Statale 640, sequestrato furgone con merce contraffatta: un denunciato

La Guardia di finanza di Caltanissetta ha fermato e controllato, sulla statale Caltanissetta-Agrigento, un furgone con a bordo un senegalese.  Il mezzo conteneva, occultate tra merce legale e bigiotteria di scarso valore, circa 550 borse contraffatte di varie note case di moda nazionali ed internazionali. Oltre ai prodotti contraffatti ed al fine di impedire l’ingresso di ulteriore merce illegale nella provincia, è stato sottoposto a sequestro penale anche l’automezzo utilizzato per l’illecito trasporto. L’extracomunitario è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Caltanissetta per la violazione del reato di contraffazione.

L’operazione delle Fiamme Gialle Nissene rientra nei servizi, predisposti a livello provinciale dalla Prefettura, per il piano nazionale “Estate sicura”.

“Intesta casa e yacht a prestanome”, sequesto da 300mila euro

Uno yacht di oltre 21 metri e una villa a Sciacca in contrada Molara. Ammonta complessivamente a 300mila euro il valore dei beni sequestrati dalla guardia di finanza ad un pluripregiudicato saccense denunciato alla Procura per il reato di trasferimento fraudolento di valori. Per sottrarsi all’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali l’uomo si era avvalso di un prestanome a cui aveva intestato i beni il cui acquisto per lui sarebbe stato impossibile da giustificare con le risorse reddituali e patrimoniali ufficialmente dichiarate. Ieri, i militari della guardia di finanza di Sciacca, coordinati dalla locale Procura della Repubblica, hanno eseguito i due provvedimenti emessi dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Sciacca con i quali e’ stato disposto il sequestro preventivo. “L’uomo- fanno sapere dalla guardia di finanza- è stato piu’ volte condannato in via definitiva per truffa, estorsione, appropriazione indebita, ricettazione e minaccia”

“Nascondeva hashish nelle parti intime”, il cane “Eschilo” fa arrestare un 18enne

Sorpreso con droga appena sceso dal treno proveniente da Palermo. Con l’accusa di detenzione di stupefacenti è stato arrestato dalla polizia, nella stazione centrale di Agrigento,  un diciottenne originario della Guinea. L’operazione è stata condotta dalla polizia ferroviaria insieme al comparto cinofili della Guardia di finanza di Agrigento. È stato proprio il cane antidroga “Eschilo” della Guardia di finanza a fiutare la droga addosso al giovane, appena arrivato ad Agrigento su un treno regionale proveniente dal capoluogo siciliano. Subito fermato, il 18enne è stato condotto negli uffici della Polfer dove è stato perquisito dagli agenti e dai finanzieri, che hanno trovato nascosti nelle parti intime due panetti di hashish del peso complessivo di 200 grammi. Nella tasca destra dei pantaloni, inoltre, sono stati trovati 60 euro in contanti. Il giovane, domiciliato in una comunità d’accoglienza, è stato arrestato e condotto nel carcere di Agrigento.

Scafista condannato a 7 anni

Arriva la prima condanna per uno dei presunti scafisti di uno degli sbarchi fantasma in provincia di Agrigento. Sette anni di reclusione sono stati inflitti al primo presunto scafista di sbarchi “fantasma”, intercettato e fermato dalle motovedette della Guardia di Finanza di Porto Empedocle lo scorso 22 settembre, nelle acque antistanti il comune di Realmonte, a bordo di un peschereccio con il quale tentava la fuga per rientrare in Tunisia. Si tratta di un tunisino di 27 anni, arrestato dai militari della Sezione Operativa Navale e della Tenenza della Guardia di finanza di Porto Empedocle al termine di un inseguimento in mare, dopo che lo stesso aveva scaricato numerosi tunisini. L’extracomunitario, entrato in Italia altre cinque volte fornendo altrettante false generalità, con un’imbarcazione in legno della lunghezza di circa 12 metri, è accusato di aver effettuato il trasporto di oltre 45 cittadini extracomunitari dalla Tunisia verso l’Italia, procurando loro l’ingresso illegale nel territorio italiano, facendosi pagare per il trasporto un compenso di 2mila 500 dinari tunisini, corrispondenti a circa 750 euro a persona. Ad incastrarlo le testimonianze dagli extracomunitari fermati dalle forze dell’ordine. In particolare il presunto scafista aveva violato l’ordine dei finanzieri di fermarsi per essere sottoposto a controllo, gettato in mare cellulare e navigatore per proseguire la marcia a tutta velocità verso la Tunisia. La sentenza è stata emessa dal collegio di giudici del tribunale di Agrigento presieduto da Luisa Turco, a fronte della richiesta del pubblico ministero Salvatore Vella di una condanna a undici anni di reclusione.

Scafista tradito da un selfie, arrestato dai carabinieri

Non avrebbe resistito alla voglia di fare un selfie mentre pilotava una imbarcazione con a bordo dei migranti. Proprio quella foto insieme ad altre e ad alcuni video , trovati nel suo cellulare, lo avrebbero tradito. E i carabinieri lo hanno arrestato. È un 27enne tunisino accusato di essere lo scafista dell’imbarcazione, un piccolo gommone di cinque metri, giunto sulla spiaggia della riserva naturale di Torre Salsa, a Siculiana, con a bordo 9 immigrati clandestini. I migranti avrebbero tentato di far perdere le proprie tracce ma, 6 di loro sono stati fermati. In primo momento, i militaru hanno identificato tre dei 9 immigranti mentre tentavano di nascondersi tra la vegetazione. Dopo alcune ore di ricerche, i coadiuvati dai colleghi della guardia di finanza, ne hanno rintracciati altri tre. Le indagini sono partite da un navigatore satellitare trovato nelle mani di uno dei migranti. Poi, dal cellulare dello scafista , sono saltate fuori le foto e i video. Le dichiarazioni degli altri compagni di viaggio, poi, non hanno fatto altro che riscontrare le responsabilità dello scafista, facendo emergere anche quelle di un altro dei trasportati, quale complice. Per il tunisino , sono così scattate le manette in esecuzione di un fermo di indiziato di delitto per “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Accusa questa, per la quale è stato denunciato in stato di libertà anche un secondo connazionale, mentre i rimanenti quattro sono stati segnalati alla procura della Repubblica di Agrigento per ingresso illegale nel territorio dello stato.

Recuperato grosso carico di sigarette

Una trentina di scatole galleggiavano in mare, a circa 4 miglia dalla costa di Porto Palo di Menfi. Ad accorgersene e a recuperarle sono state le motovedette della Guardia di finanza di Sciacca. Non è stato affatto semplice, ma i finanzieri sono riusciti a trasferire le scatole al molo di Gaia di Garaffe.

All’interno delle scatole – e non è stato difficile scoprirlo – c’erano delle stecche di sigarette di probabile provenienza nordafricana. Non è chiaro perché i contrabbandieri possano aver all’improvviso abbandonato in mare un carico così “importante” di sigarette. Forse temevano qualche controllo. Forse si sono allarmati per aver notato delle motovedette che pattugliavano la costa. Spetterà, naturalmente, alle indagini accertarlo, facendo chiarezza.

La Procura della Repubblica di Sciacca ha, naturalmente, aperto un fascicolo di inchiesta. Al momento è fitto, anzi categorico, il riserbo degli investigatori di Sciacca e di Agrigento che non lasciano trapelare alcuna indiscrezione.

Sbarco di migranti a Siculiana: la testimonianza di un bagnante. La Procura indaga

Aperto il canale, si teme adesso una nuova ondata di sbarchi sulle coste agrigentine, ieri un barcone è giunto all’ora di pranzo con il suo carico di essere umani sulla spiaggia “pietre cadute” in territorio di Siculiana. Una settantina di giovani nord africani, che dalle testimonianze raccolte tra i bagnanti presenti, sarebbero stati osservati a vista da un’imbarcazione delle autorità marittime, nonostante la “scorta” però i migranti, sempre secondo alcuni testimoni, sono scesi liberamente in spiaggia per poi dileguarsi. Le forze dell’ordine, sarebbero giunte sull’arenile dopo circa 90 minuti dallo sbarco che è anche stato documentato con gli smartphone dalle persone presenti in spiaggia. Estese poi le ricerche, una ventina di migranti, alcuni dei quali intercettati lungo la Strada Statale 115, sono poi stati accompagnati presso la stazione Carabinieri di Siculiana, mentre le fiamme gialle hanno sequestrato alcuni zaini abbandonati in spiaggia. Su questo sbarco, la Procura della Repubblica di Agrigento ha aperto un’inchiesta, sui presunti ritardi delle operazioni di terra denunciati anche dal turista il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio dice che serve un maggiore coordinamento tra le forze dell’ordine. Intanto, sulle modalità di controllo effettuate dalla Capitaneria di Porto, dal comando empedoclino di via Gioeni dicono di aver applicato le regole di ingaggio, l’equipaggio della motovedetta che ha affiancato il barcone avrebbe intimato l’alt, l’imbarcazione dei migranti però ha continuato dritto verso la riva, il poco pescaggio, sempre secondo la versione della Capitaneria, non avrebbe consentito all’unità navale di seguire il barcone. Intanto in mattinata un altro sbarco si è verificato in territorio di Sciacca, nei pressi di torre Macauda.

Nel Tg di oggi anche l’intervista telefonica al comandante della C.P. Di Porto Empedcole Filippo Maria Parisi

Siculiana (Ag). Barcone di migranti arriva sulla spiaggia di c.da “pietre cadute” i bagnanti: erano scortati dalle autorità

Un altro barcone è giunto all’ora di pranzo con il suo carico di essere umani, questa volta è accaduto sulla spiaggia “pietre cadute” sempre in territorio di Siculiana. Una settantina di giovani nord africani, che dalle testimonianze raccolte tra i bagnanti presenti, sarebbero stati osservati a vista da un’imbarcazione delle autorità marittime, nonostante la “scorta” però i migranti, sempre secondo alcuni testimoni, sono scesi liberamente in spiaggia per poi dileguarsi. Le forze dell’ordine, sarebbero giunte sull’arenile dopo circa 90 minuti lo sbarco che è anche stato documentato con gli smartphone dalle persone presenti in spiaggia. Estese poi le ricerche, una quindicina di migranti sono stati intercettati ed accompagnati presso la caserma stazione Carabinieri di Siculiana, mentre le fiamme gialle hanno sequestrato alcuni zaini abbandonati in spiaggia.

Canicattì. Fiamme Gialle in azione in un noto locale della movìda

9 dipendenti in nero sono stati scoperti dai militari della Guardia di Finanza in un noto locale della movida canicattinese. Si tratta di camerieri, barman e cuochi che l’impresa aveva impiegato senza però assolvere ai doveri previsti dalla Legge. Tenuto conto che i lavoratori non assunti sono risultati superiori al 20 % dei dipendenti regolarmente occupati dell’impresa controllata, i finanziari hanno proceduto alla segnalazione dell’azienda all’Ispettorato del lavoro.

Opere abusive su terreni demaniali, raffica di sequestri e denunce

Gazebo, piattaforme in cemento, scale e discese al mare: la Guardia di finanza di Porto Empedocle ha messo sotto sequestro diverse zone demaniali che hanno comportato la modifica della scogliera, la realizzazione di terrazzamenti in cemento, scalinate, discese a mare e punti d’ormeggio. Il tutto lungo la fascia costiera da Porto Empedocle a Siculiana Marina attraversando anche la “Scala dei Turchi” di Realmonte. Individuate quindici opere abusive e denunciate 10 persone, oltre a 10 in corso di identificazione, alle quali sono stati contestati i reati di occupazione abusiva di demanio marittimo, distruzione e deturpamento di bellezze naturali, realizzazione di opere edilizie in assenza di permesso di costruire in zone sottoposte a vincolo paesaggistico. “In particolare- fa sapere la guardia di Finanza- al termine dell’attività di monitoraggio ed ispezione della costa, durata diversi mesi e portata avanti anche con l’ausilio delle unità navali, sono state individuate diverse opere sul pubblico demanio marittimo, realizzate abusivamente con evidenti danni per l’ambiente costiero”.Le attività, dirette dalla Procura della Repubblica di Agrigento, proseguiranno per individuare eventuali altri responsabili.

Lotta alla contraffazione, blitz interforze ad Agrigento

Controlli interforze contro l’abusivismo commerciale e la contraffazione nel week-end trascorso a San Leone. Le verifiche  dei finanzieri, poliziotti, carabinieri e vigili urbani sono scattate nei marciapiedi del lungomare Falcone e Borsellino, zona tradizionalmente invasa dalle bancarelle dei venditori ambulanti che espongono tranquillamente prodotti con marchi contraffatti. E’ inutile dire che alla vista delle forze dell’ordine, molti extracomunitari si sono dati alla fuga riuscendo quindi a scampare ai controlli che comunque hanno portato alla denuncia a piede libero di  un cittadino senegalese e al sequestro di numerosi capi di abbigliamento ed accessori, riportanti marchi di note griffe italiane ed estere.

Gdf sequestra 800 grammi di hashish grazie al fiuto di “Tasko”

Il fiuto di “Tasko”, il cane della Guardia di finanza, ha “incastrato”, alla stazione ferroviaria di Agrigento, un palermitano ventisettenne. E’ stato trovato in possesso di otto panetti di hashish, occultati dentro una borsa a tracolla, per un peso complessivo di 800 grammi.  Le Fiamme gialle, ieri pomeriggio, hanno effettuato – nell’ambito di una costante azione di prevenzione e repressione del traffico illecito e della commercializzazione di sostanze stupefacenti – un controllo alla stazione ferroviaria di Agrigento. C’erano anche le unità cinofile. E “Tasko” non s’è fatto sfuggire il giovane, proveniente dalla stazione di Bagheria, che aveva la droga. Il ventisettenne, A. M. G., è stato arrestato per l’ipotesi di reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.  I finanzieri hanno accertato anche che, al momento dell’arresto, il giovane era sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Dopo le formalità di rito, il giovane è stato accompagnato alla casa circondariale di contrada Petrusa.

Nessun provvedimento disciplinare per i furbetti dell’ospedale di Ribera: i nomi degli indagati

L’operazione “Ghost Rider” di ieri a Ribera sui “furbetti” dell’Ospedale evidenzia ancora una volta una situazione patologica nella pubblica amministrazione. Intanto sui 34 indagati, accusati a vario titolo anche di truffa, peculato e interruzione di pubblico servizio, l’Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento non ha emesso nessun provvedimento disciplinare. “Abbiamo piena fiducia nella magistratura” dicono dall’ufficio stampa dell’ASP. In molti si sarebbero aspettati quantomeno la sospensione dei dipendenti pubblici che, come testimoniano le immagini immortalate dai finanzieri di Sciacca, timbravano il cartellino per se e per gli altri e in alcuni casi, durante le ore del servizio, anziché prestare quel lavoro per cui sono pagati, preferivano allontanarsi dall’ufficio per motivi personali, paradossale la dipendente che durante le ore di lavoro si reca in parrucchiera per fare la piega. Dall’Azienda Sanitaria Provinciale dicono che prima di prendere dei provvedimenti disciplinari verso i dipendenti presunti infedeli, devono leggere le carte. Quindi per chi si aspettava l’allontanamento momentaneo degli indagati dall’Ospedale fratelli “Paralapiano” e chi ancora, attendeva una dichiarazione dei vertici aziendali nel quale si annunciava, non solo la sospensione dei furbetti ma anche l’annuncio, nel caso di condanna definitiva degli indagati, di un licenziamento con annessa richiesta di risarcimento da parte dell’ASP” c’è sicuramente rammarico per un quadro che ben descrive il sistema Italia. Ma dicevamo che sono 34 gli indagati, tra medici, infermieri e personale amministrativo dell’ospedale crispino. L’inchiesta è coordinata dal Procuratore di Sciacca Roberta Buzzolani e dai sostituti Michele Marrone e Christian Del Turco. Le indagini sono scaturite da segnalazioni anonime e comprendono un periodo tra ottobre 2016 e febbraio 2017. Il Gip del Tribunale di Sciacca, Alberto Davico, per 7 di loro ha disposto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, si trata di : Davide Caico, 46 anni, consigliere comunale di Ribera, Felice Milioto, 51 anni, consigliere di Cianciana, Silvana e Serafino Galletta, rispettivamente di 62 e 69 anni entrambi di Ribera, Giovanni Marù, 66 anni di Gela; Carmelo Tortorici, 60 anni di Ribera e Vincenzo Caternicchia, 57 anni di Ribera. Ci sono altri due consiglieri comunali coinvolti nell’inchiesta: Nino Aquilino, 61 anni, di Cattolica Eraclea, e Giovanni Angelo Panarisi, 58 anni, di Montallegro. Per loro la notifica della conclusione delle indagini insieme a Nino Riggi, 61 anni, di Ribera; Calogero Triolo, 67 anni, di Agrigento; Paola Veneziano, 45 anni, di Ribera; Calogero Schifano, 62 anni, di Favara; Liborio Saladino, 54 anni, di Sciacca; Francesco Russo, 48 anni, di Ribera; Maria Vaccaro, 62 anni, di Ribera; Francesco Baiamonte, 53 anni, di Ribera; Maria Garufi, 59 anni, di Cattolica Eraclea; Salvatore Aiello, 62 anni, di Mazara del Vallo; Salvatore Dimino, 56 anni, di Menfi; Francesco Alfano, 43 anni, di Agrigento; ed ancora: Francesco Virgadamo, 62 anni, di Burgio; Antonio Scaglione, 56 anni, di Ribera; Lucia Sarullo, 55 anni, di Ribera; Pasquale Piazza, 54 anni, di Cattolica Eraclea; Maria Fiammetta Tararà, 62 anni, di San Biagio Platani; Antonino Russo, 49 anni, di Ribera; Alfonso Di Maria, 49 anni, di Agrigento; Antonio Pagano, 48 anni, di Lucca Sicula; Nicolò Colletti, 64 anni, di Santa Margherita Belice; Giuseppe Comparetto, 57 anni, di Agrigento; Vincenzo Craparo, 44 anni di Sciacca; Vincenzo Tramuta, 48 anni di Ribera e Anna Maria Bono, 52 anni di Marsala.

 

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“Assenteismo e false certificazioni” maxi blitz all’ ospedale “Parlapiano”

C’era chi durante l’orario d’ufficio andava a fare shopping e chi dal parrucchiere. C’erano medici fiscali pronti a compilare i referti della visita senza aver mai visto il paziente e personale del 118 che con l’ambulanza andava a comprare frutta e verdura. Trentaquattro tra medici, infermieri e personale sanitario dell’ospedale Fratelli Parlapiano di Ribera sono stati denunciati per assenteismo. A partire dalle prime ore di questa mattina i militari della Guardia di finanza di Sciacca hanno eseguito sette ordinanze applicative della misura cautelare personale dell’obbligo di firma e notificato ventisette provvedimenti di conclusione delle indagini per ipotesi di reato legate all’assenteismo. I reati contestati sono la truffa ai danni di un ente pubblico e, in alcuni casi, il peculato, l’interruzione di pubblico servizio nonché reati di false certificazioni. Tra i numerosi soggetti sottoposti ad attività investigativa, quattro rivestono anche il ruolo di consigliere comunale presso vari comuni dell’Agrigentino. – Per sette degli indagati, inoltre, il gip di Sciacca ha emesso, su richiesta della locale Procura, altrettante ordinanze di custodia cautelare di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Le indagini, protrattesi per alcuni mesi, vedono coinvolti medici, infermieri e ausiliari in servizio nel nosocomio. Al termine di numerosi sopralluoghi, appostamenti e pedinamenti, svolti dalla Compagnia della Guardia di finanza di Sciacca guidata dal capitano Luigi Carluccio è emerso un vero e proprio sistema di illeciti. “In particolare, spiegano le Fiamme gialle, l’attività d’indagine, eseguita anche con il ricorso alla strumentazione tecnica, ha evidenziato una vasta ed eterogenea serie di illeciti come la timbratura cumulativa dei cartellini di presenza per coprire l’abituale allontanamento di dipendenti e dirigenti medici per tornare o rimanere a casa propria o, ancora, dedicarsi ad altri impegni personali o familiari».  C’era una dipendente sanitaria periodicamente intenta a fare spese durante l’orario di ufficio e un’altra che si recava abitualmente dal parrucchiere.
Gli investigatori hanno accertato che alcuni dei medici responsabili delle visite fiscali si limitavano a compilare il referto della visita richiesta dai datori di lavoro senza procedere all’effettuazione della visita e, talvolta, senza neppure avere alcun contatto con il paziente. «In tal modo, il medico fiscale, oltre a vanificare la funzione stessa della visita fiscale – dicono dalla Guardia di finanza -, maturava indebitamente il diritto alle indennità previste per le visite mediche domiciliari».

Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, due arresti

Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, custodia cautelare in carcere per due menfitani. Secondo quanto riferice l’edizione odierna del Giornale di Sicilia, Felice Montalbano di 58 anni e Pietro Bono di 64, sono stati arrestati dalla della guardia di finanza, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I due uomini di Menfi, avrebbero dato un aiuto per la custodia di una barca utilizzata per il trasporto di migranti.  L’arresto rientra nell’operazione “Scorpion fish”.  Felice Montalbano avrebbe messo a disposizione anche un appartamento.  Piero Bono è assistito legalmente da Accursio Gagliano.

243°anniversario di fondazione della GdF: il bilancio dei primi 5 mesi dell’anno

Celebrazioni in forma privata oggi al Comando Provinciale di Agrigento in occasione del 243° anniversario del Corpo della Guardia di Finanza, come da tradizione, in concomitanza alle manifestazioni indette per festeggiare l’annuale le fiamme gialle tracciano un bilancio parziale delle attività svolte.

Dal primo gennaio al 31 magio scorsi, i Reparti della provincia di Agrigento, hanno eseguito 910 interventi. Sul fronte del contrasto all’evasione, all’elusione e alle frodi fiscali, spiccano, da un lato, l’individuazione di 19 soggetti totalmente sconosciuti al fisco, e, dall’altro, la segnalazione, alle Procure della Repubblica competenti, di 27 responsabili di reati fiscali e la scoperta di 17 lavoratori irregolari o in nero presso le ditte controllate.

Con l’esecuzione di circa 500 controlli sulla circolazione delle merci e sui prodotti sottoposti ad accise con segnalazione all’Agenzia delle Entrate di una base imponibile sottratta alla tassazione di circa 35 mln. di euro. Per quanto riguarda la tutela della spesa pubblica, i numeri conseguiti dalle Fiamme Gialle nella provincia di Agrigento si riferiscono ai contributi che a vario titolo l’Unione Europea, lo Stato, e gli Enti Locali erogano a sostegno delle imprese e dei cittadini. Nel settore dei fondi strutturali sono stati controllati contributi per circa 75 mila euro per la parte indebitamente percepita e sono stati denunciati alla competente Autorità Giudiziaria ed agli Enti erogatori 5 soggetti. Per quanto riguarda invece il settore della politica agricola e della pesca, sono stati controllati contributi per circa 27 mila euro, dei quali oltre 21 mila euro indebitamente percepiti e una denuncia.

Sul fronte spesa previdenziale sono stati controllati contributi per oltre 1 mln €, dei quali 943 mila € euro indebitamente percepiti e.190 soggetti denunciati. Durante le attività anticorruzione invece le denunce elevate dalle fiamme gialle sono state 26, tra questi anche 20 pubblici ufficiali accusati di peculato. Nel mirino dei finanzieri anche il contrasto al finanziamento del terrorismo internazionale, con l’esecuzione di 50 controlli ai clienti di Money Transfer, di cui 17 su attivazione del . Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo, nel corso dei quali sono stati identificati 78 soggetti, di cui 62 extracomunitari, con 1 denunciato a piede libero; Naturalmente la Guardia di Finanza di Agrigento si è occupata anche di contrasto ad altre forme di illiceità in particolare: nel settore antidroga sono stati 35 gli interventi effettuati che hanno portato al sequestro di circa 1,4 Kg. di sostanze stupefacenti de all’arresto di 3 corrieri – di cui 2 colti in in flagranza di reato.

Per quanto riguarda invece la lotta alla contraffazione e tutela del made in Italy, in 18 interventi sono state denunciate per contraffazione 16 persone, sequestrati circa 3.500 prodotti, o perché falsi (contraffatti) o perché ritenuti pericolosi per la salute, nonché circa 855 Kg di prodotti agro-alimentari non genuini; Naturalmente nel bilancio dei primi 5 mesi dell’anno rientrano gli sforzi compiuti dal Corpo sull’Isola di Lampedusa in materia di contrasto all’immigrazione clandestina.

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Non hanno emesso lo scontrino fiscale, elevate 400 sanzioni dalla gdf

Sono circa 400, dall’inizio dell’anno fino a metà mese, le sanzioni elevate a carico di altrettanti esercenti commerciali che hanno “dimenticato” di fare lo scontrino fiscale ai propri clienti. La percentuale di irregolari sfiora, dunque, secondo quanto riporta il quotidiano La Sicilia, il 40 per cento. I controlli sono stati effettuati dalla Guardia di finanza e le verifiche – due su cinque – hanno decretato la sanzione amministrativa.

I controlli, fatti dai finanzieri in borghese, hanno riguardato bar, pizzerie, fruttivendoli, ristoranti, panifici, negozi di abbigliamento e supermercati.

Ritrovate 122 maioliche decorative Settecentesche, un denunciato

E’ stato definito un ritrovamento di beni di interesse storico-artistico senza precedenti. Lo ha portato a termine la guardia di finanza di Agrigento. 122 maioliche decorative che compongono l’intera facciata della tomba gentilizia “Virgadamo” – rubata negli scorsi anni a Burgio – sono state ritrovate dalla fiamme gialle. Un saccense è stato denunciato, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica per ricettazione ed illecito impossessamento di reperti di interesse storico-artistico.

L’attività investigativa, per la tutela del patrimonio artistico e culturale, lo scorso mese, aveva permesso di individuare e sequestrare numerosi reperti d’età bizantina ritrovati a casa di un pensionato di Sciacca che uniti alle 122 maioliche decorative sequestrate consentono l’intera ricostruzione della facciata della sepoltura. I reperti in ceramica Settecentesca fungevano, infatti, in origine, da mosaico ornamentale alla tomba ed erano stati rubati nei primi anni del 2000.La tomba gentilizia “Virgadamo”, quale espressione unica di artigianato locale, era stata tutelata con un decreto della Sovrintendenza ai Beni culturali di Agrigento perché ritenuta di interesse storico-artistico ed etnoantropologico.

L’attività investigativa è stata coordinata dal procuratore di Sciacca Roberta Buzzolani e dal sostituto Christian Del Turco.

La cronaca del fine settimana nell’agrigentino

Un week – end di lavoro, quello appena trascorso per le forze dell’ordine impegnate nell’agrigentino in diverse attività. Nella serata di sabato, i carabinieri di Licata, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, su richiesta della Procura della Repubblica, hanno arrestato un pastore romeno di 22 anni , domiciliato a Naro. Il giovane è accusato dei reati di concorso in detenzione abusiva di arma clandestina e munizioni. Il 22enne è stato trovato in possesso di una pistola marca beretta, calibro 9 con le relative munizioni , arma che secondo i militari, sarebbe stata utilizzata da un romeno lo scorso 20 gennaio per togliersi la vita. Sul fronte antidroga invece, dopo i massicci controlli eseguiti dai Carabinieri venerdì scorso a Favara, i militari stavolta sono entrati in azione ad Agrigento, dove grazie all’ausilio di unita’ cinofila della guardia di finanza, hanno arrestato tre cittadini extracomunitari, rispettivamente di 33, 27 e 20 anni per detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio. All’interno di un appartamento , in via Gallo, ad Agrigento, i tre sono stati trovati in possesso di 169 grammi di hashish, suddivisa in diversi involucri di cellophane, 2 bilancini di precisione, 2 coltelli da cucina anneriti e imbrattati di sostanza resinosa. Inoltre , da un controllo effettuato nella banca dati , e’ risultato che a carico di due dei tre arrestati, risultano anche provvedimenti di espulsione dal territorio nazionale. Singolare vicenda invece a Porto Empedocle, dove uno sprovveduto automobilista di 27 anni, è stato beccato dalla Polizia, per due volte in 24 ore, alla guida di un’automobile senza che lo stesso fosse in possesso della patente perchè revocata. L’uomo, in un solo giorno ha rimediato sanzioni per circa 10 mila oltre al sequestro di due autovetture, la prima intestata alla moglie e la seconda ad un amico. Restando a Porto Empedocle, gli agenti della sezione Volanti di Agrigento hanno avviato le indagini su un presunto atto intimidatorio avvenuto sabato notte in via Platani, dove, ignoti, hanno cosparso di liquido infiammabile il portone d’ingresso di un’abitazione ed appiccato il fuoco che però è stato tempestivamente spento dai Vigili del Fuoco, senza fortunatamente provocare ulteriori danni allo stabile. Week end sicuramente movimentato nel centro empedoclino, dove gli agenti del locale commissariato, coordinati dal vice questore aggiunto Cesare Castelli, hanno arrestato due uomini, si tratta di Gino Mendola, empedoclino ventottenne e del coetaneo Andrea Castellino di Cattolica Eraclea. I due sono accusati dei reati di resistenza a Pubblico Ufficiale, fabbricazione, detenzione e porto di armi in luogo pubblico. I due giovani, a bordo di un’auto condotta dall’empedoclino, avevano cercato di forzare un posto di blocco, nella fuga, avevano lanciato dal finestrino un oggetto in metallo, giunti in prossimità della zona lidi, i due hanno tentato la fuga a piedi, ma sono stati fermati dai poliziotti. Catsellino per un momento era anche riuscito a nascondersi tra gli scogli, ma è stato arrestato poco dopo. Complessivamente i due hanno cercato di liberarsi di 6 cartucce da caccia calibro 16, un fucile artigianale a canne mozze. Da una successiva perquisizione nella casa del Cattolicese poi, sono state trovate: una pistola a salve, un macete, e 16 cartucce calibro 16. Entrambi, sono stati trasferiti al Carcere Petrusa di Agrigento. A Santa Margherita di Belice invece, lungo la strada di collegamento a Menfi, un incidente stradale ha causato il ferimento di 7 giovani di ritorno da una serata di festa. Le conseguenze più gravi si sono avute per una ragazza di Menfi per la quale si è reso necessario anche il trasporto in elisoccorso a Palermo.

 

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Ribera. Le fiamme gialle sequestrano discarica abusiva

Operazione “Terra Buona” della Guardia di Finanza a Ribera dove è stata sequestrata una discarica abusiva adibita ad autodemolizioni. Il titolare, un sessantenne del luogo, è stato denunciato a piede libero per gestione dei rifiuti non autorizzata e ricettazione. L’indagine è stata coordinata dal sostituto procuratore di Sciacca, Alessandro Moffa. La superficie complessiva del terreno su cui insistevano le vecchie carcasse delle auto, è di circa 1000 metri quadrati.

 

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Guardia di Finanza dona 1.100 capi alla Caritas

Un bel regalo di Natale per i bisognosi. La Guardia di Fnianza, di Agrigento ha donato alla Caritas ben 1.100 capi di abbigliamento, tra giubbini, felpe , magliette, pantaloni e scarpe sequestrati durante i controlli effettuati nell’intera provincia agrigentina nel 2016. La consegna della merce sequestrata è finalizzata a dare un segnale di vicinanza concreta nei confronti delle persone più bisognose e a chi quotidianamente svolge una meritoria opera di solidarietà e aiuto alle fasce meno abbienti della popolazione. La consegna è frutto di una pluriennale collaborazione con la Curia Vescovile di Agrigento, la Prefettura e la locale Procura della Repubblica. “Attuando una procedura ormai consolidata- si legge in un comunicato stampa delle fiamme gialle- che vede protagonisti gli uomini della Caritas Diocesana e del Comando Provinciale di via Atenea, si è tentato anche quest’anno, non solo di dare una mano concreta a chi ha più bisogno, ma anche di cercare di indirizzare l’attenzione di tutti –e non solo quella degli addetti ai lavori –su un fenomeno, quale quello della vendita di merce falsa, che produce un’alterazione del mercato regolare e causa ingenti perdite a carico di chi disegna, produce o vende i prodotti originali, così da coinvolgere culturalmente la collettività nell’affermazione dei principi di libertà economica”. I capi saranno destinati, parte alle famiglie più indigenti, parte alle migliaia di persone che sbarcano quasi quotidianamente sulle nostre coste con mezzi di fortuna.

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Oro rosso: ancora al buio le contrade tra Favara, Agrigento e Naro visitate dai ladri di cavi

Ancora disagi per centinaia di famiglie agrigentine che da diverse settimane vivono senza l’energia elettrica, black out dovuti ai furti dei cavi Enel, una prassi criminale ormai consolidata in Provincia di Agrigento. I ripetuti atti depredatori infatti, nell’estate del 2015 avevano indotto la Prefettura ad istituire una speciale task force interforze per contrastare il fenomeno, operazioni annunciate anche alla presenza del ministro Angelino Alfano che però, obbiettivamente, non hanno prodotto risultati soddisfacenti, basti pensare ad esempio, che da circa tre settimane, ben sette contrade ricadenti nei territori comunali di Favara, Naro e Agrigento sono al buio, a queste recentemente si è aggiunta anche la contrada agrigentina di Burraitotto, dove operano numerose aziende agricole e che, probabilmente, rimarrà al buio anche per la prossima settimana.

I tecnici dell’Enel, stanno comunque lavorando incessantemente, ma l’entità dei furti è così grave da rallentare notevolmente i tempi di ripristino.

Disagi che, specie per le aziende, si tramutano inevitabilmente in perdite di natura economica.

Alimentare un’impresa mediante gruppi elettrogeni, ha un costo non indifferente che grava sul bilancio. Oltre alla crisi economica quindi, gli imprenditori che vivono questo problema, devono fare i conti anche con i ladri di oro rosso che operano in tutto l’hintreland con modalità consolidate e che nonostante, lo stesso modus operandi, riescono quasi sempre a farla franca.

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Mafia. Sequestrati beni al boss Leo Sutera

Le Fiamme Gialle hanno sequestrato beni mobili ed immobili, del valore complessivo di circa 400 mila euro, riconducibili al “professore” pseudonimo quest’ultimo di Leo Sutera, il 66enne di Sambuca ritenuto a capo del mandamento agrigentino di cosa nostra. Sutera, già condannato per mafia, secondo gli inquirenti è un uomo di fiducia del boss latitante Matteo Messina Denaro.

Su disposizione della seconda sezione penale – misure di prevenzione, del Tribunale di Agrigento, i sigilli sono scattati in: un villino ubicato nell’agro sambucese, alcuni appezzamenti di terreno siti nello stesso comune, quote societarie di un esercizio commerciale di Sciacca ed ancora, a dei cavalli custoditi in un maneggio di Sambuca di Sicilia e su diversi conti riconducibili allo stesso Sutera e ai propri congiunti. La notifica dell’ordinanza di sequestro è stata curata dagli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Agrigento.

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Assunzioni “fantasma”

Assunzioni “fantasma” che avrebbero garantito finte giornate di lavoro a 32 persone con truffa pari a 150mila euro. Le ha scoperte la guardia di finanza di Canicattì, nell’ambito di un’operazione denominata “le anime morte” che ha consentito di denunciare due titolari di aziende agricole e 32 falsi lavoratoti. Le fiamme gialle su ordine dal sostituto procuratore delle Repubblica di Agrigento , Andrea Maggioni, passando al setaccio la documentazione contabile hanno smascherato rapporti di lavoro in realtà del tutto inesistenti per i quali l’I.n.p.s ha erogato indennità, negli anni 2008, 2009, 2010 e 2011, assistenziali e previdenziali (disoccupazione, maternità e malattia). Il presupposto per aver titolo all’erogazione dell’indennità è, oltre allo stato di disoccupazione, quello di aver svolto nell’anno di riferimento attività bracciantile per un numero minimo di giornate lavorative. Numerosi gli elementi che hanno portato i finanzieri a dimostrare la fittizietà delle imprese agricole coinvolte come, ad esempio, la completa assenza di sedi operative, l’omessa presentazione delle previste dichiarazioni dei redditi, l’assenza dei requisiti minimi necessari per poter svolgere una qualsiasi attività d’impresa agricola.

L’accusa per tutti è di truffa aggravata ai danni dell’Inps.

L’operazione ha confermato la gravità e l’estensione del fenomeno delle truffe ai danni dell’istituto previdenziale collegate alle false assunzioni di braccianti agricoli, metodiche fraudolente particolarmente diffuse nelle zone la cui economia vede una forte presenza dell’agricoltura .

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Santa Margherita di Belìce. Giovane pusher incastrato dal cane Tasko

Anthony Oddo, 21 anni di Santa Margherita di Belìce è stato arrestato dagli uomini della Guardia di Finanza di Sciacca per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Il Giovane, aveva occultato a bordo della sua auto, due panetti di hashish del peso complessivo di 200 grammi. Ad incastrare il pusher, il fiuto del cane “Tasko”. Epletate le formalità di rito, al 21enne sono stati concessi gli arresti domiciliari. [kkstarratings][wp-rss-aggregator]

Usura. Maxi sequestro ai canicattinesi Marturana

Beni mobili e immobili per un valore complessivo di circa 2 milioni di euro, sono stati sequestrati ai fratelli canicattinesi Gaetano e Roberto Marturana, rispettivamente di 51 e 38 anni ed alla loro madre, Angela Luvaro di 74 anni. Il provvedimento è stato emesso Operazione “Tie Break”, sequestrato il patrimonio dei fratelli Marturana, dalla sezione misure di prevenzione del tribunale di Agrigento, ed è stato eseguito dalla sezione anticrimine della Polizia di Agrigento in collaborazione con gli uomini del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza. I Marturana, coinvolti nell’operazione “Tie Break”, secondo gli inquirenti, devono la loro fortuna alle attività di usura. Ricordiamo che l’operazione “Tie Break” scattò nel settembre 1998 quando finirono in carcere più di venti persone. Tra di loro anche professionisti e bancari. Il processo si è concluso nel 2010 con undici condanne per complessivi 66 anni di carcere, 31 mila euro di multa e quasi 16 mila euro quale provvisionale di risarcimento danni alle parti civili. La condanna più pesante, 13 anni di carcere, era stata emessa per Gaetano Marturana ritenuto la mente dell’organizzazione di usurai. Condannata era stata anche la madre, Angela Luvaro, complessivamente a a 7 anni di reclusione, ed il 38enne fratello minore, Roberto Marturana, a 5 anni. In mattinata i dettagli dell’operazione sono stati illustrati alla Questura di Agrigento nel corso di una conferenza congiunta tra Polizia e Fiamme Gialle. [kkstarratings][wp-rss-aggregator]