Lo sfregio alla stele di Rosario Livatino, individuate tracce organiche

Tracce organiche sarebbero state individuate sul pezzo della stele dedicata al giudice Rosario Livatino che venne danneggiata lo scorso 18 luglio. Lo riporta oggi il quotidiano La Sicilia. Le tracce sarebbero riconducibili, secondo quanto emerge al momento, alla persona che “armata” di un oggetto di grandi dimensioni si è scagliata contro la stele collocata in memoria del “giudice ragazzino”. Lo sfregio è rimasto , per non dimenticare, ma la lapide è tornata al suo posto. L’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Salvatore Vella, è naturalmente appena all’inizio. Attraverso queste tracce si dovrebbe riuscire a risalire all’autore del terribile raid vandalico.

Oltraggio alla memoria del giudice Rosario Livatino

Dopo il recente caso del busto di Giovanni Falcone decapitato a Palermo, un altro monumento dedicato alla memoria di un magistrato martire è stato danneggiato, stiamo parlando della stele commemorativa voluta dai genitori del giudice Rosario Livatino nel luogo del delitto avvenuto il 21 settembre del 1990 in c.da Petrusa, lungo la Strada Statale 640. Probabile che l’autore del gesto, aiutato da un grosso martello, abbia colpito con violenza l’epigrafe in travertino che riporta il nome del giudice ragazzino. Dopo aver spaccato la lapide, la porzione di marmo è stata adagiata nella scarpata retrostante il monumento, nei pressi del luogo dove cadde il magistrato. Proprio questa modalità, porterebbe ad escludere l’atto vandalico fine a se stesso. Il danneggiamento è stato scoperto nella tarda mattinata di ieri da un operaio di passaggio, solo in serata però la denuncia alle autorità che hanno avviato le indagini del caso. La notizia dell’accanimento di ignoti contro un monumento dedicato ad un martire della giustizia, ha suscitato l’indignazione della collettività, unanime è stato il coro di condanna sia delle istituzioni che dell’opinione pubblica. Le indagini della Polizia chiariranno l’origine del gesto, ciò che è sicuro è che l’autore o gli autori, se erano in cerca di visibilità, hanno raggiunto questo obbiettivo, un’altra certezza però è quella relativa alla memoria di un popolo che nessun martello potrà scalfire.

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