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La seconda sezione penale ha deciso: ha confermato la condanna all’ex governatore della Sicilia, Salvatore Cuffaro, a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e violazione del segreto istruttorio nell’ambito del processo «talpe alla Dda». Adesso il senatore del PID rischia di andare in carcere. L’aggravante mafiosa impedisce, infatti, l’applicazione delle misure alternative alla detenzione. Dalle 9 alle 12:30 raccolto in preghiera nella Chiesa della Minerva, nel centro di Roma, seduto su uno scranno in fondo, in compagnia di un paio di uomini della segreteria. Così Totò Cuffaro ha trascorso la mattinata in uno stato d’animo che, chi lo conosce, definisce »molto provato«. Cuffaro, con addosso un impermeabile scuro, è uscito presto dalla sua abitazione questa mattina, pochi metri distante, ed è andato direttamente in chiesa, da dove è uscito pochi minuti prima delle 12:30. L’ex governatore della Sicilia uscito dalla chiesa si è diretto nella sua abitazione romana, sempre in centro, a pochi metri di distanza, dove ha atteso la sentenza della Cassazione sul suo caso. Nei confronti dell’ex presidente della Regione siciliana , il 23 gennaio scorso, è scatta ta l’aggravante per il cosiddetto ‘episodio Guttadauro’: l’attuale senatore del PID avrebbe messo il boss di Brancaccio Giuseppe Guttadauro in condizione di scoprire una microspia nel salotto di casa e questo e’ un fatto che, secondo l’accusa e secondo la terza sezione della Corte D’Appello, ha favorito l’intera associazione mafiosa. Nata come una ‘normale’ indagine su mafia ed estorsioni, l’inchiesta per le ‘talpe’ alla Dda , durata anni, si e’ estesa a pezzi di politica ed imprenditoria ed e’ stata anche la causa di profonde lacerazioni nella Procura di Palermo.