone individuate e portate in Questura per accertamenti, si tratterebbe di quattro soggetti originari di Palma di Montechiaro e di una persona residente nel palermitano.  Numerose perquisizioni domiciliari sarebbero scattate in fabbricati che sarebbero nelle disponibilità delle persone sospettate. L’escalation di furti commessi soprattutto in ville residenziali delle frazioni balneari di Agrigento ma anche in appartamenti del quartiere commerciale di Villaggio Mosè, aveva fatto alzare il livello di guardia della Polizia. Le attività di verifica, che stanno impegnando nurosi agenti, non sarebbero ancora concluse, non si esclude dunque che gli esiti dell’operazione, potranno essere resi noti nelle prossime ore. 

Sempre la Polizia, a Palma di Montechiaro ha arrestato cinque persone, accusate a vario titolo di detenzione e spaccio di droga. Si tratta dei palmesi  Domenico PACE,di 33 anni, Nunzio SPINA, di 42anni, Carmelo CAPIZZI, di 45 anni, Franco LO MANTO, originario di Palermo, ma residente a Palma, di 45 anni e Luigi PAROLISI, originario di Napoli, ma residente a Palermo, di 33 anni. 

 L’ordinanza, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Agrigento, mira a fare luce su un vasto giro di spaccio di  cocaina che sarebbe stata acquistata a Palermo e piazzata nel mercato palmese e dei comuni limitrofi.  Gli agenti hanno individuato il modus operandi degli spacciatori che per eludere i controlli, nascondevano la droga nei vani dei contatori idrici e del gas, ovvero, fuori dalle abitazioni. 

Nelle  intercettazioni ambientali gli indagati utilizzavano un linguaggio convenzionale parlando, a titolo esemplificativo, di caffè o carne ma riferendosi,  allo stupefacente. Un quantitativo, non ancora noto, di cocaina è stato sequestrato. 

Sempre la Polizia, ad Agrigento, ha denunciato a piede libero un diciassettenne studente del luogo. Il ragazzo è accusato di essere l’autore del pestaggio avvenuto lo scorso 11 gennaio, nel cortile dell’Istituto Gallo. Per la risoluzione di questo caso, gli agenti della DIGOS e dell’Ufficio  Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico hanno preso spunto da un articolo di stampa. La gelosia sarebbe stato il movente dell’aggressione.

Il corteo funebre di “Nannu Carnalivari” una tradizione carnascialesca della città dei Templi.

Nonostante il maltempo, anche ad Agrigento si è festeggiato il Carnevale con la riscoperta di una tradizionale sfilata che fino a ieri era sconosciuta a diverse generazioni di agrigentini, stiamo parlando della sfilata del carro di “Nannu Crnalivari” l’allegorica maschera che rappresenta il carnevale stesso, e il cui corteo funebre, simboleggia appunto la chiusura dei festeggiamenti. 

Centinaia di maschere hanno partecipato alla sfilata che si è svolta in via Atenea. Ad animare la manifestazione ci hanno pensato i ragazzi della Casa del Musical. Il mini carro allegorico invece è stato preparato dagli allievi dell’accademia dei Belle Arti Michelangelo. 

Agrigento si prepara all’ultimo step della differenziata.

Tutto pronto ad Agrigento per l’avvio dell’ultimo step della raccolta differenziata porta a porta dei rifiuti. Lunedì prossimo, con i residenti del centro città dunque si porterà a regime il nuovo servizio che anche nella città dei Templi  rivoluzionerà il concetto stesso di rifiuto che con la differenziata assume la valenza di risorsa economica. C’è attesa in città, così come tanti sono i dubbi e le perplessità dei cittadini, incertezze a cui il neo assessore comunale sta cercando di dare delle risposte, la prima delle quali è stata proprio la decisione di correggere in corso d’opera l’organizzazione del servizio posticipandolo. Cambiamenti, rispetto alla primordiale organizzazione, sono stati previsti ad esempio per le utenze condominiali, per quelle delle zone non servite e per altri dettagli, come ad esempio quelli relativi al conferimento dei pannolini. Per dovere di cronaca, proprio per gli abitanti dei quartieri dove non si effettuerà la raccolta porta a porta, dal Comune,  sottolineano come gli stessi, saranno sgravati dalla tassa sui rifiuti del 60%.  In mattinata al municipio, il sindaco Lillo Firetto e l’assessore Nello Hamel hanno presentato il nuovo servizio di raccolta.

Ribera. Lavori di manutenzione Enel costano ad un’officina 800 euro al giorno.

“ I nostri imprenditori penalizzati anche nell’erogazione dei servizi essenziali. E’ davvero difficile fare impresa in questa nostra terra”.

Il presidente provinciale di Cna Agrigento, Mimmo Randisi, al fianco di un  artigiano di Ribera  alle prese con i disagi e i danni legati all’interruzione della fornitura di energia elettrica.  “Da tempo ormai in quella parte del territorio si registrano inconvenienti  che sarebbero certamente evitabili perché non legati ad emergenze –  afferma Randisi – le aziende finiscono così per subire,  incomprensibilmente, colpi difficili da digerire. E’ il caso dell’Officina  Meccanica Ferruzza, costretta a “fabbricarsi” la corrente per evitare di  restare al buio nelle giornate di manutenzione programmata da parte  dell’Enel a cui spetterebbe il compito di prevenire quelle che sono poi le conseguenze a carico degli utenti.

Il dovere rifornirsi autonomamente comporta ovviamente dei costi. Per non sconvolgere il ciclo produttivo, e  al tempo stesso, per garantire la continuità del lavoro ai dipendenti,  l’impresa è costretta infatti ad utilizzare un gruppo elettrogeno, il quale per  8 ore consuma 200 euro di carburante. Dall’Enel ad oggi nessun riscontro  alla richiesta di intervento. La ditta riberese è intenzionata ad  intraprendere un’azione legale. Noi, come Cna – conclude il presidente  Randisi – non possiamo stare con le mani in mano. L’impegno sarà  massimo ed approfondiremo la questione, chiedendo anche un incontro ai vertici della società per capire e trovare assieme, con senso di responsabilità, adeguate soluzioni al problema, in modo che il tessuto  produttivo agrigentino, già fortemente provato dalle note criticità, non  debba farsi carico anche di questi ulteriori e gravi disagi”.

Operazione montagna, dopo il boss favarese Giuseppe Quaranta anche gli imprenditori vittime di estorsione collaborano con gli inquirenti.

L’operazione antimafia “Montagna” hanno dato un impulso positivo, rompendo il muro di omertà che si cela dietro  le vittime del racket delle estorsioni.  Sono già più di  venti  le persone che interrogate dai carabinieri hanno ammesso la pressione del racket. E a confermare di aver subito le richieste di pizzo non sono stati finora solo i titolari delle aziende, ma anche i loro dipendenti.  Si tratta di una vera inversione di tendenza nell’atteggiamento omertoso finora tenuto dalle vittime, sottolineano da ambienti investigativi, che non avevano neppure denunciato le intimidazioni subite. In tutto le estorsioni accertate dalla dda sono state 27. Pochi giorni dopo l’arresto ha cominciato a collaborare con gli investigatori un elemento di spicco della famiglia malavitosa di Favara Giuseppe Quaranta che ai pm Gery Ferrara, Claudio Camilleri e Alessia Sinatra, non solo sta confermando quanto sostenuto dagli stessi nelle misure cautelari emesse  ma sta fornendo anche ulteriori dettagli agli investigatori.  “Dopo l’arresto di Francesco Fragapane e ritrovatomi con l’incarico di referente per conto della famiglia mafiosa dei Fragapane – ha detto Quaranta –  hanno cominciato a contattarmi tutti per risolvere le più disparate questioni. Ad esempio, Giuseppe Nugara voleva la reggenza della famiglia mafiosa di San Biagio Platani  e voleva il mio interessamento per portare a termine le estorsioni nei confronti delle imprese di Favara;Calogerino Giambrone – ha aggiuto il neo pentito –  voleva appoggio per piazzare i videopoker nei vari paesi, tra cui Favara”. Giuseppe Quaranta, ricostruisce con queste parole il suo momento forse di maggior prestigio all’interno di cosa nostra. E’ il 2 febbraio scorso quando parla, quasi a ruota libera, davanti al sostituto procuratore della Dda Claudio Camilleri.

Per quanto riguarda i soldi dei calabresi destinati ai Fragapane ma intascati da Quaranta, motivo quest’ultimo che forse gli è costato la destituzione di ogni suo incarico dal mandamento, Quaranta ha detto. “I calabresi   avevano fatto una ricarica di 500 euro sulla postapay di mio figlio , il quale era all’oscuro di tutto. I soldi sarebbero dovuti arrivare alla famiglia di Francesco Fragapane – è sempre il 2 febbraio scorso quando Quaranta, dinanzi al sostituto procuratore della Dda di Palermo continua a raccontare – quale omaggio, un ‘fiore’. Io ho prelevato questi soldi intenzionato a consegnarli alla famiglia Fragapane. Prima però ho informato Pasquale Fanara, il quale mi ha convinto a dividerci i soldi senza consegnare nulla alla famiglia Fragapane”.

Cadavere di un empedoclino in mare, proseguono le indagini.

Proseguono le indagini sul rinvenimento del corpo del pescatore empedoclino Aristide Daino, il cui cadavere è stato recuperato venerdì scorso nello specchio d’acqua antistante la banchina del Porto. 

Gli inquirenti hanno acquisito le immagini delle telecamere di video sorveglianza dell’area, nella speranza che l’impianto abbia immortalato il momento della caduta in acqua dell’uomo. L’autopsia sulla  sua salma , con molta probabilità sarà effettuata domani, sul suo corpo, da una prima ispezione cadaverica, non erano stati riscontrati segni di violenza. 

Tra le ipotesi plausibili, ci sarebbe quella di un malore, anche se al momento gli inquirenti non escludono nessuna pista. 

Le immagini delle telecamere e ancor di più gli esiti dell’esame necrospopico, chiariranno definitivamente se l’uomo sia morto per annegamento o se il suo corpo senza vita, sia stato gettato in mare.

Si allontanano sempre di più le speranze salvezza per l’Akragas.

Si allontanano sempre di più le speranze salvezza per l’Akragas che dopo la sconfitta di Siracusa nel derby siciliano, resta ferma a quota 11 punti in classifica, -9 rispetto alla penultima Fidelis Andria. Nonostante il gioco espresso dall’Akragas, il derby è andato agli aretusini grazie ad un goal di Liotti. Vediamo insieme come i due allenatori, Di Napoli e Bianco, hanno commentato la gara nel post partita.

Nuovi particolari emergono dalle dichiarazioni del pentito Quaranta. News Agrigentotv

E’ un fiume in piena Giuseppe Quaranta, l’uomo ritenuto esponente di spicco della famiglia mafiosa di Favara, arrestato nell’ambito dell’operazione “Montagna” e che ha deciso di collaborare con la Giustizia.  “I soldi che avete trovato a Spoto – ha detto ai magistrati della DDA in riferimento al sequestro di denaro eseguito nel blitz –  sono provento di usura, come quelli di Mangiapane. Praticano un tasso del 10 per cento mensile – ha dichiarato ancora Quaranta che ha aggiunto “Me lo disse Calogerino Giambrone che è vicino a La Greca, Spoto, Nugara. Le vittime, che non conosco, sono giocatori di carte o negozianti ai quali l’attività non va bene”. Queste parole del neo pentito di mafia sono state verbalizzate  il 29 gennaio nel corso della deposizione dello stesso  ai sostituti procuratori della direzione distrettuale antimafia di Palermo, Alessia Sinatra e Claudio Camilleri. Quaranta racconta anche dell’attività estorsiva delle famiglie mafiose: “Relativamente ai fatti di estorsione sono in grado di riferire su due da me fatte: con Calogerino Giambrone, relativa agli extracomunitari. Ogni volta che vedeva “un nero” Giambrone diceva che erano 45 euro che camminano”. Quaranta conferma, dunque, quanto già era stato scritto nelle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare dell’inchiesta denominata “Montagna”: l’estorsione che sarebbe stata commessa ai danni della “Omnia Academy” che si occupa dell’accoglienza degli extracomunitari. Sempre a se stesso, ma non solo, Quaranta addebita un’altra estorsione: “all’impresa di Mussomeli che aveva un lavoro a San Biagio. Eravamo io, Giuseppe Nugara, Vincenzo Cipolla e Calogerino Giambrone. Estorsioni di cui – prosegue sempre il racconto di Quaranta, messo a verbale, – sono stato informato: quella in cui è stato bruciato il trattore, fatta da Nugara che mi informava perché ero il referente di Favara e di Fragapane. Le altre le ho lette qui , e dicevo agli altri che se la dovevano vedere loro perché a me interessavano solo Favara e Santa Elisabetta”. 

In termini generali – ha confessato ancora Quaranta – preciso che se un imprenditore si aggiudica un lavoro a Favara e si mette a posto con la famiglia del suo territorio, questa dà poi i soldi a Favara, poi i soldi li tiene la famiglia o parte vanno alla provincia”.

Maxi sequestro di beni della Guardia di Finanza nell’agrigentino News Agrigentotv

Immobili, terreni, aziende e conti correnti per un valore complessivo di oltre 750mila euro sono stati sequestrati dalla Guardia di Finanza a Giuseppe Mormina, figlio del boss Francesco, ritenuto il capo mafia di Cattolica Eraclea. L’operazione è stata condotta dal nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di finanza di Agrigento, su ordinanza emessa dalla sezione Misure di prevenzione del tribunale di Agrigento. Nel dettaglio le fiamme gialle hanno posto i sigilli in sette immobili residenziali, un complesso aziendale, operante nel settore agricolo, e in terreni, ubicati nel Comune di Cattoli Eraclea, per una superficie complessiva di circa 373 mila metri quadrati, nonché conti correnti per un valore complessivo di circa 752 mila euro. Il provvedimento – dicono dal comando provinciale della Guardia di Finanza di Agrigento – mette in evidenza “la pericolosità” di Mormina, – che secondo gli inquirenti è “legato a personaggi criminali di calibro internazionale, dei quali il più noto è senza dubbio “Nick” Rizzuto, e, come sottolineato dai giudici, individuato come il successore nel ruolo di capo della storica famiglia di Cattolica Eraclea”. “Mormina – ricostruiscono le fiamme gialle – risulta infatti legato da stretti rapporti familiari con Domenico Terrasi ritenuto elemento di spicco della consorteria mafiosa di Cattolica Eraclea, unitamente al quale è stato altresì testimone di nozze di Gaetano Amodeo, quest’ultimo arrestato in Canada dopo una lunga latitanza per aver avuto un ruolo attivo in vari omicidi, tra i quali quello del maresciallo dei Carabinieri Giuliano Guazzelli”. Mormina, inoltre, – secondo la Finanza – avrebbe avuto rapporti con altri esponenti dei clan, come Antonino Messina, Emanuele Sedita, Simone Capizzi e Salvatore Di Ganci, ritenuti rispettivamente capi delle famiglie di Ribera e di Sciacca, nonché della stessa famiglia Bonanno.

A Sciacca impazza il Carnevale News Agrigentotv

A Sciacca impazza il Carnevale, in questi giorni, decine di migliaia di visitatori partecipano agli appuntamenti previsti nella storica kermesse che vanta una tradizione ultra secolare, che di fatto, rende il Carnevale del grosso centro agrigentino, quello più antico di Sicilia. 

La festa, dicevamo che richiama ogni anno migliaia di visitatori, un fiorente  flusso turistico che fa registrare il tutto esaurito nelle strutture ricettive. 8 sono quest’anno i carri allegorici che sfilano, accompagnati da altrettanti gruppi mascherati. La musica degli inni dei cari, i variopinti costumi e il calore della sua gente, fanno di Sciacca un centro unico per la capacità di coinvolgere i visitatori nell’atmosfera di festa che si percepisce, non solo lungo il percorso della sfilata, ma in ogni vicolo della città. Dicevamo dei carri, vere e proprie opere d’arte e di ingegneria, con gli alti mascheroni e i sofisticati movimenti, che con sapienza e precisione tecnica, attraversano le strade del centro. Come ogni anno, gli esponenti politici sono i soggetti dei carri, e quest’anno il più bersagliato dai carristi è stato il Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, il cui faccione compare su due carri, e in uno al fianco del suo rivale nord coreano  Kim Jong-un. Il Carnevale di Sciacca, prosegue sino a martedì grasso quando, a chiusura dei festeggiamenti in piazza Scandaliato si brucia il carro del Beppe Nappa, maschera ufficiale  quest’ultima della città termale.

Basket. Casale Monferrato espugna il PalaMoncada.

Per  metà gara la Fortitudo Moncada Agrigento è quasi riuscita a mantenere in equilibrio il match contro la forte capolista Casale Monferrato, ma il divario tecnico tra le due formazioni, condizionato anche dagli infortuni a Williams e Zugno, è emerso negli ultimi due periodi, fissando sul tabellone del Palamoncada il risultato finale di 75 a 64 per gli ospiti. Sono stati i piemontesi dunque ad aggiudicarsi il derby delle città candidate a capitale italana della cultura 2020. 

Nel secondo quarto un ispirato  Lovisotto aveva scaldato il PalaMoncada, con la Fortitudo che  si era portata a – 4 da  Casale, pronta però è stata la reazione dei piemontesi  che non solo rimonta ma incrementa anche il vantaggio fino alla fine. 

Prossimo impegno adesso per i  I biancazzurri è la trasferta di Cagliari. 

“ E’ l’avversario peggiore da affrontare in tutti i momenti – ha detto a fine gara coach Franco Ciani – Loro sono una squadra che ti aggredisce sempre, ti obbliga a non fare mai errori a non arrivare mai ad un tiro affrettato.  Non abbiamo fatto una cattiva partita difensiva. Sono contento  – ha aggiunto il tecnico friulano – che siamo riusciti a fare una partita di questa entità.

Licata. Forzano blocco dei Carabinieri, 4 arresti dopo un breve inseguimento.

Serata movimentata per i Carabinieri di Licata a causa di un inseguimento lungo la Statale 115 chiusosi poi con l’arresto di quattro persone. I militari, impegnati in diversi posti di blocco sul territorio di Licata, in via Gela hanno intimato l’alt ad una Fiat Stilo che però non si è fermata e nel forzare il blocco, avrebbe quasi investito uno dei militari presenti.  Tempestivo l’inseguimento dell’auto,  due gazzelle dei Carabinieri si sono subito piazzate alle spalle dei fuggitivi e dopo una corsa ad alta velocità, sono riuscite a bloccare  la Fiat Stilo. Giunti i rinforzi dalla Stazione di Licata, i militari dell’Arma hanno proceduto ad una prima identificazione dei soggetti, tutti residenti a Camastra  e ad una perquisizione all’interno dell’autovettura i militari hanno rinvenuto e sequestrato un coltello a serramanico e tre flaconi di metadone. I fuggitivi non hanno saputo spiegare il perché della loro pericolosa fuga. E così, per i quattro, tre uomini ed una donna, sono scattate le manette  devono rispondere di“Porto ingiustificato di armi ed oggetti atti ad offendere e Resistenza a Pubblico Ufficiale”. Ai quattro sono stati concessi gli arresti domiciliari.

Mafia. Giuseppe Quaranta si è pentito.

Giuseppe Quaranta, 50anni, arrestato nell’ambito dell’operazione antimafia “Montagna” ritenuto elemento di spicco della famiglia mafiosa di Favara ha deciso di collaborare con gli inquirenti.  “Ho deciso di collaborare – avrebbe detto ai magistrati della DDA di Palermo – per il bene della  mia famiglia e mio personale… sono stanco e ho avuto delusioni da queste persone”.  La scelta di Quaranta a collaborare con la giustizia sarebbe maturata il 29 gennaio scorso, una settimana dopo il suo arresto.  Personaggio chiave nelle indagini è grazie ai suoi movimenti che gli inquirenti hanno ricostruito l’assetto del mandamento di Santa Elisabetta, che comprende i territori di Raffadali, Aragona, Sant’Angelo Muxaro e San Biagio Platani, e che nel tempo ha anche assorbito quello di Santo Stefano di Quisquina che agglomera ance quelli di  Bivona, Alessandria della Rocca, Cammarata e San Giovanni Gemini.  “Sono stato combinato nel 2010-2011 – ha raccontato il neo pentito – da Francesco Fragapane con la santina in mano e la punciuta… la mia santina raffigurava Sant’Antonio da Padova”.  Fragapane dunque da quel giorno, con quel patto di sangue rituale, svoltosi non a caso con il santino di S. Antonio, patrono di Favara, avrebbe promosso  Quaranta a  capomafia di Favara. L’aspirante collaboratore di giustizia fa’ anche i nomi degli esponenti di cosa nostra favarese.  “I componenti della famiglia di Favara sono Giuseppe Vella, Pasquale Fanara, Stefano Valenti, Gerlando Valenti, Giuseppe Blando, Calogero Limblici, Luigi Pullara e Angelo Di Giovanni. Ci sono altri gruppi criminali che noi chiamiamo ‘paraccari’ che non hanno un capo e un sottocapo”. Poi, inizia a descrivere la mappa politica dei mandamenti   “Il rappresentante di tutta la provincia – avrebbe detto Quaranta –  è Pietro Campo. Ogni mandamento è formato da quattro paesi. Il capo comanda i quattro paesi ma non può essere uno dei quattro”. A capo del mandamento di Favara Quaranta indica “Pasquale Fanara”. Nel lungo  verbale della sua deposizione,  la sua  ricostruzione sul mandamento di  Agrigento, e dunque dei relativi nominativi,  non sono stati resi noti.  A Santa Elisabetta comanda “Francesco Fragapane”. Il mandamento comprende “Raffadali (con a capo Antonino Vizzì con Manno Salvatore che è l’anziano. Sant’Angelo Muxaro (gestito dai Fragapane), Aragona (con a capo un certo Gino che ha una masseria, di cui non ricordo il cognome. Mandamento di Bivona (con a capo Spoto Giuseppe Luciano) che comprende San Biagio Platani (con a capo Nugara Giuseppe), Cianciana (con a capo Tornatore)… mandamento di Cammarata San Giovanni Gemini (con a capo La Greca)… ma ci sono pure Giambrone Calogerino e Angelo e i Mangiapane che girano…”.
Ed ancora: “Mandamento di Sciacca che era gestito da Di Gangi e che comprende Ribera (con a capo Capizzi Mario), e Burgio (non so ci vi sia a capo)”. Nomi top secret  anche nel caso di Sambuca e Palma”e dei mafiosi palermitani e catanesi (ad eccezione di “Salvatore Seminara appartenente alla famiglia di Caltagirone) con cui Quaranta dice di avere  e tutta la parte degli uomini che “si stanno muovendo per andare a comprare armi in Belgio in relazione a conflitti che sono sorti per traffici di droga”.Il prestigio di Quaranta, però, durò poco. Sul suo conto iniziarono a circolare cattive notizie: dai soldi che non arrivavano ai parenti dei Fragapane al mancato pagamento di una ingente partita di droga acquista a credito alla famiglia mafiosa di San Cataldo, 

“I calabresi hanno mandato 600 euro … per la famiglia di Francesco (Fragapane)… Non sono arrivati … Se li è messo in tasca lui”. E’ il 13 giugno del 2014 quando viene intercettata la conversazione – finita agli atti dell’inchiesta antimafia “Montagna” – fra Calogerino Giambrone e Giuseppe Luciano Spoto. Giambrone aveva appreso da esponenti criminali calabresi che questi avevano consegnato 600 euro a Giuseppe Quaranta per la “famiglia” di Fragapane. Denaro, però, mai arrivato a destinazione. Spoto, dunque – seguendo la ricostruzione fatta dai carabinieri del reparto Operativo, coordinati dal tenente colonnello Rodrigo Micucci – faceva presente a Giambrone la necessità di far giungere, in carcere, la notizia a Fragapane: “Gli si deve dire a Francesco (Fragapane) … però senza biglietto … se glielo possono dire a colloquio non lo so … non è uno che sa…”. 

 Francesco Fragapane allora dal luglio del 2014  destituì Quaranta  da ogni  incarico.

San Biagio Platani, dopo l’operazione antimafia “Montagna” 7 i consiglieri comunali dimissionari

Il terremoto giudiziario che ha scosso il Comune di San Biagio Platani, con l’arresto del sindaco Santino  Sabella nell’operazione antimafia “Montagna”, com’era prevedibile ha provocato indignazione anche all’interno dello stesso palazzo di città. Ed ecco quindi che in seno alla locale pubblica assise cittadina, in attesa dell’arrivo a San Biagio del commissario straordinario che traghetterà l’Ente a nuove elezioni,  si sono avute le prime reazioni, con le dimissioni di 7 consiglieri comunali. Lo scorso 30 gennaio, a fare il passo indietro erano stati i consiglieri Andrea Favatella e Maria Rosa Di Franco, ieri invece, a protocollare le irrevocabili dimissioni sono stati: il presidente del consiglio comunale Angelo Palamenghi, e i consiglieri : Maria Carmela Brusca, Salvatore Ciccarello, Angela Messina e Valentina Palumbo.  “Non è mai positiva la chiusura anticipata di una consiliatura – dicono i cinque dimissionari –  tuttavia, gli eventi incresciosi che hanno coinvolto il nostro comune e la nostra comunità rendono necessaria l’adozione di un tal genere di provvedimento, ritenendo che non sia giusto continuare ad occupare una posizione politico istituzionale senza la giusta serenità”. Oltre alla bufera giudiziaria che si è abbattuta sul Comune, i cinque consiglieri dimissionari che hanno lasciato ieri, elencano tra le motivazioni della loro decisione anche quella del mancato finanziamento per la realizzazione degli archi di Pasqua. Hanno giocato di anticipo i consiglieri comunali di San Biagio Platani, in un Comune che rischia lo scioglimento per infiltrazioni mafiose.

Processo Discount. Per il commercialista di Burgio i debiti erano insanabili.

Continua al Tribunale di Agrigento il processo che vede imputato l’imprenditore agrigentino, Giuseppe Burgio, arrestato il 27 ottobre del 2016 nell’ambito dell’operazione “Discount” . All’uomo considerato il re dei supermercati, viene contestato il reato di bancarotta fraudolenta.
I pubblici ministeri Simona Faga e Alessandra Russo, stanno completando la lista dei testimoni, nei giorni scorsi a deporre in aula è stato il commercialista Fabrizio Lo Jacono che ha illustrato il quadro economico delle aziende del gruppo Burgio.
“Nel 2010, quando alcune imprese del gruppo erano già in una situazione prossima al fallimento – ha detto il commercialista – sono stato contattato da Burgio che mi ha chiesto di elaborare un piano di asseveramento dei debiti delle imprese. In realtà – ha aggiunto Lo Jacono– non sono stato mai messo nelle condizioni di farlo e la situazione che mi era stata prospettata prima che iniziasse il mio mandato era del tutto diversa da quella che mi trovai realmente davanti”.
In Tribunale Lo Jacono ha praticamente esposto la sua versione circa l’insanabilità della situzione debitoria delle aziende già dal periodo per il quale Burgio si era rivolto a lui. “Mi fu detto che sarebbe stato sufficiente rivisitare i debiti e definire un piano di risanamento. In realtà – ha detto Lo Jacono – esaminando bene il quadro economico delle imprese del gruppo mi resi conto che c’era un’esposizione debitoria con i fornitori e con le banche che era davvero complicato tamponare”.
Un crack inevitabile secondo il professionista, un buco di decine di milioni di euro che portò poi all’inchiesta e all’arresto dell’imprenditore cinquantenne e al coinvolgimento di diversi funzionari e dirigenti di una filiale agrigentina di un noto istituto di credito.

Salvatore Rotolo non paga il mantenimento della figlia di Antonella Alfano.

Salvatore Rotolo, l’ex Carabiniere che il 5 febbraio del 2011 uccise la compagna Antonella Alfano, omicidio per il quale l’ex sotto ufficiale dell’arma sta scontando una condanna a 18 anni di carcere, non starebbe rispettando l’obbligo di mantenimento della figlia di nove anni. Rotolo a cui è stata tolta la patria potestà sulla piccola nata dalla relazione con la sfortunata agrigentina.
Ad incastrare il piano dell’assassino, fu’ un suo stesso collega Carabiniere che il giorno del delitto, lo aveva visto nei pressi del boschetto di via Papa Luciani a bordo di uno scooter.
Rotolo, oltre ai 18 anni di carcere, era anche stato condannato al pagamento di 500 mila euro di provvisionale in favore della figlia.
L’uomo fu arrestato quattro mesi dopo l’atroce delitto, Antonella fu strangolata, il suo corpo senza vita, secondo quanto emerse dagli atti processuali, fu adagiato sul sedile di guida della sua stessa auto, una Fiat 600 per simulare un incidente stradale. L’utilitaria fu incendiata nel tentativo, poi risultato vano, di eliminare le tracce dell’omicidio.

C’è attesa per l’avvio del 68° festival della canzone italiana di Sanremo.

C’è attesa per l’avvio del 68° festival della canzone italiana di Sanremo. Per la kermesse ligure si tratta del battesimo della nuova direzione artistica affidata a Claudio Baglioni. Alla vigilia dell’evento musicale, abbiamo chiesto al leader dei Nomadi, Beppe Carletti cosa ne pensa del Festival targato Baglioni.

Nuccia Palermo: “Non mi sento rappresentata dai candidati che i partiti hanno scelto per la nostra Provincia”.

“Non mi sento rappresentata dai candidati che i partiti hanno scelto per la nostra Provincia” a dirlo è la consigliere comunale di Agrigento Nuccia Palermo che, alla vigilia delle elezioni politiche, interviene in merito ai criteri di scelta dei candidati.

Zingarello. L’isola ecologica trasformata in discarica, gli abitanti chiedono la rimozione dei cassonetti.

13 giorni di rifiuti, inspiegabilmente non raccolti, hanno indotto gli abitanti di Zingarello a chiedere la rimozione dell’isola ecologica dove gli stessi avrebbero dovuto differenziare la spazzatura ma che , come era prevedibile, è servita anche agli incivili per liberarsi, in barba alle regole, di spazzatura di ogni genere, trasformando di fatto, l’isola in una vera e propria discarica. L’associazione Mareamico che inizialmente aveva accolto positivamente la soluzione proposta dall’amministrazione comunale e da Iseda, si fa’ adesso portavoce dei residenti che chiedono al Comune e all’Iseda di rimuovere i cassonetti ed istituire il servizio di raccolta porta a porta previsto dall’ordinanza sindacale. Se previsto da un’ordinanza allora perché il porta a porta non si è fatto? In pratica, trattandosi di un quartiere con molte case di villeggiatura e quindi prettamente popolato nei mesi estivi, dal Comune in accordo con la ditta che gestisce il servizio, si è concordato di svolgere il porta a porta da giugno a settembre, quando la densità abitativa di Zingarello è al livello massimo. Nei restanti 9 mesi, i residenti, avrebbero dovuto differenziare e conferire nei cassonetti. Ma il poco  chiaro motivo del ritardo accumulato,  13 giorni di non ritiro dei rifiuti,  ha letteralmente fatto arrabbiare gli abitanti. “Zingarello – ci dice un abitante – è ricordata dal Comune di Agrigento solo ed esclusivamente in occasione dell’invio delle fatture dei tributi locali. Noi – ha aggiunto il cittadino – a spese nostre abbiamo asfaltato le strade e fatto installare i pali dell’illuminazione, paghiamo la tassa sui rifiuti – ha detto ancora il cittadino indignato – per 365 giorni di servizio all’anno, nella bolletta che paghiamo dovrebbe esserci compreso anche lo spazzamento delle strade, è inutile – ha detto ancora l’abitante di Zingarello – che vi dica che in oltre 40 anni di permanenza, non ho mai visto un operatore ecologico, ora ci hanno fatto fare la fila per ritirare i mastelli per il porta a porta e da bravi contribuenti lo abbiamo fatto, e poi che fanno?  – Si interroga il cittadino – ci mettono i cassonetti in strada, come a dire eccovi la vostra discarica. No grazie, non la vogliamo, da sempre considerati cittadini di serie b riteniamo che questo regalo non è meritato. Riportatevi – conclude –  i vostri cassonetti e venite a ritirarci i rifiuti a domicilio, perché per questo paghiamo.

Agrigento Capitale della Cultura. Le carte sono in regole al MiBACT la decisone

Agrigento ha fatto la sua parte, adesso tocca al ministero dei Beni e delle Attività Culturali decidere quale città italiana sarà capitale della cultura per il 2020. In mattinata, la delegazione agrigentina guidata dal sindaco Firetto, a Roma, in audizione dinanzi la commissione che il prossimo 16 febbraio deciderà quale tra le 10 città candidate sarà la capitale della cultura. 

La delegazione agrigentina, è stata la prima ad essere stata ascoltata,  75  minuti di tempo per l’esposizione del progetto. La città dei Templi dovrà vedersela con l’agguerrita concorrenza della pugliese  Bitonto, di Casale Monferrato in provincia di Alessandria, di Macerata, della bolzanese  Merano, della sarda Nuoro, delle tre emiliane Parma, Piacenza e Reggio Emilia e della veneta Treviso.  Oltre al titolo, le 10 città si contendono anche un finanziamento da 1 milione di euro.

La millenaria storia, la magnificenza dei suoi monumenti,  i natali dati ad illustri figure della letteratura italiana, fanno di Agrigento, una capitale naturale e universale della cultura a prescindere dal riconoscimento ministeriale,  non ce ne vogliano le altre città candidate.

Delle potenzialità offerte da Agrigento  ne è consapevole lo stesso sindaco Firetto. 

Sabato scorso, la città ha festeggiato l’ingresso di Agrigento nella lista corta delle 10 candidate. La lunga agenda degli appuntamenti è iniziata con la presentazione del logo di Agrigento 2020. E’ firmato dalla giovane archieteto di Cesena, Francesca Baldazzi  si è aggiudicata il  concorso appositamente bandito. Il progetto vincitore, ruota su tre temi cardine, ovvero “Storia, Evoluzione e Vita”. 

Nel pomeriggio, i gruppi folk unitamente ai tammurinara di Girgenti hanno sfilato lungo le vie del centro, rievocando i suoni rappresentativi di una terra che ha nel suo dna anche la cultura del folclore. In piazza stazione poi, i tanti artisti agrigentini che si sono esibiti per sostenere la propria città in questo ambizioso progetto e a chiusura dei festeggiamenti il concerto evento de “I Nomadi”.

Processo Macalube. Le precisazioni di Legambiente News Agrigentotv

In attesa di conoscere le motivazioni della sentenza di condanna per duplice omicidio colposo dei responsabili di Legambiente, Mimmo Fontana e Daniele Gucciardo, rispettivamente a 6 e 5 anni e 3 mesi, per la morte dei fratelli Carmelo e Laura Mulone all’interno della riserva naturale integrale “Macalube di Aragona”, Legambiente, tramite il  presidente regionale Gianfranco Zanna e il legale difensore dell’associazione ambientalista, l’avvocato Maria Letiza Pipitone ha delle precisazioni da fare. “Non è affatto vero – si legge in una nota  – che le Riserva naturale delle Macalube di Aragona è stata interdetta ai visitatori sino al 2002, anno in cui Legambiente ne avrebbe invece chiesto la fruizione, e quindi, conseguentemente, creato il pericolo derivante da eventi quali quello accaduto. Questa riserva – aggiungono Zanna e Pipitone –  è stata istituita dal legislatore regionale perché lo straordinario valore naturalistico e vulcanico fosse tutelato, protetto, conosciuto ed amato dai siciliani e dai turisti. La riserva delle Macalube – si legge ancora nella nota di Lagambiente –  è fruibile per legge sin dalla sua istituzione datata 16 maggio 1995. Legambiente è ancora oggi l’ente gestore della riserva perché l’indagine amministrativa, effettuata dall’Assessorato Territorio e Ambiente, immediatamente dopo i fatti, ha accertato che nessun rimprovero poteva essere mosso all’associazione per le violazioni della convenzione di affidamento ritenute invece dalla Procura della Repubblica di Agrigento la principale condotta colposa degli imputati.  Noi non sappiamo perché il giudice ci ha condannati – aggiungono il presidente e il legale dell’associazione –  nonostante la prova provata della correttezza del nostro operato, ma sappiamo per certo che la sentenza insieme a noi ha, soprattutto, condannato il capitale naturale di questa isola che da oggi in poi rischia seriamente di essere abbandonato a se stesso, visto che si può innescare un’azione di “chiusura” e di “interdizione alla fruizione” delle nostre bellissime aree naturali protette. Se questo verdetto, infatti, ha veramente sancito che gli enti gestori di riserve naturali sono i garanti dei pericoli derivanti dalla natura – concludono –  ha inferto un colpo mortale al sistema delle riserve naturali, lasciando così mano libera a quanti  non vedevano l’ora di metterci le mani per interessi speculativi di segno opposto”. Intanto dopo la sentenza di primo grado sul tragico incidente costato la vita ai fratelli Mulone, la riserva, nonostante i cartelli che ne vietano l’accesso, rimane incustodita e alla libera fruizione di quanti, incuranti dei divieti, decidessero di oltrepassare la sbarra d’ingresso.

Licata. Presunti favoritismi per la realizzazione del porto. Ortega (UTC) rischia il processo.

Il dirigente del dipartimento Urbanistica del Comune di Licata, Vincenzo Ortega, 57 anni e l’imprenditore di Caltanissetta Luigi Francesco Geraci, 74 anni, responsabile della ditta che nella città del Faro  ha realizzato il nuovo porto turistico, rischiano il processo per abuso di ufficio e  per il dirigente del Comune anche la falsità materiale e ideologica commessa da pubblico ufficiale.  Per entrambi, il pubblico ministero Andrea Maggioni, dopo la chiusura delle indagini preliminari, h chiesto il rinvio a giudizio, a breve si conoscerà la data dell’udienza preliminare.  Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza,  vertono sulla presunta sottrazione dalle casse del Comune, di  oltre sette milioni di euro di oneri concessori.  Il quadro accusatorio sarebbe sostenuto da intercettazioni telefoniche e dalle denunce dell’associazione “A testa alta”. I lavori oggetto delle indagini sono quelli del “Porto turistico Marina Cala del sole” realizzati dalla società “Iniziative immobiliari S.p.a”, di cui Geraci è legale rappresentante e, nel 2006, ha ricevuto una concessione di superficie demaniale marittima. Al dirigente Ortega, che  vive sotto scorta a seguito degli atti intimidatori subiti inseguito alle demolizioni degli immobili abusivi,  la procura contesta  di avere avuto un atteggiamento di favoritismo nei confronti della società, che in un primo momento realizzò pure un centro commerciale che poi fu venduto ad una società calabrese, facendogli risparmiare oltre 7 milioni di oneri concessori che, secondo l’accusa,  sarebbero stati dovuti per la realizzazione di una serie di strutture e servizi. La vicenda, peraltro, fu anche al centro di un contenzioso fra lo stesso Ortega da una parte e, dall’altra, l’ex sindaco Angelo Graci e il commissario straordinario del Comune Maria Grazia Brandara. Al solo Ortega, infatti, si contesta di avere redatto cinque relazioni, di cui quattro indirizzate a Graci e una a Brandara, fra il 2011 e il 2017, con cui si attestava falsamente l’esistenza di presupposti che giustificassero l’esonero, per la società di Geraci, del pagamento degli oneri concessori per 7 milioni e 200 mila euro.

Calcio. Mercato magro per l’Akragas che punta alla salvezza News Agrigentotv

Le emergenze societarie, specie quelle economiche, avevano fatto tremare la Agrigento calcistica e già l’annuncio di proseguire il campionato e tornare sul mercato, aveva fatto ben sperare i tifosi dell’Akragas, il mercato di riparazione, chiuso ieri, ha permesso alla società bianco azzurra di acquisire alcuni atleti, ma i colpi sperati  non sono stati concretizzati e la voce partenze è decisamente più ampia di quella relativa agli ingressi. 

A lasciare la città dei Templi infatti sono stati Parigi, Longo, Vicente, Russo, Sepe, Franchi e Salvemini.

In arrivo invece sono il difensore Andrea Pastore, in prestito dall’Alessandria, dall’Avellino arriva l’attaccante Idrissa Camarà con all’attivo 9  reti in 117 presenze. Dal Monopoli ritorna all’Akragas  il centrocampista Urban Zibert. In bianco azzurro anche i calciatori  Gaetano Dammacco e Ferdinando Raucci provenienti rispettivamente da Matera e Bisceglie. Garufo invece, obbiettivo di mercato dell’Akragas non arriverà . 

“Abbiamo fatto quello che potevamo e preso giocatori motivati” –ha detto il ds bianco azzurro  Ernesto Russello”.  La salvezza, per i bianco azzurri sembra adesso un’impresa veramente ardua a cui solo il campo potrà dare le relative risposte. 

Anziana travolta e uccisa nel 2016 in via Crispi ad Agrigento. News Agrigentotv

Udienza al Tribunale di Agrigento del processo sul tragico incidente stradale avvenuto la sera dell’11 febbraio del 2016 in via Crispi ad Agrigento dove venne travolta e uccisa l’anziana Teresa Castro di 80 anni. Imputata per  omicidio colposo è un’altra ottantenne agrigentina che con la sua utilitaria investì la sfortunata anziana che stava attraversando la strada subito dopo essere uscita dalla vicina Chiesa della Madonna delle Grazie. Nel banco dei testimoni, il pm Andrea Maggioni, testimone oculare dell’incidente e che in aula, ha risposto alle domande della sua collega Manuela Sajeva e ha raccontato la sua versione dei fatti. 

“C’era un po’ di nebbia e l’asfalto era bagnato perché aveva piovuto – ha detto Maggioni – ho visto l’auto che era davanti a me investire la donna”. Alla domanda del pm Sajeva se l’anziana automobilista viaggiava a velocità sostenuta, il dott. Maggioni ha risposto:” Andava all’incirca a 50 o 60 chilometri orari”. Il magistrato che presto sarà trasferito alla Procura di Ferrara ha parlato anche sulla tempistica dei soccorsi, nella sua deposizione, Maggioni ha dettagliatamente raccontato dei tentativi di rianimazione effetuati da un medico, manovre tentate nell’attesa dell’arrivo   dell’ambulanza del 118 che secondo il testimone, arrivò in via Crispi una mezz’oretta dopo l’incidente.  “Quando i sanitari arrivarono – ha detto Andrea Maggioni – non poterono far altro che constatarne il decesso”.

Pensionato scomparso a Racamuto, non ci sono indizi, chiuso il piano di ricerche.

Nessuna traccia del pensionato racalmutese Giuseppe Alaimo di 62 anni,  il sesto giorno di ricerche previste dal piano attivato dalla Prefettura di Agrigento non ha dato esito, in assenza di elementi utili, le ricerche dell’anziano sono state momentaneamente sospese

Sono stati complessivamente 463 gli ettari di territorio controllati da, personale delle forze dell’ordine e volontari che in questi giorni hanno battuto palmo a palmo sia le zone frequentate dall’uomo sia i luoghi raggiungibili dallo stesso. Le indagini volte alla sua ricerca comunque continuano su tutto il territorio nazionale. 

Visti gli esiti negativi della serrata campagna di ricerca, tra le ipotesi investigative potrebbe esserci anche quella di un allontanamento volontario, così come non si può escludere la pista dell’incidente accidentale.

Processo Macalube. Condannati i responsabili della riserva naturale

Ci sono due condanne di primo grado per duplice omicidio colposo per la tragedia delle Macalube di Aragona dove, a causa dell’esplosione di un vulcanello, il 27 settembre del 2014, persero la vita i fratelli Carmelo e Laura Mulone di 9 e 7 anni. Il giudice della prima sezione penale, Giancarlo Caruso ha emesso la sentenza che condanna a sei anni l’ex presidente di Legambiente ed ex assessore comunale di Agrigento Mimmo Fontana, l’accusa aveva chiesto la pena a 8 anni, e a 5 anni e 3 mesi di reclusione per Daniele Gucciardo operatore quest’ultimo della riserva naturale integrale “Macalube” di Aragona, per lui invece la richiesta di pena era stata di 6 anni e 8 mesi. Per entrambi gli esponenti di Legambiente è scattata l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e sono stati condannati anche al pagamento delle spese processuali e, in solido con il comitato regionale di Legambiente, al risarcimento di 600 mila euro di provvisionale per ciascuna delle parti civili. Nell’aula 6 del Tribunale di Agrigento ad attendere la sentenza del giudice, da un lato gli imputati, dall’altro invece i genitori degli sfortunati bambini, papà Rosario e mamma Giovanna che dopo la pronuncia del verdetto si sono commossi e abbracciati. “Anche se i miei figli non ritorneranno in vita – ha detto a caldo la signora Giovanna Lucchese – siamo soddisfatti della sentenza”. Nel processo invece è stato assolto con la formula del fatto non costituisce reato, l’allora dirigente responsabile delle aree protette della Regione, Francesco Gendusa. Il Giudice ha infine rigettato le richieste di risarcimento avanzate dalle parti civili, ovvero Comune di Aragona, Presidenza della Regione e Assessorato Regionale Territorio e Ambiente. Inattesa di conoscere le motivazioni della sentenza, Lagambiente annuncia di ricorrere in appello.“Fiduciosi nell’operato della magistratura – di legge in una nota – aspettiamo di conoscere le motivazioni della sentenza -per impugnarle nelle forme previste dalla legge, convinti che nel giudizio di appello – si legge ancora – sarà dimostrata l’obiettiva inevitabilità di questo dramma e, quindi, l’assenza di responsabilità da imputare alla nostra associazione e ai nostri dirigenti”.

Costi della Politica. Consiglio Regionale della Lombardia Vs ARS. La Sicilia batte nettamente i cugini del Nord.

Mentre all’Assemblea Regionale Siciliana si cerca l’accordo per far ritornare il tetto massimo degli stipendi a 240 mila euro all’anno, proviamo a fare un confronto tra gli stipendi percepiti dal personale del parlamento regionale siciliano e quelli del consiglio regionale della Lombardia.
Partiamo dal segretario generale, nel 2016, il primo dirigente del consiglio lombardo, ha percepito una retribuzione lorda di circa 190 mila euro, ben 50 mila euro in meno del tetto massimo previsto per il suo collega siciliano.
Altre differenze si vedono nelle retribuzioni spettanti ai dirigenti al bilancio, il direttore del Servizio Bilancio del consiglio della Lombardia, nel 2016 ha intascato circa 80 mila euro, il suo collega di Palazzo dei Normanni invece può tranquillamente arrivare a percepirne i 240 mila euro considerando che un assistente parlamentare con più di 24 anni di servizio ne intasca 100 mila.

Nel solo 2016 l’assemblea regionale siciliana per i circa duecento dipendenti a tempo indeterminato ha speso 24,5 milioni di euro, una media di 123 mila euro a dipendente l’anno, contro i 17,4 milioni del consiglio regionale lombardo per i suoi 306 dipendenti, ovvero 57 mila euro a dipendente. Se gli stipendi dell’amministrazione Ars venissero equiparati a quelli del consiglio lombardo, si avrebbe un risparmio di 13,1 milioni di euro.

Nel 2016, complessivamente alla voce pagamenti del proprio rendiconto, la Lombardia ha speso poco meno di 50 milioni di euro mentre la Sicilia ne ha spesi poco più di 142 milioni. Una differenza abissale che ovviamente è a carico dei cittadini che come sempre si caricano sulle proprie spalle le spese della burocrazia al fronte di servizi sempre più carenti, specialmente per i residenti delle regioni del mezzogiorno.

Elezioni politiche 2018. I Candidati agrigentini e le istruzioni al voto.

I giochi sono fatti, gli elettori hanno a disposizione le liste dei candidati che i partiti politici hanno scelto e imposto agli italiani. Ma vediamo chi saranno gli agrigentini aspiranti deputati e senatori.
Nel collegio Uninominale, la corsa a Montecitorio interessa per il Centrosinistra: Giuseppe Sodano, il M5s invece schiera Michele Sodano. Liberi e Uguali sarà rappresentata da BiancaGazzetta mentre il Centrodestra candida l’ex consigliere comunale di Agrigento Calogero Pisano.
Al Senato invece gli aspiranti inquilini di Palazzo Madama agrigentini sono:
per il Centrosinistra: Maria Iacono;M5s: Gaspare Marinello; Liberi e Uguali: Calogero Zammuto; per il Centrodestra: Vincenzo Giambrone.
Sempre per il Senato. Nel collegio Sicilia occidentale i candidati sono:
Forza Italia: Renato Schifani, Urania Papatheu, Nitto Palma, Domitilla Giudice. Pd: Davide Faraone, Teresa Piccione, Paolo Ruggirello, Maria Iacono. M5s: Antonella Campagna, Vincenzo Santangelo, Cinzia Leone, Fabrizio Trentacoste. Noi con l’Italia: Ester Bonafede, Decio Terrana, Vita Rotolo, Fabio Bongiovanni. Fratelli d’Italia: Isabella Rauti, Adolfo Urso, Margherita Lanza di Scalea, Raoul Russo. Leu: Pietro Grasso, Mariella Maggio, Fabrizio Bocchino, Teresa Monteleone. Lega: Giulia Bongiorno, Santo D’Alcamo, Patrizia Battello, Gioacchino Picone.
Passando invece ai candidati alla Camera per il Collegio Gela-Agrigento-Mazara il
Pd sceglie Daniela Cardinale, Marco Campagna, Teresa Diadema, Angelo Galanti. Forza Italia: Giusi Bartolozzi, Andrea Mineo, Vanessa Sgarito, Marcello Fattori. M5s: Azzurra Cancelleri, Filippo Perconti, Rosalba Cimino, Dino Terrana. Leu: Bianca Guzzetta, Cesare Lo Leggio, Dafne Rimmaudo, Nicolò Asaro. Lega: Alessandro Pagano, Anna Maria Sciangula, Loreto Ognibene, Alessandra Cascio. Fratelli d’Italia: Carolina Varchi, Calogero Pisano, Elvira Amata, Michele Ricotta.
Il prossimo 4 marzo 2018, gli elettori, per la prima volta dopo più di dieci anni si confronteranno con una nuova legge elettorale, una nuova scheda e un nuovo metodo per votare. Ma partiamo appunto dalle schede, una per la Camera e – per gli elettori che hanno compiuto il 25° anno di età– una per il Senato. Il nuovo sistema elettorale – “Rosatellum” – ha introdotto un sistema misto, proporzionale e maggioritario.

Si può votare facendo un solo segno, oppure due, basta che entrambi i segni siano fatti nell’area della scheda che spetta a un’unica coalizione.
È possibile votare un candidato all’uninominale e, con un secondo segno, scegliere una delle liste che lo appoggiano.
Si può scegliere anche solo il candidato all’uninominale o solo una delle liste, ma il voto sarà comunque “trascinato” rispettivamente anche sulle liste o sul candidato.
Non si può votare una lista diversa da quelle che appoggiano il candidato scelto.

L’Associazione Nazionale Testimoni di Giuszia aderisce alla campagna di sensibilizzazione di condanna alla mafia lanciata da AGTV e Mareamico.

“In culo alla mafia” il celebre motto del coraggioso imprenditore bivonese Ignazio Cutró potrebbe essere uno dei tanti slogan che potrebbero essere stampati sui facsimile dei candidati alle prossime elezioni politiche. Il Presidente dell’associazione nazionale Testimoni di Giustizia aderisce all’appello lanciato dalla nostra emittente e dalla delegazione di Agrigento dell’associazione Mareamico, dove si chiede agli aspiranti deputati e senatori, di riportare sui propri facsimile elettorali uno slogan di condanna nei confronti della mafia e della corruzione. 
Ignazio Cutró, nell’aderire all’iniziativa ribadisce l’importanza del diritto di voto.
“Il cittadino – dichiara il presidente dell’associazione nazionale Testimoni di Giustizia – ha a disposizione un’arma importante ed è il voto. Solo recandoci alle urne – aggiunge Cutró – abbiamo l’opportunità di scegliere le persone a cui affideremo l’arduo compito di rappresentarci nel rispetto delle Leggi e della Giustizia. Astenersi dal voto – conclude Il testimone di giustizia – è un comportamento anti democratico che fa’ male a tutti”.
Le discutibili decisioni di revoca della scorta ad Ignazio Cutró, specie alla luce delle intercettazioni emerse nell’ambito dell’operazione antimafia “montagna” e gli appelli al diritto alla protezione lanciati dallo stesso Cutró, richieste che ancora non sono state ascoltate, causano rammarico nell’ex imprenditore che, nonostante le minacce di morte intercettate dai Carabinieri, non si piega e rilancia i suoi appelli rivolti al ministro Minniti e a chi è chiamato a decidere sulla sicurezza della sua vita e dei propri familiari. Sulla vicenda Cutró è in atto un silenzio assordante da parte di quelle stesse Istituzioni a cui con coraggio si è rivolto l’ex imprenditore edile.

Racalmuto. Si continua a cercare Giuseppe Alaimo.

Quinto giorno di ricerche a Racalmuto del pensionato Giuseppe Alaimo la cui  scomparsa è stata denunciata venerdì 19 gennaio  alla locale stazione dei Carabinieri.

Il Piano Ricerche Persone Scomparse, attivato giovedì scorso dalla Prefettura di Agrigento è coordinato dal capitano dei Carabinieri Mario Amengoni. Sono oltre 200 gli ettari di territorio battuti da forze dell’ordine, volontari di protezione civile e semplici cittadini, impiagate anche unità cinofile addestrate proprio per la ricerca di persone. I cittadini volontari, organizzati in squadre unitamente alle forze dell’ordine, hanno controllato le case abbandonate e i ruderi del centro storico e si sono spinti oltre l’area del depuratore comunale.
Si sono presentati anche dei cittadini a cavallo, che hanno perlustrato un’ampia zona della forestale Un impegno importante, che è stato coordinato dalle unità mobili presenti presso la fondazione Sciascia.

Chiunque abbia informazioni utili al suo ritrovamento è pregato di rivolgersi alle forze dell’ordine. 

Elezioni politiche 2018. In Sicilia il PD esclude dalle liste nomi illustri, polemiche ad Agrigento su Sodano Jr.

Dopo la sonora batosta elettorale rimediata dal PD alle elezioni regionali dello scorso 5 novembre, in Sicilia per il partito di Renzi, in vista delle imminenti consultazioni politiche e dunque di presentazione delle candidature, si è probabilmente scelto di non ripresentare gli esponenti, considerati responsabili del drastico calo di consensi. Ed ecco quindi che dalle liste sono stati esclus, l’ex governatore dell’Isola Rosario Crocetta, il senatore Beppe Lumia, ex presidente della commissione antimafia, fuori anche il responsabile nazionale legalità del Pd Giuseppe Antoci, presidente del Parco dei Nebrodi. Matteo Renzi, ha voluto che il premier uscente Paolo Gentiloni e il sottosegretario Maria Elena Boschi, si candidassero in Sicilia,  rispettivamente a Catania e Taormina. Anche nell’agrigentino è polemica soprattutto per la candidatura alla Camera nel collegio uninominale di Franco Sodano, figlio dell’ex sindaco di Agrigento Calogero. 

Tonino Moscatt, deputato uscente, non verrà ricandidato, la sua collega di partito Maria Iacono invece, dalla Camera dei Deputati correrà per uno scranno  al Senato. 

Ma è proprio sulla scelta di Sodano che la segreteria provinciale del PD di Agrigento rivendica il diritto, sancito da un proprio documento sottoscritto dai circoli, nel quale,per la scelta dei candidati si chiedeva  il coinvolgimento del territorio. “Un appello – dicono dal PD di Agrigento – caduto nel vuoto. Abbiamo appreso i nomi dei candidati tramite gli organi di stampa senza nessuna possibilità di confronto”. Aggiunge il segretario Provinciale di Agrigento Giuseppe Zambito che in riferimento alla scelta del partito di schierare il figlio dell’ex sindaco Sodano dichiara:”Nulla da ridire sul piano personale, preoccupa, invece, essere venuti a conoscenza delle sue simpatie per la destra di Nello Musumeci e la sua militanza in Generazione Futuro di Gianfranco Fini. Comprendiamo – continua il segretario del partito -che in una coalizione gli alleati rivendichino spazio e che Agrigento sia stata “ceduta” in quota “Civica e Popolare” della Lorenzin, ma riteniamo che ciò non possa in nessun modo giustificare scelte che sono culturalmente distanti dai valori del centro sinistra e che stridono con la nostra storia. 

Ho fatto presente tale situazione a Lorenzo Guerini chiedendogli – conclude Zambito –  di intervenire con urgenza per scongiurare che il malessere già diffuso comprometta ulteriormente la già difficile campagna elettorale del Partito Democratico. 

Intanto in casa forza Italia, Marco Campione, presidente di Girgenti Acque, si tira fuori dalle consultazioni.  “Ho ringraziato il Presidente Silvio Berlusconi e il Coordinatore Regionale di Forza Italia Gianfranco Miccichè per la proposta, ma – ha detto l’imprenditore coinvolto in diverse vicende giudiziarie-  non potendo assicurare l’impegno che la carica imporrebbe, il mio senso di responsabilità e di rispetto mi obbliga a rinunciare”.

Appello ai candidati di AGTV e Mareamico “condannate mafia e corruzione”

In campagna elettorale se ne sentono tante, i leader dei partititi cercano il consenso a suon di promesse, più o meno realizzabili. Dall’abbattimento delle tasse, al potenziamento del welfare, dallo sviluppo delle politiche dell’occupazione all’aumento degli stipendi, insomma nelle intenzioni, tutti gli schieramenti si dicono pronti a migliorare questo Paese. Non volendo entrare nei singoli programmi di ciascun candidato premier, in accordo con l’associazione Mareamico Agrigento, lanciamo un appello ai singoli aspiranti deputai e senatori. I recenti casi di corruzione che hanno investito l’agrigentino e la recentissima operazione antimafia “montagna” hanno scosso l’opinione pubblica. Un segnale positivo da parte dei singoli candidati, potrebbe essere ad esempio quello di inserire nel facsimile degli slogan ad effetto, riportando ad esempio una storica frase di Peppino Impastato ovvero “la mafia è una montagna di merda”. Facendo così, il candidato, ripudierebbe pubblicamente la criminalità organizzata. Un’altra frase che potrebbe essere stampata sui bigliettini elettorali potrebbe essere ad esempio “odio la corruzione”. L’appello dunque che AgrigentoTV e Mareamico lanciano è rivolto a tutti i candidati alle elezioni politiche del 4 marzo prossimo, sarebbe un gesto di riscatto sia per la classe politica che per l’intero territorio. Staremo a vedere.

Maxi controllo del territorio in Provincia di Agrigento dei Carabineri, arresti sanzioni e denunce.

Maxi controllo del territorio in Provincia di Agrigento dei Carabineri, circa 100 i militari impiegati capillarmente nei 43 comuni della Provincia. Dopo la maxi operazione antimafia “montagna”, lo Stato nell’attività  svolta, ha voluto ribadire la propria presenza nel territorio.  180 sono stati i veicoli controllati nei 20 posti di blocco istituiti. Verifiche che hanno portato  all’elevazione di 32 sanzioni, in particolare per guida pericolosa, uso del cellulare alla guida, mancata copertura assicurativa e mancata revisione, sette le carte di circolazione ritirate ed altrettanti i mezzi sequestrati,  mentre due 2 automobilisti sono stati denunciati per guida in stato di ebbrezza alcolica. Tra i centri monitorati dagli uomini del Comando Provinciale di Agrigento c’è sicuramente il territorio di Favara, località quest’ultima che è stata spesso alla ribalta per episodi legati alla criminalità organizzata. A soprintendere ai controlli dei militari nella città dell’agnello pasquale anche il comandante del reparto operativo Rodrigo Micucci.  A Sciacca , un22 enne,  è stato  segnalato alla Prefettura perché  trovato in possesso di due grammi di Hashish.  Mentre ad Aragona un 20 enne straniero, nonostante il regime di detenzione domiciliare è stato trovato in strada, per questo motivo è stato arrestato . Manette ai polsi anche per un 36enne di Sambuca di Sicilia, accusato di lesioni personali, commesse durante una violenta lite in famiglia. A Bivona  invece, un giovane di Santo Stefano di Quisquina è stato trovato in possesso di un coltello a serramanico  lungo circa 16 cm. Anche per lui è scattata la denuncia all’Autorità Giudiziaria.

Migranti si cuciono la bocca per protesta a Lampedusa

Prosegue a Lampedusa la protesta di un gruppo di migranti tunisini  che si oppongono al rimpatrio e chiedono di essere trasferiti altrove. Quattro di loro, si sono anche cuciti le bocche con ago e fili di cotone.  In tutto, a protestare davanti alla chiesa madre,  sono una cinquantina di persone. Intanto, dopo l’appello per  svuotare l’hotspot  lanciato dal sindaco di Lampedusa Totò Martello al ministro dell’Interno, Marco Minniti, un altro gruppo di 60 persone, a bordo del traghetto di linea, ha raggiunto Porto Empedocle. A differenza di altre occasioni quando i migranti, foglio di via alla mano, sono stati lasciati liberi di circolare, questa volta, con dei pullman sono stati trasferiti in diverse strutture di accoglienza dell’Isola. Trapani, Favara e Villaggio Mosè sono state le destinazioni dove poi, ciascun migrante potrà fare domanda di asilo.

Raccolta differenziata ad Agrigento tra ripensamenti e trasgressori. Mareamico punta l’indice sugli incivili.

La raccolta differenziata ad Agrigento, come ovvio che sia, sta causando notevoli disagi ai cittadini, problemi fisiologici che con il tempo, sono destinati a sparire basterà sicuramente  l’abitudine al corretto conferimento per riassorbire i disagi. Poi si devono considerare anche altri aspetti, ovvero il poco senso civico di alcuni cittadini e le carenze organizzative del servizio. Ci spieghiamo meglio, dal Comune,con l’ingresso in giunta del nuovo assessore ai rifiuti, si è avuta una inversione di tendenza, a differenza dell’ex assessore Mimmo Fontana secondo il quale, il nuovo servizio funzionava perfettamente, l’attuale amministratore al ramo, Nello Hamel, notando alcuni aspetti logistici, oggettivamente non ideali, ha posticipato di quasi un mese, l’avvio della raccolta nel centro città.  Lo scorso 4 dicembre, il nuovo servizio era stato avviato nei quartieri balneari, lo stesso ex assessore Fontana, aveva assicurato che la differenziata si sarebbe fatta su tutto il territorio comunale, ivi compresa la frazione di Zingarello. Circostanza che è stata subito smentita dai fatti, in quanto, a Zingarello invece di avviare la raccolta porta a porta si è predisposta un’isola ecologica, ovvero dei cassonetti nei quali gli abitanti, possono conferire i rifiuti differenziati. Nel periodo estivo poi, quando il quartiere sarà densamente abitato, si dovrebbe effettuare il servizio porta a porta come negli altri quartieri della città. Ovviamente, non tutti i cittadini sono dotati di elevato senso civico, ed ecco quindi che nei  cassonetti di Zingarello, viene depositato di tutto, in barba alla differenziazione. In merito, l’associazione ambientalista Mareamico, avverte gli incivili, Claudio Lombardo infatti, annuncia un video controllo della zona. Immagini che lo stesso, dice di mettere a disposizione degli organi competenti.

380 milioni di fondi europei destinati alla Sicilia tornano nelle casse dell’Europa. News Agrigentotv

Troppe irregolarità sui fondi di Agenda 2000: l’Europa si riprende 380 milioni dalla Sicilia. I l tribunale del Lussemburgo respinge il ricorso dell’Italia . Contestate violazioni sugli appalti, spese inutili e progetti presentati in ritardo.

La Sicilia, non avrà a disposizione i circa 380 milioni di euro previsti dall’Europa
per la programmazione 2000-2006, la cosiddetta “Agenda 2000”.
A deciderlo, in prima istanza, sono stati i giudici del tribunale del Lussemburgo a cui si è appellato il governo nazionale per chiedere l’annullamento del taglio dei finanziamenti del fondo sociale europeo.
Si tratta di progetti redatti nel periodo del governo regionale guidato da Totò Cuffaro. Secondo gli ispettori comunitari, molte richieste erano state presentate fuori il termine di scadenza previsto dai bandi e non solo, alcune delle spese per il personale non erano correlate al tempo effettivamente impiegato e giustificativi di spesa insufficienti. Sempre secondo gli ispettori, nei progetti erano finiti consulenti esterni privi delle qualifiche richieste e richieste spese non pertinenti, contestate anche le violazioni nelle procedure di appalto e nella selezione di personale da impiegare.

Il ricorso avanzato dall’avvocatura dello Stato non ha convinto i giudici del Lussemburgo secondo i quali è innegabile l’esistenza di errori sistemici, imputabili a insufficienze nei sistemi di gestione e di controllo.

In parole povere, l’impreparazione degli uffici cosiddetti “competenti, potrebbe costare caro ai siciliani e il rischio che i 380 milioni di euro possano tornare indietro è veramente alto.

Terremoto Akragas, Silvio Alessi si dimette e la società rischia il fallimento News Agrigentotv

Terremoto Akragas, Silvio Alessi non è più il presidente, le dimissioni sono sopraggiunte a causa dell’impossibilità economia dello stesso di portare avanti la squadra.
“Da solo – ha detto l’ex presidente -non posso più farcela, oggi – ha aggiunto – è morto il calcio ad Agrigento”. Alessi, ha anche lasciato il consiglio di amministrazione della società, rimettendo tutto nelle mani del sindaco. “lascio tutto alla città” ha detto ancora Alessi.
Finisce così un’era che per lo sport agrigentino ha significato il ritorno nel calcio professionistico dopo 30 anni di assenza. Come spesso accade, specie nel calcio, dall’entusiasmo della promozione in Lega Pro del 2015, si è passati alle contestazioni attuali della tifoseria, dovute alla crisi dei risultati e all’esilio delle squadra a Siracusa, Supporter che hanno più volte espresso il loro dissenso nei confronti della società, rimostranze si sono avute anche durante un animato incontro con Silvio Alessi alla vigilia delle dimissioni.
La speranza di salvare la società bianco azzurra era legata all’acquisizione della stessa da parte di una holding iraniana, ma i tempi burocratici di chiusura dell’accordo avrebbero indotto Silvio Alessi a prendere la drastica decisione di uscire in anticipo dal Cda.
Durante l’incontro con i tifosi, l’ex patron dell’Akragas, avrebbe prospettato la volontà di proseguire il campionato con i giovani della rosa per poter così salvare il titolo e, in caso di retrocessione, ripartire dalla serie D. Questa ipotesi però non sarebbe stata accolta positivamente dagli Ultras.

Quale futuro adesso per la squadra e per il campionato in corso, per domenica prossima, Silvio Alessi ha promesso di sostenere la trasferta di Pagani, da lunedì però, se nessuno si farà avanti, gli impegni dell’Akragas non potranno essere più rispettati, in poche parole si andrà verso il fallimento.

Akragas Calcio. Alessi verso la consegna della squadra al sindaco.

L’era Alessi alla guida dall’Akragas calcio, sembra essere giunta al capolinea. L’annuncio delle dimissioni del numero uno della società bianco azzurra potrebbe giungere oggi stesso. Intanto si allunga l’elenco dei giocatori che hanno già lasciato la città dei Templi,  a Sepe e Parigi, si è aggiunto anche Longo che è stato  ceduto al Fidelis Andria.

Silvio Alessi, il presidente che ha riportato Agrigento nel calcio professionistico,  già in serata potrebbe consegnare la squadra al sindaco Lillo Firetto. 

Le trattative con la cordata iraniana, che in molti davano pronta ad acquisire  ila società, si sarebbe arenata, a causa della morsa del fisco, cavilli burocratici che rallenterebbero il trasferimento dei fondi necessari dall’Asia all’Europa. Per questo motivo, la trattativa per essere chiusa, necessita di ulteriore tempo. Intanto, il mercato di gennaio, si sta quasi per chiudere e la rosa, viste le partenze, può essere completata solo con le risorse interne, ovvero con i giovani atleti della beretti. 

Forze probabilmente inadeguate per sostenere l’impegnativo campionato di serie C. 

Una crisi, che senza le dovute soluzioni, porterà ad una retrocessione certa anche se il timore adesso è quello del crack societario che sprofonderebbe l’Akragas, negli abissi del calcio dilettantistico.