Corruzione. La procura di Caltanissetta indaga altre illustri personalità coinvolte nel “sistema Montante”

L’inchiesta “double face” della Procura nissena che ha portato all’arresto dell’ex numero uno degli industriali siciliani Antonello Montante sta provocando effetti simili a quelli di un devastante sisma che fa tremare i palazzi del potere e i consigli di amministrazione di diverse aziende.

Da ieri, nuovi illustri nominativi si sono aggiunti nel registro degli indagati, tra loro l’ex presidente della Regione, Rosario Crocetta accusato di finanziamento illecito ai partiti e concorso in associazione a delinquere finalizzato alla corruzione. Indagate anche due membri della giunta Crocetta, Linda Vancheri e Mariella Lo Bello, nell’indagine finiscono anche l’attuale commissario straordinario al Comune di Licata, Mariagarzia Brandara e il successore di Antonello Montante a sicindustria Giuseppe Catanzaro. Tra gli indagati anche il vice questore aggiunto Vincenzo Savastano, in servizio all’ufficio della polizia di frontiera dell’aeroporto di Fiumicino e le due strette collaboratrici di Montante, Carmela Giardina e Rosetta Cangelosi che sono accusate di favoreggiamento.

Secondo i pm nisseni, un contributo di circa un milione di euro, in nero, sarebbe stato messo a disposizione dagli industriali per la corsa di Rosario Crocetta verso Palazzo d’Orleans. La controparte per il presidente eletto, sarebbe stata la nomina all’assessorato alle Attività Produttive di Linda Vancheri e Mariella Lo Bello mentre per Mariagrazia Brandara si sarebbero aperte le porte dell’Irsap al posto di Alfonso Cicero che attualemnte è tra gli accusatori di Montante.

Sempre secondola Procura nissena, i due assessori in quota Montante, avrebbero portato benefici negli interessi dell’imprenditore che avrebbe avuto dei contributi elargiti in favore di aziende a lui vicine o riconducibili.

Quello che emerge è il sistema di potere fatto di ragalie di varia natura e di ricatti a cui si associa anche l’impressionante attività di dossieraggio. Non mancherebbero neanche video compromettenti che il Montante avrebbe poi fatto uscire al bisogno. Tra i peronaggi immortalati in vicende più o meno scabrose risulterebbero l’ex assessore Nicolò Marino e Giulio Cusumano, ex presidnete dell’azienda siciliana trasporti (AST).

Documenti contenuti in hard disk e pen drive che Montante almometo del suo arresto,avrebbe cercato di danneggiare, circonstanza quest’ultima negata dal legale difensore dell’imprenditore di Serradifalco.

“Il mio assistito, all’arrivo della polizia nella sua abitazione, non si è disfatto di alcuna prova di reato – spiega l’avvocato Giuseppe Panepinto – temendo che non si trattasse di agenti, ma di malviventi, ha tardato ad aprire e ha cercato di mettersi al sicuro. Il contenuto delle pen drive danneggiate, ritrovate dai poliziotti nello zaino dell’indagato – ha aggiunto l’avvocato – era stato trasferito in altre chiavette perfettamente funzionanti, già in possesso degli inquirenti”.

C’è il binario della legalità, che lega gli itnerari professionai di molti degli indagati, da Montante che è stato il responsabile legalità di Confindustria alla Brandara, che è stata la presidente del consorzio agrigentino della legalità e lo sviluppo. Di legalità ha parlato spesso anche l’ex vice presidente della Regione Mariella Lo Bello paladina da assessore delle zone franche della Legalità.

Una nota di colore, nel torbido sistema che la Procura nissena sta facendo emergere, riguarda la titolarità della scorta assegnata a molti degli indagati. Paradossi italiani, se si pensa alle misure di prevenzione revocate ai familiari del testimone di giustizia Ignazio Cutrò che l’antimafia l’ha fatta non a parole denunciando e facendo arrestare i suoi estorsori.

Assunzioni e gestione del servizio idrico in Provincia di Agrigento. 73 indagati, tra cui il prefetto, il papà del ministro Alfano, politici, dirigenti pubblici, giornalisti e uomini delle forze dell’ordine

E’ bufera giudiziaria sulla gestione del servizio idirico in Provincia di Agrigento, la Procura ha notificato ben 73 avvisi di proroga delle indagini nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza un’associazione a delinquere legata anche alle assunzioni a “Girgenti Acque”, società che gestisce il servizio idrico e fognario in 27 dei 43 Comuni dell’agrigentino. Tra i reati ipotizzati l’associazione a delinquere finalizzata alla truffa, corruzione, riciclaggio e inquinamento ambientale.

Nel lungo elenco degli indagati, figurano personalità illustri, tra i quali il prefetto di Agrigento Nicola Diomede, il presidente dell’antitrust Giovanni Pitruzzella, l’ex presidente del Consiglio di Giustzia Amministrativa della Sicilia Raffaele De Lipsis, il padre del ministro degli Esteri, Angelo Alfano, due ex presidenti della Regione e uno della Provincia di Agrigento, rispettivamente Angelo Capodicasa. Raffaele Lombardo e Eugenio D’Orsi e il parlamentare regionale Riccardo Gallo e gli ex deputati, Giovani Panepinto e Vincenzo Fontana.

La Proroga delle indagini è stata firmata dal procuratore capo Luigi Patronaggio e dai sostituti Salvatore Vella, Alessandra Russo e Paola Vetro.

Nel mirino della magistratura ci sono gli affari che ruotano attorno al servizio idrico, ed in particolare sulla gestione della società Girgenti Acque di cui nel recente passato si è occupata anche la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.

Dopo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia circa le modalità di assunzione del personale impiegato da Girgenti Acque, la DDA, aveva ipotizzato, il voto di scambio politico mafioso. Lo stesso ex procuratore aggiunto di Agrigento, Ignazio Fonzo, durante un’audizione con la commissione parlamentare d’inchiesta aveva parlato senza mezzi termini di assumificio.

Nell’inchiesta sono coinvolti anche dirigenti pubblici, amministratori e consiglieri comunali, membri delle forze dell’ordine, giornalisti e avvocati. Nei giorni scorsi, la Procura di Agrigento ha intensificato i controlli proprio su Girgenti Acque e Hydrotecne, società controllata dalla stessa Girgenti Acque e i cui vertici, di entrambe le aziende figurano adesso iscritti nel registro degli indagati, ovvero Marco Campione e Pietro Arnone.

Tra le ipotesi degli inquirenti, quelle di un sistema corruttivo che abbia beneficiato diversi esponenti politici che in Girgenti Acque, avrebbe piazzato persone considerate vicine alle loro posizioni, se non addirittura appartenenti allo stesso nucleo familiare. Assunzioni che poi, avrebbero garantito agli stessi, un bacino elettorale da cui attingere in caso di consultazioni. In attesa di conoscere le eventuali responsabilità contestate a ciascuno degli indagati, vediamo insieme chi sono le altre persone coinvolte: Giuseppe Giuffrida,Gerlando Piro, Pietro Pasquale Leto, Alfonso Bugea, Salvatore Aiola, Giacomo Antronaco, Silvio Apostoli, Giuseppe Arcuri, Bernardo Barone, Filippo Caci, Giuseppe Carlino, Lelio Castaldo, Francesco Castaldo, Giovanni Caucci, Vincenzo Corbo, Salvatore Cossu, Piero Angelo Cutaia, Antonio D’Amico, Domenico D’Amico, Angelo Lombardo, Luigi D’Amico, Carmelo Dante, Igino Della Volpe, Leonardo Di Mauro, Pietro Di Vincenzo, Salvatore Fanara, Arnaldo Faro, Filippo Rosario Franco, Salvatore Gabriele, Diego Galluzzo, Calogerino Giambrone. Gerlando Gibilaro, Giuseppe Giuffrida, un altro Giuseppe Giuffrida, Flavio Gucciardino, Ignazio La Porta, Francesco Paolo Lupo, Maria Rosaria Macaluso, Piero Macedonio, Giuseppe Marchese, Giuseppe Milano, Calogero Patti, Giuseppe Pitruzzella, Gian Domenico Ponzo, Vincenzo Puzzo, Fulvio Riccio, Giancarlo Rosato, Antonino Saitta, Luca Cristian Salvato, Giuseppe Maria Scozzari, Carlo Sorci, Alberto Sorrentino, Gioacchino Michele Termini, Emanuele Terrana, Maria Terrana, Giuseppe Maria Saverio Valenza, Carmelo Vella, Rino Vella, Calogero Vinti, Roberto Violante.

Agrigento. Polemiche sui rimborsi di viaggio al sindaco Firetto

Il rimborso spese per un viaggio istituzionale a Roma del sindaco di Agrigento Calogero Firetto sta suscitando non poche polemiche. In pratica, Firetto il 12 e 13 aprile scorsi si era recato nella Capitale, per questa missione, dal bilancio provvisorio del 2017, erano stati impegnati 800 euro, ma al ritorno da Roma, il calcolo complessivo delle spese sostenute dal primo cittadino ha sforato il budget di 13 euro e 70 centesimi. Ed ecco quindi che il dirigente comunale del I settore, con propria determina la n°811 del 26 aprile 2017, ha proposto di integrare l’impegno di spesa per coprire proprio le spese sostenute dal sindaco a Roma. Ed ecco quindi che in consiglio comunale tra i banchi dell’opposizione alla Giunta Firetto, in molti hanno storto il muso. “Le belle parole vengono quasi sistematicamente mortificate dall’azione” dichiarano in merito i consiglieri comunali di Uniti per la Città Gibilaro, Vullo, Vaccarello e Picone che aggiungono – Un sindaco che esalta il protagonismo civico, tanto da diventare il proprio cavallo di battaglia, come fa, ci chiediamo, a non provare un minimo di imbarazzo a mettere in movimento un nuovo iter burocratico pur di intascare il rimborso in modo integrale?I consiglieri comunque vorrebbero conoscere le motivazioni della missione istituzionale del sindaco e quali frutti ha prodotto. Sulla stessa linea di pensiero anche la capogruppo del Movimento Cinque stelle Marcella Carlisi che punta l’indice anche sui costi della determina dirigenziale sulla integrazione di spesa. Per aggiungere all’impegno di spesa 13,7 € – dichiara Carlisi – c’è voluto lavoro di verifica, protocollo, compilazione, stampa, visti e pareri di DUE dirigenti e infine la pubblicazione: quanto è costato al Comune?

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ARS. La casta non taglia i vitalizi, 590 mila euro al mese per i compianti onorevoli

Razionalizzare, tagli, lotta agli sprechi, spending review, sono questi alcuni dei termini che da qualche anno, caratterizzano la grave crisi economica che attanaglia la nostra nazione e che comunemente sono utilizzati dagli esponenti politici di tutte le compagini.

Concretamente però, i tagli vengono sempre attuati a discapito dei contribuenti, con la riduzione dei servizi essenziali, quali Sanità ed Istruzione. Ma la classe politica, che chiede i sacrifici ai cittadini, è disposta a stringere la cinghia anche lei? A giudicare da quello che accade all’Assemblea Regionale Siciliana, possiamo tranquillamente affermare che la “casta” continua ad usufruire dei benefici. Ci spieghiamo meglio, ogni anno, i contribuenti siciliani pagano circa sette milioni di euro per assegni di reversibilità ai familiari di ex deputati regionali. E nel mentre in Sicilia non si trovano i soldi necessari alla stabilizzazione dei precari, i fondi destinati ai vitalizi, sono invece inseriti in una voce fissa del bilancio dell’ARS.

Sarebbero circa diciotto milioni di euro annui che, negli ultimi cinque anni, sono stati impiegati per pagare vitalizi agli ex deputati e pensioni di reversibilità a parenti di onorevoli scomparsi.

Una somma addirittura superiore a quella prevista per gli indennizzi dei parlamentari in carica.

Un sistema consolidato che premia gli eredi di esponenti politici, a volte semisconosciuti, che hanno militato fra i banchi di Sala d’Ercole persino nell’immediato Dopoguerra.

Ne è un esempio, l’assegno di circa 3 mila euro al mese, per i familiari del marsalese Ignazio Adamo, eletto letto per il Blocco del popolo e all’Ars sino al 1955.

Ma sono tanti i casi, che riportano addirittura ad esponenti del partito monarchico.

La lista degli assegni di reversibilità comprende 130 nomi di beneficiari, per un costo mensile di 590mila euro, circa sette milioni l’anno. Sono invece 180 gli ex onorevoli ancora in vita che sono titolari di vitalizi “diretti”, per una spesa complessiva di quasi 882mila euro al mese, oltre dieci milioni di euro l’anno. Fra questi, anche parlamentari che sono passati dalle parti di Palazzo dei Normanni per poche settimane.

Altro che stringere tutti la cinghia, quando si tratta dei vitalizi, gli onorevoli siciliani non solo non sono disposti a tagliargli ma li lasciano anche in eredità, il tutto, ovviamente sulle spalle delle migliaia di famiglie siciliane che non arrivano a fine mese.

 

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