Assoluzione D’Orsi: depositate le motivazioni

Un lunghissimo processo , iniziato nel 2012. Per l’ex presidente della Provincia Regionale di Agrigento, Eugenio D’Orsi, lo scorso 21 giugno era arrivata la sentenza della corte d’appello di Palermo: assolto perchè il fatto non sussiste. Adesso sono state depositate le motivazioni. Per i giudici sarebbe stata fornita la “piena prova della riconducibilità delle spese all’attività istituzionale”. Nessuna spesa illegittima, dunque, da parte dell’ultimo presidente della provincia regionale difeso dagli avvocati Daniela Posante e Giuseppe Scozzari. L’assoluzione di D’Orsi era arrivata dopo che in primo grado fu assolto da oltre trenta capi di imputazione ma fu condannato ad un anno con l’accusa di abuso di ufficio. “La difesa – scrivono i giudici d’Appello – ha fornito prova della riconducibilità di tutti i rimborsi ad attività istituzionali”.

Consorzio universitario Agrigento, la Corte dei Conti condanna Mifsud

La Corte dei Conti ha condannato in contumacia, perché non si è mai presentato al cospetto dei giudici, l’ex presidente del consiglio di amministrazione del Consorzio universitario di Agrigento, Joseph Mifsud, a risarcire allo stesso Consorzio oltre 49.300 euro. Si tratta della cifra che comprende lo stipendio e l’indennità di risultato dell’ex segretario generale Giuseppe Vella, oggi a Palermo. Il compenso, secondo i magistrati contabili, è stato non ancorato ad alcun parametro di riferimento e notevolmente superiore a quanto corrisposto al predecessore di Vella nell’incarico sia alla Provincia di Agrigento che al Consorzio universitario.

“Diciotti”, Salvini indagato: gli atti potrebbero passare a pm di Catania

L’esame del fascicolo, cominciato già l’8 settembre, vedrà tempi molto brevi. Il caso “Diciotti” deve essere chiuso entro 90 giorni. Il primo nodo da sciogliere riguarda la competenza territoriale. Bisogna in via preliminare stabilire in quale luogo sarebbe partita la presunta condotta illecita di Matteo Salvini: le acque di Lampedusa, dove i migranti sono stati soccorsi, oppure il porto di Catania dove la Diciotti è rimasta per giorni in attesa dell’ordine di sbarco dei migranti. Nel primo caso l’inchiesta resterebbe in capo alla magistratura di Palermo, cui gli atti sono stati trasmessi da Agrigento, che è competente ad indagare ma non è sede di Tribunale dei ministri. La competenza sarebbe invece della magistratura di Catania se dovesse invece emergere che proprio qui si sarebbe concretizzato il blocco dello sbarco. L’individuazione del luogo del presunto reato comporta la ricostruzione della «catena di comando», che passerà attraverso l’esame di numerosi testimoni alcuni dei quali sono stati già sentiti. Intanto si è appreso che c’è anche il comandante della nave Diciotti nell’elenco dei testi che la Procura di Palermo chiede al Tribunale dei ministri di sentire nell’inchiesta sul vicepremier Salvini. I magistrati del Tribunale dei ministri, presieduto da Fabio Pilato, hanno cominciato a esaminare da sabato gli atti trasmessi dalla Procura di Palermo. Salvini è l’unico indagato. Il suo capo di gabinetto Matteo Piantedosi era indicato come indagato dal procuratore di Agrigento. Per la Procura di Palermo è invece un teste e come tale potrebbe essere sentito. La lista comprende anche i comandanti delle capitanerie di porto di Porto Empedocle e di Catania, il responsabile dell’ufficio circondariale marittimo di Lampedusa, il capo del Dipartimento delle libertà civili, Gerarda Pantalone, e il suo vice Bruno Corda.

 

 

GIANNI ALEMANNO “DENUNCIAMO IL MAGISTRATO PATRONAGGIO PER ATTENTATO AI DIRITTI POLITICI”

Da Segretario del Movimento Nazionale per la Sovranità ho dato mandato al nostro ufficio legale di verificare la possibilità di denunciare il PM Luigi Patronaggio ai sensi dell’Art. 294 del Codice Penale che sanziona gli “Attentati contro i diritti politici del cittadino”. Così l’ex ministro e sindaco di Roma Gianni Alemanno ha annunciato le possibili azioni di querela contro il capo della Procura di Agrigento. Questo articolo – ha aggiunto l’esponente di destra. – recita: “Chiunque con violenza, minaccia o inganno impedisce in tutto o in parte l’esercizio di un diritto politico è punito con la reclusione da uno a cinque anni” in applicazione degli articoli 48 e 49 della Costituzione. “L’avviso di garanzia inviato a Salvini – ha continuato Alemanno – potrebbe infatti essere visto come un tentativo di impedire a un Ministro di svolgere la sua attività d’indirizzo politico direttamente conseguente dal voto espresso dalla maggioranza degli italiani sulla base di ben precisi impegni elettorali. Nessuno vuole aprire nuove guerre tra PM e politica, ma di fronte ad un atto così grave – ha concluso l’ex ministro – ogni strumento deve essere utilizzato per difendere il nostro interesse nazionale”.

Caso nave Diciotti. Il ministro Salvini indagato per sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio

La trasferta romana del Procuratore Capo di Agrigento Luigi Patronaggio ha portato ad una svolta nell’inchiesta sui migranti bloccati sulla nave Diciotti al porto di Catania. Dopo le audizioni  tenute dallo stesso Luigi Patronaggio e dal sostituto Salvatore Vella che hanno sentito, come persone informate sui fatti, il capo del Dipartimento Libertà civili e Immigrazione, prefetto Gerarda Pantalone, e il vice capo del Dipartimento, prefetto Bruno Corda, sul registro degli indagati sono stati iscritti il capo del Viminale, Matteo Salvini è il suo capo di gabinetto.

Ecco la nota della magistratura agrigentina:

“La Procura della Repubblica di Agrigento, al termine dell’attività istruttoria compiuta a Roma, ha deciso di passare a noti il fascicolo relativo al mancato sbarco degli immigrati dal pattugliatore U. Diciotti, già iscritto per i reati di sequestro di persona, arresto illegale e abuso d’ufficio. Iscrivendo due indagati e trasmettendo doverosamente i relativi atti alla competente procura della Repubblica di Palermo per il successivo inoltro al cosiddetto tribunale per i ministri della stessa città. Tale procedura – continua il comunicato – prevista e imposta dalla legge costituzionale 16/1/89 n.1, permetterà, con tutte le garanzie e le immunità previste dalla medesima legge, di sottoporre a un giudice collegiale specializzato le condotte poste in essere dagli indagati nell’esercizio delle loro funzioni. Uno dei quali appartenente ai qualificati soggetti indicati dall’articolo 4 della norma costituzionale. Come è noto infine ogni eventuale negativa valutazione delle condotte di cui sopra, dovrà essere sottoposta alla autorizzazione della competente Camera“.

Secca la replica del ministro Salvini che ha appreso dell’iscrizione sul registro degli indagati durante la festa della Lega a Pinzolo in Provincia di Trento.

“Possono arrestare me ma non la voglia di 60 milioni di italiani, indaghino chi vogliono, abbiamo già dato abbastanza, è incredibile vivere in un paese dove dieci giorni fa è crollato un ponte sotto il quale sono morte 43 persone dove non c’è un indagato e – ha aggiunto dal palco di Pinzolo – indagano un ministro che salvaguardia la sicurezza di questo Paese. È una vergogna. Il procuratore di Agrigento – ha aggiunto il leader della Lega – lo aspetto con il sorriso a Pinzolo. Aspetto un procuratore che invece di indagare un ministro indaghi i trafficanti di essere umani e spero che mi stia guardando. Essere indagato per difendere i diritti degli italiani è una vergogna – ha aggiunto, fuori la politica dalle aule di giustizia. In Italia ci sono 4 milioni di processi arretrati e indagano un ministro che difende i confini e difende i diritti degli italiani”.

Inchiesta sulla nave Diciotti passa alla Dda di Palermo

La Dda di Palermo ha aperto un’indagine ipotizzando il reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di uomini sulla vicenda dell’imbarcazione di migranti soccorsa da nave Diciotti della Guardia costiera.

Ai pm del capoluogo siciliano, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi, saranno trasmessi gli atti d’indagine – tra cui i verbali di interrogatorio dei 13 migranti sbarcati – compiuti finora dalla Procura di Agrigento che aveva aperto un fascicolo per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. L’inchiesta dovrebbe essere trasmessa ai colleghi della Dda palermitana, competenti per le ipotesi di traffico di uomini e in caso di contestazione dell’associazione a delinquere.

Resterebbe ad Agrigento, invece, l’indagine, avviata nei giorni scorsi, sul trattenimento dei profughi a bordo della Diciotti. L’inchiesta, che potrebbe ipotizzare anche il sequestro di persona, è ancora a carico di ignoti: qualora fossero individuate responsabilità da parte di esponenti del Governo la palla passerebbe al tribunale dei ministri. Anche i pm di Catania, città in cui è ferma la Diciotti, intanto, hanno deciso di aprire un fascicolo di atti relativi per accertare l’esistenza di eventuali reati.

“Danno biologico a carico di un minore”, l’Asp pagherà 516.493 euro

L’Asp di Agrigento è stata condannata a pagare oltre 582 mila euro e un vitalizio di 677 euro mensili dal diciottesimo anno d’età fino al decesso. La sentenza è del tribunale di Agrigento. A formalizzare la denuncia, per quanto avvenuto fra il 18 e il 19 agosto del 2005, all’ospedale “Barone Lombardo” di Canicattì, sono stati i familiari. Il tribunale di Agrigento – secondo quanto riporta oggi il quotidiano La Sicilia – ha riconosciuto il danno biologico a carico del minore “stande l’asserita incongrua condotta professionale dei sanitari in servizio all’unità di Ostetricia e Ginecologia del presidio ospedaliero Barone Lombardo”. La famiglia aveva chiesto un risarcimento dei danni biologici subiti per “responsabilità da colpa medica” di oltre 4 milioni 255 mila euro. Il tribunale di Agrigento ha, di fatto, accolto parzialmente la richiesta.

L’inchiesta su Girgenti Acque: gli indagati salgono a 81

Ci sarebbero 81 nominati iscritti nel registro degli indagati. E sembra che si sia aggravata la posizione di amministratori, società di revisione e sindaci . L’inchiesta è quella che riguarda Girgenti acque. La Procura ipotizza decine di episodi di corruzione legati alle assunzioni nella società idrica di cui avrebbero beneficiato, in cambio di favori, politici, professionisti e, secondo l’accusa, anche l’ex prefetto di Agrigento Nicola Diomede che è stato rimosso dal Consiglio dei ministri. La guardia di finanza, su delega del procuratore Luigi Patronaggio e dell’aggiunto Salvatore Vella, ha acquisito, dopo due giorni di perquisizioni, tutti i bilanci di Girgenti Acque. Le accuse ipotizzate sono: associazione per delinquere, corruzione, truffa, riciclaggio e false comunicazioni sociali. Il fascicolo d’inchiesta è coordinato dal procuratore aggiunto Salvatore Vella e dai sostituti Alessandra Russo e Paola Vetro. Pare probabile che la nuova documentazione sequestrata dovrà adesso essere analizzata in parallelo e in raffronto con le centinaia di documenti acquisiti lo scorso marzo in Puglia, in una delle maggiori società di revisione contabile in Italia e tra le più importanti al mondo. All’inizio dello scorso marzo, i militari del nucleo di polizia economica-finanziaria della Guardia di finanza di Agrigento, coordinati dal colonnello Fabio Sava, sono stati anche al Municipio di Canicattì e hanno acquisito documentazione inerente i rapporti di debito e credito avuti con Girgenti Acque. Alla perquisizione – e acquisizione di incartamenti – al Municipio si sarebbe arrivati perché emergerebbe un presunto trattamento di favore, da parte del Comune di Canicattì, nei confronti della società amministrata da Marco Campione. Pare che in “gioco” vi siano debiti e crediti per milioni di euro. Già, in prima battuta, era stato iscritto nel registro degli indagati anche l’ex sindaco di Canicattì, Vincenzo Corbo.

Appello della Procura di Palermo contro l’assoluzione dell’ex sindaco Sodano

Appello della Procura di Palermo contro l’assoluzione dell’ex sindaco Calogero Sodano, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Lo ha reso noto l’avvocato Daniela Principato, nell’interesse di Giuseppe Arnone. Sarà, dunque, la Corte d’Appello di Palermo a giudicare nuovamente Sodano ed a stabilire se l’ex sindaco fu eletto contro Arnone grazie ad un accordo elettorale con la mafia agrigentina.

“Come si ricorderà, – scrive l’avvocato Principato – l’assoluzione di Sodano con la significativa formula ‘per non aver commesso il fatto’, formula che ammette comunque che la mafia si impegnò ed era presente al Comune di Agrigento, è stata disposta il 26 giugno di due anni fa. A due anni di distanza, con enorme ritardo, il Gup Sergio Ziino ha depositato la sentenza composta da ben 300 pagine”. “Con le 115 pagine dell’atto di appello – prosegue il legale – la Procura generale di Palermo, ha letteralmente fatto a pezzi le argomentazioni mediante le quali il dottor Ziino ha assolto Sodano“.

Anziana vince causa contro il Comune, il Tar “salva” il suo immobile dalla demolizione

Una donna di 76 anni di Licata vince la causa contro il Comune, il Tar ha impedito che il suo immobile andasse demolito. L’anziana, nel 2001, aveva ottenuto una concessione edilizia in sanatoria per un piano terra ad uso residenziale nella contrada Montesole.

Il Comune, nel provvedimento di concessione edilizia in sanatoria fissava un termine di tre anni per la realizzazione di alcune prescrizioni imposte dalla Soprintendenza, avvertendo che la mancata esecuzione dei s lavori avrebbe comportato la revoca della concessione in sanatoria. La titolare della concessione in sanatoria non potè ottemperare nei termini assegnati alla prescrizioni imposte a causa di un contenzioso, promosso davanti al tribunale di Agrigento dai proprietari di un fondo limitrofo.

La donna, allora, richiedeva al Comune di Licata una proroga ma il Comune, nel 2011, gliela rigettò revocando la sanatoria. La proprietaria dell’immobile ha presentato un ricorso al Tar, con il patrocinio dell’avvocato Girolamo Rubino, lamentando “la mancata comunicazione preventiva di avvio del provvedimento di revoca, ed il difetto di motivazione in ordine all’interesse pubblico del provvedimento di revoca della concessione”.Nel frattempo, peraltro, il Comune aveva emesso un ordine di demolizione. I giudici amministrativi, dopo avere adottato una decisione analoga nella fase cautelare, hanno confermato anche nel merito il provvedimento con cui annullavano gli atti del Comune successivi al rilascio della sanatoria. L’immobile, quindi, è salvo.

Incendio contrada Petrusa, si difende l’arrestato

Arresto convalidato ma senza l’applicazione di alcuna misura cautelare. Queste le decisioni del giudice Antonio Genna nei confronti del trentaseienne favarese Gaetano Meli, accusato di avere appiccato un incendio ad alcune sterpaglie nella statale 122. L’uomo, difeso dall’avvocato Angela Porcello, si è giustificando dicendo che stava solo facendo pulizia nel suo terreno, nei pressi di contrada Petrusa, levando alcuni rovi.

“Induce ragazzina a masturbarsi e mandargli le foto su whatsapp”, 21enne patteggia

Un anno di reclusione per l’accusa di avere indotto una ragazzina di dodici anni a praticare autoerotismo e poi fotografarsi e inviargli gli screenshot sullo smartphone. Il diciannovenne Salvatore Galante di Porto Empedocle, imputato di atti sessuali con minorenne, patteggia la pena ed evita un vero e proprio processo. La pena è stata applicata, su richiesta del difensore Davide Casà e con l’accordo del pm Salvatore Vella, dal gup Stefano Zammuto.

“Perseguita l’ex con foto porno su Facebook”, 34enne rinviato a giudizio

A giudizio con l’accusa di stalking ai danni della moglie. L’imputato, un trentaquattrenne agrigentino che nei mesi scorsi era latitante essendosi sottratto a una misura cautelare, avrebbe perseguitato la donna pubblicando su Facebook foto porno in cui era immortalata in scene di sesso orale e per incuterle ancora più timore, sostiene l’accusa, le avrebbe fatto sapere che sarebbe stato inutile cancellare i vari profili perché “non ci voleva niente a crearne altri”. La decisione di disporre l’approfondimento dibattimentale, accogliendo la richiesta del pubblico ministero Alessandra Russo, è del gup Stefano Zammuto. La donna, che si è costituita parte civile con l’assistenza dell’avvocato Rosa Salvago, non avrebbe neppure fatto in tempo a far sparire profili a suo nome sul social network più famoso al mondo che ne comparivano altri dove era immortalata a praticare sesso orale con l’uomo che un tempo era suo marito e che, in seguito, sarebbe diventato il suo stalker.

“Ha stuprato l’ex compagna”, 34enne condannato a 7 anni di reclusione

Il collegio di giudici della seconda sezione penale – presieduto da Luisa Turco – del tribunale di Agrigento ha condannato a 7 anni di reclusione e al pagamento di una provvisionale di 5 mila euro, oltre alle spese processuali, l’empedoclino di 34 anni, arrestato dai carabinieri il 2 giugno dell’anno scorso, poco dopo la presunta aggressione, con l’accusa di avere violentato e picchiato l’ex compagna in presenza della loro figlia. Il pubblico ministero Chiara Bisso, al termine della sua requisitoria, aveva chiesto la condanna a 11 anni e 4 mesi di reclusione. La vittima, costituita parte civile con l’assistenza dell’avvocato Daniela Posante, sarà risarcita e ha ottenuto anche una provvisionale, vale a dire un anticipo, di 5000 euro. 

Morte di Chiara La Mendola. Condanna di primo grado per due funzionari del Comune di Agrigento

Lincidente stradale costato la vita all’agrigentina Chiara La Medola in via Cavaleri Magazzeni a Cannatello, è stato causato da una buca sull’asfalto, per questo motivo il giudice monocratico presso il Tribunale di Agrigento, Giuseppe Miceli, ha condannato per omicidio colposo, il dirigente dell’Ufficio Tecnico Comunale Giuseppe Principato e il responsabile dell’ufficio manutenzione Gaspare Triassi. Per entrambi, la condanna di primo grado è stata di un anno di reclusione ciascuno, l’accusa aveva chesto un anno e mezzo di carcere per i due dipendenti comunali.

Come ricorderete, il tragico incidente, si verificò la sera del 30 dicemnre dle 2013, la ventiquatrenne viaggiava a bordo del suo scooter, a causa di una buca, perse il controllo del mezzo e andò a schiantarsi contro un’utilitaria in transito.

Nella sentenza emessa c’è anche la condanna definitiva al pagamento di una provvisonale complessiva di 35 mila euro in favore dei familiari che nel processo si sono costituiti parte civile, nello specifico, il giudice ha deciso che 25 mila euro dovranno essere corrisposti ai genitori e 10 mila euro a due fratelli di Chiara.