Giuseppe Di Rosa (movimento mani libere): “Che fine hanno fatto i soldi della TASI?”

Riceviamo e pubblichiamo

NOTA STAMPA
Il consiglio comunale sa di essere responsabile dei bilanci di previsione e di quelli consuntivi e della eventuale distrazione di denaro pubblico per fini diversi da quelli per i quali vengono fatte pagare le tasse agli Agrigentini ???

Che fine hanno fatto i soldi della Tasi?
Perché il Comune non utilizza i 12 milioni incassati solo negli ultimi tre anni e destinati a finanziare la manutenzione del settore viario cittadino ed all’eliminazione delle buche?
Perché le somme non spese (circa 3 milioni e mezzo di euro ogni anno tra quelle stanziate) non sono state riportate nel bilancio dell’anno successivo come residuo attivo?
Che fine hanno fatto i soldi degli agrigentini?
Il sindaco chiarisca perché non è ancora oggi possibile garantire delle strade in uno stato di manutenzione almeno dignitoso pur continuando a mantenere la maggiorazione Tasi, che oggi serve solo per tappare i buchi di bilancio invece che quelli dell’asfalto.
#AgrigentoMeritaRispetto
Il Coordinatore
Giuseppe DI ROSA

Atto esecutivo di precetto congelato per Ignazio Cutrò. La Banca Popolare Sant’Angelo, blocca il recupero del debito

Ieri la notifica al Testimone di Giustizia Ignazio Cutrò della procedura di precettazione avviata dalla Banca Popolare Sant’Angelo di Licata per un vecchio debito da circa 60 mila euro, che doveva essere pagato entro e non oltre il 19 agosto prossimo.
Il disperato appello dello stesso ex imprenditore, al presidente dell’sitituto di credito, ha smosso le coscienze di parte della classe politica con in testa i parlamentari Piera Aiello, Filippo Perconti e Beppe Lumia, ma anche della società civile che si è stretta attorno alla famiglia bivonese e della segreteria provinciale della CGIL di Agrigento, con l’accorato appello del segretario Massimo Raso.

Della drammatica corsa contro il tempo di Ignazio Cutrò si è anche interessato il sottosegretario al ministero dell’Interno Luigi Gaetti e a meno di 24 ore dalla notifica dell’atto esecutivo di precetto, a Casa Cutrò è giunta una chiamata gradita, ovvero quella del presidnete del consiglio di amministrazione di Banca Popolare Sant’Angelo, Antonio Coppola che ha comunicato al testimone di giustizia, di avere sospeso la procedura. I due, subito dopo ferragosto si incontreranno personalmente per discutere della vertenza.

Un sospiro di sollievo dunque per Ignazio Cutrò e i suoi familiari, un ruolo importante in questa fase, lo ha avuto l’onorevole Lumia che ha fatto da mediatore.

Antonio Coppola, così come il suo prdecessore, Nicolò Curella, si è dimostrato sensibile al problema che vede, il testimone di giustizia, sommerso dai debiti causati dalla sua battaglia legale avviata contro il racket delle estorsioni. Le denunce di Cutrò hanno rapidamente spento le commesse per la sua impresa edile fino a causarne la definitiva chiusura.

Cutrò, che in caso di mancato blocco della pratica, aveva anche minacciato estremi gesti di protesta, ringrazia il presidente della Banca e quanti in queste ore lo hanno sostenuto e incoraggiato.

Debito con Banca da saldare entro dieci giorni per Ignazio Cutrò. Il Testimone di Giustizia minaccia di darsi fuoco

Dopo la recente revoca della protezione ai familiari e la conseguente volontà a rinunciare alla tutela personale, la già turbata serenità della famiglia del testimone di giustizia Ignazio Cutrò viene ulteriormente messa in difficoltà da un atto di precetto della Banca Popolare Sant’Angelo che intima all’ex imprenditore di pagare un vecchio debito di circa 60 mila euro, oltre more ed interessi, entro e non oltre il 19 agosto prossimo.

Acclarato, con documenti ufficiali redatti dagli organi dello Stato, che la chiusura dell’impresa edile di Cutrò è stata dovuta ai debiti accumulati dall’azienda dopo le denunce per le estorsioni subite, per l’ex imprenditore di Bivona adesso è una corsa contro il tempo per chiedere ai responsabili dell’Istituto di credito licatese, il blocco della precettazione.

Il 23 maggio del 2013, nel giorno del ventunesimo anniversario della strage di Capaci, il tribunale di Sciacca emanava un decreto Ingiuntivo di pagamento del debito in favore della Banca Popolare Sant’Angelo, Ma per come spiega lo stesso Cutrò : ”Grazie alla sensibilità dell’allora presidente della Banca, Nicolò Curella, il decreto ingiuntivo, alla luce del racconto delle mie vicende, era stato momentaneamente sospeso.

Quattro anni dopo, nel novembre del 2017 – aggiunge il testimone di giustizia – torna a rivivere il decreto ingiuntivo per mano dell’avvocato Corrado Candiano, con il quale oltretutto ho avuto un incontro mostrando la documentazione trasmessa al Ministero. Nulla di ciò li ha bloccati, oggi – dice ancora Cutrò – è arrivato l’atto di precetto, che precede di dieci giorni il pignoramento forzato”.

Non è la prima volta che l’ex imprenditore, la cui azienda, prima delle denunce al racket, faceva diverse migliaia di euro di utili all’anno, si trova in questa situazione. Già nel 2016 UniCredit ha teso la mano al testimone di giustizia congelando un debito nettamente superiore a quello maturato con la banca licatese. 

L’uomo che per essersi ribellato alla mafia ha perso lavoro e serenità e che per la stessa ragione ha più volte denunciato di essere stato abbandonato dallo Stato non ci sta e annuncia una drastica protesta. 

“Se non riesco a trovare un modo per incontrare e bloccare l’atto tramite il presidente della banca, il dott. Antonio Coppola, pagherò con la mia stessa vita, dandomi fuoco davanti ad una loro filiale che sceglierò a caso e senza comunicare a nessuno data e ora dell’eventuale gesto. Ormai -conclude Cutrò – non ho più nulla da perdere, la mafia mi ha tolto tutto”.

Ignazio Cutrò, testimone di giustizia denuncia: “Qualcuno, per due volte è riuscito ad intrufolarsi nella mia proprietà”

“Qualcuno, per due volte è riuscito ad intrufolarsi nella mia proprietà approfittando del buio della sera.
Ho denunciato entrambi gli episodi alle autorità, ciò non toglie lo stato di tensione in cui siamo costretti a vivere io e la mia famiglia”.

Così il testimone di giustizia Ignazio Cutrò racconta, in una nota stampa, i due episodi che si sono verificati a pochi giorni di distanza nella sua proprietà di contrada San Leonardo a Bivona.
“Il primo caso – aggiunge Cutró – è accaduto la sera dello scorso 8 luglio, erano circa le ore 21:30 quando insieme a mia moglie e mia figlia, dalla tavernetta di casa, abbiamo sentito dei rumori provenire dalla baracca degli attrezzi.
Come se fossero stati – continua ancora il testimone di giustizia – dei pugni sferrati sulla lamiera. Mi sono così affacciato, ho gridato verso la baracca e ho notato un’ombra allontanarsi”.

L’episodio è stato prontamente segnalato alla stazione Carabinieri di Bivona.

Nel secondo episodio denunciato da Ignazio Cutrò invece, si registra la presenza di alcuni testimoni ospiti della famiglia bivonese, tra loro anche un ex appartenente delle forze dell’ordine in quiescenza.

“La sera del 20 Luglio, erano circa le ore 22:30 – spiega il testimone di giustizia – mentre stavamo cenando insieme a degli amici, dalla tavernetta di casa, abbiamo sentito due fischi provenire dal terreno sottostante, come – scrive ancora Cutrò – se si trattasse di un richiamo tra due persone. Abbiamo immediatamente chiamato la caserma dei Carabinieri e una pattuglia è arrivata dopo una ventina di minuti ma i militari non hanno notato nessuna anomalia”.

Entrambi i casi, oltre ad essere stati denunciati alle forze dell’ordine sono stati anche racchiusi in un esposto che il presidente dell’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia ha inoltrato al Prefetto di Agrigento e alla Stazione Carabinieri di Bivona.

Ignazio Cutrò, che dopo la revoca della scorta ai familiari ha deciso di rinunciare alla protezione personale, tiene a precisare che non intende ritornare sui propri passi.
“Continueró da uomo libero – dice – a invogliare gli imprenditori onesti a denunciare il racket, così come – aggiunge il testimone di giustizia – sempre da uomo libero, resterò a testa alta nella mia Bivona dove può accadere anche di incrociare in strada lo sguardo dei miei aguzzini, ma se questo accadrà – dichiara ancora Cutrò – io non abbasserò mai gli occhi, l’aver denunciato i miei estorsori, ha cambiato la mia vita e quella della mia famiglia, ma mi rende orgoglioso per essermi ribellato al malaffare fidandomi delle Istituzioni e di avere ottenuto, grazie alla mia testardaggine, alcune normative che oggi sono riferimento per tutti i testimoni di giustizia. Ho voluto rendere noti i due episodi – conclude Cutrò – non per chiedere il ripristino dei servizi di protezione ma per informare l’opinione pubblica dello stato di tensione in cui vive la famiglia Cutrò, la stessa che per le istituzioni non correrebbe più nessun rischio”.

Via Favignana, i residenti “aspettano”

Nell’ultimo anno la situazione è peggiorata ma da circa 15 anni il costone di via Favagnina, a Monserrato, perde pezzi. Lo socrso 27 febbraio un boato avvertito dagli abitanti della zona, un’altro pezzo era andato giù. Le 7 famiglie della palazzina al civico numero 5 hanno dovuto lasciare gli appartamenti . Rientrati dopo due settimane a seguito dei sopralluoghi della Protezione Civile Regionale che aveva garantito la stabilità dell’immobile. Da allora si attendono risposte, tutte legate ad un finanziamento in Via d’urgenza. “Urgenza che sembrerebbe stentare a trovare soluzione considerato il silenzio assordante attorno alla vicenda”, interviene così il consigliere comunale di Agrigento, Marco Vullo che torna a sollecitare l’amministrazione di Palazzo dei Giganti e gli organi Regionali dell’Assessorato Territorio ed Ambiente e della Protezione Civile, chiedendo un’azione immediata per la messa in sicurezza del costone franoso che minaccia il complesso di palazzine in via Favignana compresa la Chiesa di San Lorenzo. “Si attendono ancora risposte- scrive Vullo- che qualcuno batta un colpo, prima dell’arrivo delle piogge e prima che la situazione precipiti di nuovo e ci scappi la tragedia. Continuano a verificarsi anche se lentamente ulteriori piccoli cedimenti, così mi continuano a riferire i residenti che non sono per nulla tranquilli e si sentono abbondonati dalle istituzioni. Non si può più aspettare, non c’è tempo da perdere, occorre intervenire – osserva ancora il consigliere del gruppo “Uniti per la Città” – serve una seria accelerazione dell’iter da parte degli Enti che, a vario titolo, risultano interessati all’emergenza, in modo da rendere esecutivo il progetto di consolidamento e da reperire i relativi fondi, necessari a realizzare le opere”.

Marcella Carlisi: “I soldi per la manutenzione delle strade utilizzati per produrre fumo”

“Quanto stanzia per la manutenzione stradale questa amministrazione? Circa 300mila euro annuali!

Quanto richiede il servizio per la manutenzione? Il funzionario in Consiglio ha indicato circa 5 MILIONI di euro.

Soldi non ce ne sono, benché si continuino a pagare grosse tasse comunali.” E’ , in sintesi, il contenuto di una nota stampa del consigliee comunale del movimento 5 stelle di Agrigento, Marcella Carlisi. “Quando i soldi ci sono, però, che fine fanno?” , chiede ancora Carlisi che continua “Vi erano 470mila euro a disposizione di questa amministrazione da utilizzare per lavori di riqualificazione del patrimonio viario come da nota provveditoriale del settembre 2016 che richiedeva la contrattualizzazione delle somme entro la fine di Novembre 2016. Ebbene a Settembre 2016 ha deciso di dedicare la maggior parte della somma per riqualificare piazzale Giglia. Stiamo parlando di oltre il 75% della somma mentre con il resto si cercherà di tamponare alcune situazioni di emergenza stradale”, conclude Carlisi.

San Leone. Dopo le anatre, muoiono i pesci. Allarme dei cittadini

Dopo le anatre muoiono anche i pesci alla foce del fiume Akragas. A distanza di alcuni giorni dalla moria di anatre, lungo il tratto di fiume che dal ponte di Maddalusa va verso il mare si vedono sempre più pesci morti galleggiare o giacere ai lati del fiume.
“Sebbene non sia stato comunicato l’esito dell’esame tossicologico che doveva essere effettuato sul campione di anatra morta e la conseguente incertezza sulle cause di quanto avviene- dicono alcuni cittadini e, in particolare, i residenti a San Leone- è necessario, urgente ed opportuno un intervento sia da parte dell’Asp che del Comune, a salvaguardia della salute delle persone e della tutela dell’ ambiente. La zona che dal ponte va verso il mare, infatti, quella più interessata al fenomeno, è frequentata da cittadini che ne fanno luogo di passeggiata e, poco più in là, di balneazione, da chi porta a passeggio i propri animali domestici e da molti che ne fanno zona di pesca. Questi ultimi, in particolare, possono essere stati già fortemente esposti ai pericoli legati alle cause della moria degli animali.”

“Chi l’ha visto?” si occupa di Roberto Stagnitto: l’agrigentino non si trova

Continuano gli appelli per ritrovare Roberto Stagnitto. Il 33enne agrigentino che manca da casa da diversi giorni. Roberto, era stato ritrovato. Ad allertare la polizia era stato un agrigentino residente e Roma. Poi, Roberto, è riuscito ad allontanarsi ancora una volta, facendo perdere le sue tracce.

La famiglia ha fatto un accorato appello sui social, per poi rivolgersi a “Chi l’ha visto?” L’agrigentino indossa una t-shirt maniche corte di colore bianco, ed un pantalone da tuta blu e scarpe di ginnastica bianche, ed è scomparso a Roma, zona Policlinico.

Rifiuti. L’assessore Hamel non mantiene la promessa, a Zingarello non parte il porta a porta

Il quartiere balenare agrigentino di Zingarello è al collasso, la discarica autorizzata dal Comune di Agrigento in viale del Sole mette a rischio l’incolumità degli abitanti e la promessa dell’assessore comunale al ramo, ovvero che da oggi anche nel quartiere periferico sarebbe stata avviata la raccolta porta a porta, non è stata mantenuta.

Non è bastato l’epsosto presnetato lo scorso 26 maggio dagli abitanti dove gli stessi, contestavano al Comune diverse violazioni alle vigenti normative tra i quali anche l’ipotesi di reato di disastro ambientale.

Hamel, dopo l’incendio che ignoti avevano appiccato ai rifiuti ed in seguito alle lamentele dei residenti, lo scorso 30 maggio, aveva annunciato la probabile partenza del servizio porta a porta per la data odierna. Stamattina però, il risveglio di Zingarello è stato uguale a quello dei giorni scorsi, viale del Sole è colmo di rifiuti e nessuna notizia del porta a porta.

Alle promesse non mantenute dei politici, gli italiani dovrebbero essere abituati, ma quando si mette a rischio la salute pubblica però il caso meriterebbe un’attenzione diversa.

Intanto la denuncia degli abitanti fa’ il suo corso e nei giorni scorsi, in viale del Sole, personale delle forze dell’ordine ha eseguito dei rilievi fotografici.

Della rimozione dei cassonetti e il relativo avvio della raccolta differenziata porta a porta, non solo non ne hanno notizia gli abitanti, ma nessuna comunicazione sarebbe stata ancora pervenuta alle stesse ditte che dovrebebro svolgere il servizio.

Siamo una località di mare – ci dicono alcuni residenti – ma le promesse da marinaio le rispediamo al mittente, con l’estate alle porte – aggiungono gli abitanti – chiediamo l’immediata rimozione dei cassonetti e l’avvio del porta a porta. La nostra salute è a rischio e chi, se non il Comune, ha il dovere di tutelarla”?

Gibilaro: “Sindaco, valuti con serenità questo ulteriore consiglio”.

Siamo seriamente preoccupati e stanchi per le numerose criticità’ che giorno dopo giorno emergono a causa dell’incapacità gestionale e dell’arroganza di chi nega i problemi, senza neanche occuparsene”. Cosi scrive il consigliere comunale, Gerlando Gibilaro, dopo gli ennesimi rilievi negativi della corte dei conti trasmessi al comune. “La raccolta differenziata in teoria migliorativa – continua Gibilaro, sta portando la città, per incapacità gestionale, ad un serio peggioramento delle condizioni igienico-sanitarie. Dai rilievi della corte dei conti, passando alla gestione dei rifiuti,emerge un quadro di una amministrazione alla deriva. Non possiamo più tollerare che a pagarne il prezzo siano ancora i cittadini. Sindaco valuti con serenità questo ulteriore consiglio: la delega all’ambiente va nelle sue mani e il sistema della raccolta differenziata va rivisto totalmente “.

Marcapiedi del viale sporchi, intervento di Marcella Carlisi

“I marciapiedi del viale della Vittoria cominciano ad essere pieni dei fruttini degli alberi che li ombreggiano.

Alberi che ormai da anni, non sono sottoposti a potatura”. Inizia così una nota del consigliere comunale di Agrigento del movimento 5 stelle, Maarcella Carlisi che continua: “Eppure diminuendo la chioma, in proporzione, potrebbe diminuire la quantità di frutti da sganciare. Invece la chioma si innalza e si allarga. E’ necessario salvaguardare il decoro, la salute degli alberi e dei cittadini che rischierebbero con meno probabilità scivoloni sui fruttini o di trovarsi un ramo in testa.

Questa amministrazione ha stipulato una convenzione con il Dipartimento dello Sviluppo rurale e territoriale di Agrigento tramite cui erano stati fatti alcuni lavori a Porta di Ponte. Tra l’altro tali lavoratori potevano essere utilizzati per il diserbo

Perché, dunque, non si procede con la manutenzione?”

Agrigento, Spataro: “La giunta indifferente alla devastazione del territorio”

Il consigliere comunale di Agrigento, Pasquale Spataro, di Forza Italia, rivolge un interrogativo all’amministrazione comunale: “Ritenete dignitoso e tollerabile per la città che amministrate che il servizio di spazzamento delle strade, oltre che di scerbatura, ossia le opere primarie da assicurare ai cittadini contribuenti e al decoro urbano, siano state soppresse, e che le strade cittadine versino in condizioni inenarrabili?”.

Il consigliere Pasquale Spataro allega delle fotografie testimonianza scattate in Via Pietro Nenni, Via dell’Annunziata e Via Solferino, e aggiunge: “Il sindaco Firetto o il suo assessore all’ambiente, Hamel, relazionino a breve in Consiglio comunale su quali iniziative intendano adottare contro la progressiva devastazione del territorio cittadino che è in corso. E’ davvero sconfortante assistere inermi ad un così grave deterioramento delle condizioni igieniche, sanitarie e di decoro urbano, a fronte dell’indifferenza di coloro che governano Agrigento, capaci solo di balbettare false promesse poi sistematicamente mancate. Invochiamo da parte della giunta Firetto un sussulto di responsabilità”.

Agrigento e tassa di stazionamento pullman turistici. Di Rosa annuncia ricorso alla Corte dei Conti per danno erariale

Nei prossimi giorni invierò alla Procura della Corte dei Conti una dettagliata denuncia per procurato “danno erariale”, denuncerò lo scarso impegno dell’Amministrazione Comunale nell’applicazione del regolamento e la conseguente riscossione della tassa di stazionamento producendo di fatto un danno milionario alle casse comunali ed agli Agrigentini”.

A denunciare sui social network il ricorso alla magistratura contabile è il presidente del movimento “Mani Libere” ed ex consigliere comunale di Agrigento Giuseppe Di Rosa.

Quest’ultimo, pone l’accento dunque sui mancati introiti nelle casse comunali della riscossione del tributo che i pullman turistici dovrebbero versare per sostare nella città dei Templi.

Secodno Di Rosa, una corretta gestione del servizio porterebbe nelle casse di Palazzo dei Giganti circa mezzo milione di euro in più rispetto alle somme attualmente incassate.

Recentemente l’argomento era stato affrontato anche dal consigliere comunale Pasquale Spataro che aveva reso noti i dati degli introiti per l’anno 2017. Secondo quanto detto da Spataro, la tassa di stazionamento, nell’anno che ha registrato un sostanziale incremento delle presenze turistiche in città, avrebbero portato al Comune solo 90 mila euro.

Quello della sosta selvaggia dei pullman turistici è effettivamente un problema non solo di natura contabile ma anche di intralcio al traffico veicolare, a molti automobilisti agrigentini infatti è capitato di imbottigliarsi in lunghe file dovute ai pulmann in sosta nei luoghi non consentiti.

Meglio tardi che mai. Ad Agrigento rimosso l’albero pericoloso di via Passeggiata Archeologica

Meglio tardi che mai e oggi finalmente ad Agrigento è stato eliminato il pericolo derivante dal pino della via Passeggiata Archeologica di cui ci siamo occupati spesso. Come ricorderete, l’alto arbusto, censito negli anni scorsi dal Comune con il famoso bollino rosso che ne indicava la pericolosità e quindi la sorte dell’albero stesso che doveva essere abbattuto, il 23 gennaio del 2017, solo casualmente non aveva provocato incidenti dopo che un grosso ramo si era staccato dalla sua folta chioma. In quella occasione, si rese necessario l’intervento dei Vigili del Fuco che però si limitarono a sfoltire un po’ l’albero e a rimmuovere dalla strada il ramo spezzato. Da allora sul pino, che nel frattempo era morto, nonostante l’intenso traffico veicolare e pedonale nella suggestiva strada che attraversa la Valle dei Templi, nessun intervento di salvaguardia dell’incolumità pubblica era stato fatto. Questa mattina fortunatamente l’ANAS, responsabile dell’arteria che di fatto è una Strada Statale ha provveduto all’abbattimento della pianta. Inevitabili i disagi alla circolazione veicolare con la via Passeggiata Archeologica chiusa al traffico per il tempo necessario agli operai di ultimare i lavori.

Testimoni di giustizia. Ignazio Cutrò rinuncia alla scorta e chiede la privacy

Dopo la revoca delle misure di protezione ai familiari del testimone di Giustizia, Ignazio Cutrò lo stesso chiede la rimozione delle telecamere di sorveglianza collocate nella sua abitazione.

Con l‘amaro in bocca di chi si è sentito abbandonato dallo Stato ma anche con un pizzico di ironia, Cutrò, nonostante le recenti intercettazioni emerse in occasione dell’operazione antimafia “montagna” dicono altro, dice che essendo stato considerato non a rischio, preferisce far risparmiare i soldi pubblici investiti nella video sorveglianza.

Dal 9 aprile scorso i familiari di Cutrò sono senza scorta mentre per l’ex imprenditore è attivo un servizio di tutela di quarto livello che il testimone di Giustizia ha rifiutato anche ieri quando nella sua abitazione di contrada San Leonardo si è presentata una pattuglia della stazione Carabinieri di Bivona.

Ai due sotto ufficiali dell’Arma Ignazio Cutrò ha ribadito quanto detto già al prefetto di Agrigento Dario Caputo e al comandante provinciale dei Carabinieri Giovanni Pellegrino, ovvero che “non ho più intenzione di usufruire del servizio di tutela – ha fatto verbalizzare il testimone di Giustizia – poiché prefersco rischiare la vita al posto della mia famiglia”.

Da USB Vigili del Fuoco un “piano di lavoro” per Lampedusa

È stata una festa non fine a se stessa quella che lo scorso primo maggio si è svolta a Lampedusa dove il coordinamento nazionale dell’Unione Sindacale di Base dei Vigili del Fuoco e il collettivo Askavusa sono scesi in piazza per rivendicare i diritti universali dell’uomo e per rilanciare l’immagine dell’Isola agrigentina.

Da troppi anni – dicono dall’USB – l’isola di Lampedusa viene usata per creare emergenze o mettere in scena retoriche ed immagini che vanno a giustificare ed alimentare politiche di sfruttamento, reclusione, disumanizzazione.

Lampedusa – aggiungono dall’organizzazione sindacale – è luogo fondamentale per la pesca mediterranea, rifugio per chi naviga, meta turistica e oasi di pace da smilitarizzare”.

Durante la manifestazione è stato presentato il piano del lavoro per Lampedusa, si tratta di un documento programmatico che tra le priorità vede, intanto garantire i diritti dei lavoratori, eliminare definitivamente la militarizzazione dell’isola e garantire delle adeguate politiche di salvaguardia dell’ambiente.

Tutti temi quest’ultimi affrontati dal responsabile del coordinamento nazionale USB Vigili del Fuoco Costantio Saporito che sul palco allestito nella principale piazza dell’isola ha rivendicato i diritti di Lampedusa e dei suoi abitanti.

Gli organizzatori hanno anche voluto parlare di un “ponte” ideale che da Lampedusa collega Reggio Calabria dove il primo maggio è stato dedicato ai braccianti agricoli e Catania che ha dedicato la ricorrenza alle problematiche della Palestina.

Una unione di luoghi volta a restituire dignità a Lampedusa affinché quest’ultima diventi luogo di pace e dialogo tra i popoli.

Migrazione dei rifiuti: parte la differenziata nei paesi e ad Agrigento è emergenza rifiuti

Il fenomeno della “migrazione dei rifiuti” sta creando diversi disagi ad Agrigento. I cassonetti nelle zone di confine con Raffadali, Porto Empedocle e Realmonte, dove è partita la raccolta porta a porta, sono stracolmi: da quando tre Comuni hanno avviato la differenziata in alcune zone della città, anche dove non sono presenti dei cassonneti, vengono conferiti quintali e quintali al giorno di spazzatura in più. Colpa degli sfaticati che non partecipano alla differenziata e preferiscono buttare tutto nella città più vicina. Non osiamo immaginare cosa accadrà quando anche ad Agrigento partirà la raccolta differenziata.

Una notevole quantità di rifiuti, distribuita in vari punti dei tracciati, è presente ormai da mesi su diverse strade provinciali, e in particolare sulla provinciale n.1 tratto B Fondacazzo direzione Borsellino, ove, sono presenti enormi quantitativi di rifiuti solidi urbani depositati da cittadini privi del benchè minimo senso di responsabilità che preferisceono abbandona la spazzattura in strade isolate come può essere considerata, appunto, la provinciale n.1. Rifiuti ovunque anche nel tratto Quadrivio Spinasanta-Villaseta, nonché sulle bretelle di accesso alle statali, spesso anche isolati come se lanciati direttamente dalle auto in corsa, termometro di una totale e assurda mancanza di sensibilità verso l’ambiente e il decoro degli ambienti suburbani. Il Settore Infrastrutture Stradali del Libero Consorzio fa sapere di aver inviato una nota al Comune di Agrigento, competente per territorio in materia di rifiuti solidi urbani, per sollecitare la loro rimozione , il personale stradale del Libero Consorzio – si legge nella nota- non è infatti autorizzato alla rimozione degli stessi. Molto utile risulterebbe un’azione ispettiva analoga a quella esercitata dal Comune di Siculiana, che grazie all’esame del contenuto dei sacchi di rifiuti è riuscito a risalire ad alcuni dei responsabili, ai quali sono state inflitte le pesanti sanzioni previste dalla normativa. Da Fonfacazzo a Villaseta. Il consigliere comunale, Marco Vullo, chiede un incontro urgente al Prefetto per consegnare. “Le strade, che ospitano i cassonetti- dice l’esponente di Uniti per la città- si trasformano in vere e proprie discariche a cielo aperto per via delle tonnellate di spazzatura che provengono dai paesi vicini dove è in vigore la differenziata. Da noi invece la differenziata resta un miraggio, un nobile progetto. Un annuncio rinviato di mese in mese. Assieme ad un gruppo di abitanti di Villaseta e Monserrato – dice l’esponente di “Uniti per la Città” – inviterò il prefetto Diomede a farsi carico di questa delicata emergenza”.

Favara dice no alle mafie ma i cittadini non scendono in strada

Favara ripudia le mafie, la manifestazione promossa dall’amministrazione comunale in seguito ai recenti fatti di cronaca che hanno coinvolto, direttamente e indirettamente, persone della città dell’agnello pasquale, si è svolta sabato scorso.

Ad accogliere l’invito della sindaco Anna Alba, quelli che in termini giornalistici si definiscono “gli addetti ai lavori”, assente la collettività. Favara non è nuova a queste diserzioni, in passato lo ha fatto per i problemi idrici e da sette anni lo fa’ in occasione della festa della Legalità, manifestazione rilegata alla sola presenza delle scuole, ciò non toglie ovviamente la ferma condanna alla criminalità organizzata della maggioranza assoluta del grosso centro cittadino.

Per la cronaca, tra le personalità presenti, segnaliamo il vice presidente della commissione nazionale antimafia Mario Giarrusso, del vice Prefetto di Agrigento, Carmelina Guarneri e della sindaco di Porto Empedocle, Ida Carmina. Significativa la presenza dell’amministratrice empedoclina in quanto, secondo gli inquirenti, i recenti episodi malavitosi, potrebbero essere il frutto di un contrasto tra clan di Favara e Porto Empedcole per il controllo del mercato dello spaccio della droga. Ci sono delle interviste, vediamo.

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Favara. C’è apprensione per la studentessa scomparsa giovedì 1 giugno: avviate le ricerche

C’ apprensione a Favara per la scomparsa della studentessa Silvia Manganella di 15 anni. Della ragazza non si hanno più notizie da giovedì scorso, quando la stessa, uscita di casa per recarsi a scuola non sarebbe mai giunta in classe. Silvia, la mattina del primo giugno si sarebbe spostata nei pressi dell’Istituto Alberghiero che ha sede in viale Che Guevara. Nelle vicinanze, la strada di C.da Esa Chimento che porta verso Villaggio Mosè, arteria quest’ultima che potrebbe essere stata percorsa da Silvia. I genitori, il giorno successivo alla scomparsa, hanno sporto denuncia presso la locale tenenza dei Carabinieri che hanno subito avviato le ricerche, oltre ai militari ai comandi del tenente Nicolò Morandi anche gli uomini dei reparti specializzati e le unità cinofile dell’Arma. Massimo riserbo sulle indagini, nessuna pista è esclusa. Silvia potrebbe essersi allontanata arbitrariamente così come invece potrebbe essere stata costretta ad andare via da Favara. Dai social network, l’appello degli amici, un tam tam continuo nell’auspicio di reperire informazioni utili al suo ritrovamento. Così come molteplici corrono i commenti e in molti temono che la giovane di Favara possa essere caduta nel macabro gioco che avrebbe indotto molti adolescenti a farla finita. Silvia, non sarebbe fidanzata, non sarebbe presente sui social network e il suo profitto scolastico sarebbe buono. La ragazza, alta 1 metro e 50, al momento della scomparsa indossava una maglietta chiara con una scritta, jeans e scarpette da ginnastica di colore beige. Con se aveva uno zaino rosa e probabilmente anche una felpa bianca. Chiunque avesse notizie utili, può contattare le forze dell’ordine.

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Aragona. L’appello al premier di Antonella insegnate e mamma di un figlio disabile

Insegnante, mamma di un figlio con disabilità gravissima, lancia un appello al presidente del consiglio dei Ministri, Paolo Gentiloni per chiedere di poter lavorare nella sua città, in modo da poter accudire e assistere il proprio congiunto. Questa è la storia di Antonella Zammito, insegnante con cattedra a Catania, ma provvisoriamente trasferita nella sua Aragona che unitamente ad altre mamme – nelle sue stesse condizioni – si fa portavoce dei disagi e nel giorno della festa della mamma si è rivolta premier.

“ Le chiediamo . Si legge nella lettera dell’insegnate – un gesto speciale per la festa della mamma: impegni il governo a cambiare la norma che non tutela i dipendenti pubblici come noi, docenti e genitori di disabili gravi, dal rischio di essere annualmente assegnati a centinaia di chilometri dai nostri figli”.

Antonella è la mamma di Andrea, 19 anni, costretto in carrozzina da una malattia neurodegenerativa e che necessita di un’assistenza continua.

L’assegnazione provvisoria ad Aragona dal prossimo anno scolastico potrebbe essere annullata, questo significherebbe mettere alle corde la mamma, che però non demorde e nell’eventualità di questa ipotesi, annuncia una battaglia legale contro il Ministero.
Intanto proprio per chiedere un emendamento all’articolo 7 del testo unico sul pubblico impiego, che consentirebbe a chi ha figli disabili gravi -di lavorare nel comune di residenza è stata lanciata una petizione sul web. “Non possiamo lasciarli soli” dalla piattaforma Progressi.org che ha già registrato oltre 11 mila sottoscrizioni.

Antonella Zammito da 13 anni presenta regolarmente la domanda di trasferimento in Provincia di Agrigento, richiesta che puntualmente viene respinta, cattedra che probabilmente può essere stata anche assegnata ai cosiddetti furbetti della 104 di cui però si sta occupando la magistratura.

 

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