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42 dirigenti scolastici e 31 sindaci della provincia di Agrigento hanno scritto una lettera alle istituzioni, in primis al presidente della Regione Nello Musumeci, sulla ripresa delle attività scolastiche in presenza e su quanto stabilito dall’ultimo decreto del governo Dragli. Se da un lato si è concordi con la volontà del governo nazionale di tenere aperte le scuole, nonostante tutto, dall’altro ci sono le preoccuopazioni a cui fanno seguito specifiche richieste tra queste, dirigenti e sindaci chiedono l’attivazione di screening periodici su tutto il personale e su tutti gli studenti; Il monitoraggio continuo e costante delle condizioni di ciascun istituto al fine di poter effettuare tempestivamente i tracciamenti e prevenire i contagi; L’adozione di Specifici Protocolli di intervento condivisi, tra Aziende sanitarie territoriali, Istituzioni scolastiche, Enti locali proprietari degli immobili ed Organi territoriali di Governo; La formalizzazione di una apposita cabina di regia permanente. Ma l’elenco è lungo e continua con richieste che hanno un solo obiettivo: la sicurezza di alunni, docenti, personale scolastico, famiglie. “Siamo consapevoli- continua la lettera- che tante possono essere le difficoltà connesse alla nostra richiesta: la disponibilità dei tamponi, il personale per effettuarli, la volontarietà di chi vi si deve sottoporre. Proprio per questa ragione indirizziamo questa nostra lettera ad una pluralità di destinatari per potere organizzare nei territori dei tavoli tecnici con gli Uffici Scolastici, con i Sindaci, con le Asp, con i medici di famiglia e con i pediatri. Noi siamo dirigenti ma con un’autonomia che ci rende capaci di rispondere soltanto alle conseguenze di ciò che accade e a volte anche penalmente. Chiediamo, inoltre, con forza, che si possa pensare nel prossimo futuro anche ad interventi di areazione forzata delle aule. Cinema e teatri, molto più ampi di un’aula di medie dimensioni, sono stati chiusi perché ritenuti non sicuri e le scuole spesso ospitano fino a 28 alunni in un unico spazio che garantisce il distanziamento, ma di certo non l’areazione adeguata dei locali”.