Litiga con un uomo e per sbaglio parte un colpo di fucile: 50enne ferisce il figlio di 17 anni

Un diciassettenne, ferito con un colpo di fucile, è stato trasferito in elisoccorso all’ospedale “Civico” di Palermo. Il ragazzo sarebbe stato colpito per errore dal proprio padre. E’ accaduto tutto all’alba, in un’abitazione di Lampedusa. Del caso, che ancora non è chiarissimo, si stanno occupando i carabinieri della locale stazione, coordinati dal comando compagnia di Agrigento. 

Pare che il genitore stesse litigando con una terza persona. Una lite che, ad un certo punto, si sarebbe fatta accesa tant’è che sarebbe saltato fuori un coltello, tenuto in mano dall’uomo con il quale era in corso la diatriba, e appunto il fucile – legalmente detenuto – dal cinquantenne. Per errore, sarebbe partito un colpo di fucile che ha ferito il diciassettenne. Il minore è stato subito soccorso e, naturalmente, s’è immediatamente messa in moto la macchina del trasferimento verso l’ospedale Civico di Palermo. Il diciassettenne è ferito, ma – stando a quanto filtra dal riserbo investigativo – non dovrebbe essere in pericolo di vita.

Nave “Alan Kurdi” dell’ong Sea Eye in “pendolamento” al limite delle acque territoriali italiane

La nave “Alan Kurdi” della Sea Eye fa su e giù dall’alba, a 15 miglia a sud est di Lampedusa, al limite delle acque territoriali italiane. Tecnicamente si chiama “pendolamento”, la nave non entra in acque italiane, ma non si tiene distante, anche perché il maltempo consiglia di non avventurarsi e mantenersi vicini a un porto in cui ripararsi, in questo caso proprio l’isola siciliana.

A bordo 64 migranti (tra i quali 12 donne e due bimbi). Finora, dunque, il comandante della nave ha rispettato l’ordine intimato dal Viminale a non entrare in acque italiane, negando così il porto sicuro richiesto. Trattative diplomatiche sono in corso tra autorità italiane e tedesche per arrivare ad una soluzione.

La posizione di Matteo Salvini è di chiusura assoluta: “Ho detto al collega tedesco che il problema è loro, visto che c’è una nave tedesca, con equipaggio tedesco. Risolvano loro, alla Alan Kurdi non sarà permesso di entrare in acque territoriali italiane”, ha tuonato. Coinvolta anche la Farnesina che ha inviato una “nota verbale” all’Ambasciata tedesca: dietro il linguaggio diplomatico non viene nascosta l’irritazione per l’intervento di soccorso e per la rotta seguita dalla nave che “risultano quanto meno dubbi dal punto di vista delle norme europee ed italiane in materia di sicurezza, controllo delle frontiere e contrasto all’immigrazione illegale”. Tentare di entrare in acque italiane sarebbe dunque “una minaccia al buon ordine ed alla sicurezza dello Stato”. Ecco perchè la nave “non sarà autorizzata”. Anche per il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli “solo la Germania può farsi carico delle scelte della sua imbarcazione”.

Casarini per sette ore davanti al pm: “Rifarei quello che ho fatto e non scappo”

Sette ore di interrogatorio. Per Luca Casarini, capo missione della nave Mare Jonio, quella di ieri è stata la giornata in cui, di fronte al procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, ha dovuto rispondere alle accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di non aver rispettato l’ordine impartito dalla Guardia di finanza di arrestare la nave che il 19 marzo è approdata a Lampedusa dopo avere salvato 49 migranti in acque libiche. «Salvare vite umane è un dovere, non c’erano altre scelte», ha spiegato Casarini, in un’aula del quinto piano del tribunale di Agrigento , al pm confermando che , in situazioni analoghe, rifarebbe le stesse scelte. rima di entrare in procura, rispondendo ai cronisti, senza nominarlo ma in maniera esplicita, ha polemizzato col ministro dell’interno Matteo Salvini: «Io rispondo ai pm – ha detto l’ex leader dei no global – sono altri che si nascondono e scappano dai processi». Per quanto riguarda l’accusa di non aver rispettato l’ordine impartito dalla Guardia di finanza, Casarini ha spiegato che non sarebbe stato possibile «perché saremmo morti tutti per le condizioni del mare. Ci siamo diretti verso Lampedusa – ha proseguito – per una scelta precisa. In Libia i migranti rischiavano di morire e dovevamo portarli in un posto sicuro». A supporto delle sue tesi, Casarini ha poi consegnato dei documenti di cui i pm non erano ancora in possesso. Il procuratore aggiunto Vella, insieme al procuratore Luigi Patronaggio e al pm Cecilia Baravelli con cui coordina l’inchiesta, nei prossimi giorni deciderà i successivi passi dell’inchiesta.

Operazione “Lampedusa”: chiusa l’inchiesta

Fiumi di droga in tutto l’Agrigentino: lo scorso 30 novembre la Polizia di Stato ha smantellato un’articolazione criminale capace di veicolare un florido giro di stupefacenti in ambito interregionale che riforniva di droga anche l’isola di Lampedusa . Ed proprio “Lampedusa” il nome scelto dagli inquirenti per denominare l’operazione. Dalla Calabria, la droga smerciata raggiungeva anche l’isola più grande delle Pelagie. L’operazione della Polizia ha coinvolto molte province, sia in Calabria che in Sicilia. A distanza di quasi 4 mesi da quella operazione, la Direzione distrettuale antimafia di Palermo chiude l’inchiesta e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio dei quindici indagati, gran parte dei quali furono destinatari di un provvedimento cautelare. Il publico ministero Francesco Gualtieri ha fatto notificare l’avviso di conclusione delle indagini. Tra i 15 indagati 5 sono agrigentini: Salvatore Capraro, 30 anni, di Agrigento; Angelo Cardella, 46 anni, di Porto Empedocle; Davide Licata, 32 anni, di Racalmuto; Imam Maazani, 21 anni, nata e residente ad Agrigento e Calogero Vignera, 36 anni, anche lui di Agrigento. I poliziotti hanno accertato che lo smercio dello stupefacente era garantito da una cerchia di corrieri: commercianti ambulanti, pusher di fatto che, per la loro professione ufficiale, raggiungevano i mercati rionali ed in tal modo spostavano la droga senza destare sospetto. Non solo hashish e marijuana ma anche cocaina.

Mare Jonio, indagato anche Casarini

La decisione è stata presa dopo sette ore di interrogatorio in qualità di testimone. La procura di Agrigento ha scritto nel registro degli indagati anche il capo missione della Ong Mediteranea Luca Casarini, ex leader dei no global. A Casarini vengono mosse le stesse contestazioni del comandante della Mare Jonio, Pietro Marrone, ovvero, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, e rifiuto di obbedire all’ordine imposto dalle autorità di arrestare l’imbarcazione. “La decisione della procura non ci stupisce. Ce l’aspettavamo”, è stato il commento di Fabio Lanfranca, legale di Luca Casarini. La procura di Agrigento sta conducendo le indagini sulla mare Jonio avvicinatasi alla costa di Lampedusa – dove poi sono stati fatti sbarcare i migranti che aveva soccorso – nonostante un iniziale divieto della guardia di finanza. «Sono tranquillo, non ho violato alcuna legge», dice Casarini. Durante la deposizione-fiume – davanti al procuratore aggiunto di Agrigento, Salvatore Vella, e al pubblico ministero Cecilia Baravelli – Casarini ha però reso dichiarazioni indizianti per se stesso e, come prevede il codice, l’esame è stato interrotto. Il capo missione di Mediterranea è stato già convocato per la prossima settimana in procura, a Agrigento, dove verrà ascoltato in qualità di indagato, alla presenza dei suoi avvocati.

Mare Jonio, proseguono gli interrogatori.

E’ durato dieci lunghe ore l’interrogatorio al comandante della nave Ong Meditarranea “Mare Jonio” Pietro Marrone, indagato per le ipotesi di reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e mancato rispetto dell’ordine imposto dalle autorità di arrestare l’imbarcazione. La nave ha soccorso a largo delle coste libiche 50 migranti per poi dirigersi verso il territorio nazionale. L’obiettivo degli inquirenti è quello di ricostruire esattamente cosa sia accaduto mettendo insieme tutti gli elementi fra documenti, video, tracciati radar. Ad interrogare il comandante sono stati il procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella ed il pubblico ministro Cecilia Bavarelli. Gli inquirenti hanno chiesto al comandante di ricostruire e chiarire il salvataggio dei migranti avvenuto 5 giorni fa e perchè abbia disatteso l’ordine della guardia di finanza. Secondo la versione del comandante Marrone la nave non si poteva fermare, nonostante l’ordine imposto, poichè c’era il rischio di naufragio. Nelle prossime ore , l’interrogaorio a Luca Casarini, ex attivista “no global” e a capo della missione Ong Mediterranea. I poliziotti della squadra mobile di Agrigento stanno ascoltando, invece, i migranti a bordo della Jonio, 35 maggiorenni e 15 minori, tutti accolti nell’hotspot ndi Lampedusa. I primi saranno trasportati in una struttura di accoglienza di Modica, i miniori invece in una struttura protetta di Trapani.

Caso “Mare Jonio”, indagato il comandante della nave Ong

Il comandante della nave Mare Jonio, della Ong Mediterranea, è stato iscritto nel registro degli indagati. A procedere all’iscrizione sono stati il procuratore aggiunto di Agrigento Salvatore Vella e il sostituto Cecilia Baravelli che si trovano a Lampedusa e che stanno coordinando l’inchiesta – aperta per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina – sullo sbarco dei migranti soccorsi dalla nave. I due magistrati inizieranno a sentire i componenti dell’equipaggio.

Disposto intanto il sequestro probatorio della nave della Ong Mediterranea. Saranno poi ascoltati anche i migranti soccorsi, fra cui 15 minori non accompagnati.

“Abbiamo appreso della convalida del sequestro della Mare Jonio – scrive in un tweet Mediterranea saving humans -. Ovviamente nei prossimi giorni faremo ricorso. Noi non godiamo di nessuna immunità, ma siamo certi di avere operato nel rispetto del diritto e felici di avere portato in salvo 49 persone”.

Al vaglio dei magistrati della Procura anche le comunicazioni via radio fra il comandante della Mare Jonio, Pietro Marrone, e la Guardia di finanza che ha intimato l’alt alla nave della Ong chiedendo di non fare ingresso nelle acque territoriali e non avvicinarsi al porto di Lampedusa.

I migranti, in tutto 50, hanno raccontato anche di essere stati rispediti per cinque volte in Libia nei precedenti tentativi di fuga. I migranti sono stati tutti identificati: la maggior parte di loro viene dalla Guinea (17, di cui 9 minori). A bordo anche persone del Senegal (14, di cui due minori), Nigeria (9), Gambia, (7, di cui due minori), Camerun (2, di cui un minore), Benin (1).

Accerchiata e sbranata da un branco di cani, 60enne trasferita al Civico

Una sessantenne è rimasta gravemente ferita dopo l’aggressione da parte di tre cani. Il fatto si è verificato, nel tardo pomeriggio di ieri, in contrada Terranova a Lampedusa. La donna ha riportato ferite, alcune molto profonde, in tutto il corpo: testa compresa. E’ stata ritrovata in una pozza di sangue e subito è stata portata al Poliambulatorio da dove i medici hanno disposto il trasferimento – con elisoccorso del 118 – all’ospedale Civico di Palermo.  Il quadro clinico della lampedusana è delicato. Pare che debba subire degli interventi chirurgici. I carabinieri della stazione di Lampedusa sono già al lavoro per cercare di identificare i proprietari dei tre cani. Non si tratterebbe infatti di randagi, ma di cani di razza di proprietà privata. 

Società lampedusa fa ricorso: il TAR condanna l’Assessorato Regionale del Territorio

Il TAR condanna l’Assessorato Regionale del Territorio su ricorso di una società lampedusana che aveva avanzato una richiesta di concessione demaniale per l’istallazione di un impianto di distribuzione carburanti da realizzare al molo del Porto Vecchio di Lampedusa. L’ istanza sarebbe stata corredata da tutta la documentazione e gli elaborati tecnici necessari a verificare l’idoneità del sito individuato per l’istallazione dell’impianto, nonchè la natura e la tipologia delle opere da realizzare. Ma l’Amministrazione Regionale non riscontrava l’ istanza. La società lampedusana ha presentato un ricorso davanti al TAR Sicilia, con il patrocinio dell’Avvocato Girolamo Rubino. Il Tar Sicilia, Palermo, condividendo la tesi dell’Avvocato Rubino secondo cui ove il procedimento consegua obbligatoriamente ad un’istanza le pubbliche amministrazioni hanno il dovere di concluderlo mediante l’adozione di un provvedimento espresso, ha accolto il ricorso proposto dalla società.

Open Arms, un minore gravemente ferito sbarca a Lampedusa

Un minorenne non accompagnato, con una grave ed infetta ferita lacero contusa, è stato trasbordato – a largo di Lampedusa – dai militari della Guardia costiera che lo hanno portato sul molo Favarolo. Il giovane era a bordo della nave dell’Ong spagnola che ha rischiato di restare per giorni e giorni nel Mediterraneo. Erano le 22 circa di sabato quando i militari della Capitaneria di porto di Lampedusa effettuavano – per una vera e propria emergenza sanitaria – il trasbordo del ragazzino che, una volta giunto a Lampedusa, è stato caricato su un’autoambulanza del 118 e trasferito al Poliambulatorio dell’isola.Non è in pericolo di vita, ma la ferita lacero contusa che aveva sul corpo è risultata essere fortemente infetta.

Fiumi di cocaina e hashish fino a Lampedusa, 4 gli agrigentini finiti nei guai

Sono quattro gli agrigentini che sono rimasti coinvolti nel blitz antidroga denominato “Lampedusa”. Due –  Davide Licata di 32 anni e Salvatore Capraro di 29 – sono stati portati in carcere; uno: Calogero Vignera di 35 anni è stato posto ai domiciliari; obbligo di dimora invece per Angelo Cardella di 46 anni.  L’inchiesta – coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e messa in campo dalla polizia – è partita nel luglio del 2016 ed è durata fino a dicembre dell’anno successivo. Lo spaccato, fatto emergere dalle indagini, è allarmante: vi sarebbe stata all’opera una associazione a delinquere dedita al traffico e spaccio di cocaina, hashish e marijuana. “Roba” reperita, tra l’altro, in territorio calabrese e destinata poi ad essere smerciata nei mercatini rionali del Palermitano, dell’Agrigentino e perfino sull’isola di Lampedusa. 

Scatta il blitz “Lampedusa”

La Polizia di Stato smantella un’articolazione criminale capace di veicolare un florido giro di stupefacenti in ambito interregionale che riforniva di droga anche l’isola di Lampedusa . Ed proprio “Lampedusa” il nome scelto dagli inquirenti per denominare l’operazione. Dalla Calabria, la droga smerciata raggiungeva anche l’isola più grande delle Pelagie. Dall’alba di oggi L’operazione della Polizia ha coinvolto molte province, sia in Calabria che in Sicilia. L’agrigentino è stato toccato dall’inchiesta che, al momento, vede il fermo di almeno 14 persone. Non solo hashish e marijuana ma anche cocaina: tutto ,parte dalla Calabria, lì dove la droga viene prodotta per poi essere spedita in Sicilia. Una volta sull’isola, i corrieri con le sostanze stupefacenti raggiungono quindi Palermo e, dal capoluogo siciliano, la droga viene spedita nelle piazze di spaccio di alcune province tra cui Agrigento. Il metodo utilizzato dall’organizzazione che ha in mano il traffico illecito di sostanze stupefacenti, appare molto semplice: come corrieri si sfruttano alcuni lavoratori dei mercati rionali ambulanti. Sono loro che, assieme alla merce che quotidianamente spostano per raggiungere le sedi dei mercati, trasportano la droga all’interno dei propri furgoni. Da qui la facilità con la quale diverse quantità di droga riescono a raggiungere la Sicilia dalla Calabria, fino a Lampedusa. Gli arresti sono stati effettuati dalle squadre mobili di Palermo, Agrigento e Siracusa: i provvedimenti di fermo sono stati firmati dal Gip del tribunale di Palermo su richiesta della Dda del capoluogo siciliano.

Agrigento: la Polizia ferma uno scafista

La Polizia di Stato ha arrestato un sudanese, 25 anni, ritenuto responsabile del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina perché, in concorso con altri soggetti, trasportava nel territorio italiano altri diciassette cittadini extracomunitari a bordo di un natante in vetroresina della lunghezza di 5 metri, proveniente dal Nord Africa. Le attività investigative , avviate immediatamente dopo lo sbarco avvenuto a Lampedusa lo scorso 8 novembre , hanno fatto emergere che il fermato aveva condotto l’imbarcazione per tutta la durata della traversata in mare. Nel corso del procedimento penale risulta indagato anche un altro soggetto, di nazionalità algerina il quale, oltre ad utilizzare la bussola ed indicare la rotta da seguire, avrebbe anche rifornito il natante di carburante durante la navigazione.

“Non insabbiò pratica edilizia”, assolto dirigente dell’Utc

Assoluzione perchè il fatto non sussiste: la Corte di appello di Palermo ribalta la sentenza di primo grado e scagiona l’ex responsabile dell’Ufficio tecnico di Lampedusa Giuseppe Di Malta, condannato in primo grado a due mesi di reclusione per l’accusa di omissione di atti di ufficio. In primo grado, il giudice dell’udienza preliminare Alessandra Vella gli aveva inflitto, al termine del processo con rito abbreviato, due mesi di reclusione. 

Di Malta, secondo l’ipotesi accusatoria iniziale che non ha retto al vaglio del processo, avrebbe dovuto dare seguito alla formale richiesta di completamento di opere abusive che era stata inviata al suo ufficio. Il professionista, che è stato difeso dall’avvocato Gero Noto Millefiori, era accusato di avere omesso di compiere un atto del suo ufficio che doveva consistere nell’accoglimento o nel rigetto della richiesta da parte di un privato di completare alcune opere abusive su un fabbricato nel centro di Lampedusa.

Pesce puzzolente e locale abusivo, scatta il maxi sequestro

Maxi controllo realizzato dai carabinieri della stazione di Lampedusa e da quelli del Nas di Palermo fra ristoranti, alberghi, depositi all’ingrosso di prodotti ittici e commercianti ambulanti della più grande delle isole Pelagie. Ben 18 le attività controllate dai militari dell’Arma. Tre commercianti sono stati denunciati, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica di Agrigento. Sono state elevate sanzioni per circa 35 mila euro ed è scattato il sequestro anche per un locale – che si occupava della rivendita di alimenti e bevande – su un’area demaniale di circa 80 metri quadrati sul lungomare Luigi Rizzo. Sequestrati, perché in cattivo stato di conservazione, anche ben 400 chili di pesce: pesce spada, tonno e crostacei.