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i. Gli arrestati sono: Santo Sacco, Paolo Rabito, Salvatore Angelo, Gioacchino Villa, Salvatore Pizzo, ex consigliere comunale a Terrasini, e Gaspare Casciolo. Avvisi di garanzia sono stati notificati a Gaspare Angelo, Antonina Italia, moglie del boss Nino Nastasi, all’imprenditore Melchiorre Saladino, a Calogero Murana e ad Antonino e Raffaele Spallino. Ed è stato un colpo inferto non solo alla solita organizzazione di capi mafia e gregari vecchio stampo, ce ne sono due in particolare, Paolo Rabito e Antonino Nastasi, capi mafia vecchia generazione – Rabito è indicato da Brusca come la persona che avrebbe accompagnato il senatore a vita Andreotti ad un incontro con i mafiosi, vicenda però ritenuta non credibile dai giudici che processarono l’ex premier – ma vi sono personaggi che certo non possono essere definiti insospettabili ma che nonostante l’alone che li circondava sono riusciti a fare carriera politica, come il consigliere provinciale Pdl Santo Sacco, ex consigliere comunale a Castelvetrano, per anni sindacalista della Uil. In un rapporto della Dia, quello relativo alla proposta di sequestro dei beni contro il patron Valtur, Carmelo Patti, del quale sarebbe stato ottima spalla per i suoi affari, di Sacco si parla come colui il quale all’inizio della latitanza di Matteo Messina Denaro, si occupava della raccolta dei pizzini da e per il boss, come ha raccontato il pentito di Alcamo, Vincenzo Ferro che era uno di quelli che portava a Sacco questi pizzini.

Contestualmente, è stato eseguito un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore stimato di 10 milioni di euro costituenti l’intero capitale sociale delle società “Salemitana Calcestruzzi S.r.l.”, con sede a Salemi e la “Spallino Servizi  S.r.l.”, con sede a Castelvetrano, ritenute riconducibili alle famiglie mafiose indagate. I provvedimenti restrittivi scaturiscono da un’articolata attività investigativa avviata nel maggio 2007 dall’Arma di Trapani, coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Palermo, in direzione delle famiglie mafiose di Castelvetrano e Salemi, integrata da convergenti acquisizioni del Raggruppamento nei confronti di alcuni soggetti intranei al circuito relazionale facente capo al latitante Matteo Messina Denaro. L’indagine ha consentito di documentare l’infiltrazione di Cosa Nostra nelle attività economiche delle provincie di Trapani, Agrigento e Palermo, attraverso la sistematica acquisizione dei lavori per la realizzazione degli impianti di produzione delle energie rinnovabili, i cui proventi venivano in parte destinati alle esigenze di sostentamento del latitante castelvetranese. È stato accertato come l’organizzazione fosse in grado di monitorare le opere di maggiore rilevanza sul territorio, mediante il sostegno dell’allora consigliere comunale di Castelvetrano Santo Sacco, intervenendo nella loro esecuzione attraverso una fitta rete di società controllate dall’imprenditore Angelo Salvatore di Salemi. L’infiltrazione nel settore delle energie alternative, favorita pertanto da rapporti collusivi con esponenti di rilievo dell’imprenditoria e dell’amministrazione pubblica, ha abbracciato diversificati ambiti di intervento, spaziando dal controllo delle imprese deputate allo sviluppo degli impianti di energia eolica a quello relativo alla realizzazione e produzione di energia solare, fino ad evidenziare l’interesse di cosa nostra per le cd. “biomasse”. In tale contesto, pedina fondamentale è risultato l’imprenditore Salvatore Angelo,  intorno alla quale ruotava il sistema societario con cui l’organizzazione mafiosa si è infiltrata direttamente nel circuito produttivo e, in particolare, nei progetti di realizzazione dei parchi eolici di “San Calogero” di Sciacca (Ag), “Eufemia” di Santa Margherita Belice (Ag) e Contessa Entellina (Pa); “Mapi”, di Castelvetrano (Tp) e Montevago (ag), nonché del parco fotovoltaico di Ciminna (Pa). Il ruolo dell’Angelo era, infatti, quello di curare che una percentuale dei proventi derivanti dallo sviluppo delle predette attività venisse destinata all’associazione mafiosa e segnatamente al latitante Matteo Messina Denaro. L’attività ha documentato come la struttura criminale fosse riuscita ad inserirsi nei lavori di costruzione delle opere, tramite l’affidamento diretto alle imprese di Salvatore Angelo nonché attraverso:

–   la parallela pressione criminale dell’organizzazione, testimoniata da numerosi episodi intimidatori ai danni di imprese concorrenti e da una sistematica attività estorsiva nei confronti di operatori economici di settore;

–   l’esautoramento della società dell’imprenditore Melchiorre Saladino da un  progetto di realizzazione di un parco eolico da realizzare in provincia di Catania, concordato dal Sacco con l’esponente mafioso di Castelvetrano (Tp) Paolo Forte,  personaggio inserito nella rete di relazioni del capomafia latitante, tanto da avergli fornito, nella fase iniziale della latitanza, la propria carta d’identità.

Oltre agli interessi nel campo dell’energie rinnovabili, le indagini hanno accertato:

– la dazione di denaro richiesta dal Sacco – allorquando era consigliere comunale – per favorire l’approvazione della convenzione che il Comune di Castelvetrano avrebbe dovuto stipulare con una società interessata alla realizzazione di un parco eolico;

–  l’esistenza di un progetto – attivamente sostenuto da Santo Sacco e Paolo Forte – di realizzare un distributore di carburanti da impiantare su un terreno di proprietà di Rosalia Messina Denaro, moglie dell’associato mafioso Filippo Guttadauro e sorella del ricercato trapanese;

–   l’assistenza economica fornita ai detenuti ed alla loro famiglie nonché ai sodali ritornati in libertà dopo lunghi periodi di detenzione;

–  Il collegamento operativo realizzato da Salvatore Angelo con Cosa nostra palermitana, attraverso i contatti con Salvatore e Sandro Lo Piccolo (all’epoca latitanti) finalizzati all’attuazione di comuni strategie nel campo dei lavori pubblici e privati.

–  il trasferimento fraudolento delle quote della società “Ecolsicula” alla “Spallino Servizi”, intestate a prestanome ed in realtà nella disponibilità del detenuto Antonino Nastasi, organico alla famiglia mafiosa di Castelvetrano (Tp) ed indicato dai collaboratori di giustizia quale anello della catena di messaggistica che in passato avrebbe curato il recapito dei messaggi a Matteo Messina Denaro.

In tale ultimo ambito, come detto, è stato disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei beni, per un valore complessivo di oltre 10 milioni di euro, delle quote delle società Salemitana Calcestruzzi s.r.l., con sede in Salemi (Tp), facente capo ai citati Salvatore Angelo e della Spallino Servizi  s.r.l., con sede in Castelvetrano (Tp), nelle disponibilità del citato  Antonino Nastasi.

Il blitz di stanotte ha fatto anche scoprire il luogo dove trascorse parte della latitanza il patriarca della mafia belicina Francesco Messina Denaro, padre dell’attuale latitante Matteo; Francesco Messina Denaro morì nel 1998 proprio durante la sua latitanza, il suo corpo senza vita venne fatto trovare nelle campagne di Castelvetrano perfettamente vestito con gli abiti più eleganti e le scarpe in pelle lucida, la moglie, la signora Lorenza lo andò a coprire con un cappotto di astrakan, gridando anche la sua sfida alla Polizia presente sul luogo, “nemmeno da morto sono riusciti a prenderti”, perché prima dei poliziotti sul luogo erano giunti i parenti del boss.