“Trovati 36 lavoratori in nero in un vigneto”: scattano tre arresti

Tre persone – un imprenditore e due romeni – sono state arrestate e poste ai domiciliari. Elevate sanzioni per oltre 50 mila euro. E’ l’esito di quello che è stato – nelle campagne fra Naro e Camastra – un vero e proprio blitz anticaporalato realizzato dalla Squadra Mobile della Questura di Agrigento, dai poliziotti del commissariato di Canicattì e da quelli della Scientifica sempre di Agrigento. In un vigneto, i poliziotti hanno trovato ben 36 operai, fra cui due minorenni. A quanto pare si trattava – per tutti 36 – di lavoratori in nero. Operai che si stavano occupando, per conto di una ditta che produce e commercializza uva, di preparare i vigneti per una migliore coltivazione dell’uva. Quando il blitz è scattato, i poliziotti sono riusciti ad accerchiare la zona e ad evitare che qualcuno riuscisse ad allontanarsi.

Camastra: era ricercato in tutta europa, arrestato dai carabinieri muratore 40enne

I carabinieri di Licata e della stazione di Camastra, in esecuzione di mandato di arresto europeo emesso dall’autorità giudiziaria tedesca per “truffa ed altro”, commessi in Germania, hanno arrestato Gioacchino Nicotra gioacchino, 40 anni, muratore. I carabinieri, ricevuto il provvedimento restrittivo, hanno avviato le relative indagini, appurando che il soggetto, originario di Canicatti’, di fatto dimorava a Camastra e pertanto, dopo alcuni servizi di osservazione, avuta la certezza di aver individuato il 40enne, lo hanno fermato e condotto in caserma. Adesso si trova rinchiuso al Petrusa di Agrigento.

Camastra. Nuovo arresto “Vultur” al Petrusa anche Giuseppe Meli

Nuovo arresto a Camastra nell’ambito dell’operazione anti usura “Vultur”, attività quest’ultima curata dagli agenti della squadra Mobile di Agrigento, coordinati dal dott. Giovanni Minardi e che complessivamente, in due distinte fasi, ha portato al fermo di 7 persone. La nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere ha interessato Giuseppe Meli di 44 anni, sempre nella stessa inchiesta sono coinvolti anche suoi familiari, nello specifico: il padre Rosario e il fratello Vincenzo. Giuseppe Meli è accusato di ricettazione e detenzione di un’arma clandestina. Nonostante il quadro accusatorio, il GIP del tribunale di Palermo, non aveva emesso una misura cautelare nei suoi confronti. Decisione quest’ultima che aveva indotto la DDA, che invece voleva Meli in carcere, a rivolgersi al Tribunale del Riesame che aveva dato ragione alla Direzione Distrettuale Antimafia. Meli però si era appellato, con il ricorso che non è stato accettato in Cassazione. Per questo motivo, il camastrese è stato arrestato e portato al Carcere Petrusa di Agrigento.

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Agguato a Camastra, resta in carcere Amato

Salvatore Gesu’ Amato, 27 anni, di Palma di Montechiaro, resta in carcere, al Petrusa di Agrigento, con la pesante accusa di aver sparato contro Domenico Mancuso, suo compaesano di 37 anni, la sera di venerdi scorso, a Camastra. Il Gip del Tribunale di Agrigento, Franco Provenzano, ha confermato l’arresto dell’agricoltore. Amato, difeso dall’ avvocato Domenico Romano, oltre a rispondere di tentato omicidio, e’ accusato anche di detenzione illegale di arma da sparo in luogo pubblico. Amato lo scorso di 5 dicembre ha affiancato, bloccandola, l’automobile di Mancuso, e poi, fuori dall’ auto, ha sparato 6 colpi con una pistola semi automatica calibro 9, che hanno colpito Mancuso di striscio, provocandogli ferite all’emi-costato sinistro, spalla sinistra, ginocchio sinistro, alla testa e al braccio sinistro. La pistola non e’ stata ancora trovata. Dopo alcuni giorni di ricovero in ospedale, Domenico Mancuso, e’ stato dimesso. Salvatore Gesu’ Amato, residente a Camastra, si e’ costituito l’indomani del tentato omicidio. Si e’ presentato in caserma dai carabinieri con gli stessi vestiti della sera dell’agguato, senza pero’ spiegare i reali motivi del gesto. Domenico Mancuso  agli arresti domiciliari sino allo scorso 27 novembre, aveva subito una condanna a cinque anni ed otto mesi dopo essere stato arrestato nel 2007 nell’ambito dell’operazione “Libertas” che portò all’arresto di sette persone accusate, a vario titolo, di tentato omicidio, estorsione aggravata e continuata, tentata estorsione e detenzione di armi. Anche Amato ha precedenti penali per questioni legate allo spaccio di stupefacenti.

 

Agguato a Camastra, si e’ costituito il presunto sicario

Si e’ costituito ai Carabinieri, di Palma di Montechiaro, accompagnato dal proprio difensore, Salvatore Gesù Amato, 27 anni, di Palma di Montechiaro, residente a Camastra, pregiudicato, autore dell’agguato contro Domenico Mancuso, 36 anni, anche lui di Palma di Montechiaro e residente a Camastra, bersaglio di colpi di pistola venerdì scorso 5 dicembre a Camastra. I Carabinieri sarebbero stati a conoscenza dell’ identità di Salvatore Gesù Amato, vicino di casa di Mancuso, e come Mancuso anche lui ristretto agli arresti domiciliari fino a pochi giorni addietro per reati di droga. I Carabinieri hanno scoperto a Camastra la Fiat Punto di Amato, che sarebbe stata registrata dalle tante telecamere di video sorveglianza private installate a Camastra. Domenico Mancuso è stato colpito colto di sorpresa all’ interno della sua Fiat 500 parcheggiata lungo il corso principale.

Mancuso, tentato omicidio a Camastra

Potrebbe essere una vendetta o un regolamento di conti la causa del tentato omicidio in pieno centro ieri sera a Camastra nell’agrigentino. Domenico Mancuso, pluripregiudicato di Palma Montechiaro, 36enne, stava per rientrare a casa quando un auto con a bordo 2 o tre uomini ha crivellato di colpi la cinquecento dove Mancuso era appena salito per recarsi a casa. I sicari dopo avere esploso diversi colpi da arma da fuoco si sono dati alla fuga, l’uomo è stato trasportato al pronto soccorso del Barone Lombardo di Canicattì, dove attualmente si trova ricoverato. Le ferite non sono gravi, un colpo lo ha ferito alla testa ma di striscio, più seria la ferita all’inguine, ma non sarebbe in pericolo di vita. Fino a pochi giorni fa Mancuso si trovava agli arresti domiciliari per scontare una condanna scaturita dall’operazione “Libertas” che portò all’arresto di sette persone accusate, a vario titolo, di tentato omicidio, estorsione aggravata e continuata, tentata estorsione e detenzione di armi. Il pregiudicato  lavora come addetto al cimitero per conto del comune usufruendo della legge in favore agli ex detenuti. Ad indagare sono i Carabinieri della compagnia di Licata con il coordinamento della Procura della Repubblica di Agrigento. Attualmente nessuna pista viene esclusa e nelle prossime ore verrà ascoltato lo stesso Mancuso.

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