Gela. Furto e ricettazione di auto e moto scatta l’operazione “Fast & Furios”

All’alba di oggi, la Polizia di Gela ha fatto scattare il blitz “Fast and Furios” dall’omonima serie di film ispirati al mondo illecito delle corse. Le indagini del locale commissariato si sono indirizzate su una presunta banda criminale dedita ai furti e al ricilaggio di auto e moto.

Un vero e proprio supermarket clandestino di pezzi di ricambio quello scoperto e sequestrato dalla Polizia. 11 sono state le oridnaze di custodia emesse nei riguardi di altrettanti soggetti tutti residenti a Gela.

Su ordine del G.I.P. del Tribunale di Gela, in carcere sono finiti : Mirko Russello classe 1989, detenuto a Trapani il coetaneo Francesco Caci e il 37enne Salvatore Raniolo e una quarta persona invece è attualmente ricercata dalla Polizia poiché irreperibile.

Ai domiciliari invece : Gianluca Scollo di 33 anni, Vincenzo Scerra di 22 anni, Nunzio Vinelli di 40 anni e Vincenzo Cassisi di 29 anni.

Obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria invece per Francesco Alma di 44 anni, Salvatore Alma di 22 anni e Liborio Scollo di 67 anni.

Le indagini, come spiegato in conferenza dal Questore Giovanni Signer e dal Procuratore Capo, Fernando Asaro, sono partite sul finire del 2015 dopo un sostanziale incremento di furti che nella città del petrolchimico si sono registrati anche nel 2016. Per tutti l’accusa è di furto, ricettazione e danneggiamento a seguito di incendio.

Interrogatori inchiesta double face. Schifani fa’ scena muta

Proseguono gli interrogatori dei pm di Caltanissetta nell’ambito dell’inchiesta “Double Face”. Dinanzi ai magistrati nisseni si sono presentati Angelo Cuva, professore di diritto Finanziario nella facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Palermo, Arturo Esposito ex capo dell’Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna e l’ex presidente del Senato Renato Schifani. Tutti e tre gli indagati, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, sono accusati di rivelazione di segreto istruttorio.

Oltre a non rispondere alle domande dell’accusa il senatore palermitano, tramite i suoi legali, ha presentato istanza di trasferimento degli atti alla Procura di Palermo perché secondo Schifani è competente a indagare, essendo, i presunti reati di rivelazione del segreto investigativo e favoreggiamento a lui contestati, stati commessi nella città capoluogo di Regione.

Secondo l’accusa, il senatore Schifani avrebbe rivelato notizie coperte da segreto sulle indagini a carico di Montante che lo stesso esponente di Forza Italia avrebbe appreso dall’ex direttore dell’Aisi Esposito che a sua volta le aveva avute da altri uomini delle forze dell’ordine.

Sempre secondo i pm, Schifani avrebbe riferito al docente universitario Angelo Cuva e al colonnello Giuseppe D’Agata.

Alle domande dei pm nisseni invece, hanno risposto gli altri indagati interrogati: Andrea Cavacece, capo reparto dell’Aisi el’ex direttore dello Sco della polizia Andrea Grassi, entrambi si sono difesi respingendo ogni accusa.

A Grassi, viene contestato di aver rivelato a Cavacece l’avvio delle intercettazioni sull’ex numero uno degli industriali siciliani e di aver avvisato il colonnello D’Agata che lo stesso era coinvolto nelle indagini.

Caltanissetta. “Inquinamento delle prove” Antonello Montante trasferito in galera

Antonello Montante, ex presidenti degli industriali siciliani dai domiciliari nell’abitazione di Serradifalco è passato in una cella del carcere Malaspinadi Caltanissetta.

L’inasprimento della misura cautelare è stato richiesto dal procuratore capo Amedeo Bertone e disposto dal Gip del Tribunale nisseno.

A prelevare Montante sono stati gli agenti della squadra mobile.

L’ordinanza di carcerazione è “riconducibile – motivano gli inquirenti – alla grave condotta d’inquinamento di prove messa in atto dal Montante in occasione del suo arresto, avvenuto a Milano lo scorso 14 maggio. L’arrestato, infatti, – si legge tra le righe dell’ordinanza – nell’occasione, si barricava in casa per quasi due ore, non aprendo ai poliziotti e distruggendo documenti e circa ventiquattro pen drive. Lo stesso – aggiungono gli inquirenti – tentava anche di disfarsi di altra documentazione che veniva però rinvenuta e sequestrata dagli agenti della Squadra Mobile di Caltanissetta”.

Dieci giorni dopo il blitz “double face” che ne aveva cagionato il suo arresto per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, l’ex responsabile “legalità” di Confindistria ha trascorso la sua prima notte in galera. Ci ha provato Montante a distruggere delle potenziali prove che attualmente sono al vaglio dei tecnici della Polizia di Stato che avranno il compito di estrapolare dai dispositivi danneggiati, elementi utili alle indagini.

Alcune pen drive e degli hard disk sono stati recuperati in un pozzo luce di casa Montante, mente altro materiale è stato raccolto nel cortile adiacente alla sua abitazione, mentre uno zainetto contente altri documenti era stato lanciato nel balcone di uno stabile vicino.

Ma Montante, avrebbe cercato di inquinare le prove non solo il giorno dell’arresto ma anche l’indodmani, il 15 maggio.

“Le gravi condotte – scrivono gli investigatori – che hanno indotto il giudice a inasprire la misura cautelare sono proseguite anche dopo l’arresto dell’indagato. Infatti, una volta condotto agli arresti domiciliari presso la sua abitazione di Serradifalco, dopo l’interrogatorio di garanzia avvenuto lo scorso 15 maggio, il Montante Antonio Calogero – aggiungono – ha violato le prescrizioni impostegli dal Giudice con il provvedimento che ha disposto gli arresti domiciliari.”

Nello specifico, Montante non avrebbe rispettato l’obbligo di non avere contatti con altre persone non autorizzate, gli agenti della squadra mobile di Caltanissetta infatti, nella casa di Serradifalco, avrebbero documentato alcuni incontri tra Montante e altre persone.

Intanto dei dubbi sono sorti sulla storia dell’azienda della famiglia Montante. Secondo l’ANSA infatti alcuni degli anziani di Serradifalco incalzati dai giornalisti che chiedevano informazioni sulla fabbrica di bicilette, avrebbero fornito notizie discordanti. “C’è chi dice che la fabbrica di biciclette non è mai esistita – scrive l’agenzia di stampa – chi parla di una officina che rigenerava ammortizzatori e chi ricorda “un negozio che vendeva biciclette di vari marchi e le affittava chiedendo in pegno giubbotti e maglioni”.

La Cicli Montante, secondo Antonello Montante e per come si legge anche sul sito aziendale, fu creata dal nonno Calogero a cavallo tra le due guerre.

Sistema Montante. Maria Grazia Brandara non è più il commissario del Comune di Licata

Con un post  su Facebook apparso poco dopo le ore 19:00 di oggi, venerdì 18 maggio 2018 Maria Grazia Brandara, ex deputato regionale indagata nell’ambito dell’inchiesta “Double Face” della Procura di Caltanissetta, ha annunciato le proprie dimissioni dalla guida commissariale del Comune di Licata.

“Dopo un’attenta riflessione susseguente al ricevimento dell’avviso di garanzia relativo al cosiddetto ‘caso Montante’ – scrive sul suo profilo social – ho maturato l’idea che oltre ad essere integri sia necessario anche apparirlo. 

Pertanto, pur nella coscienza della mia estraneità a fatti penalmente rilevanti, ritengo sia necessario rassegnarle le mie dimissioni da commissario straordinario del Comune di Licata con effetto immediato”. 

L’ex commissario ha inoltrato la lettera di dimissioni al presidente della Regione Nello Musumeci. Da Palermo adesso dovrà essere designato un nuovo commissario che traghetterà il Comune di Licata sino alle elezioni amministrative del prossimo 10 giugno.

Maria Grazia Brandara era stata nominata commissario a Licata dall’ex governatore Crocetta, anche lui coinvolto nella maxi inchiesta della Procura nissena.

Corruzione. La procura di Caltanissetta indaga altre illustri personalità coinvolte nel “sistema Montante”

L’inchiesta “double face” della Procura nissena che ha portato all’arresto dell’ex numero uno degli industriali siciliani Antonello Montante sta provocando effetti simili a quelli di un devastante sisma che fa tremare i palazzi del potere e i consigli di amministrazione di diverse aziende.

Da ieri, nuovi illustri nominativi si sono aggiunti nel registro degli indagati, tra loro l’ex presidente della Regione, Rosario Crocetta accusato di finanziamento illecito ai partiti e concorso in associazione a delinquere finalizzato alla corruzione. Indagate anche due membri della giunta Crocetta, Linda Vancheri e Mariella Lo Bello, nell’indagine finiscono anche l’attuale commissario straordinario al Comune di Licata, Mariagarzia Brandara e il successore di Antonello Montante a sicindustria Giuseppe Catanzaro. Tra gli indagati anche il vice questore aggiunto Vincenzo Savastano, in servizio all’ufficio della polizia di frontiera dell’aeroporto di Fiumicino e le due strette collaboratrici di Montante, Carmela Giardina e Rosetta Cangelosi che sono accusate di favoreggiamento.

Secondo i pm nisseni, un contributo di circa un milione di euro, in nero, sarebbe stato messo a disposizione dagli industriali per la corsa di Rosario Crocetta verso Palazzo d’Orleans. La controparte per il presidente eletto, sarebbe stata la nomina all’assessorato alle Attività Produttive di Linda Vancheri e Mariella Lo Bello mentre per Mariagrazia Brandara si sarebbero aperte le porte dell’Irsap al posto di Alfonso Cicero che attualemnte è tra gli accusatori di Montante.

Sempre secondola Procura nissena, i due assessori in quota Montante, avrebbero portato benefici negli interessi dell’imprenditore che avrebbe avuto dei contributi elargiti in favore di aziende a lui vicine o riconducibili.

Quello che emerge è il sistema di potere fatto di ragalie di varia natura e di ricatti a cui si associa anche l’impressionante attività di dossieraggio. Non mancherebbero neanche video compromettenti che il Montante avrebbe poi fatto uscire al bisogno. Tra i peronaggi immortalati in vicende più o meno scabrose risulterebbero l’ex assessore Nicolò Marino e Giulio Cusumano, ex presidnete dell’azienda siciliana trasporti (AST).

Documenti contenuti in hard disk e pen drive che Montante almometo del suo arresto,avrebbe cercato di danneggiare, circonstanza quest’ultima negata dal legale difensore dell’imprenditore di Serradifalco.

“Il mio assistito, all’arrivo della polizia nella sua abitazione, non si è disfatto di alcuna prova di reato – spiega l’avvocato Giuseppe Panepinto – temendo che non si trattasse di agenti, ma di malviventi, ha tardato ad aprire e ha cercato di mettersi al sicuro. Il contenuto delle pen drive danneggiate, ritrovate dai poliziotti nello zaino dell’indagato – ha aggiunto l’avvocato – era stato trasferito in altre chiavette perfettamente funzionanti, già in possesso degli inquirenti”.

C’è il binario della legalità, che lega gli itnerari professionai di molti degli indagati, da Montante che è stato il responsabile legalità di Confindustria alla Brandara, che è stata la presidente del consorzio agrigentino della legalità e lo sviluppo. Di legalità ha parlato spesso anche l’ex vice presidente della Regione Mariella Lo Bello paladina da assessore delle zone franche della Legalità.

Una nota di colore, nel torbido sistema che la Procura nissena sta facendo emergere, riguarda la titolarità della scorta assegnata a molti degli indagati. Paradossi italiani, se si pensa alle misure di prevenzione revocate ai familiari del testimone di giustizia Ignazio Cutrò che l’antimafia l’ha fatta non a parole denunciando e facendo arrestare i suoi estorsori.

Interrogatori di garanzia inchiesta double face. Montante respinge le accuse. Musumeci:” Anche in Sicilia l’industria dell’antimafia ha avuto le sue ciminierie”

È durato più di sei ore l’interrogatorio di garanzia dell’ex presidente di Confindustria Sicilia, arrestato dalla Procura di Caltanissetta con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Si è avvalso della facoltà di non rispondere invece Diego Di Simone, ex sostituto commissario della squadra mobile di Palermo.

Ho sposato le istituzioni. Non ho mai avuto vantaggi, nè appalti, nè finanziamenti, nè agevolazioni. Ho stravolto la mia vita e sono sicuro che non posso più tornare indietro” così l’ex responsabile Legalità di Confindistria si sarebbe giustificato al gip del tribunale nisseno, respingendo dunque le accuse mosse dalla Procura.

Tra le reazioni all’operazione “Double Face” registriamo anche quella del presidente della Regione, Nello Musumeci. “Anche in Sicilia – ha detto il governatore – l’industria dell’antimafia ha avuto le sue ciminierie”.

SS 640, Anas: abbattuto l’ultimo diaframma della galleria “Caltanissetta”

Il primo lotto della statale, da Agrigento a Grottarossa, è stato aperto al traffico lo scorso 28 marzo.  Adesso l’Anas è al lavoro nel secondo lotto. Ieri mattina  è stato ultimato lo scavo della seconda canna della galleria “Caltanissetta”, nell’ambito dei lavori di costruzione della nuova strada statale 640 “Degli Scrittori”, tra Agrigento e l’autostrada A19 “Palermo-Catania”.  L’intervento, per un investimento complessivo pari a 1 miliardo e  mezzo di euro, prevede la realizzazione di una nuova piattaforma stradale a carreggiate separate.  Nell’ambito del secondo lotto, i cui lavori sono in corso con ultimazione prevista il prossimo anno, le opere d’arte sono costituite da 6 svincoli, in adeguamento a quelli esistenti, 1 cavalcavia, 7 sottovia scatolari, 14 viadotti, 5 gallerie artificiali e 4 gallerie naturali. La galleria Caltanissetta è la maggiore delle quattro gallerie naturali ma, in realtà, con i suoi 4000 metri di lunghezza la più lunga galleria stradale della Sicilia . Si trova su un tratto stradale di nuova realizzazione, in variante rispetto all’attuale tracciato della statale, nel comune di Caltanissetta.  Il costo della galleria Caltanissetta ammonta a circa 210 milioni di euro.  L’opera riveste particolare importanza anche sotto il profilo della tecnologia adoperata e della metodologia di scavo: è stato infatti realizzato tramite una fresa Tunnel Boring Machine  che è la più grande  mai utilizzata dall’Anas e tra le più grandi e potenti costruite in Europa.

Giusi Savatta detenuta al carcere Patrusa di Agrigento

Dalla vigilia di Capodanno, Giusy Savatta è stata trasferita in carcere , al Petrusa di Agrigento. La donna di 41 anni, accusata di aver strozzato martedì sera, con le sue mani le sue due figlie, Maria Sofia e Gaia di 9 e 7 anni, nella serata di sabato ha lasciato l’ospedale «Vittorio Emanuele», dove era stata ricoverata dopo aver commesso il duplice omicidio, nella sua abitazione di via Passaniti 5, nel centro storico di Gela, dove viveva con le due figlie e il marito Vincenzo Trainito. Adesso si trova al carcere Petrusa di Agrigento, esattamente nello stesso in cui è stata rinchiusa anche Veronica Panarello, la donna di Santa Croce accusata di aver ammazzato il figlio Loris di soli 8 anni.Dalle indagini, è emerso, che Giusi, insegnante di sostegno precaria, laureata in Lettere, era ossessionata da Veronica, dal terribile fatto di sangue di cui si era macchiata il 29 novembre del 2014, quando strangolò il piccolo Loris e poi gettò il corpo in un canalone.Pare che la donna avrebbe seguito con molta attenzione il caso Loris Stival tramite le trasmissioni televisive. Un dettaglio emerso anche grazie alle testimonianze raccolte nei giorni successivi al duplice delitto. Giusi Savatta ha confessato ai magistrati, tra le lacrime, che temeva di perdere le sue due figlie, che amava follemente. Nel corso dell’interrogatorio la donna avrebbe anche precisato che la crisi nel rapporto col marito non sarebbe stata determinante nella decisione di sopprimere le due figlie.

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L’ultimo saluto a Maria Sofia e Gaia

Due piccole bare bianche, una folla di amici, conoscenti. Tristezza e sgomento ieri pomeriggio nella Chiesa Madre di Gela, per l’ultimo saluto a Maria Sofia e Gaia Trainito, le sorelline di 7 e 9 anni uccise dalla madre , Giusi Savatta, nella loro abitazione. A scoprire il duplice omicidio commesso dalla donna è stato il marito, che l’ha strappata all’intento di suicidarsi dopo avere ucciso le due piccole. “Ognuno deve assumersi le responsabilità di quello che è accaduto”, dice il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana: “Tutti siamo responsabili. Queste bambine sono innocenti quanto Gesù. In loro c’è il compimento della salvezza perché è uno spargimento di sangue innocente. E sarà il sangue di Maria Sofia e Gaia a custodire le sorti di Gela”, continua il presbitero. In prima fila c’è il padre Vincenzo Trainito, con lo sguardo perso nel vuoto, acconto a lui le sue sorelle. Prima di finire la cerimonia dal pulpito sono stati letti i messaggi delle maestre. “Vi abbiamo amate e custodite e vi chiediamo scusa per non avervi dato la possibilità di vivere i vostri sogni”, piange la maestra che ricorda Maria Sofia: “Un angelo meraviglioso, mi perdevo nei tuoi occhi azzurro cielo. Amavi la natura e la matematica. E tua mamma”. Gli applausi interrompono le insegnanti. “Ricordo, Gaia, i tuoi occhi spaventati e fragili al primo giorno di scuola. Continua a brillare dal cielo”, dice la maestra di Gaia. Poi le due bare lasciano la chiesa.
La città si è stretta attorno alla famiglia. Negozi chiusi nelle ore del funerale, svolto in forma strettamente privata.

 

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Gela. Oggi funerali di Maria Sofia e Gaia

Oggi, l’estremo saluto a Gela delle sorelle Maria Sofia e Gaia, le bambine di 7 e 9 anni, uccise dalla loro mamma che ha anche cercato di togliersi la vita. Intanto, la donna, Giusi Savatta, interrogata in ospedale, dinanzi al Procuratore Asaro e al pm Di Marco ha confessato il duplice delitto. “Le mie due bambine, le ho soffocate con le mie mani. La candeggina serviva a me per farla finita”.Così avrebbe detto ai magistrati l’insegnante.

La donna avrebbe ammesso che con il marito i rapporti negli ultimi tempi erano tesi. Anche se la causa dell’insano gesto, sarebbe da ricercare nella depressione, di cui sembra sia affetta da alcuni anni. Giusi Savatta avrebbe detto che il suo obiettivo era quello di proteggere le sue figlie, da tutto e tutti. “Ero – ha affermato – molto preoccupata per loro. Ho ucciso le mie figlie per salvarle, avevo paura che mio marito me le portasse via. Ho dovuto farlo”. Senza versare una lacrima, e con grande lucidità, la donna avrebbe spiegato con queste parole ai magistrati il folle gesto. La donna temeva che il marito le portasse via le due figlie dopo la separazione, di cui si era parlato negli ultimi tempi. Sembra che la donna all’inizio dell’interrogatorio abbia detto di non ricordare nulla, poi successivamente ha raccontato i momenti del duplice assassinio. La donna avrebbe ammazzato le due bimbe poco dopo le 8.30. Ecco perché Maria Sofia e Gaia erano ancora in pigiama. Poi secondo la sua versione, sarebbe stata lei stessa a chiamare il marito che disperato ha dichiarato: “Se solo me ne fossi accorto prima – ha detto – avrei dovuto aiutarla, farla ricoverare, ma non avrei mai pensato che sarebbe arrivata a tanto”.

 

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Tragedia a Gela

C’è sgomento e tanta tristezza a Gela per la tragica morte di Maria Sofia e Gaia, le bimbe di 9 e 7 anni uccise dalla madre, Giusi Savatta, costrette a bene candeggina. Il duplice infanticidio è avvenuto ieri mattina , al secondo piano di un edificio di via Passaniti, nel centro storico della città. A fare la macabra scoperta è stato il marito della donna e padre delle due piccole. L’uomo, Vincenzo Trainito, un ingegnere del posto di 48 anni che insegna in un liceo privato, una volta tornato a casa, ha trovato i corpi senza vita delle due piccole. La donna, 42 anni, insegnante di sostegno precaria, avrebbe costretto le piccole a ingoiare la candeggina, aprendo loro le bocche con le mani, lasciando sui loro visi dei graffi. Una delle piccole vittime è stata trovata nella sua cameretta, l’altra in corridoio: entrambe erano in pigiama.Subito dopo la madre ha tentato di togliersi la vita. “Giusi era nella vasca da bagno piena di acqua e candeggina e stava cercando di strangolarsi con il flessibile della doccia- ha raccontato il marito-. L’ho bloccata, ho gridato, ho chiamato aiuto, ha bevuto ancora candeggina sotto i miei occhi.” “Da qualche tempo i nostri rapporti si erano incrinati – ha spiegato l’uomo nel corso del lungo interrogatorio davanti al procuratore Fernando Asaro e al pm Monia Di Marco – Negli ultimi giorni avevamo cominciato a ragionare di separazione. Ma lei non voleva accettarla, era diventata sempre più ossessiva e possessiva con Maria Sofia e Gaia”.Nel reparto di psichiatria, dove è ricoverata in stato di arresto e piantonata, Giusi Savatta sembra aver recuperato piena consapevolezza e lucidità. Stamattina le è stato notificato  dai carabinieri l’ordine di arresto per duplice omicidio volontario, aggravato dalla discendenza.

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Gela, a mezz’asta le bandiere del comune

Anche il Comune di Gela esprime pubblicamente sgomento per la tragedia familiare che ha colpito la città. In segno di lutto per la scomparsa delle sorelline Trainito e raccogliendo la spontanea partecipazione dei cittadini, il sindaco Domenico Messinese, con un’ordinanza, ha disposto che siano issate a mezz’asta le bandiere sul Palazzo di Città. Nella giornata di oggi è stato inoltre sospeso il servizio di filodiffusione attivo nel centro urbano per il periodo natalizio.

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Camere Commercio, Associazioni datoriali agrigentine contro ritardo accorpamento

“In Sicilia 7 Camere di Commercio su 9 sono commissariate da tanto tempo, e il perdurare di tale condizione di stallo non è più tollerabile, soprattutto dalle associazioni datoriali, che sono, di conseguenza, impossibilitate a svolgere i propri compiti a cui sono preposte”.  Così denunciano, in particolare, le associazioni datoriali agrigentine di  CONFESERCENTI, Cna, Legacooperative,  Confcooperative, Confimpresa Euromed,  Confagricoltura,  e  ConfArtigianato, che affermano : “Esprimiamo preoccupazione  per la precarietà in cui oggi versano gli Enti Camerali. E’ inspiegabile il silenzio dell’ assessore regionale alle Attività Produttive, Mariella Lo Bello. L’economia,  già pesantemente a dura prova a causa della crisi, rischia di subire una paralisi. Per tali ragioni lanciamo un accorato appello al presidente Crocetta e all’ assessore Lo Bello affinchè procedano alla concretizzazione del provvedimento atteso da troppo tempo invano, rendendo stabile ed efficiente l’ assetto Camerale delle tre Camere di Agrigento, Trapani e Caltanissetta”, conclude la nota. [kkstarratings][wp-rss-aggregator]

Delia, l’acqua torna potabile

Il sindaco di Delia, Gianfilippo Bancheri, ha revocato la propria ordinanza con la quale vietava l’uso dell’acqua per uso potabile. L’allarme, durato 12 giorni, è rientrato lunedì dopo che il responsabile di Igiene pubblica del presidio sanitario di Delia ha comunicato i risultati delle nuove analisi effettuate dal personale del SIAN di Caltanissetta. Il rapporto delle prove microbiologiche e chimiche, infatti, parla di risultati nei limiti prescritti dalla legge. La notizia della  rispondenza dell’acqua ai parametri di legge ha portato un pò di serenità e alleviato i disagi dei cittadini non più costretti a bollire l’acqua o a comprarla.

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Incidente sulla SS640 Agrigento-Caltanissetta

Otto feriti sulla strada statale 640 Agrigento-Caltanissetta a causa di un incidente stradale. Lungo l’arteria, all’altezza del bivio di Racalmuto, ancora per cause da accertare, si sono scontrati un autocarro, un furgone e un camion; il coinvolgimento dei mezzi e il soccorso dei feriti ha provocato il blocco della strada per circa due ore. Sul posto la Polizia stradale per i rilievi necessari alla ricostruzione della dinamica.

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INCIDENTE MORTALE SULLA 640 

Incidente mortale ieri sera lungo la Statale 640 Caltanissetta – Agrigento, in contrada Favarella. Una donna, è morta dopo essere stata travolta da un auto che viaggiava in direzione Agrigento.

La donna sarebbe stata centrata in pieno da una Ford Mondeo, condotta da un uomo della provincia di Messina, mentre si trovava al centro della carreggiata. L’uomo, sotto choc, ha raccontato di aver visto sbucare improvvisamente dal buio una sagoma e di non aver potuto fare nulla per evitare l’impatto.

Sul posto sono giunti i sanitari del 118 che hanno constato il decesso della donna. La Procura di Caltanissetta ha aperto un’indagine sull’accaduto.

SEQUESTRATI TRATTI DELLA SS 640

Sarebbe stato utilizzato calcestruzzo non adeguato per la realizzazione  di alcuni tratti del raddoppio  della Statale 640 Caltanissetta-Agrigento. Questo quello che emerge dalle indagini realizzate dagli inquirenti che hanno provveduto a sequestrare le aree  realizzate con materiale non idoneo. Dalle indagini emergerebbe anche l’utilizzo di gabbie di acciaio per realizzare pali e strutture non conformi.  I tratti interessati nello specifico sarebbero quelli  del  viadotto Salso e della galleria naturale “Caltanissetta”. Le irregolarità dei materiali e le difficoltà tecniche non sarebbero nemmeno state segnalate alla Direzione dei lavori dalle aziende impegnate nella costruzione dell’opera. Nel registro degli indagati al momento sono 12 i nomi delle persone che sarebbero coinvolte. Si tratta di dirigenti, professionisti, tecnici e imprenditori, e solo uno di loro fa parte della Direzione dei lavori. Tra gli indagati c’è anche uno dei vertici della ditta “Tecnis”, ovvero  Concetto Bosco Lo Giudice, già arrestato ad ottobre nell’inchiesta sugli appalti dell’Anas. E in merito alle notizie riportate stamani dai vari quotidiani e siti internet la società Empedocle 2 rilascia un comunicato chiarificatore: “Con riferimento alla notizia attinente il sequestro di alcune opere riguardanti i lavori per la realizzazione del secondo lotto della SS640 Agrigento-Caltanissetta la società Empedocle 2 dichiara di essere mera destinataria di tale provvedimento. Il sequestro si inserisce nell’ambito di indagini che, per quanto è dato di conoscere, riguardano le sole attività affidate alla società Tecnis spa, suoi dipendenti ed affidatari. La società Empedocle 2 si ritiene del tutto estranea ai fatti contestati a Tecnis spa e rende noto che si costituirà parte civile nel procedimento penale, ritenendosi gravemente lesa nei propri diritti e nella propria immagine. Empedocle 2 precisa inoltre che il sequestro non impedirà la prosecuzione delle attività lavorative nè la fruibilità al pubblico dei tratti di strada già aperti. Da ultimo Empedocle 2 fa notare che la società Tecnis S.p.A già da tempo (giugno 2015) ha ceduto la propria partecipazione per la realizzazione delle opere in oggetto e conseguentemente non esegue più alcuna attività nei cantieri a lei assegnati.”

DA LUNEDI SI LAVORA SULL’AGRIGENTO -CALTANISSETTA  

Dal prossimo lunedi al via i lavori  per il raddoppio della Strada Statale  640 Agrigento-Caltanissetta. Mancano  9 kilometri per completare il primo lotto. Fino ad ora 24 quelli realizzati. Entro ottobre nella zona rifornimento Erg ad Agrigento, dove parte la nuova “superstrada” 640, sarà completata  la carreggiata destra  come  anche nella zona del viadotto Petrusa. Ed ancora, saranno da portare a conclusione entro ottobre,  i lavori di una  parte del rettilineo di Racalmuto, zona di contrada Noce, dove si sta lavorando per rendere l’asse principale  transitabile a quattro corsie.  Il primo lotto  consiste tecnicamente in una piattaforma di tipo “B” a doppia carreggiata, ciascuna costituita da due corsie di 3,75 metri, affiancate da banchine pavimentate di 1,75 metri e separate da spartitraffico e viabilità secondaria.  A diffondere questi dettagli,  l’ingegnere Calogero Abissi, direttore tecnico dei lavori.

Maxi sequestro beni a dentista di Niscemi

La Polizia di Caltanissetta e la Sezione misure di prevenzione del Tribunale nisseno hanno confiscato beni per 5 milioni e 300 mila euro a un dentista di Niscemi, Giuseppe Amedeo Arcerito, ritenuto esponente di Cosa nostra e noto come “u Lumiaru” o “u Dutturi”. Parte del patrimonio è intestato alla sorella, Rosaria Arcerito, e a suo marito, Calogero La Rosa. Si tratta di un fabbricato a Niscemi, in contrada Ulmo, con un terreno di circa 100 are, di un’auto Audi A4, di un rimorchio agricolo, 2 trattori e un conto corrente bancario, gia’ sequestrati nel gennaio del 2013, e poi 7 capannoni, un fabbricato adibito a dormitorio e un impianto di lavaggio per mezzi industriali, formalmente intestati alla sorella e al cognato del boss. Giuseppe Amedeo Arcerito, medico dentista con studio a Niscemi, è stato arrestato nel giugno del 2001 nell’ambito dell’operazione cosiddetta “Ricostruzione”, e al processo è stato condannato dal Tribunale di Catania a 3 anni per associazione mafiosa e vari episodi di estorsione. Nel 2011 è stato nuovamente arrestato in occasione dell’ operazione antimafia cosiddetta “Parabellum”.

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Denis Sottile, Noi con Salvini, invita a firmare per l’abrogazione della Legge Merlin

Denis Sottile, attivista  di Noi con Salvini, invita i cittadini a firmare per l’abrogazione della Legge Merlin e precisa in una nota: “La Legge Merlin, che proibisce le cosiddette case di tolleranza, tutto ha fatto meno che frenare il fenomeno della prostituzione, portando di fatto ad una vera tratta delle schiave da parte della criminalità organizzata. Rischio malattie, violenza e degrado sono solo alcuni degli effetti collaterali dell’attuale situazione,  – continua Sottile – l’abrogazione della Legge Merlin, oltre ad eliminare la prostituzione di strada, garantire la salute pubblica, l’ordine e la sicurezza, comporterebbe, con una apposita regolamentazione e come avviene in numerosi paesi europei, una tassazione degli introiti delle prostitute e quindi un gettito fiscale, stimato in circa 4 miliardi di euro, che entrerebbe nelle casse dello Stato e che potrebbe essere usato per abbassare le tasse ai cittadini italiani o per il sociale.” Pertanto Denis Sottile invita tutti i cittadini a recarsi entro il 4 luglio presso il Comune di appartenenza e sottoscrivere gli appositi moduli di raccolta firme per il referendum popolare, ai sensi dell’art. 75 della Costituzione, per l’abrogazione della Legge Merlin. Denis sottile ha già firmato nella mattinata di oggi.

 

Occhio dell’Unesco sulla Settimana Santa di Caltanissetta

 

Il Distretto Turistico Valle dei Templi potrebbe ampliare il proprio patrimonio storico-culturale, con il secondo sito certificato dall’UNESCO, che ha avviato un percorso di interesse rispetto alla Real Maestranza e la Settimana Santa di Caltanissetta. L’opportunità riveste una rilevanza esplicita, con la possibilità di un secondo sito certificato come Patrimonio dell’Umanità tra quelli presenti nel Distretto Turistico Valle dei Templi, dopo l’inserimento, nel 1997, del Parco della Valle dei Templi di Agrigento.

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Caltanissetta, abbattuto il diaframma della Galleria Papazzo

Caltanissetta, abbattuto il diaframma della Galleria Papazzo

 

Dieci minuti il tempo impiegato dall’escavatore per  abbattere i 2,90 metri di diaframma della Galleria Papazzo.  Ubicata sulla SS 640, dove si stanno svolgendo i lavori per la realizzazione del 2° tratto della strada Agrigento Caltanissetta.  L’abbattimento del diaframma  è avvenuto a 389 metri dal versante di Agrigento, nel cuore della galleria. Lo scavo è stato effettuato  con il metodo tradizionale con  squadre di minatori che hanno scavato  contemporaneamente da entrambe le direzioni   incontrandosi a metà strada,  dove ieri è avvenuto l’abbattimento del diaframma. E’ stata consegnata un anno prima dalla data prevista. Soddisfatto il direttore dei lavori della CMC, Guido Trovato. (intervista a Guido Trovato, dir. Lavori CMC) Il tunnel è costituito da due gallerie, i lavori di scavo sono stati conclusi nella canna in direzione Caltanissetta. Lunga 689 metri ha un diametro di circa 15 metri e le due corsie saranno larghe circa 12 metri. Il costo è di circa 52 milioni di Euro che l’Anas ha commissionato alla ditta CMC Ravenna. L’altra canna in direzione Agrigento, verrà ultimata entro settembre per poi essere definitivamente consegnata alla fruibilità degli automobilisti nel dicembre del 2016. Settanta il numero dei lavoratori coinvolti nello scavo che hanno faticato per la realizzazione della galleria. (intervista a Giacomo Nicodemo, capo  imbocco Galleria Papazzo) L’abbattimento del diaframma della Galleria è stato preceduto da una una cerimonia di benedizione alla presenza di varie autorità di Caltanissetta e degli operai che con entusiasmo hanno assistito all’evento che rimarrà nella storia del nuovo itinerario stradale.

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Gli Ausiliari socio sanitari della A.S.S.O. incontrano Lucia Borsellino

Venerdì scorso gli ausiliari socio sanitari della A.S.S.O. Hanno incontrato in un tavolo tecnico all’assessorato regionale l’assessore alla salute Lucia Borsellino. L’incontro richiesto dal vice presidente regionale Mariella Lo Bello aveva lo scopo di portare all’attenzione dell’assessore le richieste degli ausiliari. Una delegazione guidata da Antonio Iacono ha esposto e presentato  le loro richieste  che adesso verrano vagliate. (intervista Antonio Iacono) Comunque ci sarebbe l’intenzione da parte della Regione di procedere alla ricognizione delle graduatorie provinciali degli assistenti socio sanitari delle Asp  siciliane,  cosicchè le aziende sprovviste possano attingervi. Modalità già avviata dall’Asp di Caltanissetta. Nel frattempo si potrebbero  creare nuove graduatorie per titoli che tengano conto della professionalità acquisita negli anni, ma questo non avverrà prima del mese di luglio del 2016, data di scadenza del precedente bando. Al tavolo sono intervenuti  diversi dirigenti dell’assessorato. Per l’Asp di Agrigento presenti all’incontro anche il direttore sanitario Silvio Lo Bosco e il Direttore Generale Salvatore Lucio Ficarra.

Coppia di fidanzati perde la vita sulla SS 115 Licata – Gela

Una coppia di fidanzati ha perso la vita in un violentissimo incidente stradale sulla statale 115 che collega Licata e Gela. A perdere la vita Paolo Todaro, 30 anni, e Sara Cammilleri, 25 anni, entrambi di Licata, nell’agrigentino. L’incidente è avvenuto nei pressi della Curva dello scoglio in contrada Poggio di Guardia a 5 chilometri da Licata. Lo schianto tra una Ford Fiesta e un camion per il trasporto di Frutta proveniente da Trapani. Per i due giovani non c’è stato nulla da fare. I soccorritori hanno dovuto faticare non poco per estrarre i corpi dalle lamiere contorte dell’utilitaria dopo il brutale impatto. Ferito lievemente il conducente del camion che è stato trasportato in stato di choc al San Giacomo D’Altopasso di Licata. Poco chiara la dinamica dell’incidente, ma a giudicare dalle condizioni dell’asfalto reso viscido a causa delle piogge di queste ultime ore, gli inquirenti sembrano non avere dubbi sulle cause. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco del distaccamento di Licata, personale medico del 118 e gli agenti della Polizia Stradale di Gela che hanno effettuato i rilievi per risalire ad eventuali responsabilità.

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INCIDENTE MORTALE TRA LICATA E GELA

E’ di un morto e tre feriti, tra cui una bambina, il bilancio del tragico incidente stradale avvenuto ieri sulla Ss115, tra Licata e Gela, all’altezza di Montelungo. Il violento scontro è stato tra un pullman che era diretto a Porto Empedocle – e una macchina. A perdere la vita l’uomo che guidata l’auto. Le tre persone ferite sono state trasportate in ospedale. Le loro condizioni non sarebbero gravi. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia stradale di Gela.

 

 

 

 

 

ASP AG, al via la nuova rete ospedaliera

Si è tenuta oggi all’Assessorato Regionale alla Sanità una conferenza tra i direttori generali delle ASP siciliane e l’assessore Lucia Borsellino per discutere del nuovo piano di rimodulazione della rete ospedaliera, delle procedure di conferimento incarichi di struttura complessa ed il riordino dei centri trasfusionali in Sicilia. Presente anche il dirigente generale di Agrigento Salvatore Ficarra. Nella riunione è emerso che il piano di rimodulazione della rete ospedaliera sarà pubblicata il 23 gennaio 2015 in gazzetta ufficiale della Regione Sicilia. Entro febbraio ogni Asp sarà dotata delle nuove linee guida applicative che permetterà una serie di passaggi. Partirà l’iter per l’approvazione della nuova pianta organica, subito dopo si chiariranno e verranno effettuate le ricollocazioni degli eventuali esuberi di personale, in seguito si passerà a coprire i posti vuoti tramite mobilità regionale e poi Nazionale. Conclusa questa procedura si potranno finalmente bandire i concorsi nella provincia agrigentina. Altro importante traguardo è stato raggiunto per quanto riguarda la situazione dei 130 precari ASU, gli ex articolisti, con scadenza di contratto prevista per il 31 gennaio 2015, per i quali si va verso la proroga al 31 dicembre 2015, con l’intento di procedere possibilmente entro l’anno alla definitiva stabilizzazione.

Approvata la rete ospedaliera in Commissione Sanità

La nuova rete ospedaliera c’è. Finalmente la Commissione Sanità dell’Ars ha dato il via libera al nuovo piano di rimodulazione della rete apprezzando la nuova riorganizzazione nel mondo sanitario siciliano. Nasceranno dunque gli ospedali riuniti con il conseguente taglio dei 270 reparti in tutta la Sicilia. Nella provincia agrigentina saranno accorpati gli ospedali di Licata e Canicattì e, confermato almeno per il momento, l’accorpamento di Sciacca e Ribera. La notizia, che alcuni giorni fa aveva destato tanta preoccupazione e che riguardava la trasformazione dell’ospedale di Ribera in ospedale di Comunità, sembra essere rientrata. I deputati della VI Commisssione, ad unanimità, hanno chiesto all’assessore Borsellino di cancellare il termine ultimo del 31 dicembre 2016 per la trasformazione ed i tagli dei reparti, guadagnando così altro tempo per salvare gli otto ospedali individuati dall’assessorato. Fondamentale salvare il Presidio Ospedaliero di Ribera il quale vanta un pronto soccorso all’avanguardia, inaugurato a fine settembre, due sale operatorie di ultima generazione e il polo di eccellenza per la riabilitazione in Sicilia della Fondazione Maugeri con la quale l’Asp agrigentina sta rafforzando e stipulando un protocollo aggiuntivo per i bambini. Il nuovo piano di rimodulazione della rete ospedaliera in Sicilia è cambiato in alcune parti, per quanto riguarda i trapianti che nella prima bozza del piano era stata riconosciuta un’esclusività all’Ismett è stata rimossa. Sarà varata anche una griglia di valutazione degli ospedali tramite cui saranno valutati le occupazioni dei posti letto, l’appropriatezza di una cura e la complessità degli interventi eseguiti e in base a queste valutazioni decidere ove andranno tagliati, entro il 2018, i 400 posti letto. Adesso si aspetta il passaggio in giunta per l’approvazione definitiva con decreto dell’assessore alla sanità Lucia Borsellino, piano che oltre a ridurre gli sprechi servirà a sbloccare i concorsi e a dare il via libera ai manager delle varie aziende consentendogli di stabilire le nuove piante organiche ed il tutto avverrà entro dicembre.

Auto rubata e data alle fiamme, il proprietario e’ un sacerdote

Nelle campagne di Sommatino, in provincia di Caltanissetta, e’ stata scoperta bruciata l’automobile, una Seat Marbella, rubata pochi giorni addietro al sacerdote di Canicattì, don Vincenzo Sena. L’ auto è stata rubata dopo essere stata parcheggiata all’ interno dell’abitazione di campagna del sacerdote, in contrada Corrigi. I ladri sono entrati dentro la proprietà del prete tranciando con una cesoia il lucchetto del cancello. Indagini sono in corso. Alcune settimane addietro, a don Vincenzo Sena è stato rubato il ciclomotore, anch’esso parcheggiato nella proprietà di campagna in contrada Corrigi, e ancora prima ignoti hanno danneggiato gravemente il vigneto coltivato all’interno

Incidente sulla Gela-Caltanissetta, feriti 6 agrigentini

Sei agrigentini hanno subito ferite, ieri pomeriggio, in un grave incidente stradale nei pressi di Caltanissetta, al chilometro 11 della strada statale 626, poco prima del bivio di Capodarso. Si tratta di un’intera famiglia di Ribera, marito, moglie e due bambini, e una coppia di coniugi di Agrigento. Si sono scontrate un’ automobile Fiat Panda, guidata da un 35enne di Ribera, in auto insieme alla moglie e ai due figli piccoli, e un Suv Ford Kuga, con a bordo due coniugi agrigentini. In collisione anche una Mercedes Classe A e un’ Alfa Romeo 159. Sono ritenute gravi le condizioni del conducente agrigentino del Suv Ford Kuga, trasferito in elisoccorso all’ospedale Sant’Elia di Caltanissetta.