21 settembre 1990, 21 settembre 2018

Lo hanno chiamato ‘giudice ragazzino‘ perché fu assassinato a 38 anni. Era nato nel 1952, Rosario Livatino, e fu ucciso dalla mafia il 21 settembre di 28 anni fa, perché era riuscito a sferrare colpi profondi alla criminalità organizzata. Rosario Livatino fu ucciso in un agguato mafioso sul viadotto Gasena lungo la SS 640 Agrigento-Caltanissetta. Si trovava senza scorta , per sua decisione, alla guida della sua Ford Fiesta amaranto, si stava recando in tribunale. Grazie al supertestimone Pietro Ivano Nava sono stati condannati per la sua morte i componenti del commando omicida e i mandanti del delitto. Agli esecutori Paolo Amico, Domenico Pace, Gaetano Puzzangaro, Salvatore Calafato, Gianmarco Avarello ed ai mandanti Antonio Gallea e Salvatore Parla i giudici hanno dato l’ergastolo, mentre ai collaboratori di giustizia Croce Benvenuto e Giovanni Calafato la pena è stata ridotta a tredici anni. Negli anni Ottanta, da giudice del tribunale di Agrigento, era riuscito a mettere in ginocchio la cosiddetta ‘stidda‘. Il suo impegno contro la mafia dava fastidio, e per questo fu eliminato. Oggi, come ogni anno, si rende memoria a quel giudice per il quale la chiesa agrigentina ha chiuso la fase diocesana del processo di canonizzazione. Il 3 ottobre prossimo , nella chiesa di Sant’Alfonso di Agrigento, la consegna dei documenti di oltre 4mila pagine.

Furibonda lite fra conviventi, la polizia allontana donna e bambini

Il litigio sarebbe stato furibondo. Qualcuno, allarmandosi, ha fatto scattare la segnalazione al “113” e quando gli agenti della sezione “Volanti” sono giunti a Fontanelle hanno trovato due conviventi che ancora, animatamente, discutevano. La donna, sbottando in lacrime, ha riferito agli agenti di pregressi maltrattamenti: di botte ripetute nel corso del tempo. I poliziotti non hanno potuto far altro che, avviando le indagini, allontanare da quell’abitazione sia la donna che i tre figli piccoli.Non è stato semplice, ma gli agenti sono riusciti – nonostante l’orario serale – a trovare dei posti in una comunità dove sia la mamma che i piccini sono stati, in via precauzionale, trasferiti. Adesso, naturalmente, verranno sviluppate le indagini per appurare se veramente ci siano stati casi di maltrattamenti in famiglia.

Assoluzione D’Orsi: depositate le motivazioni

Un lunghissimo processo , iniziato nel 2012. Per l’ex presidente della Provincia Regionale di Agrigento, Eugenio D’Orsi, lo scorso 21 giugno era arrivata la sentenza della corte d’appello di Palermo: assolto perchè il fatto non sussiste. Adesso sono state depositate le motivazioni. Per i giudici sarebbe stata fornita la “piena prova della riconducibilità delle spese all’attività istituzionale”. Nessuna spesa illegittima, dunque, da parte dell’ultimo presidente della provincia regionale difeso dagli avvocati Daniela Posante e Giuseppe Scozzari. L’assoluzione di D’Orsi era arrivata dopo che in primo grado fu assolto da oltre trenta capi di imputazione ma fu condannato ad un anno con l’accusa di abuso di ufficio. “La difesa – scrivono i giudici d’Appello – ha fornito prova della riconducibilità di tutti i rimborsi ad attività istituzionali”.

Incappano ad un posto di blocco con oltre sette quintali di uva di sospetta provenienza. Scatta la denuncia.

I carabinieri  di Licata hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria tre individui, 40 enni, licatesi, sorpresi con un grosso carico di uva da tavola, di provenienza illecita, durante un posto di blocco attuato in contrada “Conca ginisi”.

Alla vista della pattuglia, il conducente di una delle due vetture, una fiat multipla, ha abbandonato il mezzo, cercando di fuggire a piedi, venendo poco dopo bloccato dai militari dopo un breve inseguimento. Gli altri due soggetti, a bordo di una seconda auto, si sono invece fermati. E’ stata effettuata subito un’accurata ispezione all’interno dei due automezzi, dai quali è saltato fuori un ingente carico di uva da tavola, del valore di alcune centinaia di euro e di ottima qualità, del peso complessivo di oltre sette quintali, carico per il quale i tre individui non hanno saputo fornire alcuna documentazione o giustificazione. Nel corso della perquisizione sono saltate fuori anche alcune cesoie, potenzialmente utilizzate per asportare l’uva.

E’ scattata la denuncia per “Ricettazione” per i tre licatesi

La targa delle polemiche

L’indignazione è stata tanta fino al punto che quella targa nella salita Madonna degli Angeli, è stata rimossa. La targa in ceramica con il simbolo di Agrigento a dire di molti presentava dei Telamoni brutti e offensivi per la città. Il lavoro, fatto dal ceramista Nino Parrucca, è stato rimosso, per volere dello stesso autore anche dopo le oltre 450 firme raccolte in una petizione on line. Ed ecco che è arrivata la nuova opera ed è nuovamente polemica. “Non solo è orrenda e mal eseguita, ma sono mattonelle da bagno”.Che fine ha fatto la promessa di presentare alla città 3 bozze tra cui scegliere il logo da raffigurare?”, questi soltanto alcuni dei commenti. La nuova proposta artistica, sempre a cura di Nino Parruca, suscita la reazione negativa di larga parte dei cittadini, per quanto questo stemma ricordi maggiormente quello tradizionale della città, con due giganti maschi e una femmina, dalla forma però molto diversa. Parrucca  aveva ribadito che l’opera avrebbe risentito comunque del suo stile personale, per quanto il ceramista aveva rimosso la precedente tabella dando la disponibilità a crearne una nuova che sarebbe stata progettata alla luce di bozzetti che avrebbero dovuto avere il via libera del sindaco. I promotori della precedente raccolta firme scrivono su facebook a commento della targa: “Alzo bandiera bianca, mi arrendo.” A dire la sua, oltre a tanti cittadini, anche il coordinatore dle movimento mani libere di Agrigento, Giuseppe Di Rosa che afferma: SINDACO, MA LEI, SA CHI SONO E COSA RAPPRESENTANO I TELAMONI PER GLI AGRIGENTINI ?” La preghiamo, la smetta di continuare ad offendere l’agrigentinità che è dentro ognuno di noi. LA PREGHIAMO SINDACO- conclude Di Rosa- TORNI NELLA SUA CITTA’.”

Furto in via La Loggia, portato via anche il cane

Un furto è stato messo a segno in via Enrico La Loggia, ad Agrigento. Oltre ad una macchina fotografica d’ultima generazione e ad una borsetta di una prestigiosa marca, i malviventi non hanno rinunciato a portar via anche il cane di razza che hanno trovato nell’abitazione.

I malviventi, approfittando della momentanea assenza dei padroni di casa, sono riusciti ad intrufolarsi dopo aver forzato una porta. All’interno della residenza hanno “lavorato” in maniera indisturbata, rovistando fra armadi e cassetti. Quando i proprietari sono rientrati hanno notato subito i segni d’effrazione e hanno chiamato il 113.

Agrigento, inchiesta sui corsi di formazione: Riesame conferma il sequestro

I giudici del Tribunale del Riesame hanno confermato il provvedimento di sequestro dei supporti informatici e della documentazione sequestrata durante la perquisizione effettuata su disposizione della procura della Repubblica di Agrigento nell’ambito dell’inchiesta nata sull’attività di una università telematica e sui corsi di formazione.

Secondo l’accusa vi sarebbero stati dei brogli per il rilascio di attestati relativi a diversi corsi di formazione. Le ipotesi di reato contestate vanno dall’associazione a delinquere, al falso, alla truffa e all’autoriciclaggio.Il principale indagato è il favarese Giuseppe Arnone, 49 anni, uno dei punti di riferimento del settore, molto noto anche per il suo impegno in politica.

Il sequestro di documenti e supporti informatici, ad opera degli agenti della Digos, sarebbe avvenuto solo nei giorni scorsi dopo un’indagine avviata già da tempo.

Chiede di incontrare il sindaco e va su tutte le furie: caos al comune di Porto Empedocle

Chiedeva di incontrare il sindaco di Porto Empedocle, Ida Carmina. Una richiesta, quella di un trentenne empedoclino, che ha fatto scoppiare il caos al Comune dopo la comunicazione che il primo cittadino era impegnato e in quel momento non sarebbe stato possibile riceverlo. Dalle prime ricostruzioni, pare che l’uomo era andato alla ricerca di un incontro per chiedere un posto di lavoro o, in alternativa, degli aiuti di tipo economico. Un grande caos scoppiato dopo che il trentenne, probabilmente in preda alla disperazione, ha ricevuto il momentaneo diniego all’incontro.

Ad intervenire sono stati i militari dell’Arma dei Carabinieri che hanno riportato la calma. Al momento nessuna denuncia è stata presentata.

Via Minerva nel degrado. Vullo: “il comune intervenga”

Marco Vullo, consigliere comunale di Agrigento, chiede al Sindaco e all’Assessore alla Ecologia, interventi urgenti sullo stato di abbandono, in cui versa la Via Minerva a monte della città , zona Rupe Atenea.

Vullo denuncia e scrive “Si registra con rammarico un assordante silenzio da parte degli organi comunali preposti, in primis dall’assessorato alla nettezza urbana e del Sindaco che sembrano aver dimenticato, le esigenze dei cittadini non solo quelli residenti nelle frazioni ormai abbandonate a se stesse, ma anche nel centro città nelle zone meno a vista si vive nel completo degrado e abbandono. “

Vullo conclude “ Rivolgo il mio appello agli organi competenti, al fine di provvedere con urgenza alla pulizia delle suddette aree a salvaguardia e tutela della salute pubblica ”

I“furbetti” dei contatori. Quattro persone in manette e due denunciate.

Proseguono senza tregua le verifiche dei militari dell’Arma in tutta la provincia, finalizzate a scovare furti di acqua e di energia elettrica. A Licata, è stato arrestato un operaio del luogo 43 enne, che aveva effettuato un allaccio abusivo alla rete elettrica per alimentare gratuitamente la propria abitazione. A Ravanusa , invece, sono scattate le manette ai polsi di un pensionato, 50 enne, che per alimentare gratis di luce la sua abitazione, aveva realizzato un allaccio abusivo alla rete pubblica. A Favara , è stata arrestata una casalinga di 19 anni che alimentava la propria abitazione con un allaccio abusivo alla rete elettrica. A Porto Empedocle, è finito in manette un operaio 35 enne che si stava rifornendo gratuitamente di acqua, mediante un allaccio artigianale alla condotta pubblica. Ad  Agrigento, nel quartiere di Villaseta, i Carabinieri hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria un pensionato 76 enne, che si riforniva gratis di acqua, attraverso un allaccio abusivo, mentre a Sambuca di Sicilia denunciato un 50 enne, pensionato: l’uomo aveva manomesso i sigilli del contatore idrico, approvvigionandosi così di acqua in modo gratuito.

Per tutti, è stata contestata l’accusa di “Furto aggravato”.

Credito di imposta fino al 90% su investimenti pubblicitari: hai tempo fino al 22 ottobre

Credito di imposta fino al 90% su investimenti pubblicitari:
hai tempo fino al 22 ottobre
. Tutte le imprese, lavoratori autonomi ed enti commerciali che devono effettuare investimenti in campagne pubblicitarie sulla stampa quotidiana e periodica, anche on line, e sulle emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali, il cui valore superi almeno dell’1% gli analoghi investimenti effettuati sugli stessi mezzi di informazione nell’anno precedente, possono richiedere un Credito d`Imposta fino al 90% del valore dell`investimento.
Per l’anno in corso, la comunicazione telematica deve essere presentata a partire dal sessantesimo giorno ed entro il novantesimo giorno successivo al 24 luglio 2018 (data di pubblicazione del Decreto, e quindi 
dal 22 settembre al 22 ottobre 2018.

Rissa fra famiglie a Villaseta: donna finisce in ospedale

Sarebbero state due le famiglie protagoniste a Villaseta nella tarda serata di lunedì scorso di un accesa discussione sfiorata in una maxi rissa.

Almeno quindici le persone coinvolte per motivi ancora tutti da chiarire. Quel che è certo è che una donna sarebbe stata colpita più volte con calci e pugni, rendendo così necessario l’intervento dei sanitari del 118 che hanno effettuato il trasferimento all’Ospedale “San Giovanni di Dio”. I medici avrebbero diagnosticato alcune ferite, ma nessuna delle quali dovrebbe essere di grave entità.

A far scattare la scintilla, pare vi siano precedenti dissidi fra nuclei familiari. Lanciato l’allarme, sul posto sono intervenute le pattuglie della sezione “Volanti” della Questura di Agrigento e i militari dell’Arma dei Carabinieri che hanno riportato la calma e invitato le parti a formalizzare querele di parte.

Discussione “animata” al Quadrivio Spinasanta: due giovani nei guai

Un arresto e una denuncia. Finiscono nei guai due giovani dopo l’intervento al Quadrivio Spinansanta degli agenti della sezione “Volanti” della Questura di Agrigento, intervenuti dopo la segnalazione di una lite.

Dopo il loro arrivo i due avrebbero mostrato un atteggiamento ostile nei confronti degli agenti che sarebbero rimasti leggermente feriti dopo che uno dei due si sarebbe scagliato contro.

Da qui l’arresto di un 24enne di origini marocchine che ora dovrà rispondere delle ipotesi di reato di resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e oltraggio.

E’ accaduto tutto nella notte fra lunedì e martedì quando all’arrivo dei poliziotti vi erano una decina di ragazzi che discutevano animatamente. Da qui i controlli di rito che ha visto i due opporre resistenza. Un giovane 22enne sarebbe dunque stato denunciato, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica.

Consorzio universitario Agrigento, la Corte dei Conti condanna Mifsud

La Corte dei Conti ha condannato in contumacia, perché non si è mai presentato al cospetto dei giudici, l’ex presidente del consiglio di amministrazione del Consorzio universitario di Agrigento, Joseph Mifsud, a risarcire allo stesso Consorzio oltre 49.300 euro. Si tratta della cifra che comprende lo stipendio e l’indennità di risultato dell’ex segretario generale Giuseppe Vella, oggi a Palermo. Il compenso, secondo i magistrati contabili, è stato non ancorato ad alcun parametro di riferimento e notevolmente superiore a quanto corrisposto al predecessore di Vella nell’incarico sia alla Provincia di Agrigento che al Consorzio universitario.

Raffica di controlli tra Agrigento e Porto Empedocle

14 denunce per la violazione della normativa sul diritto d’autore, 50 chili di prodotti ittici sequestrati e multe anche a commercianti abusivi. E’ il bilancio del maxi controllo effettuato dal Comando Provinciale Carabinieri ad Agrigento e nella città di Porto Empedocle, finalizzato a scovare eventuali “furbetti” degli abbonamenti alle “pay tv” ed a verificare anche il rispetto delle normative igienico sanitarie nel settore ittico. Una trentina i locali controllati, tra sale giochi, pizzerie, circoli, internet point, bar e sale scommesse. I Carabinieri hanno scoperto vari casi in cui i relativi gestori o titolari, sebbene in possesso di abbonamento a piattaforme televisive per “uso domestico”, utilizzavano le proprie smart card per diffondere la visione degli eventi sportivi al pubblico presente nell’esercizio. In alcuni casi, addirittura, si è accertata la presenza di decoder e  smart card “pirata”, che sono stati subito sequestrati.

Sotto la lente di ingrandimento dei Carabinieri, inoltre, il rispetto delle norme igienico-sanitarie nel settore del commercio ittico. In una pescheria di Porto Empedocle, i militari dell’Arma hanno sequestrato 50 chili di prodotti ittici, risultati in cattivo stato di conservazione e che erano in vendita come prodotti freschi, elevando sanzioni amministrative per un ammontare di seimila euro e denunciando il titolare all’Autorità Giudiziaria per “Frode nell’esercizio del commercio”.

Multe salate, per un ammontare complessivo di circa 18.000 euro, sono state contestate anche a 5 commercianti ambulanti, sorpresi tra Agrigento e Porto Empedocle, mentre trasportavano prodotti ittici, alla guida di veicoli sprovvisti delle necessarie autorizzazioni al trasporto di merci deperibili.