Cresce la qualità della diagnostica per immagini

Ammonta ad oltre seicentoventimila euro l’ultimo investimento deliberato dalla direzione dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento per la sostituzione delle TAC in uso negli ospedali di Agrigento e Sciacca. Il provvedimento, da tempo atteso, mira a rimpiazzare le vecchie dotazioni strumentali dei reparti con apparecchiature di ultima generazione. Con la recentissima deliberazione dello 14 gennaio, l’Asp ha già dato il via alle procedure per perfezionare l’acquisto “chiavi in mano” dei macchinari aderendo all’accordo quadro stipulato tra la Consip, per conto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, e la ditta Medical Systems. “Più in generale- fanno sapere dall’asp- l’intera diagnostica per immagini dei nosocomi Asp si accinge ad effettuare un deciso balzo in avanti sia sotto il profilo della qualità degli esami che dell’efficienza operativa dato che l’acquisto delle due nuove apparecchiature fa seguito a quello di altre due modernissime TAC già in precedenza disposto anche per gli ospedali di Canicattì e Licata e di una risonanza magnetica ad Agrigento. Anche per questa fornitura si prospettano tempi brevi dato che le procedure di gara sono in fase di avanzata definizione”.

Rispetto alla precedente dotazione strumentale – afferma il direttore del Dipartimento di scienze radiologiche Asp, Angelo Trigona – si arriverà ad un deciso miglioramento sul piano della performance sia per quanto riguarda il tempo di acquisizione ed elaborazione delle immagini che per la completezza generale degli esami. Le Tac a due e quattro strati in uso sono spesso soggette a guasti delle componenti hardware e software e a ripetuti interventi di manutenzione. Saranno sostituite da macchine con almeno 64 strati in grado di offrire continuità d’esercizio ed elevate prestazioni”.

Coltivavano la “marijuana” fra le zucchine. Due persone in manette.

Nel corso di un servizio investigativo, i carabinieri a Licata, hanno scovato una piantagione di “Marijuana” in mezzo ad una coltivazione di zucchine. I militari, da qualche tempo, avevano notato movimenti anomali nelle vicinanze del fondo agricolo di proprietà di un 51 enne del luogo, in contrada Fiumevecchio. Sul posto, è stato subito rintracciato il proprietario, in compagnia di un altro bracciante agricolo, 46 enne. Durante il controllo in una serra adibita alla coltivazione di zucchine, è saltata fuori una vera e propria piantagione, con circa settanta piante di “canapa indiana”, che una volta essiccata, sarebbe stata pronta ad essere smerciata.

Al termine delle operazioni, le piante di “Marijuana” sequestrate dai militari, sono risultate del peso complessivo di oltre quindici chili. Per i due individui, dunque, sono subito scattate le manette ai polsi con l’accusa di “Coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti”. L’Autorità Giudiziaria ha già convalidato l’arresto ed ha disposto che il bracciante agricolo venga ristretto agli “arresti domiciliari” mentre il proprietario del fondo sarà sottoposto all’obbligo di dimora nel comune di Licata.

Si stima che il quantitativo di droga sequestrato, se ceduto al dettaglio, avrebbe potuto fruttare alcune migliaia di euro.

Scoperto l’autore di una rapina ad un’anziana donna di Licata .

Svolta nelle indagini di una brutale rapina avvenuta per strada a Licata, ai danni di un’anziana donna del luogo. All’alba, i Carabinieri della locale Stazione hanno eseguito un’Ordinanza di collocamento in apposita Comunità, emessa dal Tribunale per i Minorenni di Palermo, nei confronti di un sedicenne licatese, ritenuto responsabile di “Rapina aggravata”.

Il provvedimento giudiziario è giunto al termine di incessanti attività investigative avviate dai Carabinieri subito dopo la rapina subita da una pensionata 86 enne, avvenuta il 4 settembre scorso. La donna, mentre era a passeggio in pieno giorno, era stata improvvisamente assalita da un giovane a volto scoperto, che le aveva strappato letteralmente dal collo una collana d’oro, fuggendo subito dopo a piedi. La svolta nelle indagini si è avuta visionando le immagini di una telecamera, che ha immortalato gli attimi in cui l’ignoto giovane ha commesso la rapina.

Picchia l’anziana madre a Licata, arrestato

A Licata i Carabinieri hanno arrestato ai domiciliari , Angelo Vella, 54 anni, perché avrebbe maltrattato e picchiato l’anziana madre, di 77 anni. Per la donna è stato necessario il ricovero in ospedale, “San Giacomo d’Altopasso”, per la frattura di un arto e diversi ematomi. I Carabinieri, allarmati dal 112 dai vicini di casa, sono intervenuti nell’abitazione di Vella e lo hanno sorpreso in flagranza di reato.

Incendiato il portone di casa di un pescatore, aperta un’inchiesta

E’ stato incendiato il portone di casa – in via Malaga – di una coppia. Un gesto inquietante sul quale stanno, appunto, già indagando i poliziotti del commissariato di Licata. Agenti che hanno già sentito – come procedura investigativa impone – i residenti in quello stabile: una casalinga e il marito pescatore.

Non è escluso, secondo le prime battute investigative, che quell’incendio possa essere stato anche un raid vandalico. Così come gli investigatori non escludono un’ipotetica vendetta. Nessuno, in zona, a quanto pare, avrebbe visto, né tantomeno sentito nulla. Il che, chiaramente, non aiuta le indagini dei poliziotti del commissariato di Licata. I danni al portone non dovrebbero essere particolarmente gravi.

Si getta in mare e rischia d’annegare, salvata in extremis da un ristoratore

Venticinquenne, con problemi psichici e ospite di una comunità, si allontana e si getta in mare. E’ accaduto nel tardo pomeriggio di ieri nelle acque antistanti la Playa di Licata. Ad accorgersi del tentato suicidio è stato il proprietario di un ristorante. Un licatese che non ha esitato un solo attimo e, seppur completamente vestito, s’è gettato in acqua per soccorrere e salvare la ragazza. 

Senza non poche difficoltà, l’uomo è riuscito a trascinare fino all’arenile la giovane ed ha poi chiamato i soccorsi. La venticinquenne è stata portata, in via precauzionale, al pronto soccorso dell’ospedale “San Giacomo d’Altopasso”. Non è, per fortuna, in pericolo di vita. Sul posto, sono intervenuti anche i poliziotti del commissariato di Licata e l’allarme era stato diramato anche alla Guardia costiera

Intensificati i controlli tra Licata e Palma di Montechiaro.

Raffica di controlli nel licatese e nel palmese dove sono scattati numerosi servizi di pattugliamento sul territorio da parte dei carabinieri, finalizzati a garantire la sicurezza pubblica. In poche ore, i Carabinieri scesi in campo, hanno identificato circa 200 persone e nei numerosi posti di blocco effettuati, sono stati controllati oltre 150 veicoli. Sono state elevate una decina di sanzioni, in particolare per mancato uso delle cinture di sicurezza ed uso del telefono cellulare alla guida. In due casi, è scattata anche la denuncia per guida in stato di ebbrezza. In particolare, a Licata, durante un posto di blocco, i Carabinieri hanno arrestato un 47 enne del luogo: deve scontare tre anni e sei mesi di reclusione per una “Estorsione” commessa a Licata nel dicembre del 2015. Sempre a Licata, è incappato ad un controllo di identificazione un 28 enne del luogo, risultato destinatario di un Ordinanza applicativa della detenzione domiciliare emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Torino, dovendo scontare la pena di due mesi per reati contro il patrimonio. Durante le attività, nel corso di un intervento richiesto per una lite in famiglia nel centro di Licata, dopo essere riusciti a calmare gli animi tra moglie e marito, i Carabinieri si sono accorti che vi era qualcosa di anomalo sul contatore della luce. Dopo un’accurata verifica, è infatti emerso che l’uomo, un disoccupato 37 enne del luogo, aveva realizzato un allaccio abusivo alla rete elettrica pubblica, venendo è stato arrestato ai domiciliari. A Palma di Montechiaro, nel corso di un posto di blocco, è stato identificato ed ammanettato un bracciante agricolo 58 enne del luogo, risultato destinatario di un Ordinanza applicativa della detenzione domiciliare emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Firenze, dovendo scontare la pena di sei mesi per reati in materia ambientale. A Campobello di Licata , durante un controllo su strada, i militari hanno arrestato un sorvegliato speciale del posto, 60 enne, nei cui confronti pendeva una  Ordinanza applicativa della detenzione domiciliare emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Palermo. Infine, sono state effettuate una dozzina di ispezioni in abitazioni di persone che detengono regolarmente armi e munizioni, al fine di verificare il rispetto della normativa in materia e le corrette modalità di custodia delle armi.

Hashish e marijuana nascosti nel bagno della scuola

Per tutelare la sicurezza di chi vive nell’ambiente scolastico , in primis gli alunni, che per la loro giovane età sono più esposti a pericoli e insidie , da tempo ormai anche nell’agrigentino è scattato il piano scuole sicure. UN’attività di vigilanza e prevenzione negli istituti scolastici disposta dal questore Maurizio Auriemma così come da direttive ministeriali. Anche negli ultimi controlli i risultati non si sono fatti attendere. A Licata, il cane antidroga “Eschilo” ha segnalato in una zona isolata, in un aiuola all’interno del piazzale di un istituto scolastico, un borsello contenente hashish del peso di 3.25 gr. La polizia , insieme al cane antidroga della guardia di finanza, si è poi spostata nell’istituto tecnico commerciale “Galileo Galilei” di Canicattì: qui sono stati rinvenuti un quantitativo di sostanza stupefacente ed un bilancino di precisione sottoposti a sequestro a carico di ignoti. La droga è stata fiutata, anche in questo caso, dal cane “Eschilo” . La sostanza stupefacente era ben nascosta all’interno del bagno maschile, poggiata sul davanzale di una finestra. Due involucri di “hashih” per un peso complessivo di 1,8 grammi circa ed il bilancino di precisione sono stati sequestrati. Altro stupefacente è stato individuato dall’unità cinofila in altro vano bagno dove sono stati rinvenuti tre involucri contenente “marijuana” per un peso complessivo di 4,9 grammi poggiati , anche qui, sul davanzale di una finestra.

“Coltivava marijuana fra piante e fiori”, sequestrati 31 chili di “roba”: arrestato un bracciante

Fra piante e fiori, coltivate in delle serre, c’era anche la marijuana. Complessivamente 31 chili di “roba” sono stati sequestrati dalla polizia di Stato. Un bracciante agricolo trentatreenne, Giuseppe Cammarata, di Licata è stato arrestato in flagranza di reato e, dopo le formalità di rito, è stato portato al carcere “Di Lorenzo” di Agrigento. Dovrà, adesso, rispondere dell’ipotesi di reato di coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. L’arresto è stato eseguito dai poliziotti del commissariato di Licata e dai militari della Guardia di finanza. Durante il servizio di ordine pubblico per le demolizioni degli immobili abusivi, le forze dell’ordine hanno sentito provenire dai terreni circostanti un forte odore di marijuana.

S’è deciso, dunque, era la tarda mattinata di ieri, di perlustrare tutti i luoghi circostanti. Le ispezioni hanno condotto poliziotti e finanzieri ad un appezzamento di terreno dove erano presenti diverse serre coltivate a piante e fiori. “In una serra, di circa 50 metri quadrati, sono state trovate 25 piante in piena fioritura di cannabis da poco recise, dall’altezza variabile compresa tra i 150 e i 180 centimetri – hanno ricostruito i poliziotti del commissariato di Licata – . Piante che erano adagiate sul terreno. All’interno del fabbricato presente, nel vano adibito a salone, sono stati trovati solo fiori già essiccati dal peso di 0,264 grammi, contenuti in un cartone da vivaio. Altri fiori di marijuana in essiccazione, dal peso di 1,040, erano posizionati sul pavimento e un altro chilo di sole foglie e arbusti di cannabis era occultato all’interno di un sacco di plastica da immondizia. In una stanza attigua al salone, adibita a camera da letto, – prosegue la ricostruzione ufficiale del commissariato di polizia di Licata – all’interno di un armadio sono state rinvenute 12 buste di plastica trasparente con marijuana già essiccata. Buste in sottovuoto per un peso ciascuna di 0,538 e quindi per complessivi 6 chili e mezzo. In una stanza, adibita a cucina, è stata ritrovata una macchina professionale digitale per il sottovuoto, una bilancia digitale di precisione, diverse buste di plastica trasparenti. La sostanza stupefacente raccolta e riposta in sacchi di plastica, una volta pesata è risultata essere complessivamente – tra quella in fioritura e quella essiccata – 31,420 grammi”. 

 

Licata, cadavere di un 30enne trovato nella sua abitazione

Il cadavere di un giovane di 30 anni è stato trovato, ieri sera, all’interno di un’appartamento del quartiere Marina, a Licata. A trovare il corpo privo di vita sarebbero stati i familiari dello stesso trentenne. Sul posto gli agenti del locale Commissariato e gli uomini del 118.

Sembra che il decesso possa essere avvenuto per cause naturali.

Un fiume di droga nell’agrigentino. I carabinieri tolgono dal mercato 30 tonnellate di marijuana

Green River, la hnno battezzata così i Carabinieri di Agrigento la maxi operazione antidroga, una delle più grandi mai effettuate in Sicilia. Un vero e proprio fiume verde quello scoperto dai militari nelle campagne tra Naro e Campobello di Licata che ha portato al sequestro di circa 30 tonnellate di marijuana. Sostanza che una volta immessa sul mercato avrebbe fruttato oltre 15 milioni di euro.

Tre le persone in manette:Carmelo Collana 53 anni di Campobello di Licata e i fratelli Pietro e Vincenzo Martini, rispettivamente di 22 e 19 anni originiari di Belmonte Mezzagno, nel palermitano.

Un’indagine vecchio stampo, fatta di pedinamenti e osservazioni quella condotta dai militari della Compagnia di Licata che avevano notato dei movimenti sospetti ma che probabilmente mai avrebbero immaginato l’entità dell’operazione.

Prima del blitz, la certezza, con il volo di un drone che ha mostrato agli inquirenti i filari di sostanza coltivata tra gli alberi di cachi, poi l’irruzione in quella che potremo definire una vera azienda gricola.

Un intervento chirurgico quello effettuato dai Carabinieri che con discrezione hanno dapprima fermato il proprietario del fondo agricolo, il 53enne Carmelo Collana, dipendente del Comune di Canicattì. Subito dopo, i militari hanno colto in flagranza di reato i due palermitani intenti alla lavorazione e confezionamento della marijuana.

Nel comodino del proprietario è stata trovata anche un’arma da guerra, una pistola calibro 9 di fabbricazione ungherese e 50 cartucce dello stesso calibro. Arma e munizioni che sono stati inviati al RIS di Messina per le analisi balistiche.

In un primo momento, in un casolare, il quantitativo di marjuana scoperta, già essiccata e confezionata in sacchetti di cellophane, era di 135 chilogrammi, poi nel locale adibito all’essiccazione delle piante, che tra le altre cose è risultato essere anche allacciato abusivamente alle rete elettrica, la sopresa con circa una tonnellata di marijuna.

Ma per i militari le sorpese non erano ancora finite, grazie al fiuto dei cani antidroga infatti, in un terreno poco distante, una distesa verde, fatta di circa 10 mila piante coltivate tra gli alberi di cachi.

Secondo i militari, il peso stimato delle piante sarebbe di circa 29 tonnellate che si va quindi ad aggiungere ai mille chili scoperti nei locali di essiccazione per un peso complessivo di 30 tonnellate.

Come è stato possibile che tre persone insospettabili, una delle quali addirittura un dipendente pubblico, abbiano potuto agire liberamente e in modo così dirompennte in un settore, quello del mercato degli stupefacenti, storicamente gestito da cosa nostra?

Ed ancora, le persone arrestate, sono dunque dei cani sciolti, o dietro c’è l’ombra della mafia? Interrogativi a cui stanno cercando di dare le risposte gli stessi inquirenti.

Porto turistico di Licata: evasione dell’Imu da 800 mila euro

Ammonta a 800mila euro l’evasione di imposte nel porto turistico “Marina di Cala del Sole” di Licata. E’ stata la guardia di finanza a scoprire , in particolare, una evasione dell’Imu da parte di alcune  società operanti all’interno del porto.

Le attività ispettive effettuate dalle fiamme gialle del nucleo di polizia economico-finanziaria di Agrigento hanno accertato il mancato pagamento dell’imposta municipale unica dal 2013 al 2017.Dagli accertamenti è emersa anche l’esistenza di 394 posti barca dai 4 ai 70 metri, presenti nello specchio d’acqua antistante il porto, non censiti catastalmente, per i quali gli enti competenti provvederanno all’espletamento delle procedure previste per l’aggiornamento catastale.

Oltre all’imposta evasa, le società che non hanno adempiuto ai previsti pagamenti, saranno soggette anche ad una sanzione amministrativa del 30% dell’importo dovuto, nei casi in cui i ritardi nei pagamenti siano superiori ai 90 giorni. “Le attività della Guardia di finanza agrigentina – fanno sapere le fiamme gialle- a tutela delle imposte locali sono state eseguite al fine di garantire ogni forma di equità a favore di chi rispetta le regole”.

Sequestrata altra “roba”

Ci sono ragazzi che già all’ultimo anno delle medie hanno avuto un primo contatto con gli spinelli e che quando arrivano alla scuola superiore sono già “pronti” anche a fare il salto di qualità. Un vero e proprio allarme che desta sempre più preoccupazione.

Nei giorni scorsi, ad Agrigento, la polizia ha controllato due istituti scolastici . Il controllo ha consentito il rinvenimento di una trentina di “spinelli” abbandonati in prossimità degli istituti scolastici ed alla segnalazione alla locale Prefettura di uno studente, quale assuntore di sostanza stupefacente tipo “hashish”. Da Agrigento a Licata. Anche i poliziotti del commissariato di Licata, in collaborazione con il personale della Guardia di finanza e con “Tasco” – l’unità cinofila – al seguito, hanno controllato, l’istituto “Filippo Re Capriata” – che ospita l’alberghiero e l’istituto tecnico commerciale – e il liceo scientifico “Linares”. I poliziotti hanno sequestrato un involucro di cellophane che conteneva ben 10 grammi di marijuana. Un involucro che, una volta aperto, sarebbe dovuto servire per smistare – spacciare – lo stupefacente. L’operazione – denominata “Scuole sicure”, rientra nel vasto piano finalizzato alla prevenzione e repressione del fenomeno dello spaccio e del consumo di sostanze stupefacenti in prossimità delle scuole, disposto dal questore Maurizio Auriemma.Due gli studenti che sono stati segnalati – quali consumatori di droghe – alla Prefettura di Agrigento.

“Diplomat”, scoperto un sodalizio che si occupava dell’illecito rilascio di diplomi

L’hanno chiamata operazione “Diplomat”. Un’inchiesta che ha permesso di individuare – su tutto il territorio regionale – la presenza di un sodalizio criminale dedito alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione e la fede pubblica, con particolare riferimento all’indebito rilascio di diplomi di maturità. E il tutto sarebbe avvenuto grazie alla dimostrata ed incondizionata connivenza di pubblici ufficiali: preside e insegnanti ed incaricati di pubblico servizio, personale di segreteria appartenenti a quattro distinti istituti paritari.

In particolare, gli investigatori hanno controllato le attività di un centro d’istruzione, non riconosciuto dalle autorità scolastiche, che aveva base logistica a Ispica, nel Ragusano, e saldi rapporti – ha ricostruito il procuratore capo Luigi Patronaggio – con scuole paritarie della provincia di Agrigento – Licata e Canicattì – e Catania . Disposto il sequestro preventivo d’urgenza di 22 diplomi di scuola media superiore irregolarmente conseguiti nell’anno scolastico 2014/2015 da altrettanti soggetti.I dettagli dell’operazione “Diplomat” saranno resi noti domattina, alle 10, in Procura. 

Preso il killer dell’omicidio Carità avvenuto a Licata il giorno di Pasquetta.

Sangue chiama sangue e sembrerebbe ruotare su questo l’omicidio avvenuto il giorno di Pasquetta a Licata. Oggi il killer di Angelo Carità ha un nome e un cognome: Orazio Rosario Cavallaro 61 anni di Ravanusa. 4 i colpi sparati contro Carità davanti al cancello del proprio terreno agricolo, a Licata. Il corpo del 61enne, in un lago di sangue venne ritrovato dalla moglie.I Carabinieri di Licata ed i colleghi del Reparto Operativo di Agrigento, intervenuti subito sul posto in quel giorno di festa, non hanno mai mollato la presa, analizzando ogni singolo e più piccolo indizio. A sei mesi esatti, è arrivata la svolta nelle indagini.I Carabinieri , coordinati dalla Procura della Repubblica di Agrigento, hanno analizzato nei dettagli alcune immagini video, ottenute da vari esercizi commerciali ubicati nei pressi del luogo del delitto. Immagini in cui si vede il killer giungere a piedi nel terreno di Carità con addosso un giubbotto ed esplodere il colpo di grazia alla vittima. Il materiale video acquisito ha consentito di ripercorrere il tragitto compiuto dalla vittima negli attimi precedenti all’omicidio. In particolare, gli investigatori dell’Arma sono riusciti ad evidenziare un’auto intenta, sia a pedinare per un breve tratto di strada la vittima, sia ad effettuare alcuni passaggi nell’abitazione della stessa. A casa di Cavallaro è stato trovato il giubbotto, abilmente occultato indossato nell’agguato: sulla manica destra aveva ancora delle piccole macchie di sangue. Orazio Cavallaro dovrà rispodendere dell’accusa di “Omicidio volontario” e “Porto abusivo di arma da fuoco”.Carità era un imprenditore agricolo condannato all’ergastolo dalla Corte di assise di Agrigento, perché accusato di avere ucciso un conoscente, Giovanni Brunetto, di tre anni più giovane, e sotterrato il suo cadavere nel maggio del 2013. Su istanza degli avvocati Vincenza e Nino Gaziano, Carità era però libero per decorrenza dei termini cautelari. Ecco perchè sangue chiama sangue anche se il movente è ancora tutto da chiarire. Ma sembra che Cavallaro non conoscesse neanche Carità e per compiere quell’omicidio sia stato “mandato” da qualcuno che lo avrebbe pagato o al quale avrebbe restitutito qualche favore. Tutte supposizioni al momento. Le indagini proseguono. Ci sono altri due indagati.