“Diciotti”, Salvini indagato: gli atti potrebbero passare a pm di Catania

L’esame del fascicolo, cominciato già l’8 settembre, vedrà tempi molto brevi. Il caso “Diciotti” deve essere chiuso entro 90 giorni. Il primo nodo da sciogliere riguarda la competenza territoriale. Bisogna in via preliminare stabilire in quale luogo sarebbe partita la presunta condotta illecita di Matteo Salvini: le acque di Lampedusa, dove i migranti sono stati soccorsi, oppure il porto di Catania dove la Diciotti è rimasta per giorni in attesa dell’ordine di sbarco dei migranti. Nel primo caso l’inchiesta resterebbe in capo alla magistratura di Palermo, cui gli atti sono stati trasmessi da Agrigento, che è competente ad indagare ma non è sede di Tribunale dei ministri. La competenza sarebbe invece della magistratura di Catania se dovesse invece emergere che proprio qui si sarebbe concretizzato il blocco dello sbarco. L’individuazione del luogo del presunto reato comporta la ricostruzione della «catena di comando», che passerà attraverso l’esame di numerosi testimoni alcuni dei quali sono stati già sentiti. Intanto si è appreso che c’è anche il comandante della nave Diciotti nell’elenco dei testi che la Procura di Palermo chiede al Tribunale dei ministri di sentire nell’inchiesta sul vicepremier Salvini. I magistrati del Tribunale dei ministri, presieduto da Fabio Pilato, hanno cominciato a esaminare da sabato gli atti trasmessi dalla Procura di Palermo. Salvini è l’unico indagato. Il suo capo di gabinetto Matteo Piantedosi era indicato come indagato dal procuratore di Agrigento. Per la Procura di Palermo è invece un teste e come tale potrebbe essere sentito. La lista comprende anche i comandanti delle capitanerie di porto di Porto Empedocle e di Catania, il responsabile dell’ufficio circondariale marittimo di Lampedusa, il capo del Dipartimento delle libertà civili, Gerarda Pantalone, e il suo vice Bruno Corda.