Grande atto di altruismo dei genitori di Sofia Tedesco che hanno donato gli organi della sfortunata studentessa

Nel dolore immane per la perdita della propria figlia, i genitori della sfortunata studentessa di Agrigento Sofia Tedesco hanno avuto la forza di compiere un grande gesto di altruismo acconsentendo all’espianto degli organi. In nottata, all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta una equipe medica dell’Ismett di Palermo ha eseguito l’intervento che è stato coordinato dal primario del reparto nisseno di rianimazione Giancarlo Foresta e dalla dottoressa Rosalba Parla. I reni, il fegato e le cornee di Sofia ridaranno speranza alle persone in lista d’attesa che adesso potranno sperare in una vita migliore. “In un momento di così grande tristezza – ha detto il dottore Giancarlo Foresta – in cui la vita di una ragazzina è spezzata è difficile trovare parole per ringraziare i genitori e i parenti tutti per la capacità di saper superare il loro dolore e per il grande atto di altruismo dimostrato con la donazione degli organi. Tutto il reparto di Rianimazione – ha aggiunto – è a fianco del dolore di questa famiglia che ha dimostrato un così alto senso civico e soprattutto, con questo gesto, uno spirito di cristiana generosità e solidarietà fraterna”.

Gela. Furto e ricettazione di auto e moto scatta l’operazione “Fast & Furios”

All’alba di oggi, la Polizia di Gela ha fatto scattare il blitz “Fast and Furios” dall’omonima serie di film ispirati al mondo illecito delle corse. Le indagini del locale commissariato si sono indirizzate su una presunta banda criminale dedita ai furti e al ricilaggio di auto e moto.

Un vero e proprio supermarket clandestino di pezzi di ricambio quello scoperto e sequestrato dalla Polizia. 11 sono state le oridnaze di custodia emesse nei riguardi di altrettanti soggetti tutti residenti a Gela.

Su ordine del G.I.P. del Tribunale di Gela, in carcere sono finiti : Mirko Russello classe 1989, detenuto a Trapani il coetaneo Francesco Caci e il 37enne Salvatore Raniolo e una quarta persona invece è attualmente ricercata dalla Polizia poiché irreperibile.

Ai domiciliari invece : Gianluca Scollo di 33 anni, Vincenzo Scerra di 22 anni, Nunzio Vinelli di 40 anni e Vincenzo Cassisi di 29 anni.

Obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria invece per Francesco Alma di 44 anni, Salvatore Alma di 22 anni e Liborio Scollo di 67 anni.

Le indagini, come spiegato in conferenza dal Questore Giovanni Signer e dal Procuratore Capo, Fernando Asaro, sono partite sul finire del 2015 dopo un sostanziale incremento di furti che nella città del petrolchimico si sono registrati anche nel 2016. Per tutti l’accusa è di furto, ricettazione e danneggiamento a seguito di incendio.

Interrogatori inchiesta double face. Schifani fa’ scena muta

Proseguono gli interrogatori dei pm di Caltanissetta nell’ambito dell’inchiesta “Double Face”. Dinanzi ai magistrati nisseni si sono presentati Angelo Cuva, professore di diritto Finanziario nella facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Palermo, Arturo Esposito ex capo dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna e l’ex presidente del Senato Renato Schifani. Tutti e tre gli indagati, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, sono accusati di rivelazione di segreto istruttorio.

Oltre a non rispondere alle domande dell’accusa il senatore palermitano, tramite i suoi legali, ha presentato istanza di trasferimento degli atti alla Procura di Palermo perché secondo Schifani è competente a indagare, essendo, i presunti reati di rivelazione del segreto investigativo e favoreggiamento a lui contestati, stati commessi nella città capoluogo di Regione.

Secondo l’accusa, il senatore Schifani avrebbe rivelato notizie coperte da segreto sulle indagini a carico di Montante che lo stesso esponente di Forza Italia avrebbe appreso dall’ex direttore dell’Aisi Esposito che a sua volta le aveva avute da altri uomini delle forze dell’ordine.

Sempre secondo i pm, Schifani avrebbe riferito al docente universitario Angelo Cuva e al colonnello Giuseppe D’Agata.

Alle domande dei pm nisseni invece, hanno risposto gli altri indagati interrogati: Andrea Cavacece, capo reparto dell’Aisi el’ex direttore dello Sco della polizia Andrea Grassi, entrambi si sono difesi respingendo ogni accusa.

A Grassi, viene contestato di aver rivelato a Cavacece l’avvio delle intercettazioni sull’ex numero uno degli industriali siciliani e di aver avvisato il colonnello D’Agata che lo stesso era coinvolto nelle indagini.

Caltanissetta. “Inquinamento delle prove” Antonello Montante trasferito in galera

Antonello Montante, ex presidenti degli industriali siciliani dai domiciliari nell’abitazione di Serradifalco è passato in una cella del carcere Malaspinadi Caltanissetta.

L’inasprimento della misura cautelare è stato richiesto dal procuratore capo Amedeo Bertone e disposto dal Gip del Tribunale nisseno.

A prelevare Montante sono stati gli agenti della squadra mobile.

L’ordinanza di carcerazione è “riconducibile – motivano gli inquirenti – alla grave condotta d’inquinamento di prove messa in atto dal Montante in occasione del suo arresto, avvenuto a Milano lo scorso 14 maggio. L’arrestato, infatti, – si legge tra le righe dell’ordinanza – nell’occasione, si barricava in casa per quasi due ore, non aprendo ai poliziotti e distruggendo documenti e circa ventiquattro pen drive. Lo stesso – aggiungono gli inquirenti – tentava anche di disfarsi di altra documentazione che veniva però rinvenuta e sequestrata dagli agenti della Squadra Mobile di Caltanissetta”.

Dieci giorni dopo il blitz “double face” che ne aveva cagionato il suo arresto per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, l’ex responsabile “legalità” di Confindistria ha trascorso la sua prima notte in galera. Ci ha provato Montante a distruggere delle potenziali prove che attualmente sono al vaglio dei tecnici della Polizia di Stato che avranno il compito di estrapolare dai dispositivi danneggiati, elementi utili alle indagini.

Alcune pen drive e degli hard disk sono stati recuperati in un pozzo luce di casa Montante, mente altro materiale è stato raccolto nel cortile adiacente alla sua abitazione, mentre uno zainetto contente altri documenti era stato lanciato nel balcone di uno stabile vicino.

Ma Montante, avrebbe cercato di inquinare le prove non solo il giorno dell’arresto ma anche l’indodmani, il 15 maggio.

“Le gravi condotte – scrivono gli investigatori – che hanno indotto il giudice a inasprire la misura cautelare sono proseguite anche dopo l’arresto dell’indagato. Infatti, una volta condotto agli arresti domiciliari presso la sua abitazione di Serradifalco, dopo l’interrogatorio di garanzia avvenuto lo scorso 15 maggio, il Montante Antonio Calogero – aggiungono – ha violato le prescrizioni impostegli dal Giudice con il provvedimento che ha disposto gli arresti domiciliari.”

Nello specifico, Montante non avrebbe rispettato l’obbligo di non avere contatti con altre persone non autorizzate, gli agenti della squadra mobile di Caltanissetta infatti, nella casa di Serradifalco, avrebbero documentato alcuni incontri tra Montante e altre persone.

Intanto dei dubbi sono sorti sulla storia dell’azienda della famiglia Montante. Secondo l’ANSA infatti alcuni degli anziani di Serradifalco incalzati dai giornalisti che chiedevano informazioni sulla fabbrica di bicilette, avrebbero fornito notizie discordanti. “C’è chi dice che la fabbrica di biciclette non è mai esistita – scrive l’agenzia di stampa – chi parla di una officina che rigenerava ammortizzatori e chi ricorda “un negozio che vendeva biciclette di vari marchi e le affittava chiedendo in pegno giubbotti e maglioni”.

La Cicli Montante, secondo Antonello Montante e per come si legge anche sul sito aziendale, fu creata dal nonno Calogero a cavallo tra le due guerre.

Sistema Montante. Maria Grazia Brandara non è più il commissario del Comune di Licata

Con un post  su Facebook apparso poco dopo le ore 19:00 di oggi, venerdì 18 maggio 2018 Maria Grazia Brandara, ex deputato regionale indagata nell’ambito dell’inchiesta “Double Face” della Procura di Caltanissetta, ha annunciato le proprie dimissioni dalla guida commissariale del Comune di Licata.

“Dopo un’attenta riflessione susseguente al ricevimento dell’avviso di garanzia relativo al cosiddetto ‘caso Montante’ – scrive sul suo profilo social – ho maturato l’idea che oltre ad essere integri sia necessario anche apparirlo. 

Pertanto, pur nella coscienza della mia estraneità a fatti penalmente rilevanti, ritengo sia necessario rassegnarle le mie dimissioni da commissario straordinario del Comune di Licata con effetto immediato”. 

L’ex commissario ha inoltrato la lettera di dimissioni al presidente della Regione Nello Musumeci. Da Palermo adesso dovrà essere designato un nuovo commissario che traghetterà il Comune di Licata sino alle elezioni amministrative del prossimo 10 giugno.

Maria Grazia Brandara era stata nominata commissario a Licata dall’ex governatore Crocetta, anche lui coinvolto nella maxi inchiesta della Procura nissena.

Corruzione. La procura di Caltanissetta indaga altre illustri personalità coinvolte nel “sistema Montante”

L’inchiesta “double face” della Procura nissena che ha portato all’arresto dell’ex numero uno degli industriali siciliani Antonello Montante sta provocando effetti simili a quelli di un devastante sisma che fa tremare i palazzi del potere e i consigli di amministrazione di diverse aziende.

Da ieri, nuovi illustri nominativi si sono aggiunti nel registro degli indagati, tra loro l’ex presidente della Regione, Rosario Crocetta accusato di finanziamento illecito ai partiti e concorso in associazione a delinquere finalizzato alla corruzione. Indagate anche due membri della giunta Crocetta, Linda Vancheri e Mariella Lo Bello, nell’indagine finiscono anche l’attuale commissario straordinario al Comune di Licata, Mariagarzia Brandara e il successore di Antonello Montante a sicindustria Giuseppe Catanzaro. Tra gli indagati anche il vice questore aggiunto Vincenzo Savastano, in servizio all’ufficio della polizia di frontiera dell’aeroporto di Fiumicino e le due strette collaboratrici di Montante, Carmela Giardina e Rosetta Cangelosi che sono accusate di favoreggiamento.

Secondo i pm nisseni, un contributo di circa un milione di euro, in nero, sarebbe stato messo a disposizione dagli industriali per la corsa di Rosario Crocetta verso Palazzo d’Orleans. La controparte per il presidente eletto, sarebbe stata la nomina all’assessorato alle Attività Produttive di Linda Vancheri e Mariella Lo Bello mentre per Mariagrazia Brandara si sarebbero aperte le porte dell’Irsap al posto di Alfonso Cicero che attualemnte è tra gli accusatori di Montante.

Sempre secondola Procura nissena, i due assessori in quota Montante, avrebbero portato benefici negli interessi dell’imprenditore che avrebbe avuto dei contributi elargiti in favore di aziende a lui vicine o riconducibili.

Quello che emerge è il sistema di potere fatto di ragalie di varia natura e di ricatti a cui si associa anche l’impressionante attività di dossieraggio. Non mancherebbero neanche video compromettenti che il Montante avrebbe poi fatto uscire al bisogno. Tra i peronaggi immortalati in vicende più o meno scabrose risulterebbero l’ex assessore Nicolò Marino e Giulio Cusumano, ex presidnete dell’azienda siciliana trasporti (AST).

Documenti contenuti in hard disk e pen drive che Montante almometo del suo arresto,avrebbe cercato di danneggiare, circonstanza quest’ultima negata dal legale difensore dell’imprenditore di Serradifalco.

“Il mio assistito, all’arrivo della polizia nella sua abitazione, non si è disfatto di alcuna prova di reato – spiega l’avvocato Giuseppe Panepinto – temendo che non si trattasse di agenti, ma di malviventi, ha tardato ad aprire e ha cercato di mettersi al sicuro. Il contenuto delle pen drive danneggiate, ritrovate dai poliziotti nello zaino dell’indagato – ha aggiunto l’avvocato – era stato trasferito in altre chiavette perfettamente funzionanti, già in possesso degli inquirenti”.

C’è il binario della legalità, che lega gli itnerari professionai di molti degli indagati, da Montante che è stato il responsabile legalità di Confindustria alla Brandara, che è stata la presidente del consorzio agrigentino della legalità e lo sviluppo. Di legalità ha parlato spesso anche l’ex vice presidente della Regione Mariella Lo Bello paladina da assessore delle zone franche della Legalità.

Una nota di colore, nel torbido sistema che la Procura nissena sta facendo emergere, riguarda la titolarità della scorta assegnata a molti degli indagati. Paradossi italiani, se si pensa alle misure di prevenzione revocate ai familiari del testimone di giustizia Ignazio Cutrò che l’antimafia l’ha fatta non a parole denunciando e facendo arrestare i suoi estorsori.

Interrogatori di garanzia inchiesta double face. Montante respinge le accuse. Musumeci:” Anche in Sicilia l’industria dell’antimafia ha avuto le sue ciminierie”

È durato più di sei ore l’interrogatorio di garanzia dell’ex presidente di Confindustria Sicilia, arrestato dalla Procura di Caltanissetta con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Si è avvalso della facoltà di non rispondere invece Diego Di Simone, ex sostituto commissario della squadra mobile di Palermo.

Ho sposato le istituzioni. Non ho mai avuto vantaggi, nè appalti, nè finanziamenti, nè agevolazioni. Ho stravolto la mia vita e sono sicuro che non posso più tornare indietro” così l’ex responsabile Legalità di Confindistria si sarebbe giustificato al gip del tribunale nisseno, respingendo dunque le accuse mosse dalla Procura.

Tra le reazioni all’operazione “Double Face” registriamo anche quella del presidente della Regione, Nello Musumeci. “Anche in Sicilia – ha detto il governatore – l’industria dell’antimafia ha avuto le sue ciminierie”.

SS 640, Anas: abbattuto l’ultimo diaframma della galleria “Caltanissetta”

Il primo lotto della statale, da Agrigento a Grottarossa, è stato aperto al traffico lo scorso 28 marzo.  Adesso l’Anas è al lavoro nel secondo lotto. Ieri mattina  è stato ultimato lo scavo della seconda canna della galleria “Caltanissetta”, nell’ambito dei lavori di costruzione della nuova strada statale 640 “Degli Scrittori”, tra Agrigento e l’autostrada A19 “Palermo-Catania”.  L’intervento, per un investimento complessivo pari a 1 miliardo e  mezzo di euro, prevede la realizzazione di una nuova piattaforma stradale a carreggiate separate.  Nell’ambito del secondo lotto, i cui lavori sono in corso con ultimazione prevista il prossimo anno, le opere d’arte sono costituite da 6 svincoli, in adeguamento a quelli esistenti, 1 cavalcavia, 7 sottovia scatolari, 14 viadotti, 5 gallerie artificiali e 4 gallerie naturali. La galleria Caltanissetta è la maggiore delle quattro gallerie naturali ma, in realtà, con i suoi 4000 metri di lunghezza la più lunga galleria stradale della Sicilia . Si trova su un tratto stradale di nuova realizzazione, in variante rispetto all’attuale tracciato della statale, nel comune di Caltanissetta.  Il costo della galleria Caltanissetta ammonta a circa 210 milioni di euro.  L’opera riveste particolare importanza anche sotto il profilo della tecnologia adoperata e della metodologia di scavo: è stato infatti realizzato tramite una fresa Tunnel Boring Machine  che è la più grande  mai utilizzata dall’Anas e tra le più grandi e potenti costruite in Europa.

Giusi Savatta detenuta al carcere Patrusa di Agrigento

Dalla vigilia di Capodanno, Giusy Savatta è stata trasferita in carcere , al Petrusa di Agrigento. La donna di 41 anni, accusata di aver strozzato martedì sera, con le sue mani le sue due figlie, Maria Sofia e Gaia di 9 e 7 anni, nella serata di sabato ha lasciato l’ospedale «Vittorio Emanuele», dove era stata ricoverata dopo aver commesso il duplice omicidio, nella sua abitazione di via Passaniti 5, nel centro storico di Gela, dove viveva con le due figlie e il marito Vincenzo Trainito. Adesso si trova al carcere Petrusa di Agrigento, esattamente nello stesso in cui è stata rinchiusa anche Veronica Panarello, la donna di Santa Croce accusata di aver ammazzato il figlio Loris di soli 8 anni.Dalle indagini, è emerso, che Giusi, insegnante di sostegno precaria, laureata in Lettere, era ossessionata da Veronica, dal terribile fatto di sangue di cui si era macchiata il 29 novembre del 2014, quando strangolò il piccolo Loris e poi gettò il corpo in un canalone.Pare che la donna avrebbe seguito con molta attenzione il caso Loris Stival tramite le trasmissioni televisive. Un dettaglio emerso anche grazie alle testimonianze raccolte nei giorni successivi al duplice delitto. Giusi Savatta ha confessato ai magistrati, tra le lacrime, che temeva di perdere le sue due figlie, che amava follemente. Nel corso dell’interrogatorio la donna avrebbe anche precisato che la crisi nel rapporto col marito non sarebbe stata determinante nella decisione di sopprimere le due figlie.

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L’ultimo saluto a Maria Sofia e Gaia

Due piccole bare bianche, una folla di amici, conoscenti. Tristezza e sgomento ieri pomeriggio nella Chiesa Madre di Gela, per l’ultimo saluto a Maria Sofia e Gaia Trainito, le sorelline di 7 e 9 anni uccise dalla madre , Giusi Savatta, nella loro abitazione. A scoprire il duplice omicidio commesso dalla donna è stato il marito, che l’ha strappata all’intento di suicidarsi dopo avere ucciso le due piccole. “Ognuno deve assumersi le responsabilità di quello che è accaduto”, dice il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana: “Tutti siamo responsabili. Queste bambine sono innocenti quanto Gesù. In loro c’è il compimento della salvezza perché è uno spargimento di sangue innocente. E sarà il sangue di Maria Sofia e Gaia a custodire le sorti di Gela”, continua il presbitero. In prima fila c’è il padre Vincenzo Trainito, con lo sguardo perso nel vuoto, acconto a lui le sue sorelle. Prima di finire la cerimonia dal pulpito sono stati letti i messaggi delle maestre. “Vi abbiamo amate e custodite e vi chiediamo scusa per non avervi dato la possibilità di vivere i vostri sogni”, piange la maestra che ricorda Maria Sofia: “Un angelo meraviglioso, mi perdevo nei tuoi occhi azzurro cielo. Amavi la natura e la matematica. E tua mamma”. Gli applausi interrompono le insegnanti. “Ricordo, Gaia, i tuoi occhi spaventati e fragili al primo giorno di scuola. Continua a brillare dal cielo”, dice la maestra di Gaia. Poi le due bare lasciano la chiesa.
La città si è stretta attorno alla famiglia. Negozi chiusi nelle ore del funerale, svolto in forma strettamente privata.

 

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Gela. Oggi funerali di Maria Sofia e Gaia

Oggi, l’estremo saluto a Gela delle sorelle Maria Sofia e Gaia, le bambine di 7 e 9 anni, uccise dalla loro mamma che ha anche cercato di togliersi la vita. Intanto, la donna, Giusi Savatta, interrogata in ospedale, dinanzi al Procuratore Asaro e al pm Di Marco ha confessato il duplice delitto. “Le mie due bambine, le ho soffocate con le mie mani. La candeggina serviva a me per farla finita”.Così avrebbe detto ai magistrati l’insegnante.

La donna avrebbe ammesso che con il marito i rapporti negli ultimi tempi erano tesi. Anche se la causa dell’insano gesto, sarebbe da ricercare nella depressione, di cui sembra sia affetta da alcuni anni. Giusi Savatta avrebbe detto che il suo obiettivo era quello di proteggere le sue figlie, da tutto e tutti. “Ero – ha affermato – molto preoccupata per loro. Ho ucciso le mie figlie per salvarle, avevo paura che mio marito me le portasse via. Ho dovuto farlo”. Senza versare una lacrima, e con grande lucidità, la donna avrebbe spiegato con queste parole ai magistrati il folle gesto. La donna temeva che il marito le portasse via le due figlie dopo la separazione, di cui si era parlato negli ultimi tempi. Sembra che la donna all’inizio dell’interrogatorio abbia detto di non ricordare nulla, poi successivamente ha raccontato i momenti del duplice assassinio. La donna avrebbe ammazzato le due bimbe poco dopo le 8.30. Ecco perché Maria Sofia e Gaia erano ancora in pigiama. Poi secondo la sua versione, sarebbe stata lei stessa a chiamare il marito che disperato ha dichiarato: “Se solo me ne fossi accorto prima – ha detto – avrei dovuto aiutarla, farla ricoverare, ma non avrei mai pensato che sarebbe arrivata a tanto”.

 

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Tragedia a Gela

C’è sgomento e tanta tristezza a Gela per la tragica morte di Maria Sofia e Gaia, le bimbe di 9 e 7 anni uccise dalla madre, Giusi Savatta, costrette a bene candeggina. Il duplice infanticidio è avvenuto ieri mattina , al secondo piano di un edificio di via Passaniti, nel centro storico della città. A fare la macabra scoperta è stato il marito della donna e padre delle due piccole. L’uomo, Vincenzo Trainito, un ingegnere del posto di 48 anni che insegna in un liceo privato, una volta tornato a casa, ha trovato i corpi senza vita delle due piccole. La donna, 42 anni, insegnante di sostegno precaria, avrebbe costretto le piccole a ingoiare la candeggina, aprendo loro le bocche con le mani, lasciando sui loro visi dei graffi. Una delle piccole vittime è stata trovata nella sua cameretta, l’altra in corridoio: entrambe erano in pigiama.Subito dopo la madre ha tentato di togliersi la vita. “Giusi era nella vasca da bagno piena di acqua e candeggina e stava cercando di strangolarsi con il flessibile della doccia- ha raccontato il marito-. L’ho bloccata, ho gridato, ho chiamato aiuto, ha bevuto ancora candeggina sotto i miei occhi.” “Da qualche tempo i nostri rapporti si erano incrinati – ha spiegato l’uomo nel corso del lungo interrogatorio davanti al procuratore Fernando Asaro e al pm Monia Di Marco – Negli ultimi giorni avevamo cominciato a ragionare di separazione. Ma lei non voleva accettarla, era diventata sempre più ossessiva e possessiva con Maria Sofia e Gaia”.Nel reparto di psichiatria, dove è ricoverata in stato di arresto e piantonata, Giusi Savatta sembra aver recuperato piena consapevolezza e lucidità. Stamattina le è stato notificato  dai carabinieri l’ordine di arresto per duplice omicidio volontario, aggravato dalla discendenza.

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Gela, a mezz’asta le bandiere del comune

Anche il Comune di Gela esprime pubblicamente sgomento per la tragedia familiare che ha colpito la città. In segno di lutto per la scomparsa delle sorelline Trainito e raccogliendo la spontanea partecipazione dei cittadini, il sindaco Domenico Messinese, con un’ordinanza, ha disposto che siano issate a mezz’asta le bandiere sul Palazzo di Città. Nella giornata di oggi è stato inoltre sospeso il servizio di filodiffusione attivo nel centro urbano per il periodo natalizio.

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Camere Commercio, Associazioni datoriali agrigentine contro ritardo accorpamento

“In Sicilia 7 Camere di Commercio su 9 sono commissariate da tanto tempo, e il perdurare di tale condizione di stallo non è più tollerabile, soprattutto dalle associazioni datoriali, che sono, di conseguenza, impossibilitate a svolgere i propri compiti a cui sono preposte”.  Così denunciano, in particolare, le associazioni datoriali agrigentine di  CONFESERCENTI, Cna, Legacooperative,  Confcooperative, Confimpresa Euromed,  Confagricoltura,  e  ConfArtigianato, che affermano : “Esprimiamo preoccupazione  per la precarietà in cui oggi versano gli Enti Camerali. E’ inspiegabile il silenzio dell’ assessore regionale alle Attività Produttive, Mariella Lo Bello. L’economia,  già pesantemente a dura prova a causa della crisi, rischia di subire una paralisi. Per tali ragioni lanciamo un accorato appello al presidente Crocetta e all’ assessore Lo Bello affinchè procedano alla concretizzazione del provvedimento atteso da troppo tempo invano, rendendo stabile ed efficiente l’ assetto Camerale delle tre Camere di Agrigento, Trapani e Caltanissetta”, conclude la nota. [kkstarratings][wp-rss-aggregator]

Delia, l’acqua torna potabile

Il sindaco di Delia, Gianfilippo Bancheri, ha revocato la propria ordinanza con la quale vietava l’uso dell’acqua per uso potabile. L’allarme, durato 12 giorni, è rientrato lunedì dopo che il responsabile di Igiene pubblica del presidio sanitario di Delia ha comunicato i risultati delle nuove analisi effettuate dal personale del SIAN di Caltanissetta. Il rapporto delle prove microbiologiche e chimiche, infatti, parla di risultati nei limiti prescritti dalla legge. La notizia della  rispondenza dell’acqua ai parametri di legge ha portato un pò di serenità e alleviato i disagi dei cittadini non più costretti a bollire l’acqua o a comprarla.

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