Open Arms, un minore gravemente ferito sbarca a Lampedusa

Un minorenne non accompagnato, con una grave ed infetta ferita lacero contusa, è stato trasbordato – a largo di Lampedusa – dai militari della Guardia costiera che lo hanno portato sul molo Favarolo. Il giovane era a bordo della nave dell’Ong spagnola che ha rischiato di restare per giorni e giorni nel Mediterraneo. Erano le 22 circa di sabato quando i militari della Capitaneria di porto di Lampedusa effettuavano – per una vera e propria emergenza sanitaria – il trasbordo del ragazzino che, una volta giunto a Lampedusa, è stato caricato su un’autoambulanza del 118 e trasferito al Poliambulatorio dell’isola.Non è in pericolo di vita, ma la ferita lacero contusa che aveva sul corpo è risultata essere fortemente infetta.

Fiumi di cocaina e hashish fino a Lampedusa, 4 gli agrigentini finiti nei guai

Sono quattro gli agrigentini che sono rimasti coinvolti nel blitz antidroga denominato “Lampedusa”. Due –  Davide Licata di 32 anni e Salvatore Capraro di 29 – sono stati portati in carcere; uno: Calogero Vignera di 35 anni è stato posto ai domiciliari; obbligo di dimora invece per Angelo Cardella di 46 anni.  L’inchiesta – coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo e messa in campo dalla polizia – è partita nel luglio del 2016 ed è durata fino a dicembre dell’anno successivo. Lo spaccato, fatto emergere dalle indagini, è allarmante: vi sarebbe stata all’opera una associazione a delinquere dedita al traffico e spaccio di cocaina, hashish e marijuana. “Roba” reperita, tra l’altro, in territorio calabrese e destinata poi ad essere smerciata nei mercatini rionali del Palermitano, dell’Agrigentino e perfino sull’isola di Lampedusa. 

Scatta il blitz “Lampedusa”

La Polizia di Stato smantella un’articolazione criminale capace di veicolare un florido giro di stupefacenti in ambito interregionale che riforniva di droga anche l’isola di Lampedusa . Ed proprio “Lampedusa” il nome scelto dagli inquirenti per denominare l’operazione. Dalla Calabria, la droga smerciata raggiungeva anche l’isola più grande delle Pelagie. Dall’alba di oggi L’operazione della Polizia ha coinvolto molte province, sia in Calabria che in Sicilia. L’agrigentino è stato toccato dall’inchiesta che, al momento, vede il fermo di almeno 14 persone. Non solo hashish e marijuana ma anche cocaina: tutto ,parte dalla Calabria, lì dove la droga viene prodotta per poi essere spedita in Sicilia. Una volta sull’isola, i corrieri con le sostanze stupefacenti raggiungono quindi Palermo e, dal capoluogo siciliano, la droga viene spedita nelle piazze di spaccio di alcune province tra cui Agrigento. Il metodo utilizzato dall’organizzazione che ha in mano il traffico illecito di sostanze stupefacenti, appare molto semplice: come corrieri si sfruttano alcuni lavoratori dei mercati rionali ambulanti. Sono loro che, assieme alla merce che quotidianamente spostano per raggiungere le sedi dei mercati, trasportano la droga all’interno dei propri furgoni. Da qui la facilità con la quale diverse quantità di droga riescono a raggiungere la Sicilia dalla Calabria, fino a Lampedusa. Gli arresti sono stati effettuati dalle squadre mobili di Palermo, Agrigento e Siracusa: i provvedimenti di fermo sono stati firmati dal Gip del tribunale di Palermo su richiesta della Dda del capoluogo siciliano.

Agrigento: la Polizia ferma uno scafista

La Polizia di Stato ha arrestato un sudanese, 25 anni, ritenuto responsabile del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina perché, in concorso con altri soggetti, trasportava nel territorio italiano altri diciassette cittadini extracomunitari a bordo di un natante in vetroresina della lunghezza di 5 metri, proveniente dal Nord Africa. Le attività investigative , avviate immediatamente dopo lo sbarco avvenuto a Lampedusa lo scorso 8 novembre , hanno fatto emergere che il fermato aveva condotto l’imbarcazione per tutta la durata della traversata in mare. Nel corso del procedimento penale risulta indagato anche un altro soggetto, di nazionalità algerina il quale, oltre ad utilizzare la bussola ed indicare la rotta da seguire, avrebbe anche rifornito il natante di carburante durante la navigazione.

“Non insabbiò pratica edilizia”, assolto dirigente dell’Utc

Assoluzione perchè il fatto non sussiste: la Corte di appello di Palermo ribalta la sentenza di primo grado e scagiona l’ex responsabile dell’Ufficio tecnico di Lampedusa Giuseppe Di Malta, condannato in primo grado a due mesi di reclusione per l’accusa di omissione di atti di ufficio. In primo grado, il giudice dell’udienza preliminare Alessandra Vella gli aveva inflitto, al termine del processo con rito abbreviato, due mesi di reclusione. 

Di Malta, secondo l’ipotesi accusatoria iniziale che non ha retto al vaglio del processo, avrebbe dovuto dare seguito alla formale richiesta di completamento di opere abusive che era stata inviata al suo ufficio. Il professionista, che è stato difeso dall’avvocato Gero Noto Millefiori, era accusato di avere omesso di compiere un atto del suo ufficio che doveva consistere nell’accoglimento o nel rigetto della richiesta da parte di un privato di completare alcune opere abusive su un fabbricato nel centro di Lampedusa.

Pesce puzzolente e locale abusivo, scatta il maxi sequestro

Maxi controllo realizzato dai carabinieri della stazione di Lampedusa e da quelli del Nas di Palermo fra ristoranti, alberghi, depositi all’ingrosso di prodotti ittici e commercianti ambulanti della più grande delle isole Pelagie. Ben 18 le attività controllate dai militari dell’Arma. Tre commercianti sono stati denunciati, in stato di libertà, alla Procura della Repubblica di Agrigento. Sono state elevate sanzioni per circa 35 mila euro ed è scattato il sequestro anche per un locale – che si occupava della rivendita di alimenti e bevande – su un’area demaniale di circa 80 metri quadrati sul lungomare Luigi Rizzo. Sequestrati, perché in cattivo stato di conservazione, anche ben 400 chili di pesce: pesce spada, tonno e crostacei.

Cadono in mare con lo scooter, zia e nipote salvati dai carabinieri

Erano in sella ad uno scooter quando all’improvviso, per cause in corso di accertamento, hanno perso il controllo del ciclomotore, scivolando in mare, in località Cala Pisana, a Lampedusa. L’episodio è accaduto nella scorsa serata, ad una donna 40 enne mentre era assieme al nipote 14 enne. In quel frangente, stava transitando una pattuglia dei Carabinieri. Un carabiniere si è subito tuffato in acqua, soccorrendo a nuoto le due persone, riuscendo, anche con l’aiuto del padre del minore, a portare a riva ed in salvo i due. Le operazioni di soccorso si sono concluse nel migliore dei modi: nessuno ha riportato ferite ma solo un brutto spavento per la donna ed il nipote.

Trainavano una “carretta” del mare con a bordo dei migranti, arrestati sei scafisti

Arrestati sei membri dell’equipaggio di un motopesca tunisino sorpreso mentre trainava verso Lampedusa un barchino che trasportava 14 migranti. L’operazione di polizia in mare è stata svolta da unità navali della Guardia di Finanza e proseguita dai finanzieri della Brigata di Lampedusa con il coordinamento della Procura della Repubblica di Agrigento. Nel primo pomeriggio del 29 agosto scorso, un aereo da ricognizione gestito dall’Agenzia Europea Frotex ha avvistato in mare aperto, a più di 80 miglia a sud di Lampedusa, una piccola imbarcazione con 10-15 persone a bordo al traino di un peschereccio con insegne tunisine diretto a Nord, verso le coste della Sicilia.Entrambe le imbarcazioni sono state scortate al porto di Lampedusa, dove, i finanzieri dell’isola denunciavano per ingresso illegale nel territorio dello Stato i 14 migranti, arrestavano i 6 membri dell’equipaggio del motopesca in relazione all’ipotesi di reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina e procedevano al sequestro dei mezzi impiegati dai trafficanti. Tutti gli arrestati sono stati rinchiusi al carcere di Agrigento. 

Lampedusa: trovata una soluzione per la vertenza netturbini, riprende la raccolta

Si è sbloccata nel pomeriggio di ieri, la vertenza degli operatori ecologici di Lampedusa che da qualche giorno avevano fermato il servizio di raccolta rifiuti sulle isole pelagiche per protesta contro i ritardi nel pagamento dei loro stipendi.

Il vertice in Prefettura, si era inizialmente concluso con un nulla di fatto per la dichiarata impossibilità del Comune, rappresentato dal sindaco Totò Martello di far fronte immediatamente al pagamento delle fatture arretrate alle imprese della Rti che gestisce il servizio e che ammonta a complessivi 800 mila euro. Da Giancarlo Alongi è arrivata la proposta che ha poi sbloccato il tavolo. Agli operai si possono pagare subito 500 euro come anticipo della quattordicesima mentre il sindaco ha spiegato che lunedì avrebbe pagato una delle fatture arretrate alle imprese che si sono a loro volta impegnate a versare uno dei due stipendi arretrati ai netturbini. I netturbini si sono detti disponibili a riprendere il servizio . Per accelerare il ritorno alla normalità in tempi rapidi, le imprese hanno chiesto al Comune di autorizzare servizi straordinari e l’utilizzo di mezzi aggiuntivi.

L’incidente stradale di Lampedusa: non ce l’ha fatta l’odontotecnico di Latina

Non ce l’ha fatta Stefano Ciocca, 51 anni, di Latina, rimasto coinvolto in un incidente stradale avvenuto l’otto luglio mentre era in vacanza a Lampedusa. L’uomo, odontotecnico, è deceduto dopo quasi 10 giorni dall’incidente mentre era ricoverato all’ospedale Villa Sofia di Palermo, dove era stato trasferito. Era alla guida della sua moto quando si è scontrato con un’utilitaria condotta da un giovane di Palermo. L’automobilista è rimasto illeso mentre ad avere la peggio è stato proprio il centauro che nell’impatto è rimasto gravemente ferito. Dopo l’incidente Stefano Ciocca è stato soccorso da un’eliambulanza e trasferito all’ospedale “Villa Sofia” di Palermo dove è stato ricoverato in prognosi riservata. Con il passare dei giorni le sue condizioni si sono aggravate e l’uomo è deceduto nella giornata di ieri.

Da USB Vigili del Fuoco un “piano di lavoro” per Lampedusa

È stata una festa non fine a se stessa quella che lo scorso primo maggio si è svolta a Lampedusa dove il coordinamento nazionale dell’Unione Sindacale di Base dei Vigili del Fuoco e il collettivo Askavusa sono scesi in piazza per rivendicare i diritti universali dell’uomo e per rilanciare l’immagine dell’Isola agrigentina.

Da troppi anni – dicono dall’USB – l’isola di Lampedusa viene usata per creare emergenze o mettere in scena retoriche ed immagini che vanno a giustificare ed alimentare politiche di sfruttamento, reclusione, disumanizzazione.

Lampedusa – aggiungono dall’organizzazione sindacale – è luogo fondamentale per la pesca mediterranea, rifugio per chi naviga, meta turistica e oasi di pace da smilitarizzare”.

Durante la manifestazione è stato presentato il piano del lavoro per Lampedusa, si tratta di un documento programmatico che tra le priorità vede, intanto garantire i diritti dei lavoratori, eliminare definitivamente la militarizzazione dell’isola e garantire delle adeguate politiche di salvaguardia dell’ambiente.

Tutti temi quest’ultimi affrontati dal responsabile del coordinamento nazionale USB Vigili del Fuoco Costantio Saporito che sul palco allestito nella principale piazza dell’isola ha rivendicato i diritti di Lampedusa e dei suoi abitanti.

Gli organizzatori hanno anche voluto parlare di un “ponte” ideale che da Lampedusa collega Reggio Calabria dove il primo maggio è stato dedicato ai braccianti agricoli e Catania che ha dedicato la ricorrenza alle problematiche della Palestina.

Una unione di luoghi volta a restituire dignità a Lampedusa affinché quest’ultima diventi luogo di pace e dialogo tra i popoli.

Depuratore inquinante sequestrato a Lampedusa: 13 avvisi di garanzia

IL gip del tribunale di Agrigento Francesco Provenzano, ha disposto il sequestro preventivo del depuratore comunale di contrada Cavallo Bianco a Lampedusa, poiché a seguito delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica e condotte da Carabinieri e Guardia Costiera, è risultato essere non funzionante.

13 sono stati gli avvisi di garanzia emessi, tra gli indagati anche l’ex sindaco Giusi Nicolini e l’attuale primo cittadino dell’isola Salvatore Martello, ma nel mirino della magistratura ci sono anche tecnici comunali e funzionari regionali.

La vicenda trae origine dalla realizzazione del nuovo impianto di depurazione datata 2012, costo dell’opera 8 milioni di euro, dalla dismissione del vecchio impianto, le acque dovevano continuare ad essere trattate in attesa dell’entrata in esercizio della nuova struttura.

Secondo gli inquirenti invece, tramite un pennello a mare, non autorizzato, i liquami venivano scaricati direttamente in acqua tramite una condotta sottomarina che tra le altre cose, come rilevato dai sommozzatori della guardia Costiera, era rotta a pochi metri dalla costa.

Dalle analisi dell’ARPA, nello specchio d’acqua antistante la Porta d’Europa, sono stati rilevati valori fecali 10 mila volte superiori ai limiti consentiti.

Tra le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, ci sono quelle di inquinamento ambientale, distruzione di habitat protetto e omissione in atti d’ufficio.

Durante i controlli, gli inquirenti hanno anche scoperto e sequestrato un deposito all’interno del quale, erano stati stoccati irregolarmente circa 60 tonnellate di materiale, ritenuto potenzialmente pericoloso.

Con il depuratore comunale di Lampedusa, cresce la lista degli impianti sequestrati dalla magistratura in Provincia di Agrigento, in precedenza i sigilli erano scattati in diverse strutture gestite dalla società Girgenti Acque.

USB e Askavusa festeggiano il primo maggio a Lampedusa

Restituire dignità all’immagine dell’Isola di Lampedusa troppo spesso associata ad emergenze che possono anche mutarsi in politiche di sfruttamento, reclusione e disumanizzazione.

Questo è il sentimento dei responsabili del sindacato USB Costantino Saportito e Annalisa D’Ancona del collettivo ASKAVUSA che per il prossimo primo maggio promuovono diverse iniziative sull’Isola agrigentina.
“Un momento – dicono gli organizzatori – per ripensare ai motivi che spingono milioni di persone a lasciare il proprio paese e al perché non si possa viaggiare in maniera regolare e senza passare dalla “macchina dell’accoglienza” che tutto fa tranne che accogliere.

Adesso – aggiungono – è tempo che l’hot-spot chiuda definitivamente. Si apra piuttosto una struttura ospedaliera in grado di dare assistenza a tutti coloro che vivono o “passano” da Lampedusa, un ospedale tanto per i lavoratori del mare quanto per chi da troppo tempo ha visto negato il diritto alla salvaguardia della salute.

Affinché chi decida di spostarsi – concludono – lo possa fare in maniera regolare senza essere costretto a rischiare la vita ed ingrassare gli apparati militari e le mafie internazionali”.

La manifestazione a cui partecipano diversi musicisti si svolge nella principale piazza dell’Isola.

Torturava i migranti , fermato un altro nigeriano.

Tratta di persone, sequestro di persona, violenza sessuale, omicidio aggravato e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La squadra mobile di Agrrigento con queste accuse ha arrestato un nigeriano di 21 anni GIFT DEJI, chiamato con il nome di Sofi, riconosciuto come uno dei responsabili di torture e sevizie perpetrate in Libia all’interno della safe house di “Alì il Libico”, dove i migranti, in attesa di intraprendere la traversata in mare per le coste italiane, venivano privati della libertà personale e torturati per estorcere loro denaro. Il 21enne da migrante si sarebbe offerto di entrare a far parte del gruppo di criminali al fine di poter, in seguito, intraprendere gratuitamente la traversata verso l’Italia. Anche in questo caso fondamentali ai fini dell’arresto sono state le dichiarazioni di alcune delle vittime: “Le violenze perpetrate dal Sofi- hanno raccontato- consistevano nel colpire in diverse parti del corpo i migranti tenuti in ostaggio, con molta violenza, mediante l’utilizzo di una cintura in cuoio e/o tubi di gomma. Oltre a questi oggetti, ho visto più volte Sofi utilizzare sui prigionieri due cavi eletrtici collegati alla corrente elettrica come strumento di tortura”. Il fermo di Sofi è frutto dell’incessante attività investigativa della Squadra Mobile di Agrigento, guidata da Giovanni Minardi, che sta ricostruendo l’intera cellula di criminali e torturatori che operavano in Libia all’interno del tristemente noto “Ghetto di Alì il Libico”. I primi utili risultati investigativi di questa ultima indagine si sono avuti con l’individuazione ed il fermo, nei mesi scorsi, di altri soggetti. Il Sofi è stato individuato e catturato all’interno del CDA “S.Anna” di Isola di Capo Rizzuto e adesso si trova rinchiuso al carcere di Catanzaro.