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Si tratterebbe di un fraintendimento, di un malinteso. E' questo il senso della precisazione giunta da parte dell'albergatore valtellinese, Giulio Salvi, che nei giorni scorsi aveva rifiutato nella sua struttura di Cosio Saltellino, uno studente della scuola alberghiera Ambrosini di Favara. Precisa così la sua posizione l'albergatore: “Non ho problemi, non avendo offeso gli onesti cittadini favaresi a riportare nei giusti termini la questione”. Affida queste sue parole ad una nuova lettera inviata al preside Salamone, che due giorni fa, dinnanzi gli organi di stampa, ha condannato fortemente il gesto di quegli studenti che, proprio al termine di un incontro sulla legalità, hanno lanciato alcuni gessetti contro il dirigente della sezione Volanti della Questura di Agrigento, Stefania Marino, e due poliziotti di quartiere; gesto che addirittura sarebbe stato accompagnato da insulti. Lo stesso Salamone non aveva nascosto la sua collera anche per il risalto che ha ottenuto l'intera vicenda. E così arriva il ridimensionamento da parte dell'albergatore valtellinese che afferma come forse la sua prima missiva sia stata male o frettolosamente interpretata come rifiuto ad accogliere lavoratori della nostra zona e soprattutto dell'Istituto favarese. “Io mi riferivo solo a quelli che hanno avuto un comportamento scorretto”, – afferma Salvi – . “Non volevo, e penso che una più attenta lettura della mia prima e-mail lo può confermare, fare di tutta l’erba un fascio”. D'altronde, condanne alla posizione di chiusura assunta dall'albergatore erano state espresse anche dall'Assessore provinciale alle Politiche comunitarie, Giuseppe Arnone, che dell'accaduto aveva parlato di un rischio effetto domino, con pesanti ricadute sull'immagine dell'istituto, sull'economia locale e soprattutto sugli sforzi di tanti giovani studenti che attendono la stagione estiva per mettere a frutto mesi di studio. E mentre ancora non si conoscono i nomi dei responsabili, e fioccano le punizioni per tutti gli studenti indistintamente, Giulio Salvi conclude la sua lettera con “il Benvenuto in Valtellina alle persone per bene di tutto il mondo, non solo di Favara”.