Dietrofront del Corriere della Sera sulla Valle dei Templi. Le scuse agli agrigentini e ai siciliani.

Dietrofront del Corriere della Sera sulla foto del Tempio di Ercole di Agrigento la cui prospettiva. Ottenuta grazie all’ausilio di un teleobiettivo, mostrava il monumento dorico a ridosso dei palazzi del viale della Vittoria. Dal quotidiano milanese di via Solferino, dopo la tensione che lo scatto aveva provocato e le probabili azioni legali proposte dal Comune, ha rettificato la didascalia della foto che era stata pubblicata  nella sezione Cultura del Corriere.it a corredo di un articolo di Corrado Stajano sull’arringa di Tommaso Montanari in difesa dell’articolo 9 della Costituzione italiana. 

“Prendiamo atto dell’inesattezza della nostra didascalia e ci scusiamo se la precedente versione ha urtato la sensibilità dei lettori e della città di Agrigento”. Scrivono dal principale quotidiano nazionale e  attraverso il caporedattore “Cultura”, Antonio Troiano, dopo aver sentito il direttore Luciano Fontana, rassicurano gli agrigentini promettendo  che la foto in questione, in futuro non sarà più resa accessibile dagli archivi.

Inoltre, da Milano  avrebbero promesso al sindaco della città dei Templi la massima attenzione alle iniziative culturali che potranno offrire un’opportunità per riparare in qualche modo al danno che gli agrigentini e i siciliani tutti sentono di aver subito. Il Corriere poi  tiene a precisare: “Confermiamo l’autenticità della foto, realizzata con teleobiettivo, circa vent’anni fa, da Fabrizio Villa”. Ma aggiunge che, vent’anni fa, tale scatto era stato realizzato “nel tentativo di tutelare e non di screditare il patrimonio artistico della Valle dei Templi”. 

Su questa precisazione, sarebbe il caso di stendere un velo pietoso, essendo in quegli anni, notorio come l’immagine della Valle dei Templi di Agrigento sia stata erroneamente legata all’abusivismo edilizio. 

Lo scorso 17 febbraio, il sindaco Firetto aveva scritto  al direttore del Corriere: “L’indignazione è unanime e, come sindaco – si legge nella missiva inoltrara da Palazzo dei Giganti –  non posso che accogliere come giusti questi sentimenti.
 Negli anni Ottanta o nei primi anni Novanta – ha aggiunto il sindaco – quell’immagine aveva l’intento di provocare una reazione, sostenere una tesi che esaltasse il bisogno di ripristinare la legalità in un territorio. Ma che senso può mai avere oggi, se non quello di dileggiare una città che ha invece intrapreso un cammino virtuoso fin quasi a raggiungere il titolo di Capitale Italiana della Cultura per il 2020”?