Mafia. Tre milioni di euro di beni sequestrati a imprenditore di Favara

Maxi sequestro di beni, del valolre complessivo di tre milioni di euro, della Direzione Investigativa Antimafia di Agrigento nei confronti dell’imprenditore Giuseppe Scariano 66 anni di Favara. Secondo gli inquirenti, l’uomo sarebbe affiliato alle cosche mafiose della Provincia per il quale, tramite gli appalti pubblici, avrebbe curato gli interessi della stessa criminalità organizzata. Le indagini della DIA, si sono avvalse anche delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustiza, tra i quali quelle del racalmutese Maurizio Di Gati che avrebbe parlato degli interessi di cosa nostra nel settore degli appalti e nello specifico proprio del ruolo dell’imprenditore favarese.

Su proposta del direttore della sezione agrigentina della DIA, Roberto Cilona, il Tribunale ha disposto il sequestro di 25 terreni, 14 fabbricati, quote di proprietà in altri 26 terreni, 3 società, un conto corrente e una quota societaria in un consorzio.

Mafia. Estradato dal Belgio il sabettese Daniele Fragapane sfuggito al blitz “Montagna”

È durata poco meno di quattro mesi la latitanza di Daniele Fragapane, il trentaduenne originario di Santa Elisabetta che lo scorso 22 gennaio era sfuggito all’arresto nell’ambito dell’operazione antimafia “Montagna”.

Fragapane è stato fermato all’aeroporto “Leonardo Da Vinci” di Fiumicino a Roma. 

Il trentaduenne era appena sceso da un aereo proveniente dal Belgio ma ad attenderlo al ritiro bagagli, c’erano i Carabinieri del Reparto Operativo di Agrigento che lo hanno arrestato.

Fragapane è giunto nella Capitale scortato da personale dello Scip, Servizio per la cooperazione internazionale di polizia del Dipartimento della pubblica sicurezza. A carico di Fragapane era stato emesso un mandato d’arresto europeo

I militari, agli ordini del colonnello Rodrigo Micucci, gli stavano col fiato sul collo , lo avevano localizzato in un piccolo paese distante circa 45 km da Bruxelles, esattamente a  Le Roeulx, 7.000 abitanti, dove Fragapane era riuscito a inserirsi arrivando anche a ricoprire il ruolo di dirigente di una squadra locale di calcio, conducendo una vita apparentemente normale.

Le indagini, condotte dai carabinieri di Agrigento con il supporto operativo per l’estero dello Scip e in sinergia con le autorita’ belghe, hanno permesso l’arresto del latitante ed il suo rientro in Italia

i Carabinieri, di fatto, non lo avevano mai perso d’occhio sin dal 22 Gennaio quando durante il maxi blitz antimafia, ordinato dalla D.D.A di Palermo, furono arrestate 58 persone. Il 32 enne era ricercato poiché destinatario di un’Ordinanza di Custodia Cautelare con l’accusa di “Associazione di tipo mafioso armata” e “Tentata estorsione”, quale appartenente alla “famiglia” di Santa Elisabetta (Ag), con il ruolo di consigliere di Francesco Fragapane , ritenuto il capo del  maxi mandamento  “Montagna”.

La DDA oridna il prelievo coatto del Dna per i cugini Bellavia di Favara

Prelievo coatto del DNA per Calogero e Antonio Bellavia, i favaresi rispettivamente di 27 e 44 anni, indagati per l’omicdio dell’operaio empedoclino Carmello Ciffa assassinato a Favara il 26 ottobre del 2016.

A disporre l’esame è stato il Gip di Palermo. Guglielmo Nicastro, provvedimento che segue il rifiuto degli indagati a sottoporsi volontariamente al prelievo.

I pm della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, Geri Ferarra, Claudio Camilleri e Alessia Sinatra, avevano chiesto l’esame del DNA per Calogero e Antonio Bellavia per confrontare il tampone salivare con un mozzicone di sigaretta in possesso degli inquirenti.

“L’operazione – spiega il Gip – risulta assolutamente indispensabile per la prova dei fatti atteso che sono in corso accertamenti su parte dei reperti per la ricerca di eventuali tracce biologiche da confrontare con i profili genetici”.
I Bellavia, cugini di secondo grado tra loro, oltre che per l’omicido commesso in pieno giorno, nel piazzale antistante un sepermercato, risultano indagati anche per il tentato omicidio di Carmelo Nicotra, il 35enne che lo scorso 23 maggio, scampoò all’agguato teso da un vero e proprio commando di fuoco in via Torino. Entrambi gli episodi si collegano alla presunta faida tra clan malavitosi che si contenterebbero il mercato dello spaccio di droga sull’asse Favara – Porto Empedocle – Liegi. Guerra tra i clan che nello scroso marzo, sempre nela città dell’agnello pasquale, avrebbe provocato un’altra vittima il 41enne Emanele Ferraro freddato sotto la propria abitazione di via Diaz. Anche Ferraro, come i Bellavia, era tra gli indagati dell’agguato di via Torino.

Ignazio Cutrò a Lucia Riina “Chieda a suo padre di collaborare con la magistratura”

Dopo le polemiche sorte in seguito alla richiesta del bonus bebè avanzata a Corleone dalla famiglia Bellomo – Riina, istanza quest’ultima non accolta dagli organi istituzionali, la signora Lucia Riina, figlia minore del capo dei capi unitamente al marito, Vincenzo Bellomo, replicano dai social network. Oltre a pubblicare la documentazione che gli stessi hanno presentato nelle domande cestinate hanno annunciato che tramite un legale di fiducia, “CHIEDEREMO al PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA – si legge nel post apparso su Facebook – LA REVOCA della CITTADINANZA ITALIANA, e quindi dei DIRITTI COSTITUZIONALI, sia per noi che per nostra figlia, così sarà chiaro a tutti ed al mondo intero come L’Italia politica e mediatica tratta i suoi figli, perchè sono BRUTTI, SPORCHI e CATTIVI.

Sulle considerazioni espresse da Lucia Riina e Vincenzo Bellomo, interviene il presidente dell’associazione nazionale Testimoni di Giustizia che in una nota dichiara: ”Lucia Riina chiede il bonus bebè e si dice pronta a rinunciare alla cittadinanza italiana perché a suo dire offesa e considerata non avente diritti dallo Stato….Lucia Riina – aggiunge l’ex imprenditore di Bivona Ignazio Cutrò – va persino molto oltre e afferma che la storia del bonus bebè non è una notizia meritevole di attenzione della stampa specie in un Paese che ha un “milione di problemi”. Veda signora Lucia Riina – continua Ignazio Cutrò – in quel milione di problemi una parte considerevole la occupa suo padre che è a capo di tutte le famiglie mafiose che continuano
depredare, stuprare e insanguinare la mia Sicilia. Chieda – conclude il Testimone di Giustizia – cortesemente a suo padre, il boss Totò Riina, di collaborare pienamente con la magistratura così almeno avremo un milione di problemi in meno.

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