Incendiato il portone di casa di un pescatore, aperta un’inchiesta

E’ stato incendiato il portone di casa – in via Malaga – di una coppia. Un gesto inquietante sul quale stanno, appunto, già indagando i poliziotti del commissariato di Licata. Agenti che hanno già sentito – come procedura investigativa impone – i residenti in quello stabile: una casalinga e il marito pescatore.

Non è escluso, secondo le prime battute investigative, che quell’incendio possa essere stato anche un raid vandalico. Così come gli investigatori non escludono un’ipotetica vendetta. Nessuno, in zona, a quanto pare, avrebbe visto, né tantomeno sentito nulla. Il che, chiaramente, non aiuta le indagini dei poliziotti del commissariato di Licata. I danni al portone non dovrebbero essere particolarmente gravi.

Si getta in mare e rischia d’annegare, salvata in extremis da un ristoratore

Venticinquenne, con problemi psichici e ospite di una comunità, si allontana e si getta in mare. E’ accaduto nel tardo pomeriggio di ieri nelle acque antistanti la Playa di Licata. Ad accorgersi del tentato suicidio è stato il proprietario di un ristorante. Un licatese che non ha esitato un solo attimo e, seppur completamente vestito, s’è gettato in acqua per soccorrere e salvare la ragazza. 

Senza non poche difficoltà, l’uomo è riuscito a trascinare fino all’arenile la giovane ed ha poi chiamato i soccorsi. La venticinquenne è stata portata, in via precauzionale, al pronto soccorso dell’ospedale “San Giacomo d’Altopasso”. Non è, per fortuna, in pericolo di vita. Sul posto, sono intervenuti anche i poliziotti del commissariato di Licata e l’allarme era stato diramato anche alla Guardia costiera

Intensificati i controlli tra Licata e Palma di Montechiaro.

Raffica di controlli nel licatese e nel palmese dove sono scattati numerosi servizi di pattugliamento sul territorio da parte dei carabinieri, finalizzati a garantire la sicurezza pubblica. In poche ore, i Carabinieri scesi in campo, hanno identificato circa 200 persone e nei numerosi posti di blocco effettuati, sono stati controllati oltre 150 veicoli. Sono state elevate una decina di sanzioni, in particolare per mancato uso delle cinture di sicurezza ed uso del telefono cellulare alla guida. In due casi, è scattata anche la denuncia per guida in stato di ebbrezza. In particolare, a Licata, durante un posto di blocco, i Carabinieri hanno arrestato un 47 enne del luogo: deve scontare tre anni e sei mesi di reclusione per una “Estorsione” commessa a Licata nel dicembre del 2015. Sempre a Licata, è incappato ad un controllo di identificazione un 28 enne del luogo, risultato destinatario di un Ordinanza applicativa della detenzione domiciliare emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Torino, dovendo scontare la pena di due mesi per reati contro il patrimonio. Durante le attività, nel corso di un intervento richiesto per una lite in famiglia nel centro di Licata, dopo essere riusciti a calmare gli animi tra moglie e marito, i Carabinieri si sono accorti che vi era qualcosa di anomalo sul contatore della luce. Dopo un’accurata verifica, è infatti emerso che l’uomo, un disoccupato 37 enne del luogo, aveva realizzato un allaccio abusivo alla rete elettrica pubblica, venendo è stato arrestato ai domiciliari. A Palma di Montechiaro, nel corso di un posto di blocco, è stato identificato ed ammanettato un bracciante agricolo 58 enne del luogo, risultato destinatario di un Ordinanza applicativa della detenzione domiciliare emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Firenze, dovendo scontare la pena di sei mesi per reati in materia ambientale. A Campobello di Licata , durante un controllo su strada, i militari hanno arrestato un sorvegliato speciale del posto, 60 enne, nei cui confronti pendeva una  Ordinanza applicativa della detenzione domiciliare emessa dal Tribunale di Sorveglianza di Palermo. Infine, sono state effettuate una dozzina di ispezioni in abitazioni di persone che detengono regolarmente armi e munizioni, al fine di verificare il rispetto della normativa in materia e le corrette modalità di custodia delle armi.

Hashish e marijuana nascosti nel bagno della scuola

Per tutelare la sicurezza di chi vive nell’ambiente scolastico , in primis gli alunni, che per la loro giovane età sono più esposti a pericoli e insidie , da tempo ormai anche nell’agrigentino è scattato il piano scuole sicure. UN’attività di vigilanza e prevenzione negli istituti scolastici disposta dal questore Maurizio Auriemma così come da direttive ministeriali. Anche negli ultimi controlli i risultati non si sono fatti attendere. A Licata, il cane antidroga “Eschilo” ha segnalato in una zona isolata, in un aiuola all’interno del piazzale di un istituto scolastico, un borsello contenente hashish del peso di 3.25 gr. La polizia , insieme al cane antidroga della guardia di finanza, si è poi spostata nell’istituto tecnico commerciale “Galileo Galilei” di Canicattì: qui sono stati rinvenuti un quantitativo di sostanza stupefacente ed un bilancino di precisione sottoposti a sequestro a carico di ignoti. La droga è stata fiutata, anche in questo caso, dal cane “Eschilo” . La sostanza stupefacente era ben nascosta all’interno del bagno maschile, poggiata sul davanzale di una finestra. Due involucri di “hashih” per un peso complessivo di 1,8 grammi circa ed il bilancino di precisione sono stati sequestrati. Altro stupefacente è stato individuato dall’unità cinofila in altro vano bagno dove sono stati rinvenuti tre involucri contenente “marijuana” per un peso complessivo di 4,9 grammi poggiati , anche qui, sul davanzale di una finestra.

“Coltivava marijuana fra piante e fiori”, sequestrati 31 chili di “roba”: arrestato un bracciante

Fra piante e fiori, coltivate in delle serre, c’era anche la marijuana. Complessivamente 31 chili di “roba” sono stati sequestrati dalla polizia di Stato. Un bracciante agricolo trentatreenne, Giuseppe Cammarata, di Licata è stato arrestato in flagranza di reato e, dopo le formalità di rito, è stato portato al carcere “Di Lorenzo” di Agrigento. Dovrà, adesso, rispondere dell’ipotesi di reato di coltivazione e detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente. L’arresto è stato eseguito dai poliziotti del commissariato di Licata e dai militari della Guardia di finanza. Durante il servizio di ordine pubblico per le demolizioni degli immobili abusivi, le forze dell’ordine hanno sentito provenire dai terreni circostanti un forte odore di marijuana.

S’è deciso, dunque, era la tarda mattinata di ieri, di perlustrare tutti i luoghi circostanti. Le ispezioni hanno condotto poliziotti e finanzieri ad un appezzamento di terreno dove erano presenti diverse serre coltivate a piante e fiori. “In una serra, di circa 50 metri quadrati, sono state trovate 25 piante in piena fioritura di cannabis da poco recise, dall’altezza variabile compresa tra i 150 e i 180 centimetri – hanno ricostruito i poliziotti del commissariato di Licata – . Piante che erano adagiate sul terreno. All’interno del fabbricato presente, nel vano adibito a salone, sono stati trovati solo fiori già essiccati dal peso di 0,264 grammi, contenuti in un cartone da vivaio. Altri fiori di marijuana in essiccazione, dal peso di 1,040, erano posizionati sul pavimento e un altro chilo di sole foglie e arbusti di cannabis era occultato all’interno di un sacco di plastica da immondizia. In una stanza attigua al salone, adibita a camera da letto, – prosegue la ricostruzione ufficiale del commissariato di polizia di Licata – all’interno di un armadio sono state rinvenute 12 buste di plastica trasparente con marijuana già essiccata. Buste in sottovuoto per un peso ciascuna di 0,538 e quindi per complessivi 6 chili e mezzo. In una stanza, adibita a cucina, è stata ritrovata una macchina professionale digitale per il sottovuoto, una bilancia digitale di precisione, diverse buste di plastica trasparenti. La sostanza stupefacente raccolta e riposta in sacchi di plastica, una volta pesata è risultata essere complessivamente – tra quella in fioritura e quella essiccata – 31,420 grammi”. 

 

Licata, cadavere di un 30enne trovato nella sua abitazione

Il cadavere di un giovane di 30 anni è stato trovato, ieri sera, all’interno di un’appartamento del quartiere Marina, a Licata. A trovare il corpo privo di vita sarebbero stati i familiari dello stesso trentenne. Sul posto gli agenti del locale Commissariato e gli uomini del 118.

Sembra che il decesso possa essere avvenuto per cause naturali.

Un fiume di droga nell’agrigentino. I carabinieri tolgono dal mercato 30 tonnellate di marijuana

Green River, la hnno battezzata così i Carabinieri di Agrigento la maxi operazione antidroga, una delle più grandi mai effettuate in Sicilia. Un vero e proprio fiume verde quello scoperto dai militari nelle campagne tra Naro e Campobello di Licata che ha portato al sequestro di circa 30 tonnellate di marijuana. Sostanza che una volta immessa sul mercato avrebbe fruttato oltre 15 milioni di euro.

Tre le persone in manette:Carmelo Collana 53 anni di Campobello di Licata e i fratelli Pietro e Vincenzo Martini, rispettivamente di 22 e 19 anni originiari di Belmonte Mezzagno, nel palermitano.

Un’indagine vecchio stampo, fatta di pedinamenti e osservazioni quella condotta dai militari della Compagnia di Licata che avevano notato dei movimenti sospetti ma che probabilmente mai avrebbero immaginato l’entità dell’operazione.

Prima del blitz, la certezza, con il volo di un drone che ha mostrato agli inquirenti i filari di sostanza coltivata tra gli alberi di cachi, poi l’irruzione in quella che potremo definire una vera azienda gricola.

Un intervento chirurgico quello effettuato dai Carabinieri che con discrezione hanno dapprima fermato il proprietario del fondo agricolo, il 53enne Carmelo Collana, dipendente del Comune di Canicattì. Subito dopo, i militari hanno colto in flagranza di reato i due palermitani intenti alla lavorazione e confezionamento della marijuana.

Nel comodino del proprietario è stata trovata anche un’arma da guerra, una pistola calibro 9 di fabbricazione ungherese e 50 cartucce dello stesso calibro. Arma e munizioni che sono stati inviati al RIS di Messina per le analisi balistiche.

In un primo momento, in un casolare, il quantitativo di marjuana scoperta, già essiccata e confezionata in sacchetti di cellophane, era di 135 chilogrammi, poi nel locale adibito all’essiccazione delle piante, che tra le altre cose è risultato essere anche allacciato abusivamente alle rete elettrica, la sopresa con circa una tonnellata di marijuna.

Ma per i militari le sorpese non erano ancora finite, grazie al fiuto dei cani antidroga infatti, in un terreno poco distante, una distesa verde, fatta di circa 10 mila piante coltivate tra gli alberi di cachi.

Secondo i militari, il peso stimato delle piante sarebbe di circa 29 tonnellate che si va quindi ad aggiungere ai mille chili scoperti nei locali di essiccazione per un peso complessivo di 30 tonnellate.

Come è stato possibile che tre persone insospettabili, una delle quali addirittura un dipendente pubblico, abbiano potuto agire liberamente e in modo così dirompennte in un settore, quello del mercato degli stupefacenti, storicamente gestito da cosa nostra?

Ed ancora, le persone arrestate, sono dunque dei cani sciolti, o dietro c’è l’ombra della mafia? Interrogativi a cui stanno cercando di dare le risposte gli stessi inquirenti.

Porto turistico di Licata: evasione dell’Imu da 800 mila euro

Ammonta a 800mila euro l’evasione di imposte nel porto turistico “Marina di Cala del Sole” di Licata. E’ stata la guardia di finanza a scoprire , in particolare, una evasione dell’Imu da parte di alcune  società operanti all’interno del porto.

Le attività ispettive effettuate dalle fiamme gialle del nucleo di polizia economico-finanziaria di Agrigento hanno accertato il mancato pagamento dell’imposta municipale unica dal 2013 al 2017.Dagli accertamenti è emersa anche l’esistenza di 394 posti barca dai 4 ai 70 metri, presenti nello specchio d’acqua antistante il porto, non censiti catastalmente, per i quali gli enti competenti provvederanno all’espletamento delle procedure previste per l’aggiornamento catastale.

Oltre all’imposta evasa, le società che non hanno adempiuto ai previsti pagamenti, saranno soggette anche ad una sanzione amministrativa del 30% dell’importo dovuto, nei casi in cui i ritardi nei pagamenti siano superiori ai 90 giorni. “Le attività della Guardia di finanza agrigentina – fanno sapere le fiamme gialle- a tutela delle imposte locali sono state eseguite al fine di garantire ogni forma di equità a favore di chi rispetta le regole”.

Sequestrata altra “roba”

Ci sono ragazzi che già all’ultimo anno delle medie hanno avuto un primo contatto con gli spinelli e che quando arrivano alla scuola superiore sono già “pronti” anche a fare il salto di qualità. Un vero e proprio allarme che desta sempre più preoccupazione.

Nei giorni scorsi, ad Agrigento, la polizia ha controllato due istituti scolastici . Il controllo ha consentito il rinvenimento di una trentina di “spinelli” abbandonati in prossimità degli istituti scolastici ed alla segnalazione alla locale Prefettura di uno studente, quale assuntore di sostanza stupefacente tipo “hashish”. Da Agrigento a Licata. Anche i poliziotti del commissariato di Licata, in collaborazione con il personale della Guardia di finanza e con “Tasco” – l’unità cinofila – al seguito, hanno controllato, l’istituto “Filippo Re Capriata” – che ospita l’alberghiero e l’istituto tecnico commerciale – e il liceo scientifico “Linares”. I poliziotti hanno sequestrato un involucro di cellophane che conteneva ben 10 grammi di marijuana. Un involucro che, una volta aperto, sarebbe dovuto servire per smistare – spacciare – lo stupefacente. L’operazione – denominata “Scuole sicure”, rientra nel vasto piano finalizzato alla prevenzione e repressione del fenomeno dello spaccio e del consumo di sostanze stupefacenti in prossimità delle scuole, disposto dal questore Maurizio Auriemma.Due gli studenti che sono stati segnalati – quali consumatori di droghe – alla Prefettura di Agrigento.

“Diplomat”, scoperto un sodalizio che si occupava dell’illecito rilascio di diplomi

L’hanno chiamata operazione “Diplomat”. Un’inchiesta che ha permesso di individuare – su tutto il territorio regionale – la presenza di un sodalizio criminale dedito alla commissione di reati contro la pubblica amministrazione e la fede pubblica, con particolare riferimento all’indebito rilascio di diplomi di maturità. E il tutto sarebbe avvenuto grazie alla dimostrata ed incondizionata connivenza di pubblici ufficiali: preside e insegnanti ed incaricati di pubblico servizio, personale di segreteria appartenenti a quattro distinti istituti paritari.

In particolare, gli investigatori hanno controllato le attività di un centro d’istruzione, non riconosciuto dalle autorità scolastiche, che aveva base logistica a Ispica, nel Ragusano, e saldi rapporti – ha ricostruito il procuratore capo Luigi Patronaggio – con scuole paritarie della provincia di Agrigento – Licata e Canicattì – e Catania . Disposto il sequestro preventivo d’urgenza di 22 diplomi di scuola media superiore irregolarmente conseguiti nell’anno scolastico 2014/2015 da altrettanti soggetti.I dettagli dell’operazione “Diplomat” saranno resi noti domattina, alle 10, in Procura. 

Preso il killer dell’omicidio Carità avvenuto a Licata il giorno di Pasquetta.

Sangue chiama sangue e sembrerebbe ruotare su questo l’omicidio avvenuto il giorno di Pasquetta a Licata. Oggi il killer di Angelo Carità ha un nome e un cognome: Orazio Rosario Cavallaro 61 anni di Ravanusa. 4 i colpi sparati contro Carità davanti al cancello del proprio terreno agricolo, a Licata. Il corpo del 61enne, in un lago di sangue venne ritrovato dalla moglie.I Carabinieri di Licata ed i colleghi del Reparto Operativo di Agrigento, intervenuti subito sul posto in quel giorno di festa, non hanno mai mollato la presa, analizzando ogni singolo e più piccolo indizio. A sei mesi esatti, è arrivata la svolta nelle indagini.I Carabinieri , coordinati dalla Procura della Repubblica di Agrigento, hanno analizzato nei dettagli alcune immagini video, ottenute da vari esercizi commerciali ubicati nei pressi del luogo del delitto. Immagini in cui si vede il killer giungere a piedi nel terreno di Carità con addosso un giubbotto ed esplodere il colpo di grazia alla vittima. Il materiale video acquisito ha consentito di ripercorrere il tragitto compiuto dalla vittima negli attimi precedenti all’omicidio. In particolare, gli investigatori dell’Arma sono riusciti ad evidenziare un’auto intenta, sia a pedinare per un breve tratto di strada la vittima, sia ad effettuare alcuni passaggi nell’abitazione della stessa. A casa di Cavallaro è stato trovato il giubbotto, abilmente occultato indossato nell’agguato: sulla manica destra aveva ancora delle piccole macchie di sangue. Orazio Cavallaro dovrà rispodendere dell’accusa di “Omicidio volontario” e “Porto abusivo di arma da fuoco”.Carità era un imprenditore agricolo condannato all’ergastolo dalla Corte di assise di Agrigento, perché accusato di avere ucciso un conoscente, Giovanni Brunetto, di tre anni più giovane, e sotterrato il suo cadavere nel maggio del 2013. Su istanza degli avvocati Vincenza e Nino Gaziano, Carità era però libero per decorrenza dei termini cautelari. Ecco perchè sangue chiama sangue anche se il movente è ancora tutto da chiarire. Ma sembra che Cavallaro non conoscesse neanche Carità e per compiere quell’omicidio sia stato “mandato” da qualcuno che lo avrebbe pagato o al quale avrebbe restitutito qualche favore. Tutte supposizioni al momento. Le indagini proseguono. Ci sono altri due indagati.

Tedesca rapita da minorenne in Germania e portata a Licata

Una storia che ha dell’incredibile e che è stata raccontata dalla trasmissione chi l’hja visto? Di scena c’è Licata. Qui da 5 anni abitavano Bernard e Maria, 57 anni lui, 18 lei. Si erano presentati come padre e figlia, ma in realtà erano amanti e lui l’aveva rapita e portata dalla Germania alla Sicilia. Non avevano mai chiesto un euro, si erano arrangiati con lavoretti saltuari e si erano mostrati sempre grati nei confronti di chi li aiutava. I due vivevano in un appartamento nel centro storico della cittadina siciliana. Lui si impegnava a portare a casa qualche soldo facendo il muratore o il tecnico di caldaie. Quel che è certo è che Bernard e Maria avessero stretto un buon rapporto con i vicini e con tutti quelli che li conoscevano a Licata e la scoperta fatta dal programma di Rai Tre Chi l’ha visto? ha scioccato la cittadina intera. Federica Sciarelli racconta una verità molto lontana da quella che gli abitanti di Licata conoscevano su quei due tedeschi arrivati cinque anni prima in città e bisognosi d’aiuto. In realtà l’uomo era un pedofilo: in Germania Bernard aveva circuito Maria, l’aveva tolta dalla sua famiglia naturale e l’aveva rapita. Aveva 13 anni Maria quando era finita nelle attenzioni dell’uomo tramite una chat. La ragazza si era invaghita di Bernard e aveva deciso di andare via di casa con lui. La famiglia aveva denunciato la scomparsa della 13enne. In Germania, Bernard era stato già denunciato dalla polizia tedesca: Maria, minorenne, non poteva stare con lui. A quel punto il paese aveva disposto un un mandato di cattura internazionale: le accuse nei confronti dell’uomo erano quelle di rapimento e violenza sessuale. Poi dei due si erano perse le tracce. Maria Henselmann all’improvviso è riapparsa, scrivendo alla famiglia di voler tornare a casa, via Facebook. La sera del 30 agosto scorso gli amici del padre sono andata a prenderla a Milano. “Era più facile andare avanti così che ritornare. Non sapevo come avrei potuto fare e avevo una paura tremenda”, ha raccontato la ragazza, oggi 18enne. “Ho evitato di andare su internet per tutto il tempo per paura che la polizia mi trovasse”, ma quando lo ha fatto ha visto “quanto mi aveva cercato la mia famiglia e non sono più riuscita a sopportare i sensi di colpa”. I cittadini di Licata ascoltati dai giornalisti di Chi l’ha visto? si sono detti sconvolti. Maria è tornata dai suoi familiari in Germania, Bernhard Manfred Haase è stato finalmente arrestato.

Incappano ad un posto di blocco con oltre sette quintali di uva di sospetta provenienza. Scatta la denuncia.

I carabinieri  di Licata hanno denunciato all’Autorità Giudiziaria tre individui, 40 enni, licatesi, sorpresi con un grosso carico di uva da tavola, di provenienza illecita, durante un posto di blocco attuato in contrada “Conca ginisi”.

Alla vista della pattuglia, il conducente di una delle due vetture, una fiat multipla, ha abbandonato il mezzo, cercando di fuggire a piedi, venendo poco dopo bloccato dai militari dopo un breve inseguimento. Gli altri due soggetti, a bordo di una seconda auto, si sono invece fermati. E’ stata effettuata subito un’accurata ispezione all’interno dei due automezzi, dai quali è saltato fuori un ingente carico di uva da tavola, del valore di alcune centinaia di euro e di ottima qualità, del peso complessivo di oltre sette quintali, carico per il quale i tre individui non hanno saputo fornire alcuna documentazione o giustificazione. Nel corso della perquisizione sono saltate fuori anche alcune cesoie, potenzialmente utilizzate per asportare l’uva.

E’ scattata la denuncia per “Ricettazione” per i tre licatesi

Neonato morto per presunta malasanità, chiesti 2 milioni di euro di risarcimento

Le “errate cure e diagnosi” avrebbero avuto una responsabilità nella morte di un neonato, la famiglia vuole 2 milioni di euro dall’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento. 

I fatti sono avvenuti a Licata alcuni anni fa: il bambino sarebbe morto una settimana dopo il ricovero presso l’unità di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale. Per questo i familiari si sono rivolti ad un avvocato e hanno citato in giudizio l’Asp “al fine di accertarne e dichiararne la responsabilità da colpa medica esclusiva in relazione al citato evento”. Il tutto per un valore di 2 milioni di euro cui aggiungere le spese legali che si andranno a sostenere.

Una causa dall’impatto potenzialmente pesantissimo per l’Azienda , che però non sarà gestita dai legali dell’ente che, come avviene molto spesso, hanno comunicato di “non poter assumere tale nuovo incarico in considerazione dei concomitanti adempimenti processuali e d’ufficio in itinere”.

Licata: la polizia arresta due coniugi per spaccio di droga

A Licata, la Polizia di Stato ha arrestato, ai domiciliari, due coniugi del luogo Domenico BULONE , 56 anni, pescivendolo, e Anna SACCHETTI, di origini pugliesi, 52 anni, casalinga. I due sono stati colti nella flagranza del reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Nella loro abitazione, in una camera da letto posta in fondo al corridoio dell’appartamento, i poliziotti hanno trovato una tenda termica di colore nero con all’interno 4 piante di marijuana dell’altezza di circa 40 cm, impiantate in 4 vasi in plastica. La tenda termica adibita a serra era munita di impianto di illuminazione con apposita lampada, impianto con collegamento esterno mediante tubi di areazione flessibili in alluminio, un ventilatore ed un piccolo impianto di irrigazione a goccia. In un ripostiglio, poi, è stata trovata una cassa in legno con all’interno 4 buste in cellophane trasparente contenenti quasi 3 chili di marijuana, un bilancino elettrico, una bilancia di precisione, una forbicina e delle buste di cellophane trasparenti di piccole dimensioni.