Ignazio Cutrò e Daniele Ventura ad Agrigento. Il coraggio di denunciare e la paura di essere lasciati soli

Nonostante parlare pubblicamente di mafia per molti rimane ancora un tabù, ci sono uomini che con il loro coraggio, testimoniano quotidianamente che non piegarsi alla prepotenza della malavita non solo è possibile ma deve essere anche un obbligo morale per una società che vole sconfiggere questo cancro le cui metastasi infestano il territorio e fanno leva proprio sulle difficoltà e i disagi della popolazione. Paolo Borsellino diceva:”La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui tutti a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità” e di questo ne hanno fatto propria esperienza di vita l’ex imprenditore e testimone di giustizia Ignazio Cutrò e il giovane palermitano Daniele Ventura, anch’egli vittima di estorsioni. Due storie che geograficamente sono maturate in territori diversi ma che hanno in comune il coraggio di due uomini, imprenditori, di ribellarsi al pizzo, denunciare e restare nella propria terra. Entrambi si sono ritrovati ad Agrigento per presentare i libri che raccontano la loro storia. In una piazza Purgatorio semi deserta, quasi nell’indifferenza dei passanti, Cutrò e Ventura più che fare la cronaca della loro esperienza, hanno voluto affrontare la quotidianità della loro stessa esistenza, delle conseguenze che la loro scelta ha portato nella vita, con le attività di entrambi oggi chiuse, dello Stato che li ha lasciati da soli a combattere una guerra più grande di loro, un tradimento quello delle stesse Istituzioni che li hanno applauditi per le denunce ma che puntuali hanno presentato loro il conto per i debiti regressi con l’erario. Tra il pubblico un altro testimone di giustizia, Vincenzo De Marco che al pari dei suoi amici, ha perso la serenità personale e professionale.

Ignazio Cutrò, che recentemente ha denunciato due incursioni sospette nella sua proprietà, si è interrogato sul suo futuro, su quello dei suoi familiari e di tutti i testimoni di giustizia. Lo steso, che proprio ieri ha ricevuto nella sua abitazione di contrada San Leonardo, una visita a lui gradita e quasi inaspettata, vvero quello della giunta comunale di Bivona, nei prossimi giorni a Contursi Terme, nel salernitano, riceverà il premio internazionale “Legalità”

Daniele Ventura, lo avevamo incontrato nei mesi scorsi, era stato nostro ospite di “speciale interviste”, sono trascorsi circa tre mesi, in questo arco di tempo, Daniele (il giovane che aveva il sogno di aprire un bar nel centro storico di Palermo) ha fortunatamente trovato un’occupazione persso una concessionaria di auto, “l’acquisto etico” è lo slogan di questa attività che è stata confiscata a cosa nostra e affidata a Gianluca Calì, un altro imprenditore che ha denunciato il pizzo e fatto arrestare gli estorsori. Per Daniele però, se da un lato è arrivato il lavoro, dall’altro lato, si ritrova a dover fronteggiare cartelle esattoriali per circa 65 mila euro che lo Stato ovviamente non dimentica di recapitare.

La poca affluenza di gente all’incontro non è sicuramente giustificabile perché per molti probabilmente si è persa l’opportunità di ascoltare e comprendere non solo il fenomeno mafioso e le sue modalità di azione, ma anche le dinamiche interne a chi dovrebbe avere quale interesse primario quello della tutela della legalità.

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