Agrigento Cronaca Politica Provincia Ultime news

Giano Bifronte” la Procura di Agrigento chiede il rinvio a giudizio di 17 soggetti News Agrigentotv

Giano Bifronte” la Procura di Agrigento chiede il rinvio a giudizio di 17 soggetti News Agrigentotv
Rate this post

Sono 17 le richieste di rinvio a giudizio disposte dal pm Andrea Maggioni nei confronti di altrettanti soggetti coinvolti nell’inchiesta “Giano Bifronte”. Era il 21 giugno del 2017 quando le indagini coordinate dallo stesso Andrea Maggioni e condotte dagli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Agrigento portarono all’arresto di sette persone, di cui due in carcere e cinque ai domiciliari e costrinse all’obbligo di dimora altri dieci indagati. Secondo l’accusa, era stato creato un sistema corruttivo che si nascondeva dietro le consulenze. Per accedere legittimamente ai prestiti erogati dall’Irfis occorre rivolgersi ad un link, ad una modulistica. Secondo gli inquirenti – una società di consulenza che, dietro il pagamento di una parcella, metteva dei documenti falsi, faceva superare l’ordine cronologico e faceva erogare prestiti a chi non ne aveva diritto. Un sistema – che secondo il procuratore capo di Agrigento Luigi Patronaggio, avrebbe penalizzato le imprese che non ricorrono alla corruzione e che toglie risorse alle imprese sane” Il primo passaggio in aula è stato programmato per il 26 febbraio. A decidere se disporre o meno il rinvio a giudizio, sempre se i difensori non dovessero chiedere riti alternativi, sarà il giudice Alfonso Malato. Nel frattempo il principale imputato – il funzionario palermitano dell’Irfis, Paolo Minafò, 52 anni – rischia il nuovo arresto perché la Cassazione, pronunciandosi sul ricorso del pm, ha sconfessato la decisione del riesame che aveva annullato il precedente arresto disponendo un nuovo passaggio davanti ai giudici del tribunale di Palermo che dovranno decidere, al termine di un’udienza in contraddittorio fra accusa e difesa, se disporre un nuovo provvedimento restrittivo. Minafò, funzionario dell’istituto di credito di cui la Regione Sicilia è l’unico azionista, sostiene l’accusa, avrebbe architettato un sistema di tangenti che venivano mascherate con delle parcelle incassate da una società, gestita da un consulente del lavoro di Favara già finito al centro di tante altre inchieste.
L’inchiesta ruota attorno a due personaggi chiave: il consulente del lavoro Antonio Vetro, 48 anni e lo stesso Minafò: entrambi erano finiti in carcere. Vetro, secondo l’accusa, avrebbe ideato un sistema corruttivo che si serviva della società di consulenza Intersystem srl di cui lui era amministratore e Minafò sarebbe stato socio occulto. Una tesi che gli imputati, hanno sempre respinto.