“Violenta una ragazzina disabile”: condannato

Quattro anni di reclusione per le accuse di violenza sessuale e tentata violenza sessuale. Sono stati inflitti, ieri pomeriggio, dai giudici della prima sezione penale del tribunale di Agrigento presieduta da Alfonso Malato, nei confronti del licatese Vito Florio, 72 anni, accusato di avere costretto una ragazzina affetta da problemi psichichi ad avere rapporti sessuali con lui. Con un’altra giovanissima l’aggressione non sarebbe riuscita per l’opposizione della vittima che lo colpì con calci e pugni. I fatti sarebbero avvenuti alla periferia di Licata, tra il 2014 e il 2016. Il pubblico ministero Emiliana Busto, all’udienza precedente, aveva chiesto la condanna a sette anni. Una delle due ragazze vittime delle sue attenzioni sessuali avrebbe problemi psichici e l’altra era dodicenne all’epoca dei fatti. In questo lasso di tempo l’uomo avrebbe abusato della ragazza con problemi psichici, e nel 2016, invece, dell’allora dodicenne. Subito dopo questo fatto, che sarebbe accaduto il 29 agosto di due anni fa, l’uomo venne arrestato e messo ai domiciliari. Le indagini sono procedute in maniera abbastanza spedita e la Procura, a conclusione dell’attività istruttoria, ha chiesto al giudice di disporre il giudizio immediato. Il racconto delle ragazze alla madre fece scattare le indagini. I giudici hanno deciso anche la condanna al risarcimento dell’imputato nei confronti delle due ragazzine che si sono costituite parte civile con l’assistenza degli avvocati Angelo Benvenuto e Giuseppe Sorriso. La somma che l’imputato, assistito dall’avvocato Antonino Ragusa, dovrà risarcire sarà liquidata in sede civile dopo l’eventuale passaggio in giudicato della sentenza.

Le auto sequestrate sono scomparse, denunciati due quarantenni

Violazione di sigilli. E’ per questa ipotesi di reato che due quarantenni di Agrigento sono stati denunciati, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica. Entrambi avevano le auto poste sotto sequestro. Un sequestro che era scattato per mancanza di copertura assicurativa. Negli scorsi giorni, i poliziotti della sezione “Volanti” hanno provato a notificare – ad entrambi – il provvedimento di confisca del mezzo.

Ma delle due, diverse, macchine non è stata trovata più alcuna traccia. Coloro che, dunque, all’atto di sequestro erano stati designati quali custodi sono stati denunciati, per violazione di sigilli, alla Procura. Di fatto, le macchine non avrebbero potuto essere nemmeno toccate.

La rivolta nel centro di accoglienza, quattro condanne per direttissima

Il giudice monocratico del tribunale di Agrigento, Ornella Zelia Maimone, ha condannato per direttissima i tre nigeriani e il gambiano arrestati il 9 ottobre con l’accusa di sequestro di persona ai danni degli operatori della struttura dove erano ospitati. L’accusa di sequestro di persona, tuttavia, e’ stata riqualificata in violenza privata. Tre di loro sono stati condannati per questo reato a due mesi e venti giorni di reclusione. Al quarto, che rispondeva anche di resistenza a pubblico ufficiale perche’ avrebbe tentato di impedire ai poliziotti di eseguire il loro arresto, sono stati inflitti sei mesi. I quattro imputati, difesi dagli avvocati Giuseppe Bongiorno e Barbara Garascia, si sono giustificati dicendo che stavano solo protestando per il mancato pagamento del pocket money. La prefettura, come aveva annunciato poche ore dopo l’arresto il ministro dell’Interno Matteo Salvini, per due di loro ha revocato le procedure dell’accoglienza.

Scarcerato Marco Inguanta

Accogliendo le istanze del difensore Giuseppina Ganci, il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Agrigento Alessandra Vella ha disposto la scarcerazione di Marco Inguanta, 38 anni di Agrigento, riqualificando l’accusa in spaccio di droghe leggere. Per l’agrigentino è stato disposta la la misura meno afflittiva degli arresti domiciliari. 

Inguanta è accusato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti ed è stato tratto in arresto lo scorso 13 novembre dai poliziotti del commissariato di Porto Empedocle

“Studenti disabili senza alcuna istruzione”, accusa di maltrattamenti per preside e insegnanti

Hanno omesso di prestare assistenza, educare, istruire e integrare nel percorso formativo tre minori disabili psichici impedendo loro di conseguire le necessarie competenze e di inserirsi nel contesto scolastico”. È l’atto di accusa della Procura della Repubblica nei confronti del dirigente scolastico di un istituto comprensivo di Palma di Montechiaro e due insegnanti di sostegno ai quali è stato contestato il reato di maltrattamenti. I tre sono stati iscritti nel registro degli indagati e il pm ha chiesto e ottenuto l’incidente probatorio per sentire le presunte vittime e cristallizzare la prova, in contraddittorio fra le parti, che sarebbe pienamente utilizzabile in un eventuale processo.  Il dirigente scolastico e i due insegnanti hanno nominato come difensori gli avvocati Daniela Posante e Santo Lucia.

Marijuana e arresto di un’intera famiglia, il Gip rimette tutti in libertà

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Agrigento, in sede di convalida dell’arresto, ha rimesso in libertà i quattro componenti del nucleo familiare arrestato, nei giorni scorsi, dai carabinieri. Il Gip ha fatto proprie, infatti, le argomentazioni dell’avvocato Carmelo Pitrola. Il legale di fiducia ha precisato, infatti, che “le quattro piantine di cannabis rinvenute, non sono state trovate nell’appartamento del centro di Ravanusa dove vive la famiglia ma nella casa di campagna. Dell’esistenza delle quattro piantine era a conoscenza solo il capo famiglia – ha reso noto l’avvocato – che le aveva destinate ad un uso esclusivamente personale e non per fini di spaccio. La moglie e i due figli non erano a conoscenza dell’esistenza delle piantine che si trovavano in campagna e nemmeno della minima quantità di influorescenze rinvenute nell’appartamento (destinate ad un uso esclusivamente personale). Il contatore di cui si parla non è il contatore dell’appartamento – continua la precisazione del legale – ma il contatore sempre della casa di campagna. Il peso di mezzo chilo non riguarda la mariuanama dele foglie di cannabis o influorescenze, dalle quali si potrebbero ricavare nemmeno 100 grammi di sostanza”.

Patronaggio scrive ai sindaci: “Serve una urgente ricognizione”.

L’abusivismo edilizio in Italia è una piaga diffusa e soprattutto sottovalutata; sottovalutata perché ciò che è successo a Casteldaccia sabato scorso, nove vite spazzate da un fiume di acqua e fango, si poteva evitare. Il maltempo e le piogge hanno colpito una zona che da anni doveva essere messa in sicurezza. L’ordine di demolizione che da dieci anni pendeva sulla villetta accanto il fiume Milicia era stato impugnato dai proprietari di fronte al Tar. Il procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio in una lettera indirizzata ai sindaci e ai dirigenti dell’Utc dei Comuni ricadenti nel circondario del tribunale di Agrigento chiede ” di procedere ad una urgente ricognizione degli immobili abusivi ricadenti entro la fascia di 150 metri dai corsi d’acqua o costruiti in spregio dei vincoli idrogeologici, per avviare con la massima celerità le demolizioni. I fatti di Casteldaccia e Cammarata, pur innescati da particolari avverse condizioni meteo, impongono una particolare attenzione per la demolizione degli immobili abusivi” – ha continuato Patronaggio – . Sindaci e responsabili degli uffici tecnici comunali dovranno dare, alla Procura, immediato riscontro e riferire entro 30 giorni sullo stato delle procedure di demolizione con particolare riguardo – ha specificato il procuratore capo di Agrigento – agli immobili abusivi realizzati in spregio dei vicoli idrogeologici”.

Commerciante agrigentino sommerso dai debiti, applicata la legge “salva suicidi”

La perdita di un lavoro, la mancata capacità di acquisto, l’impossibilità di onorare i propri impegni con i propri dipendenti o fornitori accompagnata dai solleciti pressanti da parte dei creditori porta molti ad un bivio. Molti purtroppo, illusi o dimenticati hanno preso una strada sbagliata decidendo di gettare la spugna e farla finita. C’è uno strumento che consentEdi liberarsi dai propri debiti attraverso le procedure indicate nella Legge “salva suicidi”, grazie alla quale si potrebbe ottenere la cancellazione, attraverso un provvedimento del Giudice, di tutti i debiti non pagati, a conclusione dell’iter procedurale della stessa. Ed è accaduto per la prima volta nell’agrigentino dove un commerciante sommerso dai debiti è stato aiutato grazie alla legge. Il tribunale di Agrigento ha omologato il primo “Piano del consumatore”. Con l’omologa il giudice ha accolto la proposta dall’avvocato Marcello Sutera Sardo , con il commercialista Stella Vella, ha presentato un piano di rientro e stralcio dei debiti del suo assistito. Il commercialista, nominato dal tribunale, ha svolto le funzioni di ” Organismo della composizione della crisi”, ovvero ha collaborato alla predisposizione del “piano del consumatore” che prevede la ristrutturazione e stralcio del debito, verificando e attestando la fattibilità del piano proposto, senza la necessità dell’assenso dei creditori. Il decreto di omologa rappresenta un importante risultato che sottolinea l’impegno del tribunale di Agrigento, attento osservatore delle dinamiche sociali, di cui il sovraindebitamento rappresenta un aspetto da vigilare. 

L’omologa – si legge in una nota dell’ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Agrigento – è anche un messaggio di legalità per coloro che si trovano schiacciati dai debiti, un monito per non ricorrere agli usurai al fine  di ripianare i debiti ed evitare gesti insani ma,  ricercare soluzioni offerte dalla Legge, accompagnati da professionisti preparati e qualificati”.

“Spara tre colpi di pistola all’auto di due coniugi”, nuovi guai per Infantino

Prima lo minaccia e poi gli spara tre colpi di pistola contro l’autovettura parcheggiata. Il pubblico ministero Elenia Manno ha fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini al trentaduenne Gianluca Infantino che, appena ieri, è stato arrestato per l’ultima volta per le accuse di furto, violazione della sorveglianza speciale e minaccia.

Infantino, che ha nominato come difensore l’avvocato Gero Lo Giudice, domani mattina comparirà davanti al gip Stefano Zammuto per l’interrogatorio di convalida dell’arresto. Nel frattempo il pm Alessandra Russo lo ha posto agli arresti domiciliari.

Pochi giorni prima, però, la Procura gli ha notificato un atto di fine indagine per una vicenda che risale allo scorso giugno e avrebbe avuto come vittima un agrigentino che negli anni scorsi è stato coinvolto, proprio insieme ad Infantino, nell’operazione “I soliti ignoti” che ha disarticolato un giro di droga e rapine.

Mafia: convalidato fermo boss Leo Sutera

Il gip del tribunale di Sciacca, Rosario Di Gioia, ha convalidato il fermo e ha disposto la custodia in carcere per Leo Sutera, 68 anni, di Sambuca di Sicilia, ritenuto il capo delle famiglie mafiose dell’Agrigentino. Il provvedimento di fermo – firmato dai pm della Dda di Palermo Alessia Sinatra, Claudio Camilleri e Geri Ferrara – era stato eseguito all’alba di lunedì dai poliziotti della Squadra Mobile di Palermo e Agrigento e dallo Sco.
Secondo i pm, Sutera – che è difeso dall’avvocato Carlo Ferracane – tornato libero il 7 agosto del 2015, dopo avere scontato la seconda condanna per associazione mafiosa, si sarebbe rimesso al “lavoro” tornando a gestire il mandamento di Sambuca di Sicilia e diventando il boss della provincia di Agrigento, ruolo che aveva ricoperto fino al 26 giugno del 2012, giorno dell’operazione “Nuova Cupola”.

Tar: “Maddalusa è dentro la Zona A”

Una lunga battaglia contro la sovrintendenza ai beni archeologici perché venisse riconosciuto a diverse centinaia di famiglie che abitano nella zona A la possibilità di sanare la loro costruzione. E’ quella che porta avanti un gruppo di cittadini proprietari di case a Maddalusa e il comitato di quartiere sostenendo che moltissimi non sono abusivi perché non hanno costruito nel circuito della antiche mura di Akragas, nella zona tra i due fiumi, che costituisce il cuore della Valle, ma molto più in là. A distanza di otto anni il Tribunale amministrativo regionale ha respinto il ricorso proposto da cittadini e dal comitato di quartiere, sancendo che in quell’area lì, per quanto lontana dalla Valle, non si può costruire.

Nella zona A della Valle dei templi, nell’area cioè che una legge del 1966, approvata subito dopo la frana di Agrigento, è stata dichiarata inedificabilità assoluta.

Secondo il tar, dunque, Maddalusa è e rimane un’area inserita in Zona A del Parco archeologico e vige il divieto assoluto di edificazione. I ricorrenti, utilizzando una lunga serie di osservazioni, contestavano la validità del Prg vigente (per le note vicende del decreto della Presidenza della Regione che accolse alcune singole osservazioni), il diniego opposto ad alcune opposizioni fatte al Piano, proposte dall’ex consigliere comunale Michele Mallia, la vigenza del decreto Gui Mancini e, complessivamente, l’opportunità di imporre un vincolo archeologico in una zona priva di evidenze in tal senso.
Una linea di difesa che il Tar ha smontato, ribadendo che il Piano regolatore generale vigente è quello valido, che il decreto che creò la zonizzazione oggi esistente, il Gui Mancini appunto,  è “pienamente vigente e costituisce.. il solido regime vincolistico posto a fondamento del Prg di Agrigento” e stabilisce, al netto di ogni interpretazione, che quelle aree sono inedificabili. Data la complessità della materia il Tar ha deciso di compensare le spese.

Ricatti all’ex per costringerla a fare sesso, chiesto maxi risarcimento

“Mezzo milione di euro di risarcimento e una provvisionale, vale a dire un anticipo subito esecutivo, di 100 mila euro oltre alla richiesta di “emettere una sentenza di condanna più severa rispetto alla richiesta formulata dal pubblico ministero”. Dopo la requisitoria dell’accusa, col magistrato della Procura Elenia Manno che aveva proposto 2 anni e 8 mesi di reclusione, è toccato all’avvocato Danilo Giracello, difensore di parte civile, illustrare la propria arringa al processo in cui è imputato, con l’accusa di tentata violenza sessuale aggravata, un ventiseienne.

L’imputato, difeso dall’avvocato Antonino Gaziano che esporrà la sua conclusione il 24 ottobre, è accusato di avere ricattato l’ex fidanzata, che avrebbe anche tentato il suicidio per la vergogna e la frustrazione provate, per costringerla ad avere dei rapporti sessuali con lui. All’udienza precedente il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione.

Ultraleggero si schiantò sulla statale, l’Anas: “non era al lavoro per noi”

Il 21 marzo del 2017 Salvatore Scannella , dipendente dell’Anas, morì dopo che l’ultraleggero che stava guidando è precipitato lungo la statale 640. Un incidente sul quale in molti , fin da quel giorno, si sono posti degli interrogativi e sul quale la Procura di Agrigento aveva aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti, immediatamente dopo il tragico ultimo volo del cinquantacinquenne. “L’Anas, ad oggi, non intende assumersi alcuna responsabilità sulla tragedia”. Lo ha detto al Giornale di Sicilia Francesco Scannella, figlio di Salvatore. “Mio padre – racconta – quella mattina su incarico e autorizzazione dei suoi diretti superiori, si era messo a bordo del suo Tecnam per effettuare delle riprese aeree su alcuni nuovi lotti prossimi all’apertura al traffico. Mio padre – afferma ancora il figlio – si trovava in volo per conto e nell’esclusivo interesse di Anas tant’è che è precipitato in un tratto stradale della statale 640. Incredibilmente però la società ancora ad oggi non intende assumersi alcuna responsabilità sulla tragedia”. La Procura decise , subito dopo la tragedia, di archiviare il filone sulle responsabilità da addebitare al direttore regionale di Anas Valerio Mele. La famiglia Scannella si è opposta all’archiviazione. Il gip di Agrigento ha accolto l’istanza e lo scorso 19 settembre si è tenuta l’udienza. La famiglia ha cercato di controbattere presentando alcuni punti a proprio favore, contestando in primis la perizia secondo cui il velivolo non aveva l’autorizzazione necessaria a sorvolare la zona alla quota alla quale volava al momento dell’impatto letale con i cavi dell’alta tensione. “Come ha scritto il nostro consulente di parte – chiarisce Francesco Scannella – gli ultraleggeri hanno altri limiti di quote e mio padre stava volando alla quota giusta per effettuare le riprese e non ha avuto nessuna colpa se chi di dovere non aveva provveduto a segnalare i cavi con i consueti dispositivi”.

“Non insabbiò pratica edilizia”, assolto dirigente dell’Utc

Assoluzione perchè il fatto non sussiste: la Corte di appello di Palermo ribalta la sentenza di primo grado e scagiona l’ex responsabile dell’Ufficio tecnico di Lampedusa Giuseppe Di Malta, condannato in primo grado a due mesi di reclusione per l’accusa di omissione di atti di ufficio. In primo grado, il giudice dell’udienza preliminare Alessandra Vella gli aveva inflitto, al termine del processo con rito abbreviato, due mesi di reclusione. 

Di Malta, secondo l’ipotesi accusatoria iniziale che non ha retto al vaglio del processo, avrebbe dovuto dare seguito alla formale richiesta di completamento di opere abusive che era stata inviata al suo ufficio. Il professionista, che è stato difeso dall’avvocato Gero Noto Millefiori, era accusato di avere omesso di compiere un atto del suo ufficio che doveva consistere nell’accoglimento o nel rigetto della richiesta da parte di un privato di completare alcune opere abusive su un fabbricato nel centro di Lampedusa.

Omicidio Carità, il Gip non convalida il fermo ma il killer resta in carcere

Il giudice per le indagini preliminari Alessandra Vella ha applicato la misura cautelare in carcere al sessantunenne Orazio Rosario Cavallaro, sottoposto – nei giorni scorsi – a fermo da parte della Procura con l’accusa di essere il killer che ha ucciso, lo scorso 2 aprile, giorno di Pasquetta, il coetaneo Angelo Carità, di Licata. Secondo il Gip vi sarebbero “gravi indizi di colpevolezza”. Il fermo della Procura non è stato, invece, convalidato perché – sempre secondo il magistrato – non vi sarebbe alcun pericolo di fuga.