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Accorata lettera dell'imprenditore di Bivona, Ignazio Cutrò, al Prefetto di Agrigento, Umberto Postiglione. Cutrò espone la propria sofferenza “ nel vedere- dice-giorno dopo giorno, la distruzione della mia vita, dei miei affetti e del mio futuro. Io sono un testimone di giustizia- continua l'imprenditore- che ha creduto e crede nelle istituzioni e, soprattutto, nella necessità che bisogna contribuire in tutti i modi per liberare la nostra terra dalla mala pianta della mafia. Non sono un eroe, ma in questa missione ho dato più di quello che possedevo: – ho dato la mia tranquillità e la sicurezza della mia vita; la serenità della mia famiglia; il mio sorriso ormai annullato dalle preoccupazioni. E proprio per tutto questo e perché non sono un eroe, non posso accettare che oggi io debba perdere la possibilità di lavorare e che mi crolli addosso tutto quello che con grandi sacrifici avevo costruito con fatica e sudore. La mafia ha tanti modi per eliminare un suo avversario ed, in questo momento, non potendo procedere alla mia eliminazione fisica, si adopera per fare terra bruciata attorno al mio lavoro e alla mia famiglia. La prego di darmi un segnale perché io possa continuare con serenità mia battaglia senza nessun rimorso per la mia famiglia”.