Girgenti Acque, incontro tra i sindacati e il commissario Venuti

Servirà del tempo , non si può avere la soluzione immediata a tutte le criticità ed è quindi necessario trovare il giusto equilibrio anche in considerazione della recente risoluzione contrattuale notificata dall’Ati. E’ quanto emerso, e riportato nel verbale di accordo, dall’incontro fra i sindacati e il commissario straordinario di Girgenti acque, Gervasio Venuti, nominato dal prefetto quale “presidio di legalità” dopo l’interdittiva antimafia nei confronti dell’ex presidente della società, Marco Campione. Si continuerà, ancora per un po’, con Girgenti Acque, migliorando la gestione in quanto “non sembra facile – è stato ribadito- individuare a breve un nuovo soggetto disponibile a gestire il servizio idrico integrato”. Durante l’incontro sono emersi aspetti positivi ma anche altrettante criticità. Un difficile dialogo con l’Ati nonché la presenza di alcuni Comuni che ancora non hanno proceduto alla consegna degli impianti, le difficoltà nel recupero dei crediti e alcune posizioni debitorie particolarmente rilevanti che creano non poche difficoltà alla società. 

Secondo Venuti si dovrà “aprire un dialogo a tutti i livelli (Regione, Ati, forniture e utenti) chiarendo che la società vuole operare nell’interesse pubblico, impiegando al meglio le risorse disponibili e concordando con i vari soggetti istituzionali un nuovo piano industriale”. Girgenti acque e i sindacati torneranno ad incontrarsi il prossimo 10 gennaio.

Girgenti acque, e’ Gervasio Venuti il commissario nominato dal Prefetto

Il prefetto di Agrigento Dario Caputo ha nominato l’ing. Gervasio Venuti, 63 anni, commissario straordinario della Girgenti Acque S.p.A., la società che gestisce le reti idriche in 27 dei 43 comuni della provincia e destinataria, giusto la scorsa settimana, di una interdittiva antimafia, che ha costretto Marco Campione a rassegnare le dimissioni da presidente.  Venuti si occuperà di garantire la regolarità del funzionamento degli impianti in attesa che, dopo la risoluzione del contratto di servizio decisa nei giorni scorsi dall’Assemblea dei sindaci, venga individuata una nuova forma di gestione, fermo restando che Girgenti Acque S.p.A. ha impugnato l’interdittiva davanti ai giudici del Tar.  Gervasio Venuti, funzionario della Regione siciliana, è commissario uscente dell’Asp di Agrigento, un ruolo da lui ricoperto negli ultimi 18 mesi.

Girgenti Acque, si dimette il presidente Marco Campione

La notizia era già nell’aria ma l’ufficialità è arrivata intorno alle 20 di ieri sera. E’ stato lo stesso l’ufficio stampa di Girgenti acque ad annunciare le dimissioni del presidente della stessa società idrica, Marco Campione. “Si è rinuto il consigliodi Amministrazione della Società- si legge testualmente nella nota stampa-. Il Consiglio ha accolto le dimissioni del Presidente Marco Campione ringraziandolo per l’operato svolto e ha provveduto a nominare presidente pro-tempore l’Avvocato Diego Galluzzo, fino alla data della prossima Assemblea dei Soci, convocata per il prossimo 03 Dicembre.

Il Consiglio di Amministrazione ha inoltre deliberato di proporre ricorso amministrativo avverso il provvedimento interdittivo. ” Anche quest’ultima notizia era già nell’ariav, ovvero, che la società ricorrerà al Tar contro il provvedimento di interdittiva antimafia della prefettura di Agrigento. Pesanti le ombre sull’azienda e su Campione scritte nelle 36 pagine firmate dal Prefetto Dario Caputo. Da tempo la società e il suo presidente sono al centro di numerose e delicate inchieste anche sulla gestione degli impianti di depurazione e sullo smaltimento irregolare dei rifiuti.

La famiglia di Ignazio di Cutrò dicono che non rischia ma intanto fioccano i 41 bis

Carcere duro disposto dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafaede a diversi esponenti di spicco della criminalità organizzata agrigentina arrestati nell’ambito delle inchieste antimafia “Nuova Cupola” e “Montagna”. 

L’applicazione del 41 bis ha interessato  anche il boss Francesco Fragapane, ritenuto a capo della mafia agrigentina; Calogerino Giambrone, reggente del clan di Cammarata e San Giovanni Gemini; Pasquale Fanara, esponente di spicco di Favara; Giuseppe Nugara, ritenuto a capo del clan di San Biagio Platani e Giuseppe Spoto, reggente della famiglia Bivona”. 

Dal ministero inoltre è giunta anche la conferma del carcere duro ai boss emergenti Giovanni Tarallo e Francesco Ribisi, coinvolti nell’operazione “Nuova Cupola” e attualmente detenuti.

Diversi di questi nominativi soggetti al regime di 41 bis non sono nuovi al testimone di giustizia Ignazio Cutrò così come per alcuni di loro, non è sconosciuta l’identità dell’ex imprenditore di Bivona. Di questa conoscenza biunivoca ne sono consapevoli anche le autorità inquirenti tant’è che il 6 febbraio del 2014 in un’intercettazione, Giuseppe Nugara, ritenuto a capo della famiglia di San Biagio Platani, diceva di Cutrò ad un allevatore suo compaesano “Appena lo Stato si stanca… che gli toglie la scorta poi vedi che poi…”.

Intercettazioni queste, risalenti al 2014 ma pubblicate dopo il taglio della scorta ai familiari di Cutrò e il declassamento del livello di protezione allo stesso. 

Una decisone quella avallata anche dalla Prefettura di Agrigento che aveva suscitato scalpore e che aveva indotto il testimone di giustizia a rinunciare a qualsiasi dispositivo riservato alla sua persona per, paradossalmente, auto proteggere i suoi cari. La famiglia Cutrò dunque non correva più nessun rischio, oggi però alcuni dei nemici dell’ex imprenditore edile, per volontà del ministro della Giustizia, sono ristretti al carcere duro.

Pronta è stata la replica di Cutró “ Eppoi – ha dichiarato – dicono che io e la mia famiglia non corriamo alcun pericolo. In tutto ciò – aggiunge il testimone di giustizia – assisto con sdegno e umiliazione al silenzio di quelle istituzioni che dovrebbero proteggerci. Dove sono – si interroga – quegli organi dello Stato che dichiaravano che la famiglia Cutrò non aveva nulla da temere? Perché non hanno il coraggio di dire che si sono sbagliati e che la mia famiglia va pienamente protetta? Hanno vergogna a dire che hanno preso una decisione sbagliata oppure non hanno proprio vergogna visto e considerato che, ancora oggi, tacciono spudoratamente? Io – conclude Ignazio Cutrò – non mi sono girato dall’altra parte quando si è trattato di denunciare, loro invece hanno voltato le spalle ad una onesta famiglia”.

Alle amare dichiarazioni di Cutrò si aggiungono anche quelle di un’altra testimone di giustizia, oggi deputato alla Camera,  Piera Aiello che ha dichiarato: “Sono in pensiero per lui. Leggo e rileggo alcuni passi tratti dalle intercettazioni del 6 febbraio 2014. Oggi – ha aggiunto l’onorevole – Ignazio Cutrò è senza scorta, e da tempo porta avanti una battaglia affinché tutta la sua famiglia torni ad essere protetta e non solo la sua persona. 

Mi sono recata personalmente da Ignazio la scorsa settimana, ho rivolto lui la mia solidarietà e la promessa che mi occuperò personalmente della sua situazione.

E’ arrivato il momento di ridare dignità a Chi ha donato la propria vita allo Stato.

Ignazio non sei solo” – ha concluso.

Beni confiscati, vertice in prefettura

Si è tenuta in prefettura, ad Agrigento, una conferenza di servizi indetta dall’Agenzia Nazionale per l’Amministrazione e la Destinazione dei Beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata finalizzata all’acquisizione delle manifestazioni di interesse dei beni immobili confiscati in via definitiva sul territorio della provincia di Agrigento. Nel corso della riunione, è stata evidenziata l’importante finalità sottesa all’assegnazione dei beni immobili che con il processo di confisca alla mafia fuoriescono dal circuito dell’illegalità per essere immessi in quello della legalità a disposizione della collettività.Sono state illustrate le molteplici potenzialità della piattaforma informatica OPEN Re.Gio. che consente agli enti pubblici accreditati di avere accesso all’insieme dei beni confiscati al fine della successiva emanazione della manifestazione di interesse ad acquisire i beni. Ai rappresentanti delle amministrazioni locali sono stati forniti i necessari chiarimenti sull’iter connesso all’acquisizione dei beni.

In sede di conferenza sono state raccolte le determinazioni assunte dalle amministrazioni comunali, dalla Regione Siciliana e dall’Agenzia del Demanio su ben 253 immobili distribuiti sul territorio provinciale di Agrigento.

Racalmuto. Sospese le attività del piano di ricerca di Giuseppe Alaimo

Nessuna traccia del pensionato racalmutese Giuseppe Alaimo di 62 anni, il sesto giorno di ricerche previste dal piano attivato dalla Prefettura di Agrigento non ha dato esito, in assenza di elementi utili, le ricerche dell’anziano sono state momentaneamente sospese
Sono stati complessivamente 463 gli ettari di territorio controllati da, personale delle forze dell’ordine e volontari che in questi giorni hanno battuto palmo a palmo sia le zone frequentate dall’uomo sia i luoghi raggiungibili dallo stesso. Le indagini volte alla sua ricerca comunque continuano su tutto il territorio nazionale.  Visti gli esiti negativi della serrata campagna di ricerca, tra le ipotesi investigative potrebbe esserci anche quella di un allontanamento volontario, così come non si può escludere la pista dell’incidente accidentale.