Assunzioni e gestione del servizio idrico in Provincia di Agrigento. 73 indagati, tra cui il prefetto, il papà del ministro Alfano, politici, dirigenti pubblici, giornalisti e uomini delle forze dell’ordine

E’ bufera giudiziaria sulla gestione del servizio idirico in Provincia di Agrigento, la Procura ha notificato ben 73 avvisi di proroga delle indagini nell’ambito di un’inchiesta che ipotizza un’associazione a delinquere legata anche alle assunzioni a “Girgenti Acque”, società che gestisce il servizio idrico e fognario in 27 dei 43 Comuni dell’agrigentino. Tra i reati ipotizzati l’associazione a delinquere finalizzata alla truffa, corruzione, riciclaggio e inquinamento ambientale.

Nel lungo elenco degli indagati, figurano personalità illustri, tra i quali il prefetto di Agrigento Nicola Diomede, il presidente dell’antitrust Giovanni Pitruzzella, l’ex presidente del Consiglio di Giustzia Amministrativa della Sicilia Raffaele De Lipsis, il padre del ministro degli Esteri, Angelo Alfano, due ex presidenti della Regione e uno della Provincia di Agrigento, rispettivamente Angelo Capodicasa. Raffaele Lombardo e Eugenio D’Orsi e il parlamentare regionale Riccardo Gallo e gli ex deputati, Giovani Panepinto e Vincenzo Fontana.

La Proroga delle indagini è stata firmata dal procuratore capo Luigi Patronaggio e dai sostituti Salvatore Vella, Alessandra Russo e Paola Vetro.

Nel mirino della magistratura ci sono gli affari che ruotano attorno al servizio idrico, ed in particolare sulla gestione della società Girgenti Acque di cui nel recente passato si è occupata anche la Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo.

Dopo le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia circa le modalità di assunzione del personale impiegato da Girgenti Acque, la DDA, aveva ipotizzato, il voto di scambio politico mafioso. Lo stesso ex procuratore aggiunto di Agrigento, Ignazio Fonzo, durante un’audizione con la commissione parlamentare d’inchiesta aveva parlato senza mezzi termini di assumificio.

Nell’inchiesta sono coinvolti anche dirigenti pubblici, amministratori e consiglieri comunali, membri delle forze dell’ordine, giornalisti e avvocati. Nei giorni scorsi, la Procura di Agrigento ha intensificato i controlli proprio su Girgenti Acque e Hydrotecne, società controllata dalla stessa Girgenti Acque e i cui vertici, di entrambe le aziende figurano adesso iscritti nel registro degli indagati, ovvero Marco Campione e Pietro Arnone.

Tra le ipotesi degli inquirenti, quelle di un sistema corruttivo che abbia beneficiato diversi esponenti politici che in Girgenti Acque, avrebbe piazzato persone considerate vicine alle loro posizioni, se non addirittura appartenenti allo stesso nucleo familiare. Assunzioni che poi, avrebbero garantito agli stessi, un bacino elettorale da cui attingere in caso di consultazioni. In attesa di conoscere le eventuali responsabilità contestate a ciascuno degli indagati, vediamo insieme chi sono le altre persone coinvolte: Giuseppe Giuffrida,Gerlando Piro, Pietro Pasquale Leto, Alfonso Bugea, Salvatore Aiola, Giacomo Antronaco, Silvio Apostoli, Giuseppe Arcuri, Bernardo Barone, Filippo Caci, Giuseppe Carlino, Lelio Castaldo, Francesco Castaldo, Giovanni Caucci, Vincenzo Corbo, Salvatore Cossu, Piero Angelo Cutaia, Antonio D’Amico, Domenico D’Amico, Angelo Lombardo, Luigi D’Amico, Carmelo Dante, Igino Della Volpe, Leonardo Di Mauro, Pietro Di Vincenzo, Salvatore Fanara, Arnaldo Faro, Filippo Rosario Franco, Salvatore Gabriele, Diego Galluzzo, Calogerino Giambrone. Gerlando Gibilaro, Giuseppe Giuffrida, un altro Giuseppe Giuffrida, Flavio Gucciardino, Ignazio La Porta, Francesco Paolo Lupo, Maria Rosaria Macaluso, Piero Macedonio, Giuseppe Marchese, Giuseppe Milano, Calogero Patti, Giuseppe Pitruzzella, Gian Domenico Ponzo, Vincenzo Puzzo, Fulvio Riccio, Giancarlo Rosato, Antonino Saitta, Luca Cristian Salvato, Giuseppe Maria Scozzari, Carlo Sorci, Alberto Sorrentino, Gioacchino Michele Termini, Emanuele Terrana, Maria Terrana, Giuseppe Maria Saverio Valenza, Carmelo Vella, Rino Vella, Calogero Vinti, Roberto Violante.

Passaggio di consegne al Comando provinciale della Guardia di finanza di Agrigento.

Passaggio di consegne questa mattina al Comando provinciale della Guardia di finanza di Agrigento. Il tenente colonnello Fabio Sava, che ha retto per sei mesi anche il Nucleo di polizia tributaria, passa il testimone al colonnello Pietro Maggio. Presente alla cerimonia il comandante regionale “Sicilia” della Guardia di finanza di Palermo, generale Ignazio Gibilaro. Il passaggio di consegne è avvenuto in seguito al trasferimento del colonnello Massimo Sobrà, al Comando del reparto di supporto tecnico, logistico e amministrativo di Palermo Pietro Maggio, nato a Palermo, 53 anni, sposato e padre di un figlio, proveniente dalla sezione di polizia giudiziaria del Corpo presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Palermo, annovera nel suo curriculum comandi in provincia di Ferrara e Roma.

Agrigento. Maxi sequestro di beni della Gdf: sigilli al patrimonio del re dei supermercati Giuseppe Burgio

I Militari del Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Agrigento hanno posto sotto sequestro il patrimonio immobiliare della HO.P.A.F. S.r.l. di Porto Empedocle, società immobiliare di cui era amministratore Giuseppe BURGIO, l’imprenditore agrigentino arrestato lo scorso ottobre nell’ambito dell’operazione “Discount”. L’arresto di BURGIO, noto e controverso imprenditore agrigentino, era avvenuto in esecuzione di ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla Procura della Repubblica di Agrigento che, adesso, su ordinanza del Gip Francesco Provenzano ha dipsosto il sequestro dei beni. IL tutto in osservanza delle richieste formulate dal PM Brunella Sardoni. La HO.P.A.F. S.r.l., le cui quote societarie erano già state sequestrate dalTribunale per le imprese di Palermo, a seguito dei fallimenti che coinvolsero le società riconducibile all’imprenditore agrigentino, è già sottoposta ad amministrazione giudiziaria; le uniche operazioni svolte dalla società sono quelle di affitto del centro commerciale “le rondini”, di Porto Empedocle. Gli immobili della HO.P.A.F. S.r.l. sono tre a destinazione residenziale, uno a Palermo e due ad Agrigento, si tratta della casa di residenza di BURGIO più due locali commerciali ubicati rispettivamente a Porto Empedocle e a Gela. Il loro valore è stimabile in oltre 16,5 milioni di euro. Tali immobili, oltre ad essere il frutto delle di plurime ipotesi di bancarotta fraudolenta, sul fronte contabile, venivano sovrastimati mediante false certificazioni, con le quali, secondo le fiamme gialle, BURGIO ed i suoi più stretti collaboratori, sarebbero riusciti a procrastinare indebitamente la dichiarazione di fallimento di quattro società, di cui la più strutturata era la nota CENTRO DISTRIBUZIONI ALIMENTARI S.p.a., che gli inquirenti definiscono una vera e propria piattaforma logistica per i supermercati di livello provinciale, con danni ai creditori per quasi 50 milioni di euro, e distrazioni direttamente imputabili al BURGIO per oltre 13 milioni di euro. E ciò senza considerare l’enorme numero di lavoratori impiegati presso i numerosi centri commerciali che in tale contesto persero il proprio posto di lavoro a causa delle spregiudicate politiche aziendali e di bilancio del proprio datore di lavoro, il quale oltretutto “notoriamente – dicono dal comando di Piazza Gallo – si vantava, già dall’inizio degli anni 2000, di avere intrapreso una forma di collaborazione con l’Autorità giudiziaria; collaborazione che – aggiungono dalla Guardia di Finanza – in realtà, come in seguito fu giudizialmente dimostrato, era motivata proprio dal timore che le proprie società fossero sottoposte a misura di prevenzione patrimoniale dopo il suo primo arresto, avvenuto nel 1999 nell’ambito dell’operazione “Grande Oriente”.

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