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Gli immigrati stipati all’interno di un autotreno telonato, fermato dagli agenti nei pressi di un’area di servizio dell’autostrada Catania-Messina, tra Taormina e Roccalumera, sarebbero sbarcati tra l’arenile di San Leone e la spiaggia di Punta Bianca. Gli investigatori sospettano, che dopo lo sbarco, avvenuto due o tre giorni fa, i circa cento clandestini sarebbero stati presi in consegna dai componenti di una banda criminale dedita al traffico di essere umani tra il Nordafrica e le coste dell’Agrigentine. Dalla spiaggia a bordo di camion o furgoni, gli immigrati sarebbero stati portati in qualche casolare diroccato situato con molta probabilità tra il viale Cannatello e il Villaggio Mosè, tenuti nascosti per qualche giorno, in attesa del trasferimento finale nel Nord Italia. Così, migliaia di clandestini negli ultimi mesi sarebbero arrivati nell’Agrigentino dopo aver versato diverse migliaia di euro a organizzazioni criminali, si sospetta sicule-egiziane, che si occupano della traversata, dello sbarco, della sosta temporanea di un paio di giorno, in alcuni casi di qualche ora, in casolari di campagna, ed infine del loro trasferimento lungo la Penisola con lo smistamento nelle grandi città, principalmente Milano. Le organizzazioni, secondo quanto stanno cercando di accertare i poliziotti della la Squadra Mobile di Agrigento, diretta dal vice questore aggiunto Alfonso Iadevaia, sceglierebbero con cura casolari o vecchie case di campagne per utilizzarle come base logistica per il tempo necessario al trasferimento. Gli 83 immigrati fermati vicino a Taormina e trasferiti a Messina, non hanno di certo aiutato gli investigatori che stanno cercando di ricostruire per filo e per segno la vicenda, dalla traversata fino al mancato trasferimento nelle città del Nord. Il conducente dell’autotreno, un romano cinquantacinquenne e i due egiziani arrestati, accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestini, sono ritenuti di far parte della «rete», col ruolo di referenti. Non è escluso che ci possa essere un collegamento, tra quanto scoperto dai poliziotti del Commissariato di Palma di Montechiaro, circa dieci fa, quando con un blitz, gli agenti arrestarono quattro persone, ritenute i componenti di un’organizzazione dedita all’immigrazione clandestina. Nel corso dell’operazione all’interno di un vecchio casolare situato nelle campagne palmesi, gli agenti trovarono ammassati come sardine circa centocinquanta immigrati di varie nazionalità. La provincia di Agrigento sarebbe diventata punto di frontiera, una sorta di base di transito proprio come avviene nel Nordafrica per i gruppi criminali che gestiscono gli immigrati provenienti dall’ Africa subsahariana. L’arrivo sulle coste agrigentine avviene su imbarcazioni veloci e sicure, lontano dall’odissea con gli altissimi rischi che gli stranieri erano disposti a correre fino allo scorso anno, quando vecchie carrette del mare approdavano sull’isola di Lampedusa. Le indagini sono molto delicate e oltremodo riservate, anche se l’ottimismo degli inquirenti potrebbe far pensare ad una svolta decisiva.