Sicurezza sui luoghi di lavoro, controlli dei carabinieri

Continuano i controlli dei carabinieri finalizzati al contrasto del lavoro nero e a garanzia della sicurezza sui luoghi di lavoro, in particolare,  nel settore dell’ edilizia e della ristorazione.

A Sciacca denunciato il titolare di una impresa edile di Sciacca, ritenuto responsabile dell’utilizzo di un ponteggio non a norma, allestito per effettuare dei lavori di ripristino di un prospetto di edificio. A Montaperto è scattato un provvedimento di sospensione di una attività imprenditoriale per aver impiegato un lavoratore in nero. In totale le sanzioni amministrative ammontano a oltre 15.000 euro.

Creditori Cmc, si prospetta una soluzione.

Potrebbe sbloccarsi la vicenda degli operai della CMC  senza stipendi da due mesi e con la prospettiva del fallimento dell’impresa. E potrebbero riaprire i cantieri delcompletamento della Agrigento-Caltanissetta. Dopo le proteste, si delinea un’ipotesi di soluzione nella vertenza delle oltre 100 imprese siciliane creditrici del gruppo Cmc di Ravenna in crisi finanziaria, e dei 2.500 dipendenti. A seguito di una fitta serie di incontri a Roma, la Cmc ha dato indicazioni ad Anas di girare direttamente alle imprese alcuni pagamenti che l’ente ha in itinere, e che saranno determinanti ai fini della ripresa delle attività lavorative. Infatti alle imprese è stata chiesta una graduale riapertura dei cantieri. Le imprese incontreranno prossimamente i due general contractor per gli aspetti tecnici e attendono una convocazione a Roma, si spera la prossima settimana, a Palazzo Chigi, con i ministeri dei Trasporti e dello Sviluppo economico, con l’Anas, la Regione siciliana e la Cmc, per mettere a punto una soluzione normativa che consenta alla stessa Regione di anticipare il saldo delle spettanze pregresse, che poi recupererà nel tempo dalla Cmc.

Canicattì. Scoperti rifiuti interrati in un’area dove doveva sorgere un vigneto.

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A Canicattì, è scattato il sequestro di un’area estesa circa 20.000 metri quadrati, precedentemente adibita a cava di calcare. I carabinieri, nel corso di un sopralluogo, hanno scoperto che quella che doveva essere un’operazione di recupero ambientale, di fatto, altro non era invece che un vero e proprio illecito di natura ambientale. Il concime naturale detto “compost” doveva essere utilizzato per colmare il vuoto della ex cava di calcare in questione, dove si sarebbe dovuto successivamente impiantare un vigneto. In realtà, invece, i militari dell’Arma si sono accorti che nel terreno in questione della ex cava di contrada “Cazzola”, non vi era compost ma bensì rifiuti solidi urbani indifferenziati. Dall’esame approfondito delle zolle di terreno, i Carabinieri hanno visto saltare fuori lattine, bottiglie di plastica, bidoni, ceramiche, laterizi, paraurti di automobili e persino ornamenti funerari di marmo. Nella circostanza, è intervenuto anche personale dell’ARPA, che ha prelevato  campioni di acqua, per verificarne le caratteristiche chimico-fisiche. Ultimati gli accertamenti, per le violazioni riscontrate, i Carabinieri hanno posto i sigilli alla vasta area di circa 20.000 m.q., facendo scattare anche il sequestro delle macchine operatrici sorprese mentre stavano effettuando le illecite operazioni di interramento ed occultamento dei rifiuti. Oltre al sequestro dell’area in questione, con l’accusa di aver realizzato una discarica abusiva a cielo aperto, è scattata la denuncia all’Autorità Giudiziaria di un operatore sorpreso mentre stava manovrando una ruspa e di due amministratori della ditta che avrebbe dovuto svolgere le operazioni per colmare il vuoto della cava in questione.

Rumori molesti e diatribe da vicinato: scoppia la maxi rissa, 5 arresti e feriti in ospedale

Rumori molesti e varie diatribe di vicinato hanno fatto divampare, ieri sera, una maxi rissa a Licata. Cinque le persone – tutti uomini – che sono state arrestate dai carabinieri. Militari dell’Arma che hanno anche sequestrato una spranga di ferro e un piccone che, a quanto pare, sarebbero stati utilizzati durante il tafferuglio. 

I coinvolti nella maxi rissa sono rimasti feriti e sono stati portati al pronto soccorso dell’ospedale “San Giacomo d’Altopasso”. Qualcuno ha riportato un trauma cranico, altri hanno ferite sparse anche al volto. Nessuno è in pericolo di vita. 

La relazione della Dia

Cosa nostra agrigentina si starebbe riorganizzando anche in seguito alle ultime operazioni che hanno portato in carcere figure di spicco appartenenti a famiglie mafiose. La riorganizzazione riguarderebbe, in particolare, laa zona Nord della provincia, nell’entroterra montano – con la formazione di un nuovo mandamento mafioso denominato mandamento “della Montagna” . E’ ancora un pilastro per l’intera organizzazione regionale. Non fa la guerra con la Stidda, con la quale oggi condivide la realizzazione degli affari illeciti. Sono soltanto alcuni dei passaggi che emergono dalla relazione del primo semestre del 2018 della direzione investigativa antimafia di Agrigento.

La Stidda continuerebbe, oltre a Palma di Montechiaro e Porto Empedocle, ad esercitare la sua influenza anche
nelle zone di Bivona, Canicattì, Campobello di Licata, Camastra, Favara e Naro. L’articolazione di
Cosa Nostra Agrigentina si caratterizza anche  per una spiccata capacità relazionale con le consorterie mafiose di altre province e regioni, nonché per la forza con la quale riesce a rigenerarsi e a rimodularsi negli assetti. Dalla relazione della dia emrege, poi, che le composizioni e ricomposizioni di famiglie e mandamenti ed i progetti criminali sono influenzati anche dalle scarcerazioni di sodali che, dopo aver scontato la condanna a pene detentive di lunga durata, avrebbero interesse, nella maggioranza dei casi, a riconquistare le la posizione di potere occupata prima del carcere. In particolare, la Dia di Agrigento ha segnalato, per il primo semestre del 2018, le scarcerazioni di soggetti, anche con ruoli apicali, appartenenti alle famiglie di Cattolica Eraclea, Favara e Siculiana.
Cosa nostra agrigentina guarda a Trapani, a Palermo, a Caltanissetta e perfino a Catania. Con queste province, tra gli esponenti di vertice delle diverse realtà mafiose, ci sono stretti rapporti di reciproca assistenza. Ma Cosa Nostra si proietta anche in ambito transnazionale. Romeni, tunisini, egiziani e marocchini vengono accettati perché si inseriscono in settori di basso profilo: lo sfruttamento del lavoro nero nella pesca e nell’agricoltura, la prostituzione, il trasporto e lo spaccio di droga, i furti di ferro e il contrabbando di sigarette.

Vantano pagamenti per oltre 2mila euro da Girgenti Acque e Hydortecne, imprese in agitazione.

Una ventina di imprese agrigentine, impegnate ad erogare servizi a Girgenti Acque e Hydortecne, sono in stato di agitazione. Vantano crediti per oltre due milioni di euro per attività legate agli espurghi, manutenzione della rete idrica e fognaria, installazione di contatori e movimento terra. “Una situazione divenuta pesante” – spiegano le Organizzazioni datoriali di Cna, Casartigiani e Claai, alle quali i titolari delle aziende si sono rivolti per rivendicare le loro legittime spettanze, maturate in particolare prima della gestione commissariale, avvenuta a fine novembre scorso. I rappresentanti delle tre sigle hanno incontrato il Commissario di Girgenti Acque, Venuti, e l’Amministratore della società partecipata, per fare il punto della situazione sulla vertenza. “ Il quadro che ci viene delineato dalle imprese – sottolineano Cna, Casartigiani e Claai – è abbastanza preoccupante e il malessere è palpabile, tenuto conto che c’è stata fin qui una interlocuzione tutt’altro che rassicurante con i vertici delle due società. Braccia incrociate e automezzi spenti significa non garantire servizi essenziali con inevitabili ripercussioni sulla situazione igienico sanitaria nel territorio agrigentino destinata ad esplodere qualora non dovessero arrivare risposte positive. Noi auspichiamo che prevalga il buon senso – concludono – nella consapevolezza che assieme al Commissario e all’Amministratore di Hydortecne si possa responsabilmente individuare un percorso ragionato e condiviso in grado di ridare serenità economica alle imprese creditrici”.

Incendio in un’abitazione a Favara.

Incendio in un’abitazione abbandonata e disabitata di via Matteotti a Favara. La residenza pare che fosse ricolma di rifiuti e proprio all’immondizia è stata appiccata la fiammata iniziale che ha poi divorato ogni cosa.  Sono dovuti intervenire i vigili del fuoco del comando provinciale di Agrigento che sono rimasti al lavoro, per riuscire ad avere la meglio sull’incendio prima e per mettere tutto in sicurezza dopo, per quasi quattro ore.  Nessun dubbio sul fatto che l’incendio sia stato appiccato con dolo.

“Hanno estorto 250 mila euro all’impiegato infedele delle Poste”: arrestata una coppia

Fatta luce sul denaro sparito dai conti correnti dell’ufficio postale di Favara . I militari sono sulle tracce di un impiegato 62enne del posto, nei confronti del quale i Carabinieri, in collaborazione con la Guardia di Finanza, hanno fatto scattare un sequestro preventivo di beni e denaro per ben 573 mila euro, pari alle somme indebitamente sottratte nel tempo. Arrestata anche una coppia favarese ritenuta responsabile di aver estorto, a più riprese, 250 mila euro proprio all’impiegato infedele.

Particolarmente complessa è la vicenda sulla quale i Carabinieri della Tenenza di Favara hanno indagato nella seconda metà dell’anno passato, riuscendo a fare luce, sotto il coordinamento del Sostituto Procuratore della Repubblica di Agrigento, Dr.ssa Chiara Bisso, su una serie di strani ammanchi di denaro segnalati nel tempo da numerosi clienti, soprattutto anziani, di un ufficio postale di Favara. I Carabinieri sono infatti sulle tracce di un 62enne del posto, dipendente quale impiegato, ritenuto l’artefice di una serie di raggiri posti in essere sin dal 2011 e portati avanti fino al dicembre 2017. L’uomo viene accusato di essersi appropriato indebitamente di una somma di oltre 570 mila euro. Nei suoi confronti, questa mattina, i Carabinieri, in collaborazione con il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza di Agrigento, su delega dell’Autorità Giudiziaria, hanno fatto scattare un provvedimento di sequestro preventivo di beni immobili e mobili registrati per un ammontare totale di 573 mila euro. In particolare, le Fiamme Gialle hanno dato luogo ad una indagine patrimoniale finalizzata ad individuare ed aggredire le consistenze economiche dell’indagato. Il sequestro preventivo ha colpito, nel dettaglio, ben 9 immobili, alcuni rapporti bancari, 3 rapporti assicurativi e 2 automezzi.

La vicenda è particolarmente odiosa e dolorosa, in quanto, i Carabinieri, partendo dalle numerose denunce presentate nel 2018 da una sessantina di anziani clienti dell’ufficio postale, sono riusciti ad evidenziare la costante presenza dell’indagato nel corso di operazioni di sportello sospette. Il modus operandi  prendeva le mosse proprio dalla selezione di clienti particolarmente anziani e vulnerabili, i quali, dietro pressante consiglio dell’impiegato 62enne, gli lasciavano sostanzialmente in custodia i propri libretti di risparmio, cedendo altresì alla lusinga della proposta di accedere a buoni fruttiferi, il cui contenuto era poi sistematicamente oggetto di prelievi e rimborsi non autorizzati. In un caso, per esempio, uno dei due buoni fruttiferi consigliati (da 2500 euro cadauno) era, in realtà, semplicemente una fotocopia, la cui cifra è stata poi fatta sparire.

La complessa vicenda va ad intrecciarsi poi con la condotta tenuta da una coppia attualmente residente nel catanese (la donna 43enne originaria di Favara ed il coniuge 38enne originario di Messina), la quale, essendo venuta a conoscenza di particolari imbarazzanti della vita privata dell’impiegato, a più riprese, dietro la minaccia di rendere pubbliche situazioni sconvenienti, ha estorto, tra il 2016 e il 2017, ben 250 mila euro all’impiegato 62enne, il quale, con tutta probabilità, ha attinto l’ingente somma versata a più riprese, dai 573 mila euro accaparrati nel tempo. Ed è proprio la denuncia per estorsione presentata dall’impiegato, quando già era oggetto di pressanti indagini da parte dei Carabinieri, ad aver consentito ai militari di ricostruire l’intera vicenda estorsiva e di far scattare, questa mattina, gli arresti domiciliari a carico della coppia catanese, su disposizione del Giudice delle Indagini Preliminari del Tribunale di Agrigento, Dr.ssa Alessandra Vella, e su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica, Dr.ssa Chiara Bisso.

Degrado in via Esseneto, la segnalazione del cittadino Maurizio Vinti.

Nuove segnalazioni di degrado urbano ci sono giunte in redazione, questa volta ci occupiamo di un tratto della via Esseneto di Agrigento, nella parte retrostante le case popolari di via Toniolo.

Il signor Maurizio Vinti, abitante della zona, dai nostri microfoni, ha evidenziato lo stato di degrado in cui versa lo slargo, comunemente utilizzato come area di sosta dai condomini della zona.

Ad oggi, i marciapiedi sono resi impraticabili dalla folta vegetazione spontanea e dai rifiuti abbandonati dai soliti incivili. Anche nelle scalinate che collegano la del quartiere Esseneto al centro cittadino, la situazione non è delle migliori. Zone che quotidianamente vengono percorse da centinaia di persone, turisti compresi. 

Il cittadino, che dice di aver segnalato i problemi, tra gli altri anche al sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, per non alimentare la già indecorosa situazione, invita gli stessi abitanti ad avere maggiore rispetto dei luoghi di residenza, evitando dunque di abbandonare rifiuti e di trattare gli spazi pubblici come se fossero di  proprietà privata. 

Videosorveglianza, in arrivo oltre 1 milione e mezzo per i Comuni siciliani.

Fondi in arrivo in Sicilia per la videosorveglianza. Le somme , più di un milione 673mila  euro, rientrano tra quelle previse dal governo nazionale per aumentare i livelli di sicurezza sul territorio.  Nella provincia agrigentina arriveranno più di 274mila euro, in quella di Caltanissetta oltre 60mila, nel Catanese circa 661mila euro, mentre superano i 58mila euro i fondi per la provincia di Enna. Il quadro nell’isola si completa con i 513mila euro per la provincia di Messina e 105mila per il Siracusano. L’obiettivo è migliorare il controllo del territorio, con una particolare attenzione ai centri più piccoli.  «Avevamo promesso attenzione e maggiore sicurezza alle comunità locali- afferma il ministro dell’Interno Matteo Salvini-. Il finanziamento agli impianti di videosorveglianza va in questa direzione e si aggiunge al fondo sicurezza urbana per i grandi centri. In questo modo confermo la nostra determinazione per contrastare tutti i fenomeni di illegalità, dalla microcriminalità alle grandi piazze di spaccio». «E ora, in vista della bella stagione, stiamo rinnovando l’operazione spiagge sicure per combattere l’abusivismo commerciale e la contraffazione in più di cento Comuni turistici. – aggiunge – Siamo attenti anche alla crescita economica del territorio: abbiamo assegnato 400 milioni di euro per i Comuni sotto i 20mila abitanti, erogato fondi alle Province delle regioni a statuto ordinario per la manutenzione di scuole e strade. Tutte decisioni arrivate dopo anni di tagli indiscriminati. Dalle parole ai fatti».

“Perde soldi in sala giochi e vuole restituiti 2 mila euro”: arrestato

I carabinieri della Compagnia di Licata hanno arrestato, con l’accusa di tentata estorsione, Gaspare Antona, disoccupato di 35 anni di Licata. L’uomo sarebbe andato in escandescenza al rifiuto del titolare di una sala giochi di risarcire l’importo giocato dallo stesso alle slot machine, circa duemila euro. Al rifiuto del gestore il 35enne lo avrebbe minacciato. Sul posto sono giunti carabinieri che hanno fermato l’uomo che è stato posto, dopo l’udienza di convalida dell’arresto già avvenuta, ai domiciliari.

Aveva 200 grammi di marijuana in casa, arrestato 37enne

A Palma di Montechiaro, la Polizia di Stato, ha arrestato ai domiciliari, Gaetano Arcadipane 37 anni, colto nella flagranza del reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Nel corso di una perquisizione domiciliare effettuata nell’ abitazione dell’uomo, gli agenti della Squadra Mobile hanno trovato, nel vano scala di pertinenza dell’immobile, un sacchetto in plastica di colore bordeaux contenente delle infiorescenze di marijuana, per un peso complessivo di circa 200 g.

Il 30 giugno cesserà la gestione commissariale delle ex Province siciliane.

Per restituire un vertice democratico alle ex Province, sei Liberi consorzi (Siracusa, Ragusa, Agrigento, Caltanissetta, Enna, Trapani) e tre Città metropolitane (Palermo, Catania e Messina), commissariate da un lustro , si andrà al voto il prossimo 30 giugno. Lo ha deliberato la giunta regionale. Non saranno gli elettori a sceglier chi dovrà guidare la propria Provincia ma i rappresentanti eletti nei vari Comuni di appartenenza: insomma, una elezione di secondo grado. “Così ha voluto il governo Crocetta, in linea con il governo Renzi- ha commentato il governatore della Sicilia, Nello Musumeci. Ci siamo opposti con tutte le nostre forze- ha continuato- a questo esproprio del diritto al voto dei cittadini, ma non c’è stato nulla da fare”. Il Governo regionale ha fissato anche la data per le elezioni amministrative in Sicilia, che interessano 34 comuni: primo turno il 28 aprile, eventuale turno di ballottaggio il 12 maggio. Quindi niente election day con le elezioni europee, previste per il 26 maggio. Nei prossimi mesi si costituirà la commissione elettorale e ci sarà il via alla costituzione delle liste, che dovranno essere composte da un numero pari a quello dei consiglieri da eleggere (cioè 12) e nessuno dei due sessi può superare il 60 per cento dei componenti. Per presentare una lista occorre avere un numero di firme pari al 5 per cento dei votanti. Si potrà dare il voto sia alla lista sia al candidato.

Differenziata. Ultimatum del Comune ai mercatisti.

Da quando è stata avviata la raccolta differenziata dei rifiuti, nella città di Agrigento, il conferimento non conforme degli ambulanti del mercato di piazzale Ugo La Malfa, incrementa i costi settimanali del servizio di circa due tre mila euro. Una situazione non più tollerabile, dicono dal Comune e in mattinata, l’assessore all’Ecologia, Nello Hamel, è tornato per la seconda volta tra le bancarelle per diffidare i commercianti al corretto conferimento.
Nuova giornata di controlli e diffide agli ambulanti
“Vogliamo far capire – ha detto Hamel – che non stiamo scherzando, distribuiremo un secondo volantino con un secondo avviso, dopodiché ci saranno i provvedimenti sanzionatori, nessuno dica che non lo sapeva. Siamo disponibili – ha aggiunto dai microfoni di AgrigentoNotizie – a lasciar lavorare le persone, ma non lo siamo a tollerare le prepotenze, l’inciviltà di chi è invece tenuto a rispettare le regole e crea costi aggiuntivi per la comunità”.

145 tonnellate di plastica e vetro in discarica.

145 tonnellate di plastica , vetro e metalli raccolte ad Agrigento  e mandata agli impianti per essere riciclata sono state rigettate  e portate in discarica.   Il motivo? All’interno ci sono troppe impurità. 270 le tonnellate che  sono state riclicate. Il dato è contenuto nelle fatture dei mesi novembre e dicembre liquidata dal Comune nei confronti della società Ecoface che per conto dell’ente cura la selezione e pulizia dei rifiuti plastici e del vetro.  Questo comporta delle perdite e economiche non di poco conto.  L’assessore Nello Hamel inelle prossime settimane effettuerà un sopralluogo per verificare il percorso di riciclo ed individuare eventuali problemi. Probabilente bisognerebbe  sviluppare una campagna di comunicazione serrata, spiegando frazione per frazione cosa va e cosa non va. Anche perché i costi alla fine per la mancata differenziata pesano sulle tasche dei  cittadini. L’impegno giornaliero nel separare i materiali destinati ai bidoni dei rifiuti è complesso e spesso noioso, ma è essenziale che si sviluppi una sempre maggiore consapevolezza dell’importanza di questo processo, il cui obiettivo è ridurre la quantità di rifiuto secco indifferenziato da conferire in discarica.