Sicurezza sui luoghi di lavoro, controlli dei carabinieri

Continuano i controlli dei carabinieri finalizzati al contrasto del lavoro nero e a garanzia della sicurezza sui luoghi di lavoro, in particolare,  nel settore dell’ edilizia e della ristorazione.

A Sciacca denunciato il titolare di una impresa edile di Sciacca, ritenuto responsabile dell’utilizzo di un ponteggio non a norma, allestito per effettuare dei lavori di ripristino di un prospetto di edificio. A Montaperto è scattato un provvedimento di sospensione di una attività imprenditoriale per aver impiegato un lavoratore in nero. In totale le sanzioni amministrative ammontano a oltre 15.000 euro.

Tenta ripetutamente di farsi investire, poliziotto riesce a salvare una giovane

Avrebbe cercato, ripetutamente, di farsi investire dalle auto in transito lungo via Francesco Crispi, ad Agrigento. Un poliziotto, in abiti civili, si è però accorto di quell’anomalo comportamento e comprendendo che la giovane era in stato confusionale è intervenuto immediatamente. L’agrigentina è stata afferrata e portata in salvo. E’ accaduto tutto a poche decine di metri dalla caserma “Anghelone” della polizia di Stato.Sempre lo stesso poliziotto ha immediatamente cercato di calmare la giovane donna ed ha richiesto l’intervento di una ambulanza del 118. I soccorritori l’hanno trasferita all’ospedale San Giovanni di Dio di contrada Consolida. Non sono chiari i motivi per i quali la ragazza, appunto in stato confusionale, ripetutamente, abbia provato a farsi investire dalle auto .

Canicattì. Scoperti rifiuti interrati in un’area dove doveva sorgere un vigneto.

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A Canicattì, è scattato il sequestro di un’area estesa circa 20.000 metri quadrati, precedentemente adibita a cava di calcare. I carabinieri, nel corso di un sopralluogo, hanno scoperto che quella che doveva essere un’operazione di recupero ambientale, di fatto, altro non era invece che un vero e proprio illecito di natura ambientale. Il concime naturale detto “compost” doveva essere utilizzato per colmare il vuoto della ex cava di calcare in questione, dove si sarebbe dovuto successivamente impiantare un vigneto. In realtà, invece, i militari dell’Arma si sono accorti che nel terreno in questione della ex cava di contrada “Cazzola”, non vi era compost ma bensì rifiuti solidi urbani indifferenziati. Dall’esame approfondito delle zolle di terreno, i Carabinieri hanno visto saltare fuori lattine, bottiglie di plastica, bidoni, ceramiche, laterizi, paraurti di automobili e persino ornamenti funerari di marmo. Nella circostanza, è intervenuto anche personale dell’ARPA, che ha prelevato  campioni di acqua, per verificarne le caratteristiche chimico-fisiche. Ultimati gli accertamenti, per le violazioni riscontrate, i Carabinieri hanno posto i sigilli alla vasta area di circa 20.000 m.q., facendo scattare anche il sequestro delle macchine operatrici sorprese mentre stavano effettuando le illecite operazioni di interramento ed occultamento dei rifiuti. Oltre al sequestro dell’area in questione, con l’accusa di aver realizzato una discarica abusiva a cielo aperto, è scattata la denuncia all’Autorità Giudiziaria di un operatore sorpreso mentre stava manovrando una ruspa e di due amministratori della ditta che avrebbe dovuto svolgere le operazioni per colmare il vuoto della cava in questione.

Rumori molesti e diatribe da vicinato: scoppia la maxi rissa, 5 arresti e feriti in ospedale

Rumori molesti e varie diatribe di vicinato hanno fatto divampare, ieri sera, una maxi rissa a Licata. Cinque le persone – tutti uomini – che sono state arrestate dai carabinieri. Militari dell’Arma che hanno anche sequestrato una spranga di ferro e un piccone che, a quanto pare, sarebbero stati utilizzati durante il tafferuglio. 

I coinvolti nella maxi rissa sono rimasti feriti e sono stati portati al pronto soccorso dell’ospedale “San Giacomo d’Altopasso”. Qualcuno ha riportato un trauma cranico, altri hanno ferite sparse anche al volto. Nessuno è in pericolo di vita. 

La relazione della Dia

Cosa nostra agrigentina si starebbe riorganizzando anche in seguito alle ultime operazioni che hanno portato in carcere figure di spicco appartenenti a famiglie mafiose. La riorganizzazione riguarderebbe, in particolare, laa zona Nord della provincia, nell’entroterra montano – con la formazione di un nuovo mandamento mafioso denominato mandamento “della Montagna” . E’ ancora un pilastro per l’intera organizzazione regionale. Non fa la guerra con la Stidda, con la quale oggi condivide la realizzazione degli affari illeciti. Sono soltanto alcuni dei passaggi che emergono dalla relazione del primo semestre del 2018 della direzione investigativa antimafia di Agrigento.

La Stidda continuerebbe, oltre a Palma di Montechiaro e Porto Empedocle, ad esercitare la sua influenza anche
nelle zone di Bivona, Canicattì, Campobello di Licata, Camastra, Favara e Naro. L’articolazione di
Cosa Nostra Agrigentina si caratterizza anche  per una spiccata capacità relazionale con le consorterie mafiose di altre province e regioni, nonché per la forza con la quale riesce a rigenerarsi e a rimodularsi negli assetti. Dalla relazione della dia emrege, poi, che le composizioni e ricomposizioni di famiglie e mandamenti ed i progetti criminali sono influenzati anche dalle scarcerazioni di sodali che, dopo aver scontato la condanna a pene detentive di lunga durata, avrebbero interesse, nella maggioranza dei casi, a riconquistare le la posizione di potere occupata prima del carcere. In particolare, la Dia di Agrigento ha segnalato, per il primo semestre del 2018, le scarcerazioni di soggetti, anche con ruoli apicali, appartenenti alle famiglie di Cattolica Eraclea, Favara e Siculiana.
Cosa nostra agrigentina guarda a Trapani, a Palermo, a Caltanissetta e perfino a Catania. Con queste province, tra gli esponenti di vertice delle diverse realtà mafiose, ci sono stretti rapporti di reciproca assistenza. Ma Cosa Nostra si proietta anche in ambito transnazionale. Romeni, tunisini, egiziani e marocchini vengono accettati perché si inseriscono in settori di basso profilo: lo sfruttamento del lavoro nero nella pesca e nell’agricoltura, la prostituzione, il trasporto e lo spaccio di droga, i furti di ferro e il contrabbando di sigarette.

I dettagli dell’operazione “mare magnum”

Emergono altri dettagli sull’operazione di ieri della polizia che ha scoperto un imponente traffico di hashish, marijuana e cocaina tra Caltanissetta, Agrigento e Palermo. 15 le ordinanze di custodia cautelare. La base operativa era Porto Empedocle, con agganci nel mondo mafioso locale facente capo alla famiglia Messina. Una coppia, il palermitano Francesco Ferdico, 54 anni (per anni residente a Caltanissetta) e la moglie Gaetana Gagliana di 51 anni di Porto Empedocle, a capo di una banda dedita al traffico e spaccio di droga. Entrambi da tempo risiedevano nella città marinara dove, collegati con affiliati palermitani, ennesi, e nisseni, gestivano un fiorente traffico e spaccio di cocaina e hashish. Arrestato anche Francesco Catania, 35 anni, di Siculiana

L’operazione è stata denominata “Mare magnum”.

Blitz dei militari in pieno centro a piazzale Rosselli.  Sequestrato “Hashish” e “Ecstasy”.

Blitz antidroga a Piazzale Rosselli, ad Agrigento. A seguito di una perquisizione effettuata ad un senegalese di 23 anni, dalle tasche del giubbotto, è saltato fuori un involucro contenente un etto e mezzo di “Hashish” e una una dozzina di pastiglie colorate di “Ecstasy”. I Carabinieri hanno sequestrato la droga ed oltre 400 euro in contanti, facendo scattare le manette ai polsi del 23 enne senegalese, domiciliato da qualche tempo ad Agrigento, con l’accusa di “Detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti”. L’Autorità Giudiziaria ha subito disposto che l’uomo venga trasferito in carcere.

Traffico di droga: 15 arresti

C’è anche un agrigentino – Francesco Catania, 35 anni, di Siculiana – fra i destinatari delle 15 ordinanze di custodia cautelare (14 in carcere e una ai domiciliari) firmate dal gip del tribunale di Caltanissetta su richiesta della locale Direzione distrettuale antimafia.   Un imponente traffico di hashish, marijuana e cocaina tra Caltanissetta, Agrigento e Palermo. Lo ha scoperto la polizia di stato. Una banda sgominata dalla Squadra Mobile di Caltanissetta, collaborata dalle Squadre Mobili di Palermo e Agrigento, da pattuglie del reparto Prevenzione Crimine e da unità cinofile della Questura di Palermo. Le 15 ordinanze di custodia cautelare, di cui 14 in carcere e 1 agli arresti domiciliari, sono state messe dal gip del tribunale di Caltanissetta, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, che ne ha coordinato le indagini.

Incendio in un’abitazione a Favara.

Incendio in un’abitazione abbandonata e disabitata di via Matteotti a Favara. La residenza pare che fosse ricolma di rifiuti e proprio all’immondizia è stata appiccata la fiammata iniziale che ha poi divorato ogni cosa.  Sono dovuti intervenire i vigili del fuoco del comando provinciale di Agrigento che sono rimasti al lavoro, per riuscire ad avere la meglio sull’incendio prima e per mettere tutto in sicurezza dopo, per quasi quattro ore.  Nessun dubbio sul fatto che l’incendio sia stato appiccato con dolo.

Cinquantenne accoltellato all’addome, la prognosi resta riservata

La prognosi è rimasta riservata. Non è in pericolo di vita l’uomo – un cinquantenne romeno – che è stato accoltellato all’addome, nella notte fra sabato e domenica, davanti ad un noto locale di San Leone, ma i medici dell’ospedale San Giovanni di Dio si sarebbero riservati dal pronunciarsi sul tempo necessario affinché il paziente guarisca. Il fendente, a quanto pare, avrebbe provocato delle ferite che non erano poi così superficiali, non come inizialmente ritenuto dagli investigatori. I carabinieri procederanno d’ufficio, a questo punto, nelle indagini indispensabili per dare un nome e cognome all’autore dell’accoltellamento. Sabato notte, fra il locale e l’area esterna, vi sarebbe stato un concitato alterco ed è a margine della lite che il cinquantenne romeno è stato accoltellato. 

“Hanno estorto 250 mila euro all’impiegato infedele delle Poste”: arrestata una coppia

Fatta luce sul denaro sparito dai conti correnti dell’ufficio postale di Favara . I militari sono sulle tracce di un impiegato 62enne del posto, nei confronti del quale i Carabinieri, in collaborazione con la Guardia di Finanza, hanno fatto scattare un sequestro preventivo di beni e denaro per ben 573 mila euro, pari alle somme indebitamente sottratte nel tempo. Arrestata anche una coppia favarese ritenuta responsabile di aver estorto, a più riprese, 250 mila euro proprio all’impiegato infedele.

Particolarmente complessa è la vicenda sulla quale i Carabinieri della Tenenza di Favara hanno indagato nella seconda metà dell’anno passato, riuscendo a fare luce, sotto il coordinamento del Sostituto Procuratore della Repubblica di Agrigento, Dr.ssa Chiara Bisso, su una serie di strani ammanchi di denaro segnalati nel tempo da numerosi clienti, soprattutto anziani, di un ufficio postale di Favara. I Carabinieri sono infatti sulle tracce di un 62enne del posto, dipendente quale impiegato, ritenuto l’artefice di una serie di raggiri posti in essere sin dal 2011 e portati avanti fino al dicembre 2017. L’uomo viene accusato di essersi appropriato indebitamente di una somma di oltre 570 mila euro. Nei suoi confronti, questa mattina, i Carabinieri, in collaborazione con il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Agrigento, su delega dell’Autorità Giudiziaria, hanno fatto scattare un provvedimento di sequestro preventivo di beni immobili e mobili registrati per un ammontare totale di 573 mila euro. In particolare, le Fiamme Gialle hanno dato luogo ad una indagine patrimoniale finalizzata ad individuare ed aggredire le consistenze economiche dell’indagato. Il sequestro preventivo ha colpito, nel dettaglio, ben 9 immobili, alcuni rapporti bancari, 3 rapporti assicurativi e 2 automezzi.

La vicenda è particolarmente odiosa e dolorosa, in quanto, i Carabinieri, partendo dalle numerose denunce presentate nel 2018 da una sessantina di anziani clienti dell’ufficio postale, sono riusciti ad evidenziare la costante presenza dell’indagato nel corso di operazioni di sportello sospette. Il modus operandi  prendeva le mosse proprio dalla selezione di clienti particolarmente anziani e vulnerabili, i quali, dietro pressante consiglio dell’impiegato 62enne, gli lasciavano sostanzialmente in custodia i propri libretti di risparmio, cedendo altresì alla lusinga della proposta di accedere a buoni fruttiferi, il cui contenuto era poi sistematicamente oggetto di prelievi e rimborsi non autorizzati. In un caso, per esempio, uno dei due buoni fruttiferi consigliati (da 2500 euro cadauno) era, in realtà, semplicemente una fotocopia, la cui cifra è stata poi fatta sparire.

La complessa vicenda va ad intrecciarsi poi con la condotta tenuta da una coppia attualmente residente nel catanese (la donna 43enne originaria di Favara ed il coniuge 38enne originario di Messina), la quale, essendo venuta a conoscenza di particolari imbarazzanti della vita privata dell’impiegato, a più riprese, dietro la minaccia di rendere pubbliche situazioni sconvenienti, ha estorto, tra il 2016 e il 2017, ben 250 mila euro all’impiegato 62enne, il quale, con tutta probabilità, ha attinto l’ingente somma versata a più riprese, dai 573 mila euro accaparrati nel tempo. Ed è proprio la denuncia per estorsione presentata dall’impiegato, quando già era oggetto di pressanti indagini da parte dei Carabinieri, ad aver consentito ai militari di ricostruire l’intera vicenda estorsiva e di far scattare, questa mattina, gli arresti domiciliari a carico della coppia catanese, su disposizione del Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Agrigento, Dr.ssa Alessandra Vella, e su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica, Dr.ssa Chiara Bisso.

Poligono di tiro, il giudice dispone il dissequestro della struttura

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, ha disposto – secondo quanto riporta oggi il quotidiano La Sicilia – il dissequestro del poligono di tiro di Montaperto. La struttura era stata sequestrata dai carabinieri lo scorso 29 gennaio. Il gestore, un agrigentino che è rappresentato e difeso dagli avvocati Calogero Vetro e Daniela Morreale, venne, allora, denunciato alla Procura della Repubblica

Rubano un’auto e rapinano un distributore di benzina: è “caccia” a due balordi

Due giovani, con il volto travisato, hanno rapinato il distributore Q8 di contrada Madonna dell’Aiuto a Canicattì. A quanto pare, i malviventi erano armati, anche se non è ben chiaro cosa effettivamente avessero in mano. 

Al distributore di carburante, i due sono arrivati a bordo di una Fiat Panda che era stata, poco prima, rubata a Naro. Hanno minacciato l’uomo che era al lavoro fra le pompe di benzina e si sono fatti consegnare l’intero incasso della mattinata. E’ accaduto tutto poco prima delle 13 di ieri. 

Nelle mani dei criminali sono finiti complessivamente circa milla euro. Arraffati i soldi, i due si sono immediatamente dileguati. Ritrovata dalla polizia di stato del commissiariato di Canicattì la Fiat Panda restituita alla legittima proprietaria.

Agrigento, buttafuori accoltellato non conosce aggressori: caccia al branco

Si indaga per risalire all’identità degli aggressori che sabato notte, al culmine di una lite scoppiata poco prima, hanno accoltellato allo stomaco un buttafuori che prestava servizio all’interno di una nota discoteca a San Leone. L’addetto alla sicurezza, un 50enne di origine rumena, è stato trasportato e ricoverato all’ospedale San Giovanni di Dio dove è stato operato. Non è in pericolo di vita. Ieri mattina la prima “visita” da parte degli inquirenti che – dopo l’intervento di sabato notte – vogliono capire chi sia il responsabile di questo gravissimo gesto che poteva costare caro al 50enne.  Quest’ultimo, però, ha spiegato di non ricordare chi fossero gli aggressori. I militari sentiranno altre persone per raccogliere quante più informazioni possibili ed assicurare alla legge i responsabili dell’accoltellamento.

“Occupano una casa e il proprietario li minaccia con la pistola”: 6 denunciati

Attimi di tensione nel quartiere Villaseta, nella periferia di Agrigento. Il proprietario di un alloggio popolare, appena occupato abusivamente da cinque persone, è intervenuto intimando lo sgombero armato di pistola. Una donna ha quindi chiamato il 113. Una volta giunti sul posto, i poliziotti hanno subito accertato che l’uomo era stato nel frattempo disarmato da un agente della polizia penitenziaria.