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Si è spento la notte scorsa, a Canicattì, l’avvocato Vincenzo Livatino, padre del giudice Rosario assassinato il 21 settembre del 1990, mentre si recava senza scorta in Tribunale, in un agguato mafioso, per mano di quattro sicari assoldati dalla Stidda Agrigentina. La lotta alla mafia, iniziata dal figlio, ricordato da tutti come il Giudice Ragazzino, come lo definì l'allora presidente della repubblica, Francesco Cossiga, e per cui ha speso la vita, è stata portata avanti proprio dal padre Vincenzo, che ha dedicato gli anni dopo l'omicidio ad un profondo impegno sociale rivolto al rispetto della legalità e contro le organizzazioni malavitose. La notizia del suo decesso addolora tutti, non soltanto la comunità canicattinese ma l’intera provincia. Non si può non ricordarlo come un uomo di grande affabilità, ma dotato al contempo di una grande forza, la stessa che gli ha consentito di superare il dolore per la prematura morte del figlio; quel figlio che gli aveva saputo dare grandi soddisfazioni e a cui lui aveva saputo infondere un profondo senso civico. E resterà nella memoria di ciascuno il suo incontro con Papa Giovanni Paolo II, in occasione della visita del Santo Pontefice nella città dei Templi. L'ultimo saluto a Vincenzo Livatino potrà essere dato domani alle 16:30, nella Chiesa di San Domenico a Canicattì.