Sbarco “fantasma” a Siculiana Marina

Sono arrivati direttamente sulla spiaggia di Siculiana Marina. Giunti a pochi metri dalla riva, la “carretta del mare” è stata abbandonata e i migranti si sono  diretti immediatamente sulla terraferma e, in piccoli gruppetti, si sono dileguati. E’ accaduto tutto durante la notte. Qualcuno, notando movimento fra l’arenile, la statale e le campagne circostanti, ha però capito ed ha fatto scattare l’allarme. Una trentina, complessivamente, i tunisini sbarcati grazie ad un cosiddetto approdo “fantasma”. 

Notte di ricerche per i carabinieri della stazione di Siculiana che sono stati aiutati dai colleghi delle stazioni di Realmonte e Cattolica Eraclea. Fino a qualche ora, sono stati complessivamente 25 i migranti intercettati e bloccati.

Open Arms, un minore gravemente ferito sbarca a Lampedusa

Un minorenne non accompagnato, con una grave ed infetta ferita lacero contusa, è stato trasbordato – a largo di Lampedusa – dai militari della Guardia costiera che lo hanno portato sul molo Favarolo. Il giovane era a bordo della nave dell’Ong spagnola che ha rischiato di restare per giorni e giorni nel Mediterraneo. Erano le 22 circa di sabato quando i militari della Capitaneria di porto di Lampedusa effettuavano – per una vera e propria emergenza sanitaria – il trasbordo del ragazzino che, una volta giunto a Lampedusa, è stato caricato su un’autoambulanza del 118 e trasferito al Poliambulatorio dell’isola.Non è in pericolo di vita, ma la ferita lacero contusa che aveva sul corpo è risultata essere fortemente infetta.

Agrigento: la Polizia ferma uno scafista

La Polizia di Stato ha arrestato un sudanese, 25 anni, ritenuto responsabile del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina perché, in concorso con altri soggetti, trasportava nel territorio italiano altri diciassette cittadini extracomunitari a bordo di un natante in vetroresina della lunghezza di 5 metri, proveniente dal Nord Africa. Le attività investigative , avviate immediatamente dopo lo sbarco avvenuto a Lampedusa lo scorso 8 novembre , hanno fatto emergere che il fermato aveva condotto l’imbarcazione per tutta la durata della traversata in mare. Nel corso del procedimento penale risulta indagato anche un altro soggetto, di nazionalità algerina il quale, oltre ad utilizzare la bussola ed indicare la rotta da seguire, avrebbe anche rifornito il natante di carburante durante la navigazione.

E’ annegato cercando di raggiungere il peschereccio che stava salvando i connazionali: due fermi

La Squadra Mobile di Agrigento ha fermato, in esecuzione di un provvedimento della Procura, un nigeriano e un egiziano ritenuti responsabili di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I due presunti scafisti avrebbero trasportato, uno pilotando e l’altro gestendo la bussola, 40 extracomunitari a bordo di un gommone proveniente dalle coste libiche. Gommone, salpato lo scorso 8 novembre, che dopo 2 giorni di navigazione è andato in avaria ed è rimasto in balia delle onde. Il gruppo di migranti è riuscito ad avvicinarsi ad un peschereccio e alcuni degli extracomunitari si sono tuffati in mare, aggrappandosi alle reti da pesca. L’equipaggio del peschereccio ha tratto in salvo tutti i migranti, ma a causa del buio e del mare in tempesta non hanno potuto rendersi conto che, uno dei profughi che si era gettato in acqua nel tentativo di raggiungere il peschereccio e mettersi in salvo, è annegato. 

Armato di coltello controllava i migranti mentre gli altri guidavano, fermati 4 tunisini

Quattro tunisini sono stati fermati, in quanto indiziati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, dalla polizia ha eseguito un decreto della Procura di Agrigento. Ai quattro viene contestato d’aver trasportato – lo scorso 13 settembre – fino a Lampedusa, in concorso con altri soggetti ancora ignoti, circa 70 migranti che erano a bordo di una imbarcazione partita dalla Tunisia. Due, in particolare, svolgevano il ruolo di piloti; uno quello di motorista e l’altro – armato di coltello – teneva l’ordine a bordo del natante.

Le indagini, disposte dal procuratore capo di Agrigento: Luigi Patronaggio, sono state svolte dalla Squadra Mobile di Agrigento all’hotspot di Lampedusa e poi sono proseguite nella struttura d’accoglienza di Trapani dove i migranti sono stati trasferiti. I quattro presunti scafisti, dopo il fermo di indiziato di delitto, sono stati portati al carcere di Trapani.

Trainavano una “carretta” del mare con a bordo dei migranti, arrestati sei scafisti

Arrestati sei membri dell’equipaggio di un motopesca tunisino sorpreso mentre trainava verso Lampedusa un barchino che trasportava 14 migranti. L’operazione di polizia in mare è stata svolta da unità navali della Guardia di Finanza e proseguita dai finanzieri della Brigata di Lampedusa con il coordinamento della Procura della Repubblica di Agrigento. Nel primo pomeriggio del 29 agosto scorso, un aereo da ricognizione gestito dall’Agenzia Europea Frotex ha avvistato in mare aperto, a più di 80 miglia a sud di Lampedusa, una piccola imbarcazione con 10-15 persone a bordo al traino di un peschereccio con insegne tunisine diretto a Nord, verso le coste della Sicilia.Entrambe le imbarcazioni sono state scortate al porto di Lampedusa, dove, i finanzieri dell’isola denunciavano per ingresso illegale nel territorio dello Stato i 14 migranti, arrestavano i 6 membri dell’equipaggio del motopesca in relazione all’ipotesi di reato di favoreggiamento all’immigrazione clandestina e procedevano al sequestro dei mezzi impiegati dai trafficanti. Tutti gli arrestati sono stati rinchiusi al carcere di Agrigento. 

Nave Diciotti, interviene l’arcivescovo Montenegro: “Europa assente, sono sconcertato”

“Europa assente, sono sconcertato”. L’arcivescovo, cardinale Francesco Montenegro non usa mezzi termini. Il caso della nave “Diciotti” lascia esterrefatto il presidente della Caritas italiana. Montenegro è intervenuto ai microfoni del TGcom. “Credo che l’Europa non ci sia. La somma di tanti egoismi non fa comunità. Il dare agli altri il peso di affrontare problemi che son di tutti non è trovare soluzioni. Stiamo dimostrando un’Europa un po’ vile che non vuole guardare la realtà e si preoccupa solo dei propri interessi”. Don Franco è stato chiaro:  “Non capisco una politica gridata o che fa il braccio di ferro e una comunità europea che di comunità ha poco – ha l’arcivescovo di Agrigento -. Sono anche sconcertato perché vedere degli uomini trattati come cose, come oggetti, come pacchi parcheggiati su una nave, che devono subire continuamente altre sofferenze, mi fa venire un’altra preoccupazione: quale sarà il nostro futuro? Se non riusciamo più a creare una convivenza più umana, un’accoglienza che, condivisa con gli altri Stati, permetta a questi uomini di avere una vista più serena, noi ci troveremo in grosse difficoltà La storia di questa nave – ha continuato –  è sintomatica di un modo di non volere affrontare il problema; di volere dimostrare una forza che in effetti non c’è perché – ha detto il cardinale – credo che nessuno possa fermare la storia, come nessuno riesce a fermare il vento”.  La Procura di Agrigento ha aperto un’indagine per sequestro di persona e arresto illegale sul trattenimento a bordo della nave Diciotti dei 177 migranti soccorsi dalla Guardia Costiera. L’inchiesta è a carico di ignoti. Le ipotesi di reato inizialmente previste potrebbero essere modificate in base a valutazioni normative ancora in evoluzione vista la complessità del caso.

Sbarcano in spiaggia e tentano la fuga, bloccati una ventina di tunisini

Questa mattina intorno alle 5 del mattino, una ventina di tunisini sono sbarcati sulla spiaggia di Torre Salsa, in territorio di Siculiana. Il tentativo di dileguarsi è stato subito contenuto dai Carabinieri della locale Stazione che hanno bloccato i migranti, tutti uomini, sorpresi in strada. Altre ricerche sono in corso. La barca è sotto sequestro.

Scafista condannato a 7 anni

Arriva la prima condanna per uno dei presunti scafisti di uno degli sbarchi fantasma in provincia di Agrigento. Sette anni di reclusione sono stati inflitti al primo presunto scafista di sbarchi “fantasma”, intercettato e fermato dalle motovedette della Guardia di Finanza di Porto Empedocle lo scorso 22 settembre, nelle acque antistanti il comune di Realmonte, a bordo di un peschereccio con il quale tentava la fuga per rientrare in Tunisia. Si tratta di un tunisino di 27 anni, arrestato dai militari della Sezione Operativa Navale e della Tenenza della Guardia di finanza di Porto Empedocle al termine di un inseguimento in mare, dopo che lo stesso aveva scaricato numerosi tunisini. L’extracomunitario, entrato in Italia altre cinque volte fornendo altrettante false generalità, con un’imbarcazione in legno della lunghezza di circa 12 metri, è accusato di aver effettuato il trasporto di oltre 45 cittadini extracomunitari dalla Tunisia verso l’Italia, procurando loro l’ingresso illegale nel territorio italiano, facendosi pagare per il trasporto un compenso di 2mila 500 dinari tunisini, corrispondenti a circa 750 euro a persona. Ad incastrarlo le testimonianze dagli extracomunitari fermati dalle forze dell’ordine. In particolare il presunto scafista aveva violato l’ordine dei finanzieri di fermarsi per essere sottoposto a controllo, gettato in mare cellulare e navigatore per proseguire la marcia a tutta velocità verso la Tunisia. La sentenza è stata emessa dal collegio di giudici del tribunale di Agrigento presieduto da Luisa Turco, a fronte della richiesta del pubblico ministero Salvatore Vella di una condanna a undici anni di reclusione.

Barcone carico di migranti rischia di colare a picco, tunisini salvati da un peschereccio

Uno sbarco “fantasma” a Sciacca, un barcone intercettato dalla Guardia di finanza e una “carretta del mare”, che aveva già iniziato ad imbarcare acqua, soccorsa da un peschereccio di Porto Empedocle. L’emergenza immigrazione, per le coste Agrigentine, prosegue. L’ultima, in ordine di tempo, “carretta del mare” è stata avvistata a circa 30 miglia dalla costa di Porto Empedocle da un peschereccio, impegnato in una battuta di pesca, della città marinara. Il natante aveva già iniziato ad imbarcare acqua e, a causa del mare mosso, rischiava di colare a picco. I pescatori empedoclini non ci hanno pensato nemmeno un secondo e subito si sono mobilitati per soccorrere i 14 migranti. E’ stato effettuato, con tutte le precauzioni del caso, il trasbordo e i 14 tunisini, fra cui un uomo che sta male, sono stati fatti salire sul peschereccio. E’ stato lanciato l’allarme alla Capitaneria di porto che ha immediatamente “dirottato” sul posto le motovedette.

“Sbarchi fantasma”, domani manifestazione alla scala dei turchi

“No” agli sbarchi fantasma, il goveno difenda i nostri confini. E’ in sintesi il contenuto della manifestazione organizzata per domani alle 10.30 alla scala dei turchi di Realmonte dalla lega- Noi con Salvini. Nell’ultimo mese abbiamo assistito a centinaia di arrivi di migranti per così dire “invisibili” a Linosa, a Lampedusa e fino alle coste agrigentine, per la maggior parte sfuggiti a qualsiasi tipo di controllo. “Di fronte a questa inquietante escalation, che denota un chiaro cambio di strategia da parte della holding internazionale dello ‘schiavismo clandestino’, il nostro Governo non sa fare altro che perdere tempo”. Così il deputato Alessandro Pagano della Lega-Noi con Salvini. Pagano che durante il question time in commissione Affari costituzionali alla Camera ha sollevato preoccupazioni in merito alla vicenda. ” Il sottosegretario all’Interno – dice il deputato- ha risposto con la solita minestra riscaldata, minimizzando in maniera inaccettabile la gravità di questi sbarchi. Si tratta di un problema che esige tutt’altro tipo di approccio, non di lassismo. Qui abbiamo di fronte centinaia di tunisini, che non scappano da alcuna guerra ma semmai dal carcere del proprio Paese a seguito dell’amnestia appena concessa in Tunisia. Non si tratta assolutamente di rifugiati, ma di persone che nelle ultime settimane sono andate verosimilmente a rafforzare la delinquenza in Italia. Alla luce di tutto ciò – aggiunge Pagano – è chiaro che non possiamo rimanere fermi”. Ed ecco che nasce la manifestazione di domani, aperta a tutti, al fine di sensibilizzare il Governo, i media e l’opinione pubblica.

Sbarchi in Sicilia 1800 migranti nel week – end: allarme rientrato a Lampedusa

E’ stata una domenica intensa sul fronte sbarchi in Sicilia nel week – end 15 sono stati gli interventi di soccorso con circa 1.800 persone salvate con l’aiuto delle navi militari e di quelle delle poche Ong rimaste davanti al mare della Libia e il coordinamento della Guardia costiera italiana. Tra gli sbarchi più consistenti, 371i migranti giunti a Trapani con la «Aquarius», la nave di Sos Méditerranée. Altri 589 migranti che erano a bordo della «Vos Hestia» di Save the Children, invece sono scesi a Catania. La nave militare irlandese «Yeats» con a bordo 552 migranti e tre cadaveri, invece ha fatto scalo al porto siracusano di Augusta. Intanto è rientrata la provocazione lanciata sabato scorso dal sindaco di Lampedusa che chiedeva la chiusura dell’hotspot dell’Isola per porre fine al bivacco per le strade di Lampedusa di circa 180 tunisini che secondo Martello, si prestano a molestare donne, a rubacchiare nei negozi e a usare i marciapiedi come bagni. Dopo le dichiarazioni del sindaco infatti, a Lampedusa sarebbero stati intensificati i controlli e l’hotspot ha ripreso a funzionare.

 

Allarme della procura: Rischio di terroristi sulle barche di migranti

Arrivano sulla costa agrigentina direttamente sulle spiagge. Sbarcano in gruppi di 30 o 40, a bordo di piccoli pescherecci. Sono i migranti tunisini protagonisti di una rotta migratoria che al tempo stesso è nuova e antica: una via del mare che unisce la Tunisia alla Sicilia e che preoccupa le autorità italiane. Molto.Questa almeno è l’opinione del procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio, che in un’intervista a La Stampa illustra i contorni di quella che è stata ribattezzata come “sbarchi fantasma”. Il fenomeno è iniziato ad inizio estate e da allora in questo modo sono già sbarcati oltre cinquemila tunisini, più qualche altro maghrebino che si infila sui barconi all’ultimo minuto.Le autorità italiane ipotizzano che la rete dei trafficanti utilizzi pescherecci di dimensioni maggiori per poi distribuire i passeggeri su scafi più piccoli appena prima dello sbarco, così da eludere la sorveglianza dei radar. Così le lance e le barche di legno passerebbero inosservate e potrebbero raggiungere approdi più isolati. Alcuni migranti troverebbero poi un aiuto a terra, con dei basisti pronti a fornire loro le indicazioni necessarie per darsi alla macchia e sparire nel nulla.In effetti almeno la metà sono scomparsi, senza che di loro non si sia più saputo niente. Ed è proprio quest’ultimo particolare a mettere in allerta il procuratore Patronaggio, poiché su quelle barche potrebbero esserci anche persone legate al terrorismo internazionale. “I motivi per cui arrivano in Italia potrebbero non essere solo legati a bisogni economici. Tra loro – dice Patronaggio a La Stampa – ci sono persone che non vogliono farsi identificare, gente già espulsa in passato dall’Italia o appena liberata con l’amnistia dalle carceri tunisine o magari che ha preso parte alle rivolte del 2011”. Il timore, già manifestato nelle scorse settimane, resta: “Tra loro potrebbero esserci anche persone legate al terrorismo internazionale. Per questo penso che siamo di fronte a un’immigrazione pericolosa”.

Arrestati per favoreggiamento dell’immigrazione, ” la coppia voleva aiutare il nipote”

C’era anche il loro nipote fra i migranti sbarcati, giovedì scorso, sulla spiaggia di Seccagrande a Ribera. Nipote che avrebbero dovuto incontrare in una piazzola di sosta, subito dopo il misterioso approdo. I carabinieri sono riusciti a risalire alla coppia di tunisini, abitanti da tempo a Sciacca, grazie ad un telefono cellulare.  Ed i due sono stati arrestati – e posti ai domiciliari- per l’ipotesi di reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Domattina, ci sarà l’udienza di convalida dell’arresto. I due tunisini saranno rappresentati e difesi dall’avvocato Gianfranco Vecchio che, probabilmente, cercherà di far emergere che la coppia, a Seccagrande, era intervenuta soltanto perché c’era il nipote e che, dunque, sono estranei all’approdo “fantasma”.