Favara, auto a fuoco

Una notte di fuoco quella registrata a Favara fra martedì e mercoledì, dove gli uomini dei Vigili del Fuoco del comando provinciale di Agrigento sono dovuti intervenire in due distinti roghi che hanno danneggiato altrettante auto.

Distinti episodi sui quali ora indagano i militari dell’Arma dei Carabinieri della locale tenenza per accertare le cause dei due incendi.

Ad essere danneggiate una Fiat Panda di proprietà di un disoccupato 35enne e una Volkswagen di un operaio 64enne.

Nessuna pista, al momento, viene esclusa.

Favara. Nasce il “Carmelo Belluzzo Fun Club”

Carmelo Belluzzo, il talentuoso pilota favarese che a soli sette anni vanta già esperienze internazionali nell’ambito dei campionati di minimoto e su cui sarebbero pronti a scommetere importanti team motociclistici, ha adesso un club tutto suo.

Nei giorni scorsi proprio nella sua Favara è stato inaugurato il “Carmelo Belluzzo fan Club” dove tifosi e appassionati potranno seguire e sostenere la promettente carriera del piccolo pilota.

L’idea, voluta da un tifosissimo del piccolo centauro, ovvero Marcello Scifo, è stata subito accolta dall’endurance e dal team e nel giorno dell’inaugurazione è stata grande festa, alla presenza tra gli altri anche di tanti bambini che proprio in Carmelo hanno un modello di riferimento.

Atto intimidatorio ai danni di un giovane imprenditore favarese

Nessun dubbio. Non per i carabinieri della tenenza di Favara e per quelli della compagnia di Agrigento. Le fiamme che hanno danneggiato, lievemente, il portone di ingresso dell’abitazione di un imprenditore trentasettenne sono di origine dolosa. Qualcuno, durante la notte fra giovedì e ieri, ha gettato verosimilmente del liquido infiammabile e poi avrebbe appiccato le fiamme. E’ accaduto in via Ancona. Un episodio sul quale i carabinieri ieri stavano alacremente lavorando. Il danno, provocato al portone, è stato, appunto, limitato. E’ il gesto che, naturalmente, ha dell’inquietante.

I carabinieri della tenenza di Favara, come procedura investigativa esige, hanno sentito, cercando di acquisire elementi per poter immediatamente indirizzare l’attività investigativa, l’imprenditore trentasettenne. Le indagini, a quanto pare, vengono portate avanti su un fronte di trecentosessanta gradi, senza nulla escludere e nulla privilegiare.

Scomparsa Gessica Lattuca: nuova scritta su muro

Alla vigilia del quarto mese dalla scomparsa della ventisettenne Gessica Lattuca, dopo 47 giorni di silenzio, l’anonimo delle scritte sui muri è ritornato. Questa mattina, una telefonata anonima ha avvisato i Carabinieri della stazione di Naro della presenza sulla Strada Statale 576 di un’altra inquitante scritta, realizzata sempre con una bomboletta spray di colore rosso.

Questa volta il testo recita” Nel caso di Gessica Lattuca è coinvolto” e c’è indicato un nominativo, poi prosegue, “amico dei mafiosi questa è la verità lo sbirro”. Il reparto scientifico del Carabinieri di Agrigento ha eseguito i rilievi di rito e anche questa nuova scritta, sarà dunque al vaglio degli inquirenti. Così come era avvenuto lo scorso 25 ottobre sulla Strada Provinciale 3 Favara – Villaggio Mosè, quando di scritte ne erano apparse due, anche in questo caso, il nominativo descritto è stato subito associato ad una persona specifica. Sono molte le similitudini tra le scritte, dal colore, alla calligrafia in stampatello che comunque, potrebbe indurre a pensare ad un autore con un gardo di istruzione basso. E se nelle prime due, l’anonimo indica l’assassino, questa volta, punta l’indice su un presunto complice, un misterioso uomo che sarebbe conivolto. C’è poi il finale della nuova scritta, “lo sbirro” che potrebbe far pensare ad un esponente delle forze dell’ordine con un’accusa ancora più infamante “amico dei mafiosi”.

Che cosa ha spinto l’autore a scrivere quelle frasi, sono veramente degli indizi? Oppure si tratta di semplici depistaggi o di ritorsioni nei confronti delle persone indicate?

L’anonimo delle scritte ha dunque le sue verità, per gli inquirenti riuscire ad identificarlo dunque, potrebbe significare tanto, soltanto dopo aver dato un volto a questo autore anonimo, si potrà capire se si tratta realmente di una persona informata sui fatti o più semplicemente di un mitomane.

Auto sbanda e finisce sulla strada sottostante, in ospedale un 70enne

Un pensionato di 70 anni è finito al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento dopo che, stamattina, l’autovettura che guidava è “volata” da via Kennedy sul sottostante corso Vittorio Veneto a Favara. Non è chiaro cosa abbia determinato l’incidente stradale: forse una manovra azzardata o un improvviso guasto meccanico. Di fatto, il pensionato avrebbe travolto la barriera che delimitava il ciglio stradale ed è precipitato – mentre era alla guida della sua Fiat Punto, vecchio tipo, – sul sottostante corso Vittorio Veneto.  Sul posto, si è immediatamente precipitata un’ambulanza del 118 che ha trasferito il settantenne all’ospedale di Agrigento e i carabinieri della tenenza di Favara. I militari dell’Arma hanno subito avviato i rilievi per ricostruire la dinamica. Dinamica che appare essere, appunto, abbastanza chiara. L’anziano, giunto al pronto soccorso dell’ospedale “San Giovanni di Dio”, è stato sottoposto a tutti i controlli sanitari ritenuti necessari. Per sua fortuna, non è in pericolo di vita. 

“Dacci i gioielli”, 89enne rapinata davanti la porta di casa

Avrebbero costretto una anziana di Racalmuto a togliersi la collana, il bracciale e le fedi d’oro. Due donne avrebbero così rapinato la pensionata che si trovava lungo il vicolo Sottotenente Di Vita. Alla donna non è rimasto altro che denunciare l’accaduto ai militari dell’Arma dei Carabinieri che hanno subito avviato le indagini alla ricerca delle due malviventi.

Minacce ai responsabili del Consorzio di bonifica

Nuovo messaggio intimidatorio nei confronti del responsabile del consorzio di bonifica Sicilia Occidentale Giovanni Tomasino. All’uomo è arrivata una busta anonima con all’intero un ritaglio di giornale, ovvero l’articolo dello scorso 22 novembre nel quale si dava notizia di una prima intimidazione.

I carabinieri della tenenza di Favara stanno cercando di individuare la giusta pista investigativa. L’ipotesi investigativa che sembrerebbe essere privilegiata è quella della reiterazione dell’intimidazione fatta al direttore del consorzio.

Scomparsa di Gessica Lattuca. Le chiamate anonime? Per il procuratore Patronaggio “sono solo invenzioni giornalistiche”

“Non abbiamo al momento nessun elemento utile per indire una conferenza stampa sul caso di Gessica Lattuca, lo scenario dove è maturata la vicenda è talmente ampio che non si può escludere nessuna pista” così il Procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio smentisce l’imminente incontro con la stampa per fare il punto sul caso di cornaca che dallo scorso 12 agosto, giorno della scomparsa della ventisettenne, sta tenendo banco nei salotti di diverse trasmissioni televisive.

Proprio sull’esposizione mediatica del caso Gessica e sulle presunte indiscrezioni giornalistiche Patronaggio è stato lapidario “ le telefonate anonime di cui si parla, sono pure invenzioni giornalisiche su cui costruire le puntate”.

Nessuna chiamata anonima dunque sarebbe pervenuta ai Carabinieri per indicare luoghi (Punta Bianca) così come non esisterebbero neanche altre telefonate che indicherebbero i presunti responsabili.

Bufale dunque, così si chiamano le notizie false o se preferite le fake news, create appositamente per la redazione di un copione sviluppato dgli autori dei programmi con l’unico obbiettivo di raggiungere il maggior numero di spettatori.

Si continua a navigare nel solo campo delle ipotesi con il rischio concreto di creare delle illusioni nei familiari, già pesantemente colpiti dalla scomparsa della congiunta e che da oltre tre mesi sperano di avere notizie utili al suo ritrovamento.

 Con un assegno falso, truffa una gioielleria di Favara. In manette un agrigentino.

Con un assegno falso, ha messo a segno una truffa ad una gioielleria di Favara. Con l’accusa di “Truffa aggravata” i carabinieri hanno arrestato, ai domiciliari, il 38enne Antonino Mangione. Dopo aver visionato una notevole quantità di gioielli, l’uomo ha acquistato monili in oro ed argento, per un valore complessivo di oltre 8.000 euro. Al momento del pagamento, ha consegnato al titolare un assegno bancario. Non sapeva però, che nel frattempo, la sua presenza all’interno della gioielleria era stata notata da una pattuglia dei Carabinieri della Tenenza di Favara. I militari, avendo riconosciuto l’uomo , già noto per i suoi trascorsi, avevano deciso di appostarsi fuori. Le immediate verifiche svolte dai militari hanno consentito in breve tempo di accertare che l’assegno era falso.

Blitz all’interno di un’abitazione a Favara. Trovata una mini serra di “Marijuana”.

Scoperta coltivazione “fai da te” a Favara.Arrestato ai domililiari un giovane 25enne. I Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Agrigento, hanno sorpreso fuori dalla sua abitazione Antonio LORIA attualmente sottoposto alla detenzione domiciliare, contestandogli dunque il reato di evasione. Subito dopo, i militari hanno deciso di approfondire il controllo, facendo scattare un blitz anche all’interno del domicilio. In una adiacente pertinenza dell’immobile, i Carabinieri hanno scovato una sorta di mini serra artigianale di piante di “Marijuana”, con tanto di lampade e ventilatore, per accelerarne lo sviluppo e la maturazione. Inoltre, i militari dell’Arma hanno sequestrato tutto quel materiale utile alla crescita delle piante tra cui fitofarmaci e terriccio.

Nell’abitazione del 25enne scoperta anche l’allaccio abusivo della corrente elettrica. Il giovane dovrà rispondere di “Coltivazione e detenzione di sostanze stupefacenti”, Furto aggravato” ed “Evasione”.

Sparì con i soldi delle Poste, incendiata la saracinesca del garage dell’ex impiegato

Misterioso incendio al portone di ingresso dell’abitazione di un ex impiegato delle Poste di Favara che nel febbraio dello scorso anno prelevò circa 450 mila euro facendo perdere le proprie tracce; ora le fiamme hanno preso di mira la saracinesca del garage.

Pochi dubbi sulla possibile intimidazione ai danni dell’ex impiegato delle Poste. Un nuovo episodio sul quale ora indagano i militari dell’Arma dei Carabinieri della locale tenenza.

Probabile, anche se saranno solo le indagini a svelare il mistero, che il rogo sia di natura dolosa e presumibilmente legato al furto messo a segno dall’impiegato.

Palmese ricercato da cinque anni, catturato nella notte ad Agrigento.

Era ricercato da cinque anni. E’ stato localizzato e catturato nella notte ad Agrigento.

È finita così, in mezzo ad una strada del quartiere “fontanelle” di Agrigento, la lunga fuga dell’evaso Alfonso Manganello, 47 enne di Palma di Montechiaro. I Carabinieri non lo avevano mai perso d’occhio sin dal mese di Settembre 2013, quando si era reso irreperibile mentre si trovava in regime di detenzione domiciliare presso la sua abitazione di residenza. Da quel momento, si erano perse le sue tracce.

I primi sospetti della presenza di Alfonso Manganello sul territorio agrigentino, i Carabinieri della Tenenza di Favara (Ag) li avevano avuti recentemente, quando erano stati notati movimenti sospetti di alcuni suoi conoscenti, che avevano portato a ritenere che l’uomo potesse trovarsi proprio nella città di Agrigento. Dopo reiterati servizi di osservazione, i sospetti si sono poi rivelati realtà, quando questa notte, intorno all’una, è scattato il blitz dei Carabinieri della Compagnia di Agrigento e della Tenenza di Favara. Una decina di militari in borghese si sono messi a pedinare un’utilitaria con a bordo una persona, fortemente somigliante al ricercato. Dopo alcuni minuti, la decisione di far scattare il controllo con varie pattuglie, nel quartiere fontanelle di Agrigento.

Il Manganello, vistosi subito accerchiato e circondato, non ha opposto resistenza, lasciandosi ammanettare, dopo oltre cinque anni di irreperibilità. Al 47 enne è stato subito notificato un Ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica di Agrigento, in quanto oltre a dover rispondere del reato di “Evasione”, dovrà ora scontare anche un anno di reclusione con l’accusa di “Furto in abitazione” ed “Indebito utilizzo di carte di credito”. Dopo le operazioni di identificazione, l’uomo è stato subito ristretto in carcere, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Favara. Sulla Crocca spuntano scritte che indicano il presunto assassino di Gessica Lattuca. Indagano i Carabinieri

Sulla scomparsa di Gessica Lattuca, più volte si è detto del muro di omertà eretto sulla vicenda, in attesa di conoscere gli esiti degli accertamenti svolti ieri nei laboratori del RIS di Messina però, in mattinata delle inquietanti scritte sono apparse nella periferia di Favara, più precisamente sulla strada della Crocca. Con della vernice spray di colore rosso, è stato scritto un nome Lillo seguito da un cognome o un soprannome, nominativo che l’autore indica come l’assassino di Gessica. Ovviamente è un messaggio da prendere con le pinze, perchè non si esclude che possa trattarsi del gesto di qualcuno che, visto il clamore mediatico della vicenda, possa voler attrarre l’attenzione su di se. Ma al momento non si può neanche escludere la volontà, in forma anomina di fornire un indizio concreto agli inquirenti. Intanto, i Carabinieri della Tenenza di Favara hanno avviato le indagini per risalire all’autore.

Dicevamo che ieri, a Messina si sono svolte le analisi di laboratorio i cui esiti, con molta probabilità giungeranno nei prossimi giorni, intanto sia Filippo Russotto, ex compagno di Gessica sia Enzo Lattuca, fratello della giovane scomparsa, ritornano a parlare dei presunti ritardi nell’avvio delle indagini.

Il fratello di Gessica, nonostante ad oggi, l’ex cognato sia l’unica persona iscritta sul registro degli indagati, continua a sostenere l’estraneità di Filippo.

Gessica Lattuca, fatta sparire per un ricatto?

Potrebbe esserci la vendetta per un ricatto dietro la misteriosa scomparsa di Gessica Lattuca. Si ipotizza che la ventisettenne madre di quattro figli, unitamente ad altre ragazze coinvolte nel giro di prostituzione, su cui dal 2015 si erano già posate le lenti della Procura di Agrigento, avrebbero filmato gli incontri intimi con i clienti, specie quelli con persone sposate. Dopo agli stessi, per non rendere pubblici i filmati, sarebbero state richieste delle somme di denaro. Se questa ipotesi trovasse conferme investigative, non sarebbe da escludere dunque che Gessica, sarebbe stata fatta sparire proprio da un cliente.
Secondo quanto appreso dai familiari della ventisettenne, la stessa non era in possesso di uno smartphone, Gessica infatti aveva solo un vecchio telefono GSM  privo di fotocamera. Apparecchio dunque impossibilitato a filmare e fotografare, gli inquirenti però avrebbero sequestrato lo smartphone che Filippo Russotto avrebbe regalato al figlio per il suo quarto compleanno e che mamma Gessica  avrebbe spesso utilizzato. Non sarebbe da escludere anche l’esistenza di altri apparecchi forniti dalla rete di sfruttatori il cui presunto capo sarebbe Gaspare Volpe il sessantenne ex datore di lavoro di Gessica. Intanto sempre dai racconti dei familiari altri particolari emergono sulla vita privata della giovane scomparsa. Due mesi prima di quel 12 agosto infatti, Gessica sarebbe stata particolarmente nervosa, condizione quest’ultima che sarebbe stata dovuta ad un stato di alterazione psicologica dovuta probabilmente all’assunzione di cocaina, alcool e psicofarmaci. Un mix micidiale di sostanze che avrebbe devastato anche fisicamente la esile ragazza.

Scappa dalla comunità di Salemi, Vecchio trovato e arrestato dai carabineri di Favara

I carabinieri della tenenza di Favara hanno arrestato il 36enne Gaspare Vecchio. L’uomo lo scorso 27 settembre si era allontano dalla comunità di Salemi dove si trovava per espiare una condanna a 5 anni di reclusione per tentato omicidio, porto illegali di arma ed oggetti atti ad offendere, resistenza e minaccia a pubblico ufficiale. La notizia della fuga ha subito messo in allarme i carabinieri convinti che Vecchio sarebbe tornato a Favara. I carabinieri lo hanno trovato nell’abitazione dove abita la moglie. Inutile il tentativo di nascondersi sul tetto dell’abitazione. Vedendosi accrechiato, Gaspare Vecchio non ha opposto resistenza. E’ stato rinchiuso al carcere di Agrigento.