Montenegro lascia la guida della Caritas

Parla di «scelta sofferta», il cardinale Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, che ha annunciato le sue “dimissioni” dall’incarico di presidente della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute. Il cardinale decade anche dalla presidenza di Caritas italiana e della Consulta ecclesiale degli organismi socio-assistenziali. Una scelta, ha dichiarato, «che ho maturato dopo una lunga riflessione, fatta di confronto e di lettura della situazione». Oggi, ha spiegato, «per senso di responsabilità nei confronti della diocesi di Agrigento che mi è stata affidata dieci anni fa, mi ritrovo a dover scegliere di rimettere il mandato». “Prima di dirvi ciao vi dico grazie e ci metto tutto me stesso, perché il mondo Caritas è stato fondamentale per tutte le mie scelte“ ha detto Montenegro.

Una storia, la sua, da sempre strettamente intrecciata con quella della Caritas. Ordinato sacerdote l’8 agosto 1969, dal 1988 è stato direttore della Caritas diocesana di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, delegato regionale della Caritas in Sicilia e rappresentante regionale in Consiglio nazionale. Eletto alla Chiesa titolare di Aurusuliana e nominato ausiliare di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela il 18 marzo 2000, ha ricevuto la consacrazione episcopale il 29 aprile dello stesso anno. Montenegro era già stato presidente di Caritas italiana dal 2003 al 2008 e dal maggio 2013 era presidente della Commissione episcopale per le migrazioni e della Fondazione Migrantes. Nel Concistoro del febbraio 2015, la nomina a cardinale da parte di Papa Francesco, per il quale, l’8 luglio 2013, aveva organizzato il primo viaggio del pontificato, a Lampedusa, rimanendogli accanto lungo tutto il percorso nell’isola più a sud d’Italia. Pochi mesi dopo il Concistoro, il 21 maggio 2015 era stato eletto presidente della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute e, in quanto tale, presidente di Caritas italiana e della Consulta ecclesiale degli organismi socio-assistenziali.

Porto Empedocle. Domenica 11 novembre la passeggiata in bici della Comunità Missionaria Porta Aperta

Dopo il rinvio dovuto al maltempo, si svolge domenica a Porto Empedocle la passeggiata in bici promossa dalla Comunità Missionaria Porta Aperta.

L’ appuntamento è fissato alle ore 09:00 presso la Tenda allestita in piazza Empedocle.

 In coda alla manifestazione, l’estrazione a sorte di tre mountain bike e la premiazione di tutti i partecipanti. 

Le iscrizioni avvengono direttamente nella tenda. 

Secondo le missionarie la passeggiata in bici diventa opportunità di crescita e di comunione, occasione di nuove relazioni ed amicizie. 

Chiesa: concluso processo diocesano canonizzazione Livatino

“Il processo diocesano di canonizzazione del giudice Rosario Angelo Livatino ucciso a 38 anni in un agguato mafioso la mattina del 21  settembre 1990, sulla statale che ogni mattina percorreva con la  sua auto da Canicattì ad Agrigento, è giunto al termine”, lo  dice la Curia agrigentina. I particolare della cerimonia di chiusura saranno illustrati domani alle 11, nella sede  dell’Arcivescovado di Agrigento in una conferenza stampa alla  quale parteciperanno l’arcivescovo di Agrigento, Francesco  Montenegro, i componenti del tribunale diocesano insediatosi il 21 settembre 2011, il postulatore don Giuseppe Livatino e i rappresentanti delle associazioni “Amici del Giudice Rosario Angelo Livatino” che hanno proposto la figura del  giudice ragazzino” all’allora vescovo Carmelo Ferraro che avviò la raccolta di testimonianze subito dopo l’anatema alla mafia di San Giovanni Paolo II a Piano San Gregorio nella Valle dei Templi il 9 maggio 1993 dopo un incontro con Rosalia Corbo e Vincenzo Livatino, anziani genitori del loro unico figlio. In questi sette anni sono stati sentiti decine e decine di testimoni tra amici, parenti, colleghi e cittadini ma anche i killer del magistrato.

Nave Diciotti, interviene l’arcivescovo Montenegro: “Europa assente, sono sconcertato”

“Europa assente, sono sconcertato”. L’arcivescovo, cardinale Francesco Montenegro non usa mezzi termini. Il caso della nave “Diciotti” lascia esterrefatto il presidente della Caritas italiana. Montenegro è intervenuto ai microfoni del TGcom. “Credo che l’Europa non ci sia. La somma di tanti egoismi non fa comunità. Il dare agli altri il peso di affrontare problemi che son di tutti non è trovare soluzioni. Stiamo dimostrando un’Europa un po’ vile che non vuole guardare la realtà e si preoccupa solo dei propri interessi”. Don Franco è stato chiaro:  “Non capisco una politica gridata o che fa il braccio di ferro e una comunità europea che di comunità ha poco – ha l’arcivescovo di Agrigento -. Sono anche sconcertato perché vedere degli uomini trattati come cose, come oggetti, come pacchi parcheggiati su una nave, che devono subire continuamente altre sofferenze, mi fa venire un’altra preoccupazione: quale sarà il nostro futuro? Se non riusciamo più a creare una convivenza più umana, un’accoglienza che, condivisa con gli altri Stati, permetta a questi uomini di avere una vista più serena, noi ci troveremo in grosse difficoltà La storia di questa nave – ha continuato –  è sintomatica di un modo di non volere affrontare il problema; di volere dimostrare una forza che in effetti non c’è perché – ha detto il cardinale – credo che nessuno possa fermare la storia, come nessuno riesce a fermare il vento”.  La Procura di Agrigento ha aperto un’indagine per sequestro di persona e arresto illegale sul trattenimento a bordo della nave Diciotti dei 177 migranti soccorsi dalla Guardia Costiera. L’inchiesta è a carico di ignoti. Le ipotesi di reato inizialmente previste potrebbero essere modificate in base a valutazioni normative ancora in evoluzione vista la complessità del caso.

L’Arcivescovo di Agrigento, card.Montenegro su atto sacrilego a Favara

L’Arcivescovo di Agrigento, card. Francesco Montenegro,  fuori sede per impegni pastorali, avendo appreso degli atti sacrileghi perpetrati da ignoti, nel comune di Favara in “contrada Muntagne’, dove è stata decapitata la statua della Madonna e mozzate le mani a quella del Sacro Cuore di Gesù, nell’esprimere ferma condanna per tale ignobile gesto, che offende la comunità ecclesiale e i suoi fedeli, ma non meno quanti hanno a cuore la civile convivenza e il rispetto delle persone e delle coscienze, dichiara:“Sono vicino alla comunità di Favara e ai volontari, offesi dal disprezzo delle immagini di Cristo e di Maria. I segni religiosi come le statue, le croci e le immagini disposte dai fedeli in cima ai monti e sulle strade, ci richiamano al senso del bello, della necessità di camminare e di ascendere nella vita, nella compagnia degli uomini e del Signore.

Preghiamo perciò, perché, noi e gli autori  di questo spregevole  gesto, impariamo ad avere sempre più il culto del bello, del rispetto della natura e dei segni religiosi che manifestano la dignità di ogni uomo e di ogni ricerca di vera felicità”.

Commoso saluto di S. Stefano Quisquina al piccolo Angelo e alla sua mamma. Il paese si è fermato per i funerali

L’intera comunità di Santo Stefano Quisquina si è fermata per l’ultimo saluto al piccolo Angelo e alla sua mamma Stellina. Un cordone di gente commossa ha accolto i feretri in Chiesa Madre, il passaggio della piccola bara bianca è stato salutato da un lancio di palloncini e da un sentito applauso. Troppo piccola la chiesa per contenere la folla e in molti, non riuscendo ad entrare, hanno partecipato alla funzione dal sagrato.

Sulle due bare, poste dinanzi all’altare, le foto sorridenti del piccolo e della sua mamma, una accanto all’altra e con i familiari dietro a vegliarli.

A celebrare le esequie, il vescovo emerito di Patti, mons. Ignazio Zambito che durante la sua omelia ha più folte fatto richiamo alla bambina sopravvissuta e che dall’oepdale Di Cristina di Palermo lotta ancora per la vita.

Il piccolo Angelo – ha detto mons. Zambito – è ora in paradiso e da vero angelo vorrà lenire il dolore che è da noi sentitamente condiviso, un dolore lancinante per paà, nonni, zii, familiari. La comunità stefanese – ha aggiunto il vescovo emerito – con affetto e preghiera sostiene la piccola bamina ferita e tutti i familiari”.

La comunità stefanese ha fatto un regalo al piccolo angelo, un dono intimo che va al di la’ del sorriso che generalmente non si fa’ mai mancare ai bambini, i suoi concittadfini ieri gli hanno dedicato molte lacrime dimostrando quindi un affetto interiore che probabilmente sarà utile a sostenere il padre che nonostante tutto, ha voluto ugualmente accompagnare il suo piccolo per l’ultima volta, sostenedo la bara sulle sue spalle.

Il pianto di familiari e presenti, più volte è stato interrotto dagli applausi, e nel cammino verso il cimitero, a guidare la mamma, questa volta è stato il piccolo nell’utimo ma eterno viaggio insieme.

In marcia per la cattedrale

La comunità ecclesiale agrigentina ha più volte “gridato” aiuto per la cattedrale di Agrigento. Ma finora burocrazia e politica sono stati un ostacolo per la mamma malata che aspetta di essere salvata. Giovedì scorso il pastore della chiesa agrigentina ha voluto aprire le porte del duomo per far conoscere la situazione in cui versa, peggiorata a casusa del continuo scivolamento del colle. Il prossimo 3 novembre si continuerà a chiedere aiuto ma questa volta non gridando ma rimanendo in silenzio e scendendono in strada. La Comunità Ecclesiale di Agrigento, facendo proprio l’appello dell’Arcivescovo Montenegro, nel giorno della memoria liturgica di San Libertino, primo vescovo di Agrigento, ha organizzato una marcia silenziosa per manifestare indignazione e sensibilizzare chi ha compiti di responsabilità a porre in atto azioni risolutive volte alla pubblica incolumità e alla salvaguardia del Centro storico e  di un bene, la Cattedrale di Agrigento, di significativa rilevanza ecclesiale, storica e architettonica». L’invito a protestare in silenzio è rivolto a tutti gli agrigentini.

 La marcia muoverà alle 18.00 da via Imera (raduno davanti  la Caffetteria Imera) per via XXV Aprile, via Gioeni, via Plebis Rea, piazza Bibbiria,  Via Duomo per concludersi in piazza don Minzoni davanti la Cattedrale di Agrigento.

Confcommercio ha già annunciato la presenza alla marcia. “Non è più tempo di politichese- dice il presidente Francesco Picarella- ma di un serio ed immediato intervento di tutte le parti in causa per il prosieguo dell’iter per la messa in sicurezza della Cattedrale di Agrigento.

“Condividiamo le preoccupazione del cardinale Montenegro visto lo stallo, nelle operazioni dell’iter della messa in sicurezza per la cattedrale di Agrigento. Stallo che mette in pericolo anche la serenità, delle famiglie e delle imprese che si trovano alle pendici del colle, e che ora rischiano lo sgombro dalle loro case e attività.

È  arrivato il momento  che ognuno faccia la propria parte”

Cattedrale, don Franco: ” mi fa male l’indifferenza degli agrigentini”

Ha parlato di indifferenza, e non solo della classe politica, ma degli agrigentini tutti nei confronti delle cattedrale. Ieri l’arcivescovo di Agrigento, mons. Francesco Montenegro ha tuonato ancora una volta durante l’omelia della celebrazione eucaristica per la dedicazione della Cattedrale di San Gerlando chiusa da 6 anni, 6 mesi e 12 giorni.
“Anche quest’anno siamo fuori casa, siamo forzatamente senza casa- ha detto don Franco-. Venendo ad Agrigento sognavo la nostra chiesa senza pareti e senza tetto, ma non desideravo quel che sta avvenendo. E’ avvilente, sentire, da anni, solo promesse e se dovesse succedere qualcosa di grave, già immagino lo scarico di responsabilità. Ma quello che mi fa più male è l’indifferenza degli agrigentini. La cattedrale non è solo il simbolo della storia della chiesa, ma lo è anche della città e del territorio. L’insensibilità di tanti cristiani agrigentini, mi fa chiedere su cosa poggia la nostra fede di cristiani? Solo sulle tradizioni? Qualcosa sembra muoversi, ma quello a cui si sta pensando non è risolutivo. Si vuole mettere in sicurezza la cattedrale, ma non si pensa a quello che c’è sotto. Non voglio fare allarmismo – ha detto – ma non posso non vedere le crepe diventare sempre più evidenti, il pavimento abbassarsi”. Non solo indifferenza verso il duomo ma anche verso la fede che ha definito “spenta e stanca”.
“Qui da noi- ha detto l’arcivescovo- nonostante sacerdoti e laici, continuiamo ad affermare che, nelle feste patronali, aumentano, di anno in anno, i fedeli, quello che aumenta è, invece, il numero di coloro che si allontanano dalle chiese. Molti cristiani chiedono i sacramenti solo per tradizione. In questo territorio – ha tenuto a sottolineare don Franco – cresce la corruzione”. Dal pastore della chiesa agrigentina l’invito a svegliarsi, dunque, ad amare di più la nostra Agrigento e i suoi monumenti e a riacquistare la fede, quella vera e non quella fatta solo di tradizioni e feste patronali.

Si rinnova la dedicazione della Cattedrale

Anche quest’anno l’arcidiocesi di Agrigento farà memoria della dedicazione della Cattedrale San Gerlando di Agrigento con la celebrazione di una Santa Messa presieduta dall’arcivescovo, mons. Francesco Montenegro, sul sagrato della navata sud della Cattedrale. Una messa di dedicazione, anche quest’anno, con un pensiero rivolto alla speranza di poter salvare la cattedrale chiusa da 6 anni, sei mesi e 9 giorni. Un momento di preghiera dedicato all’anniversario della Chiesa Madre che Agrigento vivrà con particolare coinvolgimento visto la delicata situazione che sta vivendo la Cattedrale. L’Arcidiocesi non perde la speranza che la “mamma malata” come la definisce don Franco possa un giorno guarire e riaprire le sue porte ai fedeli. A fine messa si continuerà a pregare con una veglia all’aperto nell’atrio del Coretto. E a pochi giorni, dalla dedicazione della cattedrale, l’anniversario del momento in cui venne consacrata ufficialmente, parla il rettore del seminario, don Baldo Reina. “Questa triste fine della cattedrale non ci sta bene- scrive don Baldo- siamo pronti a protestare perché qualcosa si muova, non vogliamo farci imbavagliare da nessuno, non vogliamo mettere a tacere, insieme alla speranza, anche i sogni e gli ideali. Se continuiamo a tacere, se non ci pigliamo la briga di stuzzicare chi ha le mani in pasta, non vedremo mai nulla di buono. Ci diranno che la colpa è degli altri e che loro ci stanno provando. Sì, perché, in genere i pochi che prendono la parola coniugano i verbi al futuro ed al gerundio. Peccato che dimenticano il presente. L’unico che conta per legare un passato che non c’è più a un futuro che non c’è ancora. Nel frattempo non rimane che farsi l’unica domanda possibile: che fine ha fatto la Cattedrale di Agrigento? “

Arcidiocesi, trasferimenti e nuove nomine

E’ questo il periodo più atteso per conoscere la nuova fisionomia dell’arcidiocesi agrigentina. Dalla curia arriva la comunicazione dei trasferimenti di alcuni parroci per l’anno 2017.  “Anche quest’anno – scrive l’arcivescovo, mons. Francesco Montenegro- si è reso necessario compiere alcuni trasferimenti di presbiteri, per far fronte ai bisogni pastorali delle Comunità e valorizzare al meglio le persone dei ministri ordinati disponibili”. Don Sergio Bonvissuto sarà il nuovo parroco della parrocchia S. Michele alla Badiola di Agrigento, don Giovanni Mangiapane della parrocchia Sant.Angelo martire in Sat’Angelo Muxaro.  Padre Michele Barone è stato assegnato alla parrocchia BMV di Fatima di Sciacca, va a Linosa, nella chiesa San Gerlando, don Nazareno Ciotta, all’unità pastorale di Caltabellotta don Antonio Corda. A guidare la parrocchia San Giovanni Bosco di Ribera sarà padre Pasquale Della Corte , don Davide La Corte andrà, invece, all’unità pastorale Sant’ Antonio Abate e BMV del Carmelo di Burgio. Don Luigi Lo Mascolo sarà il nuovo parroco dell’Immacolota di Campobello di Licata, don Giuseppe Marciante va a guidare l’unità pastorale di Ribera che comprende la chiesa Santa Teresa e San Pietro. Nella parrocchia S.S Trinità di Porto Empedocle va don Giuseppe Pace, mentre don Fabrizio Zambuto guiderà l’Immacolata di Palma di Montechiaro. Avvicendamenti anche di alcuni vice parroci. Don Alessandro Campanella sarà vice alla parrocchia BMV di Fatima di Sciacca, padre Ettore Corina al San Giovanni Bosco di Ribera, Evodius Siwingua Alois sarà il nuovo vice parroco della parrocchia San Gregorio , ad Agrigento.

Ancora, vice parroco della parrocchia BMV del Carmelo di Sciacca sarà padre Pascal Abel Mpepo, sempre a Sciacca ma a Santa Maria Maddalena e S. Francesco di Paola va don Ignazio Puccio. L’elenco continua con i collaboratori parrocchiali: don Giuseppe Cumbo, attuale direttore diocesano Centro per la Evangelizzazione e la Catechesi, sarà il nuovo collaboratore parrocchiale della BMV dell’Itria in Favara, mentre don Calogero Fausto delle due parrocchie di Villasera e don Gero Manganella di San Nicola a Fontanelle. Trasferimenti anche per rettori e cappellani: don Lorenzo Gallo è il nuovo rettore della chiesa del Purgatorio a Campobello di Licara, padre Domenico Lo Sardo della chiesa dei cappuccini a San Giovanni Gemini e don Domenico Zambito guiiderà la chiesa e il mostasero di Santo Spirito ad Agrigento.

Tra i nuovi incarichi c’è anche quello dell’attuale rettore del “Santuario S. Calogero” di Agrigento , don Giuseppe Lentini, chiamato a dirigere l’ archivio storico della curia arcivescovile di Agrigento.

Agrigento. Chiusa l’istruttoria diocesana per la causa di beatificazione del giudice Livatino

L’istruttoria diocesana sulla causa di beatificazione del giudice Rosario Livatino è stata completata. All’arcivescovo di Agrigento, cardinale Francesco Montenegro sono stati consegnati i faldoni che raccolgono le testimonianze deposte dinanzi al Tribunale Ecclesiastico, ultima in ordine di tempo è stato il racconto fatto da un conoscente del giudice canicattinese agli organi milanesi della magistratura ecclesiastica. Sarebbero una ventina le testimonianze raccolte dal Tribunale ecclesiastico di Agrigento presieduto da don Lillo Argento, tra le quali quelle di una misteriosa guarigione di una donna e di alcuni avvocati di Agrigento e Canicattì, che nella loro attività professionale hanno avuto modo di confrontarsi con il giudice Rosario Livatino. La postulazione della causa di canonizzazione del giudice barbaramente assassinato il 21settembre del 1990 lungo la Strada Statale 640, era stata avanzata dal cugino del magistrato ucciso, don Giuseppe Livatino che guida la comunità di Raffadali. Adesso al cardinale Montenegro il compito di portare in Vaticano le carte che saranno vagliate dalla Sacra Congregazione per le cause dei Santi , per la valutazione finale circa l’eroicità delle virtù del Servo di Dio. Dopo eventualmente spetterà al prefetto della Congregazione proporre al Papa la firma del decreto di venerabilità, che permetterà al Servo di Dio di essere destinatario di culto pubblico, nell’attesa di essere proclamato beato. Una notizia attesa nell’agrigentino e che giunge a pochi giorni del danneggiamento della stele commemorativa posta dai genitori di Rosario Livatino sul luogo del delitto.

 

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Agrigento. La Chiesa celebra la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali: assenti giustificati i giornalisti

Anche ad Agrigento è stata celebrata la cinquantunesima giornata mondiale delle comunicazioni sociali con una Santa Messa officiata dall’arcivescovo, Card. Francesco Montenegro nella chiesa Santa Maria dei Greci. Un momento dedicato agli operatori dell’informazione, giornalisti e tecnici, che cade nel giorno nel quale la Chiesa celebra l’Ascensione. “Aiutate questo mondo a guardare il bello e il positivo e fatelo amando la verità” ha detto don Franco ai presenti, facendo sue le parole di Papa Francesco. Dopo la funzione religiosa la premiazione del concorso “Fotografa la settimana Santa di Agrigento”,indetto in collaborazione con l’ufficio Beni Culturali Ecclesiastici della Curia, con le associazioni “Koinè” e “Din24” e l’Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso. Il premio unico della giuria è andato a Mauro Posante.  Menzioni speciali per Peppe Cacocciola e Maurizio Caciotto. Due menzioni speciali, dell’ufficio Comunicazione sociale della Conferenza Episcopale Italiana, invece per Giada Attanasio e Fabio Peonia.

Per la cronaca, da registrare l’assenza di molti giornalisti che quasi in contemporanea con la celebrazione del cardinale, erano impegnati in un incontro di aggiornamento professionale svoltosi nel Palazzo della ex Provincia, un incontro già programmato da diverso tempo e che ha quindi impedito a molti giornalisti agrigentini di poter assistere alla celebrazione eucaristica, come a dire, si è fatto un compleanno senza il festeggiato.

 

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Marrobbio a Lampedusa. Ingenti danni ai pescherecci: il sindaco Nicolini chiede aiuto

Le forti raffiche di scirocco a Lampedusa hanno provocato l’innalzamento improvviso del livello del mare, fenomeno che gli esperti chiamano marrobbio, ingenti i danni che sono in corso di quantificazione. Il sindaco dell’isola, Giusi Nicolini ha lanciato un appello:”E’ un disastro – ha detto – è come se ci fosse stato un piccolo tsunami, tutte le barche si sono alzate. Già stanotte – ha aggiunto il sindaco – ho avvisato la Prefettura di Agrigento ed ho chiamato il presidente della Regione che sta convocando la Protezione civile. Siamo di fronte ad una calamità naturale seria. C’è stato un vento fortissimo, una sorta di tromba d’aria – racconta Nicolini – si sono alzate le onde e l’acqua è arrivata fino al campo sportivo. C’è bisogno di aiuto, di riportare all’asciutto i pescherecci affondati e di controllare tutti gli altri. E’ affondata la vita ed i sacrifici fatti dai pescatori”.

La calamità ha interessato l’area del porto nuovo dell’Isola, due pescherecci ed alcune piccole imbarcazioni da diporto sono affondate, danneggiata anche una motovedetta dei Carabinieri, divelti  diversi  pontili del molo.

E’ stata una notte di lavoro intensa per le forze dell’ordine impegnati a salvare le imbarcazioni . Il marrobbio, a Lampedusa non si verificava da circa 20 anni, Totò Martello, presidente del consorzio dei pescatori di Lampedusa in merito ai danni causati alle imbarcazioni sui social scrive:”Molti danni, molte barche affondate. Famiglie rovinate. Per noi è un momento triste. Per i pescatori di Lampedusa è un dramma”.

Anche l’arcivescovo di Agrigento, il cardinale Francesco Montenegro si è messo in contatto con l’amministrazione comunale delle Pelagie, il pastore della chiesa agrigentina si sarebbe messo a disposizione del sindaco Nicolini e avrebbe espresso la sua solidarietà alle famiglie di pescatori danneggiate.

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Agrigento. Carnevale solidale del Lions Club “Zolfare” a Villaseta

Iniziativa benefica del Lions Club delle “Zolfare” di Aragona, Comitini, Grotte e Racalmuto che in occasione del Carnevale, ha donato derrate alimentari alla Caritas della parrocchia Santa Croce di Villaseta che a sua volta le distribuirà alle numerose famiglie che versano in condizioni di disagio economico. Nel salone della parrocchia guidata da don Gioacchino Scimè, il presidente del Club, Giovanni Volpe, ha ufficialmente consegnato i beni di prima necessità che poi serviranno ad aiutare le persone bisognose. Una raccolta che ha visto protagonisti i soci del Club, una aiuto concreto quindi in un periodo difficile per molte famiglie e che arriva in un quartiere problematico, dove numerose sono le criticità, in primis la disoccupazione. L’iniziativa del Lions Club “Zolfare” non a caso è stata promossa in occasione del “Carnevale”, un momento di festa per la comunità parrocchiale, con i bambini in maschera che hanno sfilato lungo le strade del quartiere. Una frazione, quella di Villaseta, spesso salita alla ribalta delle cronache per le condizioni di degrado sia urbano sia sociale.

 

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Calcestruzzi Belice. Il Card. Montenegro e don Ciotti vogliono saldare il debito dell’impresa. Interrogazioni e interpellanze degli onorevoli agrigentini del PD

L’arcivescovo di Agrigento, il cardinale Francesco Montenegro ha espresso la volontà di consegnare al sindaco i 30 mila euro necessari a colmare il debito costato il fallimento della Calcestruzzi Belice. “Mi sembra strano – ha dichiarato il pastore della Chiesa agrigentina – che undici famiglie debbano affrontare una morte bianca per delle cifre che nel grande pentolone dei soldi sono irrisorie”. Parole che il cardinale ha pronunciato in occasione della manifestazione commemorativa in ricordo del tragico terremoto del Belice. Don Franco, ha anche detto che un altro sacerdote, don Luigi Ciotti, fondatore quest’ultimo dell’associazione anti racket “Libera”, sarebbe pronto a devolvere la cifra necessaria al salvataggio dell’impresa. Intanto, anche la classe politica si muove nel tentativo di salvaguardare i posti di lavoro degli 11 dipendenti licenziati. Il deputato nazionale Tonino Moscatt, ha presentato un’interrogazione al ministro del Lavoro Poletti. “Ho chiesto – dichiara il parlamentare favarese – come il governo si stia adoperando per verificare le responsabilità soggettive che hanno causato tale corto circuito con conseguente licenziamento del personale e – aggiunge Moscatt – la chiusura di tutte le attività connesse all’azienda in questione. Ho chiesto, altresì – conclude l’onorevole PD – come l’Esecutivo intende intervenire per aiutare il personale licenziato”. Anche i parlamentari nazionali , Angelo Capodicasa e Maria Iacono, hanno presentato una interpellanza, questa volta indirizzata al presidente del consiglio Gentiloni e al ministro dell’Interno Minniti. “La disponibilità del Cardinale Montenegro, insieme a Don Ciotti per conto dell’associazione “Libera” – dichiarano i due deputati – per ripianare, come atto di solidarietà, il debito di circa trentamila euro con l’Eni, se da una parte dimostra ed esalta la sensibilità sociale della Chiesa agrigentina e di “Libera”, dall’altra – aggiungono Capodicasa e Iacono – suona come monito e critica severa alle Istituzioni dello Stato per l’incapacità a risolvere un problema, che pur nella modestia delle cifre, ha risvolti sociali pesanti per la piccola comunità di Montevago. Il Governo – concludono gli onorevoli agrigentini – deve affrontare direttamente il problema e prendere iniziative immediate per scongiurare la chiusura della Calcestruzzi e salvare così posti di lavoro”.

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