Gela. Furto e ricettazione di auto e moto scatta l’operazione “Fast & Furios”

All’alba di oggi, la Polizia di Gela ha fatto scattare il blitz “Fast and Furios” dall’omonima serie di film ispirati al mondo illecito delle corse. Le indagini del locale commissariato si sono indirizzate su una presunta banda criminale dedita ai furti e al ricilaggio di auto e moto.

Un vero e proprio supermarket clandestino di pezzi di ricambio quello scoperto e sequestrato dalla Polizia. 11 sono state le oridnaze di custodia emesse nei riguardi di altrettanti soggetti tutti residenti a Gela.

Su ordine del G.I.P. del Tribunale di Gela, in carcere sono finiti : Mirko Russello classe 1989, detenuto a Trapani il coetaneo Francesco Caci e il 37enne Salvatore Raniolo e una quarta persona invece è attualmente ricercata dalla Polizia poiché irreperibile.

Ai domiciliari invece : Gianluca Scollo di 33 anni, Vincenzo Scerra di 22 anni, Nunzio Vinelli di 40 anni e Vincenzo Cassisi di 29 anni.

Obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria invece per Francesco Alma di 44 anni, Salvatore Alma di 22 anni e Liborio Scollo di 67 anni.

Le indagini, come spiegato in conferenza dal Questore Giovanni Signer e dal Procuratore Capo, Fernando Asaro, sono partite sul finire del 2015 dopo un sostanziale incremento di furti che nella città del petrolchimico si sono registrati anche nel 2016. Per tutti l’accusa è di furto, ricettazione e danneggiamento a seguito di incendio.

Giusi Savatta detenuta al carcere Patrusa di Agrigento

Dalla vigilia di Capodanno, Giusy Savatta è stata trasferita in carcere , al Petrusa di Agrigento. La donna di 41 anni, accusata di aver strozzato martedì sera, con le sue mani le sue due figlie, Maria Sofia e Gaia di 9 e 7 anni, nella serata di sabato ha lasciato l’ospedale «Vittorio Emanuele», dove era stata ricoverata dopo aver commesso il duplice omicidio, nella sua abitazione di via Passaniti 5, nel centro storico di Gela, dove viveva con le due figlie e il marito Vincenzo Trainito. Adesso si trova al carcere Petrusa di Agrigento, esattamente nello stesso in cui è stata rinchiusa anche Veronica Panarello, la donna di Santa Croce accusata di aver ammazzato il figlio Loris di soli 8 anni.Dalle indagini, è emerso, che Giusi, insegnante di sostegno precaria, laureata in Lettere, era ossessionata da Veronica, dal terribile fatto di sangue di cui si era macchiata il 29 novembre del 2014, quando strangolò il piccolo Loris e poi gettò il corpo in un canalone.Pare che la donna avrebbe seguito con molta attenzione il caso Loris Stival tramite le trasmissioni televisive. Un dettaglio emerso anche grazie alle testimonianze raccolte nei giorni successivi al duplice delitto. Giusi Savatta ha confessato ai magistrati, tra le lacrime, che temeva di perdere le sue due figlie, che amava follemente. Nel corso dell’interrogatorio la donna avrebbe anche precisato che la crisi nel rapporto col marito non sarebbe stata determinante nella decisione di sopprimere le due figlie.

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L’ultimo saluto a Maria Sofia e Gaia

Due piccole bare bianche, una folla di amici, conoscenti. Tristezza e sgomento ieri pomeriggio nella Chiesa Madre di Gela, per l’ultimo saluto a Maria Sofia e Gaia Trainito, le sorelline di 7 e 9 anni uccise dalla madre , Giusi Savatta, nella loro abitazione. A scoprire il duplice omicidio commesso dalla donna è stato il marito, che l’ha strappata all’intento di suicidarsi dopo avere ucciso le due piccole. “Ognuno deve assumersi le responsabilità di quello che è accaduto”, dice il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana: “Tutti siamo responsabili. Queste bambine sono innocenti quanto Gesù. In loro c’è il compimento della salvezza perché è uno spargimento di sangue innocente. E sarà il sangue di Maria Sofia e Gaia a custodire le sorti di Gela”, continua il presbitero. In prima fila c’è il padre Vincenzo Trainito, con lo sguardo perso nel vuoto, acconto a lui le sue sorelle. Prima di finire la cerimonia dal pulpito sono stati letti i messaggi delle maestre. “Vi abbiamo amate e custodite e vi chiediamo scusa per non avervi dato la possibilità di vivere i vostri sogni”, piange la maestra che ricorda Maria Sofia: “Un angelo meraviglioso, mi perdevo nei tuoi occhi azzurro cielo. Amavi la natura e la matematica. E tua mamma”. Gli applausi interrompono le insegnanti. “Ricordo, Gaia, i tuoi occhi spaventati e fragili al primo giorno di scuola. Continua a brillare dal cielo”, dice la maestra di Gaia. Poi le due bare lasciano la chiesa.
La città si è stretta attorno alla famiglia. Negozi chiusi nelle ore del funerale, svolto in forma strettamente privata.

 

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Gela. Oggi funerali di Maria Sofia e Gaia

Oggi, l’estremo saluto a Gela delle sorelle Maria Sofia e Gaia, le bambine di 7 e 9 anni, uccise dalla loro mamma che ha anche cercato di togliersi la vita. Intanto, la donna, Giusi Savatta, interrogata in ospedale, dinanzi al Procuratore Asaro e al pm Di Marco ha confessato il duplice delitto. “Le mie due bambine, le ho soffocate con le mie mani. La candeggina serviva a me per farla finita”.Così avrebbe detto ai magistrati l’insegnante.

La donna avrebbe ammesso che con il marito i rapporti negli ultimi tempi erano tesi. Anche se la causa dell’insano gesto, sarebbe da ricercare nella depressione, di cui sembra sia affetta da alcuni anni. Giusi Savatta avrebbe detto che il suo obiettivo era quello di proteggere le sue figlie, da tutto e tutti. “Ero – ha affermato – molto preoccupata per loro. Ho ucciso le mie figlie per salvarle, avevo paura che mio marito me le portasse via. Ho dovuto farlo”. Senza versare una lacrima, e con grande lucidità, la donna avrebbe spiegato con queste parole ai magistrati il folle gesto. La donna temeva che il marito le portasse via le due figlie dopo la separazione, di cui si era parlato negli ultimi tempi. Sembra che la donna all’inizio dell’interrogatorio abbia detto di non ricordare nulla, poi successivamente ha raccontato i momenti del duplice assassinio. La donna avrebbe ammazzato le due bimbe poco dopo le 8.30. Ecco perché Maria Sofia e Gaia erano ancora in pigiama. Poi secondo la sua versione, sarebbe stata lei stessa a chiamare il marito che disperato ha dichiarato: “Se solo me ne fossi accorto prima – ha detto – avrei dovuto aiutarla, farla ricoverare, ma non avrei mai pensato che sarebbe arrivata a tanto”.

 

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Tragedia a Gela

C’è sgomento e tanta tristezza a Gela per la tragica morte di Maria Sofia e Gaia, le bimbe di 9 e 7 anni uccise dalla madre, Giusi Savatta, costrette a bene candeggina. Il duplice infanticidio è avvenuto ieri mattina , al secondo piano di un edificio di via Passaniti, nel centro storico della città. A fare la macabra scoperta è stato il marito della donna e padre delle due piccole. L’uomo, Vincenzo Trainito, un ingegnere del posto di 48 anni che insegna in un liceo privato, una volta tornato a casa, ha trovato i corpi senza vita delle due piccole. La donna, 42 anni, insegnante di sostegno precaria, avrebbe costretto le piccole a ingoiare la candeggina, aprendo loro le bocche con le mani, lasciando sui loro visi dei graffi. Una delle piccole vittime è stata trovata nella sua cameretta, l’altra in corridoio: entrambe erano in pigiama.Subito dopo la madre ha tentato di togliersi la vita. “Giusi era nella vasca da bagno piena di acqua e candeggina e stava cercando di strangolarsi con il flessibile della doccia- ha raccontato il marito-. L’ho bloccata, ho gridato, ho chiamato aiuto, ha bevuto ancora candeggina sotto i miei occhi.” “Da qualche tempo i nostri rapporti si erano incrinati – ha spiegato l’uomo nel corso del lungo interrogatorio davanti al procuratore Fernando Asaro e al pm Monia Di Marco – Negli ultimi giorni avevamo cominciato a ragionare di separazione. Ma lei non voleva accettarla, era diventata sempre più ossessiva e possessiva con Maria Sofia e Gaia”.Nel reparto di psichiatria, dove è ricoverata in stato di arresto e piantonata, Giusi Savatta sembra aver recuperato piena consapevolezza e lucidità. Stamattina le è stato notificato  dai carabinieri l’ordine di arresto per duplice omicidio volontario, aggravato dalla discendenza.

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Gela, a mezz’asta le bandiere del comune

Anche il Comune di Gela esprime pubblicamente sgomento per la tragedia familiare che ha colpito la città. In segno di lutto per la scomparsa delle sorelline Trainito e raccogliendo la spontanea partecipazione dei cittadini, il sindaco Domenico Messinese, con un’ordinanza, ha disposto che siano issate a mezz’asta le bandiere sul Palazzo di Città. Nella giornata di oggi è stato inoltre sospeso il servizio di filodiffusione attivo nel centro urbano per il periodo natalizio.

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Coppia di fidanzati perde la vita sulla SS 115 Licata – Gela

Una coppia di fidanzati ha perso la vita in un violentissimo incidente stradale sulla statale 115 che collega Licata e Gela. A perdere la vita Paolo Todaro, 30 anni, e Sara Cammilleri, 25 anni, entrambi di Licata, nell’agrigentino. L’incidente è avvenuto nei pressi della Curva dello scoglio in contrada Poggio di Guardia a 5 chilometri da Licata. Lo schianto tra una Ford Fiesta e un camion per il trasporto di Frutta proveniente da Trapani. Per i due giovani non c’è stato nulla da fare. I soccorritori hanno dovuto faticare non poco per estrarre i corpi dalle lamiere contorte dell’utilitaria dopo il brutale impatto. Ferito lievemente il conducente del camion che è stato trasportato in stato di choc al San Giacomo D’Altopasso di Licata. Poco chiara la dinamica dell’incidente, ma a giudicare dalle condizioni dell’asfalto reso viscido a causa delle piogge di queste ultime ore, gli inquirenti sembrano non avere dubbi sulle cause. Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco del distaccamento di Licata, personale medico del 118 e gli agenti della Polizia Stradale di Gela che hanno effettuato i rilievi per risalire ad eventuali responsabilità.

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INCIDENTE MORTALE TRA LICATA E GELA

E’ di un morto e tre feriti, tra cui una bambina, il bilancio del tragico incidente stradale avvenuto ieri sulla Ss115, tra Licata e Gela, all’altezza di Montelungo. Il violento scontro è stato tra un pullman che era diretto a Porto Empedocle – e una macchina. A perdere la vita l’uomo che guidata l’auto. Le tre persone ferite sono state trasportate in ospedale. Le loro condizioni non sarebbero gravi. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia stradale di Gela.