Poligono di tiro, il giudice dispone il dissequestro della struttura

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, ha disposto – secondo quanto riporta oggi il quotidiano La Sicilia – il dissequestro del poligono di tiro di Montaperto. La struttura era stata sequestrata dai carabinieri lo scorso 29 gennaio. Il gestore, un agrigentino che è rappresentato e difeso dagli avvocati Calogero Vetro e Daniela Morreale, venne, allora, denunciato alla Procura della Repubblica

Morì in ospedale, i fratelli chiedono 300 mila euro di risarcimento danni

La sorella morì all’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento il 27 luglio del 2012. Per omicidio colposo c’è un medico, all’epoca dei fatti in servizio al pronto soccorso di contrada Consolida, sotto processo. I fratelli della donna defunta, nello stesso procedimento, si sono costituiti parte civile e lo scorso maggio, attraverso il loro legale di fiducia: l’avvocato Giuseppe Lauricella, hanno formalizzato richiesta di risarcimento danni.  Lo scorso ottobre, poi, hanno citato l’azienda sanitaria provinciale, il medico imputato di omicidio colposo e la compagnia di assicurazione a comparire, davanti al tribunale di Agrigento, nell’udienza di martedì, per ottenere la condanna in solido al pagamento di 300 mila euro “o alla maggiore o minore somma da quantificarsi nel corso del giudizio”. Nelle more della definizione del giudizio penale, la compagnia di assicurazione ha liquidato il risarcimento dovuto al congiunto e ai figli minori della defunta. 

Società lampedusa fa ricorso: il TAR condanna l’Assessorato Regionale del Territorio

Il TAR condanna l’Assessorato Regionale del Territorio su ricorso di una società lampedusana che aveva avanzato una richiesta di concessione demaniale per l’istallazione di un impianto di distribuzione carburanti da realizzare al molo del Porto Vecchio di Lampedusa. L’ istanza sarebbe stata corredata da tutta la documentazione e gli elaborati tecnici necessari a verificare l’idoneità del sito individuato per l’istallazione dell’impianto, nonchè la natura e la tipologia delle opere da realizzare. Ma l’Amministrazione Regionale non riscontrava l’ istanza. La società lampedusana ha presentato un ricorso davanti al TAR Sicilia, con il patrocinio dell’Avvocato Girolamo Rubino. Il Tar Sicilia, Palermo, condividendo la tesi dell’Avvocato Rubino secondo cui ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad un’istanza le pubbliche amministrazioni hanno il dovere di concluderlo mediante l’adozione di un provvedimento espresso, ha accolto il ricorso proposto dalla società.

Strage in mare con 117 morti, l’ipotesi: omissione di soccorso

Svolta nell’inchiesta sulla morte di 117 migranti avvenuta lo scorso 18 gennaio nel primo naufragio del Mediterraneo dell’anno. Solo tre i sopravvissuti. A finire nel “mirino” dei pm – come scrive oggi Repubblica e come riprende l’Adnkronos – è il centro di coordinamento di ricerca e soccorso della Guardia costiera italiana. Come nel caso della strage dell’11 ottobre 2013, per la quale sono a giudizio alcuni ufficiali ritenuti responsabili del ritardo nei soccorsi al barcone pieno di bambini che naufragò causando la morte di 268 persone. A indagare è la Procura di Agrigento che ha inviato il fascicolo, al momento senza indagati, alla Procura di Roma con la richiesta di verificare “la sussistenza dell’ipotesi di reato di omissione di soccorso da parte degli ufficiali che furono informati che un gommone stava affondando  da un aereo del 41simo stormo dell’Aeronautica militare di Sigonella”, che lanciò due zattere. Solo ore dopo il cacciatorpediniere della Marina italiana issò con il verricello gli unici tre superstiti.

Consiglio sciolto per ingerenze della criminalità organizzata, l’ex sindaco potrà vedere gli atti

Angelo Cascià, ex sindaco di Camastra, ha diritto di ottenere le copie degli atti dello scioglimento del consiglio comunale di Camastra per pericolo di ingerenze della criminalità organizzata. Lo ha stabilito il Consiglio di giustizia amministrativa che ha condannato la Prefettura di Agrigento a pagare le spese dei due gradi di giudizio. Cascià era stato eletto sindaco del Comune di Camastra nel giugno del 2013. Nel 2018, il Consiglio dei ministri – era il 10 aprile – deliberava lo scioglimento del consiglio comunale di Camastra per il pericolo di infiltrazioni della criminalità organizzata. Per esercitare il proprio diritto di difesa, Cascià  chiedeva al ministero dell’Interno di prendere visione ed estrarre copia degli atti relativi al procedimento. “Per effetto della sentenza resa dal Cga che ha confermato quella del Tar – secondo quanto rende noto l’avvocato Girolamo Rubino- Cascià avrà diritto di ottenere le copie degli atti richiesti aventi carattere riservato mentre la Prefettura di Agrigento dovrà pagare le spese giudiziali afferenti i due gradi di giudizio”.

“Favoriva i clandestini”, la difesa non ci sta: “No, in Tunisia per lavoro”

E’ stato uno degli indagati nell’inchiesta “Caronte”. Salvatore Calcara, 46enni, era anche accusato di “favorire i clandestini”. Adesso, secondo quanto fa sapere l’edizione odierna del Giornale di Sicilia, all’uomo è stato revocato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, ma permane l’obbligo di dimora a Sambuca di Sicilia.  La revoca dell’obbligo di presentazione è stata disposta dal Gip del Tribunale di Marsala, Riccardo Alcamo, con parere contrario espresso dal pubblico ministero Niccolò Volpe.

Calcara è stato interrogato su richiesta dello stesso, che avrebbe spiegato i rapporti con un tunisino. “Rapporti di lavoro, niente a che vedere con fatti illeciti”, afferma il legale di Calcara, l’avvocato Accursio Gagliano.  Il sambucese in Tunisia, secondo quanto ha fatto sapere la difesa, vendeva auto e attrezzi per l’edilizia. Calcara, invece, secondo l’accusa, avrebbe fornito supporto logistico in occasione di sbarchi clandestini.

“Violenta una ragazzina disabile”: condannato

Quattro anni di reclusione per le accuse di violenza sessuale e tentata violenza sessuale. Sono stati inflitti, ieri pomeriggio, dai giudici della prima sezione penale del tribunale di Agrigento presieduta da Alfonso Malato, nei confronti del licatese Vito Florio, 72 anni, accusato di avere costretto una ragazzina affetta da problemi psichichi ad avere rapporti sessuali con lui. Con un’altra giovanissima l’aggressione non sarebbe riuscita per l’opposizione della vittima che lo colpì con calci e pugni. I fatti sarebbero avvenuti alla periferia di Licata, tra il 2014 e il 2016. Il pubblico ministero Emiliana Busto, all’udienza precedente, aveva chiesto la condanna a sette anni. Una delle due ragazze vittime delle sue attenzioni sessuali avrebbe problemi psichici e l’altra era dodicenne all’epoca dei fatti. In questo lasso di tempo l’uomo avrebbe abusato della ragazza con problemi psichici, e nel 2016, invece, dell’allora dodicenne. Subito dopo questo fatto, che sarebbe accaduto il 29 agosto di due anni fa, l’uomo venne arrestato e messo ai domiciliari. Le indagini sono procedute in maniera abbastanza spedita e la Procura, a conclusione dell’attività istruttoria, ha chiesto al giudice di disporre il giudizio immediato. Il racconto delle ragazze alla madre fece scattare le indagini. I giudici hanno deciso anche la condanna al risarcimento dell’imputato nei confronti delle due ragazzine che si sono costituite parte civile con l’assistenza degli avvocati Angelo Benvenuto e Giuseppe Sorriso. La somma che l’imputato, assistito dall’avvocato Antonino Ragusa, dovrà risarcire sarà liquidata in sede civile dopo l’eventuale passaggio in giudicato della sentenza.

Le auto sequestrate sono scomparse, denunciati due quarantenni

Violazione di sigilli. E’ per questa ipotesi di reato che due quarantenni di Agrigento sono stati denunciati, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica. Entrambi avevano le auto poste sotto sequestro. Un sequestro che era scattato per mancanza di copertura assicurativa. Negli scorsi giorni, i poliziotti della sezione “Volanti” hanno provato a notificare – ad entrambi – il provvedimento di confisca del mezzo.

Ma delle due, diverse, macchine non è stata trovata più alcuna traccia. Coloro che, dunque, all’atto di sequestro erano stati designati quali custodi sono stati denunciati, per violazione di sigilli, alla Procura. Di fatto, le macchine non avrebbero potuto essere nemmeno toccate.

La rivolta nel centro di accoglienza, quattro condanne per direttissima

Il giudice monocratico del tribunale di Agrigento, Ornella Zelia Maimone, ha condannato per direttissima i tre nigeriani e il gambiano arrestati il 9 ottobre con l’accusa di sequestro di persona ai danni degli operatori della struttura dove erano ospitati. L’accusa di sequestro di persona, tuttavia, e’ stata riqualificata in violenza privata. Tre di loro sono stati condannati per questo reato a due mesi e venti giorni di reclusione. Al quarto, che rispondeva anche di resistenza a pubblico ufficiale perche’ avrebbe tentato di impedire ai poliziotti di eseguire il loro arresto, sono stati inflitti sei mesi. I quattro imputati, difesi dagli avvocati Giuseppe Bongiorno e Barbara Garascia, si sono giustificati dicendo che stavano solo protestando per il mancato pagamento del pocket money. La prefettura, come aveva annunciato poche ore dopo l’arresto il ministro dell’Interno Matteo Salvini, per due di loro ha revocato le procedure dell’accoglienza.

Scarcerato Marco Inguanta

Accogliendo le istanze del difensore Giuseppina Ganci, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Agrigento Alessandra Vella ha disposto la scarcerazione di Marco Inguanta, 38 anni di Agrigento, riqualificando l’accusa in spaccio di droghe leggere. Per l’agrigentino è stato disposta la la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari. 

Inguanta è accusato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti ed è stato tratto in arresto lo scorso 13 novembre dai poliziotti del commissariato di Porto Empedocle

“Studenti disabili senza alcuna istruzione”, accusa di maltrattamenti per preside e insegnanti

Hanno omesso di prestare assistenza, educare, istruire e integrare nel percorso formativo tre minori disabili psichici impedendo loro di conseguire le necessarie competenze e di inserirsi nel contesto scolastico”. È l’atto di accusa della Procura della Repubblica nei confronti del dirigente scolastico di un istituto comprensivo di Palma di Montechiaro e due insegnanti di sostegno ai quali è stato contestato il reato di maltrattamenti. I tre sono stati iscritti nel registro degli indagati e il pm ha chiesto e ottenuto l’incidente probatorio per sentire le presunte vittime e cristallizzare la prova, in contraddittorio fra le parti, che sarebbe pienamente utilizzabile in un eventuale processo.  Il dirigente scolastico e i due insegnanti hanno nominato come difensori gli avvocati Daniela Posante e Santo Lucia.

Marijuana e arresto di un’intera famiglia, il Gip rimette tutti in libertà

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Agrigento, in sede di convalida dell’arresto, ha rimesso in libertà i quattro componenti del nucleo familiare arrestato, nei giorni scorsi, dai carabinieri. Il Gip ha fatto proprie, infatti, le argomentazioni dell’avvocato Carmelo Pitrola. Il legale di fiducia ha precisato, infatti, che “le quattro piantine di cannabis rinvenute, non sono state trovate nell’appartamento del centro di Ravanusa dove vive la famiglia ma nella casa di campagna. Dell’esistenza delle quattro piantine era a conoscenza solo il capo famiglia – ha reso noto l’avvocato – che le aveva destinate ad un uso esclusivamente personale e non per fini di spaccio. La moglie e i due figli non erano a conoscenza dell’esistenza delle piantine che si trovavano in campagna e nemmeno della minima quantità di influorescenze rinvenute nell’appartamento (destinate ad un uso esclusivamente personale). Il contatore di cui si parla non è il contatore dell’appartamento – continua la precisazione del legale – ma il contatore sempre della casa di campagna. Il peso di mezzo chilo non riguarda la mariuanama dele foglie di cannabis o influorescenze, dalle quali si potrebbero ricavare nemmeno 100 grammi di sostanza”.

Commerciante agrigentino sommerso dai debiti, applicata la legge “salva suicidi”

La perdita di un lavoro, la mancata capacità di acquisto, l’impossibilità di onorare i propri impegni con i propri dipendenti o fornitori accompagnata dai solleciti pressanti da parte dei creditori porta molti ad un bivio. Molti purtroppo, illusi o dimenticati hanno preso una strada sbagliata decidendo di gettare la spugna e farla finita. C’è uno strumento che consentEdi liberarsi dai propri debiti attraverso le procedure indicate nella Legge “salva suicidi”, grazie alla quale si potrebbe ottenere la cancellazione, attraverso un provvedimento del Giudice, di tutti i debiti non pagati, a conclusione dell’iter procedurale della stessa. Ed è accaduto per la prima volta nell’agrigentino dove un commerciante sommerso dai debiti è stato aiutato grazie alla legge. Il tribunale di Agrigento ha omologato il primo “Piano del consumatore”. Con l’omologa il giudice ha accolto la proposta dall’avvocato Marcello Sutera Sardo , con il commercialista Stella Vella, ha presentato un piano di rientro e stralcio dei debiti del suo assistito. Il commercialista, nominato dal tribunale, ha svolto le funzioni di ” Organismo della composizione della crisi”, ovvero ha collaborato alla predisposizione del “piano del consumatore” che prevede la ristrutturazione e stralcio del debito, verificando e attestando la fattibilità del piano proposto, senza la necessità dell’assenso dei creditori. Il decreto di omologa rappresenta un importante risultato che sottolinea l’impegno del tribunale di Agrigento, attento osservatore delle dinamiche sociali, di cui il sovraindebitamento rappresenta un aspetto da vigilare. 

L’omologa – si legge in una nota dell’ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Agrigento – è anche un messaggio di legalità per coloro che si trovano schiacciati dai debiti, un monito per non ricorrere agli usurai al fine  di ripianare i debiti ed evitare gesti insani ma,  ricercare soluzioni offerte dalla Legge, accompagnati da professionisti preparati e qualificati”.

“Spara tre colpi di pistola all’auto di due coniugi”, nuovi guai per Infantino

Prima lo minaccia e poi gli spara tre colpi di pistola contro l’autovettura parcheggiata. Il pubblico ministero Elenia Manno ha fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini al trentaduenne Gianluca Infantino che, appena ieri, è stato arrestato per l’ultima volta per le accuse di furto, violazione della sorveglianza speciale e minaccia.

Infantino, che ha nominato come difensore l’avvocato Gero Lo Giudice, domani mattina comparirà davanti al gip Stefano Zammuto per l’interrogatorio di convalida dell’arresto. Nel frattempo il pm Alessandra Russo lo ha posto agli arresti domiciliari.

Pochi giorni prima, però, la Procura gli ha notificato un atto di fine indagine per una vicenda che risale allo scorso giugno e avrebbe avuto come vittima un agrigentino che negli anni scorsi è stato coinvolto, proprio insieme ad Infantino, nell’operazione “I soliti ignoti” che ha disarticolato un giro di droga e rapine.

Mafia: convalidato fermo boss Leo Sutera

Il gip del tribunale di Sciacca, Rosario Di Gioia, ha convalidato il fermo e ha disposto la custodia in carcere per Leo Sutera, 68 anni, di Sambuca di Sicilia, ritenuto il capo delle famiglie mafiose dell’Agrigentino. Il provvedimento di fermo – firmato dai pm della Dda di Palermo Alessia Sinatra, Claudio Camilleri e Geri Ferrara – era stato eseguito all’alba di lunedì dai poliziotti della Squadra Mobile di Palermo e Agrigento e dallo Sco.
Secondo i pm, Sutera – che è difeso dall’avvocato Carlo Ferracane – tornato libero il 7 agosto del 2015, dopo avere scontato la seconda condanna per associazione mafiosa, si sarebbe rimesso al “lavoro” tornando a gestire il mandamento di Sambuca di Sicilia e diventando il boss della provincia di Agrigento, ruolo che aveva ricoperto fino al 26 giugno del 2012, giorno dell’operazione “Nuova Cupola”.