“Non insabbiò pratica edilizia”, assolto dirigente dell’Utc

Assoluzione perchè il fatto non sussiste: la Corte di appello di Palermo ribalta la sentenza di primo grado e scagiona l’ex responsabile dell’Ufficio tecnico di Lampedusa Giuseppe Di Malta, condannato in primo grado a due mesi di reclusione per l’accusa di omissione di atti di ufficio. In primo grado, il giudice dell’udienza preliminare Alessandra Vella gli aveva inflitto, al termine del processo con rito abbreviato, due mesi di reclusione. 

Di Malta, secondo l’ipotesi accusatoria iniziale che non ha retto al vaglio del processo, avrebbe dovuto dare seguito alla formale richiesta di completamento di opere abusive che era stata inviata al suo ufficio. Il professionista, che è stato difeso dall’avvocato Gero Noto Millefiori, era accusato di avere omesso di compiere un atto del suo ufficio che doveva consistere nell’accoglimento o nel rigetto della richiesta da parte di un privato di completare alcune opere abusive su un fabbricato nel centro di Lampedusa.

Pesce puzzolente e locale abusivo, scatta il maxi sequestro

Maxi controllo realizzato dai carabinieri della stazione di Lampedusa e da quelli del Nas di Palermo fra ristoranti, alberghi, depositi all’ingrosso di prodotti ittici e commercianti ambulanti della più grande delle isole Pelagie. Ben 18 le attività controllate dai militari dell’Arma. Tre commercianti sono stati denunciati, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica di Agrigento. Sono state elevate sanzioni per circa 35 mila euro ed è scattato il sequestro anche per un locale – che si occupava della rivendita di alimenti e bevande – su un’area demaniale di circa 80 metri quadrati sul lungomare Luigi Rizzo. Sequestrati, perché in cattivo stato di conservazione, anche ben 400 chili di pesce: pesce spada, tonno e crostacei.

Cadono in mare con lo scooter, zia e nipote salvati dai carabinieri

Erano in sella ad uno scooter quando all’improvviso, per cause in corso di accertamento, hanno perso il controllo del ciclomotore, scivolando in mare, in località Cala Pisana, a Lampedusa. L’episodio è accaduto nella scorsa serata, ad una donna 40 enne mentre era assieme al nipote 14 enne. In quel frangente, stava transitando una pattuglia dei Carabinieri. Un carabiniere si è subito tuffato in acqua, soccorrendo a nuoto le due persone, riuscendo, anche con l’aiuto del padre del minore, a portare a riva ed in salvo i due. Le operazioni di soccorso si sono concluse nel migliore dei modi: nessuno ha riportato ferite ma solo un brutto spavento per la donna ed il nipote.

Trainavano una “carretta” del mare con a bordo dei migranti, arrestati sei scafisti

Arrestati sei membri dell’equipaggio di un motopesca tunisino sorpreso mentre trainava verso Lampedusa un barchino che trasportava 14 migranti. L’operazione di polizia in mare è stata svolta da unità navali della Guardia di Finanza e proseguita dai finanzieri della Brigata di Lampedusa con il coordinamento della Procura della Repubblica di Agrigento. Nel primo pomeriggio del 29 agosto scorso, un aereo da ricognizione gestito dall’Agenzia Europea Frotex ha avvistato in mare aperto, a più di 80 miglia a sud di Lampedusa, una piccola imbarcazione con 10-15 persone a bordo al traino di un peschereccio con insegne tunisine diretto a Nord, verso le coste della Sicilia.Entrambe le imbarcazioni sono state scortate al porto di Lampedusa, dove, i finanzieri dell’isola denunciavano per ingresso illegale nel territorio dello Stato i 14 migranti, arrestavano i 6 membri dell’equipaggio del motopesca in relazione all’ipotesi di reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina e procedevano al sequestro dei mezzi impiegati dai trafficanti. Tutti gli arrestati sono stati rinchiusi al carcere di Agrigento. 

Lampedusa: trovata una soluzione per la vertenza netturbini, riprende la raccolta

Si è sbloccata nel pomeriggio di ieri, la vertenza degli operatori ecologici di Lampedusa che da qualche giorno avevano fermato il servizio di raccolta rifiuti sulle isole pelagiche per protesta contro i ritardi nel pagamento dei loro stipendi.

Il vertice in Prefettura, si era inizialmente concluso con un nulla di fatto per la dichiarata impossibilità del Comune, rappresentato dal sindaco Totò Martello di far fronte immediatamente al pagamento delle fatture arretrate alle imprese della Rti che gestisce il servizio e che ammonta a complessivi 800 mila euro. Da Giancarlo Alongi è arrivata la proposta che ha poi sbloccato il tavolo. Agli operai si possono pagare subito 500 euro come anticipo della quattordicesima mentre il sindaco ha spiegato che lunedì avrebbe pagato una delle fatture arretrate alle imprese che si sono a loro volta impegnate a versare uno dei due stipendi arretrati ai netturbini. I netturbini si sono detti disponibili a riprendere il servizio . Per accelerare il ritorno alla normalità in tempi rapidi, le imprese hanno chiesto al Comune di autorizzare servizi straordinari e l’utilizzo di mezzi aggiuntivi.

L’incidente stradale di Lampedusa: non ce l’ha fatta l’odontotecnico di Latina

Non ce l’ha fatta Stefano Ciocca, 51 anni, di Latina, rimasto coinvolto in un incidente stradale avvenuto l’otto luglio mentre era in vacanza a Lampedusa. L’uomo, odontotecnico, è deceduto dopo quasi 10 giorni dall’incidente mentre era ricoverato all’ospedale Villa Sofia di Palermo, dove era stato trasferito. Era alla guida della sua moto quando si è scontrato con un’utilitaria condotta da un giovane di Palermo. L’automobilista è rimasto illeso mentre ad avere la peggio è stato proprio il centauro che nell’impatto è rimasto gravemente ferito. Dopo l’incidente Stefano Ciocca è stato soccorso da un’eliambulanza e trasferito all’ospedale “Villa Sofia” di Palermo dove è stato ricoverato in prognosi riservata. Con il passare dei giorni le sue condizioni si sono aggravate e l’uomo è deceduto nella giornata di ieri.

Da USB Vigili del Fuoco un “piano di lavoro” per Lampedusa

È stata una festa non fine a se stessa quella che lo scorso primo maggio si è svolta a Lampedusa dove il coordinamento nazionale dell’Unione Sindacale di Base dei Vigili del Fuoco e il collettivo Askavusa sono scesi in piazza per rivendicare i diritti universali dell’uomo e per rilanciare l’immagine dell’Isola agrigentina.

Da troppi anni – dicono dall’USB – l’isola di Lampedusa viene usata per creare emergenze o mettere in scena retoriche ed immagini che vanno a giustificare ed alimentare politiche di sfruttamento, reclusione, disumanizzazione.

Lampedusa – aggiungono dall’organizzazione sindacale – è luogo fondamentale per la pesca mediterranea, rifugio per chi naviga, meta turistica e oasi di pace da smilitarizzare”.

Durante la manifestazione è stato presentato il piano del lavoro per Lampedusa, si tratta di un documento programmatico che tra le priorità vede, intanto garantire i diritti dei lavoratori, eliminare definitivamente la militarizzazione dell’isola e garantire delle adeguate politiche di salvaguardia dell’ambiente.

Tutti temi quest’ultimi affrontati dal responsabile del coordinamento nazionale USB Vigili del Fuoco Costantio Saporito che sul palco allestito nella principale piazza dell’isola ha rivendicato i diritti di Lampedusa e dei suoi abitanti.

Gli organizzatori hanno anche voluto parlare di un “ponte” ideale che da Lampedusa collega Reggio Calabria dove il primo maggio è stato dedicato ai braccianti agricoli e Catania che ha dedicato la ricorrenza alle problematiche della Palestina.

Una unione di luoghi volta a restituire dignità a Lampedusa affinché quest’ultima diventi luogo di pace e dialogo tra i popoli.

Depuratore inquinante sequestrato a Lampedusa: 13 avvisi di garanzia

IL gip del tribunale di Agrigento Francesco Provenzano, ha disposto il sequestro preventivo del depuratore comunale di contrada Cavallo Bianco a Lampedusa, poiché a seguito delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica e condotte da Carabinieri e Guardia Costiera, è risultato essere non funzionante.

13 sono stati gli avvisi di garanzia emessi, tra gli indagati anche l’ex sindaco Giusi Nicolini e l’attuale primo cittadino dell’isola Salvatore Martello, ma nel mirino della magistratura ci sono anche tecnici comunali e funzionari regionali.

La vicenda trae origine dalla realizzazione del nuovo impianto di depurazione datata 2012, costo dell’opera 8 milioni di euro, dalla dismissione del vecchio impianto, le acque dovevano continuare ad essere trattate in attesa dell’entrata in esercizio della nuova struttura.

Secondo gli inquirenti invece, tramite un pennello a mare, non autorizzato, i liquami venivano scaricati direttamente in acqua tramite una condotta sottomarina che tra le altre cose, come rilevato dai sommozzatori della guardia Costiera, era rotta a pochi metri dalla costa.

Dalle analisi dell’ARPA, nello specchio d’acqua antistante la Porta d’Europa, sono stati rilevati valori fecali 10 mila volte superiori ai limiti consentiti.

Tra le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, ci sono quelle di inquinamento ambientale, distruzione di habitat protetto e omissione in atti d’ufficio.

Durante i controlli, gli inquirenti hanno anche scoperto e sequestrato un deposito all’interno del quale, erano stati stoccati irregolarmente circa 60 tonnellate di materiale, ritenuto potenzialmente pericoloso.

Con il depuratore comunale di Lampedusa, cresce la lista degli impianti sequestrati dalla magistratura in Provincia di Agrigento, in precedenza i sigilli erano scattati in diverse strutture gestite dalla società Girgenti Acque.

USB e Askavusa festeggiano il primo maggio a Lampedusa

Restituire dignità all’immagine dell’Isola di Lampedusa troppo spesso associata ad emergenze che possono anche mutarsi in politiche di sfruttamento, reclusione e disumanizzazione.

Questo è il sentimento dei responsabili del sindacato USB Costantino Saportito e Annalisa D’Ancona del collettivo ASKAVUSA che per il prossimo primo maggio promuovono diverse iniziative sull’Isola agrigentina.
“Un momento – dicono gli organizzatori – per ripensare ai motivi che spingono milioni di persone a lasciare il proprio paese e al perché non si possa viaggiare in maniera regolare e senza passare dalla “macchina dell’accoglienza” che tutto fa tranne che accogliere.

Adesso – aggiungono – è tempo che l’hot-spot chiuda definitivamente. Si apra piuttosto una struttura ospedaliera in grado di dare assistenza a tutti coloro che vivono o “passano” da Lampedusa, un ospedale tanto per i lavoratori del mare quanto per chi da troppo tempo ha visto negato il diritto alla salvaguardia della salute.

Affinché chi decida di spostarsi – concludono – lo possa fare in maniera regolare senza essere costretto a rischiare la vita ed ingrassare gli apparati militari e le mafie internazionali”.

La manifestazione a cui partecipano diversi musicisti si svolge nella principale piazza dell’Isola.

Torturava i migranti , fermato un altro nigeriano.

Tratta di persone, sequestro di persona, violenza sessuale, omicidio aggravato e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La squadra mobile di Agrrigento con queste accuse ha arrestato un nigeriano di 21 anni GIFT DEJI, chiamato con il nome di Sofi, riconosciuto come uno dei responsabili di torture e sevizie perpetrate in Libia all’interno della safe house di “Alì il Libico”, dove i migranti, in attesa di intraprendere la traversata in mare per le coste italiane, venivano privati della libertà personale e torturati per estorcere loro denaro. Il 21enne da migrante si sarebbe offerto di entrare a far parte del gruppo di criminali al fine di poter, in seguito, intraprendere gratuitamente la traversata verso l’Italia. Anche in questo caso fondamentali ai fini dell’arresto sono state le dichiarazioni di alcune delle vittime: “Le violenze perpetrate dal Sofi- hanno raccontato- consistevano nel colpire in diverse parti del corpo i migranti tenuti in ostaggio, con molta violenza, mediante l’utilizzo di una cintura in cuoio e/o tubi di gomma. Oltre a questi oggetti, ho visto più volte Sofi utilizzare sui prigionieri due cavi eletrtici collegati alla corrente elettrica come strumento di tortura”. Il fermo di Sofi è frutto dell’incessante attività investigativa della Squadra Mobile di Agrigento, guidata da Giovanni Minardi, che sta ricostruendo l’intera cellula di criminali e torturatori che operavano in Libia all’interno del tristemente noto “Ghetto di Alì il Libico”. I primi utili risultati investigativi di questa ultima indagine si sono avuti con l’individuazione ed il fermo, nei mesi scorsi, di altri soggetti. Il Sofi è stato individuato e catturato all’interno del CDA “S.Anna” di Isola di Capo Rizzuto e adesso si trova rinchiuso al carcere di Catanzaro.

Tensione al centro di accoglienza di Lampedusa

Momenti di tensione all’hot spot di Lampedusa. Prima una protesta violenta per un ventilato rimpatrio, prontamente sedata dalle forze dell’ordine in servizio sull’isola, poi, dopo la calma apparente, sarebbe scoppiata una violenta rissa tra magrebini per futili motivi. Oggetto dello scampato massacro, delle sigarette offerte e mai più restituite. Gli immigrati se le sarebbero date di santa ragione tanto da finire al poliambulatorio uno con un vistoso e profondo taglio sul volto, l’altro con un trauma cranico non grave. I due rischiano la denuncia alla Procura della Repubblica

Lampedusa quattro anni dopo la strage

Il 16 marzo del 2016 , il Senato della Repubblica ha istituito in via definitiva, il 3 ottobre, la giornata nazionale in memoria delle vittime dell’immigrazione. La ricorrenza, stabilita per ricordare chi “ha perso la vita nel tentativo di emigrare verso il nostro paese per sfuggire alle guerre, alle persecuzioni e alla miseria”, nasce nel solco di una delle peggiori stragi mai accadute sulle cose italiane, quella che al largo di Lampedusa, il 3 ottobre 2013, appunto, vide morire ben 366 migranti. Il primo passo è non dimenticare. Tante le iniziative anche per quest’anno sparse qua e là per lo stivale, accomunate dal filo rosso del ricordo di quei 366 morti annegati nel Canale di Sicilia 4 anni fa, a bordo di una sgangherata imbarcazione libica naufragata a poche miglia dal porto dell’isola.In occasione della quarta Giornata della Memoria e dell’Accoglienza, l’isola di Lampedusa, all’interno del progetto “l’Europa abbraccia Lampedusa” ospiterà circa 200 studenti provenienti da tutta Europa insieme con i superstiti e familiari delle numerose vittime dei naufragi avvenuti nelle acque del Mediterraneo. Dal 30 settembre al 3 ottobre prossimo, le nuove generazioni prenderanno parte ad un vero e proprio programma interculturale che favorirà l’incontro di storie, etnie e culture diverse incoraggiando il dialogo, l’apprendimento e soprattutto la solidarietà verso chi ha o ha avuto la forza di partire per diventare cittadino del mondo.
Organizzato dal MIUR e dal COMITATO 3 OTTOBRE, in collaborazione con RAI-Radiotelevisione Italiana e con il Patrocinio del Comune di Lampedusa e Linosa, con il sostegno di numerose associazioni, con il progetto l’Europa decide di abbattere la discriminazione ed il razzismo per abbracciare una nuova idea di solidarietà. Particolarmente suggestivi saranno i momneto organizzati per il 3 ottobre. In programma una marcia degli stundenti insieme , tra gli altri, al presidente del Senato, Pietro Grasso e il ministro dell’istruzione, Valeria Fedeli, che partirà da piazza Castello per raggiungere la porta D’Europa . Qui insieme ai superstiti della tragedia ci si fermerà per un momento di raccoglimento. A seguire la cerimonia in mare con il coinvolgimento della guardia costiera e dei pescatori di Lampedusa.

Sbarchi in Sicilia 1800 migranti nel week – end: allarme rientrato a Lampedusa

E’ stata una domenica intensa sul fronte sbarchi in Sicilia nel week – end 15 sono stati gli interventi di soccorso con circa 1.800 persone salvate con l’aiuto delle navi militari e di quelle delle poche Ong rimaste davanti al mare della Libia e il coordinamento della Guardia costiera italiana. Tra gli sbarchi più consistenti, 371i migranti giunti a Trapani con la «Aquarius», la nave di Sos Méditerranée. Altri 589 migranti che erano a bordo della «Vos Hestia» di Save the Children, invece sono scesi a Catania. La nave militare irlandese «Yeats» con a bordo 552 migranti e tre cadaveri, invece ha fatto scalo al porto siracusano di Augusta. Intanto è rientrata la provocazione lanciata sabato scorso dal sindaco di Lampedusa che chiedeva la chiusura dell’hotspot dell’Isola per porre fine al bivacco per le strade di Lampedusa di circa 180 tunisini che secondo Martello, si prestano a molestare donne, a rubacchiare nei negozi e a usare i marciapiedi come bagni. Dopo le dichiarazioni del sindaco infatti, a Lampedusa sarebbero stati intensificati i controlli e l’hotspot ha ripreso a funzionare.

 

La nave “Iuventa” è attraccata a Trapani.

E’ arrivata al porto di Trapani ieri pomeriggio, poco prima delle 17.30, la nave “Iuventa” della Ong tedesca Jugend Rettet, sottoposta a sequestro preventivo. La Procura trapanese procede per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina contro ignoti. A condurla da Lampedusa al porto trapanese sono stati i militari della Guardia costiera. La Ong respinge fermamente ogni accusa e attraverso il legale Leonardo Marino ha annunciato ricorso per ottenere il dissequestro del materiale sequestrato e soprattutto della nave, senza la quale l’organizzazione non può operare per il salvataggio dei migranti. Perchè la ong tedesca è finita sotto accusa? Pochi giorni dopo la mancata firma del codice delle ONG, è uscita la notizia che Jugend Rettet è accusata dalla Procura di Trapani di favorire l’immigrazione clandestina. L’inchiesta è partita dalle segnalazione di personale della sicurezza a bordo di una nave di Save the Children (dipendendenti una società terza, non nostri – ha precisato l’ONG) poi si è deciso di affiancare un agente dello Sco infiltrato per 40 giorni sulla nave di Save the Children che ha girato foto e video. Secondo i magistrati in almeno tre operazioni a ridosso delle coste libiche la nave di Jugend Rettet ha accolto a bordo migranti che si trovavano su barconi che non erano sul punto di affondare, facendo pensare ad una consegna da parte degli scafisti invece che ad un salvataggio. Un comportamento irregolare e punito dal codice penale, quello della ONG, in cui i magistrati non rilevano scopi di lucro ma motivi umanitari. La nave Iuventa – un vecchio peschereccio comprato grazie a risparmi e donazioni dai ragazzi di Jugend Rettet – era troppo piccola per fare la spola fino alle coste italiane. Il suo lavoro, principalmente, consisteva nello stare al largo, soccorrere i migranti e trasferirli su altre navi perchè li portassero sulla terraferma.