Scoperti ed arrestati tre “furbetti” della luce

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Continuano le verifiche dei militari dell’Arma per scoprire eventuali furti di energia elettrica. Ad Agrigento, i carabinieri sono intervenuti in alcune abitazioni del centro storico ed all’interno di una di queste, hanno scoperto un allaccio abusivo alla rete elettrica pubblica realizzato dal proprietario, un 33 enne agrigentino, già noto alle forze dell’ordine, nei cui confronti sono subito scattate le manette.

Stessa sorte è toccata ad un pensionato 62 enne residente a Santo Stefano di Quisquina. A Sambuca di Sicili, è finito in manette un cittadino romeno 42 enne, bracciante agricolo, domiciliato nel centro storico del paese, sempre per un illecito allaccio alla rete elettrica.

Incendio alla zona industriale di Agrigento

Non è bastata un’intera notte di lavoro ai vigili del fuoco per spegnere del tutto il maxi incendio divampato ieri sera in un capannone di proprietà dell’azienda Ecot che si occupa della raccolta di plastica proveniente dalla differenziata. Siamo nella zona industriale di Agrigento. I vigili del fuoco sino riusciti a circoscrivere il “fronte” incandescente ma ancora questa mattina erano a lavoro. L’ incendio ha distrutto le balle di plastica ammassate all’esterno. Sul posto anche i carabinieri di Agrigento che hanno avviato le indagini per stabilire l’esatta causa che ha scatenato un vero e proprio inferno. Non si esclude la matrice dolosa. Potrebbero essere le immagini delle telecamere di video sorveglianza a dare maggiori dettagli agli inquirenti. Le fiamme ieri sera erano molto alte in piena zona industriale, la colonna di fumo era visibile anche dalla SS 189.

L’intervento dei vigili del fuoco è stato tempestivo e le fiamme non sono riuscite ad arrivare, appunto, ai capannoni dove sono custoditi diversi mezzi: trattori e camion. Insieme ai vigili del fuoco a lavoro anche anche alcuni operai per spostare il materiale.

Carabinieri in azione nel licatese: cinque arresti

Un arresto per resistenza a pubblico ufficiale, un altro per evasione dai domiciliari e altri tre fermi rivolti a persone destinatarie di altri provvedimenti. Questo è il bilancio delle attività di controllo messe in atto dai Carabinieri sul territorio licatese. Sono state anche elevate sanzioni per violazioni al codice della strada, in particolare per uso del telefonino alla guida e per omesso utilizzo delle cinture di sicurezza.

A Ravanusa, un 39enne alla guida di un’Audi A3 non si è fermato all’alt imposto dai militari, ne è scaturito un concitato inseguimento per le vie del paese, al termine del quale il fuggitivo è stato raggiunto e bloccato. Dopo aver verificato i suoi documenti d’identità, l’uomo ha improvvisamente iniziato a strattonare i militari che si sono visti costretti ad arrestarlo per l’ipotesi di reato di resistenza a pubblico ufficiale.

 

Sempre a Ravanusa è stato fermato anche un bracciante agricolo trentottenne sul quale è risultato esserci un provvedimento di cattura emesso dalla Corte d’Appello di Milano: deve scontare un anno e 10 mesi di reclusione per associazione per delinquere. Entrambi i ravanusani sono stati portati al carcere.

A Licata invece un marocchino 34enne, risultato destinatario di un ordine di carcerazione emesso dal tribunale di La Spezia: deve scontare tre mesi di reclusione per il reato di lesioni. Anche lui è stato portato alla casa circondariale “Di Lorenzo” di Agrigento.

A Camastra, è stato invece fermato un 56enne, canicattinese nei cui confronti pendeva un’ordinanza applicativa degli arresti domiciliari emessa dal tribunale di Agrigento per maltrattamenti contro familiari.

Infine A Palma di Montechiaro, nel corso delle attività di pattugliamento, i carabinieri hanno sorpreso a spasso un 50enne che invece avrebbe dovuto stare agli arresti domiciliari. E’ stato dunque arrestato per evasione.

Nascondeva un panetto di “Hashish” negli slip. Arrestato 20enne

Continua l’azione di contrasto al fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti. Arrestato un giovane saccense, trovato in possesso di un panetto di Hashish. Si tratta di un ventenne fermato nel centro storico del paese. Il suo nervosismo e la circostanza che era appena sceso da un pullman proveniente da Palermo, hanno insospettito i carabinieri . Sono state effettuate così più approfondite verifiche e durante la successiva perquisizione del giovane, una volta tolti i propri indumenti, dal suo slip è uscito fuori un panetto di “Hashish” del peso di circa un etto, subito sequestrato. Nei confronti del giovane, che in quel momento non ha saputo fornire alcuna giustificazione, sono pertanto scattate le manette ai polsi con l’accusa di “Detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti”.

“Illecita detenzione di droga”, era ricercato da 20 anni: arrestato un palmese

Era ricercato da oltre vent’anni. E’ stato localizzato e catturato in pieno centro dai Carabinieri della Stazione di Palma di Montechiaro si tratta di  Gaspare Calafato, di 44 anni, residente a Paliano in Provincia di Frosinone. dall’ Agosto del 1998, l’Autorità Giudiziaria tedesca aveva emesso nei suoi confronti un provvedimento di cattura per reati in materia di illecita detenzione di sostanze stupefacenti.

I primi sospetti della sua presenza sul territorio, i Carabinieri della Stazione di Palma di Montechiaro li avevano avuti recentemente, quando erano stati notati dei movimenti sospetti di alcuni suoi conoscenti. Alcuni militari in borghese, hanno dunque iniziato a pedinare un’auto con a bordo una persona, fortemente somigliante al ricercato. Dopo alcuni minuti, la decisione di far scattare il blitz. L’uomo, vistosi accerchiato e circondato, non ha opposto alcuna resistenza, lasciandosi ammanettare. Al 44 enne è stato quindi notificato il provvedimento in questione emesso dalla magistratura tedesca e dopo le operazioni di identificazione, è stato subito trasferito in carcere.

Coltivavano la “marijuana” fra le zucchine. Due persone in manette.

Nel corso di un servizio investigativo, i carabinieri a Licata, hanno scovato una piantagione di “Marijuana” in mezzo ad una coltivazione di zucchine. I militari, da qualche tempo, avevano notato movimenti anomali nelle vicinanze del fondo agricolo di proprietà di un 51 enne del luogo, in contrada Fiumevecchio. Sul posto, è stato subito rintracciato il proprietario, in compagnia di un altro bracciante agricolo, 46 enne. Durante il controllo in una serra adibita alla coltivazione di zucchine, è saltata fuori una vera e propria piantagione, con circa settanta piante di “canapa indiana”, che una volta essiccata, sarebbe stata pronta ad essere smerciata.

Al termine delle operazioni, le piante di “Marijuana” sequestrate dai militari, sono risultate del peso complessivo di oltre quindici chili. Per i due individui, dunque, sono subito scattate le manette ai polsi con l’accusa di “Coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti”. L’Autorità Giudiziaria ha già convalidato l’arresto ed ha disposto che il bracciante agricolo venga ristretto agli “arresti domiciliari” mentre il proprietario del fondo sarà sottoposto all’obbligo di dimora nel comune di Licata.

Si stima che il quantitativo di droga sequestrato, se ceduto al dettaglio, avrebbe potuto fruttare alcune migliaia di euro.

Controlli e posti di blocco a Ribera e nel “belicino”.

Maxi controllo e posti di blocco a Ribera e nel “belicino”. Sei persone in manette ed una denunciata. Durante le attività, a Sambuca di Sicilia , i Carabinieri della locale Stazione hanno imposto l’alt ad un 26 enne romeno, apparso sin da subito molto nervoso. Dopo aver verificato i suoi documenti d’identità, i Carabinieri gli hanno chiesto di sottoporsi al test per rilevare il tasso alcolemico ed a quel punto il giovane ha improvvisamente iniziato a strattonare i militari, che si sono visti costretti ad arrestarlo per “resistenza a pubblico ufficiale” ed a denunciarlo per essersi rifiutato di sottoporsi ai previsti accertamenti, ritirandogli anche la patente di guida. Sempre Sambuca di Sicilia, è incappato ad un posto di blocco un 35 enne, venditore ambulante, risultato destinatario di un ordinanza di “Detenzione domiciliare” emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Palermo per il reato di “Evasione”. A Montevago, è invece stato fermato un 31 enne del luogo, nei cui confronti pendeva un ordinanza applicativa della “Detenzione domiciliare” emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Palermo per “Guida sotto l’influenza dell’alcool”.

A Ribera, nel corso delle attività di pattugliamento, i Carabinieri hanno sorpreso a spasso un disoccupato 32 enne residente a Sciacca, attualmente sottoposto agli arresti domiciliari, arrestandolo in flagranza per “Evasione”. E sempre a Ribera, i militari della locale Tenenza hanno acciuffato fuori dalla propria abitazione una giovane 28 enne, nonostante fosse sottoposta agli arresti domiciliari. La donna, pertanto, è stata arrestata per “Evasione” e riaccompagnata presso il suo domicilio.

Nel corso di un altro posto di blocco, infine, i Carabinieri della Tenenza di Ribera hanno stretto le manette ai polsi di un 28 enne del luogo, sorvegliato speciale, in quanto è risultato destinatario di un provvedimento di “Detenzione domiciliare” emesso dal Tribunale di Sciacca per reati in materia di sostanze stupefacenti.

Tragedia nell’Agrigentino, 21enne travolta da un’auto

È stata falciata sulla SS 123 mentre camminava al margine della strada nel tratto che collega Campobello di Licata e Canicattì. È morta sul colpo Jasmin Bono di 21 anni, di Porto Empedocle.

Sul posto è arrivata un’ambulanza con personale medico a bordo che ha potuto soltanto constatare la morte della ragazza. L’incidente è avvenuto al chilometro 8. Sul posto hanno effettuato i rilievi di carabinieri di Licata.

Il conducente dell’auto si era inizialmente allontanato ed è stato poi rintracciato dai carabinieri di Licata. Si tratta di un uomo di 43 anni di Canicattì che ha ammesso le proprie responsabilità. Per il momento è stato denunciato ma su di lui pendono le accuse di omicidio stradale e omissione di soccorso.

La ventunenne era ricoverata nel reparto presso il reparto di psichiatria dell’ospedale Barone Lombardo di Canicattì, dal quale si era allontanata volontariamente.

Trovate munizioni ed una pistola. In manette un meccanico.

I Carabinieri della Stazione di Racalmuto hanno effettuato un blitz all’interno di un’abitazione nella disponibilità di un insospettabile meccanico 54 enne del luogo, nei cui confronti i militari avevano da qualche tempo notato dei comportamenti ritenuti sospetti. Durante la perquisizione, i militari dell’Arma, dopo aver attentamente ispezionato ogni angolo dell’unità abitativa, in un vecchio armadio, sotto un cumulo di indumenti vari, hanno improvvisamente trovato una Pistola revolver calibro 38 di fabbricazione estera ed oltre 40 cartucce dello stesso calibro. Sia la pistola sia le munizioni sono apparse efficienti e non erano mai state dichiarate dall’uomo e dunque sono risultate illegalmente detenute. Al termine del blitz, i Carabinieri hanno pertanto sequestrato la pistola e le cartucce, in attesa di  ulteriori accertamenti ed analisi a cura dei militari del R.I.S di Messina. Per l’insospettabile meccanico racalmutese, invece, sono subito scattate le manette ai polsi con l’accusa di “Illegale detenzione di arma da fuoco e munizioni”, venendo ristretto agli arresti domiciliari su disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

“Dacci i gioielli”, 89enne rapinata davanti la porta di casa

Avrebbero costretto una anziana di Racalmuto a togliersi la collana, il bracciale e le fedi d’oro. Due donne avrebbero così rapinato la pensionata che si trovava lungo il vicolo Sottotenente Di Vita. Alla donna non è rimasto altro che denunciare l’accaduto ai militari dell’Arma dei Carabinieri che hanno subito avviato le indagini alla ricerca delle due malviventi.

Minacce ai responsabili del Consorzio di bonifica

Nuovo messaggio intimidatorio nei confronti del responsabile del consorzio di bonifica Sicilia Occidentale Giovanni Tomasino. All’uomo è arrivata una busta anonima con all’intero un ritaglio di giornale, ovvero l’articolo dello scorso 22 novembre nel quale si dava notizia di una prima intimidazione.

I carabinieri della tenenza di Favara stanno cercando di individuare la giusta pista investigativa. L’ipotesi investigativa che sembrerebbe essere privilegiata è quella della reiterazione dell’intimidazione fatta al direttore del consorzio.

Testa d’agnello mozzata con in bocca una cartuccia, intimidita una guardia giurata

Una testa d’agnello mozzata con in bocca una cartuccia calibro 12. Macabro messaggio intimidatorio quello che è stato “recapitato” ad una guardia giurata quarantenne di Canicattì. Del caso – nell’assoluto riserbo investigativo – si stanno occupando i carabinieri. Qualcuno ha sfondato il vetro dell’autovettura, lasciata posteggiata lungo una strada di Canicattì e all’interno dell’abitacolo ha collocato l’inquietante “missiva”.

E’ stata formalizzata una denuncia, contro ignoti, ai carabinieri che hanno anche posto sotto sequestro la cartuccia calibro 12, nonché la testa mozzata dell’agnello. 

Coltivava in casa marijuana. Arrestato 22enne

In casa aveva una serra per la produzione di marijuana. I Carabinieri della Stazione di Campobello di Licata hanno arrestato lo scorso fine settimana un giovane di 22 anni. La coltivazione della canapa indiana era stata organizzata in modo professionale, completa di sistemi d’irrigazione, climatizzazione ed illuminazione. Il giovane, oltre alle attrezzature necessarie per la coltivazione, aveva anche un manuale che conteneva un elenco delle diverse varietà di piante di marijuana esistenti, della loro resa in termini di prodotto, dei tempi di crescita ed ogni dettaglio tecnico utile per coltivarle. I militari dell’Arma, durante l’intervento nell’abitazione del giovane, hanno scoperto che la serra era alimentata tramite corrente elettrica sottratta alla rete per mezzo di un allaccio abusivo. Il riscaldamento della serra avveniva appunto tramite potenti lampade alogene, che creavano il microclima ideale per una rapida crescita delle piante di cannabis. Nella disponibilità dell’arrestato, i Carabinieri hanno inoltre rinvenuto il materiale necessario per il confezionamento della marijuana essiccata.  Lo stupefacente sarebbe stato poi immesso sul mercato illecito per fruttuosi guadagni.

Anziana getta dell’acido contro l’impiegato di un supermarket

Acido sul volto al supermercato, la vittima è un dipendente del negozio e ad aggredirlo è stata una donna di 79 anni , Maria Castellano. E’ accaduto all’interno del supermercato di piazza Generale Carlo Albero Dalla Chiesa ad Alessandria della Rocca. L’uomo e’ stato soccorso e trasportato in elicottero i al reparto grandi ustione dell’ospedale Civico di Palermo. La prognosi, al momento, é riservata. La donna é stata bloccata e arrestata dopo pochi minuti grazie alle testimonianze di alcuni clienti del supermercato e alle immagini delle telecamere di videosorveglianza presenti all’interno. Pare che fra i due – fra l’anziana e l’impiegato del supermercato – vi fossero dei dissapori, forse anche pregressi. Ma cosa abbia spinto l’anziana a compiere l’insano gesto non è ancora del tutto chiaro. Maria Castellano dovrà rispondere dell’ipotesi di reato di lesioni personali gravissime. Su disposizione del sostituto procuratore di turno, è stata posta agli arresti domiciliari.

Voleva favorire un istituto di vigilanza privata. Agli arresti domiciliari un ex assessore del comune di Naro

I Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento hanno sottoposto agli arresti domiciliari l’ex Assessore con delega all’Urbanistica, all’Edilizia Pubblica e Privata, ai Rifiuti e al Servizio Idrico Integrato del Comune di Naro, Francesco Lisinicchia. L’accusa è di tentativo di indebita induzione a dare o promettere somme di denaro. Il provvedimento, emesso a seguito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Agrigento, “fa riferimento- scrivono dal comando provinciale- ad una serie di pressioni esercitate dall’amministratore pubblico nei confronti del titolare della ditta concessionaria del servizio di raccolta dei rifiuti, al fine di ottenerne la promessa di stipula di un contratto di guardiania, per oltre 65 mila euro annui, a favore di un compiacente istituto di vigilanza privata del palermitano. Velate minacce di provvedimenti sanzionatori, a fronte di generiche e fantomatiche mancanze nell’assolvimento del servizio di raccolta, nonchè allusioni a possibili danneggiamenti dei mastelli destinati alla raccolta differenziata. Queste le armi utilizzate per ottenere la firma del contratto.”