Viminale. Gaetti “I testimoni di giustizia sono una priorità”

L’Associazione Nazionale Testimoni di Giustizia esprime vivo apprezzamento per le parole del viceministro degli interni Gaetti sui testimoni di giustizia: ” i testimoni di giustizia sono insieme ai beni confiscati una priorità “. Con queste parole il sottosegretario agli interni Luigi Gaetti intervistato dal quotidiano La Gazzetta di Mantova ha affermato che porterà avanti quello che ha caratterizzato il suo lavoro in commissione parlamentare antimafia: testimoni di giustizia e beni confiscati. Una bella intervista, dichiara Ignazio Cutrò Presidente della Associazione, che lascia ben sperare sulla fine dell’isolamento e dell’indifferenza attorno a questi temi. Dunque oggi “siamo una priorità”. Non sentivamo parole di questo tenore da tanto tempo. Forse non le abbiamo mai sentite. Il vento del cambiamento aveva già cominciato a soffiare in commissione antimafia quando le forze politiche avevano proposto un disegno di legge di riforma dell’attuale programma di protezione poi trasformato in legge dello Stato. Un vento che porta con sè la parola Speranza. Doveroso ringraziare l’allora Presidente Rosy Bindi e il coordinatore del comitato di inchiesta sui testimoni Davide Mattiello. C’è ancora molto da fare: ” le norme sono importanti, ma non meno dei regolamenti e delle prassi applicative, cioè delle abitudini che si creano negli apparati dello Stato ai quali spetta il dovere di proteggere e rispettare pienamente la dignità dei testimoni di giustizia”. Ieri la testimone e deputata Piera Aiello ha chiuso un capitolo buio della sua vita mostrando il suo volto nascosto per anni, troppi anni. Un gesto che assume anche un significato simbolico per tutti i testimoni di giustizia. Mai più una vita vissuta nell’ombra, vite fantasma. Non siamo più delle trepide ombre ma uomini e donne che hanno offerto la propria vita e quella dei propri familiari per il bene dello Stato. Le Istituzioni tutte, conclude Ignazio Cutrò, facciano la loro parte, valorizzino i testimoni di giustizia e restituisca loro quelle che le mafie ed un malcelato senso dello Stato gli hanno ingiustamente tolto.

Ignazio Cutrò si sfoga sui social: “Toglietemi la scorta e lo status di Testimone di Giustizia”

“Voglio essere lasciato in pace non voglio nessuna tutela” questo è lo sfogo apparso sui social network del Testimone di Giustizia Ignazio Cutrò. L’ex imprenditore di Bivona si è stancato del continuo calvario a cui, suo malgrado è costretto.

Cutrò chiede a gran voce la revoca della scorta personale, lo ha fatto anche nei giorni scorsi recandosi personalmente in Prefettura ad Agrigento.

La decisione di ridimensionare il programma di protezione per Cutrò e i suoi familiari, aveva innescato la protesta del Testimone di Giustizia, che in virtù delle motivazioni che hanno indotto le autorità a rivedere la sua posizione, ovevro quella che la famiglia bivonese non avrebbe più corso nessun rischio con relativa revoca della scorta alla moglie e ai due figli, mentre per lo stesso ex imprenditore, la protezione, nonostante il declassamento dell’indice diu rischio, sarebbe continuata .

Decisione quest’ultima che era giunta idopo la pubblicazione delle intercettazioni scaturite dall’operazione antimafia “Montagna” dove si sente il presunto boss di San Biagio Platani, Giuseppe Nugara che il sei febbraio del duemilaquattordici, conversando in macchina, di Cutrò diceva:” “Appena lo Stato si stancache gli toglie la scorta poi vedi che poi”.

Cutrò, da quando il suo livello di protezione è stato declassato al quarto , ha pesonalmente testato l’efficenza della sua tutela. Gli episodi sono divesri, vogliamo citare però solo il più recente accaduto martedì scorso. Cutrò che da Testimone di Giustizia ha ottenuto un impiego, come ogni mattina si è recato al suo posto di lavoro con a seguito la gazzella di scorta. Il dipendente, che ha chiesto e ottenuto un permesso per andare al Tribunale di Agrigento per assistere alla cerimonia di insediamento del procuratore Aggiunto Salvatore Vella, si è recato liberamente nella città capoluogo di Provincia lasciando sul posto la scorta che non si è accorta dello spostamento.

“Ringrazio sempre l’Arma dei Carabinieri per quello che hanno fatto e continuano a fare per me e la mia famiglia – prosegue lo sfogo di Cutrò sui social – spero che lo capiscano – aggiunge – e non mi portino a fare qualche gesto disperato! Voglio essere lasciato in pace, tanto – rincara sarcasticamente il Testimone di Giustizia – la mia famiglia non rischia. A breve – continua lo sfogo – chiederò al vice ministro dell’Interno di togliermi lo status di Testimone di Giustizia”.

L’associazione nazionale Testimoni di Giustizia, presieduta dallo stesso Cutrò, si mobilita in difesa dei diritti di quanti hanno scelto di denunciare il malaffare affidandosi allo Stato. Sono diversi in Italia i testimoni, che come Cutrò, si stanno vedendo revocare o ridimensionare la tutela, non si esclude che nei prossimi giorni, gli stessi Testimoni, su scala nazionale, possano dare vita ad una plateale protesta.

Testimoni di giustizia. Ignazio Cutrò rinuncia alla scorta e chiede la privacy

Dopo la revoca delle misure di protezione ai familiari del testimone di Giustizia, Ignazio Cutrò lo stesso chiede la rimozione delle telecamere di sorveglianza collocate nella sua abitazione.

Con l‘amaro in bocca di chi si è sentito abbandonato dallo Stato ma anche con un pizzico di ironia, Cutrò, nonostante le recenti intercettazioni emerse in occasione dell’operazione antimafia “montagna” dicono altro, dice che essendo stato considerato non a rischio, preferisce far risparmiare i soldi pubblici investiti nella video sorveglianza.

Dal 9 aprile scorso i familiari di Cutrò sono senza scorta mentre per l’ex imprenditore è attivo un servizio di tutela di quarto livello che il testimone di Giustizia ha rifiutato anche ieri quando nella sua abitazione di contrada San Leonardo si è presentata una pattuglia della stazione Carabinieri di Bivona.

Ai due sotto ufficiali dell’Arma Ignazio Cutrò ha ribadito quanto detto già al prefetto di Agrigento Dario Caputo e al comandante provinciale dei Carabinieri Giovanni Pellegrino, ovvero che “non ho più intenzione di usufruire del servizio di tutela – ha fatto verbalizzare il testimone di Giustizia – poiché prefersco rischiare la vita al posto della mia famiglia”.

TAR Lazio: Ignazio Cutrò ha diritto alla scorta

Ignazio Cutrò va’ protetto, a dirlo è il TAR Lazio che ha accolto l’istanza del testimone di giustizia bivonese a cui la commissione centrale aveva revocato le misure speciali di protezione per l’ex imprenditore edile anti racket che grazie alle sue denunce, nel 2008 fece scattare l’operazione antimafia “Face Off” che portò all’arresto e alle condanne dei personaggi ritenuti a capo del clan mafioso di Bivona. Nel ricorso al tribunale amministrativo, Cutrò è stato assistito dagli avvocati Katia La Barbera e Gaia Morelli. Ignazio Cutrò, oggi impiegato all’ufficio di collocamento di Bivona, esprime soddisfazione per la decisione adottata dai giudici amministrativi e ringrazia gli organi preposti alla sua sorveglianza, ovvero gli agenti che “con zelo e abnegazione” dice Cutrò, hanno salvaguardato la sua incolumità e quella dei propri cari ed a tutti coloro i quali lo hanno sostenuto e continuano a sostenerlo in questa sua quotidiana battaglia per la legalità e la tutela di chi sceglie di stare dalla parte dello Stato.

 

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