Operazione antimafia “Kerkent”: quattro arresti confermati

Continuano al Tribunale del Riesame le udienze dopo i ricorsi presentati dai legali difensori di alcuni dei soggetti coinvolti nell’operazione antimafia denominata “Kerkent” condotta dalla Dda di Palermo e dalla Dia di Agrigento.

Nelle ultime ore sono stati confermati quattro provvedimenti restrittivi. Si tratta di Vincenzo Sanzo, 37 anni, di Agrigento e di Antonio Messina, 61 anni, di Agrigento che restano in carcere; mentre Francesco Luparello, 44 anni, di Realmonte e Valentino Messina, 45 anni, di Porto Empedocle sono finiti ai domiciliari.

Altre posizioni sono al vaglio dei giudici del Riesame che decideranno nelle prossime ore.

L’omicidio di Alessandria, il 19enne resta in carcere: il giudice ha convalidato

Il giudice Rosario Di Gioia ha convalidato il fermo di indiziato di delitto a carico del diciannovenne di Alessandria della Rocca, Pietro Leto, accusato – da carabinieri e Procura della Repubblica di Sciacca – d’aver accoltellato il compaesano ventitreenne Vincenzo Giovanni Busciglio (nella foto) che è deceduto, martedì sera, prima di arrivare al pronto soccorso dell’ospedale Fratelli Parlapiano di Ribera. Il diciannovenne, su disposizione del giudice, resterà in carcere. Il giovane, difeso dall’avvocato Antonino Gaziano, ha risposto – nel tardo pomeriggio di giovedì – a tutte le domande del giudice, esattamente come aveva fatto con gli interrogativi del Pm, titolare del fascicolo d’inchiesta, Roberta Griffo.

L’informativa antimafia blocca un finanziamento, ministero deve risarcire i danni.

Chiede un finanziamento, attraverso il “pacchetto giovani”, per un primo insediamento di una impresa agricola. L’assessorato regionale delle Risorse agricole, approvando la graduatoria, ha dichiarato ammissibile l’istanza presentata dall’imprenditore ventinovenne di Favara. Con successivo decreto l’amministrazione regionale disponeva la concessione del contributo. Ad un certo punto però l’ispettorato provinciale dell’Agricoltura di Agrigento ha comunicato l’avvio del procedimento di revoca sulla base delle informazioni antimafia fornite dalla Prefettura di Agrigento. ” Informativa fondata esclusivamente – ricostruisce l’avvocato Girolamo Rubino – su presunti lontani legami parentali tra l’imprenditore e alcuni soggetti controindicati”. Il giovane ha presentato un ricorso straordinario al presidente della Repubblica, con il patrocinio dell’avvocato Girolamo Rubino, per l’annullamento dell’informativa prefettizia e della revoca del finanziamento. L’ imprenditore ventinovenne , per tutto ciò , è stato costretto ad un periodo di inattività di oltre un anno. Il Tar ha accolto il ricorso e ordinato alle amministrazioni di pagare entro 60 giorni  il risarcimento del danno.

Favara, ex datore di lavoro di Gessica Lattuca accusato di estorsione e tentata estorsione

Finisce nei guai il favarese Gaspare Volpe, nome noto poiché è stato il datore di lavoro della giovane madre 28enne Gessica Lattuca scomparsa dallo scorso agosto.

Questa volta l’uomo finisce a processo con l’accusa di estorsione e tentata estorsione. Chiestodal pm il suo rinvio a giudizio insieme ad un altro favarese. La vicenda trae spunto da alcune intercettazioni disposte dagli inquirenti dopo  la denuncia delle presunte vittime. Si tratta di intercettazione dalle quali emergerebbero anche particolari rilevanti su un presunto giro di prostituzione. Particolari che potrebbero aprire nuovi scenari, anche se al momento il riserbo rimane assoluto.

Intanto per l’accusa di estorsione e tentata estorsione, l’udienza preliminare è prevista per il prossimo 3 aprile.

Fu sindaco per oltre mezzo secolo, il Comune “cancella” moglie e figlia

La moglie e la figlia di Vincenzo Di Caro, sindaco di Camastra per 51 anni, perdono la causa contro il Comune che le aveva cancellate dalle liste elettorali dopo avere accertato che avevano perso il requisito della residenza. 

Il tribunale di Canicattì, in primo grado, aveva ritenuto illegittima la cancellazione e aveva condannato i funzionari al pagamento in favore delle due donne dichiarando privo di efficacia giuridica il provvedimento di cancellazione anagrafica dalle liste del Comune di Camastra.

L’ex comandante della polizia municipale Antonio Baldacchino, rappresentato e difeso dall’avvocato Girolamo Rubino (in foto), ha proposto appello, lamentandone l’erroneità sotto molteplici profili.

Adesso la Corte d’appello di Palermo ha riformato la sentenza impugnata, rigettando la domanda di risarcimento del danno proposta nei confronti dei funzionari responsabili. Resta, invece, la sentenza di condanna nei confronti del Comune.

Poligono di tiro, il giudice dispone il dissequestro della struttura

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, ha disposto – secondo quanto riporta oggi il quotidiano La Sicilia – il dissequestro del poligono di tiro di Montaperto. La struttura era stata sequestrata dai carabinieri lo scorso 29 gennaio. Il gestore, un agrigentino che è rappresentato e difeso dagli avvocati Calogero Vetro e Daniela Morreale, venne, allora, denunciato alla Procura della Repubblica

Nuova condanna per l’ASP di Agrigento su ricorso di alcuni odontoiatri agrigentini

Un gruppo di odontoiatri , titolari di studi e ambulatori odontoiatrici ubicati nella provincia di Agrigento accreditati con il servizio sanitario regionale, aveva chiesto l’assegnazione di un bugdet, ma l’Asp di Agrigento non ha mai provveduto alla contrattualizzazione.

Pertanto, con apposito atto di invito, hanno chiesto all’ASP di Agrigento di essere convocati per la contrattualizzazione; ma tale atto di invito restava privo di riscontro. Successivamente gli stessi odontoiatri, con apposita istanza di accesso, trasmessa all’ASP di Agrigento, chiedevano di estrarre copia della documentazione afferente l’ammontare delle risorse assegnate con decreto assessoriale all’ASP.

Anche questa istanza non ha però avuto ripsosta.  A questo punto, i dentisti hanno presentato un ricorso giurisdizionale, patrocinato dagli avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, con il quale si chiede al TAR Sicilia l’annullamento del silenzio serbato dall’ASP sulla richiesto di accesso agli atti. Il Tribunale Amministrativo Regionale ha dichiarato la cessazione della materia del contendere e ha condannato l’Azienda Sanitaria Proviniale  al pagamento delle spese giudiziali.

Gli odontoiatri agrigentini proponevano un secondo ricorso per la declaratoria di illegittimità del silenzio inadempimento formatosi sulla richiesta di contrattualizzazione. Si è costituita in giudizio l’ASP di Agrigento, rappresentata e difesa dall’Avvocato Massimiliano Mangano, eccependo l’inammissibilità del ricorso, non sussistendo asseritamente un obbligo dell’ASP di riscontrare le istanze di contrattualizzazione, essendo stata sempre asseritamente richiesta un’attività materiale e non provvedimentale, nonchè eccependo la disintegrità del contraddittorio, per omessa notifica del ricorso all’Assessorato Regionale della Salute, nonchè infine l’infondatezza comunque nel merito del ricorso medesimo.

Il TAR Sicilia,Palermo,Sezione Prima, Presidente il DR. Calogero Ferlisi, Relatore la Dr.ssa Aurora Lento, condividendo le tesi sostenute dagli Avvocati Rubino e Impiduglia secondo cui l’Assessorato Regionale della Salute è estraneo al giudizio, in quanto la contrattualizzazione della strutture accreditate è di competenza dell’ASP, e sussiste un obbligo di provvedere sull’istanza di contrattualizzazione avanzata dai ricorrenti, ha ritenuto fondato il ricorso, dichiarando l’illegittimità del silenzio serbato dall’ASP di Agrigento sull’istanza avanzata dai ricorrenti, con conseguente obbligo di pronuncia entro trenta giorni, con previsione di nomina di un commissario ad acta per l’ipotesi di ulteriore inadempimento entro il termine assegnato, e con nuova condanna dell’ASP al pagamento delle spese giudiziali. Pertanto, laddove non venga adottato un provvedimento espresso entro trenta giorni, interverrà in via sostitutiva quale commissario ad acta il Dirigente Generale del Dipartimento per la pianificazione strategica dell’Assessorato regionale della Salute, o un suo delegato, mentre l’ASP di Agrigento dovrà pagare le spese giudiziali afferenti due gradi di giudizio.

Società lampedusa fa ricorso: il TAR condanna l’Assessorato Regionale del Territorio

Il TAR condanna l’Assessorato Regionale del Territorio su ricorso di una società lampedusana che aveva avanzato una richiesta di concessione demaniale per l’istallazione di un impianto di distribuzione carburanti da realizzare al molo del Porto Vecchio di Lampedusa. L’ istanza sarebbe stata corredata da tutta la documentazione e gli elaborati tecnici necessari a verificare l’idoneità del sito individuato per l’istallazione dell’impianto, nonchè la natura e la tipologia delle opere da realizzare. Ma l’Amministrazione Regionale non riscontrava l’ istanza. La società lampedusana ha presentato un ricorso davanti al TAR Sicilia, con il patrocinio dell’Avvocato Girolamo Rubino. Il Tar Sicilia, Palermo, condividendo la tesi dell’Avvocato Rubino secondo cui ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad un’istanza le pubbliche amministrazioni hanno il dovere di concluderlo mediante l’adozione di un provvedimento espresso, ha accolto il ricorso proposto dalla società.

Strage in mare con 117 morti, l’ipotesi: omissione di soccorso

Svolta nell’inchiesta sulla morte di 117 migranti avvenuta lo scorso 18 gennaio nel primo naufragio del Mediterraneo dell’anno. Solo tre i sopravvissuti. A finire nel “mirino” dei pm – come scrive oggi Repubblica e come riprende l’Adnkronos – è il centro di coordinamento di ricerca e soccorso della Guardia costiera italiana. Come nel caso della strage dell’11 ottobre 2013, per la quale sono a giudizio alcuni ufficiali ritenuti responsabili del ritardo nei soccorsi al barcone pieno di bambini che naufragò causando la morte di 268 persone. A indagare è la Procura di Agrigento che ha inviato il fascicolo, al momento senza indagati, alla Procura di Roma con la richiesta di verificare “la sussistenza dell’ipotesi di reato di omissione di soccorso da parte degli ufficiali che furono informati che un gommone stava affondando  da un aereo del 41simo stormo dell’Aeronautica militare di Sigonella”, che lanciò due zattere. Solo ore dopo il cacciatorpediniere della Marina italiana issò con il verricello gli unici tre superstiti.

Consiglio sciolto per ingerenze della criminalità organizzata, l’ex sindaco potrà vedere gli atti

Angelo Cascià, ex sindaco di Camastra, ha diritto di ottenere le copie degli atti dello scioglimento del consiglio comunale di Camastra per pericolo di ingerenze della criminalità organizzata. Lo ha stabilito il Consiglio di giustizia amministrativa che ha condannato la Prefettura di Agrigento a pagare le spese dei due gradi di giudizio. Cascià era stato eletto sindaco del Comune di Camastra nel giugno del 2013. Nel 2018, il Consiglio dei ministri – era il 10 aprile – deliberava lo scioglimento del consiglio comunale di Camastra per il pericolo di infiltrazioni della criminalità organizzata. Per esercitare il proprio diritto di difesa, Cascià  chiedeva al ministero dell’Interno di prendere visione ed estrarre copia degli atti relativi al procedimento. “Per effetto della sentenza resa dal Cga che ha confermato quella del Tar – secondo quanto rende noto l’avvocato Girolamo Rubino- Cascià avrà diritto di ottenere le copie degli atti richiesti aventi carattere riservato mentre la Prefettura di Agrigento dovrà pagare le spese giudiziali afferenti i due gradi di giudizio”.

“Favoriva i clandestini”, la difesa non ci sta: “No, in Tunisia per lavoro”

E’ stato uno degli indagati nell’inchiesta “Caronte”. Salvatore Calcara, 46enni, era anche accusato di “favorire i clandestini”. Adesso, secondo quanto fa sapere l’edizione odierna del Giornale di Sicilia, all’uomo è stato revocato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, ma permane l’obbligo di dimora a Sambuca di Sicilia.  La revoca dell’obbligo di presentazione è stata disposta dal Gip del Tribunale di Marsala, Riccardo Alcamo, con parere contrario espresso dal pubblico ministero Niccolò Volpe.

Calcara è stato interrogato su richiesta dello stesso, che avrebbe spiegato i rapporti con un tunisino. “Rapporti di lavoro, niente a che vedere con fatti illeciti”, afferma il legale di Calcara, l’avvocato Accursio Gagliano.  Il sambucese in Tunisia, secondo quanto ha fatto sapere la difesa, vendeva auto e attrezzi per l’edilizia. Calcara, invece, secondo l’accusa, avrebbe fornito supporto logistico in occasione di sbarchi clandestini.

“Violenta una ragazzina disabile”: condannato

Quattro anni di reclusione per le accuse di violenza sessuale e tentata violenza sessuale. Sono stati inflitti, ieri pomeriggio, dai giudici della prima sezione penale del tribunale di Agrigento presieduta da Alfonso Malato, nei confronti del licatese Vito Florio, 72 anni, accusato di avere costretto una ragazzina affetta da problemi psichichi ad avere rapporti sessuali con lui. Con un’altra giovanissima l’aggressione non sarebbe riuscita per l’opposizione della vittima che lo colpì con calci e pugni. I fatti sarebbero avvenuti alla periferia di Licata, tra il 2014 e il 2016. Il pubblico ministero Emiliana Busto, all’udienza precedente, aveva chiesto la condanna a sette anni. Una delle due ragazze vittime delle sue attenzioni sessuali avrebbe problemi psichici e l’altra era dodicenne all’epoca dei fatti. In questo lasso di tempo l’uomo avrebbe abusato della ragazza con problemi psichici, e nel 2016, invece, dell’allora dodicenne. Subito dopo questo fatto, che sarebbe accaduto il 29 agosto di due anni fa, l’uomo venne arrestato e messo ai domiciliari. Le indagini sono procedute in maniera abbastanza spedita e la Procura, a conclusione dell’attività istruttoria, ha chiesto al giudice di disporre il giudizio immediato. Il racconto delle ragazze alla madre fece scattare le indagini. I giudici hanno deciso anche la condanna al risarcimento dell’imputato nei confronti delle due ragazzine che si sono costituite parte civile con l’assistenza degli avvocati Angelo Benvenuto e Giuseppe Sorriso. La somma che l’imputato, assistito dall’avvocato Antonino Ragusa, dovrà risarcire sarà liquidata in sede civile dopo l’eventuale passaggio in giudicato della sentenza.

Le auto sequestrate sono scomparse, denunciati due quarantenni

Violazione di sigilli. E’ per questa ipotesi di reato che due quarantenni di Agrigento sono stati denunciati, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica. Entrambi avevano le auto poste sotto sequestro. Un sequestro che era scattato per mancanza di copertura assicurativa. Negli scorsi giorni, i poliziotti della sezione “Volanti” hanno provato a notificare – ad entrambi – il provvedimento di confisca del mezzo.

Ma delle due, diverse, macchine non è stata trovata più alcuna traccia. Coloro che, dunque, all’atto di sequestro erano stati designati quali custodi sono stati denunciati, per violazione di sigilli, alla Procura. Di fatto, le macchine non avrebbero potuto essere nemmeno toccate.

La rivolta nel centro di accoglienza, quattro condanne per direttissima

Il giudice monocratico del tribunale di Agrigento, Ornella Zelia Maimone, ha condannato per direttissima i tre nigeriani e il gambiano arrestati il 9 ottobre con l’accusa di sequestro di persona ai danni degli operatori della struttura dove erano ospitati. L’accusa di sequestro di persona, tuttavia, e’ stata riqualificata in violenza privata. Tre di loro sono stati condannati per questo reato a due mesi e venti giorni di reclusione. Al quarto, che rispondeva anche di resistenza a pubblico ufficiale perche’ avrebbe tentato di impedire ai poliziotti di eseguire il loro arresto, sono stati inflitti sei mesi. I quattro imputati, difesi dagli avvocati Giuseppe Bongiorno e Barbara Garascia, si sono giustificati dicendo che stavano solo protestando per il mancato pagamento del pocket money. La prefettura, come aveva annunciato poche ore dopo l’arresto il ministro dell’Interno Matteo Salvini, per due di loro ha revocato le procedure dell’accoglienza.

Scarcerato Marco Inguanta

Accogliendo le istanze del difensore Giuseppina Ganci, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Agrigento Alessandra Vella ha disposto la scarcerazione di Marco Inguanta, 38 anni di Agrigento, riqualificando l’accusa in spaccio di droghe leggere. Per l’agrigentino è stato disposta la la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari. 

Inguanta è accusato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti ed è stato tratto in arresto lo scorso 13 novembre dai poliziotti del commissariato di Porto Empedocle