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E’ ormai questione di ore e Raffaele Lombardo, dagli scranni dell’Assemblea Regionale Siciliana, annuncerà i nomi della sua nuova giunta (la quarta in due anni) che rappresenta un vero e proprio rimescolamento degli equilibri politici dell’isola.

Fuori il Pdl e l’Udc di Cuffaro, coalizione che lo ha sostenuto durante la campagna elettorale; dentro Partito Democratico, ovviamente l’Mpa, i finiani di Futuro e Libertà, L’Api di Rutelli e l’Udc che fa riferimento a Casini.

Una sperimentazione politica osservata con attenzione anche dai palazzi di Roma, per le ripercussioni che potrebbe avere anche sulla politica nazionale.

Intanto l’ex alleato di Lombardo Gianfranco Micciché definisce come “folle” il nuovo esecutivo di tecnici, descrivendolo come una “disgrazia” per “la Sicilia che muore di fame” e invitando il Pd, pronto a sostenere il leader dell’Mpa, “a non farsi infinocchiare”.

Un vero e proprio ribaltone secondo Miccichè che si appresta a dare vita al Partito del Sud, una summa di realtà regionali, a partire dal suo Partito del popolo dei siciliani, che potrebbe nascere tra un anno da un’assemblea costituente.

Con lui gli assessori regionali Titti Bufardeci e l’agrigentino Michele Cimino, che ieri si sono dimessi dal governo Lombardo.

“Oggi rimetto il mandato di Vice Presidente della Regione e di Assessore per l’Economia senza alcun rammarico, con la coscienza di avere sempre lavorato al meglio delle mie possibilità e con il cuore, nella consapevolezza che le battaglie per la mia terra le continuerò a fare anche da deputato” scrive in una lettera aperta Michele Cimino che attacca il Lombardo quater sperando “che sia un momento di transizione e che al più presto si possa ritornare a far governare la politica per continuare a rappresentare le istanze dei cittadini”.

E mentre Miccichè, Cimino e Bufardeci sono pronti a dare vita al Partito del Sud una nuova formazione politica potrebbe nascere presto anche dalla costola siciliana dell’Udc. A spingere in questa direzione sono Saverio Romano e Calogero Mannino. Ma anche nel Pd le acque sembrano agitate. “Siamo pronti a valutare la nuova alleanza politica alternativa al Pdl in grado di esprimere un nuovo programma e un nuovo governo ma non siamo certo disponibili – frena il segretario siciliano del Pd, Giuseppe Lupo – a partecipare al rimpasto del Lombardo ter, che abbiamo giudicato inadeguato; né tanto meno a negare l’evidenza, chiamando tecnici politici a dir poco fin troppo navigati”.