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La Procura della Repubblica di Agrigento ha notificato a due giovani di Favara l’avviso di conclusione delle indagini sul loro conto, nel quadro dell’inchiesta sulla scomparsa e sul delitto dell’imprenditore di Serradifalco Luigi Salvo, trovato morto il 10 luglio scorso nelle campagne di Favara. Si tratta dei favaresi Giuseppe Maria, 22 anni, disoccupato, e Giuseppe Vetro, 27 anni, gestore di un bar nel paese. In carcere perché accusati a vario titolo di essere stati i presunti ideatori ed esecutori del rapimento e dell’uccisione di Salvo, sono dal luglio scorso Rosario Stuto e Michele Bongiorno, anch’essi giovani di Favara, arrestati dopo il rinvenimento del cadavere dell’imprenditore nisseno, assassinato con due colpi di pistola, dopo essere stato prelevato la mattina del 18 giugno, secondo gli inquirenti da Stuto e Bongiorno. Per loro le accuse sono di sequestro di persona, omicidio e occultamento di cadavere. Accuse che non vengono rivolte ai due compaesani di Stuto e Bongiorno. A carico di Giuseppe Maria e Giuseppe Vetro vengono addebitati altri fatti. Al primo di essere stato complice con Stuto, il 10 giugno scorso – 8 giorni prima della sparizione di Salvo – di un furto con scasso all’interno del ristorante “Capriccio di mare” ad Agrigento. Giuseppe Vetro si sarebbe invece prestato a fornire un alibi all’amico Bongiorno, durante le concitate prime fasi delle indagini sulla scomparsa di Salvo. Sia Maria che Vetro però, vengono ritenuti dall’autorità giudiziaria perfettamente organici a quella sorta di gruppo che nei mesi precedenti al delitto dell’imprenditore nisseno si erano messi in testa di fare i capi della criminalità a Favara. In questo contesto pare che Stuto – a capo di questa gang – avrebbe avuto l’intenzione di rapire il figlio del sindaco di Favara, Mimmo Russello, allo scopo di accreditarsi verso Cosa Nostra.