Tragedia nell’Agrigentino, 21enne travolta da un’auto

È stata falciata sulla SS 123 mentre camminava al margine della strada nel tratto che collega Campobello di Licata e Canicattì. È morta sul colpo Jasmin Bono di 21 anni, di Porto Empedocle.

Sul posto è arrivata un’ambulanza con personale medico a bordo che ha potuto soltanto constatare la morte della ragazza. L’incidente è avvenuto al chilometro 8. Sul posto hanno effettuato i rilievi di carabinieri di Licata.

Il conducente dell’auto si era inizialmente allontanato ed è stato poi rintracciato dai carabinieri di Licata. Si tratta di un uomo di 43 anni di Canicattì che ha ammesso le proprie responsabilità. Per il momento è stato denunciato ma su di lui pendono le accuse di omicidio stradale e omissione di soccorso.

La ventunenne era ricoverata nel reparto presso il reparto di psichiatria dell’ospedale Barone Lombardo di Canicattì, dal quale si era allontanata volontariamente.

Cinque colpi di pistola contro l’auto e il furgone di un imprenditore

Cinque colpi di pistola – una calibro 9 – contro l’autovettura e il furgoncino del proprietario, un cinquantenne, di una onoranza funebre. Nessun dubbio, non per la polizia di Stato, sul fatto che, nei giorni scorsi sia stata messa a segno una intimidazione. I due mezzi, secondo quanto filtrato dal silenzio assoluto di investigatori e inquirenti, erano stati lasciati, a quanto pare, posteggiati sotto casa del proprietario ed è proprio lì che sono stati danneggiati, pesantemente, a colpi di pistola.

L’uomo ha, naturalmente, formalizzato denuncia contro ignoti e i poliziotti del commissariato di Palma di Montechiaro hanno avviato, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Agrigento, l’attività investigativa. 

Fiumi di cocaina e hashish fino a Lampedusa, 4 gli agrigentini finiti nei guai

Sono quattro gli agrigentini che sono rimasti coinvolti nel blitz antidroga denominato “Lampedusa”. Due –  Davide Licata di 32 anni e Salvatore Capraro di 29 – sono stati portati in carcere; uno: Calogero Vignera di 35 anni è stato posto ai domiciliari; obbligo di dimora invece per Angelo Cardella di 46 anni.  L’inchiesta – coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e messa in campo dalla polizia – è partita nel luglio del 2016 ed è durata fino a dicembre dell’anno successivo. Lo spaccato, fatto emergere dalle indagini, è allarmante: vi sarebbe stata all’opera una associazione a delinquere dedita al traffico e spaccio di cocaina, hashish e marijuana. “Roba” reperita, tra l’altro, in territorio calabrese e destinata poi ad essere smerciata nei mercatini rionali del Palermitano, dell’Agrigentino e perfino sull’isola di Lampedusa. 

Scatta il blitz “Lampedusa”

La Polizia di Stato smantella un’articolazione criminale capace di veicolare un florido giro di stupefacenti in ambito interregionale che riforniva di droga anche l’isola di Lampedusa . Ed proprio “Lampedusa” il nome scelto dagli inquirenti per denominare l’operazione. Dalla Calabria, la droga smerciata raggiungeva anche l’isola più grande delle Pelagie. Dall’alba di oggi L’operazione della Polizia ha coinvolto molte province, sia in Calabria che in Sicilia. L’agrigentino è stato toccato dall’inchiesta che, al momento, vede il fermo di almeno 14 persone. Non solo hashish e marijuana ma anche cocaina: tutto ,parte dalla Calabria, lì dove la droga viene prodotta per poi essere spedita in Sicilia. Una volta sull’isola, i corrieri con le sostanze stupefacenti raggiungono quindi Palermo e, dal capoluogo siciliano, la droga viene spedita nelle piazze di spaccio di alcune province tra cui Agrigento. Il metodo utilizzato dall’organizzazione che ha in mano il traffico illecito di sostanze stupefacenti, appare molto semplice: come corrieri si sfruttano alcuni lavoratori dei mercati rionali ambulanti. Sono loro che, assieme alla merce che quotidianamente spostano per raggiungere le sedi dei mercati, trasportano la droga all’interno dei propri furgoni. Da qui la facilità con la quale diverse quantità di droga riescono a raggiungere la Sicilia dalla Calabria, fino a Lampedusa. Gli arresti sono stati effettuati dalle squadre mobili di Palermo, Agrigento e Siracusa: i provvedimenti di fermo sono stati firmati dal Gip del tribunale di Palermo su richiesta della Dda del capoluogo siciliano.

Agrigento, eroina e hashish nella borsetta: arrestata 50enne alla stazione centrale

Gli agenti della Squadra Mobile , guidati da Giovanni Minardi, hanno arrestato una 50enne di Agrigento in flagranza di reato per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini dello spaccio. La polizia è entrata in azione alla stazione centrale di Agrigento. Non appena fermata è subito scattata la perquisizione degli agenti che hanno trovato un panetto di hashish, tre dosi di eroina e tre flaconi di metadone. La donna, che trasportava la droga in borsa, deve rispondere del reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini dello spaccio.

Il gip ha convalidato l’arresto e ha disposto per lei l’obbligo di dimora in città.

Nascondeva in cantina 93 grammi di cocaina”, arrestato un 46enne

Sarebbe stato trovato in possesso di 93 grammi di cocaina, suddivisa in 7 involucri, ritenuta pronta per lo spaccio che, secondo le ricostruzioni della polizia, avrebbe potuto fruttare circa 9 mila euro. E’ per l’ipotesi di reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio che Mario Lo Zito, agrigentino di 46 anni, è stato arrestato dalla polizia.

Durante la mattinata di ieri, gli agenti della sezione “Volanti” della Questura di Agrigento hanno effettuato una raffica di controlli e perquisizioni per prevenire e contrastare il fenomeno dello spaccio. A dare man forte ai poliziotti anche “Tasko”, l’unità cinofila della Guardia di finanza. Durante la perquisizione, realizzata nel quartiere del Villaggio Peruzzo, è stata ritrovata la droga e vi sarebbero stati anche cinque grammi di un altro tipo di droga: verosimilmente marijuana e un bilancino di precisione che era “custodita” dentro una cantina.

Il sostituto procuratore di turno, titolare del fascicolo d’inchiesta immediatamente aperto, ha disposto per l’indagato gli arresti domiciliari.

Deteneva illegalmente un’arma e munizioni: denunciato 83enne

La squadra mobile di Agrigento ha denuciato un agrigentino di 83 anni in quanto colto nella flagranza del reato di detenzione illegale di arma da fuoco e munizioni. L’operazione di polizia ha visto impegnati gli agenti della Squadra Mobile che hanno effettuato una serie di perquisizioni alla ricerca di armi e droga. Nel corso di una perquisizione domiciliare effettuata in un immobile nella disponibilità dell’anziano, i poliziotti hanno rivenuto un revolver, perfettamente funzionante e pronto all’suo, e diverse munizioni detenuti illegalmente che sono stati sottoposti a sequestro per i successivi accertamenti balistici.

Nuovo arresto per boss agrigentino Leo Sutera e tre fiancheggiatori

Nuovo arresto per il boss agrigentino Leo Sutera. Quattro ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip del tribunale di Palermo su richiesta della Dda, sono state eseguite dal servizio centrale operativo e delle Squadre Mobili delle Questure di Palermo e Agrigento. I provvedimenti riguardano il boss di Sambuca di Sicilia Leo Sutera, 68 anni, ritenuto al vertice dell’organizzazione mafiosa Cosa nostra nella provincia agrigentina, Giuseppe Tabone, 53 anni, Maria Salvato, 55 anni, e Vito Vaccaro di 57 anni.A Sutera il provvedimento è stato notificato nel reparto detenuti dell’ospedale Civico di Palermo dove è attualmente. Gli è stato contestato il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso. Agli altri tre il favoreggiamento personale aggravato dall’avere agevolato l’attività di Cosa Nostra. Il capomafia sambucese, che avrebbe fatto parte della cerchia ristretta dei soggetti in contatto con il latitante trapanese Matteo Messina Denaro, era stato tratto in arresto lo scorso 28 ottobre in esecuzione di un decreto di fermo di indiziato di delitto emesso a suo carico dalla Dda di Palermo. L’ordinanza di oggi arriva dopo un’indagine iniziata nel 2015 “che ha consentito di ricostruire gli interessi criminali di Sutera e le responsabilità dei suoi sodali”, rende noto la Questura di Agrigento. “Sutera avrebbe impartito direttive attraverso la costante partecipazione a riunioni ed incontri con gli altri associati e presieduto a tutte le relative attività e affari illeciti, curando la gestione delle interferenze nella realizzazione delle opere oggetto di appalti e opere pubbliche, nonché assicurando il collegando con altre articolazioni territoriali di Cosa Nostra”, spiega la questura. Il boss, secondo quanto emerge dall’inchiesta, avrebbe potuto contare sull’apporto di Giuseppe Tabone, Maria Salvato e Vito Vaccaro. “I tre indagati sono stati particolarmente attivi nell’aiutare il capomafia – ricostruisce la questura di Agrigento – aiutandolo ad eludere le indagini, salvaguardandone gli spostamenti e la comunicazione”. Tabone e Salvato lo avrebbero tenuto costantemente informato dell’esistenza di telecamere e di possibili attività investigative nei suoi confronti, mentre Vaccaro avrebbe anche messo a sua disposizione mezzi e risorse, tra cui un immobile da destinare ad incontri riservati.

Agrigento: la Polizia ferma uno scafista

La Polizia di Stato ha arrestato un sudanese, 25 anni, ritenuto responsabile del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina perché, in concorso con altri soggetti, trasportava nel territorio italiano altri diciassette cittadini extracomunitari a bordo di un natante in vetroresina della lunghezza di 5 metri, proveniente dal Nord Africa. Le attività investigative , avviate immediatamente dopo lo sbarco avvenuto a Lampedusa lo scorso 8 novembre , hanno fatto emergere che il fermato aveva condotto l’imbarcazione per tutta la durata della traversata in mare. Nel corso del procedimento penale risulta indagato anche un altro soggetto, di nazionalità algerina il quale, oltre ad utilizzare la bussola ed indicare la rotta da seguire, avrebbe anche rifornito il natante di carburante durante la navigazione.

Era ricercato: arrestato 29enne

La Polizia di Stato di Canicattì, diretta dal vice questore, Cesare Castelli, ha arrestato, in esecuzione di ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica al Tribunale di Roma, il rumeno Ioan Alexandu MITREA , 29 anni, residente in Inghilterra ma di fatto domiciliato in un paese di questa provincia.

Era ricercato in ambito nazionale poiché doveva scontare in carcere una pena definitiva di 4 anni e 7 mesi di reclusione poiché tratto arrestato da personale della Questura di Roma e ritenuto colpevole, con sentenza definitiva, del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, è maturato nel corso di una vasta operazione anticrimine disposta dal Questore Maurizio Auriemma nel territorio di Canicattì, e condotta dal personale del locale Commissariato di polizia. L’arrestato è stato sorpreso dalle pattuglie dell’Ufficio all’interno di un noto bar del centro cittadino canicattinese, tra gli avventori dell’esercizio commerciale, e condotto, dopo gli adempimenti di rito. Nell’operazione della polizia, attuata anche con l’ausilio degli equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine “Sicilia Occidentale” di Palermo e della Sezione Polizia Stradale di Agrigento, sono stati effettuati 9 posti di controllo in tutto il territorio comunale, identificate 91 persone, controllati 51 veicoli, elevate 17 contravvenzioni al Codice della Strada, 26 persone sono state controllate per accertare l’eventuale guida in stato di ebbrezza alcoolica , sono stati effettuati 3 attenti controlli amministrativi ad esercizio pubblici e sono stati controllate diverse persone sottoposte a misure alternative alla detenzione .  

Aveva droga in casa: arrestato

A Canicattì, la Polizia di Stato ha arrestato, ai domiciliari, un 33enne colto nella flagranza del reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Nel corso di una perquisizione eseguita nell’abitazione dell’uomo, gli agenti hanno rinvenuto due involucri contenenti marijuana, per un peso complessivo di 79,7 grammi.

E’ annegato cercando di raggiungere il peschereccio che stava salvando i connazionali: due fermi

La Squadra Mobile di Agrigento ha fermato, in esecuzione di un provvedimento della Procura, un nigeriano e un egiziano ritenuti responsabili di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I due presunti scafisti avrebbero trasportato, uno pilotando e l’altro gestendo la bussola, 40 extracomunitari a bordo di un gommone proveniente dalle coste libiche. Gommone, salpato lo scorso 8 novembre, che dopo 2 giorni di navigazione è andato in avaria ed è rimasto in balia delle onde. Il gruppo di migranti è riuscito ad avvicinarsi ad un peschereccio e alcuni degli extracomunitari si sono tuffati in mare, aggrappandosi alle reti da pesca. L’equipaggio del peschereccio ha tratto in salvo tutti i migranti, ma a causa del buio e del mare in tempesta non hanno potuto rendersi conto che, uno dei profughi che si era gettato in acqua nel tentativo di raggiungere il peschereccio e mettersi in salvo, è annegato. 

“Nascondeva hashish, semi di marijuana e una piccola serra”: arrestato

Un panetto, 10 stecchette già confezionate e piccoli frammenti di hashish. Trovata la “roba”, durante una perquisizione personale e domiciliare, i poliziotti del commissariato “Frontiera” di Porto Empedocle hanno fatto scattare l’arresto. A finire nei guai, in flagranza di reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, è stato Marco Inguanta di 38 anni, residente ad Agrigento. I poliziotti avrebbero trovato l’uomo in possesso anche di “una mazzetta di bustine del tipo di quelle in cui erano confezionate le stecchette di ‘roba’ e di un cutter, oltre ad una vaschetta all’interno della quale erano posti due batuffoli di cotone idrofilo imbevuti e contenenti semi di marijuana di tre diverse varietà – ha ricostruito, ufficialmente, la Questura di Agrigento – .

Incendiato il portone di casa di un pescatore, aperta un’inchiesta

E’ stato incendiato il portone di casa – in via Malaga – di una coppia. Un gesto inquietante sul quale stanno, appunto, già indagando i poliziotti del commissariato di Licata. Agenti che hanno già sentito – come procedura investigativa impone – i residenti in quello stabile: una casalinga e il marito pescatore.

Non è escluso, secondo le prime battute investigative, che quell’incendio possa essere stato anche un raid vandalico. Così come gli investigatori non escludono un’ipotetica vendetta. Nessuno, in zona, a quanto pare, avrebbe visto, né tantomeno sentito nulla. Il che, chiaramente, non aiuta le indagini dei poliziotti del commissariato di Licata. I danni al portone non dovrebbero essere particolarmente gravi.

Ladri “ripuliscono” una sala giochi e centro scommesse di San Leone

Ladri “ripuliscono” una sala giochi e centro scommesse di San Leone. E’ accaduto nella notte fra martedì e ieri. Nessuno – mentre i criminali erano in azione – si è accorto di nulla, né avrebbe sentito rumori sospetti. La banda – difficile, infatti, ipotizzare che si sia messo al “lavoro” un solo malvivente – ha, dunque, agito in maniera indisturbata. Prima sono riusciti a forzare la porta di ingresso, poi hanno arraffato – dopo aver meticolosamente controllato ogni angolo dell’immobile – tutti i contanti che hanno trovato. Il bottino, ieri mattina, veniva quantificato in circa 3 mila euro.

Ma ad essere portata via è stata anche una macchinetta cambia soldi che conteneva altro denaro. La scoperta è stata fatta ieri mattina, al momento della riapertura dell’attività. Tutto è stato trovato rovistato e a soqquadro. Indagini in corso da parte della polizia.