Neonato morto per presunta malasanità, chiesti 2 milioni di euro di risarcimento

Le “errate cure e diagnosi” avrebbero avuto una responsabilità nella morte di un neonato, la famiglia vuole 2 milioni di euro dall’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento. 

I fatti sono avvenuti a Licata alcuni anni fa: il bambino sarebbe morto una settimana dopo il ricovero presso l’unità di Ostetricia e ginecologia dell’ospedale. Per questo i familiari si sono rivolti ad un avvocato e hanno citato in giudizio l’Asp “al fine di accertarne e dichiararne la responsabilità da colpa medica esclusiva in relazione al citato evento”. Il tutto per un valore di 2 milioni di euro cui aggiungere le spese legali che si andranno a sostenere.

Una causa dall’impatto potenzialmente pesantissimo per l’Azienda , che però non sarà gestita dai legali dell’ente che, come avviene molto spesso, hanno comunicato di “non poter assumere tale nuovo incarico in considerazione dei concomitanti adempimenti processuali e d’ufficio in itinere”.

Licata: la polizia arresta due coniugi per spaccio di droga

A Licata, la Polizia di Stato ha arrestato, ai domiciliari, due coniugi del luogo Domenico BULONE , 56 anni, pescivendolo, e Anna SACCHETTI, di origini pugliesi, 52 anni, casalinga. I due sono stati colti nella flagranza del reato di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Nella loro abitazione, in una camera da letto posta in fondo al corridoio dell’appartamento, i poliziotti hanno trovato una tenda termica di colore nero con all’interno 4 piante di marijuana dell’altezza di circa 40 cm, impiantate in 4 vasi in plastica. La tenda termica adibita a serra era munita di impianto di illuminazione con apposita lampada, impianto con collegamento esterno mediante tubi di areazione flessibili in alluminio, un ventilatore ed un piccolo impianto di irrigazione a goccia. In un ripostiglio, poi, è stata trovata una cassa in legno con all’interno 4 buste in cellophane trasparente contenenti quasi 3 chili di marijuana, un bilancino elettrico, una bilancia di precisione, una forbicina e delle buste di cellophane trasparenti di piccole dimensioni.

Accetta in pugno, rapinano in casa una pensionata licatese. In manette una coppia di coniugi.  

Con un’accetta in pugno si erano presentati sull’uscio di casa di un’anziana donna, vedova, facendosi aprire con un pretesto la porta d’ingresso. I due, un uomo ed una donna, a volto scoperto, avevano subito fatto irruzione all’interno, minacciando con un’accetta la povera pensionata. Circa 100 euro in contanti il bottino del colpo. Poi la fuga dei due e la pronta richiesta di aiuto della vittima al “112”. I Carabinieri della Compagnia di Licata, subito intervenuti, sono riusciti a indentificare la coppia di coniugi licatesi, un 60 enne venditore ambulante e una 52 enne casalinga. E’ scattata subito una perquisizione, durante la quale è stata rinvenuta, nascosta dietro una bicicletta, l’accetta utilizzata per minacciare e rapinare l’anziana donna. I due hanno ammesso le loro responsabilità, sono stati arrestati con l’accusa di “Rapina aggravata”.

Trentenne in manette per tentata estorsione ai propri genitori.

Triste storia scoperta a Licata dai Carabinieri. Un racconto, quello fatto dalle vittime, costellato da vari episodi di maltrattamenti e richieste di danaro avanzate dal proprio figlio. I militari dell’Arma, acquisita la richiesta di aiuto di una coppia licatese, hanno accertato un ennesimo episodio in cui il loro figlio, 30 enne, già noto alle forze dell’ordine, con atteggiamento minaccioso, avrebbe chiesto ai genitori di farsi consegnare 50 euro. I due coniugi, sfiniti ed impauriti dalle continue pressioni e richieste del loro figlio, hanno deciso di rivolgersi ai Carabinieri.

I militari dell’Arma, intervenuti prontamente, hanno fatto scattare una immediata attività d’indagine, che ha permesso di far luce sull’ultimo episodio, avvenuto proprio in una via del centro cittadino ma anche su pregresse vicende di maltrattamenti.

Sono scattate pertanto le manette ai polsi del trentenne con l’accusa di “Tentata Estorsione” e “Maltrattamenti in famiglia”. L’uomo, è stato subito tradotto in carcere, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Un agrigentino elogia medici e staff per un caso di ottima sanità

Sicilia non è solo “malasanità”, precarietà e viaggi della speranza. Sicilia è anche, e fortunatamente lo è sempre più spesso, buona sanità. E ciò è testimoniato da coloro che in prima persona hanno vissuto in Sicilia un’esperienza di buona sanità. E’ il caso di un cinquantenne agrigentino, originario di Licata, Angelo Incorvaia, che ha diffuso una lettera alle redazioni e ai vertici delle Aziende sanitarie di Agrigento e Palermo dopo essere stato prima ricoverato ad Agrigento e poi in elisoccorso trasferito a Palermo, al “Maria Eleonora Hospital”. Angelo Incorvaia è stato sottoposto ad un delicato intervento cardiaco durato più di sei ore, “risvegliandomi e sentendomi un’altra persona” – scrive Incorvaia, che plaude alla straordinaria professionalità dello staff del “Maria Eleonora Hospital”. Incorvaia ringrazia il dottor Emerico Ballo, il secondo operatore dottor Giuseppe Di Modica, l’anestesista  dottor Gianluca Pugliese e tutta l’equipe, “straordinari medici – sottolinea – che ogni giorno salvano tante vite umane”. A seguito di alcune complicazioni insorte meno di un mese dopo, Incorvaia è stato sotto le cure del reparto Emodinamica dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento. E allo stesso modo ha apprezzato le straordinarie capacità professionali e umane del primario Giuseppe Caramanno e dello staff del reparto. Angelo Incorvaia conclude: “ Oggi mi ritrovo a casa, sto perfettamente bene grazie alla professionalità indiscussa prima dei medici di Palermo e poi di quelli di Agrigento. Un sincero e profondo grazie ai medici di Palermo e di Agrigento”.

Bottiglia incendiaria contro stabilimento balneare, aperta l’inchiesta

Hanno utilizzato una bottiglietta di plastica con degli stracci. L’hanno posizionata accanto alla parete esterna dello stabilimento balneare e hanno appiccato il fuoco. Avvertimento, nella tarda serata di martedì, alla struttura di contrada Mollarella a Licata che, cinque giorni addietro, aveva subito una rapina.

Ad accorgersi delle fiamme sono stati i gestori dello stabilimento che, pare si trovassero, forse per la cena, a poca distanza. Subito sono accorsi e, con gli estintori, sono riusciti a spegnere la fiammata che ha provocato lievi danni – l’annerimento – alla parete esterna. E’ stato lanciato l’Sos al 112 e, sul posto, si sono precipitate le pattuglie dei carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Licata. I militari hanno constatato il danneggiamento e avviato le indagini. 

Pistola in pugno e con il volto travisato, rapina un lido balneare: arrestato

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Attimi di terrore si sono vissuti ieri mattina all’alba, in un lido balneare di contrada Mollarella a Licata. Una persona con il volto travisato ha fatto irruzione nella struttura, mentre il gestore ed alcuni suoi collaboratori stavano contando i soldi dell’incasso della serata precedente. Il rapinatore solitario, con il volto travisato, ha subito puntato la pistola ai dipendenti presenti, facendosi consegnare alcune centinaia di euro. Subito dopo, si è diretto verso il gestore della struttura esplodendogli improvvisamente contro un colpo di pistola, che fortunatamente non ha colpito la vittima. Un testimone ha composto il “112”. “Nel frattempo- raccontano i carabinieri- alcuni dipendenti hanno cercato di reagire, mettendo in fuga il malvivente, L’uomo è stato raggiunto ed immobilizzato dai militari. Dalle sue tasche è saltata fuori la pistola utilizzata ed alcune cartucce nonché le banconote sottratte nel corso della rapina. Nei confronti dell’uomo, Giuseppe Orazio Sortino, 30 enne, licatese, già noto alle forze dell’ordine, sono subito scattare le manette ai polsi con l’accusa di “tentato omicidio, rapina a mano armata e porto abusivo di arma da fuoco”.

Sequestra e maltratta moglie e figlio per una notte intera. In manette un 42 enne licatese.

  Un grave episodio di maltrattamenti in famiglia si è verificato nelle ultime ore a Licata. I Carabinieri , questa mattina, a seguito di una richiesta d’aiuto pervenuta al “112”, sono intervenuti in un’abitazione in località Piano cannelle, dalla quale provenivano delle grida. Riusciti ad entrare all’interno, i militari dell’Arma hanno soccorso e liberato un intero nucleo familiare, composto da una donna ed un figlio minore, sottoposti a violenze fisiche ed ai quali era stato impedito di uscire dall’unità abitativa per tutta la notte, proprio dal marito della donna. L’uomo, un 42 enne già noto alle forze dell’ordine, mentre i Carabinieri stavano soccorrendo i suoi familiari, ha reagito in modo violento proprio contro i militari, riuscendo in un primo tempo a barricarsi dentro la sua abitazione. Sul posto sono arrivati in soccorso una dozzina di Carabinieri. Nel corso della conseguente opera di dialogo e mediazione, durata alcune ore, i Carabinieri sono riusciti, con non poche difficoltà, ad entrare nuovamente nell’appartamento, immobilizzando definitivamente l’uomo. E’ stato arrestato l’accusa di “sequestro di persona, maltrattamenti contro familiari e resistenza a pubblico ufficiale”.

Stalking e maltrattamenti in famiglia. Due persone in manette.

Due episodi di stalking e maltrattamenti in famiglia, si sono verificati in provincia nelle ultime ore. A Licata , i carabinieri hanno eseguito un provvedimento restrittivo emesso dal GIP del Tribunale di Agrigento, associando agli arresti domiciliari un 68 enne del luogo, pensionato, in quanto a seguito di indagini sono emerse nei suoi confronti responsabilità per il reato di atti persecutori nei confronti di una donna 50 enne del luogo, che era stata oggetto di pedinamenti, persino mentre faceva benzina in un distributore di carburanti. L’uomo, inoltre, era già stato sottoposto alla misura del divieto di avvicinamento alla donna. A Santa Margherita di Belice, sempre i Carabinieri hanno eseguito un provvedimento restrittivo emesso dal GIP del Tribunale di Sciacca, associando in carcere un 45 enne del luogo, già noto alle forze dell’ordine, in quanto a seguito di indagini sono emerse nei suoi confronti responsabilità per il reato di maltrattamenti in famiglia nei confronti della propria convivente, che aveva subito in più circostanze violenze fisiche da parte dell’uomo.

Nascondeva la droga in una pentola della cucina. In manette ambulante licatese.

Nelle ultime ore, dopo vari appostamenti e pedinamenti, i Carabinieri di Licata hanno fatto irruzione all’interno dell’abitazione di un venditore ambulante licatese, trovandolo in possesso di oltre un etto di “Marijuana”. Nel corso della perquisizione dei Carabinieri, è  saltato fuori un involucro con circa 120 grammi di Marijuana nascosto dentro una pentola ed un bilancino di precisione per pesare la droga, che avrebbe poi fruttato alcune centinaia di euro di guadagno. Inoltre, mentre i militari stavano per uscire dall’abitazione, hanno notato qualcosa di anomalo nel contatore della luce. Ed i sospetti si sono rivelati fondati, in quanto è stato accertato anche un allaccio abusivo alla linea elettrica. Sono così scattate le manette ai polsi di Accursio Marco, 26 enne, con l’accusa di detenzione di stupefacenti ai fini di spaccio e per furto aggravato di energia elettrica.

Licata. Grave incidente stradale sulla statale 115

Tre persone sono rimaste ferite in un brutto incidente stradale che si è verificato, ieri sera, lungo la strada statale 115, all’altezza dell’incrocio con la via Gela a Licata. Pare che padre, madre e figlia stessero tornando a casa – a Riesi – dopo una giornata trascorsa al mare. La loro auto è rimasta coinvolta in un incidente stradale con un’altra vettura. 

La mamma e la figlia , in un primo momento , erano state portate al pronto soccorso dell’ospedale “San Giacomo d’Altopasso” di Licata ma dopo un primo ricovero i medici – appurando le gravi condizioni di entrambe – hanno deciso per il trasferimento, in elisoccorso, in strutture sanitarie meglio attrezzate. La donna è stata trasportata a Catania, la figlia invece a Messina. Il marito, nonché papà, è stato invece trasferito, con un elisoccorso del 118, all’ospedale “Sant’Elia” di Caltanissetta. La prognosi sulla vita sarebbe riservata. Lungo la statale 115 si sono precipitati i carabinieri, la polizia, gli operatori del 118 e i vigili del fuoco del distaccamento cittadino che hanno estratto dalle lamiere contorte della vettura i feriti.

 

Entra nella casa della sua ex, spacca i mobili e la aggredisce: arrestato.

I carabinieri di Licata hanno arrestato un uomo di nazionalità romena che si era introdotto nell’abitazione della sua ex compagna, assente da casa, spaccando alcuni mobili e mettendo a soqquadro l’abitazione. I forti rumori, provenienti dall’abitazione della donna, hanno allertato, alle tre di notte, i vicini che hanno chiesto l’intervento dei Carabinieri. Quando la pattuglia è arrivata sul posto, il 36enne si trovava ancora all’interno della casa e, oltre a rifiutarsi di dare le proprie generalità ai militari intervenuti, vedendo rincasare anche la ex compagna, ha indirizzato nei suoi confronti minacce di morte tentando di colpirla. I militari lo hanno subito immobilizzato ammanettandolo e conducendolo alla compagnia carabinieri di Licata. L’uomo è stato accompagnato al carcere di Agrigento.

All’opera con un escavatore per farsi il posto barca. Denunciato dai Carabinieri.

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Prime ore del mattino, spiaggia deserta ed un uomo, originario di Palma di Montechiaro, alle prese con un escavatore.  Questa è la scena che i Carabinieri della Stazione di Licata e del Nucleo Radiomobile si sono trovati davanti nella mattina di ieri in contrada Torre di Gaffe. Increduli di fronte all’attività di “sbancamento” della spiaggia, messa in atto dal palmese, i militari hanno presto realizzato che questo stava dragando il fondo per realizzare un comodo posto barca in vista della stagione estiva. L’uomo, con le sue attività, ha danneggiato un breve tratto di spiaggia depositando fanghi ed altri materiali che oltre a deturpare le bellezze paesaggistiche della zona hanno creato un serio rischio di inquinamento ambientale. L’uomo è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Agrigento per esecuzione di opere in assenza di autorizzazione, distruzione o deturpamento di bellezze naturali e per inquinamento ambientale.

Tentavano di realizzare un by-pass nella condotta idrica: 5 arresti

Avevano pensato bene di ammortizzare i costi d’irrigazione, realizzando un by-pass nella condotta idrica dell’acqua pubblica.

Cinque persone sarebbero state colte sul fatto dai Carabinieri della compagnia di Licata mentre erano appunto intenti a sotterrare il tubo che avrebbe condotto l’acqua in una vasca di raccolta da cui prelevare il prezioso liquido per irrigare i campi siti nei pressi della strada statale 115

 

Sassaiola tra giovanissimi, colpito e ferito un giornalista: l’uomo è fuori pericolo

Doveva essere una normale passeggiata, ma per un licatese si è trasformata in una esperienza da dimenticare. Protagonista di un increscioso episodio è stato il licatese Pino Santamaria. Il giornalista è stato colpito da una pietra lanciata da un giovanissimo, che, sostenuto da altri ragazzini, ha messo in atto una vera sassaiola contro un gruppo di minori.Secondo quanto riferisce l’edizione odierna del Giornale di Sicilia, l’uomo sarebbe stato colpito accidentalmente. Per lui sono scattati subito i soccorsi, il licatese è stato trasportato in ambulanza all’ospedale “San Giacomo d’Altopasso”. Il fatto è accaduto al porto turistico di Licata. Santamaria è stato dimesso con una prognosi di quattro giorni. “È una vergogna – ha detto Santamaria -. Sono stato colpito alla testa da una pietrata, al porto turistico, mentre due bande di ragazzini si fronteggiavano a colpi di massi. C’erano tanti turisti in quel momento e tanti bambini e se quella pietra mi avesse colpito in pieno?” L’episodio è stato segnalato ai carabinieri di Licata.