La nave Alan Kurdi fa rotta su Malta.

La nave della ong tedesca, fa rotta su Malta per chiedere un porto sicuro, “protezione dalle intemperie, acqua potabile e possibilmente cibo”. Alla Alan Kurdi l’Italia non ha concesso di approdare a Lampedusa. Lo fa sapere la stessa ong ribadendo che i bambini e le loro madri ieri non hanno accettato di sbarcare per non essere separati dai padri e attaccando il ministro Salvini: «non ha umiliato solo i naufraghi-dicono- ma sfrutta tutto e tutti per ottenere il massimo vantaggio possibile da questa situazione». La ong accusa l’Italia “di non aver rispettato gli obblighi di protezione delle famiglie per strumentalizzazione politica. Non c’era alcuna ragione obiettiva per insistere sulla separazione delle famiglie. Era presumibilmente l’intenzione dei decisori politici portare l’equipaggio dell’Alan Kurdi a un dilemma morale”. Dal canto suo il vicepremier su Facebook ha scritto: “Dietrofront, nave Ong diretta a Malta. Molto bene, in Italia non si passa. Porti chiusi”.La Procura di Agrigento, che proprio nei giorni scorsi ha interrogato il capo missione di Ong Mediterranea, Luca Casarini, nell’ambito dell’indagine sul caso della Mare Jonio, stava seguendo la vicenda ma non ha ritenuto che vi fossero, allo stato, elementi per aprire un’indagine.

Mare Jonio, i 50 migranti trasferiti da Lampedusa a Porto Empedocle

I 50 migranti giunti il 19 marzo scorso a Lampedusa a bordo della mare Jonio, che li aveva soccorsi il giorno precedente davanti alle coste libiche, hanno lasciato il centro d’accoglienza dell’isola per essere trasferiti con il traghetto di linea a Porto Empedocle Sulla vicenda la procura di Agrigento ha indagato, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, il comandante della nave Pietro Marrone e il capo missione, Lica Casarini.

Mare Jonio, indagato anche Casarini

La decisione è stata presa dopo sette ore di interrogatorio in qualità di testimone. La procura di Agrigento ha scritto nel registro degli indagati anche il capo missione della Ong Mediteranea Luca Casarini, ex leader dei no global. A Casarini vengono mosse le stesse contestazioni del comandante della Mare Jonio, Pietro Marrone, ovvero, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, e rifiuto di obbedire all’ordine imposto dalle autorità di arrestare l’imbarcazione. “La decisione della procura non ci stupisce. Ce l’aspettavamo”, è stato il commento di Fabio Lanfranca, legale di Luca Casarini. La procura di Agrigento sta conducendo le indagini sulla mare Jonio avvicinatasi alla costa di Lampedusa – dove poi sono stati fatti sbarcare i migranti che aveva soccorso – nonostante un iniziale divieto della guardia di finanza. «Sono tranquillo, non ho violato alcuna legge», dice Casarini. Durante la deposizione-fiume – davanti al procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, e al pubblico ministero Cecilia Baravelli – Casarini ha però reso dichiarazioni indizianti per se stesso e, come prevede il codice, l’esame è stato interrotto. Il capo missione di Mediterranea è stato già convocato per la prossima settimana in procura, a Agrigento, dove verrà ascoltato in qualità di indagato, alla presenza dei suoi avvocati.

Mare Jonio, proseguono gli interrogatori.

E’ durato dieci lunghe ore l’interrogatorio al comandante della nave Ong Meditarranea “Mare Jonio” Pietro Marrone, indagato per le ipotesi di reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e mancato rispetto dell’ordine imposto dalle autorità di arrestare l’imbarcazione. La nave ha soccorso a largo delle coste libiche 50 migranti per poi dirigersi verso il territorio nazionale. L’obiettivo degli inquirenti è quello di ricostruire esattamente cosa sia accaduto mettendo insieme tutti gli elementi fra documenti, video, tracciati radar. Ad interrogare il comandante sono stati il procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella ed il pubblico ministro Cecilia Bavarelli. Gli inquirenti hanno chiesto al comandante di ricostruire e chiarire il salvataggio dei migranti avvenuto 5 giorni fa e perchè abbia disatteso l’ordine della guardia di finanza. Secondo la versione del comandante Marrone la nave non si poteva fermare, nonostante l’ordine imposto, poichè c’era il rischio di naufragio. Nelle prossime ore , l’interrogaorio a Luca Casarini, ex attivista “no global” e a capo della missione Ong Mediterranea. I poliziotti della squadra mobile di Agrigento stanno ascoltando, invece, i migranti a bordo della Jonio, 35 maggiorenni e 15 minori, tutti accolti nell’hotspot ndi Lampedusa. I primi saranno trasportati in una struttura di accoglienza di Modica, i miniori invece in una struttura protetta di Trapani.

Caso Sea Watch e migranti, il cardinale Montenegro: “No a ping pong Ue su pelle esseri umani”

Stiamo assistendo a una sceneggiata, gente che continua a discutere su chi deve decidere e nel frattempo degli uomini sono in mare. E’ possibile che le parole debbano diventare un peso per queste persone tanto da farle affogare? Bisognerà che qualcuno riprenda in mano la situazione e trovi una soluzione”.

L’arcivescovo di Agrigento, il cardinale Francesco Montenegro, interviene così all’Adnkronos sulla vicenda delle due navi con a bordo 49 migranti da giorni in mezzo al mare senza che nessuno Stato dia il via libera allo sbarco. Il “caso”, come si ricorderà ha visto anche l’intervento di Papa Francesco che, durante l’Angelus, si è rivolto ai leader europei affinchè “dimostrino concreta solidarietà nei confronti di queste persone”. “Non mi meraviglio che il Pontefice continui a insistere su questo argomento perché ritengo che come credente non possa non dire quello che dice – spiega il cardinale Montenegro -. Al tempo stesso non mi stupisco neppure del fatto che Salvini insista sulla sua posizione, una posizione, però, che non capisco. E’ vero: alle leggi bisogna obbedire, ma non è detto che le leggi siano sempre tutte buone”.

Gli ospiti di villa Sikania verranno distribuiti

Villa Sikania, l’albergo che da tempo ormai è stato trasformato in centro d’accoglienza, non chiuderà. I migranti ospiti – ritenuti essere, in termini numerici, sproporzionati rispetto agli abitanti – dovranno essere “riassorbiti” da altri Comuni dell’Agrigentino. E per dar corso alla cosiddetta “ripartizione” si terrà presto, verosimilmente dopo le festività, una conferenza di servizi in Prefettura. Perché le amministrazioni comunali della provincia dovranno dare la loro disponibilità e prendere un impegno concreto per garantire un numero ben determinato di ospitalità. “La cosiddetta emergenza immigrazione, per l’Agrigentino, è ormai diventata ordinarietà – ha spiegato, ieri, il questore Maurizio Auriemma – . Una ordinarietà che ha un peso su quelle che sono, anche per la polizia di Stato, le attività ordinarie visto che c’è un impegno costante sia su Lampedusa che sulla stessa Villa Sikania”. A Siculiana, nei mesi passati, i cittadini sono più volte scesi in strada per reclamare attenzione proprio sulla sproporzione fra il numero dei migranti accolti: che vanno da 200 a 300 in rapporto alla popolazione. Fra l’altro, per i migranti ospiti di Villa Sikania, non c’è un tempo preciso di permanenza, in attesa del riconoscimento del loro status.

Trainavano un’imbarcazione con 68 migranti a bordo, arrestati sei presunti scafisti

Sono sei gli scafisti arrestati, nel corso di una complessa operazione. La Guardia di finanza ha catturato un peschereccio che rimorchiava migranti attraverso il Canale di Sicilia.

A bordo dell’imbarcazione vi erano in tutto 68 persone. Ad essere stati fermati sono stati sei componenti dell’equipaggio  del peschereccio trainava la carretta del mare. Alle sei persone è stato contestato il reato di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina.

Torturava i migranti , fermato un altro nigeriano.

Tratta di persone, sequestro di persona, violenza sessuale, omicidio aggravato e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La squadra mobile di Agrrigento con queste accuse ha arrestato un nigeriano di 21 anni GIFT DEJI, chiamato con il nome di Sofi, riconosciuto come uno dei responsabili di torture e sevizie perpetrate in Libia all’interno della safe house di “Alì il Libico”, dove i migranti, in attesa di intraprendere la traversata in mare per le coste italiane, venivano privati della libertà personale e torturati per estorcere loro denaro. Il 21enne da migrante si sarebbe offerto di entrare a far parte del gruppo di criminali al fine di poter, in seguito, intraprendere gratuitamente la traversata verso l’Italia. Anche in questo caso fondamentali ai fini dell’arresto sono state le dichiarazioni di alcune delle vittime: “Le violenze perpetrate dal Sofi- hanno raccontato- consistevano nel colpire in diverse parti del corpo i migranti tenuti in ostaggio, con molta violenza, mediante l’utilizzo di una cintura in cuoio e/o tubi di gomma. Oltre a questi oggetti, ho visto più volte Sofi utilizzare sui prigionieri due cavi eletrtici collegati alla corrente elettrica come strumento di tortura”. Il fermo di Sofi è frutto dell’incessante attività investigativa della Squadra Mobile di Agrigento, guidata da Giovanni Minardi, che sta ricostruendo l’intera cellula di criminali e torturatori che operavano in Libia all’interno del tristemente noto “Ghetto di Alì il Libico”. I primi utili risultati investigativi di questa ultima indagine si sono avuti con l’individuazione ed il fermo, nei mesi scorsi, di altri soggetti. Il Sofi è stato individuato e catturato all’interno del CDA “S.Anna” di Isola di Capo Rizzuto e adesso si trova rinchiuso al carcere di Catanzaro.

Tensione al centro di accoglienza di Lampedusa

Momenti di tensione all’hot spot di Lampedusa. Prima una protesta violenta per un ventilato rimpatrio, prontamente sedata dalle forze dell’ordine in servizio sull’isola, poi, dopo la calma apparente, sarebbe scoppiata una violenta rissa tra magrebini per futili motivi. Oggetto dello scampato massacro, delle sigarette offerte e mai più restituite. Gli immigrati se le sarebbero date di santa ragione tanto da finire al poliambulatorio uno con un vistoso e profondo taglio sul volto, l’altro con un trauma cranico non grave. I due rischiano la denuncia alla Procura della Repubblica

Minacciano di morte e tengono in ostaggio operatrice di una comunità, arrestati due immigrati

Volevano essere trasferiti in un’altra comunità d’accoglienza. A nulla sono valsi i tentativi di spiegazione da parte dell’operatrice della struttura che, ad un certo punto, è stata minacciata di morte con un coltello da cucina ed è stata tenuta in ostaggio da due giovani de Gambia. Entrambi – che si erano detto minorenni – sono stati arrestati dalla polizia di Stato che è anche riuscita ad accertare la maggiore età.  E’ accaduto nella comunità per minori denominata “Il melograno”, al Villaggio Mosè. È stata la stessa donna a chiamare il 113.

I poliziotti delle “Volanti” hanno immediatamente individuato i due migranti e sono stati portati alla caserma “Anghelone”. Su disposizione dell’Autorità giudiziaria, entrambi i gambiani sono stati sottoposti a radiografie per accertare la maggiore età.

Accertata, dunque, la maggiore età i due sono stati arrestati. Dovranno rispondere delle ipotesi di reato di danneggiamento aggravato, violenza privata, minaccia aggravata e false dichiarazione alla polizia giudiziaria. Sono stati portati – su disposizione del sostituto procurator di turno – al carcere Petrusa.

Scafista tradito da un selfie, arrestato dai carabinieri

Non avrebbe resistito alla voglia di fare un selfie mentre pilotava una imbarcazione con a bordo dei migranti. Proprio quella foto insieme ad altre e ad alcuni video , trovati nel suo cellulare, lo avrebbero tradito. E i carabinieri lo hanno arrestato. È un 27enne tunisino accusato di essere lo scafista dell’imbarcazione, un piccolo gommone di cinque metri, giunto sulla spiaggia della riserva naturale di Torre Salsa, a Siculiana, con a bordo 9 immigrati clandestini. I migranti avrebbero tentato di far perdere le proprie tracce ma, 6 di loro sono stati fermati. In primo momento, i militaru hanno identificato tre dei 9 immigranti mentre tentavano di nascondersi tra la vegetazione. Dopo alcune ore di ricerche, i coadiuvati dai colleghi della guardia di finanza, ne hanno rintracciati altri tre. Le indagini sono partite da un navigatore satellitare trovato nelle mani di uno dei migranti. Poi, dal cellulare dello scafista , sono saltate fuori le foto e i video. Le dichiarazioni degli altri compagni di viaggio, poi, non hanno fatto altro che riscontrare le responsabilità dello scafista, facendo emergere anche quelle di un altro dei trasportati, quale complice. Per il tunisino , sono così scattate le manette in esecuzione di un fermo di indiziato di delitto per “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Accusa questa, per la quale è stato denunciato in stato di libertà anche un secondo connazionale, mentre i rimanenti quattro sono stati segnalati alla procura della Repubblica di Agrigento per ingresso illegale nel territorio dello stato.

“Sbarchi fantasma”, domani manifestazione alla scala dei turchi

“No” agli sbarchi fantasma, il goveno difenda i nostri confini. E’ in sintesi il contenuto della manifestazione organizzata per domani alle 10.30 alla scala dei turchi di Realmonte dalla lega- Noi con Salvini. Nell’ultimo mese abbiamo assistito a centinaia di arrivi di migranti per così dire “invisibili” a Linosa, a Lampedusa e fino alle coste agrigentine, per la maggior parte sfuggiti a qualsiasi tipo di controllo. “Di fronte a questa inquietante escalation, che denota un chiaro cambio di strategia da parte della holding internazionale dello ‘schiavismo clandestino’, il nostro Governo non sa fare altro che perdere tempo”. Così il deputato Alessandro Pagano della Lega-Noi con Salvini. Pagano che durante il question time in commissione Affari costituzionali alla Camera ha sollevato preoccupazioni in merito alla vicenda. ” Il sottosegretario all’Interno – dice il deputato- ha risposto con la solita minestra riscaldata, minimizzando in maniera inaccettabile la gravità di questi sbarchi. Si tratta di un problema che esige tutt’altro tipo di approccio, non di lassismo. Qui abbiamo di fronte centinaia di tunisini, che non scappano da alcuna guerra ma semmai dal carcere del proprio Paese a seguito dell’amnestia appena concessa in Tunisia. Non si tratta assolutamente di rifugiati, ma di persone che nelle ultime settimane sono andate verosimilmente a rafforzare la delinquenza in Italia. Alla luce di tutto ciò – aggiunge Pagano – è chiaro che non possiamo rimanere fermi”. Ed ecco che nasce la manifestazione di domani, aperta a tutti, al fine di sensibilizzare il Governo, i media e l’opinione pubblica.

“Si è fatto pagare 750 euro a persona”, al via la direttissima per il primo scafista arrestato dopo uno sbarco “fantasma”

E’ iniziata, davanti al collegio penale del tribunale di Agrigento presieduto da Luisa Turco, la direttissima a carico del 27enne, tunisino, arrestato lo scorso 22 settembre dalla Guardia di finanza. Si tratta del primo, presunto, scafista di uno sbarco “fantasma” che si è registrato a Realmonte. La sezione operativa navale e la tenenza di Porto Empedocle della Guardia di finanza sono riusciti a bloccare il peschereccio, guidato dal ventisettenne, che dopo aver scaricato numerosi tunisini, stava riprendendo il largo. Il tunisino è accusato – l’accusa è rappresentata dal pm Salvatore Vella – di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, resistenza a nave militare e false dichiarazioni perché in Italia sarebbe entrato ben 5 volte indicando altrettanti alias fasulli.

Lampedusa quattro anni dopo la strage

Il 16 marzo del 2016 , il Senato della Repubblica ha istituito in via definitiva, il 3 ottobre, la giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione. La ricorrenza, stabilita per ricordare chi “ha perso la vita nel tentativo di emigrare verso il nostro paese per sfuggire alle guerre, alle persecuzioni e alla miseria”, nasce nel solco di una delle peggiori stragi mai accadute sulle cose italiane, quella che al largo di Lampedusa, il 3 ottobre 2013, appunto, vide morire ben 366 migranti. Il primo passo è non dimenticare. Tante le iniziative anche per quest’anno sparse qua e là per lo stivale, accomunate dal filo rosso del ricordo di quei 366 morti annegati nel Canale di Sicilia 4 anni fa, a bordo di una sgangherata imbarcazione libica naufragata a poche miglia dal porto dell’isola.In occasione della quarta Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, l’isola di Lampedusa, all’interno del progetto “l’Europa abbraccia Lampedusa” ospiterà circa 200 studenti provenienti da tutta Europa insieme con i superstiti e familiari delle numerose vittime dei naufragi avvenuti nelle acque del Mediterraneo. Dal 30 settembre al 3 ottobre prossimo, le nuove generazioni prenderanno parte ad un vero e proprio programma interculturale che favorirà l’incontro di storie, etnie e culture diverse incoraggiando il dialogo, l’apprendimento e soprattutto la solidarietà verso chi ha o ha avuto la forza di partire per diventare cittadino del mondo.
Organizzato dal MIUR e dal COMITATO 3 OTTOBRE, in collaborazione con RAI-Radiotelevisione Italiana e con il Patrocinio del Comune di Lampedusa e Linosa, con il sostegno di numerose associazioni, con il progetto l’Europa decide di abbattere la discriminazione ed il razzismo per abbracciare una nuova idea di solidarietà. Particolarmente suggestivi saranno i momneto organizzati per il 3 ottobre. In programma una marcia degli stundenti insieme , tra gli altri, al presidente del Senato, Pietro Grasso e il ministro dell’istruzione, Valeria Fedeli, che partirà da piazza Castello per raggiungere la porta D’Europa . Qui insieme ai superstiti della tragedia ci si fermerà per un momento di raccoglimento. A seguire la cerimonia in mare con il coinvolgimento della guardia costiera e dei pescatori di Lampedusa.

Sbarchi in Sicilia 1800 migranti nel week – end: allarme rientrato a Lampedusa

E’ stata una domenica intensa sul fronte sbarchi in Sicilia nel week – end 15 sono stati gli interventi di soccorso con circa 1.800 persone salvate con l’aiuto delle navi militari e di quelle delle poche Ong rimaste davanti al mare della Libia e il coordinamento della Guardia costiera italiana. Tra gli sbarchi più consistenti, 371i migranti giunti a Trapani con la «Aquarius», la nave di Sos Méditerranée. Altri 589 migranti che erano a bordo della «Vos Hestia» di Save the Children, invece sono scesi a Catania. La nave militare irlandese «Yeats» con a bordo 552 migranti e tre cadaveri, invece ha fatto scalo al porto siracusano di Augusta. Intanto è rientrata la provocazione lanciata sabato scorso dal sindaco di Lampedusa che chiedeva la chiusura dell’hotspot dell’Isola per porre fine al bivacco per le strade di Lampedusa di circa 180 tunisini che secondo Martello, si prestano a molestare donne, a rubacchiare nei negozi e a usare i marciapiedi come bagni. Dopo le dichiarazioni del sindaco infatti, a Lampedusa sarebbero stati intensificati i controlli e l’hotspot ha ripreso a funzionare.