Peculato, avviso di conclusione di indagini per il sindaco di Naro

Durante le indagini dei carabinieri sull’ex assessore di Naro, Francesco Lisinicchia, estraneo a questa inchiesta, da intercettazioni sarebbe emerso che il sindaco di Naro, Lillo Cremona, avrebbe ordinato all’operaio, dipendente della ditta che aveva vinto l’appalto per la raccolta differenziata, di sgombrare il fango che si era accumulato nella sua casa di campagna dopo una delle ultime giornate di forte pioggia, utilizzando illecitamente un mezzo del Comune di Naro. Il sindaco, informato dall’operaio che, durante i lavori, era esplosa una ruota del bobcat comunale, avrebbe ordinato di far sostituire la ruota a spese del Comune, cosa che avveniva con fattura rilasciata dall’ignaro gommista a carico delle casse del Municipio. Un avviso di chiusura indagini è stato emesso dalla Procura di Agrigento nei confronti del sindaco di Naro, Lillo Cremona, e di un operaio, indagati entrambi per concorso in peculato d’uso e il primo cittadino anche per per abuso d’ufficio. Il provvedimento è stato firmato dall’aggiunto Salvatore Vella. L’ex assessore Francesco Lisinicchia, è accusato , invece, di avere fatto pressioni indebite nei confronti di un imprenditore per costringerlo a stipulare un contratto con un istituto di vigilanza del quale è dipendente oltre che responsabile di zona. Il gip Alessandra Vella, ieri mattina ha sostituito la misura degli arresti domiciliari con l’obbligo di firma per tre volte alla settimana.   La vicenda di Cremona è del tutto diversa e nulla c’entra con quella che ha visto coinvolto Lisinicchia. I difensori avranno adesso venti giorni di tempo per tentare di convincere i pm, attraverso memorie o sollecitando altre indagini, a non chiedere il rinvio a giudizio. 

Voleva favorire un istituto di vigilanza privata. Agli arresti domiciliari un ex assessore del comune di Naro

I Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento hanno sottoposto agli arresti domiciliari l’ex Assessore con delega all’Urbanistica, all’Edilizia Pubblica e Privata, ai Rifiuti e al Servizio Idrico Integrato del Comune di Naro, Francesco Lisinicchia. L’accusa è di tentativo di indebita induzione a dare o promettere somme di denaro. Il provvedimento, emesso a seguito di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Agrigento, “fa riferimento- scrivono dal comando provinciale- ad una serie di pressioni esercitate dall’amministratore pubblico nei confronti del titolare della ditta concessionaria del servizio di raccolta dei rifiuti, al fine di ottenerne la promessa di stipula di un contratto di guardiania, per oltre 65 mila euro annui, a favore di un compiacente istituto di vigilanza privata del palermitano. Velate minacce di provvedimenti sanzionatori, a fronte di generiche e fantomatiche mancanze nell’assolvimento del servizio di raccolta, nonchè allusioni a possibili danneggiamenti dei mastelli destinati alla raccolta differenziata. Queste le armi utilizzate per ottenere la firma del contratto.”

Il narese Vincenzo Grifo, ha fatto il suo esordio in Nazionale

Il narese Vincenzo Grifo, ha fatto il suo esordio in Nazionale. Mister Mancini, nell’amichevole vinta contro gli Stati Uniti, ha concesso 45 minuti al centrocampista offensivo. Minuti, tutti trascorsi a cercare di sbloccare il risultato. Grifo sulle spalle aveva la maglia numero 10, il fantasista della bundesliga ha anche sfiorato il vantaggio con una punizione a giro.

La sua “notte magica” si è conclusa con l’ok di mister Mancini e con l’abbraccio dei compagni. Una favola moderna, quella di Grifo, figlio di emigrati all’estero che corona il sogno di vestire la maglia della sua Italia.

Una spedizione che di certo non dimenticherà facilmente, le sue fiammate hanno riacceso il match, dai piedi e dalla testa di Grifo, sono arrivate soltanto cose buone.

Un fiume di droga nell’agrigentino. I carabinieri tolgono dal mercato 30 tonnellate di marijuana

Green River, la hnno battezzata così i Carabinieri di Agrigento la maxi operazione antidroga, una delle più grandi mai effettuate in Sicilia. Un vero e proprio fiume verde quello scoperto dai militari nelle campagne tra Naro e Campobello di Licata che ha portato al sequestro di circa 30 tonnellate di marijuana. Sostanza che una volta immessa sul mercato avrebbe fruttato oltre 15 milioni di euro.

Tre le persone in manette:Carmelo Collana 53 anni di Campobello di Licata e i fratelli Pietro e Vincenzo Martini, rispettivamente di 22 e 19 anni originiari di Belmonte Mezzagno, nel palermitano.

Un’indagine vecchio stampo, fatta di pedinamenti e osservazioni quella condotta dai militari della Compagnia di Licata che avevano notato dei movimenti sospetti ma che probabilmente mai avrebbero immaginato l’entità dell’operazione.

Prima del blitz, la certezza, con il volo di un drone che ha mostrato agli inquirenti i filari di sostanza coltivata tra gli alberi di cachi, poi l’irruzione in quella che potremo definire una vera azienda gricola.

Un intervento chirurgico quello effettuato dai Carabinieri che con discrezione hanno dapprima fermato il proprietario del fondo agricolo, il 53enne Carmelo Collana, dipendente del Comune di Canicattì. Subito dopo, i militari hanno colto in flagranza di reato i due palermitani intenti alla lavorazione e confezionamento della marijuana.

Nel comodino del proprietario è stata trovata anche un’arma da guerra, una pistola calibro 9 di fabbricazione ungherese e 50 cartucce dello stesso calibro. Arma e munizioni che sono stati inviati al RIS di Messina per le analisi balistiche.

In un primo momento, in un casolare, il quantitativo di marjuana scoperta, già essiccata e confezionata in sacchetti di cellophane, era di 135 chilogrammi, poi nel locale adibito all’essiccazione delle piante, che tra le altre cose è risultato essere anche allacciato abusivamente alle rete elettrica, la sopresa con circa una tonnellata di marijuna.

Ma per i militari le sorpese non erano ancora finite, grazie al fiuto dei cani antidroga infatti, in un terreno poco distante, una distesa verde, fatta di circa 10 mila piante coltivate tra gli alberi di cachi.

Secondo i militari, il peso stimato delle piante sarebbe di circa 29 tonnellate che si va quindi ad aggiungere ai mille chili scoperti nei locali di essiccazione per un peso complessivo di 30 tonnellate.

Come è stato possibile che tre persone insospettabili, una delle quali addirittura un dipendente pubblico, abbiano potuto agire liberamente e in modo così dirompennte in un settore, quello del mercato degli stupefacenti, storicamente gestito da cosa nostra?

Ed ancora, le persone arrestate, sono dunque dei cani sciolti, o dietro c’è l’ombra della mafia? Interrogativi a cui stanno cercando di dare le risposte gli stessi inquirenti.

Efferata rapina in gioielleria a Naro. In manette un 40 enne

Rapina ad una gioielleria di Naro. La morsa delle indagini dei Carabinieri è arrivata a stringersi, in piena città, a Catania. Messo alle strette, un 40 enne narese, ma catanese d’adozione, ha ammesso le proprie responsabilità.

Svolta nelle serrate attività investigative a seguito di una rapina avvenuta nei giorni scorsi a Naro, piccolo centro tra Agrigento e Licata. Due uomini, travisati da cappellini e occhiali da sole, avevano fatto irruzione all’interno di una gioielleria in pieno centro. Attimi di terrore ha vissuto la proprietaria, la quale, tuttavia, era riuscita a reagire, dando un morso sul braccio di uno dei malviventi, il quale, per tutta risposta, l’aveva violentemente colpita al volto con un pugno, procurandole vistose ferite.

Duemila euro il bottino del colpo, tra oro e preziosi. Poi la fuga a piedi.

I Carabinieri della Compagnia di Licata (Ag) e della Stazione di Naro, non si sono però persi d’animo. Dopo aver soccorso la vittima, hanno sin da subito effettuato un accurato sopralluogo sulla scena del delitto, con gli specialisti delle investigazioni scientifiche. Dopo aver pazientemente ricostruito i pezzi di un intricato puzzle, in particolare attraverso un identikit realizzato grazie alle testimonianze acquisite e mediante la visione delle telecamere del paese, i sospetti si sono alla fine incentrati su un 40 enne, originario di Naro ma residente da tempo a Catania.

I Carabinieri di Licata, supportati dai colleghi del capoluogo etneo, lo hanno dunque rintracciato nel noto quartiere “Librino”. Durante l’immediato interrogatorio, quando i militari stavano stringendo il cerchio su di lui, facendogli notare anche il segno evidente di un morso sul suo braccio, si è finalmente verificato il colpo di scena: l’uomo, G. C., 40 enne, ha ammesso le proprie responsabilità per la rapina nella gioielleria di Naro. A quel punto, i Carabinieri hanno subito fatto scattare le manette ai suoi polsi, con l’accusa di “Rapina aggravata” e su disposizione dell’Autorità giudiziaria, lo hanno ristretto agli arresti domiciliari.

Le indagini proseguono serrate, per identificare il complice.

Rapina in una gioielleria di Naro, balordi a volto coperto portano via il “bottino”

Sono stati attimi di paura, per una gioielleria del centro città. Dei balordi a volto coperto, hanno fatto irruzione in un negozio. Il fatto è accaduto in una rinomata gioielleria del centro cittadino, a Naro. La rapina si è consumata in Corso Vittorio Emanuele. I ladri, sono riusciti a portare via diversi gioielli. Sul posto, lanciato l’allarme, si sono precipitati i carabinieri della locale compagnia.Tra il titolare della gioielleria ed i balordi, ci sarebbe stato anche un tentativo di colluttazione. Sul caso indagano i militari dell’Arma. Spetterà ai carabinieri risalire all’identità dei malviventi. 

Bracciante agricolo ucciso a colpi di spranga, il riesame conferma gli arresti

Misure cautelari confermate dal tribunale del riesame e quadro indiziario quasi immutato ad eccezione della riqualificazione dell’accusa di tentato omicidio, ai danni della moglie dell’agricoltore ucciso, in lesioni aggravate.

Resta, quindi, in carcere il principale indagato, il quarantaquattrenne Vasile Lupascu. Arresti domiciliari, con l’applicazione del braccialetto elettronico, per la moglie Anisoara Lupascu, 39 anni, e il figlio Vladut Vasile Lupascu, 19 anni. I giudici del tribunale del riesame, nei giorni scorsi, hanno confermato, ad eccezione di un solo capo di accusa, l’ordinanza emessa dal gip Stefano Zammuto dopo l’udienza di convalida degli arresti dei presunti assassini dell’agricoltore incensurato, Pinau Constantin, 37 anni, ucciso a Naro, a colpi di zappa e bastone l’8 luglio. Per l’omicidio i carabinieri hanno arrestato un’intera famiglia romena.

 

A distanza di poche ore dall’omicidio, sulla base degli elementi di prova acquisiti durante la brevissima indagine e dopo aver ascoltato alcuni testimoni, il giallo era già risolto. Resta da mettere del tutto a fuoco il movente, che sarebbe da inquadrare in pregressi contrasti di poco conto.

I tre indagati sono accusati anche di tentato omicidio, oltre che di omicidio premeditato e aggravato dai futili motivi, perché l’aggressione mortale – un vero e proprio agguato – sarebbe stata preceduta di poche ore da un’altra aggressione con identiche modalità ma senza la conseguenza della morte. L’intera famiglia si era appostata, secondo la ricostruzione dell’episodio, vicino l’abitazione di Pinau Constantin, aggredendolo a colpi di zappa e uccidendolo. La vittima morì dopo alcune ore. La vittima, aggredita insieme alla moglie, stava rientrando da un battesimo. I carabinieri, che avevano ricevuto la segnalazione di una lite, si sono trovati davanti bastoni, armi da taglio e sangue ovunque. A terra la vittima, con una profonda ferita alla testa, provocata da un violento colpo. L’uomo è morto all’ospedale di Canicattì. I giudici del riesame hanno ritenuto che la spedizione punitiva non sarebbe stata compiuta per uccidere la moglie di Constantin ma solo per ferirla. Confermata, invece, l’accusa di omicidio premeditato per Lupascu.

Omicidio Pinau a Naro. Convalidati gli arresti

Sono stati convalidati gli arresti dei romeni, accusati dell’omicidio del bracciante agricolo Pinau Costantin, assassinato domenica scorsa nel quartiere Sant’Erasmo a Naro. IL gip del Tribunale di Agrigento, Stefano Zammuto, ha confermato il carcere per il principale sospettato del delitto, Vasile Lupascu di 44 anni. Lasciano la casa circondariale invece la moglie Anisoara di 39 anni e il figlio Valdut di 19 anni, ad entrambi sono stati concessi i domiciliari e sono stati applicati i braccialetti elettronici di sorveglianza.

Le indagini, mirano ancora a capire il movente di un delitto che sembra a tutti gli effetti un regolamento di conti tra due nuclei familiari rivali.

L’omicidio come ricorderete avvenne intorno alle ore 06:00 di domenica 8 luglio in via Donnaligara .

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la vittima e sua moglie, stavano rientrando a casa dopo aver festeggiato un battesimo, ad attenderli però c’erano i tre membri della famiglia Lupascu, ne scaturì subito una violenta lite nel corso del quale, Pinau Costantin venne violentemente colpito alla testa con una pesante spranga. A causa delle gravi ferite riportate, l’uomo è deceduto poche ore dopo all’Ospedale di Canicattì dove era stato trasportato.

Quasi in simultanea con l’ora del decesso del 37enne, i Carabinieri fermarono nei pressi dell’Ospedale di Caltanissetta, Vasile Lupascu e il figlio Vlad che furono poi portati in caserma a Naro dove furono interrogati per diverse ore prima di essere trasferiti in carcere.

“Trovati 36 lavoratori in nero in un vigneto”: scattano tre arresti

Tre persone – un imprenditore e due romeni – sono state arrestate e poste ai domiciliari. Elevate sanzioni per oltre 50 mila euro. E’ l’esito di quello che è stato – nelle campagne fra Naro e Camastra – un vero e proprio blitz anticaporalato realizzato dalla Squadra Mobile della Questura di Agrigento, dai poliziotti del commissariato di Canicattì e da quelli della Scientifica sempre di Agrigento. In un vigneto, i poliziotti hanno trovato ben 36 operai, fra cui due minorenni. A quanto pare si trattava – per tutti 36 – di lavoratori in nero. Operai che si stavano occupando, per conto di una ditta che produce e commercializza uva, di preparare i vigneti per una migliore coltivazione dell’uva. Quando il blitz è scattato, i poliziotti sono riusciti ad accerchiare la zona e ad evitare che qualcuno riuscisse ad allontanarsi.

Scene da “Arancia Meccanica” a Naro. I Carabinieri arrestano due giovani

Con l’accusa di rapina pluriaggravata e lesioni personali aggravate i Carabinieri di Naro e Licata hanno arrestato due giovanissimi naresi ritenuti gli autori del violento pestaggio commesso lo scorso 14 aprile nell’abitazione di un anziano di 86 anni in via Piave, nel centro storico della cittadina barocca.

All’alba di oggi i militari hanno fatto scattare le manette ai polsi di Calogero Troisi di 22 anni e di un 17enne. Ad incastrarli sarebbero state le testimonianze raccolte dai Carabinieri da alcuni abitanti della zona che avrebbero fornito agli inquirenti elementi utili alla loro identificazione.

Le modalità di azione dei due, sono degne di una sceneggiatura di Kubrick.

Si sarebbero avvicinati alla vittima e con la scusa di vendere una vecchia giara, l’anfora siciliana che un tempo era comunemente usata per contenre l’acqua si introdotti all’interno dell’abitazione, poi la violenza con le botte ai danni dell’86enne colpito al volto da un pugno e la succesiva razzia che avrebbe portato al furto di 125 euro che la vittima aveva nel portafoglio e ad una prognosi di 22 giorni per il malcapitato anziano.

Un fatto di cronaca che scosse la comunità narese e che 24 ore dopo, il 15 aprile, si è ripetuta, questa volta in contrada Mintina, zona rurale compresa tra i centri di Naro e Camastra. Anche in questo caso, la vittima prescelta è un’anziana che vive da sola, una dottoressa in pensione che ha subito una violenta aggressione da una banda di ignoti malviventi che riuscirono a portare via l’utilitaria della donna oltre a denaro e prezionsi che la pensionata custodiva in casa.

Il lavoro degli inquirenti, mira adesso a capire se tra le rapine di via Piave e Contrada Mintina c’è un collegamento diretto, ovvero se i giovani arrestati oggi a Naro sono coinvolti in entrambi gli episodi.

A Calogero Troisi sono stati concessi i domiciliari mentre per il minorenne si sono aperte le porte di una comunià.

In manette ladro d’uva

Stava ultimando il caricamento di alcune cassette d’uva, asportate in pieno giorno ed alla luce del sole, da un vigneto in contrada “Grazia” di Naro.

Un settantatreenne, infatti, aveva deciso di fare una bella “scorta” di uva da tavola, ma proprio sul finire e poco prima di dileguarsi, è stato acciuffato dai Carabinieri della Compagnia di Licata e della Stazione di Naro, impegnati in un servizio di prevenzione nelle aree rurali.

L’anziano, vistosi accerchiare dai militari dell’Arma, non ha neanche tentato la fuga a piedi. E’ finito cosi’ in manette Angelo Cusumano , originario della provincia di Siracusa, già noto alle forze dell’ordine. La refurtiva e’ stata subito riconsegnata al proprietario del vigneto, mentre lo sfortunato ladro, su disposizione dell’Autorita’ Giudiziaria, è stato ristretto agli arresti domiciliari.

“Fucili detenuti illegalmente”, torna libero l’impiegato 49enne

I due fucili calibro 12, e le munizioni, erano stati regolarmente denunciati dal padre, poi deceduto. In casa del quarantanovenne, a Naro, ci sarebbero finite in quanto il figlio non era nient’altro che un erede detentore. Mercoledì mattina, davanti al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Agrigento Stefano Zammuto, si è tenuta l’udienza di convalida per l’impiegato quarantanovenne, C. G. di Naro, arrestato sabato scorso dai carabinieri per l’ipotesi di reato di detenzione illegale di armi. L’indagato, difeso dall’avvocato Luigi Reale, è, dunque, comparso davanti al Gip. Il pubblico ministero – durante l’udienza di convalida – ha chiesto l’applicazione degli arresti domiciliari. Il giudice Stefano Zammuto, sciogliendo la riserva, come chiesto dal difensore Luigi Reale, ha deciso di non applicare nessuna misura al quarantanovenne, disponendone l’immediata scarcerazione

In manette insospettabile impiegato trovato in possesso di armi

A Naro , i carabinieri della locale stazione , a conclusione di una mirata attività info-investigativa, nel corso di una perquisizione effettuata nell’abitazione di un insospettabile impiegato, hanno rinvenuto due Fucili calibro 12 e relativo munizionamento, risultati illegalmente detenuti da G.C., 49 enne del luogo, impiegato pubblico, incensurato, il quale è stato arrestato in flagranza di reato e ristretto agli arresti domiciliari.

Le armi si presentavano in ottimo stato di conservazione ed efficienza e saranno successivamente inviate ai laboratori del RIS dei Carabinieri, per stabilire se siano state utilizzate in episodi criminosi.

Le comunità di Favara e Naro hanno accompagnato Franco e Gaetano nell’ultimo viaggio

Commozione a Naro in occasione dei funerali degli operai Francesco Gallo e Gaetano Cammilleri. Nella Chiesa di Sant’Agostino le comunità del centro barocco e di Favara si sono stretti attorno ai familiari dei due operai deceduti lunedì scorso alla Diga Furore.

Dinanzi all’altare i due feretri, un casco e una bandiera dell’Inter hanno avvolto la bara di Franco Gallo, gli amici hanno voluto accompagnarlo con le sue passioni di sempre, il calcio e le moto. Ad officiare le esequie, Mons. Melchiorre Vutera vicario dell’arcivescovo di Agrigento Card. Francesco Montenegro, quest’ultimo impegnato a Roma ha comunque inviato un messaggio di vicinanza ai familiari delle due vittime del lavoro. In Chiesa, diverse le autorità presenti, ma soprattutto tanta gente comune che ha reso omaggio ai due operai.

Prima della funzione, anche il presidente della Regione, Rosario Crocetta ha espresso il proprio cordoglio alle due famiglie, da Naro il governatore dell’Isola ha ribadito l’istituzione di una commissione di inchiesta e nel caso in cui le indagini avviate dalla Procura della Repubblica di Agrigento portassero ad un processo, Crocetta annuncia la costituzione di parte civile della Regione. Toccanti le parole del sindaco di Naro Lillo Cremona amico di vecchia data di Franco Gallo.

Dal pulpito, il sindaco della “Fulgentissima”, ha portato i saluti del presidente della Repubblica Sergio Mattarella poi, idealmente deposta la fascia tricolore, si è rivolto all’amico di sempre, Francesco con cui condivideva le passioni per le due ruote e per i colori nero azzurri.

“Francè – ha detto – la vita di noi esseri mortali ha un inizio e purtroppo una fine. Tutti comunque dobbiamo andarcene, qualcuno va’ via prima qualche altro molto prima come te, ma alla fine partiremo tutti. Cì – ha aggiunto – sta comunque certo che ci rivedremo ci riabbracceremo, Frà ascoltami, ascoltami Cicì, aspettami come quando correvamo in moto, mi raccomando – ha chiuso in lacrime – fatti trovare come sempre là all’arrivo ciao amico mio”.

Una leggera pioggia è scesa all’uscita dei due feretri, un lungo applauso è stato il tributo dei presenti, le lacrime si sono miste alle gocce scese dal cielo, come se paradossalmente anche da lassù qualcuno si fosse commosso per l’assurdo incidente costato la vita ai due operai.

Tentata rapina a una sede di corriere espresso, tre malviventi in fuga

Tre malviventi, con il volto coperto, hanno tentato di rapinare la sede del corriere espresso “Gls”, in contrada Sciabani, fra Canicattì e Naro. I delinquenti sono entrati in azione, durante la notte fra lunedì e martedì, mentre, a quanto pare, gli addetti stavano scaricando un carico. In quell’esatto momento – ossia mentre i tre malviventi – tentavano di mettere a segno il colpo, sono sopraggiunti i vigilantes della Ksm. Vigilantes che sono stati – secondo la ricostruzione ufficiale dei carabinieri – letteralmente speronati dai delinquenti che hanno tentato e sono così riusciti ad aprirsi un “varco” per scappare. Scattato l’allarme, in contrada Sciabani, sono accorse le pattuglie dei carabinieri della stazione di Naro che hanno anche tentato di inseguire il mezzo a bordo del quale si trovavano i rapinatori. I tre sono però riusciti a dileguarsi.